Archivi tag: siti archeologici

La Valle del Vezza dal megalite

Valle del Vezza-Panorama presso il Secondo Sasso del Predicatore RCRLB

Il profilo della verdissima e selvaggia Valle del Vezza, cuore della Teverina Viterbese, da uno degli innumerevoli megaliti vulcanici lungo il percorso per i “Sassi dei Predicatori”. Qui per la precisione siamo nei pressi del cosiddetto “Secondo Sasso del Predicatore”: angoli di pura magia fra storia, mistero e natura.


Emissario Romano del Lago di Nemi

Lago di Nemi-Emissario Romano 2 RCRLB

L’imbocco dell’Emissario del Lago di Nemi, straordinaria opera idraulica-ingegneristica d’epoca romana (o addirittura anteriore). Il tunnel, che sbuca nella Conca Aricina (o Vallericcia), serviva per regolare il livello delle acque del bacino nemorense. I tre fori in alto costituivano un efficace sistema di filtraggio durante i momenti di piena. Ringraziamo i guardiaparco del Parco Regionale dei Castelli Romani per averci guidato nell’esplorazione di questo luogo suggestivo.


Panorama da Luni sul Mignone

luni-sul-mignone-panorama-1-rcrlb

Un favoloso panorama dal sito neolitico di Luni sul Mignone, con le calde luci d’inizio-inverno. Al confine fra le province di Roma e Viterbo, ed immerso nello scenario selvaggio ed incontaminato dei Monti della Tolfa, Luni sa regalare come pochi altri luoghi sensazioni fuori dal tempo.


La “città perduta” di Tuscolo e le sue romantiche vedute

Luogo pregno di storia, le rovine di Tusculum assieme all’ambiente in cui sono inserite formano uno dei paesaggi più “classici” del Lazio, già immortalato da alcune pitture fra XVIII e XIX secolo. I resti della cittá romana e alto-medievale si estendono sulla dorsale del Monte Tuscolo, una delle maggiori elevazioni prodotte dal Vulcano Laziale, posta praticamente a balcone su Roma e prodiga di tramonti spettacolari che giungono fino al mare, mentre verso l’interno si allarga la Valle del Vivaro con i suoi boschi, i suoi pascoli e le sue vigne del Frascati docg.

Colli Albani-Valle del Vivaro, paesaggio ai piedi di Tusculum RCRLB

Mte Tuscolo-Vigne 2 RCRLB

Mte Tuscolo-Vigne 1 RCRLB

L’insediamento urbano, di origini assai vetuste (età del ferro), venne sviluppato dai Latini (secondo la leggenda Tusculum venne fondata dal pronipote di Enea Latino Silvio) e deve il suo nome verosimilmente al Tuscus amnis, corso d’acqua importante per le popolazioni del Latium Vetus le cui sorgenti si trovavano su questa altura. Il termine “tuscus” sarebbe riferibile al fatto che il fiume lambiva due centri che erano caduti sotto l’influenza diretta dei Tarquini (e dunque degli Etruschi), ossia Gabii e Collatia, prima di confluire nell’Aniene; pare invece definitivamente tramontata l’ipotesi – per secoli rimasta in auge – di una fondazione etrusca. Ad ogni modo, Tusculum fece parte della Lega Latina, e con essa fu sconfitta dai Romani nella famosa battaglia del Lago Regillo del 496 a. C.. In epoca repubblicana ed imperiale Tusculum fu prediletta per costruirvi ville con giardini stupendi, ove illustri personaggi amavano vivere o soggiornare soprattutto in estate. Una città florida ed elegante, in cui lo stesso Cicerone fissó la sua dimora, che la tradizione individua in un rudere tuttora visibile.

Tusculum-Mausoleo RCRLB

Tusculum-Colline alle pendici del Mte Tuscolo 1 RCRLB

Tusculum-Campagna sull'altopiano 4 RCRLB

Nell’Alto Medioevo Tusculum, trasformatasi in cittadella fortificata, fu feudo della potente famiglia dei Conti di Tuscolo. Nel 1004 essa donò a San Nilo da Rossano un terreno su cui poi sarebbe sorta l’Abbazia di San Nilo a Grottaferrata. Nel 1167 i tuscolani tuttavia fecero un passo falso: ospitarono sul proprio territorio le truppe dell’imperatore Federico Barbarossa, le quali sconfissero le milizie del Comune di Roma. I romani allora ruppero i rapporti con Tusculum, che nel 1191 assediarono e rasero al suolo. Dell’antica, splendida città, ridotta ad una mera cava di materiali, rimase ben poco e presto la natura iniziò a reimpossessarsi del sito, che si trasformò in una vasta zona di boschi e pascoli (grosso modo il paesaggio “bucolico” che si può ancora osservare sul crinale del Monte Tuscolo). Ceduta da Roma al papa (e da quest’ultimo frazionata in favore di chiese e conventi della zona), su questa immensa tenuta in seguito si sarebbero sviluppati i borghi di Monte Porzio Catone, Monte Compatri, Frascati e Grottaferrata.

Tusculum-Campagna sull'altopiano 2 RCRLB

Tusculum-Campagna sull'altopiano 3 RCRLB

Oggi il fascino romantico di Tusculum consiste nell’aver mantenuto il connubio fra le antiche rovine, dalle quali spiccano un teatro romano e una magnifíca strada a basoli, e la tipica campagna laziale dei prati solcati dalle greggi e punteggiati da querce: il tutto contornato da piccole rupi e spuntoni rocciosi che aggiungono un particolare fascino allo scenario naturale. Il parco archeologico é assai frequentato per le passeggiate e dagli amanti di fotografia, lettura e pittura.

Tusculum-Rudere 1 RCRLB

Tusculum-Rudere 2 RCRLB

Gli scavi hanno messo in luce una porzione importante dell’abitato intorno al teatro e negli ultimi tempi hanno interessato anche il periodo medievale di Tuscolo (tratti di mura ed una chiesa), a lungo sottovalutato. Si auspica tuttavia che si giunga presto ad una sistemazione definitiva del sito rispettosa delle sue peculiarità ambientali, visto che da troppi anni l’area dei rinvenimenti maggiori – quella intorno al teatro – é chiusa da un’orribile recinzione industriale e che tanti altri interventi di dubbia utilità rischiano di rovinare la delicatissima armonia di un paesaggio “chiave” per il vedutismo laziale.

Tusculum-Rudere presso la cima del Mte Tuscolo RCRLB

La visita completa a Tusculum non può escludere la facile salita alla spianata sommitale del Monte Tuscolo (a 670 m. s. l. m., segnalata da una croce), che corrisponde all’antica acropoli. Da qui si scorgono altri ruderi di difficile identificazione (per lo più medioevali) ma é lo straordinario panorama a restare del massimo interesse.

Tusculum-Panorama dalla cima del Mte Tuscolo RCRLB

A nord e ad ovest si scorgono gli Appennini e le catene pre-appenniniche, mentre guardando a sud appaiono in primo piano il sinuoso profilo vulcanico dei Colli Albani (con le fitte foreste che dalle Faete scendono nella bella Valle del Vivaro), e, sullo sfondo, il mare che – assieme alla pianura – al tramonto sembra infiammarsi dando vita a visioni memorabili con in controluce il marcato profilo di colli ornati da pini e cipressi, seppur densamente edificati.

Tusculum-Quercia 2 RCRLB

Tusculum-Quercia 1 RCRLB

Dall’altro lato appare non solo il centro storico di Roma sorvegliato dal Cupolone ma anche l’impressionante espansione urbanistica della cittá verso est, con il contrasto netto fra i boschi, le vigne e le ville che digradano sulla pianura letteralmente “macchiata” da fitte borgate di palazzoni, in una lotta purtroppo impari fra la campagna che resiste e la cementificazione senza senno.

Tusculum-Panorama sui Colli Albani RCRLB

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A maggior ragione perciò si impone una tutela rigorosa di questo luogo meraviglioso, che è una grande risorsa non soltanto turistica ma anche in termini di qualità della vita per i residenti, oltre che una finestra aperta sul nostro passato più prestigioso.

APPUNTI DI VIAGGIO

Periodi consigliati:
tutto l’anno, con particolare attenzione al tardo autunno e ai mesi di aprile-maggio per la bellezza della vegetazione.

Link:
http://www.tuscolo.org/Parco-archeologico.aspx


Rovine al tramonto nella “città perduta” di Norba

Norba-Scorcio al tramonto RCRLB

Alcuni resti della “città perduta” di Norba, sul versante pontino dei Monti Lepini. L’abitato, di fondazione volsca, fu abbandonato in epoca repubblicana in seguito ad un episodio fra i più tragici della storia antica, nel contesto della Guerra Civile fra Mario e Silla (per una descrizione completa: “Lazio. I luoghi del Mistero e dell’Insolito”). Le rovine si caratterizzano per l’imponente opera megalitica (o poligonale), con giganteschi blocchi di pietra perfettamente incastrati a secco. La visita offre sensazioni molto particolari, soprattutto al tramonto.


Tratto delle mura megalitiche di Segni

Segni-Mura megalitiche 1 RCRLB

Un tratto delle poderose mura megalitiche o “poligonali” di Segni, borgo arroccato sui contrafforti nord-orientali dei Monti Lepini. Si tratta di una delle testimonianze più spettacolari nel Lazio e in Italia di queste misteriose strutture, che la leggenda vuole realizzate dai “ciclopi”. Una bella passeggiata panoramica permette di ammirarle da vicino, oltrepassando la celebre “Porta Saracena”.


La Piramide di Bomarzo

A nord della Capitale, nella quiete della Valle del Tevere, il borgo medievale di Bomarzo si staglia severo sopra uno sperone di pietra vulcanica. Nota per il suo meraviglioso ed unico “Parco dei Mostri”, l’antica Polimartium cela nel suo ubertoso ed incantevole territorio non pochi siti archeologici di grande rilievo. Fra i Comuni di Bomarzo, Vitorchiano e Soriano nel Cimino, i fitti boschi che rivestono forre ed altopiani rivelano all’escursionista curioso vere e proprie sorprese, come ad esempio gli insediamenti rupestri di Monte Casoli e Corviano, e le rovine di Santa Cecilia e di San Nicolao.

Veduta di Bomarzo

Ma ciò di cui vogliamo parlare in questa sede è il percorso che culmina nella visita della cosiddetta “Piramide di Bomarzo”. Ebbene sì, nel Lazio e più precisamente nel cuore della Tuscia è stata recentemente ritrovata una vera e propria piramide dalla forma tronca le cui origini sono tuttora enigmatiche. Situato a poca distanza dal centro storico, il singolare monumento si adagia su un piccolo terrazzo a strapiombo sulla Valle del Fosso Castello dominata da alte falesie di prismi di peperino. Il sentiero più bello per raggiungerlo (segnato bianco-rosso) diparte dal campo di calcio appena fuori dall’abitato nuovo, sulla strada per Viterbo: il tracciato, in discesa, offre quasi immediatamente un eccezionale colpo d’occhio sulla vallata, sul borghetto di Chia e, con una piccola deviazione, sul solitario castello che fu preso a dimora da Pier Paolo Pasolini, il quale tanto amava codesti luoghi che definì “il paesaggio più bello del mondo”.

La magnifica Valle del Fosso Castello

Si passa poi per Santa Cecilia e le sue tombe a sagoma umana, si toccano grossi massi in parte scolpiti ed infine, con camminata a tratti esposta, si arriva ad un bivio da cui – prendendo a sinistra – si sale brevemente al pianoro della piramide. Una vetusta quercia trova sostegno nell’enorme pietra, alta circa 16 metri, sulla quale sapienti scalpellini realizzarono diverse gradinate che culminano in un altare sacrificale sommitale. La piramide è conosciuta anche come “Masso del Predicatore”, nome in verità ricorrente anche per altri macigni simili che si affastellano in particolare nella zona di San Nicolao.

Scalette scolpite nella pietra lungo il sentiero

Alcuni studiosi fanno risalire l’opera al VII secolo a. C., e quindi al periodo etrusco, ma la capacità di scolpire massi era già propria di una civiltà preistorica che, si pensa, abitasse queste zone fin dal 4000 a. C., quella cioè dei Rinaldoniani: citata anche nel Vecchio Testamento, questa leggendaria popolazione – dalla straordinaria statura – ricavava le proprie abitazioni e i propri sepolcri nella nuda roccia delle rupi che sovrastano i corsi d’acqua di cui la Teverina Viterbese è ricchissima.

La Piramide di Bomarzo

La finalità di quest’arte rupestre era anche un’altra: quella di creare marcatori territoriali e punti d’osservazione astrale, come luoghi cioè sacri ed astrali. Non molto tempo fa il reperto era sommerso dalla terra e dalla vegetazione ma negli ultimi anni, grazie all’impegno benemerito di alcuni volontari e in particolare di Salvatore Fosci, esso ha recuperato tutta la sua suggestione, benché lo scavo in realtà non sia ancora completo e si possa ipotizzare una sua prosecuzione sotto il basamento attuale. La funzione sacrificale della “piramide” è deducibile dalla presenza di canali di scolo e vasche di raccoglimento di liquidi.

Vista su Mugnano nei pressi della Piramide

L’aspetto odierno del monumento è però il risultato di modifiche effettuate nel corso dei secoli, soprattutto nel Medioevo, al quale fra l’altro risalgono numerosi siti della zona come la già citata Santa Cecilia con i resti dell’omonima chiesa e il suo cimitero. Ciò è deducibile dalla differenza delle tecniche di lavorazione visibili sulla piramide, ognuna relativa appunto ad una determinata epoca (preistorica, etrusca, medievale), il che fa pensare ad un continuo riutilizzo dell’ara (intorno a cui sono peraltro visibili delle croci), secondo una sorta di sincretismo religioso fra le varie popolazioni succedutesi nel territorio.

Le rovine di Santa Cecilia

In quest’ottica ritorna alla mente il vicinissimo “Parco dei Mostri” (chiamato anche, non a caso, “Sacro Bosco”) che appare come un recupero della spiritualità pagana filtrata attraverso la cultura ermetica del Cinquecento, in una sorta di “manierismo primitivista” ben consapevole della lezione dell’arte rupestre che caratterizza queste splendide e misteriose vallate (per un approfondimento sul parco rimandiamo alla nostra guida Lazio, i luoghi del mistero e dell’insolito).