Celleno Vecchia, l’altra Civita

A pochi chilometri da Civita di Bagnoregio – la famosa “città che muore”, che per fortuna non è morta più – si trova una località che nel corso dei secoli ha avuto gli stessi problemi di natura idrogeologica (terremoti, frane, smottamenti), ma che a differenza di quella risulta oggi completamente sconosciuta al turismo. Immersa in uno dei più suggestivi paesaggi della Tuscia, al confine della Valle dei Calanchi vera e propria, nel cuore della Teverina Viterbese, Celleno Vecchia appare infatti come un borgo del tutto disabitato, almeno nella parte più antica, cioè al di sopra del ponte che collega con il paese storico (e quindi con quello moderno).

Celleno-Salita al borgo 1 RCRLB

Le origini di Celleno sono assai vetuste e potrebbero essere collocabili in un piccolo abitato etrusco del VII secolo a. C .. Per la sua posizione strategica tra le principali città di Ferento ed Orvieto, fu una florida colonia romana ma con la caduta dell’Impero questa stessa caratteristica ne fece la vittima delle scorribande barbariche. Il paese vide dunque il dominio dei Goti e dei Longobardi mentre più tardi fu conteso dal papa, dai Monaldeschi della Cervara, da Viterbo e da Orvieto per tornare definitivamente allo Stato della Chiesa.

Celleno-Scorcio del borgo RCRLB

Nel 1696, un devastante terremoto debilitò parecchio il paese e nel 1789 un eccidio avvenuto durante l’occupazione francese diminuì ulteriormente la popolazione. Nel 1855 una serie di scosse decretò la fine di Celleno Vecchia che andò sempre più spopolandosi: i suoi abitanti iniziarono ad edificare nuove case al di fuori della rupe, lungo la strada verso l’odierna provinciale Teverina.

Celleno-Paesaggio ai piedi del borgo RCRLB

Appena oltrepassata la porta del borgo medievale la sensazione di desolazione sembra prevalere sulla gaiezza del panorama goduto dal ponte, ovvero una dolce campagna che ripete gli elementi tipici di quella della vicinissima Umbria.

Celleno-vecchia-Arco-del-borgo-3-rcrlb

Si entra in un ambiente ibrido a livello edilizio però col denominatore comune della mancanza totale di presenza umana: da un lato alcune case ben restaurate seppur vuote, quale timido tentativo di recuperare il centro storico, dall’altro i numerosi ruderi. Tutto ciò ha donato a Celleno il lugubre ma affascinante appellativo di “borgo fantasma”.

Celleno-vecchia-scorcio-nel-borgo-rcrlb
Celleno-vecchia-Campanile-rcrlb
Celleno-vecchia-casa-nel-borgo-rcrlb
Celleno-vecchia-Castello-Orsini-2-rcrlb

Facendosi largo fra vicoli e mura smozzicate si giunge infine ad affacciarsi a sud-est, verso la Valle del Tevere. Qui cambia il panorama: invece delle ondulate colline emerge lo scenario inconfondibile delle forre etrusche rivestite di boschi che tagliano vasti altopiani coltivati. Al confine fra questi due “mondi” si staglia Roccalvecce come un gioiello immerso in un paesaggio di romantica bellezza che sembrerebbe uscito da un dipinto del Turner. 

Celleno-panorama-4-rcrlb

Al momento la passeggiata a Celleno dura poco, o pochissimo, se la si visita con l’intento di vedere “dei monumenti”. In pratica, dopo uno sguardo fugace al Convento di San Giovanni (che ospita una “comunità” di famiglie) e la salita al borgo medievale non resta che fare due passi per ammirare il paesaggio.

Celleno Vecchia-Scorcio dal Monastero di S. Giovanni RCRLB.JPG
Celleno-convento-di-s-giovanni-battista-veduta-rcrlb

Il Castello Orsini, nella piazza, è privato e purtroppo non visitabile (era sede del laboratorio del pittore Enrico Castellani, recentemente scomparso), tuttavia la Chiesa di San Carlo è divenuta un piccolo museo ed alcune case sono state rese accessibili allestendo scene di vita quotidiana di un tempo e di antichi mestieri.

celleno-vecchia-castello-orsini-rcrlb

Sono segni di una possibile rinascita turistica ma urge un progetto omogeneo e “globale” di valorizzazione di Celleno Vecchia che ne aumenti l’attrattività e l’offerta turistica. Celleno Vecchia dovrebbe ambire non ad imitare Civita (cosa del resto difficile e al contempo poco sensata) ma a costituirne una “sana” alternativa, cercando di attrarre un turismo meno spasmodicamente ansioso di fare “selfie” davanti a qualche icona turistica (la stessa Civita di Bagnoregio appunto, o il Duomo d’Orvieto o il Colosseo…) ma più attento alle peculiarità di un territorio unico nel suo genere, ricco di spunti letterari, pittorici e in generale artistici ancora da esplorare. Andrebbe altresì sfruttato il potenziale escursionistico visto che Celleno si trova immerso in un territorio vario ed intatto: dalla splendida campagna a prati, ulivi e ciliegi alle misteriose gole vulcaniche colme di cascate (come quella magnifica dell’Infernaccio) e siti etruschi da scoprire.

Valle dell'Infernaccio-Cascata 12 RCRLB.JPG
celleno-vecchia-campagna-ai-piedi-del-borgo-5-rcrlb
teverina-ciliegi-in-fiore-presso-roccalvecce-3-rcrlb

Intanto ecco che indugiando in tali pensieri il sole sta scomparendo alle nostre spalle illuminando il paesaggio con i bagliori del tramonto. Si cerca allora di immaginare la vita che fu tra queste misere ma vetuste pietre.

celleno-campanile-3-rcrlb

L’ultimo tintinnio della bottega ottocentesca di un fabbro prima di chiudere, il grido di un bimbo e il rimprovero della mamma, le risate di qualche vecchio all’osteria. Ci ritroviamo avvolti dalla magica luce crepuscolare.

Celleno-Panorama 1 RCRLB

Di blu, azzurro e viola si colorano i monti e i colli umbro-laziali e gli odori dei tufi e delle piante divengono più forti.

celleno-panorama-2-rcrlb

Di fronte a tanta bellezza necessaria e ristoratrice, ci accorgiamo per l’ennesima volta di quanto siano preziosi, forse indispensabili, questi piccoli luoghi dimenticati.

APPUNTI DI VIAGGIO

Periodi migliori:

aprile per la fioritura dei ciliegi e novembre per i colori della campagna; ottimi momenti anche maggio, ottobre e dicembre.

Strutture consigliate:

Roccalvecce – Residenza d’epoca Castello Costaguti

link:

www.lazionascosto.it

www.cittadelleciliege.it

discoverytuscia.blogspot.it


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