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Bracciano, Castello Orsini-Odescalchi

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Uno dei gioielli architettonici del Lazio, il Castello Orsini-Odescalchi a Bracciano, affacciato sull’omonimo lago e visibile sin da lontano con la sua mole imponente. A metà fra una dimora fortificata ed un palazzo signorile, questo monumento fu edificato nel XV secolo per volere degli Orsini (ristrutturando un preesistente maniero) su iniziale progetto dell’architetto senese Francesco Di Giorgio Martini; in seguito vi lavorarono a più riprese grandi artisti, come ad esempio Antoniazzo Romano e i Fratelli Zuccari per quanto riguarda le decorazioni pittoriche. L’elegante castello, considerato fra i più belli al mondo, racconta non solo l’epopea del Rinascimento nel Lazio ma anche delle leggende e degli intrighi dell’aristocrazia romana. Per saperne di più. “Lazio. I luoghi del Mistero e dell’insolito”

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Il Castello Orsini-Odescalchi di Bracciano e la Stanza di Isabella

Situato a dominio del vulcanico Lago Sabatino, Bracciano spicca agli occhi del visitatore soprattutto per l’imponente castello, visibile sin da ragguardevoli distanze. Lo splendido maniero si erge maestoso nella deliziosa Piazza Mazzini con i suoi alti e poderosi torrioni circolari, quasi completamente avvolto dalle piante rampicanti, i cui colori mutano in ogni stagione, offrendo uno spettacolo assai romantico. Tutt’attorno si snodano i vicoli dell’antico borgo, uno tra i più pittoreschi della Tuscia Romana, caratterizzato com’è da abitazioni costruite con la locale pietra lavica.

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Edificato nel XV secolo dalla famiglia Orsini sopra i resti di una rocca medievale, appartenuta ai Prefetti di Vico, il Castello Odescalchi, che trae il suo nome dalla famiglia che lo possedette fin dal 1696, conserva all’interno, magnifici affreschi e mobili d’epoca, ed è considerato una tra le dimore signorili fortificate, più eleganti d’Italia. Di notte l’antico maniero assume un aspetto tetro ed oscuro che lo riporta alla mente quale scenario perfetto di quell’epoca estrosa e rivoluzionaria sì, ma anche frivola e violenta che fu il Cinquecento.

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Una delle stanze del castello più interessanti e misteriose è sicuramente la “Camera Rossa” detta anche Stanza di Isabella. Posta al primo piano, essa presenta, oltre alla notevole mobilia antica, un soffitto ligneo dipinto nel XV secolo da Antoniazzo Romano. Isabella de Medici era la controversa moglie di Paolo Giordano Orsini, con il quale si sposò proprio in questo castello. La tradizione vuole che in tale stanza la donna compì innumerevoli misfatti. La giovane sposa, aveva un temperamento alquanto impetuoso e focoso, tant’è si narra che in alcune frivole feste ella giungesse vestita di soli veli, proprio per sottolineare le linee del suo corpo. Ma la sua natura la spingeva ad attirare numerosi amanti con i quali s’intrattenne proprio sul baldacchino ancora presente nella stanza: da qui, dopo un’ardente notte di passione, venivano condotti in un salottino al quale si accedeva da una porta sita in un angolo della camera, con la promessa di raggiungerli non appena si fosse rivestita. In realtà dietro alla piccola porta non vi era nessuna sala, ma solo un tenebroso e angusto corridoio nel quale era un trabocchetto. I suoi ignari amanti non potendo vedere nulla per via del buio cadevano nella botola e precipitavano vorticosamente in un orribile pozzo a rasoio. I loro corpi esanimi e dilaniati precipitavano poi nella calce viva, appositamente collocata per dissolvere ciò che restava di loro.

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Paolo Giordano Orsini, pur essendo a conoscenza della disdicevole condotta della moglie Isabella, un giorno si recò segretamente in chiesa ad ascoltare le confessioni della moglie, ed ottenne così la sue conferme. La sera stessa quindi vendicò le umiliazioni subite strangolando Isabella con un nastro di seta rosa, nei loro appartamenti del Castello di Cerreto Guidi a Firenze. Il trabocchetto, frutto della mente oscura e enigmatica di Isabella, è ancora visibile nella camera, mentre il pozzo è stato murato. La sensazione che si percepisce nell’osservare i luoghi dove vennero compiute tali scelleratezze è talmente forte, che pare aleggi ancora, tra le mura del castello, la presenza della viziosa nobildonna. Ed infatti, la tradizione popolare vuole che una signora in abiti del Cinquecento di tanto in tanto vaghi ancora sulle sponde del bel Lago di Bracciano…

APPUNTI DI VIAGGIO

Periodi consigliati:

Tutte le stagioni con particolare attenzione all’autunno.

Nei dintorni:

Monterano Vecchia, Caldara di Manziana, Lago di Bracciano con Anguillara e Trevignano Romano, Galeria Antica.

Links:
www.odescalchi.it
www.comunedibracciano.it
www.fantasmitalia.it


Il Lazio, la “terra dei laghi”

Il Lazio non è certo conosciuto come una “terra di laghi”. Ciò rappresenta un vero e proprio paradosso in quanto la grande varietà e quantità di specchi d’acqua presenti in questo territorio le fa tenere un primato nazionale: si spazia dai laghi costieri a quelli vulcanici, dai bacini artificiali ai laghi glaciali, da quelli sorgivi e carsici a quelli palustri e residuali. Ogni lago è circondato da un paesaggio a sé, dalle caratteristiche ben precise che meritano di essere preservate, conosciute ed apprezzate, in quanto, al di là del fattore-acqua in sé, si tratta di ambienti tanto belli quanto delicati, ricchi non solo dal punto di vista della flora e della fauna ma anche sotto l’aspetto storico, culturale, agricolo.

Il Lago Albano, uno dei più famosi del Lazio

Il Lago Albano, uno dei più famosi del Lazio

Nei pressi o direttamente sulle sponde di questi laghi si trovano infatti coltivazioni di tipo tradizionale nonché borghi e siti archeologici, a testimoniare naturalmente che gli insediamenti vicini alle risorse idriche si perdono nella memoria dei tempi. E non può essere un caso se la civiltà di Roma (ma anche quella etrusca) nacque proprio in una terra così colma di riserve d’acqua, sia fluviali che lacustri.

Il Lago di Bolsena con l'Isola Bisentina

Il Lago di Bolsena con l’Isola Bisentina

Anche intorno ai laghi artificiali – che oggi offrono scenari inediti e favolistici -, sorti da quelli che un tempo furono dei fiumi, troviamo i segni di una storia vetusta.

Lago del Turano, panorama da Antuni

Lago del Turano, panorama da Antuni

Iniziamo proprio dai bacini realizzati a scopo idroelettrico. Da ovunque si provenga, i laghi del Salto e del Turano, nel Reatino, offrono delle vedute inconsuete ed inaspettate che si lasciano scoprire man mano che le sinuose strade si fanno largo fra boschi fittissimi e scorci rocciosi. Abitati che ci raccontano degli incastellamenti alto-medievali per poi aprirsi in queste grandi distese d’acqua che con le loro continue ramificazioni rimandano ai fiordi del Nord-Europa, mentre i castelli e le rocche in rovina che ogni tanto fanno la loro comparsa ricordano certi paesaggi scozzesi.

Castel di Tora-Panorama verso Antuni

Castel di Tora, panorama sul Lago del Turano ed Antuni

Lago del Turano-Paesaggio

Il Lago del Turano visto da Colle di Tora

Lago del Salto-Diga della centrale idroelettrica

Lago del Salto, diga della centrale idroelettrica

Lago del Salto-Panorama dalla diga

Lago del Salto, panorama crepuscolare dalla diga

Rocca Vittiana-Panorama sul Lago del Salto

Panorama sul Lago del Salto da Rocca Vittiana

Poggio Poponesco-Panorama sulla Valle del Salto

La Valle del Salto dalla Rocca di Poggio Poponesco

L’ultimo della “famiglia”, fra quelli reatini, lo Scandarello, emerge nella più distesa conca di Amatrice e dona una vista assai suggestiva della catena della Laga. Pochi chilometri a nord di Roma, in una delle prime riserve naturali del Lazio, si allarga il bacino di Nazzano, considerato come un “lago”, ma che è in realtà un’ampia ansa del Tevere sbarrata da una diga. Scendendo poi verso sud, in Ciociaria, nella grande piana del Liri, troviamo il Lago di San Giovanni Incarico, circondato da fertili campi coltivati. Al confine col Molise inoltre il Lago di Cardito si apre fra montagne maestose.

Lago di Scandarello-Veduta dalla Salaria

Veduta del Lago di Scandarello dalla Via Salaria

Lago di Nazzano

Lago di Nazzano

Passando ai laghi carsici, essi si presentano nelle più diverse forme e dimensioni, a seconda dell’altitudine e della morfologia del territorio. Il più esteso è senza dubbio il Lago di Canterno, a poca distanza da Fiuggi, pittoresco per l’effetto dato dai Monti Ernici che, soprattutto al tramonto, vi si specchiano con le loro alte cime rosate e coperte di neve d’inverno.

Lago di Canterno-Scorcio dalla rive

Il Lago di Canterno con la Rotonaria

Il Lago di Canterno è anche noto per il fatto di cambiare sensibilmente forma e grandezza nel corso degli anni, ciò che lo fa definire come un “lago fantasma”.

Lago di Canterno

Lago di Canterno

Lago di Canterno

Lago di Canterno

Lago di Canterno-Scorcio

Pescatore sul Lago di Canterno

Lago di Canterno visto da Trivigliano

Lago di Canterno visto da Trivigliano

Più defilati ma ancor più affascinanti i laghetti che punteggiano i grandi altopiani del Cicolano, a monte del già citato Lago del Salto: ossia i laghi di Rascino, Petrella, Aquilente, Cornino che formano uno dei complessi ambientali più straordinari del Lazio. Non lontano, lo sperduto Lago della Duchessa, amatissimo dagli escursionisti, costituisce un unicum nella regione: forse residuo di un remoto ghiacciaio, sorge in una spettacolare conca rocciosa dall’aspetto ostico e selvaggio dove è facile avvistare grifoni in volo.

Lago di Rascino

Lago di Rascino

Lago di Rascino-Masseria

Antico casale nei pressi del Lago di Rascino

Lago della Duchessa-Grifone in volo

Grifone in volo sul Lago della Duchessa

Ancora nel Reatino troviamo altri tesori naturalistici. La boscosa Val Velina è punteggiata da numerosi bacini di piccole dimensioni: i più importanti sono il Lago di Cotilia, caratterizzato da acque solfuree (c’è una stazione termale), e quello di Paterno, che occupa una dolina ed è impreziosito dai ruderi di una villa romana.

Lago di Paterno

Lago di Paterno

Sorgenti di Cotilia

Sorgenti di Cotilia

Più a nord, al confine con la Provincia di Perugia, fra i Sibillini e la Laga, troviamo infine i Pantani di Accumoli, piccoli specchi d’acqua che impreziosicono immense praterie. Fra i Monti Ausoni e il Mar Tirreno, in Provincia di Latina, solo di sfuggita dalla Via Flacca si nota il Lago di San Puoto, legato ad una leggenda di una città perduta sommersa. In un contesto completamente diverso, nel cuore dei verdi Monti Lucretili, i due graziosi Lagustelli di Percile (Fraturno e Marraone), sono meta di rilassanti gite. Camminando invece sulle cime carsiche dell’anti-Appennino e del pre-Appennino (in particolare sui Monti Lepini) è facile imbattersi nei tanti volubri che nonostante le modeste dimensioni costituiscono degli habitat ricchissimi per rettili, anfibi e insetti rari.

Campo di Segni

Laghetto sul Campo di Segni

Quasi sempre di natura sostanzialmente carsica, i laghi sorgivi sono sicuramente una delle più belle sorprese del Lazio. Molto differenti fra loro, confermano la straordinaria ricchezza d’acqua della regione. Si passa dall’ameno Lago di Giulianello, risorgenza vulcanica ai piedi dei Colli Albani, alle magnifiche sorgenti di Ninfa e Posta Fibreno: sul primo si adagiano le famose rovine di una città medievale, formando un quadro di romantica bellezza; il secondo è celebre fin dall’antichità per un’isola galleggiante citata da Cicerone (la “rota”) ed oggi è particolarmente apprezzato per le acque incredibilmente limpide e per l’atmosfera di grande relax; è navigato da un tipo di semplice imbarcazione detta “naue”. Indimenticabile il panorama dall’omonimo paese di Posta Fibreno.

Lago di Giulianello

Lago di Giulianello

Laghetto di Ninfa con il Castello Caetani

Laghetto di Ninfa con il Castello Caetani

Lago di Posta Fibreno-Veduta da Posta Fibreno

Il Lago di Posta Fibreno visto dall’omonimo paese

Lago di Posta Fibreno-Isola galleggiante

L’Isola galleggiante sul Lago di Posta Fibreno

Lago di Posta Fibreno-Naue al crepuscolo

Lago di Posta Fibreno, una “naue” al crepuscolo

Riflessi al tramonto sul Lago di Posta Fibreno

Riflessi al tramonto sul Lago di Posta Fibreno

Limpidezza delle acque del Fibreno

Limpidezza delle acque del Fibreno

Lago di Posta Fibreno, vegetazione ripariale

Lago di Posta Fibreno, vegetazione ripariale

La Conca di Rieti, oltre ad offrire un paesaggio rurale fra i più intatti della regione, è sempre stata generosa d’acqua in quanto attraversata dal Fiume Velino, rifornito da imponenti sorgenti. Fino a non molti decenni fa la piana era soggetta ad alluvioni finché gli ultimi interventi in epoca fascista non conclusero una lunga serie di opere di bonifica iniziate peraltro con decisione sin dagli antichi Romani, che prosciugarono il Lacus Velinus, dando vita, com’è noto, alla celebre Cascata delle Marmore. Residui di questo antico bacino sono i tre laghi palustri di Ventina, Lungo e Ripasottile, che oggi è possibile visitare facilmente grazie ad una rete di sentieri naturalistici e piste ciclabili.

Lago di Ripasottile

Lago di Ripasottile

Lago di Ventina

Lago di Ventina

Lago di Ventina-Ninfee

Lago di Ventina, ninfee

Laghi Lungo e Ripasottile da Rivodutri

Laghi Lungo e Ripasottile da Rivodutri

Tornando al Basso Lazio, possiamo ammirare una lunga serie di laghi costieri: più a nord troviamo quelli compresi nel Parco Nazionale del Circeo (di Fogliano, dei Monaci, di Caprolace, di Paola) che offrono vedute immagini senza tempo con paludi, bovini al pascolo e scorci mozzafiato sui Monti Lepini, sulle splendide dune e sul promontorio del Circeo. Nel loro entroterra numerosi altri specchi d’acqua potrebbero essere annoverati come i residui delle Paludi Pontine ma finora purtroppo quasi mai sono stati resi noti ed accessibili (Laghetto Granieri, Laghi del Vescovo, laghi di Mazzocchio e San Carlo, ecc…). Spostandoci nel Sud Pontino, il frastagliato Lago di Fondi è il fulcro di una vasta produzione ortofrutticola e da qualche anno è divenuto un’area protetta. Ancora più a mezzogiorno, verso Sperlonga (e dirimpetto al già citato Lago di San Puoto), è il semisconosciuto Lago Lungo da cui si ha una vista insolita e stupenda del Circeo che da qui appare come un’isola.

Lago di Fondi

Lago di Fondi

Il Lago di Paola con lo sfondo del Circeo

Il Lago di Paola con lo sfondo del Circeo

Il Lago di Paola visto dal Circeo

Il Lago di Paola visto dal Circeo

Infine i laghi vulcanici, la vera peculiarità del Lazio, che detiene in questo caso un primato addirittura europeo. Sono quattro i complessi vulcanici nella regione: Laziale, Sabatino, Cimino-Vicano, Volsino, ognuno dei quali ha dato luogo ad un certo numero di laghi.

Lago Albano, veduta da Via dei Laghi

Il Lago Albano dalla Via dei Laghi, scorcio celebre nei dipinti del Grand Tour

Lago Albano-Tramonto

Tramonto sul Lago Albano

Lago di Nemi-Scorcio presso Nemi

Un altro scorcio più volte rappresentato nei dipinti: il Lago di Nemi dalla passeggiata verso Genzano

Lago di Nemi, tramonto su Genzano

Lago di Nemi, tramonto su Genzano

Lago di Nemi, scorcio delle rive da Nemi

Lago di Nemi, scorcio delle rive da Nemi

Lago di Nemi, veduta da Genzano

Lago di Nemi, veduta da Genzano

Mentre i laghi dei Colli Albani, cioè quelli di Castel Gandolfo e Nemi, presentano un paesaggio per lo più boscoso e in alcuni punti aspro, la maggior parte dei laghi dell’Alto Lazio mostrano invece un territorio caratterizzato anche da ampie e dolci colline coltivate o lasciate al pascolo: è il caso dei laghi di Bolsena e Bracciano e dei più piccoli, ma incantevoli, bacini di Martignano, Monterosi, Mezzano. Costituisce una sorta di “via di mezzo” fra le due tipologie citate lo splendido Lago di Vico, nel cuore dei Monti Cimini, protagonista di vaste coltivazioni di nocciole.

Alba sul Lago di Bolsena

Alba sul Lago di Bolsena

Lago di Bolsena, tramonto dal lungolago di Marta

Lago di Bolsena, tramonto dal lungolago di Marta

Lago di Bolsena, tramonto dal lungolago di Bolsena

Lago di Bolsena, tramonto dal lungolago di Bolsena

Lago di Bolsena, crepuscolo presso Marta

Lago di Bolsena, crepuscolo presso Marta

Lago di Bolsena-Scorcio con rete

Rete di pescatori a Bolsena

Lago di Bolsena-Pescatore in partenza RCRLB

Pescatore in partenza

Lago di Bolsena, gabbiano in acqua a Marta

Lago di Bolsena, gabbiano in acqua a Marta

Lago di Bolsena-Tramonto sull'Isola Bisentina

Lago di Bolsena, tramonto verso l’Isola Bisentina

Lago di Bolsena, veduta da Montefiascone

Lago di Bolsena, veduta da Montefiascone

I laghi vulcanici del Lazio sono quelli che più sono stati interessati da un’antica civilizzazione: resti latini, romani ed etruschi ne fanno un patrimonio archeologico immenso. Nel corso del Rinascimento, queste zone videro il proliferare di ville, giardini e residenze nobiliari.

Lago di Vico

Lago di Vico

Lago di Vico

Lago di Vico

Lago di Vico-Veduta

Il Lago di Vico visto dalla pedana per il parapendio nei pressi di San Martino al Cimino

Celebri sono le ville dei Castelli Romani, soprattutto intorno a Frascati; non meno fulgida, ed oggetto di rinnovato interesse, l’epoca delle signorie dei Farnese, degli Orsini e dei Lante-Della Rovere che hanno lasciato eccezionali testimonianze artistiche intorno ai laghi di Bracciano, Vico e Bolsena.

Lago di Bracciano

Lago di Bracciano

Lago di Bracciano, tramonto presso Anguillara

Lago di Bracciano, tramonto presso Anguillara

Lago di Bracciano, scorcio da Trevignano

Lago di Bracciano, scorcio da Trevignano

Un’ultima chicca sono i “laghi di confine”, vera curiosità per gli appassionati di geografia. Parliamo sostanzialmente di due laghi principali: il Lago di Alviano e Lago di San Casciano de’ Bagni, entrambi artificiali, “in condominio” rispettivamente con l’Umbria (Provincia di Terni) e con la Toscana (Provincia di Siena). Si tratta di luoghi meravigliosi per il dolcissimo paesaggio collinare: rientrano nella regione Lazio rispettivamente le loro rive occidentali e meridionali.

Lago di Alviano-Scorcio

Lago di Alviano

Lago di Alviano

Lago di Alviano

Lago di Alviano

Lago di Alviano

Lago di San Casciano de' Bagni

Lago di San Casciano de’ Bagni

Concludiamo così questo viaggio attraverso i laghi del Lazio, con la speranza di aver fatto conoscere meglio quest’infinita ricchezza ambientale e culturale di cui si parla ancora poco. Per approfondimenti sui misteri, le tradizioni, le leggende che avvolgono i laghi del Lazio si rimanda alle nostre guide “Lazio. I luoghi del mistero e dell’insolito” e “I Castelli perduti del Lazio e i loro segreti”.


Borghi e paesaggi “segreti” della Tuscia (parte 1: da Roma alla Farnesiana e a Viterbo)

Questo lungo itinerario, suddiviso per comodità del lettore in tre parti (che suggeriscono altrettanti pernottamenti a chi volesse percorrerlo tutto insieme) porta alla scoperta dei piccoli centri storici più nascosti e in un certo senso “segreti” della Tuscia Romana e Viterbese: borghi intatti e colmi di poesia, ingiustamente tagliati fuori dalle rotte turistiche, si alternano a villaggi e frazioni spesso nemmeno segnati sulle cartine ma circondati da paesaggi bellissimi. Si tratta di un tour d’esplorazione del volto più autentico di una terra unica nel suo genere, eppure ancor oggi talmente sconosciuta (per non dire negletta) dall’offrire al visitatore sensazioni di vera scoperta: il tutto davvero a due passi dalla Capitale. Si parte da Roma prendendo dal GRA la Via Aurelia, che, appena superata la borgata Massimina, già inizia ad offrire piacevoli scorci agresti. Dopo pochi chilometri cominciano diverse svolte sulla destra: strade trasversali che condurrebbero alla Cassia o al Lago di Bracciano passando per una serie di minuscoli insediamenti rurali di grande interesse (Castel di Guido, Torre in Pietra, Tragliata, ecc.) attraversando una delle porzioni più integre dell’Agro Romano, purtroppo niente affatto valorizzata a fini turistici né adeguatamente tutelata da progetti distruttivi (cementificazione, discariche, fotovoltaico a terra, ecc.) di cui ormai, francamente, ogni persona intelligente e ragionevole sente un istintivo disgusto. Fra l’altro qui ci troviamo nel regno del “carciofo romanesco” e soprattutto del “pecorino romano” dop, come lasciano intuire le vaste distese di pascoli punteggiate da greggi: una vera chicca è il “caciofiore”, un formaggio “antico” ricavato addirittura dal cardo, la cui coraggiosa produzione è stata recentemente recuperata da alcune aziende casearie; ma bisogna essere fortunati a trovarlo! Ora però non c’è tempo di fermarsi: il nostro itinerario punta più a nord, verso l’Etruria meridionale. Poco prima del bivio di Cerveteri una deviazione conduce al pittoresco borgo di Ceri, che appare in fondo ad una bellissima valletta.

Veduta di Ceri

Il paesino ci dà il benvenuto con le sue alte mura merlate, emergenti da una rupe tufacea.

Ceri-Porta del borgo

D’origine etrusca, il paese conserva un gioiello artistico nella Chiesa dell’Immacolata Concezione, ricca di affreschi del XII sec..

Panorama da Ceri

Da Ceri una stradina secondaria riporta a Cerveteri fra colline ricoperte dai vigneti dell’omonimo vino locale doc e igt.

Vigneti fra Ceri e Cerveteri

Giunti alla cittadina, celebre per la Necropoli della Banditaccia (patrimonio Unesco), una strada interna in direzione di Bracciano porta a Castel Giuliano, caratteristico villaggio agricolo dominato dal Palazzo Patrizi, ingentilito da uno splendido parco che custodisce un roseto monumentale (le aperture sono in primavera).

Castello di Cerveteri

Si torna sull’Aurelia e, continuando verso Civitavecchia, ecco l’ennesima svolta sulla destra verso il Lago Sabatino. I cartelli recano la curiosa scritta “Sasso”, toponimo derivante dalla particolare morfologia della zona: presto infatti, salendo in collina, si ammirano sulla sinistra i cosiddetti “Sassoni di Furbara”, due enormi scogli di trachite isolati nella campagna.

I suggestivi Sassoni di Furbara

Essi preludono all’altra ciclopica rupe, di lì a poco, stavolta sulla destra, che domina il borghetto di Sasso, cui dà il nome.

Porta del borgo di Sasso

Varcata la porta merlata si entra in un ambiente fermo nel tempo, culminante in una rustica piazzetta circondata da casette in pietra ricoperte da rampicanti e dove spicca il Palazzo-Castello Patrizi.

Sasso-Palazzo Patrizi

Superato questo slargo si può salire al Sasso con un sentierino un po’ avventuroso che, volendo, prosegue all’interno degli aspri e misconosciuti Colli Ceriti, copiosi di vegetazione mediterranea e corsi d’acqua.

Scorcio della piazzetta di Sasso

Si torna nuovamente sulla SS1 che si svolge ora in un’ampia pianura compresa fra il mare e la sagoma tormentata dei Monti della Tolfa. L’ultima digressione dall’Aurelia, seguendo la segnaletica per Tolfa (SP Santa Severa-Tolfa), consente di immergersi in uno dei più incontaminati paesaggi del Lazio (e non solo), ove gli orizzonti vuoti ed immensi e la natura selvaggia rendono il puro e semplice vagare in questi luoghi ancora simile ad un’esplorazione sorprendente. Dopo quasi venti chilometri di scorci incomparabili si sale infine a Tolfa, patria della famosa “catana”, borsetta in cuoio assai in voga fra gli studenti negli anni ’70 del Novecento.

Panorama dal belvedere di Tolfa

Oltrepassata la piazza (eccezionale l’affaccio dal belvedere e dalle sovrastanti rovine della rocca), si riscende nella Valle del Mignone in direzione di Manziana. Il paesaggio assume toni di somma bellezza, in un emozionante intreccio fra romantico e bucolico, dato dall’armonia fra rupi rossastre e dolci, verdi colline di prati punteggiate dalle possenti vacche maremmane e tolfetane e solitari cavalli allo stato brado. Qui più che altrove si è mantenuta inalterata – sia nelle forme che nei contenuti – la civiltà rurale del Lazio, oggi salvaguardata dal neonato Parco Agricolo dei Monti della Tolfa. Appare poi d’improvviso il minuscolo borgo di Rota, arroccato su un’altura, come una sorta di “dipinto vivente”.

Veduta di Rota

Il paesino, di fondazione incerta ed appartenuto a vari proprietari, è purtroppo privato e normalmente precluso alla visita, ma i suoi dintorni racchiudono alcuni intriganti siti archeologici (necropoli delle Ferriere e di Pian Conserva).

Panorama da Civitella Cesi

Nei pressi di Rota una lunga e malmessa sterrata, condurrebbe a Civitella Cesi, altro borgo fuori dal tempo (anch’esso attorniato da vestigia etrusche e medievali, vedi la nostra guida “I castelli perduti del Lazio”), che però è ben più facile raggiungere dal suo capoluogo comunale, Blera. Proseguendo inoltre verso il Lago di Bracciano, si può visitare la spettrale “città morta” di Monterano Vecchia col suo incantevole intreccio fra ruderi e natura, set di svariati film a sfondo storico e fantastico.

Monterano Vecchia-Chiesa di San Rocco e Palazzo Ruspoli

Risaliti invece a Tolfa, si prende per Allumiere alla ricerca di un altro luogo inaspettato. Seguendo il cartello per la località Farnesiana, si giunge, dopo interminabili curve, ad un villaggio di minatori del XVI sec. (sorto su preesistenze d’epoca imprecisata), ove spicca una curiosa chiesa neogotica costruita nel corso dell’Ottocento, allorquando all’attività mineraria subentrò quella agricola.

Chiesetta della Farnesiana

E’ un luogo pieno di fascino, sperduto in un angolo segreto dei Monti della Tolfa (le cosiddette “Terre della Farnesiana”), ove lo sguardo spazia sull’infinito e struggente scenario collinare di pascoli e campi coltivati della Maremma Viterbese, mentre sullo sfondo già si intravedono le torri di Tarquinia.

Vasca e case della Farnesiana

La strada bianca della Farnesiana continua passando ai piedi della “città fantasma” medievale di Cencelle (perfetto esempio di “terra murata”, la cui visita è assai raccomandata per completare la gita), raccordandosi infine con l’Aurelia. Da qui, chi volesse limitarsi all’itinerario fin qui percorso, potrebbe tornare già a Roma.

Veduta di Cencelle da lontano

Cencelle-Scorcio 1 MINLB

Il nostro tragitto invece continua verso Viterbo, che si raggiunge dall’incantevole Tarquinia (famosa per il centro medievale turrito e per le necropoli etrusche patrimonio Unesco) tramite l’Aurelia Bis attraverso le ampie distese maremmane, oltrepassando il borgo settecentesco di Monte Romano, depositario di preziose tradizioni rurali. Poco dopo, sulla destra, è la deviazione per la già citata Civitella Cesi nonché per Blera e Barbarano Romano.

Civitella Cesi-Castello Torlonia

La zona è ricolma di siti archeologici immersi in una natura incontaminata (San Giovenale, Luni sul Mignone, Marturanum, ecc…), protetta da parchi, sic e zps; Barbarano Romano, in particolare, è uno dei borghi più splendidi dell’intero Lazio e vale da solo una visita. Infine si sbuca sulla Via Cassia all’altezza di Vetralla, da cui in pochi minuti si è a Viterbo: da qui riprenderà il nostro viaggio (parte 2: da Viterbo a Sermugnano).

APPUNTI DI VIAGGIO

Tempo stimato:

4-5 giorni, se ci si limita ai borghi e non si visitano le aree archeologiche e naturalistiche (altrimenti circa 12 giorni)

Periodo migliore:

ottobre-novembre e aprile-maggio-giugno per i colori della campagna

Dove dormire:

Tolfa-Agriturismo Fontana del Papa


La Caldara di Manziana

Oggi raccontiamo di un luogo dove chiunque può sentirsi ancora un esploratore: la Caldara di Manziana. Siamo nella Tuscia Romana, all’interno del Parco Naturale Regionale del complesso lacuale di Bracciano e Martignano. Una zona, questa, formatasi attraverso le eruzioni e le esplosioni dell’antico Vulcano Sabatino: tracce ben visibili ne sono le colline coniche e i famosi laghi di Bracciano e Martignano, ma non solo. Difatti la cosiddetta Caldara di Manziana è un residuo dell’estinto sistema vulcanico. Essa si estende su una vasta conca dove la fa da padrona una distesa di fanghi in ebollizione per via delle esalazioni gassose d’anidride solforosa, la stessa che spinge in superficie numerose polle d’acqua, che fuoriesce a circa 20°.

Paesaggio della Caldara

Tra il borbottio delle numerose polle, una di esse in particolare rapisce l’attenzione, dalla quale gorgoglia una gran quantità di acqua che viene spinta energicamente a diverse decine di centimetri da terra.

Polla principale

A cornice di quest’area è una torbiera che conserva al suo interno chissà quali misteri … Il tutto forma un romantico paesaggio che può far insorgere un senso di desolazione ma che in realtà è ricco di vita ben nascosta all’interno dei boschi che contornano la conca ribollente.

Scenario desolato della caldara

È singolare la presenza di un boschetto di betulle, alberi notoriamente originari dei Paesi nordici, e di cui non si conosce con precisione il motivo per il quale siano stati impiantati in un ambiente tipicamente mediterraneo.

Boschetto di betulle

Un posto così peculiare non poteva rimanere immune da miti e racconti leggendari. Per via della credenza, perpetuatasi nei secoli scorsi, secondo cui l’acqua sulfurea avesse proprietà miracolose, di narra che la caldara fosse luogo d’incontro di maghi e alchimisti fra i quali addirittura il celebre Cagliostro. Che le acque sulfuree abbiano proprietà curative, questo è certo e quindi tali leggende potrebbero avere un fondo di verità. In definitiva, si tratta senz’altro di una meta da non perdere, anche per la bellezza dei suoi diretti dintorni. A cominciare dall’intricata selva monumentale detta “della Manziana” che inizia proprio nei pressi della Caldara; inoltre l’omonimo borgo, dal cui belvedere si può godere un fiabesco affaccio sul Castello Orsini-Odescalchi di Bracciano e sul sottostante lago.

Il panorama da Manziana

Non lontani da qui sono infine i vetusti resti della romana Via Clodia, della quale riemergono alcuni tratti ben conservati e immersi in un piacevole paesaggio rurale.