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Scorcio di Caprarola

Caprarola-Veduta 1 RCRLB

Uno scorcio della cittadina di Caprarola con il magnifico Palazzo Farnese, capolavoro del Vignola.


Scorci di Orte fra agosto e settembre, aspettando l’Ottava Medievale

Affacciata sul Fiume Tevere, al confine con l’Umbria, Orte è una delle cittadine d’arte più importanti dell’Alto Lazio. Dopo decenni di abbandono, negli ultimi anni il centro storico ha favorito di numerosi restauri (tuttora in corso) che hanno “rispolverato” l’aspetto nobile di molti edifici e vie, valorizzando le architetture medievali e rinascimentali. Allo stesso tempo, però, l’anima elegante ed “aristocratica” di palazzi e case-torri convive con quella calda e “popolaresca” dei vicoli con i panni stesi popolati da gatti sornioni, degli intonaci sbrecciati con le edicole mariane e delle abitazioni in tufo ornate da gerani e surfinie. Tale commistione ne fa un luogo particolarmente pittoresco ed interessante per la fotografia, anche per la presenza di tanti dettagli come stemmi di antichi casati e portali di pregio; la limitazione o la chiusura al traffico di alcune strade inoltre permette finalmente al visitatore di passeggiare con sufficiente tranquillità “perdendosi” spesso in un ambiente suggestivo e apparentemente “fuori dal tempo”. Eppure, nonostante un tesoro come “Orte Underground” e l’oggettiva bellezza del centro storico (la cui qualità dell’ornato urbano è nel complesso assai elevata rispetto a certi paesi ben più celebrati del Viterbese – a cominciare da Caprarola, Sutri, Vignanello o Soriano…), Orte è snobbata dai più ed anzi sa risultare addirittura antipatica: sarà che è sempre stata considerata un posto di passaggio, sarà la vicinanza con l’Autostrada (che comunque incide sul paesaggio sicuramente di meno rispetto ai capannoni, ai viadotti, ai nuovi condomini nella piana sottostante e alla zona moderna), sarà che molti sentono poco “trendy” questa città così “a portata di mano”, sta di fatto che Orte non è apprezzata come merita. Con le foto che seguono vogliamo quindi farla conoscere meglio al pubblico italiano, tenendo conto che gli stranieri la stanno già riscoprendo da tempo… Si consiglia di andare a fare qualche scatto a fine agosto e a settembre, quando il centro storico viene addobbato dalle bandiere delle varie contrade per l’Ottava Medievale, uno degli eventi principali dell’anno. 

Orte-Ponte rinascimentale RCRLB

Orte-Scorcio con Palazzo dell'Orologio 1 RCRLB

Orte-Palazzo Alberti di Via Garibaldi, portale 1a RCRLB

Orte-Via Garibaldi 2 RCRLB

Orte-Via Garibaldi, scorcio 2 RCRLB

Orte-Vicolo 19 RCRLB

Orte-Vicolo con bandiere 1 RCRLB

Orte-Vicolo con bandiere 8 RCRLB

Orte-Vicolo con bandiere 5 RCRLB

Orte-Vicolo con bandiere 6 RCRLB

Orte-Vicolo con bandiere 2 RCRLB

Orte-Vicolo presso S. Biagio b RCRLB

Orte-Vicolo di S. Biagio RCRLB

Orte-Vicolo 13 RCRLB

Orte-Corso principale 1 RCRLB

Orte-Vicolo con bandiere 3 RCRLB

Orte-Vicolo con bandiere 7 RCRLB

Orte-Vicolo con bandiere 4 RCRLB

Orte-Vicolo con bandiere 10 RCRLB

Orte-Bandiera 3 RCRLB

Orte-Finestra con bandiere RCRLB

Orte-Bandiera 2 RCRLB

Orte-Bandiera 6 RCRLB

Orte-Bandiera 5 RCRLB

Orte-Bandiera 4 RCRLB

Orte-Bandiera 1 RCRLB

Orte-Scorcio 2 RCRLB

Orte-Scorcio con panni stesi RCRLB

Orte-Palazzo con torre, balcone fiorito RCRLB

Orte-Vicolo con anziana 1 RCRLB

Orte-Vicolo 4 RCRLB

Orte-Gatti 1 RCRLB

Orte-Balcone fiorito 2 RCRLB

Orte-Casa-torre 1 RCRLB

Orte-Edicola votiva RCRLB

Orte-Palazzo con torre RCRLB

Orte-Piazza d'Erba, targa RCRLB

Orte-Casa 1 RCRLB

Orte-Chiesa di S. Silvestro, particolare 1 RCRLB

Orte-Chiesa di S. Biagio, particolare 2 RCRLB

Orte-Chiesa di S. Biagio, particolare RCRLB

Orte-Palazzo Mattei di Via Garibaldi 2, scala vignolesca RCRLB

Orte-Stemma 2 RCRLB

Orte-Stemma 3 RCRLB

Orte-Palazzo Alberti, stemma sul portale RCRLB

Orte-Stemma pontificio RCRLB


Veduta di Alvito

Alvito-Veduta RCRVLB

Una veduta della bellissima cittadina di Alvito, ai margini settentrionali della splendida Val di Comino. Il centro storico emerge dai campi disposto a terrazze, sino all’apice della collina ove spicca il poderoso castello (per saperne di più: “I castelli perduti del Lazio”), che offre panorami spettacolari. Alvito fa parte del nostro itinerario “Borghi e paesaggi segreti della Ciociaria, parte: 3”. A chi volesse visitare la zona, si consiglia di contattare l’amico Bernardo Mattiucci dell’Associazione “Outdoor Emotions” (b.mattiucci@outdooremotions.com – 3493215261).


Borghi e paesaggi “segreti” della Tuscia (parte 1: da Roma alla Farnesiana e a Viterbo)

Questo lungo itinerario, suddiviso per comodità del lettore in tre parti (che suggeriscono altrettanti pernottamenti a chi volesse percorrerlo tutto insieme) porta alla scoperta dei piccoli centri storici più nascosti e in un certo senso “segreti” della Tuscia Romana e Viterbese: borghi intatti e colmi di poesia, ingiustamente tagliati fuori dalle rotte turistiche, si alternano a villaggi e frazioni spesso nemmeno segnati sulle cartine ma circondati da paesaggi bellissimi. Si tratta di un tour d’esplorazione del volto più autentico di una terra unica nel suo genere, eppure ancor oggi talmente sconosciuta (per non dire negletta) dall’offrire al visitatore sensazioni di vera scoperta: il tutto davvero a due passi dalla Capitale. Si parte da Roma prendendo dal GRA la Via Aurelia, che, appena superata la borgata Massimina, già inizia ad offrire piacevoli scorci agresti. Dopo pochi chilometri cominciano diverse svolte sulla destra: strade trasversali che condurrebbero alla Cassia o al Lago di Bracciano passando per una serie di minuscoli insediamenti rurali di grande interesse (Castel di Guido, Torre in Pietra, Tragliata, ecc.) attraversando una delle porzioni più integre dell’Agro Romano, purtroppo niente affatto valorizzata a fini turistici né adeguatamente tutelata da progetti distruttivi (cementificazione, discariche, fotovoltaico a terra, ecc.) di cui ormai, francamente, ogni persona intelligente e ragionevole sente un istintivo disgusto. Fra l’altro qui ci troviamo nel regno del “carciofo romanesco” e soprattutto del “pecorino romano” dop, come lasciano intuire le vaste distese di pascoli punteggiate da greggi: una vera chicca è il “caciofiore”, un formaggio “antico” ricavato addirittura dal cardo, la cui coraggiosa produzione è stata recentemente recuperata da alcune aziende casearie; ma bisogna essere fortunati a trovarlo! Ora però non c’è tempo di fermarsi: il nostro itinerario punta più a nord, verso l’Etruria meridionale. Poco prima del bivio di Cerveteri una deviazione conduce al pittoresco borgo di Ceri, che appare in fondo ad una bellissima valletta.

Veduta di Ceri

Il paesino ci dà il benvenuto con le sue alte mura merlate, emergenti da una rupe tufacea.

Ceri-Porta del borgo

D’origine etrusca, il paese conserva un gioiello artistico nella Chiesa dell’Immacolata Concezione, ricca di affreschi del XII sec..

Panorama da Ceri

Da Ceri una stradina secondaria riporta a Cerveteri fra colline ricoperte dai vigneti dell’omonimo vino locale doc e igt.

Vigneti fra Ceri e Cerveteri

Giunti alla cittadina, celebre per la Necropoli della Banditaccia (patrimonio Unesco), una strada interna in direzione di Bracciano porta a Castel Giuliano, caratteristico villaggio agricolo dominato dal Palazzo Patrizi, ingentilito da uno splendido parco che custodisce un roseto monumentale (le aperture sono in primavera).

Castello di Cerveteri

Si torna sull’Aurelia e, continuando verso Civitavecchia, ecco l’ennesima svolta sulla destra verso il Lago Sabatino. I cartelli recano la curiosa scritta “Sasso”, toponimo derivante dalla particolare morfologia della zona: presto infatti, salendo in collina, si ammirano sulla sinistra i cosiddetti “Sassoni di Furbara”, due enormi scogli di trachite isolati nella campagna.

I suggestivi Sassoni di Furbara

Essi preludono all’altra ciclopica rupe, di lì a poco, stavolta sulla destra, che domina il borghetto di Sasso, cui dà il nome.

Porta del borgo di Sasso

Varcata la porta merlata si entra in un ambiente fermo nel tempo, culminante in una rustica piazzetta circondata da casette in pietra ricoperte da rampicanti e dove spicca il Palazzo-Castello Patrizi.

Sasso-Palazzo Patrizi

Superato questo slargo si può salire al Sasso con un sentierino un po’ avventuroso che, volendo, prosegue all’interno degli aspri e misconosciuti Colli Ceriti, copiosi di vegetazione mediterranea e corsi d’acqua.

Scorcio della piazzetta di Sasso

Si torna nuovamente sulla SS1 che si svolge ora in un’ampia pianura compresa fra il mare e la sagoma tormentata dei Monti della Tolfa. L’ultima digressione dall’Aurelia, seguendo la segnaletica per Tolfa (SP Santa Severa-Tolfa), consente di immergersi in uno dei più incontaminati paesaggi del Lazio (e non solo), ove gli orizzonti vuoti ed immensi e la natura selvaggia rendono il puro e semplice vagare in questi luoghi ancora simile ad un’esplorazione sorprendente. Dopo quasi venti chilometri di scorci incomparabili si sale infine a Tolfa, patria della famosa “catana”, borsetta in cuoio assai in voga fra gli studenti negli anni ’70 del Novecento.

Panorama dal belvedere di Tolfa

Oltrepassata la piazza (eccezionale l’affaccio dal belvedere e dalle sovrastanti rovine della rocca), si riscende nella Valle del Mignone in direzione di Manziana. Il paesaggio assume toni di somma bellezza, in un emozionante intreccio fra romantico e bucolico, dato dall’armonia fra rupi rossastre e dolci, verdi colline di prati punteggiate dalle possenti vacche maremmane e tolfetane e solitari cavalli allo stato brado. Qui più che altrove si è mantenuta inalterata – sia nelle forme che nei contenuti – la civiltà rurale del Lazio, oggi salvaguardata dal neonato Parco Agricolo dei Monti della Tolfa. Appare poi d’improvviso il minuscolo borgo di Rota, arroccato su un’altura, come una sorta di “dipinto vivente”.

Veduta di Rota

Il paesino, di fondazione incerta ed appartenuto a vari proprietari, è purtroppo privato e normalmente precluso alla visita, ma i suoi dintorni racchiudono alcuni intriganti siti archeologici (necropoli delle Ferriere e di Pian Conserva).

Panorama da Civitella Cesi

Nei pressi di Rota una lunga e malmessa sterrata, condurrebbe a Civitella Cesi, altro borgo fuori dal tempo (anch’esso attorniato da vestigia etrusche e medievali, vedi la nostra guida “I castelli perduti del Lazio”), che però è ben più facile raggiungere dal suo capoluogo comunale, Blera. Proseguendo inoltre verso il Lago di Bracciano, si può visitare la spettrale “città morta” di Monterano Vecchia col suo incantevole intreccio fra ruderi e natura, set di svariati film a sfondo storico e fantastico.

Monterano Vecchia-Chiesa di San Rocco e Palazzo Ruspoli

Risaliti invece a Tolfa, si prende per Allumiere alla ricerca di un altro luogo inaspettato. Seguendo il cartello per la località Farnesiana, si giunge, dopo interminabili curve, ad un villaggio di minatori del XVI sec. (sorto su preesistenze d’epoca imprecisata), ove spicca una curiosa chiesa neogotica costruita nel corso dell’Ottocento, allorquando all’attività mineraria subentrò quella agricola.

Chiesetta della Farnesiana

E’ un luogo pieno di fascino, sperduto in un angolo segreto dei Monti della Tolfa (le cosiddette “Terre della Farnesiana”), ove lo sguardo spazia sull’infinito e struggente scenario collinare di pascoli e campi coltivati della Maremma Viterbese, mentre sullo sfondo già si intravedono le torri di Tarquinia.

Vasca e case della Farnesiana

La strada bianca della Farnesiana continua passando ai piedi della “città fantasma” medievale di Cencelle (perfetto esempio di “terra murata”, la cui visita è assai raccomandata per completare la gita), raccordandosi infine con l’Aurelia. Da qui, chi volesse limitarsi all’itinerario fin qui percorso, potrebbe tornare già a Roma.

Veduta di Cencelle da lontano

Cencelle-Scorcio 1 MINLB

Il nostro tragitto invece continua verso Viterbo, che si raggiunge dall’incantevole Tarquinia (famosa per il centro medievale turrito e per le necropoli etrusche patrimonio Unesco) tramite l’Aurelia Bis attraverso le ampie distese maremmane, oltrepassando il borgo settecentesco di Monte Romano, depositario di preziose tradizioni rurali. Poco dopo, sulla destra, è la deviazione per la già citata Civitella Cesi nonché per Blera e Barbarano Romano.

Civitella Cesi-Castello Torlonia

La zona è ricolma di siti archeologici immersi in una natura incontaminata (San Giovenale, Luni sul Mignone, Marturanum, ecc…), protetta da parchi, sic e zps; Barbarano Romano, in particolare, è uno dei borghi più splendidi dell’intero Lazio e vale da solo una visita. Infine si sbuca sulla Via Cassia all’altezza di Vetralla, da cui in pochi minuti si è a Viterbo: da qui riprenderà il nostro viaggio (parte 2: da Viterbo a Sermugnano).

APPUNTI DI VIAGGIO

Tempo stimato:

4-5 giorni, se ci si limita ai borghi e non si visitano le aree archeologiche e naturalistiche (altrimenti circa 12 giorni)

Periodo migliore:

ottobre-novembre e aprile-maggio-giugno per i colori della campagna

Dove dormire:

Tolfa-Agriturismo Fontana del Papa