Archivi tag: monasteri

Sacro Speco-Panorama su Santa Scolastica e Subiaco

S. Speco-Panorama su S. Scolastica e Subiaco 3 RCRLB

Il suggestivo panorama dal Monastero del Sacro Speco su Santa Scolastica e Subiaco. Questa, assieme alla valle di Rieti, è l’altra “valle santa” del Lazio: se a Rieti è il messaggio di San Francesco ad aver lasciato il suo segno, qui a Subiaco e dintorni è stata l’opera infaticabile di San Benedetto e dei suoi monaci ad aver tracciato una delle pagine più gloriose della storia dell’Occidente e della cristianità.


Visione sublime: la Certosa di Trisulti

Certosa di Trisulti-Veduta da S. Nicola 1 RCRLB.JPG

Uno dei “quadri” più spettacolari della Ciociaria e dell’intero Lazio: la Certosa di Trisulti, vista dal vicino Convento di San Nicola, spicca come una gemma preziosa fra le sacre selve dei Monti Ernici, sorvegliata dalle ardite vette della Monna e della Rotonaria. Uno scorcio di perfetta e sublime integrazione fra architettura, storia e natura, che meraviglia ed entusiasma i sempre più numerosi pellegrini del Cammino di San Benedetto.


Santuario di Santa Maria ad Rupes a Castel Sant’Elia

Castel S. Elia-Basilica di S. Elia e Santuario di S. Maria ad Rupes RCRLB.JPG

Fondato da alcuni monaci benedettini nel VI secolo, lo spettacolare complesso di Santa Maria ad Rupes, con ai piedi la splendida Basilica di Sant’Elia, domina il paesaggio di Castel Sant’Elia e offre una visione mozzafiato, stagliandosi in modo perfetto nella selvaggia Valle Suppentonia. 


Il Santuario della Mentorella in inverno

Santuario della Mentorella-Veduta 1 RCRGC.jpg

Il suggestivo Santuario della Mentorella, uno dei più antichi cenobi d’Italia, in uno scatto invernale del collaboratore e grande escursionista Giovanni Cortiglia. Sullo sfondo, la bella Valle del Giovenzano.


I panorami dai Cappuccini di Albano

Albano Laziale, nel cuore dei Castelli Romani, è uno dei centri più interessanti della regione dal punto di vista storico-archeologico. Amatissima ai tempi del Grand Tour, oggi purtroppo la cittadina delude il visitatore per la cementificazione, il traffico e l’incuria generale. Albano tuttavia conserva inaspettatamente luoghi tranquilli e piacevolissimi nelle ville e nei molti monasteri che punteggiano soprattutto la parte alta dell’abitato. Percorrendo ad esempio la salita di Via San Francesco, si giunge al Convento dei Cappuccini, cui si accede per una suggestiva scalinata bordata da annosi lecci. Dalla croce si può ammirare un panorama straordinario: appaiono quasi per intero la costa e la campagna fra Pomezia e Roma, fino ai primi insediamenti urbani della capitale. E’ l’area più integra dell’Agro Romano meridionale e fa da sfondo agreste al campanile di San Gaspare e al pittoresco anfiteatro romano situato proprio di fronte alla suddetta gradinata, regalando un quadretto davvero grazioso. Si consiglia di passeggiare per quanto possibile lungo le mura del convento per godere di belle ed interessanti vedute, in cui l’ondulata pianura e la striscia azzurra del Mar Tirreno appaiono tra le fronde di pini e cipressi spesso secolari. Ricordiamo infine che a pochi passi dai Cappuccini inizia la splendida escursione a mezza costa sull’orlo del Lago di Albano (fino a Palazzolo): il sentiero si imbocca all’altezza di una piccola “fraschetta” che offre una vista grandiosa del bacino.

Albano-Via S. Francesco, targa RCRLB

Albano-Convento dei Cappuccini, statua di S. Francesco RCRLB

Albano-Convento dei Cappuccini, croce sulla scalinata RCRLB

Albano-Convento dei Cappuccini, panorama 1 RCRLB

Albano-Panorama con campanile di S. Gaspare RCRLB

Albano-Convento dei Cappuccini, panorama 2 RCRLB

Albano-Pini nei pressi dei Cappuccini 1 RCRLB

Albano-Pini nei pressi dei Cappuccini 2 RCRLB

Albano-Teatro Romano 1 RCRLB


La Certosa di Trisulti: arte e sapienza tra le foreste dei Monti Ernici

Fra i molti luoghi del Lazio che suscitano emozioni profonde, la solitaria Certosa di Trisulti, nei pressi di Collepardo, nell’Alta Ciociaria, merita di sicuro una menzione speciale. Situato ai piedi del Monte Rotonaria ed immerso in un paesaggio fiabesco, fra irte rupi, querceti secolari e orride gole, il complesso monastico si erge elegantemente su uno sprone roccioso, a dominio di un’ampia e selvaggia vallata dei Monti Ernici: fondato nel XIII secolo e ristrutturato tra Seicento e Settecento, oggi appartiene all’Ordine dei Cistercensi di Casamari.

Certosa di Trisulti-Veduta dal Vado di Porca RCRLB

Veduta dall’alto della Certosa di Trisulti

L’attrazione principale della Certosa è costituita dall’antica farmacia – impreziosita da grottesche trompe-l’oeil in stile pompeiano ad opera di Giacomo Manco – ove sono custodite numerose ampolle e bottigliette d’epoca contenenti erbe medicamentose. La conoscenza di rimedi naturali per curare malattie è una tradizione che si tramanda dal Medioevo fra Cistercensi e tuttora viva: verosimilmente preziosi manoscritti di medicina e di erboristeria sono celati nell’antica biblioteca, che conta circa 36.000 volumi. Leggende di sensazionali guarigioni (e guaritori) sono diffuse da sempre fra le genti locali contribuendo al “mito” popolare di Trisulti come luogo magico e misterioso.

Certosa di Trisulti-Farmacia, scorcio 1 RCRLB

L’elegante salottino della farmacia

Certosa di Trisulti-Farmacia, scorcio 2 RCRLB

Simmetrie

Certosa di Trisulti-Farmacia, particolare 1 RCRLB

Porta dipinta

Certosa di Trisulti-Farmacia, orologio RCRLB

Suggestivo orologio che sembra scrutare il visitatore…

Colpiscono poi i numerosi dipinti presenti nel corridoio della farmacia, eseguiti intorno al 1860 dall’artista, filosofo ed esoterista napoletano Filippo Balbi. Fra tutte le rappresentazioni, di chiaro motivo allegorico, spicca quella del quadrato magico del “Sator”: si tratta del misterioso palindromo formato da cinque parole di cinque lettere, che lette partendo da qualsiasi verso danno sempre la stessa formula, ossia “Rotas Opera Tenet Arepo Sator”. Tutto il ciclo pittorico appare come una sorta di “libro alchemico-sapienziale” dedicato al “raffinare” la vita ed i suoi scopi, prodigo di messaggi “ermetici” riservati a pochi iniziati (per saperne di più si faccia riferimento al nostro libro “Lazio: i luoghi del mistero e dell’insolito”).

Certosa di Trisulti-Farmacia, affresco con Sator RCRLB

Sator del Balbi

Certosa di Trisulti-Farmacia, particolare RCRLB

Invito al silenzio…

Certosa di Trisulti-Farmacia, affresco con messaggio RCRLB

Ricordo della bella accoglienza riservata al Balbi

Certosa di Trisulti-Farmacia, quadro 1 RCRLB

Straordinario quadro nella farmacia

Certosa di Trisulti-Farmacia, quadro 2 RCRLB

Ritratto di un farmacista di Trisulti

Oltre alla farmacia è di assoluto interesse la visita alla chiesa, dedicata a San Bartolomeo. Entrando, la prima cosa che colpisce sono i meravigliosi quanto macabri affreschi che ornano i lati della volta, in parte ancora del Balbi: insieme ad una realistica “Strage degli innocenti”, essi descrivono massacri e martirii ai danni di monaci, evidentemente finalizzati a rendere consapevoli i novizi circa i pericoli legati alla missione evangelizzatrice. Poco più avanti sono conservati i corpi di due cavalieri delle Crociate, mentre nell’aula riservata ai monaci si trova uno splendido coro ligneo impreziosito da singolari sculture che ritraggono personaggi buffi o deformi.

Certosa di Trisulti-Chiesa RCRLB

Chiesa di San Bartolomeo

Certosa di Trisulti-Leone nel piazzale della chiesa RCRLB

Scorcio del piazzale antistante alla chiesa

Usciti dalla certosa, dal parcheggio si snoda un viottolo immerso in un folto bosco di querce, che conduce, in discesa, ai piedi di una parete rocciosa. Qui si apre un ampia cavità ove è ospitato il piccolo Santuario della Madonna delle Cese. Secondo un’antica tradizione popolare, nel VI secolo, un eremita scelse di ritirarsi proprio presso la Grotta delle Cese, dove ebbe un’apparizione della Madonna, la quale lasciò impressa sulla roccia la propria immagine. In questo luogo venne in seguito creata una Cappella della Madonna delle Cese. E’ proprio a questo luogo che è legata la storia dell’edificazione della Certosa di Trisulti. Con il passar del tempo, diversi eremiti e pellegrini giunsero in questi luoghi selvaggi, e nella seconda metà del XII secolo vi si recò anche il Cardinale Lotario Conti di Anagni. Egli era solito intrattenersi con un eremita che allora dimorava qui. Questi raccontò al cardinale anagnino di una sua visione profetica, da cui Lotario rimase assai impressionato, tanto da promettere la costruzione di una certosa nei suoi possedimenti. Salito al soglio pontificio con il nome di Innocenzo III, mantenne l’impegno preso e nei primi anni del 1200 vennero iniziati i lavori. Ancor oggi è possibile visitare, tramite una ripida e stretta scalinata, la buia celletta addossata alla parete rocciosa, ove gli anacoreti, che si avvicendarono presso il Santuario, erano soliti ripararsi.

Certosa di Trisulti-Tramonto RCRLB

Tramonto sul campanile della Certosa

Ma le sorprese a Trisulti non finiscono qui. Procedendo lungo la bellissima strada che dalla Certosa conduce a Veroli, si giunge, dopo poche centinaia di metri, ai piedi del Monte Porca, ove inizia un ripido sentiero che, salendo attraverso la folta vegetazione della montagna, termina innanzi ad un piccolo speco, sopra al quale, di tanto in tanto, si forma una lieve cascatella. Qui il monaco benedettino Domenico da Foligno, assieme al suo fedele monaco Giovanni, rimase per circa tre anni in ascesi. Nel 987 Domenico, ispirato da una visione che ebbe nel sonno, decise di avviare l’edificazione di una chiesa e di un monastero. Una leggenda narra che durante i lavori si staccò un enorme masso dal monte, e Domenico, che ne udì il frastuono, disegnò prontamente nel cielo una croce cosicchè di colpo la roccia arrestò la sua discesa, e si fermò a pochi metri dalla chiesa dedicata a San Bartolomeo Apostolo. Di tale struttura, meglio conosciuta con il nome di San Domenico, ed edificata in un interessante stile tardo romanico, si possono ancora osservare i poderosi resti, romanticamente affacciati sulla sontuosa valle del Torrente Fiume.

Monastero di S. Domenico RCRLB

Rovine del Monastero di San Domenico

Non lontano è il Ponte li Santi, legato alle memorie sacre della zona, nelle cui vicinanze si apre peraltro lo spaventoso Vallone Inferno, una lunga e profonda gola dominata da rupi scoscese e fittamente boscose, e che in più punti presenta cascatelle e rapide. Si dice che nella valle si nascondano dolmen e menhir di origine italica. Essi insisterebbero in tutta la zona di Collepardo e il motivo di tale peculiarità non è chiaro. Ci troviamo in ogni caso in un territorio noto per manifestazioni eccezionali del carsismo: dalla spettrale Grotta dei Bambocci, descritta dal Gregorovius nell’Ottocento, allo spettacolare Pozzo d’Antullo, una delle doline carsiche più grandi d’Europa. Probabilmente questi fenomeni naturali influenzarono le popolazioni più antiche dei Monti Ernici, le quali svilupparono un particolare rapporto con la pietra tanto da creare manufatti dal significato astrologico e “sacrale”: come non citare le “mura megalitiche” (o ciclopiche) che cingono numerosi centri storici della Ciociaria (le cosiddette “città megalitiche” di Alatri, Ferentino, Arpino, Segni, Veroli, ecc.) con funzione non soltanto difensiva ma anche religiosa?

Mti Ernici-Mte Porca, panorama 6 RCRLB

Sguardo verso il Vallone dell’Inferno

Mti Ernici-Torrente Fiume, cascata e arco naturale RCRLB

Arco naturale e cascata lungo il Torrente Fiume

Infinite dunque le suggestioni che offre la Certosa di Trisulti con i suoi diretti dintorni. Una giornata non è sufficiente per visitare tutto con la dovuta calma ma al visitatore sensibile può bastare almeno per coglierne l’atmosfera sospesa ed inafferrabile. Prima di andar via si consiglia vivamente di ammirare lo straordinario panorama dal vicino ex-convento di San Nicola, in località Civita, sempre verso Veroli.

Certosa di Trisulti-Veduta da S. Nicola 3 RCRLB

La Certosa da San Nicola

Da qui la certosa appare come un vero e proprio gioiello architettonico incastonato nel superbo scenario montano: forse ci si può interrogare di come sia possibile che tale magnifico paesaggio non sia ancora conosciuto ai più né adeguatamente decantato (e forse questo rimane il mistero maggiore); di certo si torna a casa con la sensazione di aver “scoperto” qualcosa di prezioso e con la voglia di tornarci presto.


Chiesa dell’Abbazia di Farfa

Abbazia di Farfa-Chiesa, facciata

La semplice facciata della chiesa abbaziale di Farfa, scrigno di tesori storico-artistici nel cuore della Sabina Tiberina. Eretta fra il VI-VII secolo da alcuni monaci, l’abbazia fu cara a Carlo Magno e divenne nell’Alto Medioevo fulcro di un vero e proprio Stato che si estendeva soprattutto a cavallo del Lazio e dell’Umbria attuali, con proprietà anche in Toscana e nelle Marche; circondata da uno splendido borgo, ricco di botteghe artigianali e dotato di strutture ricettive, dal 1921 l’abbazia è gestita dai benedettini che permettono la visita guidata di una porzione del complesso religioso.  Per maggiori informazioni sulla storia e sulle leggende che avvolgono l’Abbazia di Farfa si faccia riferimento al nostro libro “Lazio. I luoghi del mistero e dell’insolito”.


Rovine del Monastero di San Domenico da Foligno

Monastero di S. Domenico

Fondato da San Domenico da Foligno nel 996 e successivamente ristrutturato, questo monastero in rovina si erge in una valletta nel cuore dei Monti Ernici. Il luogo è di straordinaria suggestione per via del solenne paesaggio montano in cui è inserito, fatto di pareti rocciose e boschi di querce e faggio, ma anche dei numerosi misteri che avvolgono la zona, a cominciare dalla vicinissima e ben più celebre Certosa di Trisulti (per saperne di più si veda la nostra guida “Lazio. I luoghi del mistero e dell’insolito”). A poca distanza sono anche l’eremo in cui dapprima si ritirò il santo e il cosiddetto “Ponte dei Santi”, altro sito colmo di leggende.


Certosa di Trisulti

Certosa di Trisulti-Veduta da San Nicola

Una splendida veduta della Certosa di Trisulti dal piazzale dell’ormai abbandonato Monastero di San Nicola. Il possente complesso certosino appare come un gioiello incastonato nelle foreste dei Monti Ernici, ai piedi delle vette della Monna e della Rotonaria. Misteri sapienziali avvolgono questo luogo sacro e magnifico: per saperne di più si faccia riferimento alla nostra guida “Lazio. I luoghi del mistero e dell’insolito“.