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Panorama da Boville Ernica

Valle del Liri-Panorama presso Boville Ernica

Situato a pochi chilometri da Frosinone sopra uno sperone isolato, il ridente centro di Boville Ernica è immerso in uno dei paesaggi rurali più caratteristici della Ciociaria. Il borgo, ancora circondato da torri e mura medievali, domina un vastissimo panorama che spazia dalle valli del Sacco e del Liri e dall’Anti-Appennino Laziale ai Monti Ernici e al Parco Nazionale d’Abruzzo. Momento privilegiato per fotografare qui è l’estate, quando i tanti e diversi colori della campagna (uliveti, boschi, vigneti, campi, pascoli, ecc…) regalano un piacevolissimo effetto di contrasto con la corona dei monti circostanti.

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Borghi e paesaggi “segreti” della Ciociaria (parte 2: da Frosinone ad Aquino)

Dopo la prima parte dedicata alla porzione settentrionale della Provincia di Frosinone, andremo ora ad attraversare il cuore del sistema collinare ciociaro, un territorio per lo più sconosciuto al resto della regione e – fatte poche eccezioni – ancora totalmente estraneo a qualsiasi flusso turistico, anche di nicchia, e ciò nonostante la presenza di piccoli gioielli storico-artistici ed urbanistici. Lo stesso paesaggio agrario, pur aggredito da una proliferazione edilizia spesso disordinata e di infimo livello, conserva nel complesso un’atmosfera amena e piacevole: gli uliveti, le piccole vigne, i pascoli e i campi di grano, i muretti a secco, le stradine bianche e le siepi, la miriade di case e villaggi sparsi sui crinali, sono tutti elementi che formano la più rappresentativa immagine del paesaggio ciociaro attuale.

Colline ciociare da Arnara

I tanti borghi, arroccati come presepi sulle cime di scoscesi colli, si presentano colmi di interesse e, seppure talvolta in via di forte spopolamento, mantengono la semplicità della “vita di paese” di un tempo. Anche i prodotti agricoli della zona meriterebbero una reale valorizzazione, ma da questo punto di vista c’è ancora molto da fare: vale la pena comunque curiosare nelle piccole alimentari, alla ricerca di insaccati e carni (in particolare mortadella e porchetta), olio, vini, formaggi e pane locali di ottima qualità.

Arnara-Panorama verso Pofi

Da Frosinone ci si dirige verso Arnara con la Via Variante Casilina, che presto scorre fra i campi lasciandosi alle spalle il trafficato capoluogo. Man mano che ci avviciniamo spicca sempre più il caratteristico profilo merlato della torre-serbatoio (costruita in stile “medievaleggiante”) che affianca la rocca, la cui struttura originaria, appartenuta ai Conti di Ceccano e ai Colonna, è ormai quasi del tutto in rovina.

Arnara-Rocca

Arrivati, ecco una sorpresa: il tufo rossastro di alcune case e dello stesso maniero tradisce la presenza di un antichissimo apparato vulcanico e rende questo borgo curiosamente simile a quelli della Tuscia. Camminando per il borgo si nota purtroppo come esso sia ormai molto disabitato: peccato, perché meriterebbe una maggiore considerazione, ricco com’è di vicoli suggestivi e di ampie vedute su un dolce paesaggio fra i più intatti della provincia.

Vicolo di Arnara

Da Arnara si va a Pofi per una tranquilla stradina campestre. Il paese, noto per la produzione di fiori e per il ritrovamento nei suoi paraggi dei resti ben conservati di un uomo preistorico (battezzato “uomo di Pofi” o “uomo di Ceprano”, il più antico uomo fossile italiano), appare disteso elegantemente su un colle e dominato da un possente palazzo-castello appartenuto ai Colonna.

Pofi-Castello Colonna

Come ad Arnara, la pietra degli edifici di Pofi è d’origine ignea (seppure qui di colore scuro), ciò che distingue entrambi i paesi dagli altri centri storici ciociari, in cui prevale largamente il calcare. Anche qui troviamo pochi abitanti e poche attività commerciali e ricettive, ma possiamo godere scorci architettonici interessanti e bei panorami sulla campagna circostante. A pochi passi dal paese è inoltre la pittoresca Chiesa di Sant’Antonino, in stile romanico.

Pofi-Arco e orologio

Dopo Pofi ci si sposta nettamente verso Est in vista degli Appennini, lungo una strada che, oltrepassata Ripi, si snoda tra assolati uliveti ed verdi colline.

Pofi-Panorama

Si raggiunge così Boville Ernica, che svetta circondata di mura medievali in cima ad un aspro ed irto monticello, dal quale la vista spazia a 360° su buona parte della Ciociaria.

Boville Ernica-Porta turrita

Si parcheggia nei pressi di un vecchio fontanile e ci si avvicina al belvedere: davvero stupendo lo sguardo sulla grande vallata che si allarga ad Ovest con lo sfondo dell’anti-appennino laziale, con il suo “mare” di colli coltivati e punteggiati da case e piccoli villaggi contadini.

Boville Ernica-Panorama

Varcata una delle porte fortificate del borgo, uno dei più graziosi della Ciociaria, si entra in un ambiente urbano variegato come stili e ristrutturazioni, che recentemente sta usufruendo di un generale recupero, anche grazie al suo inserimento nel club dei “Borghi più belli d’Italia”: riconoscimento, quest’ultimo, di cui ha beneficiato pure la vicina Monte San Giovanni Campano, prossima tappa del nostro itinerario.

Panorama da Monte San Giovanni Campano

Il paese è legato alle memorie di San Tommaso d’Aquino che ivi venne rinchiuso nel castello dai suoi stessi genitori, i quali – com’è noto – non accettavano la sua vocazione sacerdotale.

Monte San Giovanni Campano-Castello

Si tratta di un centro storico di elevato pregio architettonico, con molte case ben restaurate: splendidi gli scorci panoramici, simili a quelli di Boville, sulle vallette d’intorno.  Da Monte San Giovanni Campano (è possibile anche passare per Isola Liri con la sua celebre cascata) si continua per Arpino, bella cittadina d’arte insignita della “bandiera arancione” del Touring Club Italiano, che fu patria di svariati personaggi storici fra cui Marco Tullio Cicerone.

Panorama da Arpino

La nostra meta è però la piccola frazione della Civita Vecchia, uno dei borghi più spettacolari del Lazio a livello urbanistico per il fatto di essere cinto per intero da mura poligonali d’epoca pre-romana assai ben conservate, il tutto immerso in un dolce paesaggio rurale che dà risalto alla poderosa cortina “megalitica”, su cui si innalza la cosiddetta “Torre di Cicerone”.

Scorcio della Civita Vecchia

Dalle mura si apre uno straordinario arco “a sesto acuto”, che per la sua perfezione architettonica e formale rappresenta uno dei più importanti monumenti della nostra regione e non solo.

Civita Vecchia, mura poligonali, porta

La passeggiata nel borgo, piuttosto curato e in via di recupero, è forse l’”apice emozionale” di tutto il nostro itinerario: al viaggiatore sensibile non sfugge il senso “sacrale” di questo luogo, che fu l’antichissimo nucleo originario, fondato dai Volsci, della romana Arpinum.

Civita Vecchia, vicolo

Magnifici ed amplissimi sono i panorami sulle colline e le montagne ciociare, con tramonti che regalano immagini indimenticabili e con una veduta a volo d’uccello della stessa Arpino con il suo uniforme amalgama di tetti in coppi, una delle più eccezionali “cartoline” della Ciociaria. Unica nota stonata lo sviluppo edilizio deturpante ai piedi della città, che rischia di compromettere la delicata armonia fra edificato e ambiente naturale.

Arpino-Veduta dalla Civita Vecchia

Visitata la Civita Vecchia, che da sola vale il viaggio, si continua verso sud attraverso una strada interna piena di curve che tocca numerose minuscole frazioni rurali spesso nemmeno segnate sulle cartine. Si passa poi ai piedi di Fontana Liri Superiore, Arce (da vedere la Chiesa di San Pietro e Paolo) e Rocca d’Arce (eccezionale punto panoramico). Infine si sbuca nella Piana del Melfa ove, oltrepassata l’autostrada, si raggiunge Aquino, la romana Aquinum, che, malgrado l’iniziale impatto anonimo della parte moderna, regala inaspettatamente un delizioso borgo medievale dominato da una torre duecentesca, oggi risistemata e aperta al pubblico.

Aquino-Scorcio del borgo

In una piazzetta si eleva il bel palazzetto in cui probabilmente visse il giovane San Tommaso (detta appunto “Casa di San Tommaso”). Di grande interesse sono inoltre l’area archeologica ai piedi del paese, purtroppo disturbata dal viadotto autostradale, e la poco discosta Chiesa della Madonna della Libera, di forme romaniche ed ornata da cipressi, che incanta il visitatore dall’alto di una scalinata; sul suo sagrato e sulle sue sue pareti si vedono numerosi simboli riconducibili ai Templari.

Aquino-Chiesa della Madonna della Libera

Ad Aquino ha termine la seconda parte del nostro percorso turistico-automobilistico alla scoperta della “Ciociaria segreta”, la cui terza parte prenderà le mosse dalla vicina Roccasecca, dall’altra parte dell’A1.

APPUNTI DI VIAGGIO

Tempo stimato:

2-3 giorni

Periodo migliore:

ottobre-novembre-dicembre e aprile-maggio-giugno per i colori della campagna


I castelli perduti della Ciociaria

L’itinerario attraversa l’intera Provincia di Frosinone, alla scoperta dei castelli in rovina della Ciociaria, un territorio straordinariamente ricco di storia, cultura e tradizioni. Si parte dal piccolo borgo medievale di Serrone (raggiungibile in breve dall’uscita Valmontone sull’Autostrada Roma-Napoli) al cui apice svetta una torre, unico avanzo della preesistente Rocca dei Colonna.

Serrone, torre del Castello Colonna

Si attraversa poi la bella e rustica zona di produzione di vino Cesanese doc e docg, fra vigneti ed uliveti, e si fa sosta ad Anagni, cittadina d’arte di antichissima origine che conserva vestigia romane e medievali, fra cui la splendida Cattedrale e il Palazzo Papale, ove avvenne la celebre vicenda dello “Schiaffo”.

Rocca Colonna di Piglio

Ridiscesi dall’abitato si prende la strada per la frazione San Filippo e proseguendo verso Fiuggi si giunge ai piedi di una brulla montagnola, ove sorge l’austero Castello di San Giorgio (o Castellone); sempre nelle vicinanze, ma in direzione di Piglio, si può ammirare invece la Torre del Piano, persa in una tranquilla campagna.

Torre del Piano

Ripresa la Superstrada Anticolana, si seguono le indicazioni per il Lago di Canterno e poi quelle in salita per Ferentino, svoltando dopo poco a destra per il nucleo rurale di Porciano, dove un percorso escursionistico conduce al fortilizio del paese abbandonato di Porciano Vecchio. Si discende nella piana del Sacco quasi all’altezza di Ferentino, altra città ricca di interesse storico, artistico e archeologico (vedi itinerario Le città megalitiche del Lazio): qui una deviazione porta ai piedi dei Monti Lepini e alla diruta Rocca dei Conti di Supino, oppure si continua in direzione di Frosinone facendo attenzione a seguire le indicazioni per Veroli. Prima di salire a Veroli, però, si consiglia di raggiungere innanzitutto il vicino Castello di Tecchiena, una sorta di fattoria dall’aspetto fortificato, più volte rimaneggiata, e poi Alatri, cittadina d’arte famosa per la sua monumentale cinta muraria in opera poligonale (vedi itinerario Le città megalitiche del Lazio), nonché l’appartato e incantevole borgo medievale di Fumone, dominato dalla tenebrosa Rocca Longhi-De Paolis.

Scorcio di Veroli dalla Rocca di San Leucio

Si giunge infine a Veroli, che stupisce il visitatore per le sue splendide contrade medievali, la cui struttura urbanistica due-trecentesca si fonde perfettamente con le spettacolari preesistenze del popolo ernico: anche qui siamo infatti di fronte alle impressionanti mura in opera poligonale (vedi itinerario Le città megalitiche del Lazio) che cingono gran parte dell’abitato fino alla parte più alta e panoramica, ove sorgono i pochi resti della Rocca di San Leucio. Da qui in poi l’itinerario si fa sempre più suggestivo. La Superstrada Frosinone-Sora scorre velocemente in un caratteristico paesaggio collinare punteggiato di case e borghi arroccati su cocuzzoli isolati (Boville Ernica e San Giovanni Campano meritano una deviazione).

Rocca Sorella a Sora

Si giunge così a Sora, cittadina adagiata lungo il Fiume Liri e sormontata dallo sperone del Monte San Casto, coronato a sua volta dalle rovine della Rocca Sorella, uno degli edifici militari più imponenti della regione. Anche qui la commistione fra vestigia medievali, romane e preromane è oltre modo densa, e salendo alla fortezza si può addirittura ammirare un dolmen di misteriosa origine.

Panorama sulla Val Roveto dalla Rocca Sorella

Da Sora si prende la strada per Atina fino a Vicalvi, paese quasi abbandonato che rivela la sorpresa del poderoso Castello Longobardo riconoscibile sin da lontano per una grossa croce rocca dipinta su un lato del maniero.

Castello di Vicalvi

La complessità architettonica, i misteri e le leggende che vi aleggiano, ma anche le memorie dell’ultimo conflitto mondiale, rendono la visita di questo luogo particolarmente interessante; dal paese si ammira anche un fantastico panorama sul vicino Lago di Posta Fibreno, che, con la sua riserva naturale, merita senz’altro una visita.

Castello di Vicalvi, arco d'accesso alla Piazza d'Armi

Ridiscesi da Vicalvi si prosegue in direzione sud, sbucando dopo pochi chilometri nella Val di Comino, uno dei territori più pregiati della Ciociaria. Si gira a destra seguendo i cartelli per San Donato Val di Comino e Alvito e subito appare sulla sinistra quest’ultimo paese disposto a terrazzi sulle pendici di una montagnola, in cima alla quale balza già agli occhi la mole del Castello Cantelmo.

Castello Cantelmo e Val di Comino

La visita al Castello di Alvito è uno dei momenti più suggestivi dell’itinerario. Attualmente in restauro, il castello sorge in un minuscolo e grazioso borgo medievale che costituisce la frazione più alta del Comune.

Castello Cantelmo

La visita risulta più ampia di quello che potrebbe sembrare all’inizio in quanto la parte più antica si estende oltre la sezione di sviluppo cinquecentesca (riconoscibile per i torrioni arrotondati), e permette di ammirare un magnifico panorama sulla Val di Comino e i monti del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise; la difficoltà di visitare l’intero complesso (passaggi stretti, punti esposti), però, rende opportuno affidarsi a una guida esperta.

Castello Cantelmo

Un viaggio accurato nella Val di Comino che non volesse tralasciare sia l’aspetto naturalistico-escursionistico che quello storico-culturale richiederebbe più giorni, ma limitandoci al filo dei “castelli perduti” rammentiamo la possibilità di vedere da vicino la torre del Castello di San Donato Val di Comino, il Castello di Picinisco e la torre del Castello di Belmonte. Dal paese di Belmonte Castello si prosegue per Casalattico e Casalvieri attraverso un dolce paesaggio agrario per poi immettersi nella Valle del Melfa, che, stringendosi presto in una lunga e profonda gola, offre uno dei paesaggi più splendidi dell’itinerario. Siamo nei luoghi che furono di Cicerone e del suo editore Attico, ma anche in una terra che conserva profonde memorie della vita di San Tommaso d’Aquino.

Castello dei Conti d'Aquino

E’ infatti il Castello dei Conti d’Aquino di Roccasecca Vecchia la prossima tappa del nostro percorso: si tratta di uno dei manieri in rovina più affascinanti del Lazio – nonostante il recente discutibile intervento di “valorizzazione” – da cui lo sguardo spazia sulla verde Valle del Liri; nella sottostante frazione Castello, un piccolo villaggio medievale in via di ristrutturazione, è la casa che la tradizione vuole abbia dato i natali a San Tommaso.

Scorcio della Valle del Liri dal Castello di Roccasecca Vecchia

Dal vicino paese di Colle San Magno, che conserva la torre di un preesistente Castrum Coeli, si può raggiungere la solitaria e panoramica Rocca di Castrocielo, la quale, attraverso un bel sentiero lungo il crinale del Monte Asprano, è collegata al già citato castello di Roccasecca Vecchia.

Panorama sulla Valle del Liri dalla Rocca di Castrocielo

Ci troviamo ora alle falde del selvaggio massiccio del Monte Cairo, che divide la Valle del Liri dalla Val di Comino. La zona ospita innumerevoli vestigia del passato medievale, fra cui molte chiese urbane ed extraurbane: si piega a Sud in direzione dell’Abbazia di Montecassino, culla della cultura benedettina che sin dall’Alto Medioevo creò un vero e proprio feudo su tutta l’area circostante. Poco prima di arrivare all’abbazia si trova il pittoresco Castello di San Germano, a strapiombo sulla città di Cassino.

Torre di Colle San Magno

Si ridiscende brevemente il colle e volendo si possono effettuare due deviazioni prima di riprendere l’itinerario verso la prossima, importante meta: la prima porterebbe alla vicina Rocca di Terelle, a dominio di uno dei paesi più isolati della Provincia di Frosinone, perso fra i monti del Cairo e ai margini di un castagneto monumentale; la seconda digressione automobilistica condurrebbe invece al più lontano abitato di Cervaro, ormai quasi al confine con la Campania, ove spiccano il Castrum Cerbari e, nell’omonima frazione, il Castello di Trocchio. Percorse o meno le deviazioni suggerite, l’itinerario da Cassino devia decisamente verso Occidente, attraversando la Piana del Liri, all’inizio densa di insediamenti commerciali e industriali e via via più tranquilla ed amena, fino a risalire il fianco orientale dei Monti Aurunci, colmi di interesse ambientale, oltre i quali si distende il Mar Tirreno.

Rocca Guglielma

Si giunge così alla Rocca Guglielma di Esperia, posta in eccezionale posizione panoramica: edificata nel XI secolo per volontà di un cavaliere normanno, questo rude fortilizio in pietra calcarea è l’ultima tappa fondamentale del nostro viaggio fra i “castelli perduti” della Ciociaria. Da Esperia, tuttavia, si può tornare indietro per la Via Casilina, antica consolare romana, visitando in progressione altri monumenti interessanti quali la Rocca Malacocchiara di Villa Latina, i resti del Castello di Rocca d’Arce, la Torre di Sant’Eleuterio presso Arce, la Torre di Cicerone nella Civita Vecchia di Arpino (altra cittadina degna di nota, patria di Cicerone, vedi itinerario Le città megalitiche del Lazio) e il Castello Succorte di Fontana Liri, per poi ritrovare Frosinone, l’A1, chiudendo così ad anello l’itinerario. Per maggiori informazioni sui manieri in rovina della Ciociaria si faccia riferimento alla nostra guida I Castelli perduti del Lazio e i loro segreti.

APPUNTI DI VIAGGIO

Tempo stimato:

7-8 giorni

Periodo migliore:

ottobre-novembre-dicembre e aprile-maggio-giugno per i colori della campagna; ottimo luglio per le escursioni in alta quota