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Panorama da Montasola

La Sabina Tiberina, com’è noto, è terra di panorami straordinari, fra i più splendidi del Lazio per l’ampiezza delle viste e per la bellezza di un paesaggio rimasto nel complesso assai integro. Uno dei “belvedere” migliori è Montasola, minuscolo e appartato borgo che è sempre più visitato ed apprezzato per i suoi vicoli in pietra tenuti in modo quasi impeccabile e, appunto, per la vista incantevole sulle colline sabine fino al Soratte (e ben oltre nelle giornate terse).


Panorama da Torrita Tiberina

Compresa nell’ormai storica Riserva Naturale Tevere-Farfa, Torrita Tiberina è un piacevole paese alle porte di Roma nord, caratterizzato – come la vicina Nazzano – da una notevole qualità della vita. Oltre ad alcuni preziosi monumenti – per esempio le torri della cinta muraria (risalenti addirittura al VII secolo, nell’ambito del cosiddetto “Corridoio bizantino”) da cui il suo toponimo – questo tranquillo e appartato borgo offre un panorama incantevole in ogni direzione sulla Valle del Tevere, che serpeggia con arditi meandri in una zona magnifica fra la Sabina e la Campagna Romana. L’affaccio più emozionante – e uno dei più peculiari dell’intero Lazio – è quello che si apre nei pressi dello slargo principale dell’abitato, a fianco del monumento ai caduti, laddove la profondità del paesaggio (che giunge sino ai Monti Cornicolani e ai Colli Albani), ricorda, all’alba o al tramonto, le vedute dei pittori vedutisti del Grand Tour: colpiscono il Biondo Fiume, con il suo smagliante azzurro nelle belle giornate, e l’integrità complessiva del territorio che si estende in direzione della Capitale (nonostante gli scempi compiuti negli ultimi anni da una politica cialtrona tra Passo Corese e Fiano Romano). Un punto panoramico davvero straordinario quello di Torrita, che meriterebbe una sistemazione migliore con la potatura delle piante che attualmente tendono a celarlo e con panchine inserite in uno spazio pedonale, insieme a un tabellone che ne evidenzi il valore estetico e culturale.


La bifora di San Valentino a Roccantica

Una romantica bifora, avvolta dai rampicanti, ci saluta al ritorno a Roccantica dall’Eremo di San Leonardo. Appartiene a ciò che resta della medievale Chiesa di San Valentino, oggi Sacrario dei Caduti.


Collevecchio e le sue eleganti architetture, fra le verdi colline sabine

Fra i molti borghi che punteggiano le verdi colline della Sabina Tiberina, Collevecchio merita sicuramente un posto speciale. A portata di mano dall’A1 (uscita Magliano Sabina), raggiungibile tramite un integro e riposante paesaggio agreste su cui spicca la sagoma del Soratte, questo paese ci dà il benvenuto con un contesto urbano ordinato ed armonioso, che svela subito il compatto centro storico d’aspetto medievale-rinascimentale. A differenza dei borghi situati più “a monte”, che conservano piuttosto un aspetto arroccato e fortificato, Collevecchio appare ingentilito da palazzi nobiliari cinque-seicenteschi, con logge, archi e portali a bugnato che ne fanno un unicum in questo territorio.

Le colline sabine viste dalle terrazze panoramiche di Collevecchio
Scorcio con il campanile della Collegiata
Un palazzo nobiliare a Collevecchio
Il Soratte dall’amena strada che conduce a Collevecchio, provenendo dal casello di Magliano

Le origini del popolamento di quest’area sono antichissime: già nel paleolitico erano frequentate le località di Grappignano e Poggio Sommavilla, e in quest’ultima durante l’età del ferro sorse un villaggio dedito, oltre all’agricoltura, al commercio con le popolazioni etrusco-falische e capenati.

Collevecchio in lontananza, visto da Poggio Sommavilla
Il panorama da Poggio Sommavilla sulle splendide colline della Sabina Tiberina
Il borgo di Poggio Sommavilla
Palazzo Orsini a Poggio Sommavilla

Questo insediamento si espanse enormemente in età arcaica ma fu distrutto dai Romani in epoca repubblicana, allorquando il territorio fu trasformato in modo radicale con la creazione di ville rustiche. La nascita specifica di Collevecchio, invece, risale all’epoca dell’incastellamento, ampliandosi nel corso del Duecento (allorquando è citato come Castrum Vetulum) e passando sotto il dominio di Narni ai primi del Trecento. Tornato presto sotto il controllo della Curia, il castello divenne quasi subito feudo degli Orsini.

Una torre superstite della cinta muraria medievale, poi inglobata fra le abitazioni
Un’altra casa turrita
Un vicolo nel borgo medievale

Durante i secoli XV, XVI e XVII Collevecchio – grazie ai suoi rapporti con i Medici di Firenze e con le alte gerarchie del Vaticano – si trasformò in un centro florido a livello culturale, attirando architetti, artisti e intellettuali e di fama, fra i quali il vescovo e umanista Blosio Palladio.

Un altro delizioso vicolo nel borgo
Il portale bugnato di Palazzo Pistolini-Menichini
Architetture nel centro storico

Dal 1605 al 1621 Collevecchio fu sede del Governatorato Apostolico della Provincia Sabina, con un tribunale e un carcere, come testimoniano gli strumenti di tortura ritrovati nei sotterranei dell’omonimo palazzo (accessibili dalla Chiesa Dei SS. Pietro e Paolo, purtroppo normalmente chiusa). E’ nota la leggenda di un prigioniero che, fuggito con tanto di ceppi ai piedi, giunse nei pressi dell’Eremo di San Cataldo a Cottanello laddove le sue catene miracolosamente si spezzarono. Il tribunale di Collevecchio chiamò a “lavorare” anche il mitico boia dello Stato Pontificio Mastro Titta, il quale nei primi dell’Ottocento compì a Collevecchio molte esecuzioni ai danni di uomini rei di omicidi, che spesso accadevano per motivi di onore (tradimenti, vendette, ecc…).

Un curioso arco nel borgo

All’indomani dell’unità d’Italia (1861), già facente parte della Provincia di Perugia, Collevecchio entrò nel nuovo Regno Sabaudo. Nel 1927, con il riordino delle province voluto dal governo fascista, fu collocata nella neonata Provincia di Rieti.

Un simpatico “murale”

La visita può partire da Porta Umbra – anzi dal supportico, costituito da due gallerie – che dapprima si affaccia sul portale a bugne di Palazzo Pistolini-Menichini (XVI sec., su disegno del Vignola) e poi zig-zagando fra i vicoli conduce direttamente su Corso Umberto I, ove prospettano diverse dimore nobiliari: Palazzo Floridi-Cerbelli (XVII sec.), che ingloba i resti di una rocca duecentesca costruita dai narnesi, Palazzo Filippi (XVII sec.), Palazzo Rosati (sorto intorno al 1600), sede del municipio, il Palazzo Apostolico (già Palazzo Orsini) e il Palazzo del Tribunale Pontificio (entrambi del XVII sec.).

Porta Umbra
Il supportico di Porta Umbra con lo sfondo di Palazzo Pistolini-Menichini
Scorcio panoramico dall’arco di Porta Umbra
Il panorama alle spalle della porta
Un gatto sui ciottoli de borgo

Sempre lungo il corso, sullo slargo che costituisce di fatto la piazzetta principale del paese, si ammira inoltre la Collegiata di Santa Maria Annunziata, con il suo campanile d’impianto romanico: sorta alla fine del XII secolo e più volte rimaneggiata in seguito, ospitò temporaneamente le spoglie di San Bernardino da Siena; custodisce un crocifisso policromo in stile bizantino e una deposizione fiamminga del 1435. Ci si sposta poi nella stradina “parallela”, situata ad ovest e più in basso della via principale, collegata a quest’ultima da una serie di vicoli suggestivi popolati da gatti sornioni e pasciuti. A Piazza dello Statuto è l’ottocentesco teatro, in stile neoclassico.

La Collegiata di Santa Maria Annunziata
Il portale della Collegiata
Abitazioni sul corso
Palazzo Rosati, sede del Municipio
La “piazzetta” di Palazzo Rosati-Conte lungo il corso, nei pressi di Porta Romana

La breve e rilassante passeggiata termina uscendo dal doppio arco di Porta Romana, facente parte del Palazzo Rosati-Conte (XVI sec.) e distinta da uno scenografico portale bugnato. Di fronte abbiamo la Chiesa della Madonna del Rifugio (sec. XVI). Da qui è possibile iniziare il (consigliato) periplo dell’abitato: andando a destra, su Via Roma, si costeggiano subito (sulla nostra sinistra) il cancello dei giardini “all’italiana” degli Orsini (XVIII sec.) e di seguito vari caseggiati, fra cui troneggia il cinquecentesco Palazzo Coperchi-Piacentini, con la sua raffinata loggia, attribuito alla scuola di Sangallo il Giovane. Continuando su Via Roma e su Via San Valentino, e infine voltando a destra, si giunge alle balconate panoramiche che si aprono verso nord e nord-est.

La monumentale Porta Romana e Palazzo Rosati-Conti
Il campaniletto della Chiesa della Madonna del Rifugio
Scorcio delle case del borgo da Via Roma
Palazzo Coperchi-Piacentini
L’elegante loggia del palazzo
Un portone secondario di un antico palazzo

Piacevole arrivare anche al Convento francescano di Sant’Andrea (XVI-XVII secc.), in prossimità del cimitero, che, fra gli ulivi, offre una magnifica veduta di Collevecchio con lo sfondo dell’immancabile Soratte. Più distante dal paese, in posizione elevata, è la Chiesa di Sant’Isciano (XVI sec.) che la tradizione vuole sia stata edificata sopra i resti di un tempio dedicato al dio Giano; sparse nelle campagne si trovano ulteriori chiesette rurali, fra cui quella di San Prospero, nell’omonima contrada.

Il Convento di Sant’Andrea
Particolare

A completare il quadro di questo elegante borgo è ovviamente il paesaggio, aspetto cui nel nostro blog dedichiamo sempre particolare attenzione. La cornice che avvolge Collevecchio è splendida e conferma una volta in più come la Sabina sia un vero “serbatorio” di bellezza per il Lazio, da preservare, valorizzare e promuovere. L’Umbria è proprio ad una manciata di chilometri – anzi la “Sabina Umbra” ad esser precisi, che si pone come naturale prosecuzione della Sabina Laziale – e qui la ruralità è ancora autentica, conservando un valore socio-economico: agriturismi, fattorie didattiche e aziende agricole (che vendono direttamente i propri prodotti) offrono svariati servizi che arricchiscono l’esperienza di una gita o di un vero e proprio soggiorno a Collevecchio.

Un tratto magnifico della campagna di Collevecchio, punteggiata da fattorie e casali adibiti ad agriturismi
Campi coltivati

Camminare per le tranquille stradine bianche che si diramano in ogni direzione è il modo migliore per immergersi in questo mondo “bucolico”, così vicino a Roma eppure così lontano dai ritmi metropolitani. Anche la mountain bike è un mezzo perfetto per esplorare i dintorni del paese, magari raggiungendo le sue piccole frazioni, in primis la graziosa Cicignano.

Una stradina a Cicignano
Uno stretto vicolo a Cicignano
Panorama da Cicignano

Oggi tutto questo patrimonio è promosso da un vero e proprio brand, quello cioè del “Parco Slow della Sabina” – come attesta un tabellone all’entrata di Collevecchio -, progetto che auspichiamo permetta a questa deliziosa zona di farsi conoscere e apprezzare come merita.


Vicolo di Rocchette

La stradina centrale che attraversa il delizioso borgo medievale di Rocchette, villaggio “segreto” alle pendici dei Monti Sabini.


Salita alla Rocca Guidonesca

Al cospetto delle suggestive rovine della Rocca Guidonesca (XIII sec.), che domina il “borgo fantasma” di Rocchettine (Torri in Sabina). A poche centinaia di metri è il delizioso paese di Rocchette (già Rocca Bertalda), oggi in via di recupero e colmo di scorci pittoreschi. Sotto il diretto controllo del Vescovo, Rocchette e Rocchettine formarono un punto di controllo strategico sulla Valle dell’Aia, importante via di comunicazione della Sabina medievale, mentre oggi costituiscono un complesso paesaggistico di straordinario valore. Per saperne di più: “I castelli perduti del Lazio e i loro segreti”.


Le Casette di Cottanello: una cartolina dal passato

Come un borgo da fiaba, il minuscolo villaggio pastorale abbandonato delle Casette di Cottanello si adagia fra i pascoli dei Monti Sabini formando una vera e propria “cartolina dal passato”. Un luogo bellissimo, dichiarato recentemente “paesaggio rurale storico” dalla Regione Lazio.


Nelle valli sabine verso il tramonto

Le suadenti linee dei colli della Sabina Tiberina viste da Cottanello, poco prima del tramonto, sottolineano l’atmosfera misteriosa di questa zona ricca di rocche, eremi e monasteri. Sullo sfondo l’enigmatico ed inconfondibile Soratte. Per saperne di più: “Lazio. I luoghi del mistero e dell’insolito – vol. 1”.


Salita all’Eremo di San Leonardo

La salita all’Eremo di San Leonardo, suggestiva costruzione rupestre dell’VIII-IX secolo ricavata da una grossa cengia dei Monti Sabini, nei pressi di Roccantica: fu quasi sicuramente realizzato da un seguace di Leonardo da Noblac. Un luogo di straordinaria spiritualità sempre più visitato dagli escursionisti e dai fedeli.


Tramonto romantico da Casperia

Com’è noto ai fotografi laziali, le colline della Sabina Tiberina regalano tramonti indimenticabili. Del resto si tratta di una delle aree più “luminose” della nostra regione, grazie alla sua perfetta esposizione sud-ovest. Qui siamo in uno dei più amati “belvedere” della Sabina, ossia a Casperia, dove tra le belle abitazioni d’epoca si aprono magnifici “quadretti”, in particolare al tramonto, come già detto, allorquando vengono marcati i profili dei crinali, punteggiati da ville e casali e ornati da pini e cipressi. Sullo sfondo lontano di questa immagine, i monticelli della Tuscia Romana chiudono sfumatamente l’orizzonte.


Paesaggio medievale in Sabina

Quest’immagine eloquente del “paesaggio medievale” dell’incastellamento sabino si apre improvvisamente lungo il sentiero per l’Eremo di San Leonardo, perso nel verde dei fitti boschi di leccio: borghi, castelli e luoghi di profonda spiritualità da un lato, natura selvaggia e colli ameni dall’altro, si intrecciano magicamente in questo territorio, uno dei più emozionanti del Lazio e non solo. Nella fotografia appare l’intatto disegno urbanistico di Roccantica – famosa per la leggenda del Revotano – mentre sullo sfondo si vede l’altrettanto splendido borgo di Casperia, nel cuore della Sabina Tiberina. Per saperne di più: “Lazio. I luoghi del mistero e dell’insolito”.


Antichi terrazzamenti nella Valle del Farfa

Un convento sorge a dominio di antichi terrazzamenti, sulle aspre colline che chiudono le Gole del Farfa, tra Mompeo e Salisano. Qui, nel cuore della Bassa Sabina, le testimonianze storiche si accavallano senza soluzione di continuità creando “quadri” di estremo fascino.


La Valle del Tevere da Ponzano Romano

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Lo splendore della Valle del Tevere, vista da Ponzano Romano, con il famoso “Fiasco” creato dalle anse mozzafiato del Fiume. Sullo sfondo le belle colline della Sabina.


Rocchettine a novembre

Uno dei nostri soggetti preferiti, il borgo-castello “perduto” di Rocchettine, in una tipica veste novembrina. Per saperne di più: “I castelli perduti del Lazio… e i loro segreti”.


Rocchette tra le fronde

Rocchette incorniciata dai colori autunnali novembrini: uno dei borghi più suggestivi ed appartati della Sabina Tiberina, cuore di un itinerario che va a toccare altri luoghi pregni di mistero e sempre con una forte impronta medievale. A dominio di questo ameno paesino immerso nel verde si staglia la mole poderosa del Castello di Rocchettine, uno degli innumerevoli “castelli perduti” sparsi fra i colli e i monti del Lazio.


Colli sabini in un mattino di settembre

I deliziosi colli della Sabina Tiberina da Stimigliano, uno dei borghi più panoramici della zona. Le luci settembrine, poco dopo l’alba, unite ad una leggera nebbia, donano un pizzico di mistero a questo paesaggio di per sé già molto suggestivo.


Veduta di Castelnuovo di Farfa

L’elegante veduta di Castelnuovo di Farfa, con i giardini dello splendido Palazzo Salustri–Galli.


Campanile di Santa Maria in Vescovio

Il bel campanile romanico del Santuario di Santa Maria della Lode a Vescovio, nei pressi di Torri in Sabina.

Il Castello di Rocchette di Gallese

Un minuscolo borgo emerge da una piccola rupe di tufo come una visione, in un paesaggio completamente intatto e fermo nel tempo. E’ il castello di Rocchette di Gallese, enclave viterbese in Sabina: uno degli angoli “segreti” più incantevoli del Lazio.

Lugnola-Chiesa di San Cassiano

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Uno scorcio del delizioso borgo medievale di Lugnola, nell’estremo angolo nord della Sabina Tiberina, al confine con la Sabina Narnense, qualificato dall’antica Chiesa di San Cassiano (X sec.).