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Scorcio di Magliano Sabina

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La cittadina di Magliano Sabina, ad una settantina di chilometri a nord dal centro di Roma, sorveglia l’autostrada col suo profilo al contempo elegante e rustico. Può essere considerata come la “seconda capitale” della Sabina Tiberina, dopo Poggio Mirteto, come importanza storica, artistica, demografica ed urbanistica, e di sicuro costituisce il punto di riferimento per il settore settentrionale di questo territorio, al confine con la Regione Umbria e quindi con la Sabina umbra.

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Paesaggio sabino nella Valle del Tevere

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Il magnifico paesaggio rurale della Sabina Tiberina dalla splendida strada tra la Flaminia, il bivio per Collevecchio, Borgo Nuovo e Santa Maria in Vescovio. E’ dominato da vicino dalla mole inconfondibile del Monte Soratte, luogo di misteri e leggende


Paesaggio sabino a Colle Sala

Date le quote poco elevate, a dicembre le colline della Sabina Tiberina giungono all’apice per quanto riguarda le sfumature tardo-autunnali della vegetazione. Dopo tale malinconica esuberanza inizierà il lungo riposo dell’inverno. Una delle zone più belle e meno conosciute è quella di Magliano Sabina, al confine con la Provincia di Terni. Si consiglia una passeggiata lungo il crinale del Vocabolo Colle Sala: vi si si arriva dalla Via Flaminia prendendo le indicazioni per l’omonima contrada e passando prima per un’interessante “gelateria agricola”. Nella zona si trova una chiesetta rurale (moderna). Stupende le vedute sulle colline d’intorno e sui borghi di Cicignano e Chiorano.

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Rocca di San Leonardo a Borghetto

La Rocca di San Leonardo (o Castello di Andosilla), meglio conosciuta come “Castello di Borghetto”, sorge nei diretti pressi dell’omonima frazione del Comune di Civita Castellana. Nata nel Quattrocento come nucleo di attività artigianali, Borghetto, un paio di file di rustiche case a schiera in tufo, è una vecchia stazione di posta della Via Flaminia, a poca distanza dal Fiume Tevere, in una storica zona di transizione fra la Tuscia e la Sabina umbro-laziale, che anticamente segnava il confine fra le popolazioni dei Falisci e dei Sabini.

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A vederlo dalla SS Flaminia, provenendo da Roma, il Castello di Borghetto appare all’improvviso con grande effetto scenografico: dal caldo color bruno tufaceo e dallo stile architettonico difficilmente definibile a causa dei vari crolli, si tratta di un unicum nel panorama dei “castelli perduti” del Lazio. Anche la campagna circostante è ricca di spunti romantici, ed è caratterizzata dalla confluenza della Valle del Treja con la Valle Tiberina, e quindi dal contrasto fra aspetti di natura selvaggia e “capricciosa” e riposanti scenari agresti. Sembrano risuonare le parole di Goethe che nel suo “Viaggio in Italia” descrisse con accenti di meraviglia questi paesaggi così particolari.

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Di certo, i rumori provenienti dalle strade e la relativa vicinanza con l’area industriale di Civita Castellana tolgono parecchio della poesia che questo luogo dovette avere sino a non molti decenni fa: ma, non appena risalita la collina sulla quale si adagiano i resti del poderoso castello, l’atmosfera d’improvviso diviene pregna di magia e sospesa nel tempo. Circondati da rigogliosa vegetazione, e raggiungibili tramite uno scomodo seppur ben visibile sentierino nella macchia, i resti della rocca di San Leonardo si scoprono mano a mano ai nostri occhi.

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Si può giungere ad uno spiazzo che probabilmente era l’antica corte, dove si può ammirare dal basso l’imponenza della struttura principale, rimasta quasi intatta all’esterno: tutt’intorno si ammira una spessa cortina muraria, aperta da un arco a tutto sesto, anch’esso invaso dalle piante, che dà sulle case di Borghetto; si notano anche alcune grotte, di incerta origine. Il sito fu abitato del resto in epoche remotissime, sicuramente dai Falisci, ma non sono ancora stati condotti studi accurati in tal senso e le fonti sono davvero scarse, anche rispetto all’epoca medievale.

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Situato in posizione strategica, il nucleo primitivo del castello (plausibilmente una torre di vedetta) venne edificato nel XII-XIII secolo, quando appare menzionato un Burgus o Burghettus S. Leonardi, ad opera dei monaci cistercensi della non lontana Abbazia di Santa Maria di Falleri. Alla fine del Trecento il fortilizio (assieme all’abbazia) viene ceduto da papa Bonifacio IX all’Ospedale romano di Santo Spirito in Sassia, che lo avrebbe tenuto fino al 1538 quando sarebbe passato alla Camera Apostolica; successivamente, per volontà di papa Paolo III Farnese, entrava di diritto nel “famigliare” Ducato di Castro. Dopo la disfatta dei Farnese ed il ritorno del maniero per molti anni nel patrimonio di San Pietro, nel 1790 esso fu ceduto alla famiglia spagnola degli Andosilla. Poco dopo, tuttavia, nel 1798 esso finì incendiato e distrutto dalle truppe napoleoniche, momento che segnò il suo inesorabile abbandono. In origine svettava sul castello un’altissima torre di 43 metri, purtroppo crollata in una notte del 1950, che permetteva una vista straordinaria a 360°.

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Leggermente staccata e rialzata dal corpo di fabbrica militare vero e proprio, si innalza la modesta mole della Chiesa di San Leonardo (da cui il nome della rocca), frutto plausibilmente della ristrutturazione di un preesistente edificio cistercense: a navata unica, si offre alla vista in condizione ormai di rudere, col tetto crollato e con il semplice campaniletto a vela a far da residua “decorazione” assieme alle misere tracce di affreschi; dal prato al lato della chiesetta si gode una bella vista sulla rocca e sulla vallata, uno scorcio che al tramonto assume toni fantastici, mentre alle sue spalle una recinzione vieta il passaggio verso dei campi vastissimi.

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Tutto il complesso del Castello di Borghetto è infatti inserito in una grande tenuta agricola, la Fattoria Lucciano, ove fra l’altro si possono acquistare prodotti biologici. L’azienda permette di effettuare escursioni nella splendida tenuta e saltuariamente organizza visite al castello, per le quali sta approntando un sentiero turistico. Per il suo aspetto misterioso, il castello ha stimolato nei secoli leggende popolari, che lo vorrebbero custode di inestimabili tesori: si dice che sotto al fortilizio si dipanino lunghe gallerie, i cui accessi d’altro canto sono ancora visibili qua e là, considerate dagli studiosi come cimiteri paleocristiani (per maggiori informazioni: “I castelli perduti del Lazio”).

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Al di tutto, il complesso meriterebbe senza dubbio un’attenzione maggiore da parte delle istituzioni, nonché interventi volti a svilupparne le potenzialità turistiche. Senza dimenticare che la vegetazione ha ormai colonizzato quasi completamente l’edificio, mettendo a serio rischio l’integrità delle mura e rendendo oltre modo difficile la visita.

APPUNTI DI VIAGGIO

Periodi consigliati:
Tutte le stagioni tranne l’estate, allorquando la vegetazione diventa troppo invadente e il caldo può essere eccessivo.

Da visitare nei dintorni:
Calcata, Civita Castellana, Gallese, Via Amerina, Orte, Otricoli ed Ocriculum.

Links:
www.castellidelazio.com
www.comune.civitacastellana.vt.it
www.fattorialucciano.com


La Sabina Tiberina: ritorno all’Arcadia

Il verde intenso delle leccete e i monti dalle sagome arrotondate, i colori dei campi coltivati, i vigneti, gli uliveti che rivestono i poggi, i borghi arroccati: la “Sabina Tiberina”, quell’area dell’Alto Lazio sabino rivolta alla Valle del Tevere, offre un paesaggio collinare di rara bellezza, fra i più suggestivi e caratteristici del Centro Italia, a poche decine di chilometri dalle meraviglie di Roma.

Ponte Sfondato, paesaggio

Cuore della ben più ampia sub-regione storica sabina, il versante tiberino dei Monti Sabini, con le sue vaste propaggini collinari, ha mantenuto elementi paesaggistici e culturali del tutto propri. Vera peculiarità di tutta Sabina è comunque la coltivazione dell’olivo, che caratterizza fortemente il paesaggio e che ha conservato la tradizionale importanza nell’economia locale, con la produzione di olio extravergine di oliva di altissima qualità e da tempo riconosciuto dal marchio dop: ne è simbolo il famoso “Ulivone di Canneto”, nella campagna di Fara in Sabina, albero ultra-millenario fra i più vetusti in Europa.

Mti Sabini-Valle del Farfa, paesaggio

Altri emblemi della Sabina Tiberina sono senza dubbio il Monte Soratte e, ovviamente, il Tevere. Il Soratte, decantato già da Orazio e descritto da numerosi pittori e letterati del Sette-Ottocento, fa da sfondo onnipresente e rassicurante, mentre il “Biondo Fiume” dimostra la sua magnificenza nelle anse da brivido (celebre il “fiasco”) e negli stupendi ambienti ripariali che attualmente si sta cercando di rivalutare con l’organizzazione di gite in canoa e a cavallo.

Nazzano-Riserva Tevere-Farfa 2b RCRLB

Il Fiasco presso Ponzano Romano

Uno dei migliori belvedere sulla Valle del Tevere è Stimigliano, la “porta” della Sabina per chi proviene dal casello autostradale Ponzano-Soratte; vedute ancor più interessanti si hanno però dall’altra parte della piana tiberina, ossia dai paesi di Ponzano Romano e Filacciano, adagiati sulle bellissime colline che fanno da cerniera fra la Sabina e l’Agro Falisco-Vejentano (e che si allungano a sud fino a Nazzano e Torrita Tiberina); ai loro piedi vigila sul Tevere l’antica Abbazia di Sant’Andrea in Flumine.

Stimigliano-Torre con orologio

Fiume Tevere ai piedi di Stimigliano

Stimigliano-Panorama sulla Valle del Tevere

Irrinunciabile è la salita alla cima del Soratte, da cui si ha una panoramica completa dei Monti Sabini. Si tratta di montagne molto ricche dal punto di vista geologico, ambientale e vegetazionale: numerosi i fenomeni carsici, fra cui spicca l’enorme voragine del Revotano, che si apre a poca distanza dal grazioso paese di Roccantica, mentre boschi di querce, lecci e faggi rivestono a quote diverse i rilievi talvolta lasciando spazio a verdi altopiani.

Mti Sabini-Mte Pizzuto, panorama

Valle Gemini, bosco

Più a sud, in una zona di transizione fra Monti Sabini e Lucretili, alle spalle di Poggio Mirteto, si allarga l’ampia e frastagliata Valle del Farfa, il cui fulcro è da secoli la celebre Abbazia di Farfa, uno dei simboli del monachesimo europeo e baluardo della civiltà cristiana, nonché potente avamposto della Chiesa in Età Feudale: il complesso, di antichissima e leggendaria origine, esistente già all’epoca di Carlo Magno, custodisce opere letterarie ed artistiche di inestimabile valore (per saperne di più: “Lazio. I luoghi del mistero e dell’insolito“).

Abbazia di Farfa-Veduta

Roccabaldesca-Veduta

Valle del Farfa-Campagna con casale presso Mompeo

Notevole, del resto, il patrimonio storico, artistico e religioso della Sabina Tiberina, che cela aree archeologiche sabino-romane (Eretum, Cures, Forum Novum, ecc.), castelli, borghi fantasma, eremi (su tutti San Michele e San Leonardo entrambi presso Roccantica, San Cataldo a Cottanello e Sant’Orsola a Vacone), conventi e abbazie (oltre a Farfa, la venerata Cattedrale di Santa Maria in Vescovio a Torri in Sabina), e tanti piccoli centri storici, forse poveri in quanto a monumenti ma ben integrati nel paesaggio agrario circostante.

Torri in Sabina-Veduta

Fianello-Veduta

Roccantica-Veduta

Casperia-Veduta

Assai piacevole è visitare questi borghi, quasi sempre ben tenuti, per assaporare un’atmosfera d’altri tempi: Casperia (bandiera arancione del TCI), Bocchignano, Catino, Montasola, Tarano, Cottanello, Fianello o la stessa Roccantica sono soltanto alcune delle tappe che formano questo splendido itinerario alla scoperta del Medioevo sabino.

Casperia-Scalinata con gatta

Piazzetta nel borgo di Roccantica

Catino-Murales nel borgo

Casperia-Vicolo

Casperia-Panorama

Le strade della Sabina Tiberina sono tutto un susseguirsi di pittoreschi scorci medievali che in alcuni punti rendono il viaggiare in queste terre simile al vagare in un affresco dell’Età di Mezzo.

Casperia-Veduta

Catino-Veduta

Sensazione che forse raggiunge il proprio culmine quando ci si avvicina al minuscolo, semi-spopolato villaggio di Rocchette (Torri in Sabina), uno degli abitati più caratteristici della zona: di fronte è il colle ove sorge il “paese fantasma” di Rocchettine, sormontato dai ruderi di una poderosa fortezza; attorno solo boschi, campi, uliveti ed un silenzio quasi totale, se non fosse per l’ammaliante suono delle acque di un ruscello.

Rocchettine-Rocca Guidonesca

Rocchette-Fontanile

Scendendo sempre più a valle, il paesaggio, ormai dominato da vicino dalla mole solenne e solitaria del mitico Monte Soratte, si fa decisamente umbro, con i filari di cipressi ad ornare le bianche sterrate che salgono sui poggi, coronati da vecchi casali con i loro pini marittimi: è la zona di Montebuono, Collevecchio e Magliano Sabina, ove, in vista del Tevere, i confini fra Reatino e Ternano, Lazio ed Umbria, divengono sempre più labili.

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Mti Sabini-Campagna fra Vacone e Cottanello

Collevecchio-Veduta da lontano

Mti Sabini-Paesaggio fra Vacone e Montasola RCRLB

Con il suo clima mite, la Sabina Tiberina può essere visitata tutto l’anno: che sia un soggiorno prolungato o un semplice week end, sarebbe un peccato perdere un’occasione del genere. Poche aree d’Italia come questa sanno offrire paesaggi ameni e sensazioni di assoluta quiete, insomma un’elevatissima qualità ambientale, essendo però praticamente sconosciuti al turismo.

Mti Sabini-Girasoli presso Cantalupo

Mti Sabini-Grano

In Sabina ci si può ancora sentire degli “esploratori”, alla ricerca di un qualche tesoro paesaggistico dimenticato. Come gli altopiani di Cottanello, un mondo bucolico che rimanda ai dipinti dei viaggiatori del Grand Tour che ritraevano la Campagna Romana.

Mti Sabini-Prati di Cottanello, gregge

Mti Sabini-Prati di Cottanello, mucche

Mti Sabini-Prati di Sopra, cavalli al pascolo

Vagando sul web alla ricerca di uno dei numerosi agriturismi e b&b, si noterà che le strutture ricettive della zona reclamizzano la Sabina quale ottimo punto di partenza per visitare l’Umbria, la Toscana e Roma.

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In realtà, chi viene nella Sabina Tiberina non se ne vorrebbe andare più. Seduti in una delle terrazze dei paesi e dei casolari, di fronte ad un piatto condito con l’olio locale, ad un buon bicchier di vino e magari ad un tramonto mozzafiato sul Soratte, chi avrebbe il coraggio di alzarsi?!

Mti Sabini-Panorama da Montasola verso il tramonto

Valle dell'Imelle, paesaggio

E allora, quando partire? Un’occasione è data dagli eventi in tema medievale o dalle manifestazioni volte alla riscoperta di antiche tradizioni. Certo, le stagioni intermedie, autunno e primavera, rimangono i periodi più indicati, anche per ammirare i meravigliosi colori della campagna sabina o per inoltrarsi in qualche sentiero collinare o montano alla ricerca di aria buona e panorami indimenticabili.

APPUNTI DI VIAGGIO

Periodi migliori:

autunno, primavera ed inizio-estate per i colori della campagna.

Dove dormire:

Montopoli di Sabina – Agriturismo La Casa dell’Abbazia

Casperia – B&B La Torretta

Dove comprare:

Fara in Sabina – Azienda Agricola Mei


Castello di Borghetto (o di Andosilla)

Veduta del Castello di Borghetto

Una veduta del Castello di Borghetto, situato al confine fra i Comuni di Magliano Sabina e Civita Castellana. Leggende e misteri si sommano in questo luogo enigmatico e di difficile accesso, che con la sua mole possente domina l’omonimo villaggio e la ferrovia Roma-Firenze: per saperne di più si faccia riferimento alla nostra guida “I castelli perduti del Lazio e i loro segreti“.