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I castelli perduti della Ciociaria

L’itinerario attraversa l’intera Provincia di Frosinone, alla scoperta dei castelli in rovina della Ciociaria, un territorio straordinariamente ricco di storia, cultura e tradizioni. Si parte dal piccolo borgo medievale di Serrone (raggiungibile in breve dall’uscita Valmontone sull’Autostrada Roma-Napoli) al cui apice svetta una torre, unico avanzo della preesistente Rocca dei Colonna.

Serrone, torre del Castello Colonna

Si attraversa poi la bella e rustica zona di produzione di vino Cesanese doc e docg, fra vigneti ed uliveti, e si fa sosta ad Anagni, cittadina d’arte di antichissima origine che conserva vestigia romane e medievali, fra cui la splendida Cattedrale e il Palazzo Papale, ove avvenne la celebre vicenda dello “Schiaffo”.

Rocca Colonna di Piglio

Ridiscesi dall’abitato si prende la strada per la frazione San Filippo e proseguendo verso Fiuggi si giunge ai piedi di una brulla montagnola, ove sorge l’austero Castello di San Giorgio (o Castellone); sempre nelle vicinanze, ma in direzione di Piglio, si può ammirare invece la Torre del Piano, persa in una tranquilla campagna.

Torre del Piano

Ripresa la Superstrada Anticolana, si seguono le indicazioni per il Lago di Canterno e poi quelle in salita per Ferentino, svoltando dopo poco a destra per il nucleo rurale di Porciano, dove un percorso escursionistico conduce al fortilizio del paese abbandonato di Porciano Vecchio. Si discende nella piana del Sacco quasi all’altezza di Ferentino, altra città ricca di interesse storico, artistico e archeologico (vedi itinerario Le città megalitiche del Lazio): qui una deviazione porta ai piedi dei Monti Lepini e alla diruta Rocca dei Conti di Supino, oppure si continua in direzione di Frosinone facendo attenzione a seguire le indicazioni per Veroli. Prima di salire a Veroli, però, si consiglia di raggiungere innanzitutto il vicino Castello di Tecchiena, una sorta di fattoria dall’aspetto fortificato, più volte rimaneggiata, e poi Alatri, cittadina d’arte famosa per la sua monumentale cinta muraria in opera poligonale (vedi itinerario Le città megalitiche del Lazio), nonché l’appartato e incantevole borgo medievale di Fumone, dominato dalla tenebrosa Rocca Longhi-De Paolis.

Scorcio di Veroli dalla Rocca di San Leucio

Si giunge infine a Veroli, che stupisce il visitatore per le sue splendide contrade medievali, la cui struttura urbanistica due-trecentesca si fonde perfettamente con le spettacolari preesistenze del popolo ernico: anche qui siamo infatti di fronte alle impressionanti mura in opera poligonale (vedi itinerario Le città megalitiche del Lazio) che cingono gran parte dell’abitato fino alla parte più alta e panoramica, ove sorgono i pochi resti della Rocca di San Leucio. Da qui in poi l’itinerario si fa sempre più suggestivo. La Superstrada Frosinone-Sora scorre velocemente in un caratteristico paesaggio collinare punteggiato di case e borghi arroccati su cocuzzoli isolati (Boville Ernica e San Giovanni Campano meritano una deviazione).

Rocca Sorella a Sora

Si giunge così a Sora, cittadina adagiata lungo il Fiume Liri e sormontata dallo sperone del Monte San Casto, coronato a sua volta dalle rovine della Rocca Sorella, uno degli edifici militari più imponenti della regione. Anche qui la commistione fra vestigia medievali, romane e preromane è oltre modo densa, e salendo alla fortezza si può addirittura ammirare un dolmen di misteriosa origine.

Panorama sulla Val Roveto dalla Rocca Sorella

Da Sora si prende la strada per Atina fino a Vicalvi, paese quasi abbandonato che rivela la sorpresa del poderoso Castello Longobardo riconoscibile sin da lontano per una grossa croce rocca dipinta su un lato del maniero.

Castello di Vicalvi

La complessità architettonica, i misteri e le leggende che vi aleggiano, ma anche le memorie dell’ultimo conflitto mondiale, rendono la visita di questo luogo particolarmente interessante; dal paese si ammira anche un fantastico panorama sul vicino Lago di Posta Fibreno, che, con la sua riserva naturale, merita senz’altro una visita.

Castello di Vicalvi, arco d'accesso alla Piazza d'Armi

Ridiscesi da Vicalvi si prosegue in direzione sud, sbucando dopo pochi chilometri nella Val di Comino, uno dei territori più pregiati della Ciociaria. Si gira a destra seguendo i cartelli per San Donato Val di Comino e Alvito e subito appare sulla sinistra quest’ultimo paese disposto a terrazzi sulle pendici di una montagnola, in cima alla quale balza già agli occhi la mole del Castello Cantelmo.

Castello Cantelmo e Val di Comino

La visita al Castello di Alvito è uno dei momenti più suggestivi dell’itinerario. Attualmente in restauro, il castello sorge in un minuscolo e grazioso borgo medievale che costituisce la frazione più alta del Comune.

Castello Cantelmo

La visita risulta più ampia di quello che potrebbe sembrare all’inizio in quanto la parte più antica si estende oltre la sezione di sviluppo cinquecentesca (riconoscibile per i torrioni arrotondati), e permette di ammirare un magnifico panorama sulla Val di Comino e i monti del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise; la difficoltà di visitare l’intero complesso (passaggi stretti, punti esposti), però, rende opportuno affidarsi a una guida esperta.

Castello Cantelmo

Un viaggio accurato nella Val di Comino che non volesse tralasciare sia l’aspetto naturalistico-escursionistico che quello storico-culturale richiederebbe più giorni, ma limitandoci al filo dei “castelli perduti” rammentiamo la possibilità di vedere da vicino la torre del Castello di San Donato Val di Comino, il Castello di Picinisco e la torre del Castello di Belmonte. Dal paese di Belmonte Castello si prosegue per Casalattico e Casalvieri attraverso un dolce paesaggio agrario per poi immettersi nella Valle del Melfa, che, stringendosi presto in una lunga e profonda gola, offre uno dei paesaggi più splendidi dell’itinerario. Siamo nei luoghi che furono di Cicerone e del suo editore Attico, ma anche in una terra che conserva profonde memorie della vita di San Tommaso d’Aquino.

Castello dei Conti d'Aquino

E’ infatti il Castello dei Conti d’Aquino di Roccasecca Vecchia la prossima tappa del nostro percorso: si tratta di uno dei manieri in rovina più affascinanti del Lazio – nonostante il recente discutibile intervento di “valorizzazione” – da cui lo sguardo spazia sulla verde Valle del Liri; nella sottostante frazione Castello, un piccolo villaggio medievale in via di ristrutturazione, è la casa che la tradizione vuole abbia dato i natali a San Tommaso.

Scorcio della Valle del Liri dal Castello di Roccasecca Vecchia

Dal vicino paese di Colle San Magno, che conserva la torre di un preesistente Castrum Coeli, si può raggiungere la solitaria e panoramica Rocca di Castrocielo, la quale, attraverso un bel sentiero lungo il crinale del Monte Asprano, è collegata al già citato castello di Roccasecca Vecchia.

Panorama sulla Valle del Liri dalla Rocca di Castrocielo

Ci troviamo ora alle falde del selvaggio massiccio del Monte Cairo, che divide la Valle del Liri dalla Val di Comino. La zona ospita innumerevoli vestigia del passato medievale, fra cui molte chiese urbane ed extraurbane: si piega a Sud in direzione dell’Abbazia di Montecassino, culla della cultura benedettina che sin dall’Alto Medioevo creò un vero e proprio feudo su tutta l’area circostante. Poco prima di arrivare all’abbazia si trova il pittoresco Castello di San Germano, a strapiombo sulla città di Cassino.

Torre di Colle San Magno

Si ridiscende brevemente il colle e volendo si possono effettuare due deviazioni prima di riprendere l’itinerario verso la prossima, importante meta: la prima porterebbe alla vicina Rocca di Terelle, a dominio di uno dei paesi più isolati della Provincia di Frosinone, perso fra i monti del Cairo e ai margini di un castagneto monumentale; la seconda digressione automobilistica condurrebbe invece al più lontano abitato di Cervaro, ormai quasi al confine con la Campania, ove spiccano il Castrum Cerbari e, nell’omonima frazione, il Castello di Trocchio. Percorse o meno le deviazioni suggerite, l’itinerario da Cassino devia decisamente verso Occidente, attraversando la Piana del Liri, all’inizio densa di insediamenti commerciali e industriali e via via più tranquilla ed amena, fino a risalire il fianco orientale dei Monti Aurunci, colmi di interesse ambientale, oltre i quali si distende il Mar Tirreno.

Rocca Guglielma

Si giunge così alla Rocca Guglielma di Esperia, posta in eccezionale posizione panoramica: edificata nel XI secolo per volontà di un cavaliere normanno, questo rude fortilizio in pietra calcarea è l’ultima tappa fondamentale del nostro viaggio fra i “castelli perduti” della Ciociaria. Da Esperia, tuttavia, si può tornare indietro per la Via Casilina, antica consolare romana, visitando in progressione altri monumenti interessanti quali la Rocca Malacocchiara di Villa Latina, i resti del Castello di Rocca d’Arce, la Torre di Sant’Eleuterio presso Arce, la Torre di Cicerone nella Civita Vecchia di Arpino (altra cittadina degna di nota, patria di Cicerone, vedi itinerario Le città megalitiche del Lazio) e il Castello Succorte di Fontana Liri, per poi ritrovare Frosinone, l’A1, chiudendo così ad anello l’itinerario. Per maggiori informazioni sui manieri in rovina della Ciociaria si faccia riferimento alla nostra guida I Castelli perduti del Lazio e i loro segreti.

APPUNTI DI VIAGGIO

Tempo stimato:

7-8 giorni

Periodo migliore:

ottobre-novembre-dicembre e aprile-maggio-giugno per i colori della campagna; ottimo luglio per le escursioni in alta quota


I castelli perduti della Sabina

Questo lungo itinerario inizia da Roma e va ad esplorare alcuni fra i territori più belli e intatti del Lazio. Si può scegliere di prendere la Via Nomentana o la Via Tiburtina e, rispettivamente, superati i centri di Mentana o Guidonia, il paesaggio inizia a rivelare i tratti peculiari della Sabina Romana: prati, boschi e soprattutto uliveti si alternano fino a raggiungere la prima tappa, proprio alle pendici dei Monti Lucretili, Palombara Sabina, cittadina che conserva un pittoresco borgo medievale.

Castiglione di Palombara

A poca distanza, in posizione panoramica, sorgono le rovine del Castiglione, uno dei “manieri perduti” più affascinanti del Lazio, notevole esempio di castrum longobardo. Si riparte in direzione nord in una verde campagna e, appena superato il moderno abitato di Stazzano, una stradina a sinistra ci conduce alle semisconosciuto “paese fantasma” di Stazzano Vecchio, su cui spicca il turrito Castello Orsini; il complesso, attualmente in fase di restauro, offre un’atmosfera sospesa nel tempo.

Stazzano Vecchia

L’itinerario prosegue sempre verso Nord, toccando Moricone e Montelibretti, sempre immersi in un paesaggio bucolico ove protagonisti sono i fitti uliveti terrazzati, con numerose piante secolari. Si valica poi la Via Salaria e si prendono le indicazioni per l’Abbazia di Farfa che merita di certo una sosta: siamo ormai nella Valle del Farfa e in Provincia di Rieti, e a poca distanza dal complesso religioso, ai piedi di Mompeo, i poco visibili ruderi di Roccabaldesca arricchiscono un quadro paesistico di grande fascino, in particolare durante la primavera per le fioriture dei frutteti. Il nostro percorso ora risale le dolci colline sabine passando prima per il piccolo villaggio medievale di Bocchignano e poi per Poggio Mirteto fino al suggestivo borgo di Catino, subito riconoscibile per l’alta torre del castello.

Castello di Catino

È una delle tappe più emozionanti dell’itinerario: si risale il paese attraverso vicoli ed archetti fino ai resti del castello longobardo dove l’orizzonte si apre immenso allo sguardo sulla Sabina Tiberina e buona parte dell’Alto Lazio. Oltrepassato un varco superstite nelle mura del castello, voltandosi si può avere un colpo d’occhio stupendo sul monumento e ci si rende conto di essere sull’orlo di un profondo burrone, il “Catino” appunto, che si apre alle spalle del paese. Tornati sulla strada pedemontana (SS 313), si attraversa un lungo tratto del sistema collinare ai piedi dei Monti Sabini in un paesaggio sempre più splendido che offre molti scorci “medievali”, avendo mantenuto quasi inalterata la tipologia di urbanizzazione risalente all’epoca dell’incastellamento (fra IX e XI secolo), con una miriade di borghi situati sulle alture (da non perdere Casperia).

Castello di Rocchettine

Addentratisi in una zona solitaria si giunge quindi a Rocchettine, altro paese “perduto” della Sabina, situato di fronte al borgo di Rocchette, quest’ultimo però ancora abitato da una manciata di abitanti. La Rocca Guidonesca di Rocchettine è una delle più imponenti del Lazio ed è circondata dai resti delle vecchie case. Lasciate Rocchette e Rocchettine, si prosegue verso Cottanello in un ambiente agreste di eccezionale serenità: viene da chiedersi allora come mai un paesaggio così splendido a due passi da Roma sia ancora così poco visitato! Giunti a Cottanello, piccolo paese in pietra completamente circondato dal verde, una stradina porta alla frazione di Castiglione di Cottanello, ove, proprio al confine con l’Umbria, sorgono le omonime rovine del fortilizio che offre un panorama meraviglioso.

Veduta di Cottanello

Per gli appassionati di natura, si consiglia una passeggiata sui vicini Piani di Cottanello, praterie ricche di animali al pascolo e di enormi cerri secolari. Da Cottanello si riparte in direzione di Rieti per una strada tutta montana che dopo un percorso tortuoso scende a Contigliano, ennesimo borgo sabino da visitare assieme alla vicina Greccio. Siamo nella Conca Reatina, detta “Valle Santa” per le memorie di San Francesco che vi soggiornò per parecchi anni maturando il suo pensiero e lasciando una traccia indelebile della sua predicazione d’amore e pace.

Paesaggio della Valle Santa

Come per l’Abbazia di Farfa, anche in questo caso vale certamente la pena effettuare una sosta per visitare i conventi della vallata (in primis quello di Greccio) e per godere degli incantevoli panorami sulla grande piana, una delle più belle conche montane d’Italia, tutelata da una riserva naturale. Si riprende l’itinerario attraversando Rieti (l’antica Reate, odierno capoluogo di provincia della Sabina, considerata come il centro geografico d’Italia) e poi si prende la superstrada per la Valle del Salto. Ci si addentra così nella sub-regione del Cicolano, una zona di transizione fra Lazio e Abruzzo, selvaggia e quasi disabitata, che offre paesaggi magnifici: dai grandi boschi di castagno e faggio, al frastagliato bacino artificiale del Lago del Salto con i suoi fiordi e le sue penisolette, dai vasti altopiani montani coi loro laghetti alle sperdute cime dai panorami mozzafiato. Dopo qualche decina di chilometri la superstrada passa ai piedi di Petrella Salto, coi modesti ruderi della Rocca Cenci che fu teatro del celebre dramma di Beatrice, e infine sale a Fiamignano. Il toponimo forse è il ricordo dell’incendio che distrusse il primitivo nucleo abitativo, di cui oggi non rimane quasi nulla, se non le rovine della rocca di Poggio Poponesco, caratterizzata da una svettante ed austera torre.

Castello di Poggio Poponesco

E’ questa una tappa importante dell’itinerario, poiché dà la possibilità di scoprire una zona fra le più incontaminate del Lazio, che meriterebbe certamente una maggiore considerazione turistica. Il Cicolano, del resto, è ricolmo di fortilizi, spesso ridotti a ruderi, come lo sperduto Castello della Piscignola o la poderosa Rocca di Corvaro. Se quest’ultima è facilmente visitabile risalendo l’omonimo semi-abbandonato paese nel Comune di Borgorose, il primo si raggiunge meglio a piedi che in auto, viste le pessime condizioni della carrareccia che lo collega “al resto del mondo”. Ad ogni modo, dopo la visita di Piscignola, sul versante opposto dei Monti del Cicolano rispetto a Fiamignano, si può ritrovare la Via Salaria all’altezza di Antrodoco. Da qui si prosegue in direzione Nord attraverso la stupenda Valle del Velino, ricca di acque, laghetti e fenomeni carsici, e si fa tappa al borgo medievale di Castel Sant’Angelo coi ruderi del suo maniero. Più avanti, quasi arrivati alla conca di Amatrice, si svolta a sinistra per Cittareale, cittadina posta a pochi chilometri dal confine umbro-laziale, ove con la visita alla Rocca Angioina, da poco restaurata, si chiude il nostro itinerario. Per saperne di più, il lettore può far riferimento alla guida I castelli perduti del Lazio e i loro segreti (Eremon Edizioni, 2011).

APPUNTI DI VIAGGIO

Tempo stimato:

5-6 giorni.

Periodo migliore:

ottobre-novembre-dicembre e aprile-maggio-giugno-luglio per i colori della campagna.

Dove dormire:

Montopoli di Sabina – Agriturismo La Casa dell’Abbazia

Casperia – B&B La Torretta

Rieti – B&B La Terrazza Fiorita


Alla scoperta delle città megalitiche del Lazio

Il Lazio tra Rovine della città di Norba, torrione megaliticoi suoi tanti tesori archeologici conserva diversi esempi di mura “megalitiche” o “poligonali”. Si tratta di gigantesche mura difensive erette in diverse città dai popoli italici, del tutto simili a quelle ben più famose Cori, mura megalitichedi Creta, Micene e delle civiltà pre-colombiane: grandi massi calcarei scolpiti e posizionati in maniera da creare veri e propri mosaici di megaliti, che una leggenda vuole siano opera dei giganti ciclopi. Il nostro itinerario alla scoperta deiSegni, tratto di mura megalitiche più rilevanti esempi di questi imponenti resti archeologici ha inizio dall’antica città di Norba, nei pressi di Norma (LT). Posta su un alto terrazzo di roccia sulle pendici dei Monti Lepini, si staglia imponente sulla Pianura Pontina; vi si accede da un varco Castel San Pietro romano, mura megaliticheaffiancato da un grande torrione cilindrico, altissimo esempio del genio ingegneristico dell’antichissimo popolo dei Volsci. Si raggiunge poi la vicina Cori (LT) caratterizzata dalla presenza all’interno dell’abitato di mura poligonali che palesano, nella propria stratigrafia, almeno tre epoche costruttive. Sempre sui Monti Lepini, ma nel loro versante ciociaro, si erge Segni (RM) ove un interessante percorso lungo le suggestive mura conduce alla celebre Porta Saracena, ritratta spesso nei dipinti dei viaggiatori del Grand Tour. Da qui si attraversa la Valle del Sacco e, risalendo le pendici dei Monti Prenestini, si visitano Palestrina (RM) e Castel San Alatri, porta medievale e megalitica Pietro Romano (RM): entrambi custodiscono resti di mura megalitiche. Proseguendo alla volta della Ciociaria tre tappe sono fondamentali e si collocano come le più interessanti per scoprire questi ruderi fantastici, ossia Ferentino (FR), Alatri (FR) e Veroli (FR). Queste città conservano straordinari resti di mura megalitiche, ognuna con le sue peculiarità in special modo rispetto alla forma delle porte principali. Civita Vecchia di Arpino,Acropoli, mura poligonaliL’itinerario si chiude ad Arpino (FR), la città natale di Cicerone. All’apice del paese si erge la Civita, perimetrata dalle mura megalitiche nelle quali si apre una splendida porta a sesto acuto, che permette l’accesso a quella che fu l’acropoli di Arpino, Ferentino, Acropoli, particolare delle mura megalitichesuccessivamente rioccupata da un villaggio medievale. Per saperne di più, il lettore può far riferimento alla guida Lazio, i luoghi del mistero e dell’insolito (Eremon Edizioni, 2006), dove troverà tutte le notizie relative alla storia, le leggende, i luoghi e le informazioni per raggiungerli.  

APPUNTI DI VIAGGIO

Periodi consigliati: tutto l’anno.

LINK UTILI:

Video “La bussola di pietra”.