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Faggio secolare alle pendici del Monte Gennaro

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Un annoso faggio con i suoi rami contorti, quasi a formare una creatura uscita da una fiaba. E’ un’immagine ricorrente nell’ombrosa Valle Cavallera, alle pendici del Monte Gennaro, nel Parco Regionale dei Monti Lucretili: immagini di montagna e d’incanto “a balcone” su Roma e la sua Campagna.


Valle dei Calanchi-Scorcio di primavera

Valle dei Calanchi-Valle Segreta, paesaggio 1 RCRLB

La primavera è il periodo più indicato per visitare la Valle dei Calanchi di Bagnoregio, tenendo conto però che occorre sempre evitare le giornate successive alle piogge. Qui siamo in una valle “segreta” nei pressi del borgo rurale (privato) di Sociano. Numerose vacche maremmane popolano questo suggestivo paesaggio.


Panorama dalla cresta dello Sprone Maraoni

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Il panorama dalla cima dello Sprone Maraoni (1328 m. s. l. m.) sulla stretta cresta che guarda in direzione della Valle del Sacco. Siamo sul versante “ciociaro” dei Monti Lepini, in una zona il cui carattere di spiccata “wilderness” contrasta nettamente con lo scenario industriale della piana di Frosinone.


Panorama dalla cima del Monte Calvilli

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Un altro scenario stupendo dall’Anti-Appennino Sud del Lazio: il panorama dalla cima del Monte Calvilli, “tetto” dei Monti Ausoni, sorprende l’escursionista per la wilderness delle montagne intorno, che conservano tutto il fascino del paesaggio pastorale arcaico. Qui la vista è sul borgo di Pastena, nota per le sue suggestive grotte carsiche, che si adagia con la sua caratteristica forma circolare nelle fertili pianure ausoniche: nel centro storico è la casa di famiglia dell’indimenticabile Nino Manfredi.


In volo sulla Valle del Vesca

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Uno stormo in volo punteggia la magnifica Valle del Vesca nel Parco Regionale di Marturanum, fotografata dall’antica Via Clodia, nei pressi di Barbarano. Sullo sfondo, le pendici dei selvaggi Monti della Tolfa che nascondono suggestivi insediamenti protostorici, etruschi e medievali, come Luni sul Mignone.


Monte Viglio con le prime nevi invernali

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Il Monte Viglio con le prime nevi della stagione. Amato e assai frequentato dagli escursionisti romani, il Viglio è, con i suoi 2156 m. s.l.m, la vetta principale dei Monti Simbruini, nel cuore della faggeta più grande d’Europa.


Panorama da Luni sul Mignone

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Un favoloso panorama dal sito neolitico di Luni sul Mignone, con le calde luci d’inizio-inverno. Al confine fra le province di Roma e Viterbo, ed immerso nello scenario selvaggio ed incontaminato dei Monti della Tolfa, Luni sa regalare come pochi altri luoghi sensazioni fuori dal tempo.


Paesaggio autunnale a Prato di Campoli

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Ad ottobre le faggete degli Appennini sono al culmine della bellezza del foliage autunnale: nella foto ci troviamo a Prato di Campoli, magnifico altopiano carsico sui Monti Ernici, a poca distanza dalla cittadina medievale di Veroli.


Panorama nei pressi di Campo del Popolo

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Campo del Popolo è uno dei più belli fra i molti altopiani che si aprono nel cuore del massiccio del Monte Cairo: da qui partono numerosi sentieri, in parte ricalcanti antichi tratturi, che offrono panorami selvaggi e amplissimi sui rilievi della Bassa Ciociaria e delle regioni confinanti. Il gruppo montuoso del Cairo, di notevole interesse storico-archeologico oltre che ambientale, è rimasto per anni nell’anonimato nel mondo dell’escursionismo ma recentemente grazie al Cammino di San Benedetto, che lo attraversa quasi per intero, sta vivendo una stagione di riscoperta.


Camosci sul Monte La Meta

Mti della Meta-Camosci nella nebbia sulla Meta RCRLB

Il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise custodisce alcuni fra gli ambienti piú selvaggi della catena appenninica, dove non é affatto impossibile l’incontro con animali altrove rari od estinti, come il lupo o l’orso marsicano. Nella foto, i camosci che frequentano le pendici del Monte La Meta, una delle vette maggiori del versante ciociaro dell’area protetta, a poca distanza da Picinisco.


Cascata dell’Infernaccio

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L’Infernaccio è sicuramente una delle cascate più spettacolari della Tuscia e dell’intero Lazio. Si trova più o meno a metà strada fra Celleno e Grotte di Santo Stefano ed è il momento culminante dell’esplorazione di una splendida forra. Quest’ultima, che si presenta incontaminata ed arricchita da pozze e sorgenti, è caratterizzata fortemente dal colore rosso del letto del torrente con le sue acque ferruginose: tutto ciò dona allo scenario qualcosa di fiabesco o addirittura diabolico. L’ennesimo tesoro di un territorio, la Teverina Viterbese, che non smette di stupire. Per raggiungere questo luogo impervio quanto delicato si consiglia di contattare l’associazione “Ecomuseo della Tuscia” (info@ecomuseodellatuscia.it – 3473599554 – 3384220222) che periodicamente organizza escursioni nella zona.


Scorcio delle Gole del Melfa

Valle del Melfa-Gole 1 RCRLB

Uno scorcio boscoso delle selvagge Gole del Melfa, una delle aree naturali più intatte del Basso Lazio, in procinto finalmente di essere tutelata dalla Regione. La forra si allunga fra Roccasecca e Casalvieri in uno scenario di straordinaria bellezza, alle pendici del Monte Cairo: è attraversata da una strada spettacolare (il “Tracciolino”) che mette in comunicazione le pianure ciociare con la solitaria Val di Comino. Si tratta di una zona da sempre di passaggio, ricca di memorie storiche e vestigia archeologiche, che fu terra di grandi personaggi come Cicerone e San Tommaso d’Aquino.


Fosso del Neme

Valle del Biedano-Fosso del Neme 1 RCRLB

Un’immagine dal selvaggio Fosso del Neme, in sui scorre l’omonimo limpido torrente. Siamo nel Parco Regionale Marturanum, cuore verde della Tuscia, a poca distanza dai Monti della Tolfa e nei pressi dello splendido borgo di Barbarano Romano. Affluente del Biedano, il Neme attraversa una zona impervia ricca di testimonianze archeologiche d’epoca etrusca. 


Nella Valle dei Calanchi ad aprile, sulla “Via delle Creste”

Simboleggiata dalla famosissima e stravisitata Civita, la “città che muore”, la Valle dei Calanchi di Bagnoregio costituisce con le sue imponenti erosioni uno dei “paesaggi fantastici” più suggestivi d’Italia, in procinto di essere riconosciuto quale “patrimonio dell’umanità” dall’Unesco. Aprile e maggio sono in assoluto i mesi migliori per escursioni nella vallata poiché spesso le crete sono secche e ben percorribili, le temperature ancora miti, la vegetazione e le fioriture al massimo. Quelle che seguono sono immagini tratte dallo spettacolare percorso ad anello sulla “Via delle Creste”, con partenza da Lubriano, sosta al Pianale e passaggio a Civita di Bagnoregio. Grazie ad Emilio di Lubriano e agli altri ragazzi del gruppo “Calanchi Sessantatre” per aver tracciato questo sentiero, rendendo fruibile un patrimonio unico al mondo.

Valle dei Calanchi-Via delle Creste, paesaggio 6 RCRLB

Valle dei Calanchi-Via delle Creste, paesaggio 5 RCRLB

Valle dei Calanchi-Via delle Creste, paesaggio 4 RCRLB

Valle dei Calanchi-Via delle Creste, paesaggio 3 RCRLB

Valle dei Calanchi-Via delle Creste, paesaggio 2 RCRLB

Valle dei Calanchi-Via delle Creste, paesaggio 1 RCRLB

Valle dei Calanchi-Via delle Creste, Montijone 1 RCRLB

Valle dei Calanchi-Sentiero per il Pianale, paesaggio 3 RCRLB

Valle dei Calanchi-Sentiero per il Pianale, paesaggio 2 RCRLB

Valle dei Calanchi-Sentiero per il Pianale, paesaggio 1 RCRLB

Valle dei Calanchi-Pianale, pinnacolo 1 RCRLB

Valle dei Calanchi-Pianale, panorama verso Civita 1 RCRLB

Valle dei Calanchi-Pianale, panorama 1 RCRLB

Valle dei Calanchi-Duomo visto dal Pianale 1 RCRLB

Valle dei Calanchi-Via delle Creste, ponticelli 1 RCRLB

Valle dei Calanchi-Via delle Creste, paesaggio agreste 1 RCRLB

Valle dei Calanchi-Pianale, bosco e torrente alle pendici RCRLB

Civita di Bagnoregio-Veduta nei pressi di Lubriano RCRLB

Lubriano-Veduta dalla Via delle Creste 1 RCRLB


Sulla cresta del Pizzo Deta

Mti Ernici-Cresta del Pizzo Deta RCRLB

Sulla selvaggia cresta del Pizzo Deta (2041 m.), la seconda cima più elevata dei Monti Ernici, spartiacque fra Abruzzo e Ciociaria, Val Roveto e Valle del Sacco. Pochi sanno che il Lazio è terra di grandi montagne, con numerose vette che superano i 2000 metri.


Panorama tardo autunnale dal Monte Tarino

Mti Simbruini-Mte  Tarino, panorama 1 RCRLB

Situata nel cuore dei Monti Simbruini, la vetta del Tarino è la più selvaggia del gruppo e dona un panorama magnifico su una vasta porzione dell’Appennino Centrale. Spiccano soprattutto le immense faggete che si diramano in ogni direzione, offrendo uno spettacolo grandioso.