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Il Monastero dei Santi Quattro Coronati a Roma

Uno scorcio dal basso della Basilica-Monastero dei Santi Quattro Coronati a Roma. Situata nei pressi del Colosseo, prende il nome dai Santi Severo, Severiano, Carpoforo e Vittorino, soldati romani che qui furono martirizzati per non aver voluto uccidere dei cristiani. Il complesso ha l’aspetto di una sorta di fortezza (fu parte delle fortificazioni lateranensi) e si inserisce nel contesto di una “Roma medievale” ancora poco visitata e conosciuta a livello tematico. E’ caratterizzato dalla torre campanaria in laterizi dell’XI secolo, sormontata da una bella quadrifora. Le sue strutture – la cui origine (voluta da papa Melchiade) risale al IV secolo dunque all’epoca costantiniana – fondono l’architettura paleocristiana, quella carolingia e il romanico. Nel Medioevo il monastero ebbe una storia ricca e assai travagliata: devastato nel 1084 dai Normanni di Roberto il Guiscardo fu poi riedificato da papa Pasquale II ai primi del XII secolo. Nel 1246 venne costruita la Cappella di San Silvestro, che narra della curiosa leggenda del battesimo di Costantino da parte di papa Silvestro I. Nel 1265 l’edificio ospitò il nobile francese Carlo d’Angiò, re di Sicilia. Nei secoli successivi prima passò ai camaldolesi e infine alle suore agostiniane che lo tengono tuttora. Fu sede anche di un’ospizio per orfane e zitelle. L’interno della chiesa, colmo di opere d’arte, è di profonda suggestione così come lo splendido chiostro duecentesco.


La vacca tolfetana nella nebbia

Un’immagine che esemplifica la sensazione di wilderness che si prova nel “vagare” a piedi sui Monti della Tolfa. Nell’immacolata, quasi primigenia macchia mediterranea tolfetana sono normali questi incontri che fanno sentire il visitatore/escursionista un estraneo in un ambiente che ha conservato quasi alla perfezione i suoi equilibri.


I colori di Roma dal Pincio

Il Pincio è uno dei luoghi più romantici della Capitale, soprattutto al tramonto, e quello culminante della visita alla famosa Villa Borghese. Non è enumerato fra i “sette colli” di Roma poiché originariamente non era compreso nell’urbe, in cui fu inglobato solo dopo la costruzione delle mura aureliane (intorno al 270-273 d. C.). Questa altura nel sottosuolo riserva molte sorprese e misteri, com’è facile immaginare, ma qui vogliamo soffermarci sulla vista che spazia su tutto il centro storico, in particolare sulla città barocca e sullo sviluppo post-unitario. Spiccano nell’ordito dell’edificato i “colori di Roma”: dai coppi marroni alle terrazze verdi e fiorite e ornate da piante rampicanti, dai colori degli intonaci – ora smunti ora vivaci – al bianco travertino di molti monumenti, i quali a loro volta si caratterizzano per la loro grande varietà architettonica, anche se spadroneggiano le cupole cinque-seicentesche. Sullo sfondo la barriera verde del Gianicolo, altro colle storico della “città eterna”, da cui pure si gode una vista straordinaria. Sarebbe tuttavia finalmente il caso di intervenire sull’ornato anche a livello di dettagli, cercando di limitare ad esempio l’impatto delle paraboliche o di superfetazioni costituite da materiali alieni al contesto. Interventi non solo auspicabili ma doverosi per tutelare e riportare al suo splendore una vista che rimane unica al mondo.


Panorama da Anticoli Corrado

Anticoli Corrado è un borgo delizioso e appartato alle pendici dei Monti Ruffi. Fu amato dai viaggiatori europei del tardo Grand Tour, soprattutto dai pittori per via del paesaggio nonché dei “volti” del luogo, che ritrassero in numerosi dipinti, tant’è che le “muse di Anticoli” divennero talvolta vere e proprie modelle o persino artiste esse stesse. Ricco di scorci pittoreschi e sede di un interessante museo dedicato agli artisti che vi furono attivi, Anticoli ancora oggi ammalia per i suoi panorami dove lo sguardo spazia indisturbato sull’integra Media Valle dell’Aniene, vero “polmone verde” ai margini dell’area metropolitana di Roma. Un paese dunque che sintetizza il “gusto per il bello” a 360° (natura, arte, architettura, corpo, sensualità) che caratterizzava le nostre terre fino a non molto tempo fa, e che andrebbe valorizzato in un’ottica di turismo culturale di alto livello.


Panorama da Torrita Tiberina

Compresa nell’ormai storica Riserva Naturale Tevere-Farfa, Torrita Tiberina è un piacevole paese alle porte di Roma nord, caratterizzato – come la vicina Nazzano – da una notevole qualità della vita. Oltre ad alcuni preziosi monumenti – per esempio le torri della cinta muraria (risalenti addirittura al VII secolo, nell’ambito del cosiddetto “Corridoio bizantino”) da cui il suo toponimo – questo tranquillo e appartato borgo offre un panorama incantevole in ogni direzione sulla Valle del Tevere, che serpeggia con arditi meandri in una zona magnifica fra la Sabina e la Campagna Romana. L’affaccio più emozionante – e uno dei più peculiari dell’intero Lazio – è quello che si apre nei pressi dello slargo principale dell’abitato, a fianco del monumento ai caduti, laddove la profondità del paesaggio (che giunge sino ai Monti Cornicolani e ai Colli Albani), ricorda, all’alba o al tramonto, le vedute dei pittori vedutisti del Grand Tour: colpiscono il Biondo Fiume, con il suo smagliante azzurro nelle belle giornate, e l’integrità complessiva del territorio che si estende in direzione della Capitale (nonostante gli scempi compiuti negli ultimi anni da una politica cialtrona tra Passo Corese e Fiano Romano). Un punto panoramico davvero straordinario quello di Torrita, che meriterebbe una sistemazione migliore con la potatura delle piante che attualmente tendono a celarlo e con panchine inserite in uno spazio pedonale, insieme a un tabellone che ne evidenzi il valore estetico e culturale.


Il Castello Savelli a Nazzano

Il suggestivo Castello Savelli a Nazzano ha origini molto antiche, databili al X secolo. Appartenne a lungo all’Abbazia di Farfa e poi quella di San Paolo di Roma. Domina con superbo panorama la Bassa Valle del Tevere fino a Roma in un contesto paesaggistico di grande valore.


Le colline della Sabina Romana

Uno sguardo suggestivo sulle verdi colline della Sabina Romana, dominate dalla mole del Monte Gennaro, una delle cime maggiori dei Lucretili.


Il Sasso segreto

A poca distanza dalla foce del Mignone e ai bordi del prezioso Monumento Naturale La Frasca di Civitavecchia – ma già in territorio di Tarquinia – si nasconde una sorta di “baia segreta”, dominata da un piccolo promontorio roccioso rivestito da macchia mediterranea, noto come “il Sasso”. Oltre questo si allarga un modesto golfo, caratterizzato da spiagge solitarie bordate da dune e pinete che si prolunga sino alla località di Sant’Agostino, ben nota per il suo “miracolo” del 1995. Completa il quadro un grumo di villette moderne che nel complesso appare curiosamente armonico, offrendo un’immagine straniante, quasi fosse un romito villaggio di pescatori di una qualche isola del Sud… Se d’estate questa località è assai affollata, nelle altre stagioni risulta godibilissima, particolarmente al tramonto allorquando regala spettacoli mozzafiato. Di certo uno degli angoli più incantevoli del litorale settentrionale del Lazio, da scoprire con grande rispetto per la delicatezza del luogo.


Il cortile del Palazzo di Giacomo Mattei a Roma

Situata nel nel Rione Sant’Angelo a Roma, la splendida Piazza Mattei è famosa per la tardo-cinquecentesca “Fontana delle Tartarughe” progettata dal Della Porta e realizzata dal Landini verso la fine del Cinquecento. Vi prospettano alcuni dei palazzi che compongono il complesso architettonico dell’Isola Mattei (nota anche come “Insula Matthaeiorum” o “Insula Mattei”): nella foto, un cortile quattrocentesco con un’elegante loggia di rado è ammirato dai turisti, che o trovano chiuso il portone o non vanno ad affacciarvisi quando esso è aperto.  Il palazzo è inoltre caratterizzato da una finestra murata che ricorda una vecchia leggenda popolare legata proprio al Casato dei Mattei: pare che nel corso del Seicento un giovane rampollo della famiglia, ritenuto uno scapestrato, non riuscisse per tal motivo ad ottenere la mano di una bellissima fanciulla da parte del severo padre. Si narra che il giovane Duca Mattei invitò allora il suocero ad un ricevimento e a pernottare nel suo palazzo e che nel corso di quella stessa notte fece costruire la sottostante fontana. Al mattino fece affacciare il suocero dalla finestra esclamando: <<Ecco cosa è capace di fare in poche ore uno squattrinato Mattei!>>. Poi, ottenuto il permesso di sposare la ragazza, fece murare la finestra a ricordo dell’evento…


Vicolo a Sacrofano

Sacrofano prende il nome da un antico sito di culto (appunto un sacrum fanum, un “tempio sacro”, noto in epoca classica come Arae Mutiae) di epoca etrusco-romana, probabilmente ubicato sul Monte Musino, il verde rilievo che domina il paese. Un’altra leggenda propone un’origine toponomastica diversa, basata cioè sul fatto che nel primitivo villaggio si allevavano le scrofe o su qualche specifico avvenimento “miracoloso” legato ad una scrofa che seppe rinvenire una sorgente d’acqua in un periodo di grave carestia. Oggi Sacrofano è uno dei centri “satelliti” che circondano il nord del Comune di Roma, compreso nel Parco Regionale di Veio. Dopo decenni di faticosa coesistenza, negli ultimi anni la complicata vicinanza con la metropoli, grazie all’area protetta, si è trasformata in un’opportunità per uno sviluppo basato sulla qualità della vita. Un po’ occultato dalla massiccia espansione moderna, il delizioso borgo medievale di Sacrofano merita di essere visitato con calma, osservando i suoi tanti elementi di pregio e la sua atmosfera rustica e nobile al contempo.


Il Santuario di Santa Maria in Celsano

L’interno della Chiesa di Santa Maria in Celsano, di forme medievali. Elevata a santuario, la leggenda popolare vuole che sia stata edificata in seguito al miracoloso ritrovamento di un’effige della Madonna sui rami di un gelso – da cui il toponimo “celsano” – conservata sull’altare e datata al XII-XIII secolo. Gli storici non escludono comunque origini etrusche o romane del sito, comprovate dalla presenza di un’antica cisterna. In ogni caso, l’esistenza della chiesa è documentata intorno all’anno Mille come proprietà del Monastero di San Saba a Roma. Passata nel Quattrocento agli Orsini, fu da essi ristrutturata. Il tempio custodisce anche un affresco della scuola di Antoniazzo Romano oltre che due lapidi provenienti dalla vicinissima “città perduta” di Galeria. Pochi sanno che qui venne girata una scena del celebre film “Non ci resta che piangere” con Troisi e Benigni. Oggi è utilizzata spesso per cerimonie matrimoniali ed è il punto culminante della visita al delizioso borgo rurale di Santa Maria di Galeria, fra i più caratteristici della Campagna Romana.


Nel cuore selvaggio dei Lepini

Ad aprile, lentamente, la vegetazione sui Monti Lepini muta dalla veste invernale a quella primaverile, prima della grande “esplosione” di verde che avverrà ai primi di maggio. Qui ci troviamo in una delle zone più interne, selvagge e misteriose dei Lepini, ossia a metà strada fra il Campo di Segni e il Campo di Montelanico, ove fitte foreste di faggio, acero e quercia lasciano più in basso spazio ai lecci e alla macchia mediterranea.


Il Casale di Roma Vecchia

Nel cuore del frequentatissimo Parco degli Acquedotti si staglia uno splendido edificio storico, il cosiddetto Casale di Roma Vecchia. Si tratta di un sito archeologico le cui origini si perdono nella leggenda. Sappiamo con certezza che è situato su di un antico latifondo appartenente agli imperatori romani, fra cui Commodo e Costantino, e sorse sui resti di una villa imperiale. Il casale venne costruito nel Medioevo (XII-XIII secolo) allorquando era sorvegliato da una torre poco distante: posto alle dipendenze della Chiesa, fungeva da controllo dei due adiacenti acquedotti e della Via Latina. Nel corso dei secoli il caseggiato entrò nelle proprietà di diverse famiglie dell’aristocrazia romana, come i Torlonia, ai quali si deve probabilmente il suo nome, in quanto essi – fra Sette e Ottocento – avviarono una campagna di scavi da cui emersero innumerevoli reperti, che alcuni studiosi attribuirono ad una città più vetusta della stessa Roma. Il suo aspetto attuale è frutto di numerosi rimaneggiamenti intercorsi nelle varie epoche. Pochi monumenti come questi, se potessero parlare, racconterebbero di mutazioni epocali ma anche di piccole grandi storie di uomini. Un monumento di eccezionale valore culturale, insomma, ma anche ricco di romantica e struggente poesia.


Torre in rovina alla Solforata di Pomezia

Una torre in rovina appare fra le dolcissime ondulazioni che circondano i laghetti della Solforata di Pomezia, luogo in cui si intrecciano natura, storia, archeologia, leggenda…


Buon Natale!

In una società ormai malata di tecno-scientismo, parlare di Natale potrebbe sembrare ridicolo. Ci rivolgiamo infatti a chi ancora non si è piegato ai nuovi “dogmi” del meccanicismo e del materialismo esasperato e viceversa conserva la propria “parte spirituale” ovvero le proprie radici culturali. A tutti voi, Buon Natale.


Le anime del Purgatorio

Stretta fra eleganti palazzi residenziali, nel Rione Prati, la Chiesa del Sacro Cuore del Suffragio colpisce il passante per le sue slanciate e biancheggianti forme neogotiche. Fu costruita nel 1890 dall’architetto (e uomo di fede) Giuseppe Gualandi, ed è detta anche il “Piccolo Duomo di Milano”. In questa immagine la vediamo avvolta da una luce meravigliosa, che, assieme alla particolare architettura, crea uno scorcio tale da far pensare quasi più ad una città dell’Europa centro-orientale che a Roma. Non tutti sanno che trattasi di uno dei luoghi più misteriosi, inquietanti e singolari della “città eterna” e del Lazio. Il tempio cela infatti al suo interno un museo dedicato alle “anime del purgatorio”, nato da un drammatico evento accaduto il 2 luglio 1897, che ebbe risvolti nell’ambito del “paranormale”. Ma stavolta non vi diciamo di più: vi lasciamo invece la curiosità di andare a scoprire di persona questo insolito monumento!


RomAntica…

Roma, antica e romantica: eccone un saggio celeberrimo, ossia la visione di Ponte Sant’Angelo e del Vaticano da Ponte Umberto I, strafotografata dai turisti di tutto il mondo.


Camminando sulla storia a Tusculum

Tusculum è uno di quei luoghi magici del Lazio dove è netta la sensazione di “camminare sulla storia”: qui anzi avviene letteralmente, sui basoli cioè dell’antica Via Tuscolana.


Sull’antico sentiero di Albalonga

L’ombroso e antico sentiero (negli ultimi anni risistemato) che dalla zona del Convento dei Cappuccini di Albano conduce al Convento di Palazzolo in un paio di orette scarse, costeggiando un acquedotto romano e percorrendo il bordo craterico del Lago di Castel Gandolfo, con vedute mozzafiato sull’omonimo borgo, sul sottostante bacino, su Roma e (nelle giornate limpide) sulla Campagna Romana settentrionale sino al Soratte, la Tolfa, i Cimini, i Sabini e gli Amerini. Una camminata da “convento a convento”, dunque, ma non solo: a circa metà del percorso, un viottolo in discesa permette di arrivare – non senza difficoltà – all’Eremo di Sant’Angelo in lacu, altro luogo di forte spiritualità. Verso la fine si aprono le misteriose Grotte di Palazzolo, rifugio nel corso di secoli di “santi” e di “briganti”. Insomma, un percorso straordinario che racchiude molteplici valori e che andrebbe fatto conoscere di più anche al turismo straniero, magari assicurando l’apertura e la fruibilità dei due complessi monastici, che attualmente si presentano chiusi al pubblico.


La Valle Aricina dalla strada per Albano

Malgrado lo “sprawl urbano” che ha colpito questa zona come il resto dei Colli Albani, la Conca di Ariccia (nota come “Valle Aricina” e anticamente occupata da un lago) mantiene una sua particolare suggestione per una miriade di motivi: per la marcata morfologia vulcanica, per la completa visione del borgo di Ariccia – uno dei più pittoreschi fra i “Castelli Romani” – nonché per i miti antichi, i ricordi popolari e non ultime le memorie legate al periodo d’oro del Grand Tour quando questo paesaggio veniva immortalato nelle tele dei più grandi “vedutisti” europei del tempo. La foto è scattata dalla strada che – provenendo da Genzano – percorre il bordo del cratere conducendo ad Albano Laziale: uno scorcio “sfuggente” poiché semi occultato da recinzioni, siepi, arbusti spontanei e costruzioni di ogni tipo e che viceversa meriterebbe uno spazio attrezzato per permettere ai turisti di ammirare il panorama con tranquillità non fosse altro per la sua grande importanza storica.