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Una perla di saggezza a Sant’Angelo

Girovagando fra gli ormai affollati murales di Sant’Angelo di Roccalvecce, ci ha colpito questo dettaglio: un pensiero profondo che una mano gentile ha voluto porre su una rosa. Quanta verità in queste parole! E quanto attuali, in un momento in cui la Tuscia rischia di essere travolta e distrutta da una valanga di scandalosi impianti energetici, autorizzati dalla Regione in favore esclusivamente delle lobby industriali e a sfavore dei beni comuni e quindi della collettività, in barba alle leggi e alle norme vigenti sulla tutela del territorio. Tutto all’insaputa della popolazione, ovvio. L’esatto contrario del “buon governo”! Anzi occorrerebbe dire ben di peggio… Ma la verità, oggi più che mai, non è concessa. Confidiamo in chi farà rispettare la Legge.


Fra Celleno, Roccalvecce e Sant’Angelo: la “valle magica” della Teverina Viterbese

La Teverina è un romantico lembo di Tuscia che si sviluppa a nord-est di Viterbo sino al confine con l’Umbria segnato dal “Biondo Fiume”. Attraversata, spesso di fretta, per raggiungere l’ormai celeberrima Civita di Bagnoregio, è in realtà un territorio da considerare esso stesso, nella sua interezza, come una meta turistica di pregio, magari collegandola ai prospicienti Monti Cimini e Volsini. Basti soltanto ricordare luoghi d’importanza artistica internazionale come il misterioso Sacro Bosco di Bomarzo e la vicina, elegantissima Villa Lante a Bagnaia, diverse ma entrambe fondamentali sfumature del Rinascimento laziale, o siti archeologici di estremo fascino quali la cosiddetta “Piramide etrusca”, sempre a Bomarzo, l’insediamento rupestre di Corviano e i “Sassi dei Predicatori” nei pressi di Vitorchiano o, ancora, le rovine di Ferento, con il suo teatro romano.

Roccalvecce con lo sfondo dei Cimini

Proprio nel cuore di questa “micro regione”, simboleggiata dalla maestà della Valle dei Calanchi di Bagnoregio – in procinto di ottenere il riconoscimento Unesco -, si trova un’altra piccola valle di straordinaria bellezza, ossia quella che accoglie i tre borghi di Celleno Vecchia, Roccalvecce e Sant’Angelo, e che si estende a sud fino a Grotte di Santo Stefano.

Lo scenario quasi “etereo” di questa porzione di Teverina Viterbese, con il borgo di Sant’Angelo

Estranea fino a pochissimi anni fa a qualsiasi accenno di turismo, ha subìto negli ultimi tempi una sorta di “boom” per una serie di motivazioni interconnesse: in primo luogo, il successo del “borgo fantasma” di Celleno, promosso, valorizzato e reso attrattivo dall’amministrazione comunale e da un gruppo di prodi volontari; in secondo luogo, più recente, l’altrettanto notevole successo di Sant’Angelo, divenuto noto come il “paese delle fiabe” e ormai meta di centinaia (e forse migliaia?) di visitatori nei fine settimana; in ultima battuta, paradossalmente, la vicenda del Covid19 (con relative pesanti restrizioni governative), che ha fatto “esplodere” il cosiddetto “turismo di prossimità”. Fatto sta che nel giro, grosso modo, di due anno – il 2019 e il disgraziato 2020 – si venuto a creare un flusso di visitatori di un certo rilievo che ha posto alla ribalta questo prezioso territorio.

Antiche case nel borgo di Roccalvecce
Celleno Vecchio arroccato sullo sfondo delle ubertose colline della Teverina Laziale

E così uno degli angoli più belli della Tuscia – “perla perduta” che tuttavia col nostro blog propagandavamo da anni – è divenuta oggi non diciamo “di moda” ma certamente ben più frequentata e apprezzata rispetto al passato. Ma cos’è che lascia immediatamente di stucco chi scopre per la prima volta questo nuovo “Eldorado” del turismo culturale, ambientale ed “esperienziale” dell’Alto Lazio? Sicuramente il paesaggio. Un paesaggio unico: articolato, straniante e misterioso: qui la dolce campagna del Centro Italia si interrompe bruscamente nell’intersecarsi di una serie di vallecole, ove i coltivi, boschi e burroni sembrano formare una sinfonia visiva che ha qualcosa davvero di magico. Sia essa data dalle brume invernali o autunnali, da cui emergono come per incanto collinette o pareti rocciose, oppure dalle delizie sensoriali primaverili allorquando i verdi prati o i ciliegi fioriti (all’inizio di aprile) riempiono di serenità lo sguardo.

Roccalvecce al centro di una sorta di “dipinto romantico”

Un paesaggio che andrebbe tutelato – ad esempio dal proliferare di noccioleti industriali o pollifici – e di cui forse gli amministratori della zona (consideriamo che Grotte Santo Stefano, Sant’Angelo e Roccalvecce sono frazioni di Viterbo) non hanno tuttora compreso il valore.

La vallata fra Roccalvecce e Grotte di Santo Stefano
La placida atmosfera della campagna fra Roccalvecce e Grotte di Santo Stefano
Un poetico casale abbandonato

A parte ciò, a noi che ci occupiamo da tanti anni di promuovere i piccoli centri, fa piacere (e allo stesso tempo diverte) vedere riempirsi di stupore gli occhi dei visitatori che guardano i panorami solenni e magnifici che si aprono da Celleno o a Roccalvecce o quello sfuggenti di Sant’Angelo. Del resto, riscoprire la bellezza della propria terra può davvero riempire di un’inaspettata gioia.

L’affascinante affaccio da Roccalvecce in direzione di Grotte di Santo Stefano e dei Cimini
Il magnifico paesaggio di Celleno Vecchio

Su tanto “ben di Dio” si stagliano non soltanto la storia e l’arte dei borghi ma anche le leggende: come quella della Pietra dell’Anello, enigmatico scoglio di tufo che si erge in modo anomalo nei pressi della strada per Grotte di Santo Stefano lasciando stupefatti e che gli antichi pare considerassero il nascondiglio della famigerata “chioccia dalle uova d’oro”…

Due immagini della misteriosa Pietra dell’Anello

Poi l’arte, dicevamo, dalla street art dei murales di Sant’Angelo, che rievocano il mondo delle fiabe, alla contemporaneità delle opere di Castellani, racchiuse del Castello Orsini di Celleno (ove riposa anche il feretro del loro autore), o, ultima ma non ultima, alla raffinatezza del Castello Costaguti a Roccalvecce.

La salita a Celleno Vecchio con il Castello Orsini
Convento di San Giovanni Battista a Celleno Vecchio
Uno scorcio dei giardini del Castello Costaguti a Roccalvecce
Il Castello-Palazzo Costaguti a Roccalvecce
Murales a Sant’Angelo (Hansel e Gretel)
Murale “Il piccolo principe” a Sant’Angelo

Infine la natura: qui i torrenti facenti capo al vasto bacino idrografico del Tevere, hanno creato un intrico di forre che regalano numerose cascate, come quella famosa in teoria ma ancora sconosciuta nella pratica, dell’Infernaccio, in direzione di Grotte. E poi le sorgenti, i boschi di querce o più semplicemente lo splendore di cerri secolari isolati nei pascoli o la vivida semplicità delle innumerevoli fioriture di campo.

La Cascata dell’Infernaccio
La forra a sud di Celleno, dalla Strada Canne
Ciliegi in fiore nei primi di aprile
Fioritura di campo in località Le Fosse di Celleno

A ben vedere, malgrado l’arrivo improvviso di turisti, il potenziale ricettivo è ancora allo stato primordiale: a Sant’Angelo c’è una sola trattoria (sempre piena) e un paio di bar, a Celleno Vecchia troviamo un unico grazioso bar che offre ristoro e piacevoli aperitivi, mentre a Roccalvecce, oltre al castello ben gestito dal giovane proprietario, il marchese Giovangiorgio Afan de Rivera, i visitatori non possono usufruire di alcuna attività commerciale. A vedere il trend, è probabile che tali lacune verranno presto colmate e che tutti e tre i borghi inzieranno a vivere una relativa rinascita economica dopo molti decenni di oblio.

Un vicolo notturno di Roccalvecce
La stradina che porta alla piazza di Roccalvecce
La splendida vista di Roccalvecce dal Cimitero di Sant’Angelo
Celleno Vecchio da Roccalvecce
Celleno Vecchio
L’arco del borgo di Celleno Vecchio
Riproduzione di una bottega di un mugnaio a Celleno Vecchia
Uno scorcio dei tetti di Celleno
Dettaglio di un murale a Sant’Angelo
“Alice nel Paese delle Meraviglie”, il murale “capostipite” di Sant’Angelo
Sant’Angelo: murale “Peter Pan”
Sant’Angelo: murale “La piccola fiammiferaia”

Un modo con cui consigliamo di approcciarsi a questa valle e senza dubbio quello escursionistico: un’ottima segnaletica collega i tre paesi che, in primavera o in estate, è possibile raggiungere a piedi anche nell’arco della stessa giornata con partenza da Celleno Vecchia o da Sant’Angelo e con Roccalvecce come tappa intermedia.

La campagna ai piedi di Celleno Vecchio, lungo il sentiero per Roccalvecce
la fioritura del ciliegio

La breve traversata da Celleno a Roccalvecce è assolutamente da non perdere, in particolare in aprile-maggio per la bellezza della campagna in quel periodo, ma si riesce a percorrere anche in autunno o in inverno con poche ore a disposizione.

Le colline di questa parte di Teverina in inverno

Tuttavia, al di là di tali pur utili considerazioni sulle “tempistiche”, il nostro reale auspicio è che ci si possa concedere un vero e proprio soggiorno almeno di un fine settimana per assaporare con “lentezza” i rilassanti sentieri e le atmosfere “sospese” della valle. Per informazioni dettagliate su come “costruirsi” itinerari nella Teverina Viterbese si consiglia la nostra guida “Lazio. I luoghi del mistero e dell’insolito – vol. 1”.


Il miracolo di Sant’Angelo di Roccalvecce, il “paese delle fiabe”

Fino a non molti fa anni andare “da turista” a Sant’Angelo – recondita frazione di Viterbo in direzione del Tevere – poteva considerarsi un evento praticamente impossibile: fuori da ogni itinerario, spesso nemmeno segnato sulle carte stradali né citato da alcuna guida, questo minuscolo centro non sembrava certo avere la benché minima speranza di attirare qualcuno. A dire il vero, in quel tempo niente affatto lontano neanche le vicinissime e splendide Roccalvecce e Celleno Vecchia erano meta di visite, se non da parte di una nicchia di “intenditori”. Ma Sant’Angelo non aveva – e non ha – le valenze monumentali e paesaggistiche di questi due borghi dirimpettai e anzi capitarci per puro sbaglio equivaleva ad “ammirare” uno dei paesi – almeno apparentemente – più anonimi dell’intera Tuscia, non fosse per la graziosa Chiesa di San Michele Arcangelo, d’impianto medievale. Un villaggio trascurato e mezzo abbandonato, senza neppure un bar. Un pianto, insomma.

Veduta di Sant’Angelo, immersa in un incantevole contesto paesaggistico
Uno scorcio delle case del paese
Una vecchia casa
Una delle numerose cantine
Particolare di un’abitazione
Un’Ape, il “classico” veicolo dei nostri paesi assieme alla Panda 4×4…
La Chiesa di San Michele Arcangelo
Roccalvecce vista da Sant’Angelo
Lo splendido panorama da Sant’Angelo

Poi avvenne il miracolo: incredibilmente, nel giro di due-tre anni il “brutto anatroccolo” (tanto per citare uno dei quadri presenti) si era trasformato (quasi) in un cigno. A quello che oggi è famoso come “il paese delle fiabe” ed è meta di turisti da tutta Italia, sembra in effetti che sia venuta a trovarlo una “fata madrina”, tanto è straordinaria la sua metamorfosi. In realtà questo “incantesimo” è stato compiuto da un colpo di genio del presidente dell’Associazione ACAS, Gianluca Chiovelli: recuperare le fatiscenti abitazioni del paese tramite murales che ne abbellissero le facciate, concepiti sul tema delle fiabe tradizionali. In poco tempo questa magnifica intuizione ha portato qui artisti giovani e altri già affermati, che man mano con le loro pitture – e il trend è più vivo che mai – hanno reso Sant’Angelo simpatico, intrigante, unico.

Biancaneve e i Sette Nani
Scaramanzie…

Altri murales e dettagli vari
Work in progress…

Ovvio che i bimbi siano i più affascinati da un luogo simile ma anche per noi adulti passeggiare fra le vie del borgo – seguendo un apposito percorso segnalato – significa fare un tuffo nei ricordi dell’infanzia fra i nostri personaggi del cuore, da Pinocchio al Cappellaio matto, da Don Chisciotte a Peter Pan. Le opere sono oggettivamente di alto livello e nel loro genere alcune possono essere considerate dei capolavori. Come non rimanere stupiti di fronte alla trasformazione di banali case moderne in dimore che sembrano uscite da un racconto dei fratelli Grimm o di Andersen? O alla vista di alcuni murales davvero splendidi come, giusto per citarne qualcuno al volo, quelli che descrivono classici del calibro di “Hansel e Gretel”, “Il brutto anatroccolo”, “La piccola fiammiferaia”, “Alice nel Paese delle meraviglie” e “Il Piccolo Principe”, oppure “L’albero delle matite”, opera dedicata ad una filastrocca del grande Gianni Rodari?

Alice nel Paese delle Meraviglie: particolari
La piccola fiammiferaia
Cenerentola
Il brutto anatroccolo
Don Chisciotte

Hansel e Gretel
Il piccolo principe
La bella addormentata

La Bella e la Bestia

Peter Pan
Pinocchio
Pinocchio e Civita di Bagnoregio

L’Albero delle matite

Ma il miracolo di Sant’Angelo non si ferma qui. Con l’affluire insperato di turisti sono nate diverse attività commerciali, fra cui una bella trattoria (sempre piena – bisogna prenotare), un negozietto di souvenir e addirittura dei b&b! La rapida fama di Sant’Angelo ha poi richiamato investitori che hanno acquistato (a due soldi) gli edifici storici del borgo, ristrutturandoli con gusto e contribuendo così alla rinascita del luogo – oltre a stuzzicare, con un’inaspettata “new entry”, il mercato immobiliare della Teverina. In brevissimo tempo si è creata dal nulla – e dal basso – una microeconomia attualmente in crescita laddove non esistevano speranze occupazionali. Segno, questo, che la “bellezza” (insita nell’arte, nella cultura, nel paesaggio) paga sempre e che la frase che a molti potrà suonare trita e ritrita, cioè che “l’Italia potrebbe vivere di turismo”, non è una chiacchiera da bar: bisognerebbe ricordarlo a quegli amministratori che remano quotidianamente contro alla valorizzazione e alla promozione (non parliamo della tutela, per carità) del territorio… Ma questa è un’altra storia.

La Fabbrica di cioccolata
La Spada nella roccia
Una riflessione
Scalinata con pensieri
Mostra contadina: ricordi
Segnavia del CAI

Fatto sta che la triade Sant’Angelo-Roccalvecce-Celleno è venuta a formare – in uno spazio ristretto – un itinerario artistico, enogastronomico e paesaggistico di notevole qualità che va ad aggiungersi alla ben più blasonata – e poco distante – triade di Orvieto, Bolsena e Bagnoregio. Ed è solo l’inizio. Un’ottima segnaletica escursionistica ha finalmente, dopo un lunghissimo oblio, reso fruibile lo stupendo scenario rurale e naturale che circonda questi tre paesi (a proposito: rimarrete incantati dai panorami che all’improvviso si aprono fra i murales…), caratterizzato dall’alternarsi armonioso di boschi, campi coltivati e frutteti, tra cui spiccano i rinomati ciliegi della zona. Andateci ai primi di aprile e rimarrete senza parole (ma pure a dicembre con i colori dell’autunno inoltrato non si scherza); andateci a giugno e vi leccherete i baffi. In ogni caso non mancherete di divertirvi e… di sognare…

APPUNTI DI VIAGGIO

Periodi migliori: 

marzo, aprile, maggio e giugno; ottobre, novembre e primi di dicembre.

Strutture consigliate: 

b&b Castello Costaguti (Roccalvecce)

Agenzie immobiliari in zona:

Le Case Belle (Celleno)

Link:

https://it-it.facebook.com/acasassociazione2017

https://culturability.org/bandi/bando-culturability-2020/Partecipante?pid=55

https://bussoladiario.com/2020/11/santangelo-di-roccalvecce-paese-delle-favole.html