Archivi tag: daniela cortiglia

Ferentino-Chiesa di Santa Maria Maggiore, particolare scultoreo

Ferentino-Chiesa di S. Maria Maggiore, particolare 1 RCRDC.jpg

Le città d’arte della Ciociaria sono un serbatoio infinito per lo studioso o il semplice appassionato di architettura. Spesso inoltre appaiono dettagli o veri e propri simboli, volti a formare un complesso percorso di “iconografia magica” che più volte abbiamo affrontato sia nella guida “Lazio, i luoghi del mistero e dell’insolito” sia nel nostro blog. Molti dei monumenti di questa terra appaiono infatti collegati dal recupero e della conservazione di un’antica sapienza: si è parlato spesso di Pelasgi e di Ciclopi nonché di Templari, ma non mancano rimandi a figure “mitiche” del Medioevo italiano ed europeo come Federico II di Svevia. Ferentino è sicuramente uno dei centri più sorprendenti della Ciociaria: la piccola scultura della foto è presa dalla facciata della splendida Chiesa di Santa Maria Maggiore, del XIII secolo, in stile gotico cistercense.

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Il Parco Regionale dei Monti Simbruini: nei paesaggi dello Spirito

Un patrimonio storico-naturalistico straordinario

Situati ai confini con l’Abruzzo, i Monti Simbruini costituiscono una delle aree montane più suggestive ed importanti del Lazio e prendono il nome dal latino sub imbribus (“sotto le piogge”), in virtù dell’elevata piovosità della zona.

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il tipico paesaggio aperto dei Monti Simbruini

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l’Aniene, ancora torrente, nella località Fiumata

Mti Simbruini-Mte Viglio, acero secolare RCRLB

un acero secolare alle pendici del Monte Viglio

Qui, fra vette che superano i 2000 metri, foreste sconfinate e praterie si possono assaporare in molti punti sensazioni di autentica wilderness, accentuate dal fatto che queste montagne sono tuttora poco frequentate e poco conosciute, se non per i rinomati centri sciistici di Livata e Campo Staffi.

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il Monte Tarino visto da Campo Staffi

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il Monte Viglio, la vetta maggiore del gruppo

Tutelati da un vasto parco regionale, istituito nel 1983, i Monti Simbruini custodiscono un patrimonio naturale straordinario, con un ambiente estremamente vario, segnato per un verso dalla presenza dei fiumi Aniene e Simbrivio, che da 2000 forniscono anni acqua a Roma, e per un altro dalla fenomenologia del carsismo, qui particolarmente spiccata: numerose infatti le grotte (sia pur riservate agli speleologi), senza contare la seria infinita di inghiottitoi, doline e campi solcati (da non perdere l’altopiano dei Fondi di Jenne) che rendono quasi ovunque scarsa l’acqua in quota, per poi lasciarla riapparire purissima nelle sorgenti.

Valle dell'Aniene-Fiume Aniene presso Jenne RCRLB

Mti Simbruini-Valle dell'Aniene presso la sorgente RCRLB

due scorci del Fiume Aniene

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le Grotte del Falco, alle pendici del Monte Autore

La flora dal canto suo, oltre al patrimonio boschivo, presenta a seconda dei versanti e degli ambienti fioriture di orchidee, gigli, narcisi, non ti scordar di me, viole, genziane, ecc…

Mti Simbruini-Mte Autore, fioritura di luglio RCRLB.JPG

Mti Simbruini-Mte Autore, fioriture di luglio RCRLB.JPG

fioriture di luglio sulla cresta del Monte Autore

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una bellissima fioritura di Genziana al Campo della Pietra

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una salamandra presso il Laghetto di San Benedetto

Ricchissima infine la fauna, che annovera specie rare come il grifone, l’aquila reale, il lupo e, più sporadicamente, l’orso bruno marsicano, ma anche varie specie di tritoni, salamandre e il gambero di fiume, indicatore della purezza delle acque.

Storia, arte e spiritualità

L’area del parco, selvaggia terra degli antichi Equi, appare segnata profondamente dall’opera dell’uomo. Presso Subiaco, in epoca romana Nerone si fece costruire un’incredibile villa con tanto di tre laghetti ottenuti tramite lo sbarramento dell’Aniene.

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le Gole dell’Aniene

L’Arco di Trevi, che ci appare misteriosamente sperduto fra le foreste, costituì un’antica dogana romana lungo una strada che dovette essere relativamente trafficata. Nell’Alto Medioevo poi, accadde una “rivoluzione” fra queste montagne (e per tutta la cultura occidentale).

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il Monastero di Santa Scolastica e Subiaco visti dal Sacro Speco

Su iniziativa di un giovane San Benedetto da Norcia, che proprio qui iniziò la sua esperienza eremitica, nacquero svariati cenobi: oggi, a dominio dei resti dell’antica residenza imperiale, possiamo ancora ammirare i celebri e spettacolari monasteri di Santa Scolastica e del Sacro Speco, custodi di eccezionali opere d’arte e pregni di un’atmosfera di intensa spiritualità.

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il Sacro Speco

I due monasteri e le sottostanti Gole dell’Aniene (che si allungano solitarie sino all’umile e silente Jenne, dove Fogazzaro ambientò “Il Santo”) formano uno dei paesaggi più romantici d’Italia, amato e decantato ai tempi del Grand Tour.

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affresco nel Sacro Speco

Ancora “paesaggi dello spirito” nella vicina Valle del Simbrivio, ove nell’ennesimo scenario di solenne bellezza si nasconde il vetusto Santuario della Santissima Trinità, scavato ai piedi di un’ardita parete rocciosa.

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il Santuario della Santissima Trinità

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la splendida Valle del Simbrivio con Vallepietra visti dal santuario

Poi una serie di romitori e chiesette rurali, ben simboleggiati dalle rovine dell’Eremo di Santa Chelidonia, sempre nei pressi di Subiaco. Fra i paesi, invece, merita in primis una menzione speciale il pittoresco borgo-presepe di Cervara di Roma, noto per la sua rupe scolpita, che offre panorami mozzafiato sull’incantevole Valle dell’Aniene, nel punto in cui essa si allarga in una placida conca, sempre circondata da boschi e punteggiata da abitati medievali; oppure Trevi nel Lazio, dominato da un severo castello appartenuto ai Caetani, indiscussi signori di queste terre ai tempi di Bonifacio VIII. La cittadina di Subiaco, dal canto suo, che a prima vista potrebbe sembrare quasi del tutto moderna, letteralmente “nasconde” un rustico centro storico sormontato dalla poderosa Rocca Borgia, oggi in via di recupero ed incluso nel club dei “Borghi più belli d’Italia”.

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Cervara di Roma

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Jenne

Trevi nel Lazio-Scorcio dal Castello RCRLB.JPG

panorama dal Castello Caetani a Trevi nel Lazio

Categoria a parte invece sono da considerarsi i solitari ruderi di Camerata Vecchia, situati a monte di Camerata Nuova e affacciati sulla Piana del Cavaliere, spartiacque fra Lazio ed Abruzzo.

L’incanto delle stagioni

Senza dubbio, una delle cose più splendide dei Simbruini è il mutare delle stagioni. Le maestose foreste di faggio (con rare intrusioni di acero) guardate dall’alto colpiscono per compattezza e vastità (tra i Simbruini e i contigui Ernici si estende la faggeta più grande d’Europa).

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il Monte Viglio d’autunno

Man mano che ci si avvicina ai fondovalle – ove si fa sentire l’influenza dei fiumi e dei torrenti – la vegetazione si fa più mista, con lecci, carpini, querce, ontani, salici e pioppi.

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Mti Simbruini-Campo Staffi, faggeta innevata RCRLB.jpg

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Mti Simbruini-Mte Tarino, faggeta all'imbrunire RCRLB

Mti Simbruini-Fondi di Jenne, faggeta RCRLB

Mti Simbruini-Faggeta presso Fonte della Moscosa 3 RCRLB.JPG

faggete

Ne risulta un paesaggio meraviglioso, ricco di colori continuamente cangianti nel corso dell’anno: dallo struggente e malinconico ottobre, con le sue infinite sfumature, al festoso giugno con il verde vivo delle chiome degli alberi e le fioriture di orchidee sui pascoli, passando per il lungo inverno che ricopre di neve le vette e spesso anche i boschi più alti.

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faggi e praterie sul Campo della Pietra ad ottobre

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una delle tante vallette che compongono il suggestivo Campo della Pietra

Mti Simbruini-Colline carsiche a Prataglia 1 RCRLB

autunno sull’Altopiano di Prataglia, a monte di Cervara

Mti Simbruini-Mte Autore, panorama nevoso RID

le vedute del Monte Autore d’inverno

Mti Simbruini-Fondi di Jenne, faggi in autunno 1 RCRLB.jpg

faggeta autunnale ai Fondi di Jenne

Mti Simbruini-Fondi di Jenne innevati RCRLB

i Fondi di Jenne all’inizio della primavera

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il Monte Tarino innevato alla fine dell’inverno

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paesaggio invernale presso Camerata Vecchia

Un paradiso per l’escursionismo

Caratterizzati da un susseguirsi di altopiani circondati da fitte faggete, i Monti Simbruini favoriscono un escursionismo leggero e rilassante.

Mti Simbruini-Fondi di Jenne 6 RCRDC

Mti Simbruini-Campo della Pietra, cavalli RCRLB

Mti Simbruini-Fondi di Jenne, paesaggio 4 RCRLB.JPG

il classico paesaggio bucolico degli altopiani simbruini

Del resto, fatta eccezione per le tre cime principali del gruppo, il Monte Viglio (2156 m.), il Monte Cotento (2015 m.) e il Monte Tarino (1997 m.), i Simbruini offrono ampi spazi privi di montagne di un certo rilievo, e quindi perfetti per chi cerca lunghe passeggiate nella natura senza troppa fatica.

Mti Simbruini-Sulla cresta dei Cantari RCRLB

sentiero del CAI verso il Monte Viglio

Mti Simbruini-Mte Viglio, verso il Mte Gendarme 1 RCRLB.JPG

sulla cresta dei Cantari verso il Gendarme e il Viglio

Mti Simbruini-Mte Viglio, deposito morenico 1 RCRLB.JPG

depositi morenici sulle pendici del Monte Viglio

Mti Simbruini-Vado Ciociaro e Mte Tarino RCRLB

il Vado Ciociaro ai piedi del Tarino

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la vetta del Monte Tarino

Allo stesso tempo, però, la scalata del Viglio in inverno con la neve riserva difficoltà alpinistiche, mentre la vetta del Tarino si raggiunge solo dopo una bella sgambata.

Mti Simbruini-Mte Viglio, veduta 4 RCRLB.jpg

ancora il solenne Viglio, la vetta più frequentata dagli escursionisti nel parco

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panorama dal Monte Autore con il Camposecco innevato

Un territorio insomma adatto a tutte le esigenze escursionistiche, ed ottimo anche per l’equitazione grazie alle immense praterie, che non a caso furono usate come set per alcuni film western, fra cui il cult “Lo Chiamavano Trinità”, quasi interamente girato sull’Altopiano di Camposecco.

Lungo il Cammino di San Benedetto

Da qualche tempo i Monti Simbruini sono tornati alla ribalta grazie al “Cammino di San Benedetto”.

Monastero del S. Speco di Subiaco-Affresco RCRLB.jpg

affresco del Sacro Speco

Ideato da Simone Frignani, redattore della prima guida, si tratta di un lungo trekking di 300 km fra Umbria e Lazio, da Norcia a Subiaco e a Montecassino, che porta il “pellegrino” o il semplice escursionista alla scoperta dei luoghi più significativi della vita di San Benedetto, patrono d’Europa.

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il Laghetto di San Benedetto, a breve distanza da Santa Scolastica

Mti Simbruini-Cascata di Trevi RCRDC

la Cascata di Trevi, come il laghetto di San Benedetto, toccata dall’itinerario

Il percorso, che attraversa altre importanti aree montuose del Lazio (Reatini, Carseolani-Sabini, Ernici, Cairo), tocca il tratto medio e alto della Valle dell’Aniene, addentrandosi fin nelle pieghe più nascoste delle montagne simbruine, e ha contribuito a far conoscere ad un pubblico senz’altro più vasto e più attento, rispetto al passato, le meraviglie di un territorio che non smette di stupire.

Mti Simbruini-Valle del Simbrivio, paesaggio presso Vallepietra 1 RCRLB.JPG

la Valle del Simbrivio: sullo sfondo la rupe della Santissima Trinità

Convento del S. Speco-Veduta crepuscolare 1 RCRLB

una romantica visione crepuscolare del Sacro Speco di Subiaco

E così luoghi come il Sacro Speco di Subiaco stanno vivendo una seconda stagione all’insegna non più soltanto del turismo religioso o culturale di nicchia, ma anche di un approccio silenzioso e profondo, legato alla riscoperta del sé e delle radici della cristianità più vera.


Tramonto sul Lago di Bolsena

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Un romantico tramonto dal lungolago di Bolsena


La “Giornata del Cammino Possibile” 2016

Domenica scorsa, 9 ottobre, abbiamo partecipato su invito dell’amico Luigi Plos alla manifestazione “Cammino Possibile”, organizzata dalla FederTrek con il patrocinio della Regione Lazio e del Comune di Roma. L’obiettivo di questa splendida iniziativa, che si ripete ogni anno con crescente successo, era quello di avvicinare alla natura il più ampio numero di persone (fra cui anche disabili, anziani e bambini) e allo stesso tempo quello di promuovere la “cultura del camminare”. Camminare è infatti un “gesto” tanto semplice e naturale quanto sempre più raro nelle nostre congestionate città e nella vita contemporanea che spinge sempre più a restare al chiuso (casa, ufficio, automobile, centro commerciale, ecc…).

E’ stato dunque proposto un facile anello nella Valle del Fosso dell’Acquaforte a poca distanza dalla periferia di Castelnuovo di Porto e dalla Flaminia, lungo i confini orientali del Parco Regionale di Veio. Si tratta di uno scenario dagli spazi sorprendentemente vasti e selvaggi, a tratti idilliaco, che preannuncia la Tuscia “classica” e che ricorda i dipinti dei vedutisti sette-ottocenteschi della Campagna Romana: un paesaggio ancora poco conosciuto nonostante l’estrema vicinanza con Roma, di cui, sui punti più panoramici del percorso, guardando verso sud, si intravedono già i primi palazzi all’orizzonte. Luigi Plos, nell’ambito del suo straordinario lavoro di ricerca e di riscoperta del territorio intorno alla Capitale (che ha dato alla luce l’imperdibile e-book “Luoghi segreti a due passi da Roma”), ha dedicato ampio spazio a questa zona in virtù del suo notevole valore archeologico ed ambientale (cascate, grotte, siti storici di epoca etrusca e medievale) e perciò, come membro della FederTrek, ha proposto tale meta per la “Giornata del Camminare 2016”

Riportiamo qui di seguito alcune immagini che da un lato testimoniano la grande partecipazione all’evento nonostante le previsioni meteo incerte, e dall’altro la bellezza dell’itinerario percorso, con l’invito ai nostri lettori ad informarsi delle prossime gite organizzate dalla FederTrek.

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Il Castello Orsini-Odescalchi di Bracciano e la Stanza di Isabella

Situato a dominio del vulcanico Lago Sabatino, Bracciano spicca agli occhi del visitatore soprattutto per l’imponente castello, visibile sin da ragguardevoli distanze. Lo splendido maniero si erge maestoso nella deliziosa Piazza Mazzini con i suoi alti e poderosi torrioni circolari, quasi completamente avvolto dalle piante rampicanti, i cui colori mutano in ogni stagione, offrendo uno spettacolo assai romantico. Tutt’attorno si snodano i vicoli dell’antico borgo, uno tra i più pittoreschi della Tuscia Romana, caratterizzato com’è da abitazioni costruite con la locale pietra lavica.

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Edificato nel XV secolo dalla famiglia Orsini sopra i resti di una rocca medievale, appartenuta ai Prefetti di Vico, il Castello Odescalchi, che trae il suo nome dalla famiglia che lo possedette fin dal 1696, conserva all’interno, magnifici affreschi e mobili d’epoca, ed è considerato una tra le dimore signorili fortificate, più eleganti d’Italia. Di notte l’antico maniero assume un aspetto tetro ed oscuro che lo riporta alla mente quale scenario perfetto di quell’epoca estrosa e rivoluzionaria sì, ma anche frivola e violenta che fu il Cinquecento.

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Una delle stanze del castello più interessanti e misteriose è sicuramente la “Camera Rossa” detta anche Stanza di Isabella. Posta al primo piano, essa presenta, oltre alla notevole mobilia antica, un soffitto ligneo dipinto nel XV secolo da Antoniazzo Romano. Isabella de Medici era la controversa moglie di Paolo Giordano Orsini, con il quale si sposò proprio in questo castello. La tradizione vuole che in tale stanza la donna compì innumerevoli misfatti. La giovane sposa, aveva un temperamento alquanto impetuoso e focoso, tant’è si narra che in alcune frivole feste ella giungesse vestita di soli veli, proprio per sottolineare le linee del suo corpo. Ma la sua natura la spingeva ad attirare numerosi amanti con i quali s’intrattenne proprio sul baldacchino ancora presente nella stanza: da qui, dopo un’ardente notte di passione, venivano condotti in un salottino al quale si accedeva da una porta sita in un angolo della camera, con la promessa di raggiungerli non appena si fosse rivestita. In realtà dietro alla piccola porta non vi era nessuna sala, ma solo un tenebroso e angusto corridoio nel quale era un trabocchetto. I suoi ignari amanti non potendo vedere nulla per via del buio cadevano nella botola e precipitavano vorticosamente in un orribile pozzo a rasoio. I loro corpi esanimi e dilaniati precipitavano poi nella calce viva, appositamente collocata per dissolvere ciò che restava di loro.

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Paolo Giordano Orsini, pur essendo a conoscenza della disdicevole condotta della moglie Isabella, un giorno si recò segretamente in chiesa ad ascoltare le confessioni della moglie, ed ottenne così la sue conferme. La sera stessa quindi vendicò le umiliazioni subite strangolando Isabella con un nastro di seta rosa, nei loro appartamenti del Castello di Cerreto Guidi a Firenze. Il trabocchetto, frutto della mente oscura e enigmatica di Isabella, è ancora visibile nella camera, mentre il pozzo è stato murato. La sensazione che si percepisce nell’osservare i luoghi dove vennero compiute tali scelleratezze è talmente forte, che pare aleggi ancora, tra le mura del castello, la presenza della viziosa nobildonna. Ed infatti, la tradizione popolare vuole che una signora in abiti del Cinquecento di tanto in tanto vaghi ancora sulle sponde del bel Lago di Bracciano…

APPUNTI DI VIAGGIO

Periodi consigliati:

Tutte le stagioni con particolare attenzione all’autunno.

Nei dintorni:

Monterano Vecchia, Caldara di Manziana, Lago di Bracciano con Anguillara e Trevignano Romano, Galeria Antica.

Links:
www.odescalchi.it
www.comunedibracciano.it
www.fantasmitalia.it


Cineto Romano e il “Pozzo senza fondo”

Pochi sanno che a Cineto Romano, piccolo borgo in Provincia di Roma, immerso nei boschi e contornato da verdi vallate e monti ameni al confine con l’Abruzzo, si trova un’attrattiva “turistica” del tutto singolare. Si tratta di un pozzo profondo oltre mezzo chilometro (!), e con un diametro di meno di tre metri, occupato solo negli ultimi 6 metri da uno specchio d’acqua freddissima. Affacciandosi all’orlo dell’abisso, si prova la terribile emozione di non vedere il fondo, ma solo una tetra oscurità. Noto come “Pozzo delle Morge” (o “Pozzo senza fondo”), costituisce lo scavo più profondo esistente in Italia: al confronto, il famoso cinquecentesco Pozzo di San Patrizio ad Orvieto, con i suoi 62 metri di profondità, appare assai modesto. Sui motivi e sulle tecniche della sua realizzazione non è mai stata fatta chiarezza. Si pensa che questa terrificante cavità sia stata creata dai Romani per contrastare i terremoti, secondo una credenza diffusa tra gli scienziati antichi (tra cui Plinio il Vecchio), e del resto ci troviamo in una zona altamente sismica degli Appennini. Alcuni studiosi sostengono, invece, che il pozzo fosse usato come pena capitale per delitti di particolare gravità, sebbene non abbiamo prove a riguardo. Ad ogni modo, la straordinaria opera è oggi vista come uno dei più alti esempi della ben note capacità ingegneristiche romane.

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Ma ben più fosca è stata, nel corso dei secoli, la reputazione di questo spaventevole baratro. Nel Medioevo si credeva, ad esempio, che il pozzo giungesse fino al centro della terra e fosse covo di mostruosi animali. Nello stesso tempo però, accanto a tali fantasie popolari, alcuni iniziarono a considerare l’origine del pozzo di Cineto da un punto di vista addirittura esoterico (per saperne di più cfr. “Lazio, i luoghi del mistero e dell’insolito). Di certo il Pozzo di Cineto rimane un sito che meriterebbe approfondimenti maggiori in campo accademico.


Tuscania-Panorama dal belvedere di Torre Lavello

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Una delle più strepitose “cartoline” del Lazio e d’Etruria. Dal belvedere di Tuscania i monumenti medievali si inseriscono nella cornice stupenda della Valle del Marta, con lo sfondo dei Monti Cimini e della Tolfa. Un paesaggio senza tempo da assaporare con calma in queste calde giornate primaverili. Per saperne di più di Tuscania: “Lazio, i luoghi del mistero e dell’insolito”.


Promontorio del Circeo dalle dune di Caprolace

 Circeo-Veduta dalle dune di Caprolace

Tutelate da uno storico parco nazionale, le dune fra il Lido di Latina e il promontorio del Circeo bordano uno dei tratti più integri e suggestivi del litorale laziale. Offrono magnifiche vedute sui numerosi laghi costieri e soprattutto sul Promontorio del Circeo che si staglia all’orizzonte con la sua mitica silhouette, che riprodurrebbe, secondo la leggenda, il profilo della Maga Circe. Il Circeo è un luogo colmo di fascino e mistero: per saperne di più si faccia riferimento alla nostra guida “Lazio. I luoghi del mistero e dell’insolito”.


Paesaggio presso Colli sul Velino

Paesaggio presso Colli sul Velino

Lo splendido paesaggio agreste della Valle Santa di Rieti presso Colli sul Velino. Uno scenario di altissimo valore estetico e culturale di cui si parla ancora troppo poco. Noi lo abbiamo attraversato interamente durante la prima tappa del Cammino di Francesco!


Navigazione rapida

La lista è strutturata in ordine cronologico: in alto il post più recente, in basso quello più vecchio. Clicca sull’articolo che vuoi leggere!

ITINERARI LAZIALI:

Il Parco Regionale dei Monti Simbruini: nei paesaggi dello Spirito

Acuto, piccolo mondo agreste a due passi da Fiuggi

Roccalvecce, borgo segreto fra Viterbo ed Orvieto

La vecchia Toscanella, “tempio del vedutismo” nel cuore della Maremma Laziale

Dai vicoli medievali di Veroli all’Abbazia di Casamari sulle tracce di simboli magici

Celleno, l’altra Civita

Civita di Bagnoregio, “la città che non muore più”

Il Castello Orsini-Odescalchi di Bracciano e la Stanza di Isabella

Cineto Romano e il “Pozzo senza fondo”

Rocca di San Leonardo a Borghetto

La “città perduta” di Tusculum e le sue romantiche vedute

Castel Cardinale, un maniero segreto fra Viterbo e Tuscania

– Nella Valle dei Calanchi ad aprile, sulla “Via delle Creste”

– Attraverso l’Agro di Vejo lungo la “Strada dei Parchi”

– La Certosa di Trisulti: arte e sapienza tra le foreste dei Monti Ernici

Rocca Guidonesca di Rocchettine

– Fra Sant’Oreste e Ponzano: paesaggi bucolici e sorprendenti a mezzora da Roma

– Torre Alfina: dove il Lazio diventa fantasia

Casperia, la regina della Sabina Tiberina

Sermoneta: benvenuti nel Medioevo

Il Lazio, la “terra dei laghi”

I Monti Lepini e la riscoperta di un’antica civiltà rurale

Il Castello Longobardo di Vicalvi fra storia e mistero

Il Centro Moutan: un paradiso di peonie alle porte di Vitorchiano

Il mondo fantastico di Calcata

La “città fantasma” di Monterano Vecchia

Castiglione in Teverina, piccola “capitale del vino” del Lazio

Anagni, la città dello “Schiaffo”

La Sabina Tiberina: ritorno all’Arcadia

I miracoli di Santa Cristina a Bolsena

La nobiltà decadente di Montecalvello, dimora segreta di Balthus

Il “Sacro Bosco” di Bomarzo

Lungo il Cammino di Francesco, da Rieti ad Assisi

Rieti Sotterranea, la magia di una scoperta

Le Terre della Farnesiana

Borghi e paesaggi “segreti” della Ciociaria (parte 3: da Roccasecca a Terelle)

Il fascino della Viterbo medievale

Alatri: la “città dei Ciclopi” e dei simboli templari

Borghi e paesaggi “segreti” della Ciociaria (parte 2: da Frosinone ad Aquino)

Borghi e paesaggi “segreti” della Ciociaria (parte 1: da Serrone a Fumone)

Borghi e paesaggi “segreti” della Tuscia (parte 3: da Bolsena a Centeno, con ritorno in Maremma)

Campo Soriano e la Rava di San Domenico

Borghi e paesaggi “segreti” della Tuscia (parte 2: da Viterbo a Sermugnano)

Borghi e paesaggi “segreti” della Tuscia (parte 1: da Roma alla Farnesiana)

Il Castello di Fumone e la tragica storia del “Marchesino”

La Caldara di Manziana

La Piramide di Bomarzo

Le rovine dell’Abbazia di Piantangeli

Luni sul Mignone, cuore segreto d’Etruria

Il Revòtano di Roccantica

I castelli perduti della Tuscia

I castelli perduti della Ciociaria

I castelli perduti della Sabina

Alla scoperta delle città megalitiche del Lazio

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ALBUM FOTOGRAFICI TEMATICI:

Il campanile di Casalattico

Aprile nella Valle del Farfa

Sulla Strada dei Vini e dei Sapori della Teverina Viterbese all’inizio della primavera

Lungo la Santa Severa-Tolfa, nel selvaggio “West” del Lazio

– Paesaggio sabino a Colle Sala

Il presepe con le balle di fieno di Selci

Scorci di Orte, aspettando l’Ottava Medievale

I panorami dai Cappuccini di Albano

Le rovine di Cencelle ad aprile

– Nella Valle dei Calanchi ad aprile, sulla “Via delle Creste”

– Attraverso l’Agro di Vejo lungo la “Strada dei Parchi”

– Monte Piantangeli ad aprile

– Ferento: architettura e paesaggio

– Fra Sant’Oreste e Ponzano: paesaggi bucolici e sorprendenti a mezzora da Roma

– Autunno nei boschi del Monte Cimino


I Monti Lepini e la riscoperta di un’antica civiltà rurale

I Monti Lepini si innalzano, estesi ed imponenti, dalla Valle del Sacco a nord-est e dall’Agro Pontino a sud-ovest, a cavallo fra le province di Roma, Frosinone e Latina. Fanno parte della catena dell’anti-Appennino laziale, in cui rientrano i più meridionali Ausoni ed Aurunci. Un’area naturale di grande valore, tutelata da SIC e ZPS all’interno della Rete Natura 2000 dell’U. E., fra le più importanti del Lazio intero, malgrado la scarsa notorietà turistica sia a livello nazionale che regionale.

Paesaggio presso Supino

Aree naturali selvagge a monte di Supino

Pascoli carsici

Pascoli carsici a Campo Rosello

Monti Lepini-Paesaggio presso la Fonte S. Martino 1 RCRLB

Paesaggio presso Gorga

Panorama da Bassiano

Panorama da Bassiano

Il massiccio culmina nel Monte Semprevisa, che con i suoi 1536 m. domina l’Agro Pontino: rivestito di foreste e spesso innevato durante l’inverno, a vederlo dal mare offre un affascinante contrasto visivo con l’ambiente del tutto diverso della costa.

Agro Pontino-Campagna presso Doganella

Veduta dei Monti Lepini dall’Agro Pontino, in località Doganella di Ninfa

Nonostante le forme piuttosto arrotondate, ad un primo sguardo queste montagne non presentano quasi mai un paesaggio dolce. Brulle pietraie caratterizzano le creste montuose e la stessa cosa avviene alle quote meno elevate in tutto il versante pontino. Le pendici dei rilievi presentano una campagna coltivata per lo più ad uliveti e frutteti su spettacolari e interminabili terrazzamenti, che cede poco alle arature e ai seminativi.

Panorama da Rocca Massima

Panorama da Rocca Massima

Sermoneta-Uliveto

Uliveti terrazzati a Sermoneta

Villa rurale ai piedi di Cori

Villa rurale ai piedi di Cori

Panorama presso Piano di Montelanico

Una zona interna fra Montelanico e Carpineto

Pietraia presso Campo Rosello

Pietraia presso Campo Rosello

Fanno eccezione, nel “recinto pedemontano”, le colline interne fra Artena e Colleferro e quelle, splendide, di Giulianello (che fanno da corona all’omonimo lago), i prati della Val Suso presso Sezze, oppure alcune aree agricole del versante ciociaro (Gavignano, Sgurgola, Morolo) e della Valle dell’Amaseno (al confine con i Monti Ausoni) che ripropongono il classico scenario rurale del Lazio dei campi di grano e foraggio intervallati a pascoli punteggiati di greggi e querce solitarie.

Campagna intorno al Lago di Giulianello

Campagna intorno al Lago di Giulianello

Valle di Artena, campagna

Paesaggio collinare in una valle interna fra Artena, Rocca Massima e Colleferro

Campagna di Giulianello

Le dolci colline di Giulianello

Ma salendo sui monti prevalgono nettamente la pastorizia e l’arcaico paesaggio di pietraie e foreste che lasciano inaspettatamente il posto ad ampie ed assolate pianure carsiche.

Cavalli al pascolo presso Campo Rosello

Cavalli al pascolo presso Campo Rosello

Pascolo e pietraie presso Campo Rosello

Pascolo e pietraie presso Campo Rosello

Campo Rosello, trasporto legname con muli

Trasporto del legname con i muli a Campo Rosello

Violette gialle

Violette gialle

Queste ultime sono un po’ la specificità dei Lepini e li accomunano ad un altro importante massiccio laziale, quello dei Simbruini, che corre quasi parallelo a nord-est e che nelle giornate limpide si lascia ammirare – insieme ai contigui Ernici – con le sue vette innevate per molti mesi all’anno.

Pian della Faggeta

Il Pian della Faggeta visto dal sentiero per il Monte Erdigheta

Altopiano del Lontro

Antichi stazzi sui Piani del Lontro

Campo Rosello

Campo Rosello

Campo di Montelanico

Campo di Montelanico

Campo di Segni, mucche e laghetto

Campo di Segni, mucche e laghetto

Altopiani carsici come il Campo di Segni, il Campo di Montelanico, il Pian della Croce presso Supino, il Pian della Faggeta presso Carpineto, i Piani del Lontro presso Gorga, Campo Rosello presso Bassiano, ecc… offrono veri e propri “quadri” bucolici con un paesaggio pastorale d’altri tempi che negli ultimi anni si sta cercando di recuperare e valorizzare nei suoi aspetti insediativi tradizionali (fienili, “lestre”, muretti a secco, ecc…).

Pian della Croce

Pian della Croce

Campo di Segni, fienile

Campo di Segni, fienile

Campo di Segni, paesaggio

Campo di Segni, paesaggio

Pian della Faggeta, lestra

Lestra su Pian della Faggeta

Altopiano del Lontro

Altopiano del Lontro

Le verdi praterie permettono l’incontro con bovini, equini e suini tenuti per lo più allo stato brado, sfruttando così l’immensa ricchezza vegetale dei terreni, ciò che incide positivamente sull’altissima qualità delle carni e dei formaggi qui prodotti. Più timida la fauna selvatica, decimata dalla caccia, che comunque include una notevole varietà di rapaci e mammiferi: si parla anche dello sporadico passaggio del lupo appenninico.

Campo di Segni

Laghetto sul Campo di Segni

Campo di Segni, mucche e laghetto

Bovini al pascolo sul Campo di Segni

Pian della Croce

Cavalli sul Pian della Croce

Suini allo stato brado

Suini allo stato brado presso il Campo di Montelanico

Su questi magri alpeggi l’acqua è pressoché assente, se non nei piccoli volubri e nelle rare risorgenze, fatto causato dalla natura carsica dei terreni. Del resto i pianori dei Lepini, oltre ad essere di notevole valore paesaggistico, costituiscono uno straordinario patrimonio geologico, offrendo tutti gli aspetti del carsismo “maturo”: inghiottitoi, campi solcati, pinnacoli rocciosi, grotte, ecc.. Un complesso, questo, ancora da esplorare e tutto da valorizzare.

Piano dell'Erdigheta, cavalli nella nebbia

Cavalli nella nebbia sul Piano dell’Erdigheta

Un’altra peculiarità dei Lepini sono senza dubbio i boschi. Vasti, fitti, selvaggi, comprendono tutti gli strati della macchia mediterranea fino alle più elevate faggete. Fioriture di orchidee e stupendi esemplari secolari di faggio, acero, cerro e tasso riempiono gli occhi dei camminatori che sempre più numerosi frequentano nel fine-settimana queste montagne.

Campagna presso il Campo di Segni

Campagna presso il Campo di Segni

La morfologia complicata dei rilievi rende però le selve ambienti in cui non è difficile smarrire il sentiero e perdersi: le cupe faggete, ad esempio, quando le luci del tramonto iniziano ad abbandonarle, diventano luoghi in cui orientarsi può essere complicato se non si conoscono bene i percorsi, anche perché quasi totale è l’assenza di presenza umana e di riferimenti antropici.

Colori tardo-autunnali

Colori tardo-autunnali

Leccio presso Campo Rosello

Leccio presso Campo Rosello

Faggeta a Campo Rosello

Faggeta a Campo Rosello

Un faggio sui Piani di Gorga

Un faggio sui Piani di Gorga

Di quota modesta e quasi prive di pareti imponenti e torrioni rocciosi, le cime dei Lepini sono state snobbate per molti anni dall’escursionismo romano, rimasto a lungo orientato verso le grandi montagne abruzzesi. La situazione è oggi radicalmente cambiata e queste piccole “vette” sono molto apprezzate per la vastità dei panorami e per l’integrità degli ambienti naturali che si attraversano per raggiungerle: fra le principali si segnalano, oltre al già citato Monte Semprevisa (che dal versante di Pian della Faggeta riserva una delle escursioni più interessanti e complete del massiccio), i monti Malaina (1480 m.), Gemma (1457 m.), Croce Capreo (1421 m.), Lupone (1378 m.) ed Erdigheta (1336 m.), mentre minore come altitudine ma assai pittoresco è il Monte Cacume (1095 m.), dal nome buffo e dall’inconfondibile forma piramidale.

Panorama dal Monte Semprevisa

Panorama dal Monte Semprevisa verso la Ciociaria

Monte Cacume dal Piano dell'Erdigheta

Il Monte Cacume dal Piano dell’Erdigheta

Mte Lupone, panorama

Panorama dal Monte Lupone verso l’interno

Sempre più siti internet e associazioni escursionistiche includono i Lepini come meta di gite e trekking: segno, questo, di una “maturazione” avvenuta nel mondo dell’escursionismo negli ultimi tempi, di cui è prova il vero e proprio “boom” dei percorsi a bassa quota e dei “cammini” (fra l’altro nei Lepini passa il tracciato della cosiddetta “Via Francigena del Sud”, così chiamata poiché va a congiungere Roma con Brindisi, ove nel Medioevo i pellegrini si imbarcavano per la Terra Santa).

Paesaggio presso Sezze

Paesaggio setino sulla Via Francigena

Evidentemente la mentalità dell’escursionismo contemporaneo sta cambiando: molti stanno abbandonando l’ideologia “alpinistica”, per cui solo montagne di una certa forza evocativa e di una certa altitudine sarebbero “degne” di essere percorse, e stanno iniziando a giudicare l’interesse degli itinerari dalla ricchezza naturalistica, ambientale, culturale, antropica dei luoghi, al di là della “quota”.

Bosco presso Pian della Faggeta

Sul sentiero per il Piano dell’Erdigheta

Infine i paesi. Sono molti e quasi sempre di remota origine. Sembra infatti che le civiltà più antiche avessero già prescelto questi luoghi come perfetti per abitarvi. I Volsci, popolazione italica di incerta provenienza (forse umbra), edificarono città dalle mura possenti ed invalicabili, dette dagli studiosi di archeologia “megalitiche” (o “poligonali”) per l’essere costituite appunto di giganteschi poligoni litici lavorati ed incastrati alla perfezione “a secco”, cioè senza l’uso di malta, secondo una tecnica ingegneristica ancor oggi sconosciuta. Nel corso già dell’epoca romana queste architetture furono oggetto di mitizzazione (ma anche di pragmatico riutilizzo), essendo ritenute opera di “giganti”: i cosiddetti “ciclopi” di omerica tradizione, giunti qui da chissà dove. Alcuni conferiscono la loro origine (o la loro dedica) al Dio Saturno, secondo una leggenda complicata quanto affascinante di posizionamento non casuale di queste città, corrispondente cioè alla forma di determinate costellazioni.

Norba-Torrione della Porta Maggiore

Norba, torrione della Porta Maggiore

Molto si potrebbe scrivere – e molto abbiamo già scritto e continueremo a dire a tal proposito – su queste costruzioni straordinarie che si estendono per tutta la Ciociaria – celebri le “mura poligonali” di Alatri, Ferentino, Veroli e Arpino – con testimonianze importanti anche nelle zone e nelle regioni limitrofe, in particolare nell’area pontina, in Sabina e nell’Umbria meridionale (a Spoleto e ad Amelia). Qui sui Lepini si conservano alcuni degli esempi più notevoli di “mura ciclopiche” in Italia: a Cori (dove è ben visibile tutto lo sviluppo storico dei vari periodi delle mura megalitiche, da quelle più arcaiche a quelle d’epoca romana), a Norba (abbandonata in epoca sillana dopo un tragico suicidio di massa) e a Segni (spettacolare la cosiddetta “Porta Saracena”).

Segni-Porta Saracena

Segni, Porta Saracena

Cori-Mura megalitiche

Un tratto delle mura megalitiche di Cori

Terminata l’epoca romana, questi vetusti siti, che in parte non furono mai abbandonati, tornarono molto utili contro le scorribande barbariche e più in là contro la minaccia araba. La loro posizione arroccata, spesso a strapiombo di rupi altissime, gli permise di rafforzarsi in epoca medievale sia come baluardi dello Stato della Chiesa, a cui sempre appartennero, sia come feudi dell’aristocrazia romana.

Agro Pontino-Panorama da Norma

Panorama da Norma sull’Agro Pontino

Nel Basso Medioevo si costituirono talvolta dei liberi Comuni, di cui rimane traccia nei palii, nei cortei in costume e nelle tradizioni civiche che ancor oggi segnano la storia e la vita culturale di queste comunità. Interessanti anche le manifestazioni di carattere religioso, fra cui spicca la Passione Vivente di Sezze.

Duomo di S. Maria durante la Passione vivente

Sezze, Duomo di S. Maria durante la Passione vivente

Sezze, Passione vivente

Sezze, Passione vivente

Sezze, Passione vivente

Sezze, Passione vivente

E’ una religiosità molto sentita quella delle popolazioni lepine. E forse non è un caso se qui si installarono diverse comunità monastiche, di cui i simboli sono senz’altro le abbazie cistercensi di Valvisciolo e Fossanova. Quest’ultima, vero capolavoro d’arte gotico-cistercense, dichiarata “attrattore culturale” dalla Regione Lazio, sorge un po’ defilata, in pianura, verso Priverno: vi morì San Tommaso d’Aquino e la sua creazione costituì forse il primo tentativo in assoluto di bonifica delle paludi pontine nel Medioevo. Entrambe le abbazie serbano leggende e tracce esoteriche, per cui rimandiamo al nostro libro “Lazio. I luoghi del mistero e dell’insolito”.

Abbazia di Valvisciolo-Chiesa, facciata

Abbazia di Valvisciolo

Abbazia di Fossanova

Abbazia di Fossanova

Tornando ai paesi, dal punto di vista artistico e ambientale primeggia nettamente la magnifica Sermoneta, uno dei borghi più suggestivi ed integri del Lazio, ancora circondato da mura medievali e rinascimentali: da non perdere il poderoso Castello Caetani, importante monumento dell’architettura militare italiana. Similmente a Valvisciolo e Fossanova, il centro storico custodisce svariati segni e simboli di natura occulta e forse templare, la cui interpretazione è stata affrontata sempre nella nostra guida.

Sermoneta-Duomo, campanile

Il campanile romanico del Duomo di Sermoneta

Sermoneta-Vicolo

Un vicolo di Sermoneta

Sermoneta-Castello, stemma dei Caetani

Stemma dei Caetani nel Castello di Sermoneta

Sermoneta-Palazzo Comunale

Sermoneta, Palazzo Comunale

Sermoneta-Scorcio dal Belvedere

Uno scorcio del borgo di Sermoneta dal Belvedere

Le case di Sermoneta viste dal Castello Caetani

Le case di Sermoneta viste dal Castello Caetani

La campagna pontina vista da Sermoneta

La campagna pontina vista da Sermoneta

A Sermoneta contenderebbe lo scettro di bellezza la romantica Ninfa, se non rientrasse in un’altra categoria, quella cioè delle “città morte” (al pari della già citata, e più antica, Norba). Adagiata i piedi dei Monti Lepini, nell’angolo più bello della Pianura Pontina, Ninfa con suo giardino “all’inglese” e il suo laghetto sorgivo è assolutamente una delle meraviglie d’Italia e di per sé merita un viaggio. Anch’essa fu feudo dei Caetani (il cui castello domina le rovine), di cui rimase sempre proprietà privata fino all’estinzione della casata: in tempi recenti, una fondazione si occupa della sua manutenzione e delle visite.

Ninfa col Castello Caetani

Ninfa col Castello Caetani

Ninfa-Veduta

Le rovine di Ninfa in estate

Riflessi nel laghetto di Ninfa

Riflessi nel laghetto di Ninfa

Altri gioielli sono senza dubbio Bassiano, ancora cinta di mura medievali, patria dell’umanista Aldo Manuzio, Prossedi, dominata da un elegante palazzo-castello, e i “paesi-presepio” di Patrica, Artena e Sgurgola. Affascinante anche il centro medievale di Carpineto Romano, ingentilito da raffinate abitazioni e oggi in via di ristrutturazione, ma purtroppo, come altri borghi lepini, affiancato da una brutta espansione anni ’70-’80: problema che affligge anche la vicina Segni, ricca di monumenti e archeologia, il suggestivi borghi di Maenza e Roccagorga e soprattutto Sezze, il cui abitato storico, peraltro di notevole interesse, appare ormai come inghiottito dalle costruzioni degli ultimi decenni.

Artena-Veduta

Artena

Veduta di Bassiano

Bassiano da lontano

Bassiano, passeggiata delle mura

Bassiano, scorcio nel borgo

Il territorio intorno ai Monti Lepini, del resto, ebbe a soffrire nel Dopoguerra uno sviluppo industriale disordinato e speculatorio che ebbe ripercussioni sociali ed urbanistiche anche sugli antichi villaggi d’altura, rimasti da un lato fedeli ad una civiltà arcaica e dall’altro attratti da una “modernità” abbagliante quanto cieca, basata cioè su un concetto di “comodità”, di sviluppo “rapido” e meramente quantitativo che si è poi protratto sino ad oggi.

Mte Lupone, panorama

Uno scorcio della Valle del Sacco dal Monte Lupone prima dell’avvento del fotovoltaico a terra

Queste contraddizioni sono visibili quando ci si affaccia sulle piane, in più punti martoriate da capannoni, cave, impianti fotovoltaici, ecc… che di colpo cedono il passo alle pendici intatte dei monti; eppure in basso resistono, a tratti, zone agricole di assoluta bellezza, ma ancora prive di una reale salvaguardia: “terreni” non “territori”! Si auspica a riguardo l’istituzione, quanto prima, di una serie di parchi agricoli a loro tutela e promozione.

Cori-Veduta

Cori

Gavignano Romano-Veduta

Gavignano Romano

Segni-Particolare del centro storico

Segni

Veduta di Gorga

Gorga

Oggi tuttavia la crisi economica in atto a livello nazionale (ed oltre) sta risvegliando nuovi modi di pensare l’avvenire, e molti di questi paesi si stanno riappropriando di tradizioni e mestieri fino a pochi anni fa dati per spacciati: in questo senso proprio la pastorizia appare con tutta la sua forza trainante, in particolare verso i giovani. Come altri territori, anche i Lepini insegnano che non potrà esservi futuro se non nel solco di una rinnovata tradizione, che è lì, solida, pronta all’uso, e attende soltanto di essere riscoperta.

Sermoneta-Vicolo con archetto

Vicolo con archetto a Sermoneta

Inoltre, una maggiore consapevolezza delle risorse paesaggistiche, enogastronomiche e culturali del territorio si sta facendo largo nella popolazione: non a caso stanno aumentando i b&b e gli agriturismi, fino a poco tempo fa rari da queste parti. Il pane e il vino di Cori, il prosciutto crudo di Bassiano, le olive da tavola di Rocca Massima, un olio extravergine di oliva dovunque di altissima qualità e tanto altro ancora sono alcune delle eccellenze già riconosciute a livello nazionale su cui può far leva lo sviluppo agricolo lepino e quindi il rilancio dell’economia locale.

Cori, Chiesa di Sant'Oliva

Cori, Chiesa di Sant’Oliva

Si auspica insomma una rinascita di questa sorta di “isola” di autenticità e civiltà vera – seppur sopita – all’interno di un mare di “modernità”, quella delle pianure industrializzate e urbanizzate, falsa e ormai declinante, e in ultima analisi già vecchia.


Chiesa dell’Abbazia di Farfa

Abbazia di Farfa-Chiesa, facciata

La semplice facciata della chiesa abbaziale di Farfa, scrigno di tesori storico-artistici nel cuore della Sabina Tiberina. Eretta fra il VI-VII secolo da alcuni monaci, l’abbazia fu cara a Carlo Magno e divenne nell’Alto Medioevo fulcro di un vero e proprio Stato che si estendeva soprattutto a cavallo del Lazio e dell’Umbria attuali, con proprietà anche in Toscana e nelle Marche; circondata da uno splendido borgo, ricco di botteghe artigianali e dotato di strutture ricettive, dal 1921 l’abbazia è gestita dai benedettini che permettono la visita guidata di una porzione del complesso religioso.  Per maggiori informazioni sulla storia e sulle leggende che avvolgono l’Abbazia di Farfa si faccia riferimento al nostro libro “Lazio. I luoghi del mistero e dell’insolito”.


Il Castello Longobardo di Vicalvi fra storia e mistero

Il possente Castello di Vicalvi si erge a circa 600 m. s. l. m. sulla sommità dell’omonimo paese della Bassa Ciociaria, alle cui spalle, come fosse l’ennesimo argine difensivo, si alzano i primi contrafforti degli Appennini.

Vicalvi-Castello, panorama 1 RCRLB

Vicalvi-Casali abbandonati ai piedi del borgo RCRLB

Situato su di un colle tra la Valle del Fibreno e la Val di Comino, prossimo ai confini con l’Abruzzo, rappresenta nel Lazio uno dei maggiori esempi di “incastellamento” nei secoli poi inglobato in un tessuto urbano (il “borgo”).

Vicalvi-Castello, Scorcio dalla prima cinta muraria RCRLB

Il fortilizio è munito di ben tre cinte murarie, intervallate da torri, mentre sul piano superiore si aprono numerose bifore, in parte murate. Venne fondato nell’Alto Medioevo a protezione della Val di Comino e, anche se le informazioni pervenuteci sono frammentarie, si suppone che abbia origini longobarde.

Vicalvi-Castello, scorcio dalla seconda cinta muraria 2 RCRLB

Le prime testimonianze risalgono infatti all’VIII secolo, periodo in cui era all’apice il dominio dei Longobardi nella nostra penisola. Nel secolo successivo, prima di diventare un possedimento del Monastero di Montecassino – che vide via via aumentare le proprie prerogative su quei territori, e quindi ridurli a vere e proprie dipendenze – Vicalvi subì le incursioni ed i saccheggi delle orde saracene prima e degli Ungari dopo.

Vicalvi-Castello, accesso al nucelo centrale 2 RCRLB

Nel Cinquecento, a causa della scoperta e dell’utilizzo della polvere da sparo, il castello fu giudicato troppo vulnerabile, e così si decise di fasciare la parte inferiore della cortina e dei torrioni con una scarpa, mentre una torre circolare fu addossata all’attuale rampa che conduce all’ingresso, probabilmente fungendo da pilone per un ponte levatoio ormai scomparso.

Vicalvi-Castello, arco d'accesso alla piazza d'armi 1 RCRLB

Vicalvi-Castello, bifora 3 RCRLB

Vicalvi-Castello, edificio interno principale 2 RCRLB

Durante il secondo conflitto mondiale, poiché non distante dalla Linea Gustav, le truppe tedesche decisero di trasformare il complesso difensivo in un ospedale da campo. Un triste periodo questo che ha lasciato una testimonianza indelebile sulle sue mura: una grande croce rossa, divenuta ormai il simbolo distintivo del castello.

Vicalvi-Castello, veduta con croce RCRLB

Vicalvi-Castello, affresco della cappella RCRLB

Luogo dal fascino lugubre e decadente, il castello di Vicalvi è avvolto da una leggenda un tempo molto nota agli abitanti locali ma ora destinata a cadere man mano nell’oblio. Si narra di una dama, Aleandra Maddaloni, che sarebbe qui vissuta nel XVIII secolo dedicandosi alla lussuria più spregiudicata: era solita, durante le lunghe assenze dello sposo, sedurre i giovani più belli del paese, facendoli poi uccidere da un suo fidato servo.

Vicalvi-Castello, particolari RCRLB

Scoperta infine dal coniuge, questi, furioso, la avrebbe fatta murare viva in una delle torri. Si dice che il suo fantasma vaghi ancora, al tramonto, fra i ruderi del maniero in cerca di nuovi amanti…

Vicalvi-Tramonto verso Posta Fibreno RCRLB

Si può effettuare una visita libera telefonando preventivamente al Comune di Vicalvi e richiedendo l’apertura del monumento. Per maggiori informazioni sulla storia del castello si faccia riferimento al nostro libro “I castelli perduti del Lazio e i loro segreti”.


Rovine del Castello Longobardo di Vicalvi

Vicalvi-Castello Longobardo, accesso al nucleo centrale RCRLB

L’accesso al nucleo centrale del Castello Longobardo di Vicalvi, uno dei “manieri perduti” più suggestivi della Ciociaria, le cui vicende ebbero inizio con l’Alto Medioevo e videro il loro drammatico epilogo durante la Seconda Guerra Mondiale. Per maggiori informazioni si rimanda al nostro libro “I castelli perduti del Lazio e i loro segreti”.


Castello Cantelmo di Alvito

I castelli perduti del Lazio

Il Castello Cantelmo ad Alvito si erge poderoso su un terrazzo naturale a dominio della Val di Comino. Per maggiori informazioni si rimanda al nostro libro “I castelli perduti del Lazio e i loro segreti” e all’articolo “Borghi e paesaggi segreti della Ciociaria”. A chi volesse invece visitare il luogo, si consiglia di contattare l’amico Bernardo Mattiucci dell’Associazione “Outdoor Emotions” (b.mattiucci@outdooremotions.com – 3493215261).


I castelli perduti del Lazio e i loro segreti (2011)

Leggende popolari, l’arte e la letteratura, e in tempi più recenti il cinema, hanno raccontato i manieri in rovina come luoghi magici e misteriosi, consegnandoli per sempre all’immaginario collettivo. Nel Lazio i ruderi di rocche, castelli e fortezze costituiscono un elemento importante nel patrimonio monumentale: e non potrebbe essere altrimenti in una regione sempre al centro delle vicende umane, che a lungo dovette proteggere la “città eterna” da invasioni d’ogni sorta e che al contempo fu teatro dei feroci scontri fra le casate della nobiltà capitolina. La guida, nel tracciare un itinerario dedicato ai “fortilizi perduti” del Lazio, vuol porre in evidenza la loro straordinaria varietà architettonica e paesaggistica: dalle solitarie e silenziose rocche della Tuscia, con i loro panorami mozzafiato, ai ruvidi e turriti castelli della Sabina e del Cicolano, spesso incastonati in scenari fiabeschi; dalla sognante e malinconica Ninfa, persa in un angolo stupendo dell’Agro Pontino, alle possenti fortezze della Ciociaria, situate alle pendici di maestose montagne. Percorrere questo Lazio spesso “dimenticato” equivale a riscoprire una terra dal fascino incomparabile, che offre una miriade di paesaggi “antichi” in cui le rovine storiche sono un elemento costante. La guida, scritta da due profondi conoscitori del territorio laziale, fornisce indicazioni precise e dettagliate su come raggiungere i luoghi, spesso isolati ed altrimenti difficili da visitare; particolare attenzione è inoltre conferita ai dintorni e alle possibilità escursionistiche dei siti descritti, nonché alle tradizioni artigianali, al folklore e ai prodotti enogastronomici delle diverse zone, al fine di suggerire veri e propri itinerari turistici di uno o più giorni.

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Lazio. I luoghi del Mistero e dell’Insolito (2006)

Il Lazio è la regione dei mille paesaggi e dei mutamenti improvvisi, delle civiltà arcaiche e dell’antichissima presenza umana. E’ una terra dalle emozioni forti e sottili allo stesso tempo, estremamente eterogenea e in larga parte ancora sconosciuta ai più; per questo lontana, nel complesso, dalle facili etichette e dai banali stereotipi del turismo moderno. Esiste poi un Lazio diverso, affascinante e inesplorato, spesso ignorato dalle guide e che tuttavia non mancherà di sorprendere il viaggiatore curioso e avventuroso. Isole galleggianti, laghi che scompaiono e riappaiono periodicamente, impronte di santi, demoni e miscredenti, simboli e chiese templari. Poi ancora, presenze spettrali, città morte e castelli infestati, acropoli ciclopiche, voragini impressionanti e grotte arcane, percorsi iniziatici scolpiti nella roccia, avvistamenti ufo. Sono, queste, soltanto alcune delle suggestioni del Lazio segreto, che in questo libro ci proponiamo di svelare al lettore. La guida descrive in maniera approfondita ben 50 località, suddivise in 5 itinerari corrispondenti ad altrettante aree storico-geografiche della regione, con indicazione dettagliate su come arrivare sul posto e su come elaborare itinerari di più giorni. E’ presente inoltre un’appendice che elenca altri numerosi siti “misteriosi” ed “insoliti” che è possibile abbinare alla visita di quelli principali, per un totale di quasi 100 siti citati. I testi sono redatti in un linguaggio assieme diretto e colto che non mancherà di affascinare il lettore, introducendolo in modo perfetto alla scoperta di luoghi magici e arcani.

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