La “città fantasma” di Monterano Vecchia

Situata quasi all’estremo nord della Provincia di Roma, nella Maremma Laziale, la vecchia Monterano è probabilmente la “città morta” più suggestiva d’Italia. Sorta nell’Alto Medioevo su un antichissimo sito etrusco, venne abbandonata fra il 1799 e il 1800 in seguito al saccheggio da parte delle truppe di Napoleone. Le sue malinconiche rovine giacciono immerse in uno scenario solenne e dagli orizzonti sorprendentemente ampi, caratterizzato da selve di querce e da aspri altopiani frequentati da greggi, cavalli e bovini allo stato brado ed incisi da profondi valloni in cui scorrono acque sulfuree dai colori inquietanti, che formano rapide e cascatelle spesso ghiacciate in inverno. Oggi salvaguardato da una riserva naturale amatissima dai romani, è questo uno dei “paesaggi fantastici” più celebrati del Lazio, nonché località privilegiata di innumerevoli set cinematografici.

Monterano-Cascata Diosilla

Lo spettrale itinerario che raggiunge i ruderi di Monterano partendo dalla Cascata di Diosilla offre scorci che rimandano vagamente all’”Inferno” dantesco. In pochi chilometri si alternano ambienti totalmente differenti e talvolta contrastanti, ma tutti caratterizzati da un aspetto insolito e minaccioso. All’inizio il sentiero risale una forra, correndo ai fianchi di un torrente dalle acque rossastre, mosso da laghetti e cascate, e incedendo sinuoso tra enormi blocchi di pietra vulcanica che giacciono nelle posizioni più stravaganti, attorniati da una vegetazione lussureggiante che rimanda più alla jungla che ad un bosco italiano, con una profusione di grandi felci della specie “Osmunda regalis”.

Monterano-Torrente Bicione

D’un tratto, poi, la natura muta completamente ed il percorso sfocia su un’arida spianata in cui gorgogliano numerose sorgenti sulfuree e da cui si vedono i cunicoli di una vecchia miniera: dall’alto domina una rupe che sembra riprodurre un volto umano (chiamato localmente “l’indiano”) che cambia espressione a seconda della luce.

Monterano-Rupe antropomorfa

Monterano-Miniera abbandonata

Monterano-Solfatare

Monterano-Caldara

Poco oltre, il paesaggio cambia ancora: torna il bosco e si attraversa una scura tagliata etrusca che porta il visitatore sorpreso e affascinato sull’altopiano sommitale, da cui iniziano a scorgersi gli imponenti resti della “città fantasma”, affiancati da un maestoso acquedotto, opera del Demonio secondo la leggenda popolare (per questo detto “Ponte del Diavolo”).

Monterano Vecchia-Ponte del Diavolo

Monterano Vecchia-Chiesa e palazzo

La passeggiata tra le case e i monumenti diruti risulta, d’altro canto, non meno singolare e non meno ricca di elementi immaginifici. Stupisce ad un certo punto, giunti sotto le arcate del palazzo baronale degli Altieri, la visione di un grande leone scolpito sul sommo di una fontana che riproduce uno scoglio, opera questa (come altre nel borgo) del genio del Bernini, e che per il suo carattere estroverso è detta la “Fontana Capricciosa”.

Monterano Vecchia-Palazzo Ruspoli, scorcio

Monterano Vecchia-Palazzo Ruspoli, leone

Se lo si trova aperto, un cancello alla base del palazzo dà accesso ad una breve scalinata la quale a sua volta conduce ad uno straordinario terrazzino panoramico da cui si ammira uno dei paesaggi più splendidi ed intatti dell’intero Lazio e non solo. Compare in tutta la sua arcana bellezza la Valle del Mignone con lo sfondo dei selvaggi e verdissimi Monti della Tolfa e la mente del visitatore colto non può non andare spontaneamente a tutta quella tradizione di dipinti del Grand Tour che fra ‘700 e ‘800 ritrasse una campagna dai toni arcaici che qui è rimasta immutata nel tempo: “miracolo” compiuto dalle locali “università agrarie”, istituzioni d’origine tardo-medievale tipiche della Tuscia che salvaguardano da secoli l’utilizzo collettivo dei terreni e che costituiscono un vanto e un simbolo di civiltà per la nostra regione di cui si parla purtroppo ancora poco.

Monterano Vecchia-Palazzo Ruspoli, panorama

A dire il vero la perfezione di questo “paesaggio delle rovine”, data dal magnifico contesto ambientale in cui sono inseriti i resti urbani, meriterebbe il riconoscimento come patrimonio dell’Umanità dall’Unesco in virtù dell’estrema importanza culturale che il ruderismo rivestì nella letteratura e dell’arte europee del passato, soprattutto in epoca romantica.

Monterano-Ruderi nella vegetazione

Monterano-Porta

Sempre berniniano è il seicentesco Convento di San Bonaventura, l’edificio più noto di Monterano, che appare sullo sfondo di un grande pianoro, ed il cui sguardo d’insieme costituisce il momento culminante del percorso. Dinnanzi alla chiesa, al cui interno cresce oramai un albero dalle ampie fronde, forse qualcuno potrà ricordare l’indimenticabile scena de “Il marchese Del Grillo” con Alberto Sordi, girata proprio qui, quando il protagonista, accompagnato da un soldato francese suo amico, si imbatte nei briganti di Fra’ Bastiano, il pittoresco prete pugliese scomunicato dal Papa che poi sarebbe stato decapitato a Roma.

Monterano-Chiesa di S. Bonaventura RCRLB

Oltre San Bonaventura i camminatori più esperti possono scendere alle rive del limpido Torrente Bicione (nei pressi è una capanna di butteri) ed eventualmente proseguire lungo il Mignone in direzione dei Monti della Tolfa: del resto siamo in un territorio ancora così solitario e vasto che potenzialmente è possibile vagare per giorni in assoluta libertà, ricorrendo in ogni caso alla tenda in quanto pressoché assenti sono le strutture ricettive.

Monterano-Capanna del buttero

Monterano-Fiume Mignone RCRLB

A livello escursionistico e fotografico i periodi più indicati a Monterano sono senza dubbio l’autunno inoltrato per i meravigliosi colori che offrono i boschi e la primavera per le svariate fioriture; meno gratificante l’estate a causa del caldo e della monotonia cromatica; eccezionale invece lo spettacolo, che non raramente regala l’inverno, delle rovine ricoperte di neve. Per saperne di più si consigliano il libro “Le città perdute del Lazio” di Emanuele Zampetti e la nostra guida “Lazio. I luoghi del mistero e dell’insolito”. Per chi volesse inserire infine Monterano in un itinerario più lungo, si faccia riferimento al nostro articolo “Borghi e paesaggi segreti della Tuscia (parte 1: da Roma alla Farnesiana)”.

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