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L’Orso di Pietra del Circeo

Mte Circeo-Scogliera del Faro, scultura naturale RCRLB

La piccola scogliera del Faro offre uno degli angoli più romantici del Circeo, luogo pregno di magia e mistero. E’ costituita da un declivio roccioso molto accidentato, aperto da grotte e caratterizzato da curiose e talvolta sorprendenti formazioni calcaree: si notano infatti in alcuni punti delle vere e proprie “sculture naturali” create dall’erosione del mare e degli agenti atmosferici, come il cosiddetto “Orso di pietra”, nella foto, che sorveglia un minuscolo laghetto.


Supino-Simboli massonici sul portale di Palazzo Bavari

Supino-Palazzo Bavari, simboli massonici RCRLB.jpg

Nel cuore del borgo di Supino, sui Monti Lepini, il settecentesco portale d’ingresso di Palazzo Bavari presenta chiari simboli massonici. 


La Valle del Vezza dal megalite

Valle del Vezza-Panorama presso il Secondo Sasso del Predicatore RCRLB

Il profilo della verdissima e selvaggia Valle del Vezza, cuore della Teverina Viterbese, da uno degli innumerevoli megaliti vulcanici lungo il percorso per i “Sassi dei Predicatori”. Qui per la precisione siamo nei pressi del cosiddetto “Secondo Sasso del Predicatore”: angoli di pura magia fra storia, mistero e natura.


La Pietra dell’Anello di Grotte Santo Stefano

Teverina-Pietra dell'Anello RCRLB

La Pietra dell’Anello è una suggestiva guglia tufacea che sorge solitaria nella splendida campagna di Grotte Santo Stefano in direzione di Roccalvecce. Ci troviamo nel cuore della Teverina Viterbese, in un paesaggio d’altri tempi ricco di vestigia archeologiche cui stiamo dedicando notevole attenzione. Al sito, in virtù della sua particolare posizione, sono legate numerose leggende, come quella della “Chioccia con le uova d’oro”, che affonda probabilmente le proprie radici nella cultura etrusca. 


La Certosa di Trisulti: arte e sapienza tra le foreste dei Monti Ernici

Fra i molti luoghi del Lazio che suscitano emozioni profonde, la solitaria Certosa di Trisulti, nei pressi di Collepardo, nell’Alta Ciociaria, merita di sicuro una menzione speciale. Situato ai piedi del Monte Rotonaria ed immerso in un paesaggio fiabesco, fra irte rupi, querceti secolari e orride gole, il complesso monastico si erge elegantemente su uno sprone roccioso, a dominio di un’ampia e selvaggia vallata dei Monti Ernici: fondato nel XIII secolo e ristrutturato tra Seicento e Settecento, oggi appartiene all’Ordine dei Cistercensi di Casamari.

Certosa di Trisulti-Veduta dal Vado di Porca RCRLB

Veduta dall’alto della Certosa di Trisulti

L’attrazione principale della Certosa è costituita dall’antica farmacia – impreziosita da grottesche trompe-l’oeil in stile pompeiano ad opera di Giacomo Manco – ove sono custodite numerose ampolle e bottigliette d’epoca contenenti erbe medicamentose. La conoscenza di rimedi naturali per curare malattie è una tradizione che si tramanda dal Medioevo fra Cistercensi e tuttora viva: verosimilmente preziosi manoscritti di medicina e di erboristeria sono celati nell’antica biblioteca, che conta circa 36.000 volumi. Leggende di sensazionali guarigioni (e guaritori) sono diffuse da sempre fra le genti locali contribuendo al “mito” popolare di Trisulti come luogo magico e misterioso.

Certosa di Trisulti-Farmacia, scorcio 1 RCRLB

L’elegante salottino della farmacia

Certosa di Trisulti-Farmacia, scorcio 2 RCRLB

Simmetrie

Certosa di Trisulti-Farmacia, particolare 1 RCRLB

Porta dipinta

Certosa di Trisulti-Farmacia, orologio RCRLB

Suggestivo orologio che sembra scrutare il visitatore…

Colpiscono poi i numerosi dipinti presenti nel corridoio della farmacia, eseguiti intorno al 1860 dall’artista, filosofo ed esoterista napoletano Filippo Balbi. Fra tutte le rappresentazioni, di chiaro motivo allegorico, spicca quella del quadrato magico del “Sator”: si tratta del misterioso palindromo formato da cinque parole di cinque lettere, che lette partendo da qualsiasi verso danno sempre la stessa formula, ossia “Rotas Opera Tenet Arepo Sator”. Tutto il ciclo pittorico appare come una sorta di “libro alchemico-sapienziale” dedicato al “raffinare” la vita ed i suoi scopi, prodigo di messaggi “ermetici” riservati a pochi iniziati (per saperne di più si faccia riferimento al nostro libro “Lazio: i luoghi del mistero e dell’insolito”).

Certosa di Trisulti-Farmacia, affresco con Sator RCRLB

Sator del Balbi

Certosa di Trisulti-Farmacia, particolare RCRLB

Invito al silenzio…

Certosa di Trisulti-Farmacia, affresco con messaggio RCRLB

Ricordo della bella accoglienza riservata al Balbi

Certosa di Trisulti-Farmacia, quadro 1 RCRLB

Straordinario quadro nella farmacia

Certosa di Trisulti-Farmacia, quadro 2 RCRLB

Ritratto di un farmacista di Trisulti

Oltre alla farmacia è di assoluto interesse la visita alla chiesa, dedicata a San Bartolomeo. Entrando, la prima cosa che colpisce sono i meravigliosi quanto macabri affreschi che ornano i lati della volta, in parte ancora del Balbi: insieme ad una realistica “Strage degli innocenti”, essi descrivono massacri e martirii ai danni di monaci, evidentemente finalizzati a rendere consapevoli i novizi circa i pericoli legati alla missione evangelizzatrice. Poco più avanti sono conservati i corpi di due cavalieri delle Crociate, mentre nell’aula riservata ai monaci si trova uno splendido coro ligneo impreziosito da singolari sculture che ritraggono personaggi buffi o deformi.

Certosa di Trisulti-Chiesa RCRLB

Chiesa di San Bartolomeo

Certosa di Trisulti-Leone nel piazzale della chiesa RCRLB

Scorcio del piazzale antistante alla chiesa

Usciti dalla certosa, dal parcheggio si snoda un viottolo immerso in un folto bosco di querce, che conduce, in discesa, ai piedi di una parete rocciosa. Qui si apre un ampia cavità ove è ospitato il piccolo Santuario della Madonna delle Cese. Secondo un’antica tradizione popolare, nel VI secolo, un eremita scelse di ritirarsi proprio presso la Grotta delle Cese, dove ebbe un’apparizione della Madonna, la quale lasciò impressa sulla roccia la propria immagine. In questo luogo venne in seguito creata una Cappella della Madonna delle Cese. E’ proprio a questo luogo che è legata la storia dell’edificazione della Certosa di Trisulti. Con il passar del tempo, diversi eremiti e pellegrini giunsero in questi luoghi selvaggi, e nella seconda metà del XII secolo vi si recò anche il Cardinale Lotario Conti di Anagni. Egli era solito intrattenersi con un eremita che allora dimorava qui. Questi raccontò al cardinale anagnino di una sua visione profetica, da cui Lotario rimase assai impressionato, tanto da promettere la costruzione di una certosa nei suoi possedimenti. Salito al soglio pontificio con il nome di Innocenzo III, mantenne l’impegno preso e nei primi anni del 1200 vennero iniziati i lavori. Ancor oggi è possibile visitare, tramite una ripida e stretta scalinata, la buia celletta addossata alla parete rocciosa, ove gli anacoreti, che si avvicendarono presso il Santuario, erano soliti ripararsi.

Certosa di Trisulti-Tramonto RCRLB

Tramonto sul campanile della Certosa

Ma le sorprese a Trisulti non finiscono qui. Procedendo lungo la bellissima strada che dalla Certosa conduce a Veroli, si giunge, dopo poche centinaia di metri, ai piedi del Monte Porca, ove inizia un ripido sentiero che, salendo attraverso la folta vegetazione della montagna, termina innanzi ad un piccolo speco, sopra al quale, di tanto in tanto, si forma una lieve cascatella. Qui il monaco benedettino Domenico da Foligno, assieme al suo fedele monaco Giovanni, rimase per circa tre anni in ascesi. Nel 987 Domenico, ispirato da una visione che ebbe nel sonno, decise di avviare l’edificazione di una chiesa e di un monastero. Una leggenda narra che durante i lavori si staccò un enorme masso dal monte, e Domenico, che ne udì il frastuono, disegnò prontamente nel cielo una croce cosicchè di colpo la roccia arrestò la sua discesa, e si fermò a pochi metri dalla chiesa dedicata a San Bartolomeo Apostolo. Di tale struttura, meglio conosciuta con il nome di San Domenico, ed edificata in un interessante stile tardo romanico, si possono ancora osservare i poderosi resti, romanticamente affacciati sulla sontuosa valle del Torrente Fiume.

Monastero di S. Domenico RCRLB

Rovine del Monastero di San Domenico

Non lontano è il Ponte li Santi, legato alle memorie sacre della zona, nelle cui vicinanze si apre peraltro lo spaventoso Vallone Inferno, una lunga e profonda gola dominata da rupi scoscese e fittamente boscose, e che in più punti presenta cascatelle e rapide. Si dice che nella valle si nascondano dolmen e menhir di origine italica. Essi insisterebbero in tutta la zona di Collepardo e il motivo di tale peculiarità non è chiaro. Ci troviamo in ogni caso in un territorio noto per manifestazioni eccezionali del carsismo: dalla spettrale Grotta dei Bambocci, descritta dal Gregorovius nell’Ottocento, allo spettacolare Pozzo d’Antullo, una delle doline carsiche più grandi d’Europa. Probabilmente questi fenomeni naturali influenzarono le popolazioni più antiche dei Monti Ernici, le quali svilupparono un particolare rapporto con la pietra tanto da creare manufatti dal significato astrologico e “sacrale”: come non citare le “mura megalitiche” (o ciclopiche) che cingono numerosi centri storici della Ciociaria (le cosiddette “città megalitiche” di Alatri, Ferentino, Arpino, Segni, Veroli, ecc.) con funzione non soltanto difensiva ma anche religiosa?

Mti Ernici-Mte Porca, panorama 6 RCRLB

Sguardo verso il Vallone dell’Inferno

Mti Ernici-Torrente Fiume, cascata e arco naturale RCRLB

Arco naturale e cascata lungo il Torrente Fiume

Infinite dunque le suggestioni che offre la Certosa di Trisulti con i suoi diretti dintorni. Una giornata non è sufficiente per visitare tutto con la dovuta calma ma al visitatore sensibile può bastare almeno per coglierne l’atmosfera sospesa ed inafferrabile. Prima di andar via si consiglia vivamente di ammirare lo straordinario panorama dal vicino ex-convento di San Nicola, in località Civita, sempre verso Veroli.

Certosa di Trisulti-Veduta da S. Nicola 3 RCRLB

La Certosa da San Nicola

Da qui la certosa appare come un vero e proprio gioiello architettonico incastonato nel superbo scenario montano: forse ci si può interrogare di come sia possibile che tale magnifico paesaggio non sia ancora conosciuto ai più né adeguatamente decantato (e forse questo rimane il mistero maggiore); di certo si torna a casa con la sensazione di aver “scoperto” qualcosa di prezioso e con la voglia di tornarci presto.


Sator di Trisulti

Certosa di Trisulti-Farmacia, Sator RCRLB
L’enigmatico “Sator” di Filippo Balbi presente nella farmacia della Certosa di Trisulti, luogo pregno di magia e mistero (per saperne di più: “Lazio, i luoghi del mistero e dell’insolito”). Ci troviamo presso Collepardo, borgo ciociaro situato nel cuore dei Monti Ernici, in una delle zone più affascinanti del Lazio dal punto di vista storico, culturale e paesaggistico.


Scorcio autunnale delle rovine di Monterano Vecchia

Monterano Vecchia-Scorcio delle rovine RCRLB

Uno scorcio romantico delle spettrali rovine di Monterano Vecchia. Nel tardo autunno le calde tinte cromatiche della vegetazione mista della Tuscia creano scenari incantevoli che appaiono come veri e propri “quadri”, impreziositi come in questo caso da ruderi medievali, romani od etruschi. Per saperne di più: “Lazio. I luoghi del mistero e dell’insolito”.


Necropoli di Pian del Vescovo a Blera

Blera-Necropoli di Pian del Vescovo RCRLB

La suggestiva Necropoli di Pian del Vescovo ai piedi del borgo medievale di Blera. Tutta l’area della Valle del Biedano è colma di vestigia etrusche disseminate in un territorio ancora per larghi tratti selvaggio o comunque eminentemente rurale. Ruderi romani e medievali completano un quadro a dir poco affascinante ove natura e storia si mescolano in maniera straordinaria. Per saperne di più: “Lazio, i luoghi del mistero e dell’insolito”.


Rovine della Rocca di San Leonardo presso Civita Castellana

Borghetto-Rocca di S. Leonardo RCRLB

Le rovine della Rocca di San Leonardo emergono misteriose su un dosso tufaceo che domina il villaggio di Borghetto, frazione di Civita Castellana. Siamo nella Valle del Tevere, in una zona di confine fra la Tuscia falisca e la Sabina tiberina. Per saperne di più: “I castelli perduti del Lazio e i loro segreti”.


Panorama da San Felice Circeo con Villa Auget

Panorama con Villa Auget

Una veduta dell’elegante Villa Poniatowski, poi Auget, appartenuta agli inizi dell’Ottocento al principe Stanislao Poniatowski, nipote del Re di Polonia. La dimora, il cui aspetto è oggi il risultato di successivi ammodernamenti, si staglia in posizione spettacolare alle pendici del Promontorio del Circeo. Alla villa sono legate leggende e superstizioni popolari, quale protagonista di eventi inspiegabili. Per saperne di più: “Lazio, i luoghi del mistero e dell’insolito”.


Sermoneta: benvenuti nel Medioevo

Attorniata da uliveti secolari, Sermoneta si adagia su una collina dei Monti Lepini, a balcone sull’Agro Pontino. Le origini del sito sono remote ed imprecisate, forse rintracciabili dell’antichissima città volsco-romana di Sulmo. Le fonti storiche sono però scarse ed è piuttosto il Medioevo a conformare tutt’oggi l’aspetto del borgo, uno dei più suggestivi e meglio conservati del Lazio, grazie ad un’attenta e lungimirante gestione urbanistica. A differenza di tanti altri centri storici, difatti, nel Dopoguerra Sermoneta non venne deturpata da espansioni moderne, ed oggi possiamo ammirarla pressoché inalterata rispetto al XVI secolo, apice del suo sviluppo.

Sermoneta-Veduta

Veduta di Sermoneta

Ma fu proprio il Cinquecento a segnare la fine dell’epoca di splendore di Sermoneta, che rimase a lungo feudo dei Caetani, potente casato della Marittima”, toponimo con cui allora si indicava il territorio pontino. Già signori di Ninfa, i Caetani arricchirono Sermoneta di chiese e palazzi, munendola peraltro di una cinta muraria e di un poderoso castello.

Sermoneta-Veduta

Il Castello Caetani che sovrasta l’abitato

Il Castello Caetani, che domina solennemente l’abitato, costituisce senz’altro il monumento più celebre di Sermoneta. La visita è davvero irrinunciabile ed emozionante: nelle sue stanze affrescate e ricche di arredi d’epoca, si può rivivere in pieno l’atmosfera magica di un maniero dell’Età di Mezzo tra i più integri in Italia, magari immaginando le gesta di Lucrezia Borgia, che qui venne ospitata.

Sermoneta-Castello, stemma dei Caetani

Stemma dei Caetani nel Castello di Sermoneta

Castello Caetani, Camera Pinta

Castello Caetani, Camera Pinta

Castello Caetani, colonna con stemma

Castello Caetani, colonna con stemma dei Caetani

Accanto al castello, merita poi un cenno l’austera Cattedrale di Santa Maria Assunta, del XIII secolo, che serba numerose opere d’arte, fra cui un quattrocentesco Giudizio Universale nella controfacciata; splendido anche il campanile, residuo dell’originaria chiesa romanica, ornato da bifore e da scodelle colorate in ceramica.

Sermoneta-Duomo, campanile

Il campanile del Duomo

Scorcio con campanile al tramonto

Scorcio con campanile al tramonto

Passeggiando quindi tra le viuzze e le piazzette del borgo, che si aprono ad impressionanti scorci a valle, si incontrano edifici d’aspetto molto vario, ora nobile ora rustico, talvolta sede di ristoranti, botteghe d’artigianato e negozi di prodotti tipici locali (dall’olio alle olive, dai liquori ai rinomati biscotti).

Insegna di bottega artigianale

Insegna di bottega artigianale

Vicolo con casa-torre

Vicolo con casa-torre sullo sfondo

Sermoneta-Casa

Una casa dall’aspetto rustico

Sermoneta-Corso da Porta del Pozzo

Uno scorcio del corso principale

Portale

Portale

Le case appaiono spesso adornate da vasi di ortensie e gerani o da rampicanti di gelsomino, bouganville e glicine, mentre inaspettati si aprono numerosi giardini pensili colmi di agrumeti. Fra i vicoli assolati, pigri gatti sembrano i padroni della scena.

Vicolo

Vicolo presso San Michele Arcangelo

Vicolo

Vicolo nei pressi della Sinagoga

Vicolo

Case medievali fra il Belvedere e San Michele Arcangelo

Vicolo

Vicolo presso la piazza principale

Un gatto in una feritoia

Un gatto in una feritoia

Accade pure di scoprire deliziose chiesette medievali, come ad esempio la piccola Chiesa di San Michele Arcangelo (XI sec.), appartata in un minuscolo slargo ove svetta un’imponente palazzo turrito. Ma in generale quel che colpisce è il fatto che l’intero tessuto urbano (ancora interamente racchiuso nella cinta muraria cinquecentesca, oggi divenuta un innovativo museo “en plein air”) si presenti, dalle case alla stessa pavimentazione, come un vero e proprio “mosaico” di pietra, realizzato rigorosamente con il bianco calcare lepino.

Sermoneta-Vicolo con archetto 2 RCRLB

Vicolo con archetto

Via del Rione Vecchio

Via del Rione Vecchio

Scenario rappresentativo di tale peculiarità è sicuramente la stupenda Via delle Scalette, ripida scalinata che dal castello scende “aerea” al Belvedere, da cui la vista spazia sconfinata fino al mare, offrendo un quadro dettagliato del territorio dal Circeo ai Colli Albani: notevole appare purtroppo l’espansione edilizia dei centri della pianura, seppure meno disordinata che altrove.

Via delle Scalette

Via delle Scalette

Campagna presso Sermoneta

Campagna ai piedi di Sermoneta

Sermoneta-Palazzo Comunale

Il Palazzo Comunale, sul Belvedere

Scorcio panoramico dal Belvedere

Scorcio panoramico dal Belvedere al tramonto

Cuore del paese è comunque Piazza del Popolo, luogo prediletto per rilassarsi davanti ad una tazza di caffè, mentre poco più in là si innalzano le pittoresche arcate gotico-rinascimentali della Loggia dei Mercanti (XV sec.), uno dei simboli di Sermoneta. Nelle vicinanze è poi il ghetto ebraico con la sua Sinagoga, bell’edificio tardo-duecentesco che testimonia la presenza di una cospicua comunità giudaica tra il XIII e il XVI secolo e conferma l’importanza di Sermoneta nel Basso Medioevo: è questo uno degli angoli più caratteristici del borgo, in un dedalo di vicoli angusti e a volte strettissimi; a pochi metri dalla Sinagoga è un curioso museo di presepi automatizzati. E sempre in tema di musei, da non perdere quello della ceramica, sul corso principale.

Sermoneta-Loggia dei Mercanti

Loggia dei Mercanti

Scorcio dalla Loggia dei Mercanti

Scorcio dalla Loggia dei Mercanti

Si consiglia di visitare Sermoneta facendo attenzione ai dettagli. Sui gradini, sugli stipiti e sugli architravi delle abitazioni del borgo nonché sui sagrati di molte chiese si scorgono infatti in più punti graffiti che riportano un’iconografia misteriosa e di epoca probabilmente diversificata. Molte di queste incisioni (croci patenti, triplici cinte, ecc…), tuttavia, testimonierebbero una radicata presenza dei Cavalieri Templari nel corso del XIII secolo e del resto in tutta l’area lepina si trovano segni del loro passaggio.

Triplice Cinta presso la Sinagoga

Triplice Cinta presso la Sinagoga

Ma le sorprese di Sermoneta non finiscono qui. Subito fuori dal paese, invece, tra boschi ed uliveti, si nascondono romantiche chiese abbandonate, casali in rovina, torri dimenticate e vecchi monasteri: spicca il Convento di San Francesco, che, solitario su un’altura nei pressi del Cimitero e di un enorme leccio ultracentenario, è raggiunto da una panoramica Via Crucis. Il complesso, fondato secondo la tradizione dai Templari, appartenuto ai Cavalieri di Malta e passato successivamente ai Frati Minori Osservanti custodisce un chiostro con affreschi seicenteschi sulla vita del Poverello d’Assisi.

Convento di S. Francesco, croce di Malta

Convento di San Francesco, croce di Malta

Sulla strada per Bassiano, invece, si trova un altro monumento prestigioso: l’Abbazia di Valvisciolo. Eretta nel Trecento dai monaci cistercensi in uno stile gotico di derivazione francese, conserva un suggestivo chiostro e anch’essa serberebbe segni evidenti della preesistenza dei Templari in questa località: una vecchia leggenda sostiene addirittura che vi si celi il loro fantastico tesoro.

Abbazia di Valvisciolo-Chiesa, facciata

Abbazia di Valvisciolo

Più avanti si può raggiungere anche la magnifica “città fantasma” di Ninfa, col suo giardino all’inglese, altro luogo di straordinaria suggestione che vale di per sé un viaggio. Per approfondimenti sui misteri di Sermoneta e dintorni si faccia riferimento alla nostra guida “Lazio. I luoghi del mistero e dell’insolito”.

Ninfa-Veduta

Veduta di Ninfa

Arte, natura, storia e folklore, dunque, in una cittadina che ha saputo non soltanto difendere le proprie radici ma anche e soprattutto valorizzarle in chiave turistica, come dimostra il riconoscimento della “bandiera arancione”, prestigioso “marchio di qualità” per l’entroterra italiano assegnatole del Touring Club Italiano. E ciò anche grazie ad un calendario di eventi ricco ed stimolante: dal Maggio Sermonetano al Palio della Madonna della Vittoria (rievocazione della vittoria nella Battaglia di Lepanto, cui partecipò Onorato IV Caetani) e all’ormai noto Festival Pontino di Musica, che vede intervenire artisti di fama mondiale.

Sermoneta-Porta del Pozzo

Porta del Pozzo

Infine, un’ultima chicca, ossia lo storico gruppo di sbandieratori di Sermoneta, conosciuto ed apprezzato a livello nazionale, ennesimo esempio di come le tradizioni medievali siano qui tutt’oggi straordinariamente fulgide e sentite. Ma è soprattutto l’alta qualità della vita a far di Sermoneta un modello da imitare, a dimostrazione del fatto che oggi, per chi ne abbia la possibilità, sia preferibile abitare in paesi tipo Sermoneta anziché negli anonimi palazzoni di degradate periferie. 


Veduta da lontano di Bassiano

Bassiano-Veduta 1 RCRLB

Veduta da lontano del piccolo borgo di Bassiano, adagiato in una serena vallata dei Monti Lepini. Meno nota della vicina, magnifica Sermoneta, Bassiano offre comunque un centro storico suggestivo e ben tenuto, ancora racchiuso da mura medievali. Nel vicino Santuario del Crocefisso si custodiscono, all’interno di una grotta, tracce della presenza templare e di una piccola comunità eretica: per saperne di più si faccia riferimento al nostro libro “Lazio. I luoghi del mistero e dell’insolito”.


Il Castello Longobardo di Vicalvi fra storia e mistero

Il possente Castello di Vicalvi si erge a circa 600 m. s. l. m. sulla sommità dell’omonimo paese della Bassa Ciociaria, alle cui spalle, come fosse l’ennesimo argine difensivo, si alzano i primi contrafforti degli Appennini.

Vicalvi-Castello, panorama 1 RCRLB

Vicalvi-Casali abbandonati ai piedi del borgo RCRLB

Situato su di un colle tra la Valle del Fibreno e la Val di Comino, prossimo ai confini con l’Abruzzo, rappresenta nel Lazio uno dei maggiori esempi di “incastellamento” nei secoli poi inglobato in un tessuto urbano (il “borgo”).

Vicalvi-Castello, Scorcio dalla prima cinta muraria RCRLB

Il fortilizio è munito di ben tre cinte murarie, intervallate da torri, mentre sul piano superiore si aprono numerose bifore, in parte murate. Venne fondato nell’Alto Medioevo a protezione della Val di Comino e, anche se le informazioni pervenuteci sono frammentarie, si suppone che abbia origini longobarde.

Vicalvi-Castello, scorcio dalla seconda cinta muraria 2 RCRLB

Le prime testimonianze risalgono infatti all’VIII secolo, periodo in cui era all’apice il dominio dei Longobardi nella nostra penisola. Nel secolo successivo, prima di diventare un possedimento del Monastero di Montecassino – che vide via via aumentare le proprie prerogative su quei territori, e quindi ridurli a vere e proprie dipendenze – Vicalvi subì le incursioni ed i saccheggi delle orde saracene prima e degli Ungari dopo.

Vicalvi-Castello, accesso al nucelo centrale 2 RCRLB

Nel Cinquecento, a causa della scoperta e dell’utilizzo della polvere da sparo, il castello fu giudicato troppo vulnerabile, e così si decise di fasciare la parte inferiore della cortina e dei torrioni con una scarpa, mentre una torre circolare fu addossata all’attuale rampa che conduce all’ingresso, probabilmente fungendo da pilone per un ponte levatoio ormai scomparso.

Vicalvi-Castello, arco d'accesso alla piazza d'armi 1 RCRLB

Vicalvi-Castello, bifora 3 RCRLB

Vicalvi-Castello, edificio interno principale 2 RCRLB

Durante il secondo conflitto mondiale, poiché non distante dalla Linea Gustav, le truppe tedesche decisero di trasformare il complesso difensivo in un ospedale da campo. Un triste periodo questo che ha lasciato una testimonianza indelebile sulle sue mura: una grande croce rossa, divenuta ormai il simbolo distintivo del castello.

Vicalvi-Castello, veduta con croce RCRLB

Vicalvi-Castello, affresco della cappella RCRLB

Luogo dal fascino lugubre e decadente, il castello di Vicalvi è avvolto da una leggenda un tempo molto nota agli abitanti locali ma ora destinata a cadere man mano nell’oblio. Si narra di una dama, Aleandra Maddaloni, che sarebbe qui vissuta nel XVIII secolo dedicandosi alla lussuria più spregiudicata: era solita, durante le lunghe assenze dello sposo, sedurre i giovani più belli del paese, facendoli poi uccidere da un suo fidato servo.

Vicalvi-Castello, particolari RCRLB

Scoperta infine dal coniuge, questi, furioso, la avrebbe fatta murare viva in una delle torri. Si dice che il suo fantasma vaghi ancora, al tramonto, fra i ruderi del maniero in cerca di nuovi amanti…

Vicalvi-Tramonto verso Posta Fibreno RCRLB

Si può effettuare una visita libera telefonando preventivamente al Comune di Vicalvi e richiedendo l’apertura del monumento. Per maggiori informazioni sulla storia del castello si faccia riferimento al nostro libro “I castelli perduti del Lazio e i loro segreti”.


Rovine del Castello Longobardo di Vicalvi

Vicalvi-Castello Longobardo, accesso al nucleo centrale RCRLB

L’accesso al nucleo centrale del Castello Longobardo di Vicalvi, uno dei “manieri perduti” più suggestivi della Ciociaria, le cui vicende ebbero inizio con l’Alto Medioevo e videro il loro drammatico epilogo durante la Seconda Guerra Mondiale. Per maggiori informazioni si rimanda al nostro libro “I castelli perduti del Lazio e i loro segreti”.


Sasso del Predicatore

Valle del Vezza-Primo Sasso del Predicatore

Uno dei “Sassi del Predicatore” che giacciono solitari nella misteriosa Valle del Vezza, ribattezzata la “valle dei megaliti”. Siamo fra Bomarzo e Vitorchiano, ove in un territorio ancora intatto si mescolano in modo straordinario natura selvaggia e testimonianze archeologiche d’epoca antica e medievale. Rilevante la presenza di sepolcreti romani con iscrizioni latine nonché di are etrusche probabilmente adibite all’osservazione degli astri, come quella ritratta nella foto. Una zona unica nel suo genere (collegata idealmente sia alla Piramide di Bomarzo sia al Sacro Bosco) che meriterebbe di essere conosciuta e valorizzata di più.


Valle del Biedano dal Calatore delle Cerquete

Marturanum-Valle del Biedano presso il Calatore delle Cerquete

Uno scorcio spettacolare della Valle del Biedano nei pressi della tagliata etrusca del Calatore delle Cerquete, lungo uno dei sentieri del Parco Regionale di Marturanum. Ci troviamo nel cuore della Tuscia, a poca distanza dal borgo medievale di Barbarano Romano, in una zona misteriosa e ricca di siti archeologici. Numerose leggende ammantano questa vallata, descritta nella nostra guida “Lazio. I luoghi del mistero e dell’insolito”.


Castello di Borghetto (o di Andosilla)

Veduta del Castello di Borghetto

Una veduta del Castello di Borghetto, situato al confine fra i Comuni di Magliano Sabina e Civita Castellana. Leggende e misteri si sommano in questo luogo enigmatico e di difficile accesso, che con la sua mole possente domina l’omonimo villaggio e la ferrovia Roma-Firenze: per saperne di più si faccia riferimento alla nostra guida “I castelli perduti del Lazio e i loro segreti“.


Certosa di Trisulti

Certosa di Trisulti-Veduta da San Nicola

Una splendida veduta della Certosa di Trisulti dal piazzale dell’ormai abbandonato Monastero di San Nicola. Il possente complesso certosino appare come un gioiello incastonato nelle foreste dei Monti Ernici, ai piedi delle vette della Monna e della Rotonaria. Misteri sapienziali avvolgono questo luogo sacro e magnifico: per saperne di più si faccia riferimento alla nostra guida “Lazio. I luoghi del mistero e dell’insolito“.


Rieti Sotterranea, la magia di una scoperta

Inauguriamo oggi con questo interessante articolo di Rita Giovannelli i contributi di amici e collaboratori esterni al blog. Andremo alla scoperta di un aspetto poco noto di Rieti, elegante cittadina dell’Alto Lazio vicina al confine umbro, conosciuta più per le piste da sci del vicino Terminillo che per le sue valenze storiche, artistiche e culturali: le quali, oltre ad essere notevoli, hanno radici antichissime, risalenti all’epoca sabina e dunque pre-romana. Buona lettura e un grazie all’amica Rita!

Il campanile romanico del Duomo di Rieti

“Io credo che la causa prima di tutte le cose sia stata l’acqua e che essa abbia in sé una mente divina che tutto produce, e che, non diversamente dal modo con cui per noi inumidisce le piante, così dall’abisso, mandate fuori le sorgenti fino al cielo, formò con l’umida mano le stelle e tutto il rimanente splendore del cielo” (Talete di Mileto).

Porta Conca

Questa è la risposta che il più importante tra i sette uomini, famosi per la loro sapienza, dà a Giovanni Boccaccio nel Proemio delle Genealogie deorum gentilium , interrogato sul dio pagano più antico. Anche Goethe ricorda Talete in un significativo passo del secondo atto del Faust  dove il filosofo ionico esclama: …“ E’ dall’acqua che tutto scaturisce! E’ nell’acqua che tutto si conserva! Oceano, dacci la tua azione esterna. Se tu non mandassi le nuvole, se tu non gonfiassi i ruscelli, se tu non guidassi i torrenti, se tu non portassi acqua ai grandi fiumi, che sarebbero i monti, che le pianure e il mondo? Sei tu che conservi la vita più florida”. Per apprezzare gli straordinari benefici dell’acqua, la valle di Rieti, sembra essere il luogo elettivo.  Qui il predominio dell’uomo sulla natura è rappresentato dalla bonifica fatta dal console Manio Curio Dentato nel III secolo a.C. La fecondità della terra è rappresentata dalla straordinaria ubertosità del territorio reatino. Infine il paesaggio, mai pura espressione naturalistica ma creato dal lavoro, dalla fatica e dalla fantasia dell’uomo. Un Eden, quello della valle di Rieti, considerata una delle più belle d’Europa per l’architettura del paesaggio, dove l’uomo ha agito con mano d’artista e dove dopo l’abbandono dell’agricoltura può ritornare per ritrovare: un ruscello, un fiume pulito, le rive  un lago ma anche  uno stagno abbellito da ninfee in un percorso paesaggistico dove  i torrenti, i canali, gli spazi arborei consentono incontri ravvicinati con la fauna,  dove i paesaggi artificiali che egli ha tracciato non devono andare perduti, uno spazio da offrire ai visitatori più attenti per passeggiare alla ricerca di positive suggestioni.

Conca di Rieti-Veduta dai Mti Sabini

Ricca di torrenti e sorgenti, la pianura dominata dal monte Terminillo è considerata la zona più ricca di acqua d’Europa. Grazie alla canalizzazione delle sorgenti del Peschiera, mirabile opera di ingegneria idraulica, realizzata negli anni Trenta, fornisce infatti l’85 per cento delle acque consumate a Roma. La ricchezza delle acque, caratteristica del territorio, è riscontrabile nella città di Rieti ma anche nei dintorni, nel rapido fluttuare dei corsi d’acqua di campagna e nei numerosi segnali stradali che indicano la strada per i laghi, sparsi nella pianura. Il fiume Velino attraversa la città con acque così trasparenti che un pescatore dalla vista acuta può vedere la sua preda prima che il pesce abbocchi all’esca. Liberata dalle acque dai romani con un’opera di ingegneria idraulica, la zona divenne famosa per la fertilità dei campi. Tanto erano fertili i campos rosae  dell’agro reatino che Cicerone li paragonò a quelli della valle di Tempe, nel nord della Tessaglia in Grecia, celebrata dai poeti greci come uno dei luoghi favoriti da Apollo e dalle Muse. Alla fertilità della valle di Rieti fece riferimento anche  lo storico Flavio Vopisco che definì i campi reatini,  Italiae sumen. Il concetto della fertilità del territorio ricorre anche nell’ Umbilicus Italiae , ombelico d’Italia, segnalato da Plinio nelle Naturalis Historia ed identificato nel lago di Cotilia da Marco Terenzio Varrone. “Ombelico d’Italia” è l’appellativo dato in seguito  alla città di Rieti, considerata al centro geografico della penisola italica.

Ingresso di Rieti Sotterranea

L’ acqua in particolare ed il sale sono stati gli ingredienti della storia della città che resero necessaria la costruzione del  viadotto romano che scopriremo durante l’itinerario sotterraneo. La passeggiata inizia da piazza Cavour, all’inizio del nuovo ponte sul Velino tra le acque del quale si  osservano i resti del ponte romano, costruito nel III secolo a.C. Il cartello che invita alla scoperta della Rieti Sotterranea,  mostra una sezione della via Roma, nel passato via Salaria l’antica via del sale, sostenuta da una serie di archi crescenti costruiti dai romani per evitare allagamenti ed impaludamenti della consolare.

Rieti sotterranea

La denominazione dell’importante arteria si deve alla sua funzione originaria che consentiva alle popolazioni dell’entroterra sabino e dell’agro reatino di raggiungere Roma per rifornirsi di sale nel Foro Boario, trasportato qui dalle saline della foce del Tevere ed alle popolazioni del Piceno di trasportare il sale e numerosi prodotti verso la capitale. Il sale è stato l’oro bianco dell’antichità, essenziale per la conservazione del cibo, oltre che per il loro condimento, indispensabile per pagare i soldati, un vero e proprio genere di lusso per chi abitava lontano dalle coste. Nelle Naturalis Historia Plinio affermava che non era possibile concepire una vita civilizzata senza di esso. I romani furono i primi a capirne la necessità e il valore tant’è che costruirono la più antica via consolare, che congiungeva Roma a Porto d’Ascoli e bonificarono la piana reatina. La strada attraversava la città di Rieti, la cui valle era occupata dalle acque del lacus Velinus. Croce e delizia del territorio reatino, l’acqua ha reso sempre difficile la vita della popolazione locale, costretta a combattere con il fiume Velino che nel passato usciva spesso dagli argini. Oggi l’acqua di Rieti produce vantaggi e benefici straordinari per gli abitanti di Roma, che hanno a disposizione più di 500 litri di acqua al giorno pro-capite provenienti dalle sorgenti dell’acquedotto Peschiera-Capore, situato in località Cittaducale a pochi chilometri da Rieti, principale fonte di approvvigionamento idrico per Roma.

Rieti sotterranea

Per la capitale si tratta di un grande vantaggio se si pensa che parigini e londinesi possono usufruire di meno della metà della quantità citata con una differenza sostanziale dovuta al fatto di utilizzare acqua purificata della Senna e del Tamigi. I romani al contrario utilizzano acque che hanno caratteristiche potabili naturali provenienti direttamente dalla sorgente. Pochi a Roma percepiscono questo vantaggio e neppure conoscono le difficoltà affrontate dalla popolazione reatina per difendersi dall’abbondanza delle acque che affiorano copiose in prossimità della città di Rieti. Inizialmente l’antica via Salaria doveva giungere a  Rieti e solo successivamente venne prolungata fino all’Adriatico, forse in seguito all’assoggettamento del Piceno avvenuto nel 268 a.C. Le modifiche e l’ampliamento dell’originario percorso richiesero un notevole dispendio di energie e di risorse economiche, se si pensa che per aprirsi un varco in direzione del mare, i romani furono costretti a realizzare subito dopo l’abitato di Interocrium,  Antrodoco, tagli verticali nelle rocce che ancora oggi caratterizzano le “gole del Velino. Questi ed altri interventi, di sostanziale importanza, furono necessari per rendere la Salaria, la principale via di comunicazione per l’intero territorio sabino, utilizzabile in qualsiasi periodo dell’anno.

Rieti sotterranea

La zona compresa tra il bordo della collina sulla quale si era sviluppata Rieti e l’alveo del Velino infatti, era costantemente impaludata a causa dell’abbondanza delle acque del fiume,  nel periodo delle piogge ed in primavera per lo  scioglimento delle nevi delle montagne circostanti. Questa fascia di terreno di circa 200 metri di profondità sulle riva destra del fiume poteva essere superata solamente grazie alla costruzione di una strada di collegamento tra il ponte ed il foro situato parte più alta della collina, superando il dislivello mediante la realizzazione di un viadotto inclinato ad arcate di notevole impegno costruttivo e grandioso effetto architettonico. Il primo arco di questa struttura era rappresentato dal ponte romano che consentiva alla via Salaria di superarare il fiume Velino.  Questo ponte in origine ad un solo arco, sembra essere stato rimaneggiato nel corso del I secolo d.C., con tutta probabilità durante l’epoca Claudia. Superato il ponte, a sinistra si incontra via del Porto. In loco era ubicato l’attracco più importante del tratto urbano del fiume Velino, sistemato a valle del ponte romano e quindi più protetto dalle piene del fiume. Una piccola ansa, arretrata rispetto all’argine, veniva colmata dalle acque del Velino, nei periodi di piena, acqua che frequentemente si addentrava per diversi metri lungo la strada trasformandola in canale navigabile. In loco la presenza di alcuni archi ribassati è testimone dei continui aumenti di livello delle rive del fiume, tesi ad evitare l’annoso problema delle inondazioni delle case, che rendevano difficile la vita agli abitanti della zona.

Rieti-Mura medievali

L’acqua trasformava così la città Rieti, con stretti canali, formati da case-torre costruite verticalmente al viadotto romano, in una piccola “Venezia di acqua dolce” per poi tornare per brevi periodi alla praticabilità delle sue strade. Una interazione in continua evoluzione del rapporto città- acqua- fiume- viadotto romano. Un rapporto di odio ed amore dove tutti hanno trovato vantaggi quotidiani e problemi da risolvere. Oggi dopo i lavori di sistemazione del Velino degli anni Trenta, con nuove arginature, costruzioni di muraglioni ed interramenti delle zone basse, dopo la costruzione delle dighe che hanno formato i laghi Salto e Turano, l’acqua non costituisce più una minaccia per la popolazione ma un bene da salvaguardare ed uno strumento di studio attraverso il quale comprendere le vicende del passato. A metà di via del Porto si incontra la parte retrostante di palazzo Napoleoni che presenta dei grandi archi tamponati nei muri. Gli archi, nel passato fungevano da darsene alle barche che trasportavano le merci nei magazzini mercantili dei palazzi gentilizi reatini. All’interno del palazzo un pannello mostra una ricostruzione della Reate romana tra il IV-II secolo a.C.  Più antica di Roma, Reate, risalente all’VIII secolo a.C., fu un’importante città dei Sabini. Deriva il suo nome da Rea, madre di tutti gli dei o, secondo un’altra versione, da Rea Silvia, genitrice di Romolo e Remo. Nei sotterranei di palazzo Napoleoni, è raggiungibile attraverso locali di epoca seicentesca, quattrocentesca e medievale, uno dei fornici del viadotto romano. L’insieme degli ambienti costituisce l’asse del percorso di visita attualmente  proposto ai turisti ed agli esperti, per gli importanti lavori effettuati negli anni dai proprietari e per la perfetta conservazione del fornice.

Rieti sotterranea

Da qui si giunge nei sotterranei di Palazzo Vecchiarelli il più prestigioso della città, costruito da Carlo Maderno. L’architetto con misurato gioco di fantasia operato per armonizzare il proprio intervento con gli edifici preesistenti, ideò per la corte interna una architettura scenografica capace di esaltare le qualità dell’insieme ottenendo al contempo una maggiore profondità dello spazio. La corte con portico e loggia fronteggiati da una  bella fontana e quinte sceniche, considerata il “teatro di pietra”, si è rivelata possedere un’ottima acustica. Realizzata sopra possenti volte appoggiate in parte su grandi pilastri, in parte su strutture medievali preesistenti ed in parte sul vicolo Coarone, la corte nasconde un complesso sotterraneo ricco di fascino e di storia all’interno del quale si possono vedere  un pozzo di origine medievale   ancora funzionante ed un muro con balcone sostenuto da mensole di pietra. Negli ambienti sotterranei del palazzo si osservano le Sculture Sonore di Immacolata Datti  realizzate con l’utilizzo di materiali eterogenei ed impiego di tecniche varie. Ritornando sulla via del Porto si può ammirare l’ambiente di palazzo Rosati che mostra un fornice seminterrato ma ben conservato. Il muro  laterale di contenimento a monte dell’arco, realizzato in opera quadrata, mette in evidenza il piano di inclinazione della via consolare dalle rive del fiume Velino fino alla rupe di travertino. La visita della Rieti Sotterranea si conclude negli ambienti della casa torre di via Pellicceria dove è possibile ammirare i resti della rupe di travertino dove si è sviluppata l’antica Reate. Da qualche tempo è possibile visitare la Rieti Sotterranea attraverso visite guidate organizzate in loco. INFO e Prenotazioni:  www.rietidascoprire.it  tel. 347 7279591 oppure 0746-296949.

APPUNTI DI VIAGGIO

DOVE DORMIRE: B&B “La Terrazza Fiorita”


Borghi e paesaggi “segreti” della Tuscia (parte 3: da Bolsena a Centeno, con ritorno in Maremma)

Alla fine della seconda parte dell’itinerario alla scoperta dei borghi e dei paesaggi segreti della Tuscia ci trovavamo a Sermugnano, villaggio sospeso fra le romantiche campagne al confine fra Lazio ed Umbria. La terza ed ultima parte di questo emozionante itinerario parte da Bolsena, sulla Via Cassia: da Sermugnano si torna indietro per Lubriano e poi in direzione di Bolsena, attraversando uno dei paesaggi più particolari dell’Italia Centrale, fra ampie e ondulate praterie e antichi casali in pietra vulcanica costruiti spesso su siti etruschi.

Mti Volsini-Campagna bagnorese 15 MINLB

Nell’ultimo tratto appare improvvisamente il grande Lago di Bolsena, il cui stupendo scenario è stato purtroppo recentemente deturpato dalla delirante installazione, sul versante opposto, di numerose, gigantesche pale eoliche, a riprova di come siano ormai del tutto assenti le politiche di tutela del nostro patrimonio ambientale e culturale.

Bolsena-Veduta 4 MINLB

Ad ogni modo, soprassedendo questo ennesimo esempio dell’attuale degrado civile italiano e dell’ignoranza delle nostre amministrazioni, ci concentriamo su quanto di bello ci sia ancora sul lago che fu sacro agli Etruschi e che vanta fra l’altro il primato di essere il più grande bacino vulcanico d’Europa.

Tramonto sul Lago di Bolsena

Bolsena, città dei “miracoli di Santa Cristina”, non è certamente un “borgo segreto” e merita di certo una visita attenta, e per la sua particolare suggestione invita ad una passeggiata anche chi già lo conosce. Tutto il paese, dominato dalla Rocca Monaldeschi della Cervara, è molto grazioso (negozi e botteghe, trattorie e ristoranti, bar ed enoteche, case ben ristrutturate, ecc…) e tenuto in modo quasi impeccabile ma il borgo medievale alto, con le sue case in pietra ingentilite da fiori e stendardi, è davvero pittoresco.

Bolsena-Rocca Monaldeschi della Cervara

Bolsena-Vicolo con arco MINLB

Dopo Bolsena si prosegue verso nord  incrociando più volte il tracciato della medievale Via Francigena, frequentata un tempo da commercianti, pellegrini, soldati e avventurieri da Canterbury a Roma, e oggi da turisti-escursionisti di ogni parte del mondo. Immersi in una verde campagna e oltrepassato il “borgo ideale” di San Lorenzo Nuovo, si arriva (poco dopo un demenziale impianto fotovoltaico a terra proprio sulla Via Francigena!) alle prime case di Acquapendente, importante tappa del cammino romeo, dove si devia a destra verso Torre Alfina attraversando la porzione laziale dell’omonimo verde altopiano (Piano dell’Alfina) in condominio fra le province di Viterbo e Terni, in un paesaggio bellissimo di prati e boschi.

Torre Alfina-Arco nel borgo

Si tratta di un borgo dall’aspetto fiabesco per via di un maestoso castello rimaneggiato nell’Ottocento secondo il gusto romantico dell’eccentrico Conte Cohen-Tomei, il quale nel sottostante Bosco del Sasseto si fece costruire una tomba in stile neogotico.

Torre Alfina-Castello Cohen

Nei pressi è anche la Riserva Naturale del Monte Rufeno: si consiglia di andare a conoscere il sig. Alessandro Fani, uno degli ultimi carbonai d’Italia, che vi concederà una visita guidata alla scoperta di quest’antico mestiere ormai scomparso. Da Torre Alfina si torna ad Acquapendente e sulla Cassia, quindi si continua verso nord oltrepassando il Fiume Paglia ed entrando nel pieno del cosiddetto “Lazio Toscano”.

Valle del Paglia-Fiume Paglia 1 MINLB

Valle del Paglia-Fondovalle presso Acquapendente MINLB

Tramite una deviazione sulla destra, ormai in vista delle colline del Senese, si raggiunge Trevinano, il paese più settentrionale del Lazio: disteso su una possente rupe, ospita l’elegante Castello Boncompagni-Ludovisi ed offre indimenticabili panorami sull’Amiata, la Valle del Paglia, Radicofani e le prime ondulazioni della Valdorcia.

Trevinano-Scorcio con casale

Trevinano-Scorcio nel borgo

A valle di Trevinano sono i casali di Centeno, antica dogana che costituiva il confine fra lo Stato della Chiesa e il Granducato di Toscana, e oggi punto di partenza del tratto laziale della Via Francigena per chi proviene da nord.

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Centeno è frazione di Proceno, borgo dallo “skyline” già spiccatamente toscano, benché il suo monumento-simbolo, vale a dire il castello (oggi divenuto un prestigioso albergo), sia caratterizzato dalla tipica pietra tufacea rossastra della Tuscia: anche qui le vedute sulla splendida campagna circostante sono una delizia per gli occhi e per lo spirito.

Proceno-Panorama

Proceno-Scorcio del borgo

Da Proceno una strada secondaria (attenzione di notte ai cinghiali e agli istrici!) che passa proprio lungo il confine tosco-laziale (in alternativa si va per Acquapendente) conduce ad Onano altro paesino praticamente sconosciuto ai più fatta eccezione per gli intenditori di prodotti agricoli di pregio, in quanto patria di un’eccellente produzione di lenticchie.

Mti Volsini-Campagna fra Onano ed Acquapendente 2 MINLB

Pure Onano possiede un maniero medievale, del Quattrocento, appartenuto ai Monaldeschi della Cervara. Da qui una deviazione conduce a Grotte di Castro e a Gradoli con il cinquecentesco Palazzo Farnese, sede del Museo del costume farnesiano: i due paesi hanno ottime produzioni rispettivamente di patate e fagioli.

Grotte di Castro-Veduta 1 MINLB

Grotte di Castro-Chiesetta di campagna MINLB

Siamo in qui nel fulcro di quella che fu fra i secoli XVI e XVII la Signoria dei Farnese. Si continua verso mare, ora a poca distanza dalla magnifica triade delle “città del tufo” – Sovana, Sorano e Pitigliano – appena al di là del confine regionale, poi si oltrepassa Farnese (che fece da set cinematografico all’indimenticabile “Pinocchio” di Comencini) e si inizia a bordare la selvaggia e solitaria Selva del Lamone, antica terra di briganti, superando poco avanti il bivio per la “città fantasma” di Castro.

Farnese-Scorcio

Siamo ormai sperduti in piena Maremma, e ai lati dei finestrini sfilano boschi e campi all’infinito che riposano lo sguardo ed elevano lo spirito della persona sensibile ed intelligente: un patrimonio ambientale e culturale inestimabile, questo, che tuttavia negli ultimi anni sta subendo l’assalto ingordo e arrogante di una speculazione energetica senza più limiti, drogata da incentivi statali altissimi (pagati con le tasche di noi ignari cittadini), che nulla ha a che fare con la tutela della natura.

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E dei danni gravissimi, e forse irreparabili, che eolico industriale e fotovoltaico a terra – sviluppati praticamente a caso e senza alcuna pianificazione! – stanno arrecando al delicatissimo territorio dell’Etruria, ce ne siamo accorti più volte lungo il nostro viaggio; del resto, come si può pensare di beneficiare l’ambiente se si vanno a deturpare gli ecosistemi più intatti e preziosi? Ma lasciamo da parte per un attimo queste tristi considerazioni e, seguendo le indicazioni per Canino e attraversando una zona solitaria e verdissima, giungiamo finalmente a Pianiano, minuscolo borgo rimasto immutato nel tempo e avvolto dal silenzio delle distese maremmane.

Veduta di Pianiano

Anche questo villaggio, senz’altro una delle più belle sorprese del nostro itinerario, appartenne ai Farnese e, dopo la sconfitta di questa famiglia nella guerra con lo Stato Pontificio (che portò alla distruzione completa della già citata Castro nel 1649), andò ben presto svuotandosi, anche a causa del proliferare della malaria; nel Settecento il paese fu ripopolato curiosamente da una piccola colonia albanese che, proveniente da Ancona e profuga dalle persecuzioni turche, ottenne dal papa il permesso di rifugiarvisi.

Pianiano-Porta d'ingresso

Varcata la porta in tufo, Pianiano ci accoglie con le sue casette piacevolmente ornate da fiori e piante: non a caso, ai primi di giugno qui si tiene “Al di là del giardino”, una mostra-mercato florovivaistica che sta riscuotendo un certo successo. Dopo Pianiano la discesa verso mare continua rapida, e presto appaiono le gobbette boscose dei cosiddetti “Monti di Canino”, che si innalzano dolcemente dai campi.

I Monti di Canino

Poco più in là è appunto Canino, paesone noto per un’eccezionale produzione d’olio extravergine, fra le migliori d’Italia, insignita già da anni dal marchio dop.

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Ce ne accorgiamo per le grandi distese di oliveti che ammantano quella che ormai è diventata quasi una pianura e che introduce alla vicinissima Vulci, luogo famosissimo per la storia e l’archeologia etrusca, ove spicca peraltro l’omonima suggestiva abbazia fortificata, che si erge a strapiombo sulla gola del Fiume Fiora, scavalcata dall’arditissimo Ponte del Diavolo d’epoca romana.

Valle del Fiora-Campagna fiorita presso Vulci 1 MINLB

Vulci-Ponte del Diavolo MINLB

Da Canino una strada tutte curve porta prima a Tessennano e poi ad Arlena di Castro: si tratta di due romiti e panoramici paesi della Maremma interna, privi di spunti artistici importanti ma che, per l’ubicazione estremamente tranquilla, potrebbero entrambi svilupparsi – se ben ristrutturati e valorizzati – come “albergo diffuso” dedicato al turismo ambientale e culturale.

tuscania-belvedere-panorama-al-tramonto-1-minlb

Tuttavia, anche qui la reale gestione da parte delle amministrazioni è molto lontana dalle vocazioni del territorio: si notano purtroppo qua e là impianti fotovoltaici a terra che compromettono l’integrità (per il resto eccezionale) del paesaggio agrario, mentre, scendendo da Arlena a Tuscania, le non lontane pale eoliche di Piansano spezzano brutalmente un orizzonte altrimenti vuoto. Fino a pochissimi anni fa, prima di tali improvvise quanto improvvide aggressioni, vagare per queste plaghe intatte e solitarie era un’esperienza che davvero faceva dimenticare, almeno per un attimo, le brutture della vita metropolitana e dell’epoca contemporanea.

Tuscania-Belvedere di Torre Lavello, panorama 8 MINLB

Nella zona peraltro si stanno sviluppando estese coltivazioni di lavanda che in estate regalano scorci “provenzali”. Continuando verso sud si giunge a Tuscania, stupenda cittadina medievale e rinascimentale, nota per le sue testimonianze etrusche, che da sola vale il viaggio (per un approfondimento dei suoi aspetti più misteriosi si faccia riferimento alla nostra guida “Lazio, i luoghi del mistero e dell’insolito”).

Veduta delle rovine del Rivellino

Tuscania-Basilica di S. Maria Maggiore MINLB

Tuscania-Basilica di S. Pietro, rosone MINLB

Tuscania-Mura medievali 3 MINLB

E’ anche possibile raggiungere in breve Tarquinia, altro scrigno architettonico e archeologico (toccando eventualmente la località Montebello, ove si trova una pinacoteca del pittore Giuseppe Cesetti), attraverso un paesaggio dolce e bucolico, punteggiato da tipici casolari in pietra, che già preannuncia quello toscano.

Valle del Marta-Paesaggio presso Montebello MINLB

Giunti a Tarquinia è poi ovviamente possibile tornare a Roma tramite la Via Aurelia e l’A12. Ma il nostro itinerario vuole regalare un’ultima chicca. Da Tuscania, seguendo le indicazioni per Vetralla, ci si dirige verso la consolare Cassia su una strada che procede a saliscendi nella bellissima campagna, fra prati, coltivi e boscaglie, fino trovarsi, sulla destra, i casali di Borgo Rio Secco, minuscolo insediamento rurale con annessa chiesetta moderna; da qui una polverosa sterrata fra mandrie di bovini allo stato brado conduce all’isolato ed elegante Castello di Respampani, sede di un’estesa azienda zootecnica.

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Castello di Respampani

Siamo in uno degli angoli più incantevoli del Lazio, apparentemente “fuori dal mondo”, in un paesaggio dagli spazi infiniti. Poco a valle della seicentesca fattoria fortificata, appartenuta all’Ospedale del Santo Spirito in Sassia, sono una diruta rocca medievale e il cosiddetto “Ponte di Fra’ Cirillo”, sul Torrente Traponzo, che la leggenda vuole costruito in una sola notte, nel 1661, al termine della sfida fra il Demonio e un frate: probabilmente però il ponte, su cui transitava la Via Clodia, ha origini anteriori al XVII secolo.

Ponte di Fra Cirillo, panorama

Visitato il complesso di Respampani, si torna alla Cassia o all’Aurelia e dunque a Roma, chiudendo questo lungo ed affascinante viaggio ad anello fra i borghi, le frazioni e i villaggi della Tuscia più segreta: consapevoli di conoscere meglio una terra assolutamente meravigliosa, che merita di essere esplorata ed amata.

APPUNTI DI VIAGGIO

Tempo stimato:

4-5 giorni, se ci si limita ai borghi e non si visitano le aree archeologiche e naturalistiche (altrimenti circa 10 giorni)

Periodo migliore:

ottobre-novembre-dicembre e marzo-aprile-maggio-giugno per i colori della campagna

Strutture consigliate:

Acquapendente – Agriturismo “Le Roghete”