Archivi tag: monti sabatini

Sfumature di luce sul Lago di Bracciano

Trevignano-Panorama dal lungolago 1 RCRLB.JPG

Bellissima luce autunnale sul Lago di Bracciano da Trevignano Romano.

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Nel bosco di Oriolo

Mti Sabatini-Bosco di Oriolo 1 RCRLB

Uno scorcio dello splendido bosco misto alle porte di Oriolo Romano, nel Parco Regionale dei laghi di Bracciano e Martignano, che custodisce un importante esempio di faggeta depressa.


Bracciano, Castello Orsini-Odescalchi

Bracciano-Castello Orsini-Odescalchi 4 RCRLB.jpg

Uno dei gioielli architettonici del Lazio, il Castello Orsini-Odescalchi a Bracciano, affacciato sull’omonimo lago e visibile sin da lontano con la sua mole imponente. A metà fra una dimora fortificata ed un palazzo signorile, questo monumento fu edificato nel XV secolo per volere degli Orsini (ristrutturando un preesistente maniero) su iniziale progetto dell’architetto senese Francesco Di Giorgio Martini; in seguito vi lavorarono a più riprese grandi artisti, come ad esempio Antoniazzo Romano e i Fratelli Zuccari per quanto riguarda le decorazioni pittoriche. L’elegante castello, considerato fra i più belli al mondo, racconta non solo l’epopea del Rinascimento nel Lazio ma anche delle leggende e degli intrighi dell’aristocrazia romana. Per saperne di più. “Lazio. I luoghi del Mistero e dell’insolito”


Campagna presso Settevene

Mti Sabatini-Paesaggio in Loc. Settevene 2 RCRLB.JPG

La magnifica ed enigmatica campagna in località Settevene, sulla strada fra la Cassia e Trevignano Romano. Appare straordinario che ancora nel 2017 ci siano paesaggi così incontaminati a mezz’ora dal GRA di Roma: eppure questa è la magia del territorio subito a nord della Capitale, un patrimonio immenso da tutelare e far conoscere di più. 


Caldara di Manziana

Mti Sabatini-Caldara di Manziana 4 RCRLB

Uno scorcio della Caldara di Manziana, straordinario biotipo dei Monti Sabatini, testimone di un vulcanismo ancora attivo con le sue numerose polle sulfuree. Circondata da macchia mediterranea e da un insolito bosco di betulle, l’arida spianata offre uno spettacolo assai suggestivo.


Scorcio autunnale delle rovine di Monterano Vecchia

Monterano Vecchia-Scorcio delle rovine RCRLB

Uno scorcio romantico delle spettrali rovine di Monterano Vecchia. Nel tardo autunno le calde tinte cromatiche della vegetazione mista della Tuscia creano scenari incantevoli che appaiono come veri e propri “quadri”, impreziositi come in questo caso da ruderi medievali, romani od etruschi. Per saperne di più: “Lazio. I luoghi del mistero e dell’insolito”.


Il Lazio, la “terra dei laghi”

Il Lazio non è certo conosciuto come una “terra di laghi”. Ciò rappresenta un vero e proprio paradosso in quanto la grande varietà e quantità di specchi d’acqua presenti in questo territorio le fa tenere un primato nazionale: si spazia dai laghi costieri a quelli vulcanici, dai bacini artificiali ai laghi glaciali, da quelli sorgivi e carsici a quelli palustri e residuali. Ogni lago è circondato da un paesaggio a sé, dalle caratteristiche ben precise che meritano di essere preservate, conosciute ed apprezzate, in quanto, al di là del fattore-acqua in sé, si tratta di ambienti tanto belli quanto delicati, ricchi non solo dal punto di vista della flora e della fauna ma anche sotto l’aspetto storico, culturale, agricolo.

Il Lago Albano, uno dei più famosi del Lazio

Il Lago Albano, uno dei più famosi del Lazio

Nei pressi o direttamente sulle sponde di questi laghi si trovano infatti coltivazioni di tipo tradizionale nonché borghi e siti archeologici, a testimoniare naturalmente che gli insediamenti vicini alle risorse idriche si perdono nella memoria dei tempi. E non può essere un caso se la civiltà di Roma (ma anche quella etrusca) nacque proprio in una terra così colma di riserve d’acqua, sia fluviali che lacustri.

Il Lago di Bolsena con l'Isola Bisentina

Il Lago di Bolsena con l’Isola Bisentina

Anche intorno ai laghi artificiali – che oggi offrono scenari inediti e favolistici -, sorti da quelli che un tempo furono dei fiumi, troviamo i segni di una storia vetusta.

Lago del Turano, panorama da Antuni

Lago del Turano, panorama da Antuni

Iniziamo proprio dai bacini realizzati a scopo idroelettrico. Da ovunque si provenga, i laghi del Salto e del Turano, nel Reatino, offrono delle vedute inconsuete ed inaspettate che si lasciano scoprire man mano che le sinuose strade si fanno largo fra boschi fittissimi e scorci rocciosi. Abitati che ci raccontano degli incastellamenti alto-medievali per poi aprirsi in queste grandi distese d’acqua che con le loro continue ramificazioni rimandano ai fiordi del Nord-Europa, mentre i castelli e le rocche in rovina che ogni tanto fanno la loro comparsa ricordano certi paesaggi scozzesi.

Castel di Tora-Panorama verso Antuni

Castel di Tora, panorama sul Lago del Turano ed Antuni

Lago del Turano-Paesaggio

Il Lago del Turano visto da Colle di Tora

Lago del Salto-Diga della centrale idroelettrica

Lago del Salto, diga della centrale idroelettrica

Lago del Salto-Panorama dalla diga

Lago del Salto, panorama crepuscolare dalla diga

Rocca Vittiana-Panorama sul Lago del Salto

Panorama sul Lago del Salto da Rocca Vittiana

Poggio Poponesco-Panorama sulla Valle del Salto

La Valle del Salto dalla Rocca di Poggio Poponesco

L’ultimo della “famiglia”, fra quelli reatini, lo Scandarello, emerge nella più distesa conca di Amatrice e dona una vista assai suggestiva della catena della Laga. Pochi chilometri a nord di Roma, in una delle prime riserve naturali del Lazio, si allarga il bacino di Nazzano, considerato come un “lago”, ma che è in realtà un’ampia ansa del Tevere sbarrata da una diga. Scendendo poi verso sud, in Ciociaria, nella grande piana del Liri, troviamo il Lago di San Giovanni Incarico, circondato da fertili campi coltivati. Al confine col Molise inoltre il Lago di Cardito si apre fra montagne maestose.

Lago di Scandarello-Veduta dalla Salaria

Veduta del Lago di Scandarello dalla Via Salaria

Lago di Nazzano

Lago di Nazzano

Passando ai laghi carsici, essi si presentano nelle più diverse forme e dimensioni, a seconda dell’altitudine e della morfologia del territorio. Il più esteso è senza dubbio il Lago di Canterno, a poca distanza da Fiuggi, pittoresco per l’effetto dato dai Monti Ernici che, soprattutto al tramonto, vi si specchiano con le loro alte cime rosate e coperte di neve d’inverno.

Lago di Canterno-Scorcio dalla rive

Il Lago di Canterno con la Rotonaria

Il Lago di Canterno è anche noto per il fatto di cambiare sensibilmente forma e grandezza nel corso degli anni, ciò che lo fa definire come un “lago fantasma”.

Lago di Canterno

Lago di Canterno

Lago di Canterno

Lago di Canterno

Lago di Canterno-Scorcio

Pescatore sul Lago di Canterno

Lago di Canterno visto da Trivigliano

Lago di Canterno visto da Trivigliano

Più defilati ma ancor più affascinanti i laghetti che punteggiano i grandi altopiani del Cicolano, a monte del già citato Lago del Salto: ossia i laghi di Rascino, Petrella, Aquilente, Cornino che formano uno dei complessi ambientali più straordinari del Lazio. Non lontano, lo sperduto Lago della Duchessa, amatissimo dagli escursionisti, costituisce un unicum nella regione: forse residuo di un remoto ghiacciaio, sorge in una spettacolare conca rocciosa dall’aspetto ostico e selvaggio dove è facile avvistare grifoni in volo.

Lago di Rascino

Lago di Rascino

Lago di Rascino-Masseria

Antico casale nei pressi del Lago di Rascino

Lago della Duchessa-Grifone in volo

Grifone in volo sul Lago della Duchessa

Ancora nel Reatino troviamo altri tesori naturalistici. La boscosa Val Velina è punteggiata da numerosi bacini di piccole dimensioni: i più importanti sono il Lago di Cotilia, caratterizzato da acque solfuree (c’è una stazione termale), e quello di Paterno, che occupa una dolina ed è impreziosito dai ruderi di una villa romana.

Lago di Paterno

Lago di Paterno

Sorgenti di Cotilia

Sorgenti di Cotilia

Più a nord, al confine con la Provincia di Perugia, fra i Sibillini e la Laga, troviamo infine i Pantani di Accumoli, piccoli specchi d’acqua che impreziosicono immense praterie. Fra i Monti Ausoni e il Mar Tirreno, in Provincia di Latina, solo di sfuggita dalla Via Flacca si nota il Lago di San Puoto, legato ad una leggenda di una città perduta sommersa. In un contesto completamente diverso, nel cuore dei verdi Monti Lucretili, i due graziosi Lagustelli di Percile (Fraturno e Marraone), sono meta di rilassanti gite. Camminando invece sulle cime carsiche dell’anti-Appennino e del pre-Appennino (in particolare sui Monti Lepini) è facile imbattersi nei tanti volubri che nonostante le modeste dimensioni costituiscono degli habitat ricchissimi per rettili, anfibi e insetti rari.

Campo di Segni

Laghetto sul Campo di Segni

Quasi sempre di natura sostanzialmente carsica, i laghi sorgivi sono sicuramente una delle più belle sorprese del Lazio. Molto differenti fra loro, confermano la straordinaria ricchezza d’acqua della regione. Si passa dall’ameno Lago di Giulianello, risorgenza vulcanica ai piedi dei Colli Albani, alle magnifiche sorgenti di Ninfa e Posta Fibreno: sul primo si adagiano le famose rovine di una città medievale, formando un quadro di romantica bellezza; il secondo è celebre fin dall’antichità per un’isola galleggiante citata da Cicerone (la “rota”) ed oggi è particolarmente apprezzato per le acque incredibilmente limpide e per l’atmosfera di grande relax; è navigato da un tipo di semplice imbarcazione detta “naue”. Indimenticabile il panorama dall’omonimo paese di Posta Fibreno.

Lago di Giulianello

Lago di Giulianello

Laghetto di Ninfa con il Castello Caetani

Laghetto di Ninfa con il Castello Caetani

Lago di Posta Fibreno-Veduta da Posta Fibreno

Il Lago di Posta Fibreno visto dall’omonimo paese

Lago di Posta Fibreno-Isola galleggiante

L’Isola galleggiante sul Lago di Posta Fibreno

Lago di Posta Fibreno-Naue al crepuscolo

Lago di Posta Fibreno, una “naue” al crepuscolo

Riflessi al tramonto sul Lago di Posta Fibreno

Riflessi al tramonto sul Lago di Posta Fibreno

Limpidezza delle acque del Fibreno

Limpidezza delle acque del Fibreno

Lago di Posta Fibreno, vegetazione ripariale

Lago di Posta Fibreno, vegetazione ripariale

La Conca di Rieti, oltre ad offrire un paesaggio rurale fra i più intatti della regione, è sempre stata generosa d’acqua in quanto attraversata dal Fiume Velino, rifornito da imponenti sorgenti. Fino a non molti decenni fa la piana era soggetta ad alluvioni finché gli ultimi interventi in epoca fascista non conclusero una lunga serie di opere di bonifica iniziate peraltro con decisione sin dagli antichi Romani, che prosciugarono il Lacus Velinus, dando vita, com’è noto, alla celebre Cascata delle Marmore. Residui di questo antico bacino sono i tre laghi palustri di Ventina, Lungo e Ripasottile, che oggi è possibile visitare facilmente grazie ad una rete di sentieri naturalistici e piste ciclabili.

Lago di Ripasottile

Lago di Ripasottile

Lago di Ventina

Lago di Ventina

Lago di Ventina-Ninfee

Lago di Ventina, ninfee

Laghi Lungo e Ripasottile da Rivodutri

Laghi Lungo e Ripasottile da Rivodutri

Tornando al Basso Lazio, possiamo ammirare una lunga serie di laghi costieri: più a nord troviamo quelli compresi nel Parco Nazionale del Circeo (di Fogliano, dei Monaci, di Caprolace, di Paola) che offrono vedute immagini senza tempo con paludi, bovini al pascolo e scorci mozzafiato sui Monti Lepini, sulle splendide dune e sul promontorio del Circeo. Nel loro entroterra numerosi altri specchi d’acqua potrebbero essere annoverati come i residui delle Paludi Pontine ma finora purtroppo quasi mai sono stati resi noti ed accessibili (Laghetto Granieri, Laghi del Vescovo, laghi di Mazzocchio e San Carlo, ecc…). Spostandoci nel Sud Pontino, il frastagliato Lago di Fondi è il fulcro di una vasta produzione ortofrutticola e da qualche anno è divenuto un’area protetta. Ancora più a mezzogiorno, verso Sperlonga (e dirimpetto al già citato Lago di San Puoto), è il semisconosciuto Lago Lungo da cui si ha una vista insolita e stupenda del Circeo che da qui appare come un’isola.

Lago di Fondi

Lago di Fondi

Il Lago di Paola con lo sfondo del Circeo

Il Lago di Paola con lo sfondo del Circeo

Il Lago di Paola visto dal Circeo

Il Lago di Paola visto dal Circeo

Infine i laghi vulcanici, la vera peculiarità del Lazio, che detiene in questo caso un primato addirittura europeo. Sono quattro i complessi vulcanici nella regione: Laziale, Sabatino, Cimino-Vicano, Volsino, ognuno dei quali ha dato luogo ad un certo numero di laghi.

Lago Albano, veduta da Via dei Laghi

Il Lago Albano dalla Via dei Laghi, scorcio celebre nei dipinti del Grand Tour

Lago Albano-Tramonto

Tramonto sul Lago Albano

Lago di Nemi-Scorcio presso Nemi

Un altro scorcio più volte rappresentato nei dipinti: il Lago di Nemi dalla passeggiata verso Genzano

Lago di Nemi, tramonto su Genzano

Lago di Nemi, tramonto su Genzano

Lago di Nemi, scorcio delle rive da Nemi

Lago di Nemi, scorcio delle rive da Nemi

Lago di Nemi, veduta da Genzano

Lago di Nemi, veduta da Genzano

Mentre i laghi dei Colli Albani, cioè quelli di Castel Gandolfo e Nemi, presentano un paesaggio per lo più boscoso e in alcuni punti aspro, la maggior parte dei laghi dell’Alto Lazio mostrano invece un territorio caratterizzato anche da ampie e dolci colline coltivate o lasciate al pascolo: è il caso dei laghi di Bolsena e Bracciano e dei più piccoli, ma incantevoli, bacini di Martignano, Monterosi, Mezzano. Costituisce una sorta di “via di mezzo” fra le due tipologie citate lo splendido Lago di Vico, nel cuore dei Monti Cimini, protagonista di vaste coltivazioni di nocciole.

Alba sul Lago di Bolsena

Alba sul Lago di Bolsena

Lago di Bolsena, tramonto dal lungolago di Marta

Lago di Bolsena, tramonto dal lungolago di Marta

Lago di Bolsena, tramonto dal lungolago di Bolsena

Lago di Bolsena, tramonto dal lungolago di Bolsena

Lago di Bolsena, crepuscolo presso Marta

Lago di Bolsena, crepuscolo presso Marta

Lago di Bolsena-Scorcio con rete

Rete di pescatori a Bolsena

Lago di Bolsena-Pescatore in partenza RCRLB

Pescatore in partenza

Lago di Bolsena, gabbiano in acqua a Marta

Lago di Bolsena, gabbiano in acqua a Marta

Lago di Bolsena-Tramonto sull'Isola Bisentina

Lago di Bolsena, tramonto verso l’Isola Bisentina

Lago di Bolsena, veduta da Montefiascone

Lago di Bolsena, veduta da Montefiascone

I laghi vulcanici del Lazio sono quelli che più sono stati interessati da un’antica civilizzazione: resti latini, romani ed etruschi ne fanno un patrimonio archeologico immenso. Nel corso del Rinascimento, queste zone videro il proliferare di ville, giardini e residenze nobiliari.

Lago di Vico

Lago di Vico

Lago di Vico

Lago di Vico

Lago di Vico-Veduta

Il Lago di Vico visto dalla pedana per il parapendio nei pressi di San Martino al Cimino

Celebri sono le ville dei Castelli Romani, soprattutto intorno a Frascati; non meno fulgida, ed oggetto di rinnovato interesse, l’epoca delle signorie dei Farnese, degli Orsini e dei Lante-Della Rovere che hanno lasciato eccezionali testimonianze artistiche intorno ai laghi di Bracciano, Vico e Bolsena.

Lago di Bracciano

Lago di Bracciano

Lago di Bracciano, tramonto presso Anguillara

Lago di Bracciano, tramonto presso Anguillara

Lago di Bracciano, scorcio da Trevignano

Lago di Bracciano, scorcio da Trevignano

Un’ultima chicca sono i “laghi di confine”, vera curiosità per gli appassionati di geografia. Parliamo sostanzialmente di due laghi principali: il Lago di Alviano e Lago di San Casciano de’ Bagni, entrambi artificiali, “in condominio” rispettivamente con l’Umbria (Provincia di Terni) e con la Toscana (Provincia di Siena). Si tratta di luoghi meravigliosi per il dolcissimo paesaggio collinare: rientrano nella regione Lazio rispettivamente le loro rive occidentali e meridionali.

Lago di Alviano-Scorcio

Lago di Alviano

Lago di Alviano

Lago di Alviano

Lago di Alviano

Lago di Alviano

Lago di San Casciano de' Bagni

Lago di San Casciano de’ Bagni

Concludiamo così questo viaggio attraverso i laghi del Lazio, con la speranza di aver fatto conoscere meglio quest’infinita ricchezza ambientale e culturale di cui si parla ancora poco. Per approfondimenti sui misteri, le tradizioni, le leggende che avvolgono i laghi del Lazio si rimanda alle nostre guide “Lazio. I luoghi del mistero e dell’insolito” e “I Castelli perduti del Lazio e i loro segreti”.


La “città fantasma” di Monterano Vecchia

Situata quasi all’estremo nord della Provincia di Roma, nella Maremma Laziale, la vecchia Monterano è probabilmente la “città morta” più suggestiva d’Italia. Sorta nell’Alto Medioevo su un antichissimo sito etrusco, venne abbandonata fra il 1799 e il 1800 in seguito al saccheggio da parte delle truppe di Napoleone. Le sue malinconiche rovine giacciono immerse in uno scenario solenne e dagli orizzonti sorprendentemente ampi, caratterizzato da selve di querce e da aspri altopiani frequentati da greggi, cavalli e bovini allo stato brado ed incisi da profondi valloni in cui scorrono acque sulfuree dai colori inquietanti, che formano rapide e cascatelle spesso ghiacciate in inverno. Oggi salvaguardato da una riserva naturale amatissima dai romani, è questo uno dei “paesaggi fantastici” più celebrati del Lazio, nonché località privilegiata di innumerevoli set cinematografici.

Monterano-Cascata Diosilla

Lo spettrale itinerario che raggiunge i ruderi di Monterano partendo dalla Cascata di Diosilla offre scorci che rimandano vagamente all’”Inferno” dantesco. In pochi chilometri si alternano ambienti totalmente differenti e talvolta contrastanti, ma tutti caratterizzati da un aspetto insolito e minaccioso. All’inizio il sentiero risale una forra, correndo ai fianchi di un torrente dalle acque rossastre, mosso da laghetti e cascate, e incedendo sinuoso tra enormi blocchi di pietra vulcanica che giacciono nelle posizioni più stravaganti, attorniati da una vegetazione lussureggiante che rimanda più alla jungla che ad un bosco italiano, con una profusione di grandi felci della specie “Osmunda regalis”.

Monterano-Torrente Bicione

D’un tratto, poi, la natura muta completamente ed il percorso sfocia su un’arida spianata in cui gorgogliano numerose sorgenti sulfuree e da cui si vedono i cunicoli di una vecchia miniera: dall’alto domina una rupe che sembra riprodurre un volto umano (chiamato localmente “l’indiano”) che cambia espressione a seconda della luce.

Monterano-Rupe antropomorfa

Monterano-Miniera abbandonata

Monterano-Solfatare

Monterano-Caldara

Poco oltre, il paesaggio cambia ancora: torna il bosco e si attraversa una scura tagliata etrusca che porta il visitatore sorpreso e affascinato sull’altopiano sommitale, da cui iniziano a scorgersi gli imponenti resti della “città fantasma”, affiancati da un maestoso acquedotto, opera del Demonio secondo la leggenda popolare (per questo detto “Ponte del Diavolo”).

Monterano Vecchia-Ponte del Diavolo

Monterano Vecchia-Chiesa e palazzo

La passeggiata tra le case e i monumenti diruti risulta, d’altro canto, non meno singolare e non meno ricca di elementi immaginifici. Stupisce ad un certo punto, giunti sotto le arcate del palazzo baronale degli Altieri, la visione di un grande leone scolpito sul sommo di una fontana che riproduce uno scoglio, opera questa (come altre nel borgo) del genio del Bernini, e che per il suo carattere estroverso è detta la “Fontana Capricciosa”.

Monterano Vecchia-Palazzo Ruspoli, scorcio

Monterano Vecchia-Palazzo Ruspoli, leone

Se lo si trova aperto, un cancello alla base del palazzo dà accesso ad una breve scalinata la quale a sua volta conduce ad uno straordinario terrazzino panoramico da cui si ammira uno dei paesaggi più splendidi ed intatti dell’intero Lazio e non solo. Compare in tutta la sua arcana bellezza la Valle del Mignone con lo sfondo dei selvaggi e verdissimi Monti della Tolfa e la mente del visitatore colto non può non andare spontaneamente a tutta quella tradizione di dipinti del Grand Tour che fra ‘700 e ‘800 ritrasse una campagna dai toni arcaici che qui è rimasta immutata nel tempo: “miracolo” compiuto dalle locali “università agrarie”, istituzioni d’origine tardo-medievale tipiche della Tuscia che salvaguardano da secoli l’utilizzo collettivo dei terreni e che costituiscono un vanto e un simbolo di civiltà per la nostra regione di cui si parla purtroppo ancora poco.

Monterano Vecchia-Palazzo Ruspoli, panorama

A dire il vero la perfezione di questo “paesaggio delle rovine”, data dal magnifico contesto ambientale in cui sono inseriti i resti urbani, meriterebbe il riconoscimento come patrimonio dell’Umanità dall’Unesco in virtù dell’estrema importanza culturale che il ruderismo rivestì nella letteratura e dell’arte europee del passato, soprattutto in epoca romantica.

Monterano-Ruderi nella vegetazione

Monterano-Porta

Sempre berniniano è il seicentesco Convento di San Bonaventura, l’edificio più noto di Monterano, che appare sullo sfondo di un grande pianoro, ed il cui sguardo d’insieme costituisce il momento culminante del percorso. Dinnanzi alla chiesa, al cui interno cresce oramai un albero dalle ampie fronde, forse qualcuno potrà ricordare l’indimenticabile scena de “Il marchese Del Grillo” con Alberto Sordi, girata proprio qui, quando il protagonista, accompagnato da un soldato francese suo amico, si imbatte nei briganti di Fra’ Bastiano, il pittoresco prete pugliese scomunicato dal Papa che poi sarebbe stato decapitato a Roma.

Monterano-Chiesa di S. Bonaventura RCRLB

Oltre San Bonaventura i camminatori più esperti possono scendere alle rive del limpido Torrente Bicione (nei pressi è una capanna di butteri) ed eventualmente proseguire lungo il Mignone in direzione dei Monti della Tolfa: del resto siamo in un territorio ancora così solitario e vasto che potenzialmente è possibile vagare per giorni in assoluta libertà, ricorrendo in ogni caso alla tenda in quanto pressoché assenti sono le strutture ricettive.

Monterano-Capanna del buttero

Monterano-Fiume Mignone RCRLB

A livello escursionistico e fotografico i periodi più indicati a Monterano sono senza dubbio l’autunno inoltrato per i meravigliosi colori che offrono i boschi e la primavera per le svariate fioriture; meno gratificante l’estate a causa del caldo e della monotonia cromatica; eccezionale invece lo spettacolo, che non raramente regala l’inverno, delle rovine ricoperte di neve. Per saperne di più si consigliano il libro “Le città perdute del Lazio” di Emanuele Zampetti e la nostra guida “Lazio. I luoghi del mistero e dell’insolito”. Per chi volesse inserire infine Monterano in un itinerario più lungo, si faccia riferimento al nostro articolo “Borghi e paesaggi segreti della Tuscia (parte 1: da Roma alla Farnesiana)”.


La Caldara di Manziana

Oggi raccontiamo di un luogo dove chiunque può sentirsi ancora un esploratore: la Caldara di Manziana. Siamo nella Tuscia Romana, all’interno del Parco Naturale Regionale del complesso lacuale di Bracciano e Martignano. Una zona, questa, formatasi attraverso le eruzioni e le esplosioni dell’antico Vulcano Sabatino: tracce ben visibili ne sono le colline coniche e i famosi laghi di Bracciano e Martignano, ma non solo. Difatti la cosiddetta Caldara di Manziana è un residuo dell’estinto sistema vulcanico. Essa si estende su una vasta conca dove la fa da padrona una distesa di fanghi in ebollizione per via delle esalazioni gassose d’anidride solforosa, la stessa che spinge in superficie numerose polle d’acqua, che fuoriesce a circa 20°.

Paesaggio della Caldara

Tra il borbottio delle numerose polle, una di esse in particolare rapisce l’attenzione, dalla quale gorgoglia una gran quantità di acqua che viene spinta energicamente a diverse decine di centimetri da terra.

Polla principale

A cornice di quest’area è una torbiera che conserva al suo interno chissà quali misteri … Il tutto forma un romantico paesaggio che può far insorgere un senso di desolazione ma che in realtà è ricco di vita ben nascosta all’interno dei boschi che contornano la conca ribollente.

Scenario desolato della caldara

È singolare la presenza di un boschetto di betulle, alberi notoriamente originari dei Paesi nordici, e di cui non si conosce con precisione il motivo per il quale siano stati impiantati in un ambiente tipicamente mediterraneo.

Boschetto di betulle

Un posto così peculiare non poteva rimanere immune da miti e racconti leggendari. Per via della credenza, perpetuatasi nei secoli scorsi, secondo cui l’acqua sulfurea avesse proprietà miracolose, di narra che la caldara fosse luogo d’incontro di maghi e alchimisti fra i quali addirittura il celebre Cagliostro. Che le acque sulfuree abbiano proprietà curative, questo è certo e quindi tali leggende potrebbero avere un fondo di verità. In definitiva, si tratta senz’altro di una meta da non perdere, anche per la bellezza dei suoi diretti dintorni. A cominciare dall’intricata selva monumentale detta “della Manziana” che inizia proprio nei pressi della Caldara; inoltre l’omonimo borgo, dal cui belvedere si può godere un fiabesco affaccio sul Castello Orsini-Odescalchi di Bracciano e sul sottostante lago.

Il panorama da Manziana

Non lontani da qui sono infine i vetusti resti della romana Via Clodia, della quale riemergono alcuni tratti ben conservati e immersi in un piacevole paesaggio rurale.