Il Castello di Fumone e la tragica storia del “Marchesino”

Circondato da boschi ed uliveti, il tranquillo borgo medievale di Fumone si offre al visitatore tutto arroccato attorno al suo castello, in un pittoresco amalgama grigio tra le abitazioni ed il fortilizio. Eretta tra il IX e il X secolo e più volte rimaneggiata, la Rocca Longhi-De Paolis è famosa non soltanto per essere stata la prigione di Celestino V, nonché luogo della sua morte, ma anche per ospitare uno straordinario giardino pensile (il più alto d’Europa, con i suoi 800 metri s. l. m.) da sempre conosciuto come la “terrazza della Ciociaria”. L’Arx Fumonis fu sin dall’Alto Medioevo un’imprendibile fortezza e respinse, fra gli altri, anche gli assedi degli imperatori Federico Barbarossa ed Enrico VI e venne conteso tra le maggiori famiglie nobiliari laziali.

La porta del borgo di Fumone

Passata poi alla Chiesa, la rocca assolse a lungo la funzione di controllo del territorio meridionale dello Stato Pontificio, da cui deriverebbe indirettamente il toponimo “Fumone”. Alla vista dei nemici, infatti, dal culmine di un’alta torre – oggi scomparsa – si levava un’enorme colonna di fumo: essa avviava un sistema di segnalazioni simili a catena, che coinvolgeva i paesi limitrofi giungendo infine alle mura capitoline, avvertendo così la “città eterna” dell’imminente pericolo. Il fortilizio nasconde numerosi misteri e ricordi di vicende macabre e terrificanti: il “pozzo delle vergini”, il monaco murato vivo chissà dove nell’edificio e mai ritrovato, le tragiche memorie dei numerosi carcerati e non ultima la già citata prigionia del celebre Papa del “gran rifiuto” dantesco. La visita al castello procede di sala in sala, tra affreschi, arazzi, eleganti arredi, sino a giungere all’archivio dove, tra importanti e antichi documenti, riposa in un angolo, un po’ defilata, una credenza. Al suo interno è celato il ricordo di una vicenda tra le più spaventose del castello. Si tratta della triste storia del “Marchesino”, ossia del piccolo Francesco Longhi, vissuto all’inizio dell’800. Ultimo fratello dopo ben sette sorelle, egli, come primogenito maschio, avrebbe avuto in eredità tutti i beni di famiglia. Le perfide sorelle, allora, a quanto pare,  uccisero il fratellino mettendo quotidianamente nelle sue pappe minuscole schegge di vetro (o gocce di veleno). Presto iniziò una lenta agonia che portò alla morte Francesco alla tenera età di cinque anni. La madre impazzì dal dolore, ordinando che le spoglie del figlio fossero imbalsamate con la cera e poste in una teca di cristallo ad eterna memoria. Misterioso rimane tutt’oggi il metodo usato per la mummificazione. Secondo una leggenda il castello sarebbe infestato dai fantasmi di Emilia Caetani-Longhi e dello stesso Marchesino, mentre dai sotterranei saltuariamente proverrebbero le urla e i pianti degli spettri dei prigionieri. Per saperne di più si faccia riferimento alla nostra guida Lazio. I luoghi del mistero e dell’insolito edita dalla Eremon Edizioni.

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4 responses to “Il Castello di Fumone e la tragica storia del “Marchesino”

  • keghu

    Ho fatto alcune ricerche sul conto del Marchesino Francesco e – cosa assai curiosa – il piccolo non compare menzionato in nessuno degli annuari di araldica da me consultati, quando invece si conoscono molto bene i dati biografici delle sette sorelle (si veda ad esempio la “Guida civile, artistica, commerciale & della città di Roma per l’anno 1866”, p. 114, in versione integrale su Google Libri) tutte maritate, tranne la primogenita che divenne suora, a personaggi illustri della nobiltà romana. La storia del marchesino Francesco sarebbe quindi l’ennesimo delitto senza castigo oppure una leggenda costruita ad hoc per alimentare il mistero del castello di Fumone?

    • illaziodeimisteri

      grazie dell’attenzione innanzi tutto. Dunque, potrebbe essere corretta l’ipotesi che, essendo morto troppo presto, il bambino non sia stato nemmeno iscritto negli annuali di araldica. L’esistenza del bambino credo non possa essere messa in dubbio, ma il fatto che ci comunichi è molto interessante e di certo aggiunge mistero ad una vicenda già di per sè molto particolare. Peraltro, sì, crediamo si tratti dell’ennesimo delitto senza castigo: del resto i modi dell’uccisione del marchesino sono demandabili a leggende ma probabilmente le sette sorello non ammisero mai la propria colpevolezza – che comunque rimane presunta a livello storico. A presto e continua a seguirci!

  • Monica Maratta

    buonasera, ho visitato oggi il castello di Fumone ed ho fatto ricerche anch’io su google. Ho notato leggendo la “Guida civile,artistica,commerciale&della città di Roma per l’anno 1866” che la nascita della prima figlia del marchese Longhi precede la data del matrimonio con la Caetani, dunque mi chiedevo se alcune, le prime, erano figlie di un precedente matrimonio, avvalorando così l’ipotesi dell’uccisione di quello che era un “fratellastro” che rubava loro l’eredità? Vi ringrazio per la gentile risposta.

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