Archivi tag: anagni

Anagni-Palazzo di Bonifacio VIII

Anagni-Palazzo di Bonifacio VIII notturno 1 RCRLB.JPG

Il Palazzo di Bonifacio VIII ad Anagni (XIII sec.), uno dei simboli della storia del Lazio e dell’Italia medievale. Qui avvenne il famoso “Schiaffo”, o meglio l’oltraggio, commesso da Guglielmo da Nogaret, cancelliere del re di Francia, e da Sciarra Colonna, acerrimo avversario dei Caetani, ai danni del Papa, che fu imprigionato nella sua stessa abitazione (ma poi liberato dal popolo anagnino).

Annunci

Panorama da Anagni

Anagni-Panorama 1 RCRLB.jpg

Il panorama da Anagni verso est: oltre le selve e gli oliveti che scendono dalla cittadina, si innalzano le aspre e assolate alture di Acuto. In questo paesaggio pittoresco si celano numerosi ruderi romani e medievali.


Bifora ad Anagni

Anagni-Bifora fiorita 1 RCRLB.JPG

Una delle molte, eleganti bifore che caratterizzano le costruzioni medievali che si affacciano sulla magnifica Piazza Innocenzo III ad Anagni


Anagni, la città dello “Schiaffo”

Anagni, situata in Provincia di Frosinone, è una delle più importanti e pittoresche città d’arte della Ciociaria, di cui appare come una sorta di “porta settentrionale”. Adagiata sopra un dolce colle, a 470 mt s. l. m., l’abitato è ancora circondato a tratti da un dolce paesaggio rurale, segnato dal corso del fiume Sacco, cui fanno da sfondo i Monti Lepini e le prime propaggini dei Monti Ernici.

Anagni-Lampione e campagna

L’antica Anagnia fu capitale “sacra” degli Ernici, popolazione che in epoca pre-romana abitava i monti omonimi e la Valle del Sacco. Più tardi aderì alla Lega Latina, seguendone le drammatiche sorti: sconfitta nel 306 a.C. dai Romani, Anagni perse la propria indipendenza e divenne Municipio dell’Urbe. Più tardi, forse per la dolcezza del suo clima, fu scelta come residenza estiva da alcuni imperatori, quali Marco Aurelio, Commodo e Caracalla. Testimonianza del periodo romano sono le grandi volte degli “Arcazzi” e notevoli resti della cinta muraria, in opera quadrata (opus quadratum) di tipo serviano, oltre che alcune epigrafi ed iscrizioni. Dopo essere passata ai Bizantini di Ravenna, nell’VIII secolo la città entrò a far parte dei domini della Chiesa: il Papato, da allora, avrebbe intessuto rapporti privilegiati con Anagni, dove si sarebbe rifugiato durante le lotte contro il Comune romano, prima, e contro l’Impero, poi. Sotto l’egida pontificia, la comunità ernica godette dunque di una certa rinascita economica, in particolare attorno all’XI secolo, grazie all’opera del Vescovo Pietro di Salerno.

Anagni-Panorama

Ma furono i secoli XII, XIII e XIV a segnare indelebilmente la storia della città. Molti, infatti, furono in questo periodo i pontefici nativi di Anagni: accanto a Innocenzo III, Gregorio IX e Alessandro IV, è del resto indispensabile menzionare Bonifacio VIII, il papa nepotista contro cui inveì nella “Commedia” lo stesso Dante Alighieri, divenuto, nella storiografia tradizionale, un simbolo di malcostume e di malgoverno.

Anagni-Piazza Innocenzo III, bifora RCRLB

Nel 1303, dopo aver scomunicato l’intraprendente Re di Francia in una Bolla con cui egli ribadiva la supremazia papale (la Bolla “Unam Sanctam”), Bonifacio subì l’affronto di essere arrestato (e, secondo la leggenda, percosso) nella sua stessa patria dai francesi guidati da Guglielmo di Nogaret (rappresentante di Filippo il Bello) e dal rivale e nemico di famiglia Sciarra Colonna, desideroso di porre fine allo strapotere dei Caetani nelle lande a sud di Roma: un episodio, questo, che divenne celebre e fu ricordato come lo “Schiaffo di Anagni”. E proprio alla vicenda dello “Schiaffo” si ricollega il monumento più celebre di Anagni, ossia l’essenziale ma elegante Palazzo dei Papi (o Palazzo di Bonifacio VIII), sorto in forme gotiche nei primi decenni del XIII sec. (quale residenza baronale della famiglia Conti): proprio qui, nella “Sala delle Scacchiere”, avvenne lo “Schiaffo”. O quello che storicamente viene meglio definito l’”Oltraggio”. Le sale del Palazzo, visitabili, offrono una discreta documentazione del passato di cui esso fu protagonista (occorre peraltro ricordare che nel 1230 papa Gregorio IX vi ospitò Federico II di Svevia), con un sobrio allestimento degli interni che valorizza in primo luogo gli affreschi (sempre duecenteschi) rimasti sopravvissuti, tra cui spicca quello, bellissimo, che dà il nome alla “Sala delle Oche”. In seguito alla morte di Bonifacio VIII, e poi al declino del Papato in Italia nel periodo avignonese, Anagni visse una profonda crisi: venendo meno la tutela politica della Curia ed i commerci legati alla sua stessa presenza, la città subì un forte spopolamento e cadde nell’ambito di feroci contese tra le famiglie feudali laziali.

Anagni-Scorcio

Ad ogni modo, i due secoli precedenti avevano già indelebilmente conformato il tessuto urbano e le emergenze monumentali. Ai secoli XII e XIII, infatti, risale quello che può essere senza dubbio definito il “vanto artistico” di Anagni, vale a dire la Cattedrale di Santa Maria, sorta nell’area dell’antica acropoli ernica e sui resti di un tempio dedicato alla dea Cerere, e la cui abside, situata nella suggestiva Piazza Innocenzo III (dove si possono ammirare altri edifici di epoca basso-medievale), rappresenta un capolavoro d’architettura romanica.

Anagni-Piazza Innocenzo III, scorcio

Non è pertanto un caso se la bellezza della struttura esterna della Chiesa (arricchita dalla caratteristica “Loggia di Bonifacio Benedicente”, aggiunta nel Trecento) è utilizzata in estate quale nobile scenografia di un evento artistico di grande successo, quale il prestigioso “Festival del Teatro Medievale e Rinascimentale”. Anche l’alto campanile, ornato di bifore e trifore, costituisce un simbolo della cittadina. Esso si erge staccato in posizione frontale a pochi metri dall’austera facciata della cattedrale, contraddistinta da uno stile romanico-campano tipico del Basso Lazio, sebbene qui eccezionalmente movimentato da influssi lombardi.

Anagni-Duomo,  campanile dal basso

Non minore il valore dell’interno della chiesa, il quale, benché più volte rimaneggiato, rievoca l’antico abito grazie alle volte gotiche, alle colonne (che separano le tre navate longitudinali), al ciborio romanico, al pavimento cosmatesco e, soprattutto, alla  stupenda cripta. La Cripta di San Magno, infatti, è da annoverare come l’ennesimo capolavoro del medioevo anagnino, tant’è che essa, magnificamente coperta di affreschi di impronta ermetica raffiguranti vari argomenti biblici (tra cui la Genesi e il Giudizio Universale), è stata a ragione definita la “Cappella Sistina del Duecento”: il fascino del luogo e la bellezza degli affreschi (risalenti al XIII sec. e di autore ignoto) non sono facilmente descrivibili al Lettore, ma basti pensare che si tratta del maggiore esempio di questo tipo di architettura sacra nel Lazio, e probabilmente non solo. Annesso al complesso di Santa Maria è poi l’interessante Museo del Tesoro, che conserva, tra l’altro, un “Reliquiario” di S. Tommaso.

Anagni-Duomo di S. Maria, scorcio laterale

Occorre infine ricordare che la Cattedrale fu teatro di eventi storici di grande rilevanza: dal suo altare, il 24 marzo 1160, Alessandro III scomunicò l’imperatore Federico Barbarossa e sempre qui più tardi, sotto il pontificato di Alessandro IV, fu ricomposta la annosa disputa tra i Regolari e i Secolari.

Anagni-Piazza Innocenzo III, scorcio

In Anagni, sempre relativamente all’epoca medievale, considerevole valenza architettonica va tuttavia conferita pure allo splendido Palazzo Comunale, costruito nel 1159-60 su progetto di Jacopo da Iseo (ma più tardi rinnovato in forme goticheggianti), che presenta una pittoresca serie di arcate sorreggenti l’ampia “Sala della Ragione”, in cui si riunivano i rappresentanti della città.

Anagni-Palazzo Comunale

Tale specie di porticato premetteva peraltro l’accesso alla retrostante Piazza Comunale, ove aveva luogo il mercato e l’amministrazione della Giustizia. Da notare l’elegante “Loggetta del Banditore”, aggiunta nel XV sec., e la presenza di alcuni stemmi nobiliari e comunali anagnini che abbelliscono quella che è la facciata del Palazzo. Fra gli altri monumenti medievali sono peraltro da ricordare la cosiddetta “Casa pendente”, singolare casa-torre nei pressi del Comune, le due chiese duecentesche (ma successivamente rimaneggiate) di Santa Balbina e di Sant’Agostino, la chiesa di San Pietro in Vineis (posta poco fuori dell’abitato e con affreschi all’interno) e non ultima la chiesa di Sant’Andrea, che, sottoposta ad un rifacimento tardo-barocco, conserva il campanile romanico, l’importante “Trittico del Santo Salvatore” del XIII secolo e la cripta.

Anagni-Duomo, sottopassaggio

Merita poi particolare attenzione la Casa Barnekow, edificio considerato a lungo duecentesco ma molto più probabilmente rinascimentale: la casa, che rappresenta un importante esempio dell’architettura civile anagnina, prende il nome da quello del nobile svedese Alberto Barnekov, il quale l’acquistò nel corso dell’Ottocento, arricchendola personalmente con singolari epigrafi ed affreschi di argomento esoterico e mistico (per saperne di più: “Lazio, i luoghi del mistero e dell’insolito“). Infine, occorre menzionare alcune porte, rimaneggiate a più riprese, che aprono il circuito delle mura cittadine (queste a tratti ancora ben conservate, con cospicue tracce romane): la Porta di S. Maria, la Porta di Tufoli e la Porta Cerere.

Anagni-Vicolo

Oggi Anagni è sempre più meta di un turismo culturale ed ambientale che vi giunge per ammirare gli splendidi e famosi monumenti medievali, spesso attratto anche da eventi periodici di alta qualità, come la “Sfilata delle contrade” in costume medioevale in onore di San Magno, ed il già citato “Festival del Teatro Medievale e Rinascimentale”.


I castelli perduti della Ciociaria

L’itinerario attraversa l’intera Provincia di Frosinone, alla scoperta dei castelli in rovina della Ciociaria, un territorio straordinariamente ricco di storia, cultura e tradizioni. Si parte dal piccolo borgo medievale di Serrone (raggiungibile in breve dall’uscita Valmontone sull’Autostrada Roma-Napoli) al cui apice svetta una torre, unico avanzo della preesistente Rocca dei Colonna.

Serrone, torre del Castello Colonna

Si attraversa poi la bella e rustica zona di produzione di vino Cesanese doc e docg, fra vigneti ed uliveti, e si fa sosta ad Anagni, cittadina d’arte di antichissima origine che conserva vestigia romane e medievali, fra cui la splendida Cattedrale e il Palazzo Papale, ove avvenne la celebre vicenda dello “Schiaffo”.

Rocca Colonna di Piglio

Ridiscesi dall’abitato si prende la strada per la frazione San Filippo e proseguendo verso Fiuggi si giunge ai piedi di una brulla montagnola, ove sorge l’austero Castello di San Giorgio (o Castellone); sempre nelle vicinanze, ma in direzione di Piglio, si può ammirare invece la Torre del Piano, persa in una tranquilla campagna.

Torre del Piano

Ripresa la Superstrada Anticolana, si seguono le indicazioni per il Lago di Canterno e poi quelle in salita per Ferentino, svoltando dopo poco a destra per il nucleo rurale di Porciano, dove un percorso escursionistico conduce al fortilizio del paese abbandonato di Porciano Vecchio. Si discende nella piana del Sacco quasi all’altezza di Ferentino, altra città ricca di interesse storico, artistico e archeologico (vedi itinerario Le città megalitiche del Lazio): qui una deviazione porta ai piedi dei Monti Lepini e alla diruta Rocca dei Conti di Supino, oppure si continua in direzione di Frosinone facendo attenzione a seguire le indicazioni per Veroli. Prima di salire a Veroli, però, si consiglia di raggiungere innanzitutto il vicino Castello di Tecchiena, una sorta di fattoria dall’aspetto fortificato, più volte rimaneggiata, e poi Alatri, cittadina d’arte famosa per la sua monumentale cinta muraria in opera poligonale (vedi itinerario Le città megalitiche del Lazio), nonché l’appartato e incantevole borgo medievale di Fumone, dominato dalla tenebrosa Rocca Longhi-De Paolis.

Scorcio di Veroli dalla Rocca di San Leucio

Si giunge infine a Veroli, che stupisce il visitatore per le sue splendide contrade medievali, la cui struttura urbanistica due-trecentesca si fonde perfettamente con le spettacolari preesistenze del popolo ernico: anche qui siamo infatti di fronte alle impressionanti mura in opera poligonale (vedi itinerario Le città megalitiche del Lazio) che cingono gran parte dell’abitato fino alla parte più alta e panoramica, ove sorgono i pochi resti della Rocca di San Leucio. Da qui in poi l’itinerario si fa sempre più suggestivo. La Superstrada Frosinone-Sora scorre velocemente in un caratteristico paesaggio collinare punteggiato di case e borghi arroccati su cocuzzoli isolati (Boville Ernica e San Giovanni Campano meritano una deviazione).

Rocca Sorella a Sora

Si giunge così a Sora, cittadina adagiata lungo il Fiume Liri e sormontata dallo sperone del Monte San Casto, coronato a sua volta dalle rovine della Rocca Sorella, uno degli edifici militari più imponenti della regione. Anche qui la commistione fra vestigia medievali, romane e preromane è oltre modo densa, e salendo alla fortezza si può addirittura ammirare un dolmen di misteriosa origine.

Panorama sulla Val Roveto dalla Rocca Sorella

Da Sora si prende la strada per Atina fino a Vicalvi, paese quasi abbandonato che rivela la sorpresa del poderoso Castello Longobardo riconoscibile sin da lontano per una grossa croce rocca dipinta su un lato del maniero.

Castello di Vicalvi

La complessità architettonica, i misteri e le leggende che vi aleggiano, ma anche le memorie dell’ultimo conflitto mondiale, rendono la visita di questo luogo particolarmente interessante; dal paese si ammira anche un fantastico panorama sul vicino Lago di Posta Fibreno, che, con la sua riserva naturale, merita senz’altro una visita.

Castello di Vicalvi, arco d'accesso alla Piazza d'Armi

Ridiscesi da Vicalvi si prosegue in direzione sud, sbucando dopo pochi chilometri nella Val di Comino, uno dei territori più pregiati della Ciociaria. Si gira a destra seguendo i cartelli per San Donato Val di Comino e Alvito e subito appare sulla sinistra quest’ultimo paese disposto a terrazzi sulle pendici di una montagnola, in cima alla quale balza già agli occhi la mole del Castello Cantelmo.

Castello Cantelmo e Val di Comino

La visita al Castello di Alvito è uno dei momenti più suggestivi dell’itinerario. Attualmente in restauro, il castello sorge in un minuscolo e grazioso borgo medievale che costituisce la frazione più alta del Comune.

Castello Cantelmo

La visita risulta più ampia di quello che potrebbe sembrare all’inizio in quanto la parte più antica si estende oltre la sezione di sviluppo cinquecentesca (riconoscibile per i torrioni arrotondati), e permette di ammirare un magnifico panorama sulla Val di Comino e i monti del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise; la difficoltà di visitare l’intero complesso (passaggi stretti, punti esposti), però, rende opportuno affidarsi a una guida esperta.

Castello Cantelmo

Un viaggio accurato nella Val di Comino che non volesse tralasciare sia l’aspetto naturalistico-escursionistico che quello storico-culturale richiederebbe più giorni, ma limitandoci al filo dei “castelli perduti” rammentiamo la possibilità di vedere da vicino la torre del Castello di San Donato Val di Comino, il Castello di Picinisco e la torre del Castello di Belmonte. Dal paese di Belmonte Castello si prosegue per Casalattico e Casalvieri attraverso un dolce paesaggio agrario per poi immettersi nella Valle del Melfa, che, stringendosi presto in una lunga e profonda gola, offre uno dei paesaggi più splendidi dell’itinerario. Siamo nei luoghi che furono di Cicerone e del suo editore Attico, ma anche in una terra che conserva profonde memorie della vita di San Tommaso d’Aquino.

Castello dei Conti d'Aquino

E’ infatti il Castello dei Conti d’Aquino di Roccasecca Vecchia la prossima tappa del nostro percorso: si tratta di uno dei manieri in rovina più affascinanti del Lazio – nonostante il recente discutibile intervento di “valorizzazione” – da cui lo sguardo spazia sulla verde Valle del Liri; nella sottostante frazione Castello, un piccolo villaggio medievale in via di ristrutturazione, è la casa che la tradizione vuole abbia dato i natali a San Tommaso.

Scorcio della Valle del Liri dal Castello di Roccasecca Vecchia

Dal vicino paese di Colle San Magno, che conserva la torre di un preesistente Castrum Coeli, si può raggiungere la solitaria e panoramica Rocca di Castrocielo, la quale, attraverso un bel sentiero lungo il crinale del Monte Asprano, è collegata al già citato castello di Roccasecca Vecchia.

Panorama sulla Valle del Liri dalla Rocca di Castrocielo

Ci troviamo ora alle falde del selvaggio massiccio del Monte Cairo, che divide la Valle del Liri dalla Val di Comino. La zona ospita innumerevoli vestigia del passato medievale, fra cui molte chiese urbane ed extraurbane: si piega a Sud in direzione dell’Abbazia di Montecassino, culla della cultura benedettina che sin dall’Alto Medioevo creò un vero e proprio feudo su tutta l’area circostante. Poco prima di arrivare all’abbazia si trova il pittoresco Castello di San Germano, a strapiombo sulla città di Cassino.

Torre di Colle San Magno

Si ridiscende brevemente il colle e volendo si possono effettuare due deviazioni prima di riprendere l’itinerario verso la prossima, importante meta: la prima porterebbe alla vicina Rocca di Terelle, a dominio di uno dei paesi più isolati della Provincia di Frosinone, perso fra i monti del Cairo e ai margini di un castagneto monumentale; la seconda digressione automobilistica condurrebbe invece al più lontano abitato di Cervaro, ormai quasi al confine con la Campania, ove spiccano il Castrum Cerbari e, nell’omonima frazione, il Castello di Trocchio. Percorse o meno le deviazioni suggerite, l’itinerario da Cassino devia decisamente verso Occidente, attraversando la Piana del Liri, all’inizio densa di insediamenti commerciali e industriali e via via più tranquilla ed amena, fino a risalire il fianco orientale dei Monti Aurunci, colmi di interesse ambientale, oltre i quali si distende il Mar Tirreno.

Rocca Guglielma

Si giunge così alla Rocca Guglielma di Esperia, posta in eccezionale posizione panoramica: edificata nel XI secolo per volontà di un cavaliere normanno, questo rude fortilizio in pietra calcarea è l’ultima tappa fondamentale del nostro viaggio fra i “castelli perduti” della Ciociaria. Da Esperia, tuttavia, si può tornare indietro per la Via Casilina, antica consolare romana, visitando in progressione altri monumenti interessanti quali la Rocca Malacocchiara di Villa Latina, i resti del Castello di Rocca d’Arce, la Torre di Sant’Eleuterio presso Arce, la Torre di Cicerone nella Civita Vecchia di Arpino (altra cittadina degna di nota, patria di Cicerone, vedi itinerario Le città megalitiche del Lazio) e il Castello Succorte di Fontana Liri, per poi ritrovare Frosinone, l’A1, chiudendo così ad anello l’itinerario. Per maggiori informazioni sui manieri in rovina della Ciociaria si faccia riferimento alla nostra guida I Castelli perduti del Lazio e i loro segreti.

APPUNTI DI VIAGGIO

Tempo stimato:

7-8 giorni

Periodo migliore:

ottobre-novembre-dicembre e aprile-maggio-giugno per i colori della campagna; ottimo luglio per le escursioni in alta quota