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Castello di Vicalvi, scorcio interno

Vicalvi-Castello Longobardo, accesso al nucleo centrale RCRLB.JPG

Le tetre rovine del misterioso Castello di Vicalvi sorvegliano il Lago di Posta Fibreno e l’accesso alla Val di Comino, stupenda plaga che in primavera si veste di mille colori. Di origini longobarde, il poderoso maniero è visitabile purtroppo solo sporadicamente ma per chi abbia la fortuna di entrarvi resta un ricorso indelebile. Per maggiori informazioni: “I castelli perduti del Lazio… e i loro segreti”

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Veduta del Castello dei Conti d’Aquino e di Roccasecca Vecchia

Roccasecca-Castello dei Conti d'Aquino, veduta 1 RCRLB

Una suggestiva veduta del Castello dei Conti d’Aquino e di Roccasecca Vecchia dalla strada per Colle San Magno. Qui siamo davvero in uno dei “paesaggi segreti” del Lazio, ancora pressoché sconosciuto “al grande pubblico” malgrado la vicinanza con l’A1. Situati nei pressi dell’antico confine fra Stato della Chiesa e Regno di Napoli, questi affascinanti ruderi dominano la bassa Valle del Melfa e quella del Liri e sono legati alla figura di San Tommaso d’Aquino che qui, secondo una leggenda, ebbe i natali. Per approfondimenti: “I Castelli perduti del Lazio e i loro segreti”.


Roccasecca-Veduta del Castello dei Conti d’Aquino

Roccasecca-Castello dei Conti d'Aquino, veduta 1 RCRLB

Una veduta del profilo del Castello dei Conti d’Aquino e del “borgo fantasma” che si distende ai suoi piedi, dalla strada per Colle San Magno. Siamo a Roccasecca, punto di partenza del nostro itinerario “Borghi e paesaggi segreti della Ciociaria: parte 3” e tappa importante del percorso “I castelli perduti della Ciociaria”. Custode delle memorie di San Tommaso d’Aquino (che qui secondo la tradizione nacque e, più tardi, venne rinchiuso dai suoi stessi genitori contrari alla sua vocazione religiosa), il solenne fortilizio domina la sottostante Piana del Melfa. Per saperne di più: “I castelli perduti del Lazio”.


Il Castello di Fumone e la tragica storia del “Marchesino”

Circondato da boschi ed uliveti, il tranquillo borgo medievale di Fumone si offre al visitatore tutto arroccato attorno al suo castello, in un pittoresco amalgama grigio tra le abitazioni ed il fortilizio. Eretta tra il IX e il X secolo e più volte rimaneggiata, la Rocca Longhi-De Paolis è famosa non soltanto per essere stata la prigione di Celestino V, nonché luogo della sua morte, ma anche per ospitare uno straordinario giardino pensile (il più alto d’Europa, con i suoi 800 metri s. l. m.) da sempre conosciuto come la “terrazza della Ciociaria”. L’Arx Fumonis fu sin dall’Alto Medioevo un’imprendibile fortezza e respinse, fra gli altri, anche gli assedi degli imperatori Federico Barbarossa ed Enrico VI e venne conteso tra le maggiori famiglie nobiliari laziali.

La porta del borgo di Fumone

Passata poi alla Chiesa, la rocca assolse a lungo la funzione di controllo del territorio meridionale dello Stato Pontificio, da cui deriverebbe indirettamente il toponimo “Fumone”. Alla vista dei nemici, infatti, dal culmine di un’alta torre – oggi scomparsa – si levava un’enorme colonna di fumo: essa avviava un sistema di segnalazioni simili a catena, che coinvolgeva i paesi limitrofi giungendo infine alle mura capitoline, avvertendo così la “città eterna” dell’imminente pericolo. Il fortilizio nasconde numerosi misteri e ricordi di vicende macabre e terrificanti: il “pozzo delle vergini”, il monaco murato vivo chissà dove nell’edificio e mai ritrovato, le tragiche memorie dei numerosi carcerati e non ultima la già citata prigionia del celebre Papa del “gran rifiuto” dantesco. La visita al castello procede di sala in sala, tra affreschi, arazzi, eleganti arredi, sino a giungere all’archivio dove, tra importanti e antichi documenti, riposa in un angolo, un po’ defilata, una credenza. Al suo interno è celato il ricordo di una vicenda tra le più spaventose del castello. Si tratta della triste storia del “Marchesino”, ossia del piccolo Francesco Longhi, vissuto all’inizio dell’800. Ultimo fratello dopo ben sette sorelle, egli, come primogenito maschio, avrebbe avuto in eredità tutti i beni di famiglia. Le perfide sorelle, allora, a quanto pare,  uccisero il fratellino mettendo quotidianamente nelle sue pappe minuscole schegge di vetro (o gocce di veleno). Presto iniziò una lenta agonia che portò alla morte Francesco alla tenera età di cinque anni. La madre impazzì dal dolore, ordinando che le spoglie del figlio fossero imbalsamate con la cera e poste in una teca di cristallo ad eterna memoria. Misterioso rimane tutt’oggi il metodo usato per la mummificazione. Secondo una leggenda il castello sarebbe infestato dai fantasmi di Emilia Caetani-Longhi e dello stesso Marchesino, mentre dai sotterranei saltuariamente proverrebbero le urla e i pianti degli spettri dei prigionieri. Per saperne di più si faccia riferimento alla nostra guida Lazio. I luoghi del mistero e dell’insolito edita dalla Eremon Edizioni.


I castelli perduti della Ciociaria

L’itinerario attraversa l’intera Provincia di Frosinone, alla scoperta dei castelli in rovina della Ciociaria, un territorio straordinariamente ricco di storia, cultura e tradizioni. Si parte dal piccolo borgo medievale di Serrone (raggiungibile in breve dall’uscita Valmontone sull’Autostrada Roma-Napoli) al cui apice svetta una torre, unico avanzo della preesistente Rocca dei Colonna.

Serrone, torre del Castello Colonna

Si attraversa poi la bella e rustica zona di produzione di vino Cesanese doc e docg, fra vigneti ed uliveti, e si fa sosta ad Anagni, cittadina d’arte di antichissima origine che conserva vestigia romane e medievali, fra cui la splendida Cattedrale e il Palazzo Papale, ove avvenne la celebre vicenda dello “Schiaffo”.

Rocca Colonna di Piglio

Ridiscesi dall’abitato si prende la strada per la frazione San Filippo e proseguendo verso Fiuggi si giunge ai piedi di una brulla montagnola, ove sorge l’austero Castello di San Giorgio (o Castellone); sempre nelle vicinanze, ma in direzione di Piglio, si può ammirare invece la Torre del Piano, persa in una tranquilla campagna.

Torre del Piano

Ripresa la Superstrada Anticolana, si seguono le indicazioni per il Lago di Canterno e poi quelle in salita per Ferentino, svoltando dopo poco a destra per il nucleo rurale di Porciano, dove un percorso escursionistico conduce al fortilizio del paese abbandonato di Porciano Vecchio. Si discende nella piana del Sacco quasi all’altezza di Ferentino, altra città ricca di interesse storico, artistico e archeologico (vedi itinerario Le città megalitiche del Lazio): qui una deviazione porta ai piedi dei Monti Lepini e alla diruta Rocca dei Conti di Supino, oppure si continua in direzione di Frosinone facendo attenzione a seguire le indicazioni per Veroli. Prima di salire a Veroli, però, si consiglia di raggiungere innanzitutto il vicino Castello di Tecchiena, una sorta di fattoria dall’aspetto fortificato, più volte rimaneggiata, e poi Alatri, cittadina d’arte famosa per la sua monumentale cinta muraria in opera poligonale (vedi itinerario Le città megalitiche del Lazio), nonché l’appartato e incantevole borgo medievale di Fumone, dominato dalla tenebrosa Rocca Longhi-De Paolis.

Scorcio di Veroli dalla Rocca di San Leucio

Si giunge infine a Veroli, che stupisce il visitatore per le sue splendide contrade medievali, la cui struttura urbanistica due-trecentesca si fonde perfettamente con le spettacolari preesistenze del popolo ernico: anche qui siamo infatti di fronte alle impressionanti mura in opera poligonale (vedi itinerario Le città megalitiche del Lazio) che cingono gran parte dell’abitato fino alla parte più alta e panoramica, ove sorgono i pochi resti della Rocca di San Leucio. Da qui in poi l’itinerario si fa sempre più suggestivo. La Superstrada Frosinone-Sora scorre velocemente in un caratteristico paesaggio collinare punteggiato di case e borghi arroccati su cocuzzoli isolati (Boville Ernica e San Giovanni Campano meritano una deviazione).

Rocca Sorella a Sora

Si giunge così a Sora, cittadina adagiata lungo il Fiume Liri e sormontata dallo sperone del Monte San Casto, coronato a sua volta dalle rovine della Rocca Sorella, uno degli edifici militari più imponenti della regione. Anche qui la commistione fra vestigia medievali, romane e preromane è oltre modo densa, e salendo alla fortezza si può addirittura ammirare un dolmen di misteriosa origine.

Panorama sulla Val Roveto dalla Rocca Sorella

Da Sora si prende la strada per Atina fino a Vicalvi, paese quasi abbandonato che rivela la sorpresa del poderoso Castello Longobardo riconoscibile sin da lontano per una grossa croce rocca dipinta su un lato del maniero.

Castello di Vicalvi

La complessità architettonica, i misteri e le leggende che vi aleggiano, ma anche le memorie dell’ultimo conflitto mondiale, rendono la visita di questo luogo particolarmente interessante; dal paese si ammira anche un fantastico panorama sul vicino Lago di Posta Fibreno, che, con la sua riserva naturale, merita senz’altro una visita.

Castello di Vicalvi, arco d'accesso alla Piazza d'Armi

Ridiscesi da Vicalvi si prosegue in direzione sud, sbucando dopo pochi chilometri nella Val di Comino, uno dei territori più pregiati della Ciociaria. Si gira a destra seguendo i cartelli per San Donato Val di Comino e Alvito e subito appare sulla sinistra quest’ultimo paese disposto a terrazzi sulle pendici di una montagnola, in cima alla quale balza già agli occhi la mole del Castello Cantelmo.

Castello Cantelmo e Val di Comino

La visita al Castello di Alvito è uno dei momenti più suggestivi dell’itinerario. Attualmente in restauro, il castello sorge in un minuscolo e grazioso borgo medievale che costituisce la frazione più alta del Comune.

Castello Cantelmo

La visita risulta più ampia di quello che potrebbe sembrare all’inizio in quanto la parte più antica si estende oltre la sezione di sviluppo cinquecentesca (riconoscibile per i torrioni arrotondati), e permette di ammirare un magnifico panorama sulla Val di Comino e i monti del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise; la difficoltà di visitare l’intero complesso (passaggi stretti, punti esposti), però, rende opportuno affidarsi a una guida esperta.

Castello Cantelmo

Un viaggio accurato nella Val di Comino che non volesse tralasciare sia l’aspetto naturalistico-escursionistico che quello storico-culturale richiederebbe più giorni, ma limitandoci al filo dei “castelli perduti” rammentiamo la possibilità di vedere da vicino la torre del Castello di San Donato Val di Comino, il Castello di Picinisco e la torre del Castello di Belmonte. Dal paese di Belmonte Castello si prosegue per Casalattico e Casalvieri attraverso un dolce paesaggio agrario per poi immettersi nella Valle del Melfa, che, stringendosi presto in una lunga e profonda gola, offre uno dei paesaggi più splendidi dell’itinerario. Siamo nei luoghi che furono di Cicerone e del suo editore Attico, ma anche in una terra che conserva profonde memorie della vita di San Tommaso d’Aquino.

Castello dei Conti d'Aquino

E’ infatti il Castello dei Conti d’Aquino di Roccasecca Vecchia la prossima tappa del nostro percorso: si tratta di uno dei manieri in rovina più affascinanti del Lazio – nonostante il recente discutibile intervento di “valorizzazione” – da cui lo sguardo spazia sulla verde Valle del Liri; nella sottostante frazione Castello, un piccolo villaggio medievale in via di ristrutturazione, è la casa che la tradizione vuole abbia dato i natali a San Tommaso.

Scorcio della Valle del Liri dal Castello di Roccasecca Vecchia

Dal vicino paese di Colle San Magno, che conserva la torre di un preesistente Castrum Coeli, si può raggiungere la solitaria e panoramica Rocca di Castrocielo, la quale, attraverso un bel sentiero lungo il crinale del Monte Asprano, è collegata al già citato castello di Roccasecca Vecchia.

Panorama sulla Valle del Liri dalla Rocca di Castrocielo

Ci troviamo ora alle falde del selvaggio massiccio del Monte Cairo, che divide la Valle del Liri dalla Val di Comino. La zona ospita innumerevoli vestigia del passato medievale, fra cui molte chiese urbane ed extraurbane: si piega a Sud in direzione dell’Abbazia di Montecassino, culla della cultura benedettina che sin dall’Alto Medioevo creò un vero e proprio feudo su tutta l’area circostante. Poco prima di arrivare all’abbazia si trova il pittoresco Castello di San Germano, a strapiombo sulla città di Cassino.

Torre di Colle San Magno

Si ridiscende brevemente il colle e volendo si possono effettuare due deviazioni prima di riprendere l’itinerario verso la prossima, importante meta: la prima porterebbe alla vicina Rocca di Terelle, a dominio di uno dei paesi più isolati della Provincia di Frosinone, perso fra i monti del Cairo e ai margini di un castagneto monumentale; la seconda digressione automobilistica condurrebbe invece al più lontano abitato di Cervaro, ormai quasi al confine con la Campania, ove spiccano il Castrum Cerbari e, nell’omonima frazione, il Castello di Trocchio. Percorse o meno le deviazioni suggerite, l’itinerario da Cassino devia decisamente verso Occidente, attraversando la Piana del Liri, all’inizio densa di insediamenti commerciali e industriali e via via più tranquilla ed amena, fino a risalire il fianco orientale dei Monti Aurunci, colmi di interesse ambientale, oltre i quali si distende il Mar Tirreno.

Rocca Guglielma

Si giunge così alla Rocca Guglielma di Esperia, posta in eccezionale posizione panoramica: edificata nel XI secolo per volontà di un cavaliere normanno, questo rude fortilizio in pietra calcarea è l’ultima tappa fondamentale del nostro viaggio fra i “castelli perduti” della Ciociaria. Da Esperia, tuttavia, si può tornare indietro per la Via Casilina, antica consolare romana, visitando in progressione altri monumenti interessanti quali la Rocca Malacocchiara di Villa Latina, i resti del Castello di Rocca d’Arce, la Torre di Sant’Eleuterio presso Arce, la Torre di Cicerone nella Civita Vecchia di Arpino (altra cittadina degna di nota, patria di Cicerone, vedi itinerario Le città megalitiche del Lazio) e il Castello Succorte di Fontana Liri, per poi ritrovare Frosinone, l’A1, chiudendo così ad anello l’itinerario. Per maggiori informazioni sui manieri in rovina della Ciociaria si faccia riferimento alla nostra guida I Castelli perduti del Lazio e i loro segreti.

APPUNTI DI VIAGGIO

Tempo stimato:

7-8 giorni

Periodo migliore:

ottobre-novembre-dicembre e aprile-maggio-giugno per i colori della campagna; ottimo luglio per le escursioni in alta quota