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Scorcio di Magliano Sabina

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La cittadina di Magliano Sabina, ad una settantina di chilometri a nord dal centro di Roma, sorveglia l’autostrada col suo profilo al contempo elegante e rustico. Può essere considerata come la “seconda capitale” della Sabina Tiberina, dopo Poggio Mirteto, come importanza storica, artistica, demografica ed urbanistica, e di sicuro costituisce il punto di riferimento per il settore settentrionale di questo territorio, al confine con la Regione Umbria e quindi con la Sabina umbra.


Paesaggio presso Torri in Sabina

Mti Sabini-Panorama presso Torri in Sabina RCRLB

Il bellissimo ed armonioso paesaggio della Sabina Tiberina nei pressi di Torri. Sullo sfondo lo splendido borgo di Casperia. Il verde rigoglioso della vegetazione rende la zona particolarmente accogliente (e fotogenica) anche in un’estate particolarmente calda e siccitosa come questa.


Paesaggio sabino nella Valle del Tevere

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Il magnifico paesaggio rurale della Sabina Tiberina dalla splendida strada tra la Flaminia, il bivio per Collevecchio, Borgo Nuovo e Santa Maria in Vescovio. E’ dominato da vicino dalla mole inconfondibile del Monte Soratte, luogo di misteri e leggende


Veduta di Roccantica

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Una veduta dal basso di Roccantica, splendido borgo medievale nel cuore della Sabina Tiberina. Il villaggio, dominato dai ruderi di un castello, si staglia in modo spettacolare fra i boschi di lecci e querce incutendo al visitatore un senso di ammirazione e rispetto. L’ambiente circostante racchiude due tesori, uno storico e l’altro naturalistico: rispettivamente l’Eremo di San Leonardo e la gigantesca dolina nota come il “Revotano”, del diametro di circa 250 metri, cui sono legate leggende popolari (per saperne di più si consiglia la nostra guida “Lazio, i luoghi del mistero e dell’insolito”).


Colline sabine da Collevecchio

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Siamo quasi giunti a maggio e questo è un periodo ideale per visitare la Sabina Tiberina. Il verde della vegetazione e dei campi regna ovunque e regala sensazioni di pura pace. Affacciandosi dalle mura di Collevecchio si può ammirare l’armonia con cui gli insediamenti umani – borghi, ville e casali – si inseriscono nel dolce paesaggio agreste di questa porzione di Sabina: un esempio tutto sommato di “buon governo” del territorio, da cui sarebbe d’uopo far partire un più ampio progetto di tutela e valorizzazione della zona, con l’istituzione di un Parco agricolo e culturale della Sabina.


Aprile nella Valle del Farfa

La Valle del Farfa è il lembo più meridionale della Sabina Tiberina, cerniera fra la Sabina Romana e quella Reatina, ed offre un esempio eloquente di “paesaggio-giardino”. Siliquastri e ciliegi competono nel chiazzare rispettivamente di fucsia e bianco le colline, mentre i campi iniziano a punteggiarsi di fioriture spontanee. L’insediamento sparso già di origine mezzadrile tipico della vallata è stato negli ultimi decenni intensificato da uno sviluppo edilizio moderno da parte di italiani e stranieri attratti dalla quiete e dalla bellezza della campagna sabina. Tranne rare eccezioni, per lo più nelle aree periferiche dei paesi, ciò non ha provocato danni enormi al paesaggio e la riconversione “residenziale” degli stessi casali, in molti casi trasformati sostanzialmente in ville, ha promosso una trasformazione tutto sommato interessante di questo paesaggio agrario-culturale, avvenuta tramite la sostituzione dei terreni a pascolo o a seminativo con frutteti ed uliveti o con più o meno vasti giardini privati. Non sono tuttavia scomparsi i prati e i campi di grano, verdissimi ad aprile, che variano ed equilibrano questo scenario per lo più arboreo. Tutt’intorno regnano le vaste leccete dei Monti Sabini, secondo uno schema “classico” nelle aree preappenniniche dell’Italia Centrale. Si consiglia di partire da Poggio Mirteto, toccando piccoli paesi di grande fascino come Bocchignano e Castelnuovo (che ospita un bel Museo dell’olio), oltre ovviamente all’antica e splendida Abbazia di Farfa, affiancata dal suo suggestivo borgo rurale. Altre “chicche” sono i panorami da Castel San Pietro (la cui veduta fu il soggetto dell’unico dipinto paesaggistico del Caravaggio), Montopoli, Mompeo e Salisano, nonché le gole del Farfa fra mulini, ponticelli e pievi, ed infine, in direzione della Salaria, i pittoreschi centri di Toffia e Frasso Sabino. Lungo tutto il tragitto sono numerosi agriturismi, ristoranti e trattorie di campagna. Un ringraziamento all’amico, grande fotografo della Sabina, Filippo Simonetti per avermi fatto da guida attraverso lo splendido paesaggio della Valle del Farfa.

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Valle del Farfa-Paesaggio fra Montopoli e Castel S. Pietro 1 RCRLB

Valle del Farfa-Paesaggio fra Montopoli e Castel S. Pietro 3 RCRLB

Valle del Farfa-Paesaggio fra Montopoli e Castel S. Pietro 2 RCRLB

Valle del Farfa-Paesaggio presso Castel S. Pietro 1 RCRLB

Castel S. Pietro-Veduta 1 RCRLB

Castel S. Pietro-Veduta 2 RCRLB

Castel S. Pietro-Scorcio 1 RCRLB

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Castelnuovo di Farfa-Veduta da lontano 1 RCRLB

Abbazia di Farfa-Veduta da lontano 1 RCRLB

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Castel S. Pietro-Cappelletta di S. Domenico 1 RCRLB

Valle del Farfa-Paesaggio presso Castel S. Pietro 4 RCRLB

Valle del Farfa-Paesaggio presso Castel S. Pietro 3 RCRLB

Valle del Farfa-Paesaggio presso Castel S. Pietro 2 RCRLB

Valle del Farfa-Paesaggio presso Castel S. Pietro 5 RCRLB

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Bocchignano-Veduta 1 RCRLB

Bocchignano-Scorcio 1 RCRLB

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Valle del Farfa-Casale con siliquastri 1 RCRLB

Valle del Farfa-Strada di Granica, paesaggio 2 RCRLB

Valle del Farfa-Strada di Granica, paesaggio 3 RCRLB

Valle del Farfa-Strada di Granica, paesaggio 1 RCRLB

Valle del Farfa-Strada presso Farfa 1 RCRLB

Valle del Farfa-Strada di Granica 1 RCRLB

Abbazia di Farfa-Veduta 1 RCRLB

Abbazia di Farfa-Veduta 2 RCRLB


Paesaggio-giardino nella Valle del Farfa

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Mai come in questo periodo, quando la primavera esplode in mille colori, la Valle del Farfa offre un esempio eloquente di “paesaggio-giardino”. Siliquastri e ciliegi competono nel chiazzare rispettivamente di fucsia e bianco le colline, mentre i campi iniziano a punteggiarsi di fioriture spontanee: uno spettacolo da non perdere. 


Colline sabine presso Poggio Mirteto

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Le dolci e variopinte colline della Sabina Tiberina dalla strada che sale dallo scalo di Poggio Mirteto all’omonimo paese. La primavera è ormai esplosa nelle valli sabine, punteggiate da borghi, ville e casali.


Paesaggio sabino a Colle Sala

Date le quote poco elevate, a dicembre le colline della Sabina Tiberina giungono all’apice per quanto riguarda le sfumature tardo-autunnali della vegetazione. Dopo tale malinconica esuberanza inizierà il lungo riposo dell’inverno. Una delle zone più belle e meno conosciute è quella di Magliano Sabina, al confine con la Provincia di Terni. Si consiglia una passeggiata lungo il crinale del Vocabolo Colle Sala: vi si si arriva dalla Via Flaminia prendendo le indicazioni per l’omonima contrada e passando prima per un’interessante “gelateria agricola”. Nella zona si trova una chiesetta rurale (moderna). Stupende le vedute sulle colline d’intorno e sui borghi di Cicignano e Chiorano.

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Rocca Guidonesca di Rocchettine

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L’imponente Rocca Guidonesca spicca fra le rovine del villaggio di Rocchettine e sorveglia – assieme al sottostante borgo di Rocchette – il corso del Torrente Aia, affluente del Tevere. Siamo in un angolo solitario e segreto della Sabina Tiberina ove eremi, castelli e paesi arroccati si susseguono dando al paesaggio un aspetto romantico.


Il presepe con le balle di fieno di Selci

Nel piccolo borgo sabino di Selci, perso in una valletta e invisibile dalle strade principali, letteralmente “si nasconde” una simpatica curiosità folkloristica. Nel periodo natalizio, nell’ambito della manifestazione “Balle di Natale”, fra le viuzze medievali vengono posizionate numerose rotoballe di fieno che ripropongono i personaggi tipici di un presepe. Se si va in mezzo alla settimana, l’atmosfera spopolata del paese può suscitare un’impressione fantastica, soprattutto nei bambini, poiché queste singolari sculture paiono esserne gli unici abitanti, osservando i visitatori con i loro grandi occhi. Si consiglia di contattare la Pro Loco di Selci per avere conferma dell’allestimento anche quest’anno. Qui di seguito alcune immagini tratte da un’edizione passata, assieme agli scorci del paese.

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Eremo di San Cataldo presso Cottanello

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Il suggestivo Eremo di San Cataldo presso Cottanello, ricavato nel X secolo dai monaci benedettini in una parete rocciosa dei Monti Sabini. Nelle sue vicinanze si apre un magnifico panorama sulla Sabina Tiberina.


La Valle del Tevere da Stimigliano

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La Valle del Tevere vista da Stimigliano, piccolo borgo della Sabina Tiberina. La costruzione dell’outlet e più recentemente di una brutta centrale biogas ai piedi del Monte Soratte hanno scalfito ma non cancellato la bellezza di questo paesaggio ampio e armonioso. Si auspica una consapevolezza maggiore da parte delle amministrazioni al fine di salvaguardare e valorizzare questi territori ancora così splendidi. 


Veduta del Castello di Rocchette di Gallese

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Il suggestivo borgo-castello di Rocchette di Gallese, circondato dallo stupendo scenario della campagna sabina, a poca distanza dalla Via Flaminia all’altezza di Magliano Sabina, costituisce una  curiosa anomalia amministrativa e paesaggistica che pochi conoscono. Il minuscolo villaggio, di proprietà privata e purtroppo non visitabile, è infatti una vera e propria “enclave” viterbese in Provincia di Rieti: anche se si trova geograficamente nella Sabina Tiberina, appartiene al Comune di Gallese, da cui dista 15 km. Lo stesso tipo di insediamento, con le case che paiono emergere naturalmente dalla rupe di tufo, rimanda ai paesi della Tuscia e non a quelli della Sabina, costruiti invece col grigio calcare.


Fra Sant’Oreste e Ponzano: paesaggi bucolici e sorprendenti a mezzora da Roma

A poche decine di chilometri a nord di Roma, sulle colline occidentali della Valle del Tevere, è possibile percorrere una delle più belle strade del Lazio in virtù della campagna che si attraversa e dei panorami che vi si godono. Si parte da Sant’Oreste, raggiungibile dalla SS Flaminia o dall’A1, e si imbocca la SP 21a, proseguendo poi per la SP 19a e infine sulla SP 20a/b. Diverse svolte permettono di visitare Fiano Romano, Civitella San Paolo, Nazzano con la sua splendida riserva naturale, Filacciano e Ponzano Romano. Il dolce paesaggio, con le grandi querce, i pascoli e i campi arati, ricorda e preannuncia quello umbro-sabino, che già si intravede sullo sfondo. Protagonisti assoluti sono il mitico e misterioso Monte Soratte (per saperne di più: “Lazio, i luoghi del mistero e dell’insolito”) e, se si seguono le deviazioni citate, il “Biondo Fiume” che da queste parti crea una valle magnifica, simboleggiata dal “fiasco”, la straordinaria ansa fluviale visibile da Ponzano. Qui di seguito una serie di immagini scattate in autunno lungo questo itinerario automobilistico di grande interesse artistico e fotografico, oltre che culturale e ambientale: un’area finora assurdamente sottovalutata dalle istituzioni ma dal notevole potenziale turistico.

Valle del Tevere-Campagna ai piedi di S. Oreste RIDLB

Campagna ai piedi di Sant’Oreste

Valle del Tevere-Colline alle pendici del Soratte 2 RCRLB

Colline alle pendici del Soratte

Valle del Tevere-Campagna fra S. Oreste e Nazzano 17 RCRLB

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Il Soratte incombe sulle colline

Valle del Tevere-Campagna fra S. Oreste e Nazzano 1 RCRLB

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Valle del Tevere-Campagna fra S. Oreste e Nazzano 2 RID

Valle del Tevere-Paesaggio fra S. Oreste e Civitella S. Paolo 1 RIDLB

Valle del Tevere-Paesaggio presso S. Oreste 3 RIDLB

Scorci della campagna lungo la strada

Valle del Tevere-Colline della Sabina Romana da Nazzano RID

Colline della Sabina Romana da Nazzano

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Panorama da Nazzano

Valle del Tevere-Fiume e Campagna presso Ponzano 1 RID

Fiume Tevere e campagna presso Ponzano

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Panorama presso Ponzano

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Il Fiasco presso Ponzano Romano


La Rocca Guidonesca di Rocchettine: un “castello fantasma” a guardia della Valle del Leia

Le tranquille strade della Sabina Tiberina offrono un ininterrotto susseguirsi di scorci “medievali”, che in alcuni punti rendono il paesaggio simile ad un grande affresco dell’Età di Mezzo. Ma c’è un luogo speciale che porta questa sensazione al culmine. Guidando nei pressi di Torri in Sabina, Vacone o Montebuono – a seconda di dove si provenga – si è attratti da cartelli stradali che riportano un nome insolito e simpatico: “Rocchette”. Seguite le indicazioni, ci si inoltra presto in una zona isolata e dall’aspetto selvaggio, giungendo dunque ai piedi di un grazioso paesino che a prima vista parrebbe completamente disabitato: attorno solo boschi, campi, uliveti ed un silenzio quasi totale, se non fosse per l’ammaliante suono delle limpide acque del Torrente Leia.

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Antico lavatoio a Rocchette

Di fronte a noi si innalza un colle boscoso su cui si adagiano i resti imponenti di un antico maniero. E’ il borgo-castello di Rocchettine, paese “fratello” di Rocchette, che però – a differenza di quest’ultimo – non risulta da molto tempo ormai nemmeno più riportato sulle cartine stradali. Non solo: se ne ricava poco anche ricercando fra libri e documenti, tant’è che le fonti a proposito sono oltremodo scarse (per saperne di più si faccia riferimento alla nostra guida “I castelli perduti del Lazio… e i loro segreti”). Si può comunque affermare che l’abitato nelle sue forme attuali risalga al XIII secolo, mentre l’antropizzazione del sito sia collocabile nell’Alto Medioevo, epoca di profonda trasformazione per la Sabina, a causa del fenomeno dell’”incastellamento”.

Veduta di Rocchettine RCRLB

L’incastellamento di Rocchettine

Fu in quel tempo lontano che, approfittando di un territorio tanto ricco di alture acclivi e corsi d’acqua (e cioè grazie alla difendibilità dei luoghi e alla fertilità del suolo), nacquero i numerosi villaggi fortificati che tuttora conformano il paesaggio sabino. Rocchettine sorse contemporaneamente a Rocchette, ed assieme costituirono a lungo un importante complesso difensivo su una delle vie che univano i Monti Sabini alla Valle del Tevere, una sorta di alternativa alla Salaria per andare da Rieti a Roma e viceversa. Sappiamo che nel Basso Medioevo Rocchettine era chiamata “Rocca Guidonesca” e la sua dirimpettaia “Rocca Bertalda”.

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Veduta generale della Rocca Guidonesca

Oggi il divario fra i due borghi è eclatante: da una parte Rocchette sta vivendo una sorta di rinascita con il restauro di buona parte del centro storico. Dall’altra parte, l’intera Rocchettine sta subendo un progressivo degrado dovuto alla mancanza di iniziative volte ad un suo recupero. Se il castello è facilmente visitabile, essendo completamente aperto, le abitazioni sono purtroppo invase dalla vegetazione e soggette a crolli e di conseguenza costituiscono un pericolo per i visitatori.

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Casa in rovina a Rocchettine

Ad ogni modo l’effetto scenografico della Rocca Guidonesca è davvero notevole. Si consiglia di raggiungerla a piedi da Rocchette, passando accanto ai resti di un mulino e quindi risalendo il poggio fino alla base della fortezza, che si staglia maestosa di fronte a noi, ergendosi in maniera quasi naturale dalla bianca roccia sottostante.

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Veduta laterale

A Rocchettine la “voce del passato” è molto forte. Nell’estrema solitudine del luogo sembra di essere tornati indietro non tanto al Medioevo, ovviamente, date le condizioni del castello e del borgo, ma almeno ad un secolo fa. Una situazione non rara nella Sabina, ma qui accentuata dalla quasi totale mancanza di elementi che ricordino la modernità.

Arco della porta del borgo 1 RCRLB

Arco d’accesso al borgo-castello

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Porta del castello

Cortile antistante alla porta del castello RCRLB

Piazzetta antistante alla porta del castello

Pure il silenzio sicuramente gioca un ruolo fondamentale a creare questa atmosfera sospesa, e non ci vuole molta fantasia per immaginare come si potesse svolgere a Rocchette e Rocchettine la vita rurale di un tempo.

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Veduta di Rocchette

Girovagando fra le rovine del “paese fantasma”, affacciandosi dai “fori” più o meno ampi che offendono i muraglioni o dalle mura a volte sbriciolate, si rimane affascinati dalle suggestive vedute sul borgo di Rocchette e sull’amena campagna d’intorno: un “paesaggio romantico” perfettamente conservato, insomma, formato dal felice connubio fra natura e testimonianze del passato.

APPUNTI DI VIAGGIO

Periodi consigliati: tutto l’anno è adatto alla visita ma forse ad aprile-maggio Rocchettine regala le situazioni più belle dal punto di vista ambientale.


Rovine della Rocca di San Leonardo presso Civita Castellana

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Le rovine della Rocca di San Leonardo emergono misteriose su un dosso tufaceo che domina il villaggio di Borghetto, frazione di Civita Castellana. Siamo nella Valle del Tevere, in una zona di confine fra la Tuscia falisca e la Sabina tiberina. Per saperne di più: “I castelli perduti del Lazio e i loro segreti”.


Casperia, la regina della Sabina Tiberina

Risalendo per la prima volta i colli sabini in direzione di Casperia, sia che si provenga da Passo Corese o dall’uscita autostradale Ponzano-Soratte, si può avere una sensazione di stupore nel constatare quanto piacevole sia lo scenario che corre ai lati dei finestrini, fra uliveti, pascoli, campi coltivati, casali, fattorie e agriturismi. Sembra di scoprire una sorta di “piccola Umbria” a due passi, che per negligenza o perché non si è soliti girovagare in zone defilate, non ci si era mai ritagliati il tempo di ammirare.

Ponte Sfondato, paesaggio

Campagna sabina a Ponte Sfondato

Magari ci si limita a visitare la meravigliosa Abbazia di Farfa col suo caratteristico borgo, ancor più a portata di mano dalla Capitale e senz’altro più conosciuta, ma difficilmente si procede oltre, verso nord, là dove si distende invece il grosso della cosiddetta Sabina Tiberina. 

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Lo splendido scenario rurale che introduce a Casperia

Tuttavia chi lo fa ne rimane soddisfatto, soprattutto se, giungendo fin sotto al colle di Casperia, con le sue fitte case, gli ulivi e i tanti cipressi, decide di concedersi una passeggiata in questo paesino arroccato come un presepe. Mentre per chi si era informato prima esso conferma senz’altro le aspettative, agli occhi di chi non ne aveva mai sentito parlare prima rappresenta una gradevolissima sorpresa. L’aspetto rustico e assieme ordinato e curato del borgo fa capire subito che ci si trova in un posto speciale, amato dai residenti ed accogliente per chi viene a visitarlo.

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Veduta di Casperia

Casperia non possiede monumenti di particolare statura o fama, tuttavia offre continuamente scorci di raro pregio ambientale. Da non perdere Via Massari, una delle strade più caratteristiche di Casperia, dove fa bella mostra di sé il Palazzo Forani, inconfondibile per i due orsi scolpiti ai due lati del portale che rivelano l’appartenenza un tempo al nobile casato degli Orsini; poco fuori delle mura, invece, merita una menzione l’elegante Chiesa dell’Annunziata, che custodisce un’Annunciazione del Sassoferrato.

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Chiesa dell’Annunziata

Scorcio di Via Massari

Lo sbocco di Via Massari

Via Massari

Archetto in Via Massari

Palazzo Forani

Palazzo Forani su Via Massari

Le case ed i vicoli ornati da vasi di fiori e da rampicanti – che spesso rivelano il buon gusto dei proprietari – si susseguono in modo labirintico, apparentemente casuale, ma a ben vedere risultano strutturati “a spirale” (o “bulbo di cipolla”). In uno studio degli anni ’60 sui paesi del Lazio si rivelava come quasi ognuno di essi presenti una forma geometrica ben precisa o comunque una struttura-tipo (borghi a piramide, a cascata, di sprone, a spina di pesce, a spirale appunto, ecc…) e quella di Casperia segue una pittoresca strada selciata che risale l’abitato fino al grande leccio secolare che segna il suo skyline sin da lontano assieme al campanile romanico della Chiesa di San Giovanni Battista (all’interno è un gigantesco presepe che riproduce l’intero borgo, ad opera di Giannicola Mariani).

Una delle porte del borgo

Una delle porte del borgo

La serpentina di Via Garibaldi

La serpentina di Via Garibaldi

Scalinata con gatta

Scalinata con gatta

Tale urbanistica deriva probabilmente dallo sviluppo successivo all’incastellamento alto-medievale (forse longobardo), che cercò di adattarsi alla morfologia naturale del colle, a 397 m s. l. m., rafforzando le proprie difese. Nel 1189 Aspra si costituì in libero Comune, restando poi sotto l’influenza della Santa Sede: nel 1461 riuscì a resistere addirittura all’assedio di Federico da Montefeltro. Le origini del primo nucleo sono però sabino-romane come testimoniano i resti di ville rustiche disseminati nel territorio e diverse fonti letterarie. Non a caso il paese cambiò il nome nel 1946, sulla scia di una “moda” che si era imposta ai tempi del Fascismo, per cui si recuperavano toponimi d’epoca classica con l’intento di nobilitare le origini di città e paesi: “Casperia” infatti era il nome di un’antica città sabina citata da Virgilio nel Libro VII dell’Eneide.

Chiesa di S. Giovanni Battista, campanile

Chiesa di S. Giovanni Battista, campanile

Potremmo dire che Casperia, malgrado i suoi appena 1200 abitanti circa, stia diventando un po’ la “regina” della Sabina Tiberina, in quanto è il paese che più è riuscito a svilupparsi a livello turistico oltre al “mordi e fuggi” delle scampagnate domenicali dei Romani: lo testimonia il fatto che per le sue stradine non è raro sentir parlare persone anglofone (e non) le quali hanno creato una vera e propria piccola comunità.

Alcuni particolari nel borgo

Alcuni particolari nel borgo

Casperia-Particolare di un vecchio portone RCRLB

Fiore su una casa

Casperia-Finestra rossa RCRLB

Casperia-Finestrella RCRLB

Casperia-Via dei Massari, scultura di cavallo RCRLB

Casperia-Crocifissione in ceramica RCRLB

Casperia-Vicolo della Scalata, targa RCRLB

Casperia-Targa storica del 1793 RCRLB

Quest’atmosfera inaspettatamente internazionale e sempre più bohemienne contrasta con l’immaginario collettivo che vorrebbe il borgo di provincia come tipico microcosmo chiuso in se stesso. In realtà questi sono i segni di un profondo cambiamento non solo del modo di fare vacanza ma anche della società contemporanea in sé. Molti stranieri, per lo più di elevato livello culturale, preferiscono ad esempio visitare Roma o Firenze soggiornando non in città ma nelle campagne circostanti, per godere del genius loci del territorio che circonda questi grandi patrimoni storico-artistici. Sanno bene che ormai le grandi città d’arte sono diventate dei “divertimentifici” (pensiamo al caso-limite di Venezia) ove la cultura locale, quella genuina ed autentica, sta scomparendo del tutto; si ammirano l’arte, i monumenti, l’architettura certo, ma la gente del posto ha in gran parte perso usanze e tradizioni, per non dire di ristoranti e trattorie dove ormai trovare un italiano a cucinare è un’impresa. A Casperia, viceversa, gli “stringozzi” (una pasta tipica dell’Alto Lazio e dell’Umbria) sono tuttora appannaggio delle massaie del posto.

Scorcio nel borgo

Scorcio nel borgo

Vicolo

Vicolo

Insomma, destinazioni come Casperia, benedette dalla propria posizione strategica, costituiscono il modo per coniugare la fruibilità della vicina e facilmente raggiungibile “città eterna” con il godimento di un paesaggio agrario e naturale splendido e tuttora sconosciuto, di bontà eno-gastronomiche genuine, di un’ospitalità sana che esprime davvero lo spirito delle genti di quella che per gli stranieri è la leggendaria “Campagna di Roma”. Inoltre Casperia, per la vicinanza all’A1 e la presenza della Via Ternana, offre la possibilità di facili gite nella Tuscia e nella Bassa Umbria oltre che ovviamente nel resto della Sabina e del Reatino: con un approccio “bio-regionale” si possono così creare itinerari trasversali fra Lazio ed Umbria lungo l’asse della Valle del Tevere, conoscendo una vasta area dai caratteri omogenei pur nelle preziose diversità locali.

Palazzo Forani

Palazzo Forani

Case in pietra

Tipiche case in pietra

Ma il successo di Casperia è tutto nella felice collocazione geografica? Non solo: una campagna ancora in buono stato (e meritevole di una maggiore valorizzazione tramite sentieri segnati) ed un centro storico intatto, non rovinato da pesanti manomissioni moderne, sono il quid in più, quella bellezza incontaminata che ormai da una decina d’anni affascina soprattutto i visitatori anglosassoni, richiamati da un pugno di iniziali “scopritori” di questo tesoro che giaceva perduto fra le verdi e infinite distese di lecci e querce dei Monti Sabini. Altri borghi della zona possiedono caratteristiche simili, è ovvio, ma in Casperia esse assumono linee più decise e convincenti tanto da farne una sorta di “manuale” del borgo sabino.

Panorami

Panorami sui verdissimi Monti Sabini

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Il paesaggio dolce e montuoso allo stesso tempo, i pini e i cipressi, le pievi medievali (Madonna della neve, Montefiolo, Santa Maria di Legarano, ecc…) e le rovine romane sparse nelle campagne, i bei casali oggi in via di recupero, le abitazioni in pietra e cotto del borgo hanno saputo far breccia nei cuori dei viaggiatori romantici del XXI secolo, che sulla scia del mito del “Grand Tour” in Italia cercano disperatamente di ritrovare nel nostro Paese quei “quadri” che ammiravano sui libri, nelle stampe o nei dipinti dei musei.

Le dolci colline di Casperia

Le dolci colline di Casperia

E allora, come non commuoversi di fronte a un tramonto fiammeggiante e multicolore dalle terrazze di Casperia, osservando i profili via via più morbidi delle colline che scendono verso il Tevere, che scorre placidamente a valle in una piana magnifica con le sue anse e i suoi campi coltivati, il tutto coronato dallo sfondo mistico del Soratte, monte sacro ai Falisci immortalato dai versi di Orazio? Letteratura, memorie artistiche, poesia visiva si fondono così in un unicum di raffinato valore culturale e di altissimo impatto emotivo per il visitatore di dotti studi.

Convento di Montefiolo

Convento di Montefiolo

Chiesa della Madonna della neve

Chiesa della Madonna della neve

Ma quali sono i periodi più indicati per andare a Casperia? In teoria ogni momento è adatto, ma forse sono l’autunno inoltrato, la primavera e l’inizio dell’estate le stagioni che regalano più emozioni. Se a fine ottobre inizia la raccolta delle olive e si può quindi osservare da vicino l’antica e radicata tradizione dell’olivicoltura sabina, novembre dal canto suo regala gli odori intensi dei roghi delle potature e i colori struggenti del foliage; ad aprile e maggio sono le esplosioni della ginestra e del siliquastro a chiazzare d’incanto la campagna mentre nel borgo glicini, rose e gerani colorano le grigie pietre calcaree; a giugno poi i campi si punteggiano di margherite, di papaveri e di altre fioriture spontanee. Luglio infine con il grano dorato, i girasole, il canto delle cicale e le serate tiepide incanta i sensi e lo spirito.

APPUNTI DI VIAGGIO

Periodi consigliati: primavera, autunno, inizio estate.

Dove dormire: B&B La Torretta, Casa-vacanze Le pietre di Aspra


Chiesa dell’Abbazia di Farfa

Abbazia di Farfa-Chiesa, facciata

La semplice facciata della chiesa abbaziale di Farfa, scrigno di tesori storico-artistici nel cuore della Sabina Tiberina. Eretta fra il VI-VII secolo da alcuni monaci, l’abbazia fu cara a Carlo Magno e divenne nell’Alto Medioevo fulcro di un vero e proprio Stato che si estendeva soprattutto a cavallo del Lazio e dell’Umbria attuali, con proprietà anche in Toscana e nelle Marche; circondata da uno splendido borgo, ricco di botteghe artigianali e dotato di strutture ricettive, dal 1921 l’abbazia è gestita dai benedettini che permettono la visita guidata di una porzione del complesso religioso.  Per maggiori informazioni sulla storia e sulle leggende che avvolgono l’Abbazia di Farfa si faccia riferimento al nostro libro “Lazio. I luoghi del mistero e dell’insolito”.


Piazzetta nel borgo di Roccantica

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Una piazzetta nel delizioso borgo medievale di Roccantica, fra i meglio conservati della Sabina e del Lazio: case in pietra calcarea, scalette e selciati formano un quadro d’altri tempi. Il paese è noto ai geologi per la presenza, nelle sue immediate vicinanze, della gigantesca voragine carsica del Revòtano (per approfondire l’argomento: “Lazio. I luoghi del mistero e dell’insolito”).