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Vedute del Monte Autore a metà ottobre

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Il magnifico panorama che si gode dalle Vedute del Monte Autore, nel cuore dei Monti Simbruini, a pochi km dall’area sciistica di Livata-Campo dell’Osso. Appaiono la profonda Valle del Simbrivio, ricoperta da immense foreste di faggio ed acero e le cime principali dei Simbruini, ossia Viglio, Cotento e Tarino. Sopra i 1600-1700 m. il foliage è già quasi tardo-autunnale, con le distese rosseggianti di boschi mentre più in basso, fino a quota 1.000 circa l’autunno è nel suo colmo più spettacolare, con gli aceri accesi di rosso e di giallo a chiazzare come esplosioni di colore le faggete, che sfumano dal verde delle piante più “pigre” all’arancio e al rosso mattone di quelle più avanti nella depigmentazione.

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Il Parco Regionale dei Monti Simbruini: nei paesaggi dello Spirito

Un patrimonio storico-naturalistico straordinario

Situati ai confini con l’Abruzzo, i Monti Simbruini costituiscono una delle aree montane più suggestive ed importanti del Lazio e prendono il nome dal latino sub imbribus (“sotto le piogge”), in virtù dell’elevata piovosità della zona.

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il tipico paesaggio aperto dei Monti Simbruini

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l’Aniene, ancora torrente, nella località Fiumata

Mti Simbruini-Mte Viglio, acero secolare RCRLB

un acero secolare alle pendici del Monte Viglio

Qui, fra vette che superano i 2000 metri, foreste sconfinate e praterie si possono assaporare in molti punti sensazioni di autentica wilderness, accentuate dal fatto che queste montagne sono tuttora poco frequentate e poco conosciute, se non per i rinomati centri sciistici di Livata e Campo Staffi.

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il Monte Tarino visto da Campo Staffi

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il Monte Viglio, la vetta maggiore del gruppo

Tutelati da un vasto parco regionale, istituito nel 1983, i Monti Simbruini custodiscono un patrimonio naturale straordinario, con un ambiente estremamente vario, segnato per un verso dalla presenza dei fiumi Aniene e Simbrivio, che da 2000 forniscono anni acqua a Roma, e per un altro dalla fenomenologia del carsismo, qui particolarmente spiccata: numerose infatti le grotte (sia pur riservate agli speleologi), senza contare la seria infinita di inghiottitoi, doline e campi solcati (da non perdere l’altopiano dei Fondi di Jenne) che rendono quasi ovunque scarsa l’acqua in quota, per poi lasciarla riapparire purissima nelle sorgenti.

Valle dell'Aniene-Fiume Aniene presso Jenne RCRLB

Mti Simbruini-Valle dell'Aniene presso la sorgente RCRLB

due scorci del Fiume Aniene

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le Grotte del Falco, alle pendici del Monte Autore

La flora dal canto suo, oltre al patrimonio boschivo, presenta a seconda dei versanti e degli ambienti fioriture di orchidee, gigli, narcisi, non ti scordar di me, viole, genziane, ecc…

Mti Simbruini-Mte Autore, fioritura di luglio RCRLB.JPG

Mti Simbruini-Mte Autore, fioriture di luglio RCRLB.JPG

fioriture di luglio sulla cresta del Monte Autore

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una bellissima fioritura di Genziana al Campo della Pietra

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una salamandra presso il Laghetto di San Benedetto

Ricchissima infine la fauna, che annovera specie rare come il grifone, l’aquila reale, il lupo e, più sporadicamente, l’orso bruno marsicano, ma anche varie specie di tritoni, salamandre e il gambero di fiume, indicatore della purezza delle acque.

Storia, arte e spiritualità

L’area del parco, selvaggia terra degli antichi Equi, appare segnata profondamente dall’opera dell’uomo. Presso Subiaco, in epoca romana Nerone si fece costruire un’incredibile villa con tanto di tre laghetti ottenuti tramite lo sbarramento dell’Aniene.

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le Gole dell’Aniene

L’Arco di Trevi, che ci appare misteriosamente sperduto fra le foreste, costituì un’antica dogana romana lungo una strada che dovette essere relativamente trafficata. Nell’Alto Medioevo poi, accadde una “rivoluzione” fra queste montagne (e per tutta la cultura occidentale).

Monastero di S. Scolastica-Veduta dal S. Speco 2 RCRLB.jpg

il Monastero di Santa Scolastica e Subiaco visti dal Sacro Speco

Su iniziativa di un giovane San Benedetto da Norcia, che proprio qui iniziò la sua esperienza eremitica, nacquero svariati cenobi: oggi, a dominio dei resti dell’antica residenza imperiale, possiamo ancora ammirare i celebri e spettacolari monasteri di Santa Scolastica e del Sacro Speco, custodi di eccezionali opere d’arte e pregni di un’atmosfera di intensa spiritualità.

Monastero del S. Speco-Veduta 1b RCRLB.jpg

il Sacro Speco

I due monasteri e le sottostanti Gole dell’Aniene (che si allungano solitarie sino all’umile e silente Jenne, dove Fogazzaro ambientò “Il Santo”) formano uno dei paesaggi più romantici d’Italia, amato e decantato ai tempi del Grand Tour.

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affresco nel Sacro Speco

Ancora “paesaggi dello spirito” nella vicina Valle del Simbrivio, ove nell’ennesimo scenario di solenne bellezza si nasconde il vetusto Santuario della Santissima Trinità, scavato ai piedi di un’ardita parete rocciosa.

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il Santuario della Santissima Trinità

Valle del Simbrivio-Panorama presso la SS. Trinità 1 RCRLB.JPG

la splendida Valle del Simbrivio con Vallepietra visti dal santuario

Poi una serie di romitori e chiesette rurali, ben simboleggiati dalle rovine dell’Eremo di Santa Chelidonia, sempre nei pressi di Subiaco. Fra i paesi, invece, merita in primis una menzione speciale il pittoresco borgo-presepe di Cervara di Roma, noto per la sua rupe scolpita, che offre panorami mozzafiato sull’incantevole Valle dell’Aniene, nel punto in cui essa si allarga in una placida conca, sempre circondata da boschi e punteggiata da abitati medievali; oppure Trevi nel Lazio, dominato da un severo castello appartenuto ai Caetani, indiscussi signori di queste terre ai tempi di Bonifacio VIII. La cittadina di Subiaco, dal canto suo, che a prima vista potrebbe sembrare quasi del tutto moderna, letteralmente “nasconde” un rustico centro storico sormontato dalla poderosa Rocca Borgia, oggi in via di recupero ed incluso nel club dei “Borghi più belli d’Italia”.

Cervara di Roma-Veduta 1 RCRLB.jpg

Cervara di Roma

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Jenne

Trevi nel Lazio-Scorcio dal Castello RCRLB.JPG

panorama dal Castello Caetani a Trevi nel Lazio

Categoria a parte invece sono da considerarsi i solitari ruderi di Camerata Vecchia, situati a monte di Camerata Nuova e affacciati sulla Piana del Cavaliere, spartiacque fra Lazio ed Abruzzo.

L’incanto delle stagioni

Senza dubbio, una delle cose più splendide dei Simbruini è il mutare delle stagioni. Le maestose foreste di faggio (con rare intrusioni di acero) guardate dall’alto colpiscono per compattezza e vastità (tra i Simbruini e i contigui Ernici si estende la faggeta più grande d’Europa).

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il Monte Viglio d’autunno

Man mano che ci si avvicina ai fondovalle – ove si fa sentire l’influenza dei fiumi e dei torrenti – la vegetazione si fa più mista, con lecci, carpini, querce, ontani, salici e pioppi.

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Mti Simbruini-Campo Staffi, faggeta innevata RCRLB.jpg

Mti Simbruini-Faggeta presso Camposecco RCRLB.JPG

Mti Simbruini-Mte Autore, faggeta innevata 1 RCRLB.jpg

Mti Simbruini-Mte Tarino, faggeta all'imbrunire RCRLB

Mti Simbruini-Fondi di Jenne, faggeta RCRLB

Mti Simbruini-Faggeta presso Fonte della Moscosa 3 RCRLB.JPG

faggete

Ne risulta un paesaggio meraviglioso, ricco di colori continuamente cangianti nel corso dell’anno: dallo struggente e malinconico ottobre, con le sue infinite sfumature, al festoso giugno con il verde vivo delle chiome degli alberi e le fioriture di orchidee sui pascoli, passando per il lungo inverno che ricopre di neve le vette e spesso anche i boschi più alti.

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faggi e praterie sul Campo della Pietra ad ottobre

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una delle tante vallette che compongono il suggestivo Campo della Pietra

Mti Simbruini-Colline carsiche a Prataglia 1 RCRLB

autunno sull’Altopiano di Prataglia, a monte di Cervara

Mti Simbruini-Mte Autore, panorama nevoso RID

le vedute del Monte Autore d’inverno

Mti Simbruini-Fondi di Jenne, faggi in autunno 1 RCRLB.jpg

faggeta autunnale ai Fondi di Jenne

Mti Simbruini-Fondi di Jenne innevati RCRLB

i Fondi di Jenne all’inizio della primavera

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il Monte Tarino innevato alla fine dell’inverno

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paesaggio invernale presso Camerata Vecchia

Un paradiso per l’escursionismo

Caratterizzati da un susseguirsi di altopiani circondati da fitte faggete, i Monti Simbruini favoriscono un escursionismo leggero e rilassante.

Mti Simbruini-Fondi di Jenne 6 RCRDC

Mti Simbruini-Campo della Pietra, cavalli RCRLB

Mti Simbruini-Fondi di Jenne, paesaggio 4 RCRLB.JPG

il classico paesaggio bucolico degli altopiani simbruini

Del resto, fatta eccezione per le tre cime principali del gruppo, il Monte Viglio (2156 m.), il Monte Cotento (2015 m.) e il Monte Tarino (1997 m.), i Simbruini offrono ampi spazi privi di montagne di un certo rilievo, e quindi perfetti per chi cerca lunghe passeggiate nella natura senza troppa fatica.

Mti Simbruini-Sulla cresta dei Cantari RCRLB

sentiero del CAI verso il Monte Viglio

Mti Simbruini-Mte Viglio, verso il Mte Gendarme 1 RCRLB.JPG

sulla cresta dei Cantari verso il Gendarme e il Viglio

Mti Simbruini-Mte Viglio, deposito morenico 1 RCRLB.JPG

depositi morenici sulle pendici del Monte Viglio

Mti Simbruini-Vado Ciociaro e Mte Tarino RCRLB

il Vado Ciociaro ai piedi del Tarino

Mti Simbruini-Mte Tarino, panorama dalla vetta 1 RCRLB.jpg

la vetta del Monte Tarino

Allo stesso tempo, però, la scalata del Viglio in inverno con la neve riserva difficoltà alpinistiche, mentre la vetta del Tarino si raggiunge solo dopo una bella sgambata.

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ancora il solenne Viglio, la vetta più frequentata dagli escursionisti nel parco

Mti Simbruini-Mte Tarino, panorama 1 RCRLB.JPG

panorama dal Monte Autore con il Camposecco innevato

Un territorio insomma adatto a tutte le esigenze escursionistiche, ed ottimo anche per l’equitazione grazie alle immense praterie, che non a caso furono usate come set per alcuni film western, fra cui il cult “Lo Chiamavano Trinità”, quasi interamente girato sull’Altopiano di Camposecco.

Lungo il Cammino di San Benedetto

Da qualche tempo i Monti Simbruini sono tornati alla ribalta grazie al “Cammino di San Benedetto”.

Monastero del S. Speco di Subiaco-Affresco RCRLB.jpg

affresco del Sacro Speco

Ideato da Simone Frignani, redattore della prima guida, si tratta di un lungo trekking di 300 km fra Umbria e Lazio, da Norcia a Subiaco e a Montecassino, che porta il “pellegrino” o il semplice escursionista alla scoperta dei luoghi più significativi della vita di San Benedetto, patrono d’Europa.

Mti Simbruini-Lago di S. Benedetto RCRLB

il Laghetto di San Benedetto, a breve distanza da Santa Scolastica

Mti Simbruini-Cascata di Trevi RCRDC

la Cascata di Trevi, come il laghetto di San Benedetto, toccata dall’itinerario

Il percorso, che attraversa altre importanti aree montuose del Lazio (Reatini, Carseolani-Sabini, Ernici, Cairo), tocca il tratto medio e alto della Valle dell’Aniene, addentrandosi fin nelle pieghe più nascoste delle montagne simbruine, e ha contribuito a far conoscere ad un pubblico senz’altro più vasto e più attento, rispetto al passato, le meraviglie di un territorio che non smette di stupire.

Mti Simbruini-Valle del Simbrivio, paesaggio presso Vallepietra 1 RCRLB.JPG

la Valle del Simbrivio: sullo sfondo la rupe della Santissima Trinità

Convento del S. Speco-Veduta crepuscolare 1 RCRLB

una romantica visione crepuscolare del Sacro Speco di Subiaco

E così luoghi come il Sacro Speco di Subiaco stanno vivendo una seconda stagione all’insegna non più soltanto del turismo religioso o culturale di nicchia, ma anche di un approccio silenzioso e profondo, legato alla riscoperta del sé e delle radici della cristianità più vera.


Monte di Cambio a giugno

Qui di seguito alcune immagini dal Monte di Cambio, una delle cime maggiori del gruppo dei Monti Reatini, ben noti per la presenza preponderante del Terminillo. Il sentiero più battuto, che si consiglia di percorrere nel mese di giugno, parte dalla località Fontenuova, nei pressi di Leonessa, raggiungibile dalla magnifica strada Vallonina. Il sentiero presenta una prima parte nella faggeta per poi aprirsi completamente in uno splendido paesaggio carsico fino alla vetta della montagna (2081 m. s. l. m.). Notevoli i panorami su tutte le catene montuose dell’Appennino Centrale – con in primo piano ovviamente il Terminillo e le sue dirupate pareti-nord – e sul sottostante Piano di Leonessa, ben coltivato e punteggiato da minuscoli borghi medievali.

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Mte di Cambio-Pascolo 2 RCRLB

Mte di Cambio-Pascolo 1 RCRLB

Mte di Cambio-Paesaggio carsico 3 RCRLB

Mte di Cambio-Paesaggio carsico 1 RCRLB

Mti Reatini-Mte di Cambio, panorama lungo il percorso 4 RCRLB

Mti Reatini-Mte di Cambio, panorama lungo il percorso 3 RCRLB

Mti Reatini-Mte di Cambio, panorama lungo il percorso 2 RCRLB

Mti Reatini-Mte di Cambio, panorama lungo il percorso 1 RCRLB

Mte di Cambio-Fioritura 1 RCRLB

Mte di Cambio-Fioritura 2 RCRLB

Mte di Cambio-Fioritura 4 RCRLB

Mte di Cambio-Fioritura 3 RCRLB

Mti Reatini-Mte di Cambio, sentiero 1 RCRLB

Mti Reatini-Mte di Cambio, scorcio lungo il sentiero 3 RCRLB

Mti Reatini-Mte di Cambio, scorcio lungo il sentiero 2 RCRLB

Mti Reatini-Mte di Cambio, scorcio lungo il sentiero 1 RCRLB

Mti Reatini-Mte di Cambio, scorcio lungo il sentiero 4 RCRLB

Mti Reatini-Mte di Cambio, scorcio lungo il sentiero 5 RCRLB

Mti Reatini-Mte di Cambio, panorama lungo il percorso 6 RCRLB

Mti Reatini-Mte di Cambio, panorama lungo il percorso 5 RCRLB

Mti Reatini-Mte di Cambio, campo fiorito lungo il percorso 1 RCRLB

Mti Reatini-Mte di Cambio, campo fiorito lungo il percorso 2 RCRLB

Mti Reatini-Mte di Cambio, segnaletica 1 RCRLB

Mti Reatini-Mte di Cambio, croce sulla vetta 1 RCRLB

Mti Reatini-Mte di Cambio, panorama dalla cima 2 RCRLB

Mti Reatini-Mte di Cambio, panorama dalla cima 1a RCRLB


L’inverno pian piano se ne va sui Monti Lepini

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A monte del paese di Gorga, nel versante ciociaro dei Lepini, si estende una vasta zona di altopiani bellissimi utilizzati per il pascolo brado. Una delle caratteristiche principali è la presenza di numerosi recinti in pietra a secco che donano al paesaggio un aspetto molto suggestivo. L’escursione può terminare sul Piano del Lontro, ove sono diverse case di pastori. Interessante a marzo il fatto che ci siano alcuni bei ruscelli formati dal disgelo: del resto ci troviamo in una delle zone più ricche di acqua dei Lepini, altrove rara.


Monte Viglio con le prime nevi invernali

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Il Monte Viglio con le prime nevi della stagione. Amato e assai frequentato dagli escursionisti romani, il Viglio è, con i suoi 2156 m. s.l.m, la vetta principale dei Monti Simbruini, nel cuore della faggeta più grande d’Europa.


Paesaggio autunnale a Prato di Campoli

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Ad ottobre le faggete degli Appennini sono al culmine della bellezza del foliage autunnale: nella foto ci troviamo a Prato di Campoli, magnifico altopiano carsico sui Monti Ernici, a poca distanza dalla cittadina medievale di Veroli.


Panorama nei pressi di Campo del Popolo

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Campo del Popolo è uno dei più belli fra i molti altopiani che si aprono nel cuore del massiccio del Monte Cairo: da qui partono numerosi sentieri, in parte ricalcanti antichi tratturi, che offrono panorami selvaggi e amplissimi sui rilievi della Bassa Ciociaria e delle regioni confinanti. Il gruppo montuoso del Cairo, di notevole interesse storico-archeologico oltre che ambientale, è rimasto per anni nell’anonimato nel mondo dell’escursionismo ma recentemente grazie al Cammino di San Benedetto, che lo attraversa quasi per intero, sta vivendo una stagione di riscoperta.


Camosci sul Monte La Meta

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Il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise custodisce alcuni fra gli ambienti piú selvaggi della catena appenninica, dove non é affatto impossibile l’incontro con animali altrove rari od estinti, come il lupo o l’orso marsicano. Nella foto, i camosci che frequentano le pendici del Monte La Meta, una delle vette maggiori del versante ciociaro dell’area protetta, a poca distanza da Picinisco.


Sulla cresta del Pizzo Deta

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Sulla selvaggia cresta del Pizzo Deta (2041 m.), la seconda cima più elevata dei Monti Ernici, spartiacque fra Abruzzo e Ciociaria, Val Roveto e Valle del Sacco. Pochi sanno che il Lazio è terra di grandi montagne, con numerose vette che superano i 2000 metri.


Panorama tardo autunnale dal Monte Tarino

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Situata nel cuore dei Monti Simbruini, la vetta del Tarino è la più selvaggia del gruppo e dona un panorama magnifico su una vasta porzione dell’Appennino Centrale. Spiccano soprattutto le immense faggete che si diramano in ogni direzione, offrendo uno spettacolo grandioso.


Faggeta simbruina presso Fonte Moscosa

Faggeta presso Fonte Moscosa

Le faggete dei Monti Simbruini, nell’Alta Valle dell’Aniene, possiedono un grande fascino. Fitte e maestose, costituiscono, assieme a quelle dei contigui Ernici, una delle aree di faggio più estese d’Europa. In autunno si può ammirare il magnifico foliage delle foreste dei Simbruini, arricchito anche dalla presenza di aceri e carpini.


Panorama dal Monte Altino verso la Ciociaria

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Lo splendido panorama che si ammira dalla vetta del Monte Altino, nel cuore degli Aurunci. Siamo nell’estremo sud del Lazio, a balcone sul Golfo di Gaeta e ormai in vista del confine campano. Lo straordinario fascino di queste montagne è dato, oltre che dalle forme aspre e rocciose, dai loro contrasti decisi: si passa dagli aridi versanti marittimi alle foreste di faggio che si estendono verso la Ciociaria. Numerose infine le leggende popolari che aleggiano sui Monti Aurunci: come quella della Fossa Joanna, enorme dolina carsica, visibile nella foto sulla destra, che sarebbe stato in passato un ritrovo di streghe.