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Scorcio sui tetti di Alatri

Alatri-Scorcio sui tetti dall'Acropoli 1 RCRLB.JPG

Uno sguardo sui tetti della bellissima Alatri, una delle città d’arte più interessanti della Ciociaria e del Basso Lazio, famosa per la spettacolare acropoli megalitica. 

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Alatri-Scorcio della Piazza di Santa Maria Maggiore

Alatri-Piazza S. Maria Maggiore, scorcio 1 RCRLB.JPG

Uno scorcio della bella Piazza di Santa Maria Maggiore ad Alatri, su cui prospettano l’omonima collegiata in stile romanico-gotico, l’elegante, ottocentesca Fontana Pia (in primo piano) ed altre nobili architetture, fra cui Palazzo Conti-Gentili, d’origine duecentesca, col suo monumentale orologio solare. 


Alatri: la “città dei Ciclopi” e dei simboli templari

Posta nel cuore della Ciociaria, su una collina alle pendici dei Monti Ernici, Alatri si presenta come una delle città d’arte più nobili e affascinanti del Lazio meridionale. Un fascino che le è dato dalla mirabile convivenza degli elementi monumentali arcaici e di quelli risalenti alle epoche successive, in particolare al Medioevo. E’ universalmente conosciuta come la “città dei Ciclopi” per l’eccezionale stato di conservazione di uno dei maggiori esempi di architettura antica in Italia, vale a dire l’Acropoli della Civita, vero simbolo delle “città megalitiche” laziali,  a cui da sempre sono legati misteri e leggende.

Alatri-Porta Maggiore

In epoca pre-romana Aletrium fu una potente roccaforte degli Ernici – l’antico popolo che dominava gli omonimi monti – e una leggenda romana vuole che fosse una delle “città ciclopiche” tutte inizianti per “A” (Arpino, Arce, Atina, Anagni e, appunto, Alatri), fondate nel XIII sec. a. C. dal mitico popolo dei Pelasgi, diretti discendenti del Dio Saturno, secondo una disposizione che rimanderebbe ad alcune costellazioni zodiacali.

Porta medievale su base megalitica

A questo remoto passato risalgono la cinta muraria in opera megalitica e l’imponente Acropoli di forma trapezoidale detta anche Civita. Senza dubbio si tratta del monumento più rappresentativo di Alatri, quello che da sempre stimola e colpisce la fantasia del visitatore. Non a caso essa divenne meta privilegiata del Grand Tour sette-ottocentesco e trovò gli elogi dello storico tedesco F. Gregorovius che le dedicò sentite parole in Passeggiate romane.

Acropoli, targa a Gregorovius

Il mistero aleggia ancora in questi luoghi ed infatti il visitatore meravigliato dalla perfezione con cui si compone il mastodontico mosaico di macigni irregolari non fa a meno di chiedersi come i nostri avi siano riusciti a realizzare tale opera. La Porta Maggiore o dell’Areopago, ad esempio, è costituita da un architrave costituito da un unico masso calcareo dal peso di 27 tonnellate, per peso seconda soltanto alla Porta dei Leoni di Micene.

Porta Maggiore

Lungo le mura ciclopiche ci s’imbatte più volte in curiosi bassorilievi che rimandano ad antichi culti misterici di cui ormai si è persa la memoria. Il più importante è senza dubbio un bassorilievo, sito nelle immediate vicinanze di Porta San Pietro, un tempo Porta Bellona, raffigurante il Dio Saturno.

Porta S. Pietro, Dio Saturno

La divinità, metafora della devozione per la terra, porta con sé una falce, attrezzo agricolo la cui creazione è addirittura accreditata al popolo ernico. Nei pressi di Porta Minore sono invece tre simboli fallici, anche queste immagini legate ai culti sacrali degli Ernici e delle civiltà pre-cristiane (si possono ritrovare sugli Arcazzi di Anagni e lungo la Via Sacra che conduce sulla cima del Monte Cavo presso Rocca di Papa).

Scorcio della città dall'Acropoli

La pietra ha conservato numerosi altri simboli, come scritte, croci e numerose triplici cinte e centri sacri. Questi ultimi simboli possono essere rinvenuti nel rosone della Chiesa di Santa Maria Maggiore, sui gradini della Chiesa San Francesco, sul portale di San Silvestro e Santa Lucia nonché sui muretti della scalinata che sale al Duomo di San Paolo.

Duomo, facciata

La cattedrale, che s’impone in cima all’acropoli, nasconde un altro mistero, ossia quello legato al miracolo dell’ostia incarnata.

Chiesa di S. Francesco, Triplice Cinta

Alatri è dunque una cittadina ricca di leggende e misteri che conserva le tracce di culti arcaici, ma un altro dei motivi per cui è degna di essere visitata è la ricchezza architettonica e la suggestione del suo tessuto urbano, con bifore, trifore, archi a sesto acuto, voltoni, scalinate, ecc.: non abbiamo certo descritto nei particolari tutte le attrazioni di Alatri e invitiamo i nostri lettori ad andare a scoprirla con i propri occhi, smarrendosi nel tempo sospeso degli stretti vicoli e delle stradine selciate e ammirando la grandiosità delle opere umane ivi racchiuse: da non perdere, partendo da Porta Maggiore, la passeggiata nella zona delle cosiddette “Piagge” fino almeno alla Chiesa di San Silvestro.

Alatri-Chiesa di S. Maria Maggiore

Sono infine da ricordare i suoi dintorni: il Lago di Canterno, Fumone, Veroli e gli stessi Monti Ernici, tutti luoghi per i quali si rimanda alla nostra guida “Lazio. I luoghi del mistero e dell’insolito”. Del resto la Ciociaria è una regione la cui storia si perde nella notte dei millenni e non basta un fugace accenno per esaurire i motivi di una sua attenta esplorazione.

APPUNTI DI VIAGGIO

Periodi migliori: tutto l’anno.

Strutture consigliate: Ristorante “Tre Grana”.


Borghi e paesaggi “segreti” della Ciociaria (parte 1: da Serrone a Fumone)

L’itinerario, interamente in Provincia di Frosinone, parte da Serrone, raggiungibile dalla Capitale tramite la Via Prenestina, attraverso un paesaggio che nonostante l’urbanizzazione conserva lembi di grande fascino, e, nell’ultimo tratto, aspetti di spiccata rusticità.

Paliano-Panorama 1 MINLB

Siamo proprio al confine con la Provincia di Roma, in un territorio, ai piedi dei Monti Prenestini, da sempre vocato all’agricoltura: qui crescono le uve del Cesanese, antico vino rosso apprezzato da papi e imperatori di ogni epoca.

Serrone-Piazza Plebisicito

Il Cesanese – dopo una fase di declino durata qualche decennio (almeno fino ai primi anni ’90 del secolo scorso) coincisa con un più generale (e mai compreso) ridimensionamento d’immagine della produzione agricola laziale – negli ultimi tempi, grazie soprattutto ai produttori dell’areale fra Piglio, Paliano, Anagni e Serrone, ha riacquistato un notevole prestigio, ottenendo il riconoscimento docg (d’origine controllata e garantita) e posizionandosi così nel “gotha” dell’enologia italiana; e trovandoci nel Lazio, non potevano mancare i bianchi, fra i quali spadroneggia un vino assai apprezzato dai locali e dal nome curioso e ammiccante, la “Passerina” igt.

Vigneti del Cesanese docg

Circondato da numerosi altri borghi posti sulle alture (i Prenestini costituiscono un interessante esempio di “paesaggio dell’incastellamento”), Serrone appare al viaggiatore tutto arroccato sulle brulle pendici del Monte Scalambra: assolutamente piacevole una passeggiata fra i vicoli del borgo medievale, che nel periodo natalizio ospita un caratteristico presepe con statue a grandezza naturale vestite con i panni tradizionali; da visitare la Chiesa di San Pietro Apostolo (con affreschi cinquecenteschi di scuola umbra) e, poco fuori dal paese, l’Eremo di San Michele Arcangelo, ricavato da una rupe e affacciato su un panorama ampio e bellissimo.

Eremo di San Michele

Subito dopo Serrone ci accoglie Piglio, centro ormai ben noto per essere la “capitale” del pregiato Cesanese docg e dove sono degni d’attenzione i due castelli (“alto” e “basso”) e il Palazzo Massimi sede di una delle più importanti aziende di produzione viticola della zona.

Piglio-Veduta

Da Piglio (o meglio “dal Piglio”, secondo l’usanza dei suoi abitanti di premettere l’articolo “il” di fronte al nome del paese) si prosegue per Acuto prima per una stradina fra vigne e ulivi e poi lungo la Via Anticolana: più in alto corrono, parallele, la panoramica provinciale fra Piglio ed Acuto e l’ex-ferrovia per Fiuggi da qualche anno riadattata a pista ciclabile, servizio che sta riscuotendo successo fra locali e turisti.

Paesaggio fra Piglio e Acuto

La nostra strada invece si snoda un po’ incassata ma basta fermarsi ad uno dei vari slarghi per godere uno dei paesaggi agrari più belli della Ciociaria, formato dall’armonico alternarsi fra oliveti (ottimo il locale olio Rosciola) e vigneti con lo sfondo degli ampi pascoli della Valle del Sacco e dei verdi Monti Lepini. Acuto, paesino dall’aspetto povero ma dignitoso dove fa tappa la suddetta pista ciclabile, offre uno dei più completi panorami sulla zona e tramonti infiammati e indimenticabili.

Acuto-Case nel borgo

Acuto-Casa medievale

Da qui, passando per Fiuggi, celebre città termale, si prosegue per la SR 155-Anticolana ai piedi dei piccoli borghi di Trivigliano e Torre Cajetani dai quali si ammirano i Monti Ernici e la stupenda piana coltivata del Lago di Canterno, bacino dalla forma continuamente variabile (per saperne di più si veda la nostra guida “Lazio. I luoghi del mistero e dell’insolito”).

Torre Cajetani-Veduta al tramonto

Si raggiunge poi un incrocio circondato da case, riconoscibile per un piccolo impianto fotovoltaico a terra. Una breve deviazione sulla sinistra conduce a Guarcino, paesino in parte medievale posto in un angolo appartato, tra foreste di querce e faggi: deliziosi i dolcetti locali come ad esempio i “brutti ma buoni” o gli “amaretti” qui ritrovabili ancora in produzione artigianale. Poco a monte dell’abitato è il Convento di San Luca, restaurato grazie al contributo del filosofo-inventore Marcello Creti.

Guarcino-Scorcio

Guarcino è molto frequentata d’inverno per le sovrastanti piste da sci di Campo Catino, vasto altopiano appenninico che costituisce un ottimo punto di partenza per escursioni alle quote più alte del massiccio ernico. Si torna al suddetto crocicchio e si prende per Vico nel Lazio che si raggiunge tramite una strada che sale fra ulivi terrazzati. Il paese è una splendida sorpresa per il viaggiatore alla ricerca di luoghi sconosciuti ma allo stesso tempo bellissimi. Si tratta infatti di uno dei borghi più integri e caratteristici della Ciociaria e non solo, rimasto interamente circondato da mura medievali, dalle quali si innalzano numerose torri quadrangolari merlate alla guelfa. Le case in pietra, i vicoli e le piazzette culminano nel duecentesco Palazzo del Governatore con le sue bifore.

Vico nel Lazio-Mura e torri medievali

Si prosegue ora per Collepardo, su una strada di grande suggestione paesaggistica su cui incombono sempre più vicine ed imponenti le cime della Monna e della Rotonaria. Si tocca l’ingresso sulla sinistra del Pozzo d’Antullo, straordinaria voragine carsica fra le più grandi e profonde d’Europa, e si giunge poi a Collepardo, uno degli abitati più solitari dei Monti Ernici, splendido luogo di villeggiatura fresco e solatio al tempo stesso per via della particolare posizione. Il borgo è di quelli classici della Ciociaria in cui si respira un’atmosfera di vita antica, di tradizioni umili, di modestia e semplicità. Purtroppo tutto ciò è sempre più un ricordo del passato visto che lo spopolamento sta svuotando questi paesi, anche perché le istituzioni non sono riuscite a valorizzare e i mestieri e le produzioni locali né a sviluppare un flusso turistico non episodico in una zona viceversa ricca di potenzialità e motivi d’attrazione: in primis l’ambiente naturale intatto e selvaggio che racchiude gioielli paesistici unici nel proprio genere come, oltre al già citato Pozzo d’Antullo, la Grotta dei Bambocci (descritta nell’Ottocento anche dal Gregorovius nel suo “Passeggiate romane“), i limpidi torrenti che scendono dalle severe valli appenniniche, e, non ultime, le vestigia storiche ed archeologiche di cui recenti ricerche hanno rivelato la particolarità, tant’è che si parla di dolmen e menhir di origine enigmatica (forse ernica) sperduti nelle foreste.

Monti Ernici presso Collepardo

Celebre, dal canto suo, è la vicina Certosa di Trisulti, luogo pregno di spiritualità, misticismo e mistero (molti i simboli templari e addirittura riconducibili alla Massoneria), circondata da monasteri abbandonati ed eremi scavati nella roccia (“Lazio. I luoghi del mistero e dell’insolito”): la si raggiunge tramite una magnifica strada che risale boschi di conifere, cerri e faggi e che continua sino allo splendido altopiano carsico del Prato di Campoli (o a Veroli) donando alcuni dei paesaggi montani e dei panorami più belli dell’intero Lazio; incomparabile la veduta della certosa dal diruto Convento di San Nicola, vera e propria “cartolina” della Ciociaria.

Certosa di Trisulti-Veduta da San Nicola

Tornati a Collepardo però il nostro itinerario ridiscende a valle. Ci si riconnette alla SS155 all’altezza di Alatri, cittadina d’arte nota per la sua superba cinta muraria in opera “poligonale” (o “megalitica”), vero capolavoro di architettura pre-romana (“Lazio. I luoghi del mistero e dell’insolito”), simbolo dell’antichissimo popolo ernico.

Alatri-Porta Maggiore

Si prende ora per Fumone, altra tappa che merita una sosta non fugace (“Lazio. I luoghi del mistero e dell’insolito”). E’ un borgo medievale rimasto come fermo nel tempo, con case interamente in pietra abbellite da bifore, giardini pensili e pergolati, e colmo di belle vedute panoramiche. E’ senza dubbio uno dei centri storici più curati della Provincia di Frosinone, eppure è assurdamente deturpato da una grande antenna posta proprio affianco alle mura, con grave danno non solo per il paesaggio ma anche per la salute dei suoi abitanti.

La Monna e Rotonaria visti da Fumone

Ciò nonostante la visita al paese è d’obbligo e negli ultimi anni esso sta ricevendo un’attenzione sempre maggiore da parte dei turisti soprattutto per via della presenza del Castello Longhi-De Paolis, lugubre maniero a lungo assurto alla funzione di prigione pontificia, che custodisce memorie, segreti e leggende, dalla morte del papa Celestino V alla tragica e macabra storia del Marchesino.

Fumone-Veduta

Ma è in generale l’atmosfera “sospesa” dei vicoli e delle piazzette ad affascinare il visitatore, così come il silenzio che pare avvolgere tutto. Siamo ora giunti alla fine di questo nostro coinvolgente itinerario. Da Fumone si può giungere facilmente a Frosinone, dove inizia la seconda parte del nostro viaggio alla scoperta della Ciociara più sconosciuta.

APPUNTI DI VIAGGIO

Tempo stimato:

3-4 giorni

Periodo migliore:

ottobre-novembre-dicembre e aprile-maggio-giugno per i colori della campagna


Alla scoperta delle città megalitiche del Lazio

Il Lazio tra Rovine della città di Norba, torrione megaliticoi suoi tanti tesori archeologici conserva diversi esempi di mura “megalitiche” o “poligonali”. Si tratta di gigantesche mura difensive erette in diverse città dai popoli italici, del tutto simili a quelle ben più famose Cori, mura megalitichedi Creta, Micene e delle civiltà pre-colombiane: grandi massi calcarei scolpiti e posizionati in maniera da creare veri e propri mosaici di megaliti, che una leggenda vuole siano opera dei giganti ciclopi. Il nostro itinerario alla scoperta deiSegni, tratto di mura megalitiche più rilevanti esempi di questi imponenti resti archeologici ha inizio dall’antica città di Norba, nei pressi di Norma (LT). Posta su un alto terrazzo di roccia sulle pendici dei Monti Lepini, si staglia imponente sulla Pianura Pontina; vi si accede da un varco Castel San Pietro romano, mura megaliticheaffiancato da un grande torrione cilindrico, altissimo esempio del genio ingegneristico dell’antichissimo popolo dei Volsci. Si raggiunge poi la vicina Cori (LT) caratterizzata dalla presenza all’interno dell’abitato di mura poligonali che palesano, nella propria stratigrafia, almeno tre epoche costruttive. Sempre sui Monti Lepini, ma nel loro versante ciociaro, si erge Segni (RM) ove un interessante percorso lungo le suggestive mura conduce alla celebre Porta Saracena, ritratta spesso nei dipinti dei viaggiatori del Grand Tour. Da qui si attraversa la Valle del Sacco e, risalendo le pendici dei Monti Prenestini, si visitano Palestrina (RM) e Castel San Alatri, porta medievale e megalitica Pietro Romano (RM): entrambi custodiscono resti di mura megalitiche. Proseguendo alla volta della Ciociaria tre tappe sono fondamentali e si collocano come le più interessanti per scoprire questi ruderi fantastici, ossia Ferentino (FR), Alatri (FR) e Veroli (FR). Queste città conservano straordinari resti di mura megalitiche, ognuna con le sue peculiarità in special modo rispetto alla forma delle porte principali. Civita Vecchia di Arpino,Acropoli, mura poligonaliL’itinerario si chiude ad Arpino (FR), la città natale di Cicerone. All’apice del paese si erge la Civita, perimetrata dalle mura megalitiche nelle quali si apre una splendida porta a sesto acuto, che permette l’accesso a quella che fu l’acropoli di Arpino, Ferentino, Acropoli, particolare delle mura megalitichesuccessivamente rioccupata da un villaggio medievale. Per saperne di più, il lettore può far riferimento alla guida Lazio, i luoghi del mistero e dell’insolito (Eremon Edizioni, 2006), dove troverà tutte le notizie relative alla storia, le leggende, i luoghi e le informazioni per raggiungerli.  

APPUNTI DI VIAGGIO

Periodi consigliati: tutto l’anno.

LINK UTILI:

Video “La bussola di pietra”.


Porta Maggiore dell’Acropoli di Alatri

Porta Maggiore dell'Acropoli di Alatri

La Porta Maggiore è l’accesso principale all’acropoli della cittadina ernica. Si apre nelle possenti mura megalitiche, mirabile esempio d’ingegneria architettonica, il cui metodo costruttivo è ancor oggi dibattuto. Colpiscono, infatti, le dimensioni dei massi calcarei con i quali furono erette e la precisione con la quale vennero sistemate, tanto da creare un mosaico perfetto. I viaggiatori del Grand Tour subirono il fascino di questa imponente opera e di uno di loro, il Gregorovius, rimane un commento scolpito sulle mura.