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Rovine del Castello Longobardo di Vicalvi

Vicalvi-Castello Longobardo, accesso al nucleo centrale RCRLB

L’accesso al nucleo centrale del Castello Longobardo di Vicalvi, uno dei “manieri perduti” più suggestivi della Ciociaria, le cui vicende ebbero inizio con l’Alto Medioevo e videro il loro drammatico epilogo durante la Seconda Guerra Mondiale. Per maggiori informazioni si rimanda al nostro libro “I castelli perduti del Lazio e i loro segreti”.

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Campagna ai piedi di Celleno Vecchio

Celleno-Paesaggio ai piedi del borgo 1 RCRLB

La splendida campagna ai piedi del borgo medievale “fantasma” di Celleno Vecchio, nel cuore della Teverina Viterbese. L’alternanza fra vigneti, uliveti e seminativi, già tipica del paesaggio tradizionale dell’Italia Centrale, è qui arricchita da pascoli solcati da bianche greggi che donano poesia e serenità.


Ciliegi in fiore presso Roccalvecce

Teverina-Ciliegi in fiore presso Roccalvecce 3 RCRLB

Ad aprile il paesaggio fra Graffignano, Roccalvecce e Celleno, nel cuore della Teverina Viterbese, è caratterizzato dalla fioritura dei ciliegi, coltivati intensamente in questa zona: uno spettacolo da non perdere.


Il Centro Moutan: un paradiso di peonie alle porte di Vitorchiano

Ai piedi dei verdi Monti Cimini sorge uno dei giardini più sorprendenti del Lazio. Si tratta del Centro Moutan, situato nell’immediata periferia di Vitorchiano, in località Pallone, un po’ nascosto dall’anonima edilizia moderna. La particolarità del luogo è l’essere la più vasta collezione al mondo di peonie cinesi (15 ettari), qui coltivate con estrema dedizione per il bello. Non un semplice vivaio monotematico, quindi, ma una vera e propria “scenografia floreale” che dialoga in modo raffinato con la natura circostante.

Vitorchiano-Centro Moutan 1 RCRLB

Vitorchiano-Centro Moutan, scorcio con Mti Cimini RCRLB

Centro Moutan-Peona 4 RCRLB

Centro Moutan-Peonia 1 RCRLB

Centro Moutan-Peonia 2 RCRLB

Centro Moutan-Peonia 3 RCRLB

Centro Moutan-Peonia 5 RCRLB

Centro Moutan-Peonia 6 RCRLB

Centro Moutan-Peonia 7 RCRLB

Centro Moutan-Peonia 8 RCRLB

Centro Moutan-Peonia 9 RCRLB

Alle peonie si aggiungono le siepi di iris e i pergolati di glicine, fra cui si snoda il sentiero di visita, estremamente piacevole e curato in ogni dettaglio. Ci si trova così a passeggiare in un ambiente “paradisiaco”, dove profumi inebrianti e colori struggenti si addensano e si compenetrano in modo straordinario per la felicità dei sensi e dell’anima.

Centro Moutan-Pergolato di glicini RCRLB

Centro Moutan-Peonie 1 RCRLB

Centro Moutan-Peonie 2 RCRLB

Centro Moutan-Peonie 4 RCRLB

Centro Moutan-Peonie 5 RCRLB

Centro Moutan-Peonie 6 RCRLB

Alcuni deliziosi casali ricoperti da rampicanti offrono riposo e ristoro: il tutto in quello stile vagamente “british” che unisce eleganza e rusticità e che dopo aver attecchito in Toscana si sta diffondendo anche nella Tuscia.

Vitorchiano-Centro Moutan 2 RCRLB

Centro Moutan-Finestra con rampicante RCRLB

Il Centro Moutan è raggiungibile con dieci minuti d’automobile da Viterbo. Il periodo migliore per godere questo spettacolo è quello a cavallo fra aprile e maggio, quando le fioriture raggiungono la massima intensità. Si può completare ovviamente la gita con una capatina al suggestivo borgo medievale di Vitorchiano, inserito fra l’altro nel nostro itinerario “Borghi e paesaggi segreti della Tuscia, parte 2: da Viterbo a Sermugnano”.

Vitorchiano-Piazza 1 RCRLB

Vitorchiano-Panorama 3 RCRLB

D’altronde la primavera è il momento perfetto per un soggiorno più o meno lungo nella Teverina Viterbese: costituiscono motivi di forte richiamo i colori della campagna, il clima mite, le giornate più lunghe, i numerosi eventi nei paesi e nella vicina Viterbo (in primis “San Pellegrino in fiore”), le escursioni guidate organizzate ogni fine settimana fra siti archeologici e splendori paesaggistici.


Il mondo fantastico di Calcata

Lo scenario offerto dalla Valle del Treja, in particolare nel punto in cui vi si affaccia il borgo di Calcata, è uno dei più splendidi e intatti paesaggi laziali. Siamo nella Bassa Tuscia, a poche decine di chilometri da Roma, per la precisione nell’ancora sconosciuto Agro Falisco, terra di profondi valloni che interrompono una pianura fatta di bucolici pascoli e ordinati noccioleti. Si arriva solitamente a Calcata tramite brevi deviazioni sulle statali Cassia e Flaminia, ma la strada più bella e meno trafficata per raggiungerla è quella che partendo da Campagnano, e passando per Magliano Romano, attraversa una campagna ancora “antica”, situata a cavallo fra due aree protette, il Parco di Vejo e il Parco Regionale della Valle del Treja.

Calcata-Veduta

La vista improvvisa dello sperone su cui si erge il piccolo villaggio, che in primavera e in estate appare come una penisola rossastra in un mare di smeraldo, rapisce lo spettatore e lo proietta in un’epoca indefinita, ove alle suggestioni ispirate dalla natura si aggiungono quelle di un’Età di Mezzo magica e arcana. Sulle vicine rupi poi, celati tra i meandri della vegetazione, sono i resti di insediamenti medievali (come quello di Santa Maria) e falisci (Pizzo Piede, Narce, ecc.), che aggiungono ulteriore interesse alla zona.

Calcata-Panorama

Al borgo vecchio si accede da un’unica porta che si apre tra le fortificazioni e che conduce alla pittoresca piazzetta, sulla quale prospetta il Castello degli Anguillara e dove sono posti tre curiosi troni di tufo. Da qui si snoda un dedalo di strette viuzze, che, talvolta attraversando buie arcate conducono tutte al ciglio del profondo precipizio, il quale rende, a sua volta, Calcata uno dei migliori esempi di paese “fortificato naturalmente”.

Calcata-Porta del borgo

Ricoperte da licheni e costruite in muratura o scavate nel tufo, le case si presentano come modeste e rustiche dimore ove si possono osservare sia antichi portali che resti di profferli. Ad esse si alternano, poi, buie cantine e silenziose grotte, adibite dagli estrosi abitanti a deliziose botteghe o a laboratori artigianali ed artistici. Il borgo è infatti popolato per lo più da artisti e artigiani, alcuni dei quali vennero fin dagli anni ’60 da diverse parti del mondo occupando il paese ormai completamente abbandonato dai Calcatesi, preoccupati, questi ultimi, dalla sua presunta instabilità. Quel che fino ad allora era definito il “paese che muore” (appellativo questo già della più nota Civita di Bagnoregio) ebbe così un’inaspettata quanto repentina “resurrezione”.

Calcata-Piazzetta

Calcata-Portali

Calcata-Casa nel borgo

Il silenzio e la solitudine delle viuzze, i romantici panorami aperti sul vuoto, il suono dolce e costante delle acque del Treja, le irte rupi che chiudono l’orizzonte: sono queste le suggestioni indefinibili che ancor oggi offre questo angolo segreto e nascosto d’Italia, antico punto d’incontro fra Etruschi, Falisci e Romani. Un luogo incantato reso ancor più affascinante dalle leggende che da sempre tracciano la storia di Calcata Vecchia. Una credenza assai diffusa è che il sito ove ora sorge l’abitato di Calcata Vecchia ospitasse un’ara falisca in cui si compivano misteriosi riti magici e propiziatori, forse legati ad arcaici culti astrali. Riti che, pare, vennero ripresi negli anni ’70-’80 del Novecento e che furono reiterati fino a poco tempo fa in qualche grotta nelle forre sottostanti.

Calcata-Vicolo de Il Granarone

Un’altra particolarità di Calcata è legata ad un “reperto” custodito fino a pochi decenni or sono presso la chiesa parrocchiale, e citato anche da documenti risalenti all’Ottocento. Esso consisteva nella più incredibile tra tutte le sacre reliquie: il prepuzio di Gesù. La storia attorno a tale reliquia è alquanto curiosa e animata: per saperne di più si faccia riferimento alla nostra guida “Lazio. I luoghi del mistero e dell’insolito”.

Calcata-Vicolo 2 RCRLB

A dire il vero negli ultimi anni Calcata ha purtroppo perso un po’ della sua vivacità artistica: molti artisti ed intellettuali sono andati via per vari motivi, mentre l’età che avanza per i “pionieri” di quaranta anni fa non è controbilanciata da un “ricambio” generazionale; gli abitanti “stabili”, insomma, sono sempre di meno. Trattorie e attività ricettive abbondano in uno spazio fin troppo esiguo ma l’offerta artistica ed artigianale è divenuta assai minore che in passato. Inoltre non si è riusciti a risolvere l’enorme problema dell’afflusso sbilanciato e disarmonico dei visitatori, che alterna il sovraffollamento di certi week-end al “deserto” durante il resto della settimana.

Calcata-Madonnina 1 RCRLB

Calcata-Particolare con piccione

Forse Calcata sta diventando “fuori moda”? Forse si è definitivamente spenta quell’utopia di un “mondo ideale” che qui tanto venne perseguita in passato e che spinse a viverci? Fatto sta che una vera rinascita del borgo dovrebbe passare dalla riscoperta delle radici più autentiche del territorio, nonché dalla valorizzazione delle sue straordinarie valenze ambientali e archeologiche. E di certo tutto l’Agro Falisco, di cui Calcata è il cuore, se tutelato e reso fruibile nel suo complesso (si pensi al tracciato della Via Amerina), potrebbe non solo offrire spunti per una vera e propria vacanza, superando il misero “mordi e fuggi” delle gite domenicali “da abbuffata” e sviluppando un turismo di livello più alto, ma attrarre anche nuovi residenti alla ricerca di una maggiore qualità della vita, rivitalizzando così i paesi della zona che oggi rischiano di morire davvero.


Panorama dal Monte Altino verso la Ciociaria

Mti Aurunci-Mte Altino, panorama 1 RCRLB

Lo splendido panorama che si ammira dalla vetta del Monte Altino, nel cuore degli Aurunci. Siamo nell’estremo sud del Lazio, a balcone sul Golfo di Gaeta e ormai in vista del confine campano. Lo straordinario fascino di queste montagne è dato, oltre che dalle forme aspre e rocciose, dai loro contrasti decisi: si passa dagli aridi versanti marittimi alle foreste di faggio che si estendono verso la Ciociaria. Numerose infine le leggende popolari che aleggiano sui Monti Aurunci: come quella della Fossa Joanna, enorme dolina carsica, visibile nella foto sulla destra, che sarebbe stato in passato un ritrovo di streghe.


Veduta di Montecalvello

Montecalvello-Veduta da lontano al tramonto

Una veduta al tramonto del suggestivo borgo-castello di Montecalvello, circondato da un paesaggio mozzafiato. Siamo nel cuore della Teverina Viterbese, al confine con l’Umbria, in uno dei territori più splendidi e romantici del Lazio. Montecalvello fu ultima dimora del pittore francese Balthus e ancor oggi appare come un luogo senza tempo.


La “città fantasma” di Monterano Vecchia

Situata quasi all’estremo nord della Provincia di Roma, nella Maremma Laziale, la vecchia Monterano è probabilmente la “città morta” più suggestiva d’Italia. Sorta nell’Alto Medioevo su un antichissimo sito etrusco, venne abbandonata fra il 1799 e il 1800 in seguito al saccheggio da parte delle truppe di Napoleone. Le sue malinconiche rovine giacciono immerse in uno scenario solenne e dagli orizzonti sorprendentemente ampi, caratterizzato da selve di querce e da aspri altopiani frequentati da greggi, cavalli e bovini allo stato brado ed incisi da profondi valloni in cui scorrono acque sulfuree dai colori inquietanti, che formano rapide e cascatelle spesso ghiacciate in inverno. Oggi salvaguardato da una riserva naturale amatissima dai romani, è questo uno dei “paesaggi fantastici” più celebrati del Lazio, nonché località privilegiata di innumerevoli set cinematografici.

Monterano-Cascata Diosilla

Lo spettrale itinerario che raggiunge i ruderi di Monterano partendo dalla Cascata di Diosilla offre scorci che rimandano vagamente all’”Inferno” dantesco. In pochi chilometri si alternano ambienti totalmente differenti e talvolta contrastanti, ma tutti caratterizzati da un aspetto insolito e minaccioso. All’inizio il sentiero risale una forra, correndo ai fianchi di un torrente dalle acque rossastre, mosso da laghetti e cascate, e incedendo sinuoso tra enormi blocchi di pietra vulcanica che giacciono nelle posizioni più stravaganti, attorniati da una vegetazione lussureggiante che rimanda più alla jungla che ad un bosco italiano, con una profusione di grandi felci della specie “Osmunda regalis”.

Monterano-Torrente Bicione

D’un tratto, poi, la natura muta completamente ed il percorso sfocia su un’arida spianata in cui gorgogliano numerose sorgenti sulfuree e da cui si vedono i cunicoli di una vecchia miniera: dall’alto domina una rupe che sembra riprodurre un volto umano (chiamato localmente “l’indiano”) che cambia espressione a seconda della luce.

Monterano-Rupe antropomorfa

Monterano-Miniera abbandonata

Monterano-Solfatare

Monterano-Caldara

Poco oltre, il paesaggio cambia ancora: torna il bosco e si attraversa una scura tagliata etrusca che porta il visitatore sorpreso e affascinato sull’altopiano sommitale, da cui iniziano a scorgersi gli imponenti resti della “città fantasma”, affiancati da un maestoso acquedotto, opera del Demonio secondo la leggenda popolare (per questo detto “Ponte del Diavolo”).

Monterano Vecchia-Ponte del Diavolo

Monterano Vecchia-Chiesa e palazzo

La passeggiata tra le case e i monumenti diruti risulta, d’altro canto, non meno singolare e non meno ricca di elementi immaginifici. Stupisce ad un certo punto, giunti sotto le arcate del palazzo baronale degli Altieri, la visione di un grande leone scolpito sul sommo di una fontana che riproduce uno scoglio, opera questa (come altre nel borgo) del genio del Bernini, e che per il suo carattere estroverso è detta la “Fontana Capricciosa”.

Monterano Vecchia-Palazzo Ruspoli, scorcio

Monterano Vecchia-Palazzo Ruspoli, leone

Se lo si trova aperto, un cancello alla base del palazzo dà accesso ad una breve scalinata la quale a sua volta conduce ad uno straordinario terrazzino panoramico da cui si ammira uno dei paesaggi più splendidi ed intatti dell’intero Lazio e non solo. Compare in tutta la sua arcana bellezza la Valle del Mignone con lo sfondo dei selvaggi e verdissimi Monti della Tolfa e la mente del visitatore colto non può non andare spontaneamente a tutta quella tradizione di dipinti del Grand Tour che fra ‘700 e ‘800 ritrasse una campagna dai toni arcaici che qui è rimasta immutata nel tempo: “miracolo” compiuto dalle locali “università agrarie”, istituzioni d’origine tardo-medievale tipiche della Tuscia che salvaguardano da secoli l’utilizzo collettivo dei terreni e che costituiscono un vanto e un simbolo di civiltà per la nostra regione di cui si parla purtroppo ancora poco.

Monterano Vecchia-Palazzo Ruspoli, panorama

A dire il vero la perfezione di questo “paesaggio delle rovine”, data dal magnifico contesto ambientale in cui sono inseriti i resti urbani, meriterebbe il riconoscimento come patrimonio dell’Umanità dall’Unesco in virtù dell’estrema importanza culturale che il ruderismo rivestì nella letteratura e dell’arte europee del passato, soprattutto in epoca romantica.

Monterano-Ruderi nella vegetazione

Monterano-Porta

Sempre berniniano è il seicentesco Convento di San Bonaventura, l’edificio più noto di Monterano, che appare sullo sfondo di un grande pianoro, ed il cui sguardo d’insieme costituisce il momento culminante del percorso. Dinnanzi alla chiesa, al cui interno cresce oramai un albero dalle ampie fronde, forse qualcuno potrà ricordare l’indimenticabile scena de “Il marchese Del Grillo” con Alberto Sordi, girata proprio qui, quando il protagonista, accompagnato da un soldato francese suo amico, si imbatte nei briganti di Fra’ Bastiano, il pittoresco prete pugliese scomunicato dal Papa che poi sarebbe stato decapitato a Roma.

Monterano-Chiesa di S. Bonaventura RCRLB

Oltre San Bonaventura i camminatori più esperti possono scendere alle rive del limpido Torrente Bicione (nei pressi è una capanna di butteri) ed eventualmente proseguire lungo il Mignone in direzione dei Monti della Tolfa: del resto siamo in un territorio ancora così solitario e vasto che potenzialmente è possibile vagare per giorni in assoluta libertà, ricorrendo in ogni caso alla tenda in quanto pressoché assenti sono le strutture ricettive.

Monterano-Capanna del buttero

Monterano-Fiume Mignone RCRLB

A livello escursionistico e fotografico i periodi più indicati a Monterano sono senza dubbio l’autunno inoltrato per i meravigliosi colori che offrono i boschi e la primavera per le svariate fioriture; meno gratificante l’estate a causa del caldo e della monotonia cromatica; eccezionale invece lo spettacolo, che non raramente regala l’inverno, delle rovine ricoperte di neve. Per saperne di più si consigliano il libro “Le città perdute del Lazio” di Emanuele Zampetti e la nostra guida “Lazio. I luoghi del mistero e dell’insolito”. Per chi volesse inserire infine Monterano in un itinerario più lungo, si faccia riferimento al nostro articolo “Borghi e paesaggi segreti della Tuscia (parte 1: da Roma alla Farnesiana)”.


Roma-Tramonto da Ponte Umberto I

Roma-Tramonto da Pte 2 RCRLB

Un tramonto argenteo da Ponte Umberto I verso San Pietro, una delle più note cartoline di Roma. La “città eterna” regala sempre scene uniche.


Panorama da Calcata sulla Valle del Treja

Panorama da Calcata

Un panorama mozzafiato dal borgo medievale di Calcata. La Valle del Treja si staglia davanti agli occhi del visitatore ricoperta dai suoi boschi selvaggi e misteriosi che celano tesori archeologici falisci e medievali.


Castiglione in Teverina, piccola “capitale del vino” del Lazio

Situato al margine della Valle dei Calanchi di Bagnoregio e al confine con l’Orvietano, Castiglione in Teverina è uno dei principali centri vitivinicoli del Lazio. Seppur meno nota di Frascati e Marino, di Piglio e Olevano o della vicina Montefiascone, solo queste località possono contenderle il titolo di “capitale del vino del Lazio”. Un primato letteralmente guadagnato “sul campo”, poiché da qualsiasi parte vi si giunga sono i vigneti –  alternati a coltivi, pascoli, uliveti e boschi – a dominare lo splendido paesaggio agreste, punteggiato da casali in pietra ornati da cipressi. Siamo infatti sulla “Strada del vino della Teverina” e qui a differenza di altre “strade del vino” (a cominciare da quella dei Castelli Romani) le vigne si vedono davvero: periodo perfetto per ammirarle è ovviamente quello successivo alla vendemmia, quando i filari si colorano di giallo oro, arancio e rosso carminio.

Castiglione in Teverina-Vigneto sulla Strada del Vino

Castiglione in Teverina-Campagna sulla Strada del Vino

Erede di una pluri-millenaria tradizione vinicola risalente agli Etruschi, Castiglione, assieme ai Comuni limitrofi (Civitella d’Agliano in primis), contribuisce sensibilmente alla produzione dell’Orvieto doc (da non confondere con l’Orvieto “classico”, che si produce soltanto nei diretti dintorni della rupe), un bianco pregiato di vetuste origini caduto nel dimenticatoio negli ultimi anni ma capace di indiscutibili eccellenze; altra perla è il Grechetto, vino anch’esso di origine umbro-laziale, mentre meritano una menzione il Colli Etruschi Viterbesi (o Tuscia) doc e il Lazio igt; se ci si informa bene prima di partire si possono acquistare delle autentiche chicche enologiche dalle aziende situate sul percorso. Evento sovrano di Castiglione è la “Festa del vino dei colli del Tevere”, che ormai da decenni rallegra alcune serate estive.

Castiglione in Teverina-Strada della Lega, vigneto 1 RCRLB

Castiglione in Teverina-Strada della Lega-Vigneto ai piedi di Sermugnano RCRLB

Appena entrati nel paese colpiscono l’ordine, la pulizia e la dignità dell’abitato moderno, che ospita un interessante Museo del Vino (MUVIS), a quanto pare uno fra i più grandi d’Italia; annesso vi si trova un centro-informazioni turistiche sempre aperto, che conferma lo sforzo delle amministrazioni locali di accogliere i visitatori nel migliore dei modi.

Castiglione in Teverina-Museo del Vino RCRLB

Castiglione in Teverina-Centro visite RCRLB

Poco dopo si apre la piazza principale di Castiglione, in fondo a cui troneggia il turrito Castello dei Monaldeschi, edificato a cavallo fra XIII e XIV secolo: questo dà accesso al piccolo borgo medievale, attualmente un po’ malandato ma che sta favorendo di numerosi lavori di ristrutturazione finalizzati a riportarlo all’antico splendore. Stupendi gli affacci panoramici sulla Valle del Tevere, oltre la quale si innalzano i Monti Amerini, con le macchie bianche dei “paesi cugini” della Teverina umbra.

Castiglione in Teverina-Vicolo 1 RCRLB

Castiglione in Teverina-Vicolo 3 RCRLB

Castiglione in Teverina-Vicolo 4 RCRLB

Visitata Castiglione, ecco però che è ancora la sua campagna a regalarci le sorprese più belle. Procedendo in direzione di Orvieto si giunge ad un punto particolarmente pittoresco della Strada del Vino della Teverina, ove spicca l’elegante chiesetta rurale della Madonna delle Macchie con annesso casolare.

Castiglione in Teverina-Chiesa della Madonna delle Macchie

Proprio di fronte inizia una sterrata in discesa dal fondo ottimamente percorribile (segnalata da un cartello in legno come la “Strada della Lega”) che permette di inoltrarsi inaspettatamente in una sorta valle “segreta”: dinnanzi ai nostri occhi il paesaggio finora dolce e rassicurante muta all’improvviso nel deciso contrasto fra le onnipresenti vigne e i caratteristici ventagli ocra dei calanchi, mentre candide greggi fanno capolino fra i verdi prati. Se percorsa tutta, inoltre, la Strada della Lega conduce con una piacevolissima passeggiata direttamente alla parte antica di Castiglione, che da qui si offre alla vista nella sua perfetta forma di incastellamento. Anche in questo caso occorre ammettere che il Comune di Castiglione ha un altro pregio raro, quello cioè di aver reso fruibile quasi per intero il suo ambiente agricolo e di avergli così dato la giusta importanza.

Castiglione in Teverina-Strada della Lega, cartello RCRLB

Castiglione in Teverina-Strada della Lega, paesaggio 1 RCRLB

Castiglione in Teverina-Strada della Lega, filare di cipressi RCRLB

Dal lato opposto della valle, all’apice di una collina, appare come una visione il minuscolo villaggio di Sermugnano, frazione di Castiglione. Lo si può raggiungere in pochi minuti tramite una strada che attraversa uno dei paesaggi agrari più nobili ed intatti del Lazio, impreziosito da un ricco patrimonio di edilizia rurale. Il piccolo borgo non presenta edifici di pregio architettonico e le case hanno un tono piuttosto dimesso: anche qui però i panorami valgono di per sé la deviazione; nella zona, peraltro, sono rilevanti le tracce del passato etrusco.

Sermugnano-Scorcio fra le vigne RCRLB

Valle dei Calanchi-Paesaggio ai piedi di Sermugnano 2 RCRLB

Valle dei Calanchi-Paesaggio ai piedi di Sermugnano

Sermugnano e Castiglione fanno parte del nostro itinerario “Borghi e paesaggi segreti della Tuscia, parte 2”, che disegna una vera e propria vacanza di più giorni nella Teverina laziale, stupenda plaga ricca di luoghi “fuori dal tempo” nonché di veri e propri tesori archeologici, storici e ambientali: una zona insomma che può rivelarsi come una sorta di “terra delle  meraviglie” per chi ami il viaggio lento e “di scoperta”.


Scorcio di Nazzano

Scorcio di Nazzano

Uno scorcio del piccolo borgo di Nazzano, gioiello urbanistico della Valle del Tevere, a poche decine di chilometri dalla Capitale: dall’apice del centro storico si gode uno dei panorami più spettacolari e suggestivi del Lazio. Ai suoi piedi si estende la bellissima Riserva Naturale Tevere-Farfa, importante area umida protetta, che permette di ammirare la flora e la fauna tipiche degli ambienti ripariali fluviali.


Veduta di Montenero Sabino

Montenero Sabino-Veduta

Veduta del borgo di Montenero Sabino, con in primo piano il Castello Orsini, recentemente restaurato. Il piccolo centro di sprone, sperduto nella Sabina interna, è noto agli studiosi di urbanistica medievale per al sua struttura “a poteri contrapposti”, in quanto, appunto, in un estremo dell’abitato sorge la chiesa mentre nell’estremità opposta il fortilizio, simboli rispettivamente del potere clericale e di quello laico.


Colori d’inizio inverno sui Monti Lepini

Monti Lepini-Colori tardo-autunnali

Pochi sanno che il Lazio è terra di rigogliosi boschi e vaste foreste. Qui siamo sui Monti Lepini, uno dei gruppi montuosi più selvaggi della regione, che con la sua varietà floristica ed arborea regala, soprattutto nelle nelle stagioni intermedie, straordinari spettacoli di foliage.


Tramonto sulla Riviera d’Ulisse presso Gaeta

Riviera d'Ulisse-Tramonto presso Gaeta

Un malinconico tramonto sulla Riviera di Ulisse dalla Via Flacca, circa a metà strada fra Gaeta e Sperlonga, nel tratto costiero forse più bello dell’intero Lazio: scogliere e calette segrete si alternato a belle spiagge, su di un mare ancora trasparente. Luoghi che, se in estate sono prese d’assalto dai bagnanti, nelle altre stagioni si lasciano scoprire in tutto il proprio misterioso fascino legato alla mitologia greca e alle numerose leggende locali.


Campagna ai piedi di Civitella d’Agliano

Civitella d'Agliano-Campagna ai piedi del borgo

La suggestiva campagna ai piedi del borgo medievale di Civitella d’Agliano: al tipico dolce paesaggio dell’Italia Centrale si alternano i bianchi ventagli dei calanchi, formando spettacolari contrasti visivi.


Paesaggio nella Valle del Vezza

Valle del Vezza-Paesaggio

Appartenente al bacino idrografico del Tevere e situata grosso modo fra Bomarzo e Vitorchiano, la Valle del Vezza appare come una lunga frattura, formatasi in seguito all’erosione della piana creata dalle eruzioni del vulcano cimino. Enormi massi di peperino punteggiano il paesaggio, che per il resto alterna prati, noccioleti e querceti. Straordinarie le valenze archeologiche, con i misteriosi “sassi del predicatore“.


Viterbo turrita

Viterbo-Scorcio con torri

Un suggestivo scorcio del centro storico di Viterbo, da cui spiccano alcune delle numerose torri medievali. I quartieri duecenteschi del capoluogo della Tuscia rappresentano un unicum per integrità urbanistico-ambientale e da qualche tempo si parla di una loro candidatura all’Unesco come “patrimonio dell’umanità”.


Valle del Biedano dal Calatore delle Cerquete

Marturanum-Valle del Biedano presso il Calatore delle Cerquete

Uno scorcio spettacolare della Valle del Biedano nei pressi della tagliata etrusca del Calatore delle Cerquete, lungo uno dei sentieri del Parco Regionale di Marturanum. Ci troviamo nel cuore della Tuscia, a poca distanza dal borgo medievale di Barbarano Romano, in una zona misteriosa e ricca di siti archeologici. Numerose leggende ammantano questa vallata, descritta nella nostra guida “Lazio. I luoghi del mistero e dell’insolito”.


Colli Albani dal Monte Tuscolo

MonteTuscolo, panorama sui Colli Albani RID

Un panorama sul caratteristico paesaggio vulcanico dei Colli Albani dal Monte Tuscolo, presso Frascati. In questo sito si trovano i suggestivi ruderi della città romana di Tusculum, andata distrutta nel Medioevo, e di numerose antiche ville, fra cui quella di Cicerone. Fu luogo caro ai viaggiatori del Grand Tour sette-ottocentesco e vi si godono tramonti spettacolari su Roma e il Mar Tirreno.