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Presepe “a grandezza naturale” di Serrone

Serrone-Presepe a grandezza naturale 1 RCRLB.JPG

Una delle simpatiche “scene” del presepe con statue a grandezza naturale che viene allestito in questo periodo natalizio a Serrone, nell’Alta Valle del Sacco. I pittoreschi vicoli del borgo diventano così lo sfondo di questa rievocazione della vita e dei mestieri di un paese ciociaro della prima metà del ‘900. 

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Per me la Ciociaria é il canto delle cicale

Serrone-Scorcio dall'alto 1 RCRLB

Torno in una nostra casetta in un paese dell’alta Ciociaria per vari motivi dopo ben due anni, a luglio. La maggior parte del miei ricordi da queste parti é in estate. Per me la Ciociaria é il canto delle cicale. Sono i campi gialli e assolati e le verdi foreste dei monti; è il profumo della macchia e dei fiori mediterranei sulle pietraie che guardano a sud e ad ovest. Sono i paesi umili che ti spiano dall’alto; é il vociferare nei vicoli in un dialetto antico e certe volte incomprensibile mentre l’odore del cucinato all’ora di pranzo si spande nell’aria. Ecco le prime cose che mi vengono in mente quando penso a questa terra tanto bella quanto tormentata. Sará che vi ho passato alcuni dei momenti piú indimenticabili della mia vita. Sono le cose piú semplici a rimanerti dentro per sempre, se l’animo é ben disposto a dargli il giusto valore.

LB


Borghi e paesaggi “segreti” della Ciociaria (parte 1: da Serrone a Fumone)

L’itinerario, interamente in Provincia di Frosinone, parte da Serrone, raggiungibile dalla Capitale tramite la Via Prenestina, attraverso un paesaggio che nonostante l’urbanizzazione conserva lembi di grande fascino, e, nell’ultimo tratto, aspetti di spiccata rusticità.

Paliano-Panorama 1 MINLB

Siamo proprio al confine con la Provincia di Roma, in un territorio, ai piedi dei Monti Prenestini, da sempre vocato all’agricoltura: qui crescono le uve del Cesanese, antico vino rosso apprezzato da papi e imperatori di ogni epoca.

Serrone-Piazza Plebisicito

Il Cesanese – dopo una fase di declino durata qualche decennio (almeno fino ai primi anni ’90 del secolo scorso) coincisa con un più generale (e mai compreso) ridimensionamento d’immagine della produzione agricola laziale – negli ultimi tempi, grazie soprattutto ai produttori dell’areale fra Piglio, Paliano, Anagni e Serrone, ha riacquistato un notevole prestigio, ottenendo il riconoscimento docg (d’origine controllata e garantita) e posizionandosi così nel “gotha” dell’enologia italiana; e trovandoci nel Lazio, non potevano mancare i bianchi, fra i quali spadroneggia un vino assai apprezzato dai locali e dal nome curioso e ammiccante, la “Passerina” igt.

Vigneti del Cesanese docg

Circondato da numerosi altri borghi posti sulle alture (i Prenestini costituiscono un interessante esempio di “paesaggio dell’incastellamento”), Serrone appare al viaggiatore tutto arroccato sulle brulle pendici del Monte Scalambra: assolutamente piacevole una passeggiata fra i vicoli del borgo medievale, che nel periodo natalizio ospita un caratteristico presepe con statue a grandezza naturale vestite con i panni tradizionali; da visitare la Chiesa di San Pietro Apostolo (con affreschi cinquecenteschi di scuola umbra) e, poco fuori dal paese, l’Eremo di San Michele Arcangelo, ricavato da una rupe e affacciato su un panorama ampio e bellissimo.

Eremo di San Michele

Subito dopo Serrone ci accoglie Piglio, centro ormai ben noto per essere la “capitale” del pregiato Cesanese docg e dove sono degni d’attenzione i due castelli (“alto” e “basso”) e il Palazzo Massimi sede di una delle più importanti aziende di produzione viticola della zona.

Piglio-Veduta

Da Piglio (o meglio “dal Piglio”, secondo l’usanza dei suoi abitanti di premettere l’articolo “il” di fronte al nome del paese) si prosegue per Acuto prima per una stradina fra vigne e ulivi e poi lungo la Via Anticolana: più in alto corrono, parallele, la panoramica provinciale fra Piglio ed Acuto e l’ex-ferrovia per Fiuggi da qualche anno riadattata a pista ciclabile, servizio che sta riscuotendo successo fra locali e turisti.

Paesaggio fra Piglio e Acuto

La nostra strada invece si snoda un po’ incassata ma basta fermarsi ad uno dei vari slarghi per godere uno dei paesaggi agrari più belli della Ciociaria, formato dall’armonico alternarsi fra oliveti (ottimo il locale olio Rosciola) e vigneti con lo sfondo degli ampi pascoli della Valle del Sacco e dei verdi Monti Lepini. Acuto, paesino dall’aspetto povero ma dignitoso dove fa tappa la suddetta pista ciclabile, offre uno dei più completi panorami sulla zona e tramonti infiammati e indimenticabili.

Acuto-Case nel borgo

Acuto-Casa medievale

Da qui, passando per Fiuggi, celebre città termale, si prosegue per la SR 155-Anticolana ai piedi dei piccoli borghi di Trivigliano e Torre Cajetani dai quali si ammirano i Monti Ernici e la stupenda piana coltivata del Lago di Canterno, bacino dalla forma continuamente variabile (per saperne di più si veda la nostra guida “Lazio. I luoghi del mistero e dell’insolito”).

Torre Cajetani-Veduta al tramonto

Si raggiunge poi un incrocio circondato da case, riconoscibile per un piccolo impianto fotovoltaico a terra. Una breve deviazione sulla sinistra conduce a Guarcino, paesino in parte medievale posto in un angolo appartato, tra foreste di querce e faggi: deliziosi i dolcetti locali come ad esempio i “brutti ma buoni” o gli “amaretti” qui ritrovabili ancora in produzione artigianale. Poco a monte dell’abitato è il Convento di San Luca, restaurato grazie al contributo del filosofo-inventore Marcello Creti.

Guarcino-Scorcio

Guarcino è molto frequentata d’inverno per le sovrastanti piste da sci di Campo Catino, vasto altopiano appenninico che costituisce un ottimo punto di partenza per escursioni alle quote più alte del massiccio ernico. Si torna al suddetto crocicchio e si prende per Vico nel Lazio che si raggiunge tramite una strada che sale fra ulivi terrazzati. Il paese è una splendida sorpresa per il viaggiatore alla ricerca di luoghi sconosciuti ma allo stesso tempo bellissimi. Si tratta infatti di uno dei borghi più integri e caratteristici della Ciociaria e non solo, rimasto interamente circondato da mura medievali, dalle quali si innalzano numerose torri quadrangolari merlate alla guelfa. Le case in pietra, i vicoli e le piazzette culminano nel duecentesco Palazzo del Governatore con le sue bifore.

Vico nel Lazio-Mura e torri medievali

Si prosegue ora per Collepardo, su una strada di grande suggestione paesaggistica su cui incombono sempre più vicine ed imponenti le cime della Monna e della Rotonaria. Si tocca l’ingresso sulla sinistra del Pozzo d’Antullo, straordinaria voragine carsica fra le più grandi e profonde d’Europa, e si giunge poi a Collepardo, uno degli abitati più solitari dei Monti Ernici, splendido luogo di villeggiatura fresco e solatio al tempo stesso per via della particolare posizione. Il borgo è di quelli classici della Ciociaria in cui si respira un’atmosfera di vita antica, di tradizioni umili, di modestia e semplicità. Purtroppo tutto ciò è sempre più un ricordo del passato visto che lo spopolamento sta svuotando questi paesi, anche perché le istituzioni non sono riuscite a valorizzare e i mestieri e le produzioni locali né a sviluppare un flusso turistico non episodico in una zona viceversa ricca di potenzialità e motivi d’attrazione: in primis l’ambiente naturale intatto e selvaggio che racchiude gioielli paesistici unici nel proprio genere come, oltre al già citato Pozzo d’Antullo, la Grotta dei Bambocci (descritta nell’Ottocento anche dal Gregorovius nel suo “Passeggiate romane“), i limpidi torrenti che scendono dalle severe valli appenniniche, e, non ultime, le vestigia storiche ed archeologiche di cui recenti ricerche hanno rivelato la particolarità, tant’è che si parla di dolmen e menhir di origine enigmatica (forse ernica) sperduti nelle foreste.

Monti Ernici presso Collepardo

Celebre, dal canto suo, è la vicina Certosa di Trisulti, luogo pregno di spiritualità, misticismo e mistero (molti i simboli templari e addirittura riconducibili alla Massoneria), circondata da monasteri abbandonati ed eremi scavati nella roccia (“Lazio. I luoghi del mistero e dell’insolito”): la si raggiunge tramite una magnifica strada che risale boschi di conifere, cerri e faggi e che continua sino allo splendido altopiano carsico del Prato di Campoli (o a Veroli) donando alcuni dei paesaggi montani e dei panorami più belli dell’intero Lazio; incomparabile la veduta della certosa dal diruto Convento di San Nicola, vera e propria “cartolina” della Ciociaria.

Certosa di Trisulti-Veduta da San Nicola

Tornati a Collepardo però il nostro itinerario ridiscende a valle. Ci si riconnette alla SS155 all’altezza di Alatri, cittadina d’arte nota per la sua superba cinta muraria in opera “poligonale” (o “megalitica”), vero capolavoro di architettura pre-romana (“Lazio. I luoghi del mistero e dell’insolito”), simbolo dell’antichissimo popolo ernico.

Alatri-Porta Maggiore

Si prende ora per Fumone, altra tappa che merita una sosta non fugace (“Lazio. I luoghi del mistero e dell’insolito”). E’ un borgo medievale rimasto come fermo nel tempo, con case interamente in pietra abbellite da bifore, giardini pensili e pergolati, e colmo di belle vedute panoramiche. E’ senza dubbio uno dei centri storici più curati della Provincia di Frosinone, eppure è assurdamente deturpato da una grande antenna posta proprio affianco alle mura, con grave danno non solo per il paesaggio ma anche per la salute dei suoi abitanti.

La Monna e Rotonaria visti da Fumone

Ciò nonostante la visita al paese è d’obbligo e negli ultimi anni esso sta ricevendo un’attenzione sempre maggiore da parte dei turisti soprattutto per via della presenza del Castello Longhi-De Paolis, lugubre maniero a lungo assurto alla funzione di prigione pontificia, che custodisce memorie, segreti e leggende, dalla morte del papa Celestino V alla tragica e macabra storia del Marchesino.

Fumone-Veduta

Ma è in generale l’atmosfera “sospesa” dei vicoli e delle piazzette ad affascinare il visitatore, così come il silenzio che pare avvolgere tutto. Siamo ora giunti alla fine di questo nostro coinvolgente itinerario. Da Fumone si può giungere facilmente a Frosinone, dove inizia la seconda parte del nostro viaggio alla scoperta della Ciociara più sconosciuta.

APPUNTI DI VIAGGIO

Tempo stimato:

3-4 giorni

Periodo migliore:

ottobre-novembre-dicembre e aprile-maggio-giugno per i colori della campagna


I castelli perduti della Ciociaria

L’itinerario attraversa l’intera Provincia di Frosinone, alla scoperta dei castelli in rovina della Ciociaria, un territorio straordinariamente ricco di storia, cultura e tradizioni. Si parte dal piccolo borgo medievale di Serrone (raggiungibile in breve dall’uscita Valmontone sull’Autostrada Roma-Napoli) al cui apice svetta una torre, unico avanzo della preesistente Rocca dei Colonna.

Serrone, torre del Castello Colonna

Si attraversa poi la bella e rustica zona di produzione di vino Cesanese doc e docg, fra vigneti ed uliveti, e si fa sosta ad Anagni, cittadina d’arte di antichissima origine che conserva vestigia romane e medievali, fra cui la splendida Cattedrale e il Palazzo Papale, ove avvenne la celebre vicenda dello “Schiaffo”.

Rocca Colonna di Piglio

Ridiscesi dall’abitato si prende la strada per la frazione San Filippo e proseguendo verso Fiuggi si giunge ai piedi di una brulla montagnola, ove sorge l’austero Castello di San Giorgio (o Castellone); sempre nelle vicinanze, ma in direzione di Piglio, si può ammirare invece la Torre del Piano, persa in una tranquilla campagna.

Torre del Piano

Ripresa la Superstrada Anticolana, si seguono le indicazioni per il Lago di Canterno e poi quelle in salita per Ferentino, svoltando dopo poco a destra per il nucleo rurale di Porciano, dove un percorso escursionistico conduce al fortilizio del paese abbandonato di Porciano Vecchio. Si discende nella piana del Sacco quasi all’altezza di Ferentino, altra città ricca di interesse storico, artistico e archeologico (vedi itinerario Le città megalitiche del Lazio): qui una deviazione porta ai piedi dei Monti Lepini e alla diruta Rocca dei Conti di Supino, oppure si continua in direzione di Frosinone facendo attenzione a seguire le indicazioni per Veroli. Prima di salire a Veroli, però, si consiglia di raggiungere innanzitutto il vicino Castello di Tecchiena, una sorta di fattoria dall’aspetto fortificato, più volte rimaneggiata, e poi Alatri, cittadina d’arte famosa per la sua monumentale cinta muraria in opera poligonale (vedi itinerario Le città megalitiche del Lazio), nonché l’appartato e incantevole borgo medievale di Fumone, dominato dalla tenebrosa Rocca Longhi-De Paolis.

Scorcio di Veroli dalla Rocca di San Leucio

Si giunge infine a Veroli, che stupisce il visitatore per le sue splendide contrade medievali, la cui struttura urbanistica due-trecentesca si fonde perfettamente con le spettacolari preesistenze del popolo ernico: anche qui siamo infatti di fronte alle impressionanti mura in opera poligonale (vedi itinerario Le città megalitiche del Lazio) che cingono gran parte dell’abitato fino alla parte più alta e panoramica, ove sorgono i pochi resti della Rocca di San Leucio. Da qui in poi l’itinerario si fa sempre più suggestivo. La Superstrada Frosinone-Sora scorre velocemente in un caratteristico paesaggio collinare punteggiato di case e borghi arroccati su cocuzzoli isolati (Boville Ernica e San Giovanni Campano meritano una deviazione).

Rocca Sorella a Sora

Si giunge così a Sora, cittadina adagiata lungo il Fiume Liri e sormontata dallo sperone del Monte San Casto, coronato a sua volta dalle rovine della Rocca Sorella, uno degli edifici militari più imponenti della regione. Anche qui la commistione fra vestigia medievali, romane e preromane è oltre modo densa, e salendo alla fortezza si può addirittura ammirare un dolmen di misteriosa origine.

Panorama sulla Val Roveto dalla Rocca Sorella

Da Sora si prende la strada per Atina fino a Vicalvi, paese quasi abbandonato che rivela la sorpresa del poderoso Castello Longobardo riconoscibile sin da lontano per una grossa croce rocca dipinta su un lato del maniero.

Castello di Vicalvi

La complessità architettonica, i misteri e le leggende che vi aleggiano, ma anche le memorie dell’ultimo conflitto mondiale, rendono la visita di questo luogo particolarmente interessante; dal paese si ammira anche un fantastico panorama sul vicino Lago di Posta Fibreno, che, con la sua riserva naturale, merita senz’altro una visita.

Castello di Vicalvi, arco d'accesso alla Piazza d'Armi

Ridiscesi da Vicalvi si prosegue in direzione sud, sbucando dopo pochi chilometri nella Val di Comino, uno dei territori più pregiati della Ciociaria. Si gira a destra seguendo i cartelli per San Donato Val di Comino e Alvito e subito appare sulla sinistra quest’ultimo paese disposto a terrazzi sulle pendici di una montagnola, in cima alla quale balza già agli occhi la mole del Castello Cantelmo.

Castello Cantelmo e Val di Comino

La visita al Castello di Alvito è uno dei momenti più suggestivi dell’itinerario. Attualmente in restauro, il castello sorge in un minuscolo e grazioso borgo medievale che costituisce la frazione più alta del Comune.

Castello Cantelmo

La visita risulta più ampia di quello che potrebbe sembrare all’inizio in quanto la parte più antica si estende oltre la sezione di sviluppo cinquecentesca (riconoscibile per i torrioni arrotondati), e permette di ammirare un magnifico panorama sulla Val di Comino e i monti del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise; la difficoltà di visitare l’intero complesso (passaggi stretti, punti esposti), però, rende opportuno affidarsi a una guida esperta.

Castello Cantelmo

Un viaggio accurato nella Val di Comino che non volesse tralasciare sia l’aspetto naturalistico-escursionistico che quello storico-culturale richiederebbe più giorni, ma limitandoci al filo dei “castelli perduti” rammentiamo la possibilità di vedere da vicino la torre del Castello di San Donato Val di Comino, il Castello di Picinisco e la torre del Castello di Belmonte. Dal paese di Belmonte Castello si prosegue per Casalattico e Casalvieri attraverso un dolce paesaggio agrario per poi immettersi nella Valle del Melfa, che, stringendosi presto in una lunga e profonda gola, offre uno dei paesaggi più splendidi dell’itinerario. Siamo nei luoghi che furono di Cicerone e del suo editore Attico, ma anche in una terra che conserva profonde memorie della vita di San Tommaso d’Aquino.

Castello dei Conti d'Aquino

E’ infatti il Castello dei Conti d’Aquino di Roccasecca Vecchia la prossima tappa del nostro percorso: si tratta di uno dei manieri in rovina più affascinanti del Lazio – nonostante il recente discutibile intervento di “valorizzazione” – da cui lo sguardo spazia sulla verde Valle del Liri; nella sottostante frazione Castello, un piccolo villaggio medievale in via di ristrutturazione, è la casa che la tradizione vuole abbia dato i natali a San Tommaso.

Scorcio della Valle del Liri dal Castello di Roccasecca Vecchia

Dal vicino paese di Colle San Magno, che conserva la torre di un preesistente Castrum Coeli, si può raggiungere la solitaria e panoramica Rocca di Castrocielo, la quale, attraverso un bel sentiero lungo il crinale del Monte Asprano, è collegata al già citato castello di Roccasecca Vecchia.

Panorama sulla Valle del Liri dalla Rocca di Castrocielo

Ci troviamo ora alle falde del selvaggio massiccio del Monte Cairo, che divide la Valle del Liri dalla Val di Comino. La zona ospita innumerevoli vestigia del passato medievale, fra cui molte chiese urbane ed extraurbane: si piega a Sud in direzione dell’Abbazia di Montecassino, culla della cultura benedettina che sin dall’Alto Medioevo creò un vero e proprio feudo su tutta l’area circostante. Poco prima di arrivare all’abbazia si trova il pittoresco Castello di San Germano, a strapiombo sulla città di Cassino.

Torre di Colle San Magno

Si ridiscende brevemente il colle e volendo si possono effettuare due deviazioni prima di riprendere l’itinerario verso la prossima, importante meta: la prima porterebbe alla vicina Rocca di Terelle, a dominio di uno dei paesi più isolati della Provincia di Frosinone, perso fra i monti del Cairo e ai margini di un castagneto monumentale; la seconda digressione automobilistica condurrebbe invece al più lontano abitato di Cervaro, ormai quasi al confine con la Campania, ove spiccano il Castrum Cerbari e, nell’omonima frazione, il Castello di Trocchio. Percorse o meno le deviazioni suggerite, l’itinerario da Cassino devia decisamente verso Occidente, attraversando la Piana del Liri, all’inizio densa di insediamenti commerciali e industriali e via via più tranquilla ed amena, fino a risalire il fianco orientale dei Monti Aurunci, colmi di interesse ambientale, oltre i quali si distende il Mar Tirreno.

Rocca Guglielma

Si giunge così alla Rocca Guglielma di Esperia, posta in eccezionale posizione panoramica: edificata nel XI secolo per volontà di un cavaliere normanno, questo rude fortilizio in pietra calcarea è l’ultima tappa fondamentale del nostro viaggio fra i “castelli perduti” della Ciociaria. Da Esperia, tuttavia, si può tornare indietro per la Via Casilina, antica consolare romana, visitando in progressione altri monumenti interessanti quali la Rocca Malacocchiara di Villa Latina, i resti del Castello di Rocca d’Arce, la Torre di Sant’Eleuterio presso Arce, la Torre di Cicerone nella Civita Vecchia di Arpino (altra cittadina degna di nota, patria di Cicerone, vedi itinerario Le città megalitiche del Lazio) e il Castello Succorte di Fontana Liri, per poi ritrovare Frosinone, l’A1, chiudendo così ad anello l’itinerario. Per maggiori informazioni sui manieri in rovina della Ciociaria si faccia riferimento alla nostra guida I Castelli perduti del Lazio e i loro segreti.

APPUNTI DI VIAGGIO

Tempo stimato:

7-8 giorni

Periodo migliore:

ottobre-novembre-dicembre e aprile-maggio-giugno per i colori della campagna; ottimo luglio per le escursioni in alta quota