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Castello di Vicalvi, scorcio interno

Vicalvi-Castello Longobardo, accesso al nucleo centrale RCRLB.JPG

Le tetre rovine del misterioso Castello di Vicalvi sorvegliano il Lago di Posta Fibreno e l’accesso alla Val di Comino, stupenda plaga che in primavera si veste di mille colori. Di origini longobarde, il poderoso maniero è visitabile purtroppo solo sporadicamente ma per chi abbia la fortuna di entrarvi resta un ricorso indelebile. Per maggiori informazioni: “I castelli perduti del Lazio… e i loro segreti”

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Veduta di Alvito

Alvito-Veduta RCRVLB

Una veduta della bellissima cittadina di Alvito, ai margini settentrionali della splendida Val di Comino. Il centro storico emerge dai campi disposto a terrazze, sino all’apice della collina ove spicca il poderoso castello (per saperne di più: “I castelli perduti del Lazio”), che offre panorami spettacolari. Alvito fa parte del nostro itinerario “Borghi e paesaggi segreti della Ciociaria, parte: 3”. A chi volesse visitare la zona, si consiglia di contattare l’amico Bernardo Mattiucci dell’Associazione “Outdoor Emotions” (b.mattiucci@outdooremotions.com – 3493215261).


Rovine del Castiglione presso Palombara Sabina

Palombara Sabina-Castiglione, cinta muraria 1 RCRLB

I suggestivi ruderi del Castiglione, presso Palombara Sabina, alle falde del Monte Gennaro. Si tratta di uno dei “manieri perduti” più affascinanti del Lazio, notevole esempio di castrum alto-medievale (forse longobardo). Per saperne di più si faccia riferimento al nostro libro “I castelli perduti del Lazio”.


Il Castello Longobardo di Vicalvi fra storia e mistero

Il possente Castello di Vicalvi si erge a circa 600 m. s. l. m. sulla sommità dell’omonimo paese della Bassa Ciociaria, alle cui spalle, come fosse l’ennesimo argine difensivo, si alzano i primi contrafforti degli Appennini.

Vicalvi-Castello, panorama 1 RCRLB

Vicalvi-Casali abbandonati ai piedi del borgo RCRLB

Situato su di un colle tra la Valle del Fibreno e la Val di Comino, prossimo ai confini con l’Abruzzo, rappresenta nel Lazio uno dei maggiori esempi di “incastellamento” nei secoli poi inglobato in un tessuto urbano (il “borgo”).

Vicalvi-Castello, Scorcio dalla prima cinta muraria RCRLB

Il fortilizio è munito di ben tre cinte murarie, intervallate da torri, mentre sul piano superiore si aprono numerose bifore, in parte murate. Venne fondato nell’Alto Medioevo a protezione della Val di Comino e, anche se le informazioni pervenuteci sono frammentarie, si suppone che abbia origini longobarde.

Vicalvi-Castello, scorcio dalla seconda cinta muraria 2 RCRLB

Le prime testimonianze risalgono infatti all’VIII secolo, periodo in cui era all’apice il dominio dei Longobardi nella nostra penisola. Nel secolo successivo, prima di diventare un possedimento del Monastero di Montecassino – che vide via via aumentare le proprie prerogative su quei territori, e quindi ridurli a vere e proprie dipendenze – Vicalvi subì le incursioni ed i saccheggi delle orde saracene prima e degli Ungari dopo.

Vicalvi-Castello, accesso al nucelo centrale 2 RCRLB

Nel Cinquecento, a causa della scoperta e dell’utilizzo della polvere da sparo, il castello fu giudicato troppo vulnerabile, e così si decise di fasciare la parte inferiore della cortina e dei torrioni con una scarpa, mentre una torre circolare fu addossata all’attuale rampa che conduce all’ingresso, probabilmente fungendo da pilone per un ponte levatoio ormai scomparso.

Vicalvi-Castello, arco d'accesso alla piazza d'armi 1 RCRLB

Vicalvi-Castello, bifora 3 RCRLB

Vicalvi-Castello, edificio interno principale 2 RCRLB

Durante il secondo conflitto mondiale, poiché non distante dalla Linea Gustav, le truppe tedesche decisero di trasformare il complesso difensivo in un ospedale da campo. Un triste periodo questo che ha lasciato una testimonianza indelebile sulle sue mura: una grande croce rossa, divenuta ormai il simbolo distintivo del castello.

Vicalvi-Castello, veduta con croce RCRLB

Vicalvi-Castello, affresco della cappella RCRLB

Luogo dal fascino lugubre e decadente, il castello di Vicalvi è avvolto da una leggenda un tempo molto nota agli abitanti locali ma ora destinata a cadere man mano nell’oblio. Si narra di una dama, Aleandra Maddaloni, che sarebbe qui vissuta nel XVIII secolo dedicandosi alla lussuria più spregiudicata: era solita, durante le lunghe assenze dello sposo, sedurre i giovani più belli del paese, facendoli poi uccidere da un suo fidato servo.

Vicalvi-Castello, particolari RCRLB

Scoperta infine dal coniuge, questi, furioso, la avrebbe fatta murare viva in una delle torri. Si dice che il suo fantasma vaghi ancora, al tramonto, fra i ruderi del maniero in cerca di nuovi amanti…

Vicalvi-Tramonto verso Posta Fibreno RCRLB

Si può effettuare una visita libera telefonando preventivamente al Comune di Vicalvi e richiedendo l’apertura del monumento. Per maggiori informazioni sulla storia del castello si faccia riferimento al nostro libro “I castelli perduti del Lazio e i loro segreti”.


Rovine del Castello Longobardo di Vicalvi

Vicalvi-Castello Longobardo, accesso al nucleo centrale RCRLB

L’accesso al nucleo centrale del Castello Longobardo di Vicalvi, uno dei “manieri perduti” più suggestivi della Ciociaria, le cui vicende ebbero inizio con l’Alto Medioevo e videro il loro drammatico epilogo durante la Seconda Guerra Mondiale. Per maggiori informazioni si rimanda al nostro libro “I castelli perduti del Lazio e i loro segreti”.


La nobiltà decadente di Montecalvello, dimora segreta di Balthus

Ci troviamo nel cuore della Teverina Viterbese, in quella parte della Valle del Tevere che segna per qualche decina di chilometri il confine fra Lazio ed Umbria, in un suggestivo paesaggio ora dolce ora segnato da aspri calanchi. Giungere a Montecalvello è molto semplice facendo l’A1. Si esce al casello di Attigliano, si prende per Bomarzo, si attraversa il fiume entrando nel Lazio e si prosegue brevemente sulla SP Valle del Tevere in direzione di Civitella-Castiglione. Ad un certo punto un’indicazione a sinistra per Grotte di Santo Stefano permette di inoltrarsi in una campagna dall’aspetto “antico”, fra terre arate e verdi colline rigate da calanchi argillosi; superata la chiesetta rurale della Madonna dell’Aiuto, si inizia a risalire il colle fino ad arrivare al piccolo borgo, odierna frazione di Viterbo.

Campagna con nebbia

La storia di questo minuscolo insediamento fortificato è tuttora poco chiara. Si pensa che la sua edificazione avvenne tra il 774 ed il 776 su ordine del re longobardo Desiderio, ma le uniche notizie certe si hanno soltanto dalla prima metà del Duecento, quando il castello risulta sotto la potestà della viterbese famiglia ghibellina dei Calvelli, donde deriva l’attuale toponimo. Venne poi la signoria dei Monaldeschi del ramo del Cane, cui succedettero nella prima metà del Seicento i Pamphili con la figura di Donna Olimpia Maidalchini, la potente cognata del papa Innocenzo X, nel 1664 i Raimondi e poi i Doria-Pamphili.

Porta d'accesso

Montecalvello-Veduta da Piantorena bn RCRLB

Passato più recentemente in altre mani, nel 1970 il castello fu infine acquistato dal conte Balthasar Klossowski de Rola, pittore franco-polacco contemporaneo celebre con il nome di Balthus, la cui famiglia ne è tuttora proprietaria. Questo grande artista, dall’animo raffinatissimo, fu definito dall’amico Federico Fellini “un signore del Rinascimento”: e la percezione di arcana bellezza che si ha in molti luoghi del Lazio, dove visse per anni, lo colpiva profondamente.

Montecalvello-Porta interna bn RCRLB

Montecalvello-Arco con chiesetta bn RCRLB

Corridoio ad archi

Del resto, visitare Montecalvello significa, al di là delle frasi fatte, compiere un viaggio a ritroso nel tempo. Il castello, varcata la porta d’accesso, appare un luogo musealizzato in cui gli elementi della “modernità” non hanno mai avuto accesso. Come nella non lontana Civita Bagnoregio, vi si può avere la visione quasi perfetta di un villaggio del XVI secolo pervenutoci praticamente intatto.

Montecalvello-Piazza Castello 1 bn RCRLB

Nessun abitante fisso, o almeno così ci è parso, tranne forse un guardiano e i suoi gatti. Un guardiano per un paese? Strano, si potrebbe pensare. In realtà Montecalvello non è un “normale” paese ma un vero e proprio borgo-castello privato, in cui le poche abitazioni erano e sono esclusivamente a suo servizio: si vedono una chiesetta (dedicata a Santa Maria), alcune costruzioni in cui risiedevano gli operai che lavoravano per i proprietari e il grandioso palazzo signorile, elegante rifacimento quattro-cinquecentesco di un maniero più vetusto, che all’interno custodisce affreschi e mobili preziosi. L’angolo più affascinante è senza dubbio Piazza Castello, una sorta di corte interna ove prospettano la facciata del palazzo e quelle di casette assai più dimesse con i loro rustici portoni.

Montecalvello-Piazza Castello 3 bn RCRLB

Montecalvello-Piazza Castello 2 bn RCRLB

A Montecalvello, insomma, ci si trova immersi in un luogo rimasto fermo all’epoca rinascimentale (di cui si scorgono i dettagli di grottesche all’interno di una loggia affacciata sul vuoto), che emana quella “nobile decadenza” così tipica di certi centri della Tuscia cimina (Bomarzo, Vignanello, Caprarola, Soriano, ecc…). E’ un’attrazione che può essere fatale per lo spirito imbevuto di letture o ascolti romantici, ma che può addirittura respingere coloro i quali siano estranei a quel tipo di formazione culturale e di gusto estetico. Montecalvello è di certo inadatto a chi voglia “divertirsi” nell’accezione più pragmatica del termine: non ci sono negozi, non ci sono ristoranti; nulla, nemmeno un bar.

Montecalvello-Grata bn RCRLB

Montecalvello-Palazzo, finestre rinascimentali bn RCRLB

Loggetta rinascimentale

Montecalvello-Palazzo, stemma bn RCRLB

Anche il paesaggio offre sensazioni romantiche. Affacciandosi dalla piazza, si scopre un intricato bosco misto dai toni vagamente malinconici, la cosiddetta “Macchia di Piantorena”, ove un tempo sorgeva il villaggio etrusco-romano di Torena. Da lato opposto del borghetto, invece, un piccolo giardino su cui svetta una torre permette di godere una vista molto più ampia verso il Tevere, con i querceti che in basso lasciano il posto ad ordinati campi coltivati. Si scorge anche una robusta torretta sul pendio a noi prospiciente, segno che nel Medioevo la zona dovette essere munita e presidiata da una fitta rete di fortilizi.

Ingresso ai sotterranei

Per carpirne l’essenza, bisognerebbe andare a Montecalvello in una di quelle fredde mattine di nebbia autunnale, quando l’atmosfera è irreale e quasi ci si dimentica di essere nel XXI secolo. Alla vista si uniscono l’udito e l’olfatto, in un’osmosi di sensi difficile da provare nel vivere quotidiano: l’odore denso delle antiche pietre di tufo, pregne di umidità, convive con quello di piccoli camini accesi, di muschi e alberi dalle mille sfumature che invadono l’aria; su tutto domina il silenzio. E l’abbandono, la solitudine che ci circondano divengono occasione per pensieri e sensazioni speciali.