Archivi tag: mistero

La Ruota della Vita nel Foro Romano

Il misterioso ed antichissimo simbolo della Ruota della Vita, di origine orientale, vistosamente inciso su una lastra della pavimentazione del Foro Romano.

Qui fu Castro

Castro-Piazza, frammento RCRLB.JPG

Un elegante frammento rinascimentale dalla struggente “città morta” di Castro, distrutta nel XVII secolo e oggi persa nella Maremma Viterbese.


Convento di San Francesco a Sermoneta

Sermoneta-Convento di S. Francesco 1 RCRLB.JPG

Il Convento di San Francesco a Sermoneta, baciato da una luce di primo autunno … Un luogo avvolto dal mistero …


Scorcio temporalesco dell’Isola Bisentina

Lago di Bolsena-Isola Bisentina, scorcio 1 RCRLB

Un suggestivo scorcio temporalesco della misteriosa Isola Bisentina, con in evidenza una delle svariate cappelle rinascimentali farnesiane che vi sorgono.


Lago di Bolsena-Isola Bisentina al tramonto

Lago di Bolsena-Isola Bisentina al tramonto 2 RCRLB.JPG

La misteriosa Isola Bistentina, nel Lago di Bolsena, in un tramonto estivo. Sullo sfondo il profilo turrito del borgo di Valentano.


Grotte di Palazzolo

Palazzolo-Grotte 1 RCRLB

Uno degli antri delle misteriose Grotte di Palazzolo, a poca distanza da Rocca di Papa ed Albano, a balcone sul Lago di Castel Gandolfo. Vicine ad un convento medievale, queste cavità furono utilizzate come miniere di pietra nel periodo romano e medievale ma alcuni studiosi ipotizzano per esse anche la funzione di prigioni in epoche imprecisate. Da sicure fonti storiche è documentata la frequentazione della zona da parte di bande brigantesche nel Sette-Ottocento. In tempi recenti invece questi spechi hanno ospitato, a quanto pare, messe sataniche e altri riti similari: per tale motivo negli ultimi anni l’accesso in auto al piazzale del monastero è stato giustamente vietato, limitando quindi la possibilità di frequentazioni inopportune delle stesse grotte, che rimangono viceversa visitabili con una bellissima e panoramica passeggiata.


L’Orso di Pietra del Circeo

Mte Circeo-Scogliera del Faro, scultura naturale RCRLB

La piccola scogliera del Faro offre uno degli angoli più romantici del Circeo, luogo pregno di magia e mistero. E’ costituita da un declivio roccioso molto accidentato, aperto da grotte e caratterizzato da curiose e talvolta sorprendenti formazioni calcaree: si notano infatti in alcuni punti delle vere e proprie “sculture naturali” create dall’erosione del mare e degli agenti atmosferici, come il cosiddetto “Orso di pietra”, nella foto, che sorveglia un minuscolo laghetto.


Supino-Simboli massonici sul portale di Palazzo Bavari

Supino-Palazzo Bavari, simboli massonici RCRLB.jpg

Nel cuore del borgo di Supino, sui Monti Lepini, il settecentesco portale d’ingresso di Palazzo Bavari presenta chiari simboli massonici. 


La Valle del Vezza dal megalite

Valle del Vezza-Panorama presso il Secondo Sasso del Predicatore RCRLB

Il profilo della verdissima e selvaggia Valle del Vezza, cuore della Teverina Viterbese, da uno degli innumerevoli megaliti vulcanici lungo il percorso per i “Sassi dei Predicatori”. Qui per la precisione siamo nei pressi del cosiddetto “Secondo Sasso del Predicatore”: angoli di pura magia fra storia, mistero e natura.


La Pietra dell’Anello di Grotte Santo Stefano

Teverina-Pietra dell'Anello RCRLB

La Pietra dell’Anello è una suggestiva guglia tufacea che sorge solitaria nella splendida campagna di Grotte Santo Stefano in direzione di Roccalvecce. Ci troviamo nel cuore della Teverina Viterbese, in un paesaggio d’altri tempi ricco di vestigia archeologiche cui stiamo dedicando notevole attenzione. Al sito, in virtù della sua particolare posizione, sono legate numerose leggende, come quella della “Chioccia con le uova d’oro”, che affonda probabilmente le proprie radici nella cultura etrusca. 


La Certosa di Trisulti: arte e sapienza tra le foreste dei Monti Ernici

Fra i molti luoghi del Lazio che suscitano emozioni profonde, la solitaria Certosa di Trisulti, nei pressi di Collepardo, nell’Alta Ciociaria, merita di sicuro una menzione speciale. Situato ai piedi del Monte Rotonaria ed immerso in un paesaggio fiabesco, fra irte rupi, querceti secolari e orride gole, il complesso monastico si erge elegantemente su uno sprone roccioso, a dominio di un’ampia e selvaggia vallata dei Monti Ernici: fondato nel XIII secolo e ristrutturato tra Seicento e Settecento, oggi appartiene all’Ordine dei Cistercensi di Casamari.

Certosa di Trisulti-Veduta dal Vado di Porca RCRLB

Veduta dall’alto della Certosa di Trisulti

L’attrazione principale della Certosa è costituita dall’antica farmacia – impreziosita da grottesche trompe-l’oeil in stile pompeiano ad opera di Giacomo Manco – ove sono custodite numerose ampolle e bottigliette d’epoca contenenti erbe medicamentose. La conoscenza di rimedi naturali per curare malattie è una tradizione che si tramanda dal Medioevo fra Cistercensi e tuttora viva: verosimilmente preziosi manoscritti di medicina e di erboristeria sono celati nell’antica biblioteca, che conta circa 36.000 volumi. Leggende di sensazionali guarigioni (e guaritori) sono diffuse da sempre fra le genti locali contribuendo al “mito” popolare di Trisulti come luogo magico e misterioso.

Certosa di Trisulti-Farmacia, scorcio 1 RCRLB

L’elegante salottino della farmacia

Certosa di Trisulti-Farmacia, scorcio 2 RCRLB

Simmetrie

Certosa di Trisulti-Farmacia, particolare 1 RCRLB

Porta dipinta

Certosa di Trisulti-Farmacia, orologio RCRLB

Suggestivo orologio che sembra scrutare il visitatore…

Colpiscono poi i numerosi dipinti presenti nel corridoio della farmacia, eseguiti intorno al 1860 dall’artista, filosofo ed esoterista napoletano Filippo Balbi. Fra tutte le rappresentazioni, di chiaro motivo allegorico, spicca quella del quadrato magico del “Sator”: si tratta del misterioso palindromo formato da cinque parole di cinque lettere, che lette partendo da qualsiasi verso danno sempre la stessa formula, ossia “Rotas Opera Tenet Arepo Sator”. Tutto il ciclo pittorico appare come una sorta di “libro alchemico-sapienziale” dedicato al “raffinare” la vita ed i suoi scopi, prodigo di messaggi “ermetici” riservati a pochi iniziati (per saperne di più si faccia riferimento al nostro libro “Lazio: i luoghi del mistero e dell’insolito”).

Certosa di Trisulti-Farmacia, affresco con Sator RCRLB

Sator del Balbi

Certosa di Trisulti-Farmacia, particolare RCRLB

Invito al silenzio…

Certosa di Trisulti-Farmacia, affresco con messaggio RCRLB

Ricordo della bella accoglienza riservata al Balbi

Certosa di Trisulti-Farmacia, quadro 1 RCRLB

Straordinario quadro nella farmacia

Certosa di Trisulti-Farmacia, quadro 2 RCRLB

Ritratto di un farmacista di Trisulti

Oltre alla farmacia è di assoluto interesse la visita alla chiesa, dedicata a San Bartolomeo. Entrando, la prima cosa che colpisce sono i meravigliosi quanto macabri affreschi che ornano i lati della volta, in parte ancora del Balbi: insieme ad una realistica “Strage degli innocenti”, essi descrivono massacri e martirii ai danni di monaci, evidentemente finalizzati a rendere consapevoli i novizi circa i pericoli legati alla missione evangelizzatrice. Poco più avanti sono conservati i corpi di due cavalieri delle Crociate, mentre nell’aula riservata ai monaci si trova uno splendido coro ligneo impreziosito da singolari sculture che ritraggono personaggi buffi o deformi.

Certosa di Trisulti-Chiesa RCRLB

Chiesa di San Bartolomeo

Certosa di Trisulti-Leone nel piazzale della chiesa RCRLB

Scorcio del piazzale antistante alla chiesa

Usciti dalla certosa, dal parcheggio si snoda un viottolo immerso in un folto bosco di querce, che conduce, in discesa, ai piedi di una parete rocciosa. Qui si apre un ampia cavità ove è ospitato il piccolo Santuario della Madonna delle Cese. Secondo un’antica tradizione popolare, nel VI secolo, un eremita scelse di ritirarsi proprio presso la Grotta delle Cese, dove ebbe un’apparizione della Madonna, la quale lasciò impressa sulla roccia la propria immagine. In questo luogo venne in seguito creata una Cappella della Madonna delle Cese. E’ proprio a questo luogo che è legata la storia dell’edificazione della Certosa di Trisulti. Con il passar del tempo, diversi eremiti e pellegrini giunsero in questi luoghi selvaggi, e nella seconda metà del XII secolo vi si recò anche il Cardinale Lotario Conti di Anagni. Egli era solito intrattenersi con un eremita che allora dimorava qui. Questi raccontò al cardinale anagnino di una sua visione profetica, da cui Lotario rimase assai impressionato, tanto da promettere la costruzione di una certosa nei suoi possedimenti. Salito al soglio pontificio con il nome di Innocenzo III, mantenne l’impegno preso e nei primi anni del 1200 vennero iniziati i lavori. Ancor oggi è possibile visitare, tramite una ripida e stretta scalinata, la buia celletta addossata alla parete rocciosa, ove gli anacoreti, che si avvicendarono presso il Santuario, erano soliti ripararsi.

Certosa di Trisulti-Tramonto RCRLB

Tramonto sul campanile della Certosa

Ma le sorprese a Trisulti non finiscono qui. Procedendo lungo la bellissima strada che dalla Certosa conduce a Veroli, si giunge, dopo poche centinaia di metri, ai piedi del Monte Porca, ove inizia un ripido sentiero che, salendo attraverso la folta vegetazione della montagna, termina innanzi ad un piccolo speco, sopra al quale, di tanto in tanto, si forma una lieve cascatella. Qui il monaco benedettino Domenico da Foligno, assieme al suo fedele monaco Giovanni, rimase per circa tre anni in ascesi. Nel 987 Domenico, ispirato da una visione che ebbe nel sonno, decise di avviare l’edificazione di una chiesa e di un monastero. Una leggenda narra che durante i lavori si staccò un enorme masso dal monte, e Domenico, che ne udì il frastuono, disegnò prontamente nel cielo una croce cosicchè di colpo la roccia arrestò la sua discesa, e si fermò a pochi metri dalla chiesa dedicata a San Bartolomeo Apostolo. Di tale struttura, meglio conosciuta con il nome di San Domenico, ed edificata in un interessante stile tardo romanico, si possono ancora osservare i poderosi resti, romanticamente affacciati sulla sontuosa valle del Torrente Fiume.

Monastero di S. Domenico RCRLB

Rovine del Monastero di San Domenico

Non lontano è il Ponte li Santi, legato alle memorie sacre della zona, nelle cui vicinanze si apre peraltro lo spaventoso Vallone Inferno, una lunga e profonda gola dominata da rupi scoscese e fittamente boscose, e che in più punti presenta cascatelle e rapide. Si dice che nella valle si nascondano dolmen e menhir di origine italica. Essi insisterebbero in tutta la zona di Collepardo e il motivo di tale peculiarità non è chiaro. Ci troviamo in ogni caso in un territorio noto per manifestazioni eccezionali del carsismo: dalla spettrale Grotta dei Bambocci, descritta dal Gregorovius nell’Ottocento, allo spettacolare Pozzo d’Antullo, una delle doline carsiche più grandi d’Europa. Probabilmente questi fenomeni naturali influenzarono le popolazioni più antiche dei Monti Ernici, le quali svilupparono un particolare rapporto con la pietra tanto da creare manufatti dal significato astrologico e “sacrale”: come non citare le “mura megalitiche” (o ciclopiche) che cingono numerosi centri storici della Ciociaria (le cosiddette “città megalitiche” di Alatri, Ferentino, Arpino, Segni, Veroli, ecc.) con funzione non soltanto difensiva ma anche religiosa?

Mti Ernici-Mte Porca, panorama 6 RCRLB

Sguardo verso il Vallone dell’Inferno

Mti Ernici-Torrente Fiume, cascata e arco naturale RCRLB

Arco naturale e cascata lungo il Torrente Fiume

Infinite dunque le suggestioni che offre la Certosa di Trisulti con i suoi diretti dintorni. Una giornata non è sufficiente per visitare tutto con la dovuta calma ma al visitatore sensibile può bastare almeno per coglierne l’atmosfera sospesa ed inafferrabile. Prima di andar via si consiglia vivamente di ammirare lo straordinario panorama dal vicino ex-convento di San Nicola, in località Civita, sempre verso Veroli.

Certosa di Trisulti-Veduta da S. Nicola 3 RCRLB

La Certosa da San Nicola

Da qui la certosa appare come un vero e proprio gioiello architettonico incastonato nel superbo scenario montano: forse ci si può interrogare di come sia possibile che tale magnifico paesaggio non sia ancora conosciuto ai più né adeguatamente decantato (e forse questo rimane il mistero maggiore); di certo si torna a casa con la sensazione di aver “scoperto” qualcosa di prezioso e con la voglia di tornarci presto.


Sator di Trisulti

Certosa di Trisulti-Farmacia, Sator RCRLB
L’enigmatico “Sator” di Filippo Balbi presente nella farmacia della Certosa di Trisulti, luogo pregno di magia e mistero (per saperne di più: “Lazio, i luoghi del mistero e dell’insolito”). Ci troviamo presso Collepardo, borgo ciociaro situato nel cuore dei Monti Ernici, in una delle zone più affascinanti del Lazio dal punto di vista storico, culturale e paesaggistico.


Scorcio autunnale delle rovine di Monterano Vecchia

Monterano Vecchia-Scorcio delle rovine RCRLB

Uno scorcio romantico delle spettrali rovine di Monterano Vecchia. Nel tardo autunno le calde tinte cromatiche della vegetazione mista della Tuscia creano scenari incantevoli che appaiono come veri e propri “quadri”, impreziositi come in questo caso da ruderi medievali, romani od etruschi. Per saperne di più: “Lazio. I luoghi del mistero e dell’insolito”.


Necropoli di Pian del Vescovo a Blera

Blera-Necropoli di Pian del Vescovo RCRLB

La suggestiva Necropoli di Pian del Vescovo ai piedi del borgo medievale di Blera. Tutta l’area della Valle del Biedano è colma di vestigia etrusche disseminate in un territorio ancora per larghi tratti selvaggio o comunque eminentemente rurale. Ruderi romani e medievali completano un quadro a dir poco affascinante ove natura e storia si mescolano in maniera straordinaria. Per saperne di più: “Lazio, i luoghi del mistero e dell’insolito”.


Rovine della Rocca di San Leonardo presso Civita Castellana

Borghetto-Rocca di S. Leonardo RCRLB

Le rovine della Rocca di San Leonardo emergono misteriose su un dosso tufaceo che domina il villaggio di Borghetto, frazione di Civita Castellana. Siamo nella Valle del Tevere, in una zona di confine fra la Tuscia falisca e la Sabina tiberina. Per saperne di più: “I castelli perduti del Lazio e i loro segreti”.


Panorama da San Felice Circeo con Villa Auget

Panorama con Villa Auget

Una veduta dell’elegante Villa Poniatowski, poi Auget, appartenuta agli inizi dell’Ottocento al principe Stanislao Poniatowski, nipote del Re di Polonia. La dimora, il cui aspetto è oggi il risultato di successivi ammodernamenti, si staglia in posizione spettacolare alle pendici del Promontorio del Circeo. Alla villa sono legate leggende e superstizioni popolari, quale protagonista di eventi inspiegabili. Per saperne di più: “Lazio, i luoghi del mistero e dell’insolito”.


Sermoneta: benvenuti nel Medioevo

Attorniata da uliveti secolari, Sermoneta si adagia su una collina dei Monti Lepini, a balcone sull’Agro Pontino. Le origini del sito sono remote ed imprecisate, forse rintracciabili dell’antichissima città volsco-romana di Sulmo. Le fonti storiche sono però scarse ed è piuttosto il Medioevo a conformare tutt’oggi l’aspetto del borgo, uno dei più suggestivi e meglio conservati del Lazio, grazie ad un’attenta e lungimirante gestione urbanistica. A differenza di tanti altri centri storici, difatti, nel Dopoguerra Sermoneta non venne deturpata da espansioni moderne, ed oggi possiamo ammirarla pressoché inalterata rispetto al XVI secolo, apice del suo sviluppo.

Sermoneta-Veduta

Veduta di Sermoneta

Ma fu proprio il Cinquecento a segnare la fine dell’epoca di splendore di Sermoneta, che rimase a lungo feudo dei Caetani, potente casato della Marittima”, toponimo con cui allora si indicava il territorio pontino. Già signori di Ninfa, i Caetani arricchirono Sermoneta di chiese e palazzi, munendola peraltro di una cinta muraria e di un poderoso castello.

Sermoneta-Veduta

Il Castello Caetani che sovrasta l’abitato

Il Castello Caetani, che domina solennemente l’abitato, costituisce senz’altro il monumento più celebre di Sermoneta. La visita è davvero irrinunciabile ed emozionante: nelle sue stanze affrescate e ricche di arredi d’epoca, si può rivivere in pieno l’atmosfera magica di un maniero dell’Età di Mezzo tra i più integri in Italia, magari immaginando le gesta di Lucrezia Borgia, che qui venne ospitata.

Sermoneta-Castello, stemma dei Caetani

Stemma dei Caetani nel Castello di Sermoneta

Castello Caetani, Camera Pinta

Castello Caetani, Camera Pinta

Castello Caetani, colonna con stemma

Castello Caetani, colonna con stemma dei Caetani

Accanto al castello, merita poi un cenno l’austera Cattedrale di Santa Maria Assunta, del XIII secolo, che serba numerose opere d’arte, fra cui un quattrocentesco Giudizio Universale nella controfacciata; splendido anche il campanile, residuo dell’originaria chiesa romanica, ornato da bifore e da scodelle colorate in ceramica.

Sermoneta-Duomo, campanile

Il campanile del Duomo

Scorcio con campanile al tramonto

Scorcio con campanile al tramonto

Passeggiando quindi tra le viuzze e le piazzette del borgo, che si aprono ad impressionanti scorci a valle, si incontrano edifici d’aspetto molto vario, ora nobile ora rustico, talvolta sede di ristoranti, botteghe d’artigianato e negozi di prodotti tipici locali (dall’olio alle olive, dai liquori ai rinomati biscotti).

Insegna di bottega artigianale

Insegna di bottega artigianale

Vicolo con casa-torre

Vicolo con casa-torre sullo sfondo

Sermoneta-Casa

Una casa dall’aspetto rustico

Sermoneta-Corso da Porta del Pozzo

Uno scorcio del corso principale

Portale

Portale

Le case appaiono spesso adornate da vasi di ortensie e gerani o da rampicanti di gelsomino, bouganville e glicine, mentre inaspettati si aprono numerosi giardini pensili colmi di agrumeti. Fra i vicoli assolati, pigri gatti sembrano i padroni della scena.

Vicolo

Vicolo presso San Michele Arcangelo

Vicolo

Vicolo nei pressi della Sinagoga

Vicolo

Case medievali fra il Belvedere e San Michele Arcangelo

Vicolo

Vicolo presso la piazza principale

Un gatto in una feritoia

Un gatto in una feritoia

Accade pure di scoprire deliziose chiesette medievali, come ad esempio la piccola Chiesa di San Michele Arcangelo (XI sec.), appartata in un minuscolo slargo ove svetta un’imponente palazzo turrito. Ma in generale quel che colpisce è il fatto che l’intero tessuto urbano (ancora interamente racchiuso nella cinta muraria cinquecentesca, oggi divenuta un innovativo museo “en plein air”) si presenti, dalle case alla stessa pavimentazione, come un vero e proprio “mosaico” di pietra, realizzato rigorosamente con il bianco calcare lepino.

Sermoneta-Vicolo con archetto 2 RCRLB

Vicolo con archetto

Via del Rione Vecchio

Via del Rione Vecchio

Scenario rappresentativo di tale peculiarità è sicuramente la stupenda Via delle Scalette, ripida scalinata che dal castello scende “aerea” al Belvedere, da cui la vista spazia sconfinata fino al mare, offrendo un quadro dettagliato del territorio dal Circeo ai Colli Albani: notevole appare purtroppo l’espansione edilizia dei centri della pianura, seppure meno disordinata che altrove.

Via delle Scalette

Via delle Scalette

Campagna presso Sermoneta

Campagna ai piedi di Sermoneta

Sermoneta-Palazzo Comunale

Il Palazzo Comunale, sul Belvedere

Scorcio panoramico dal Belvedere

Scorcio panoramico dal Belvedere al tramonto

Cuore del paese è comunque Piazza del Popolo, luogo prediletto per rilassarsi davanti ad una tazza di caffè, mentre poco più in là si innalzano le pittoresche arcate gotico-rinascimentali della Loggia dei Mercanti (XV sec.), uno dei simboli di Sermoneta. Nelle vicinanze è poi il ghetto ebraico con la sua Sinagoga, bell’edificio tardo-duecentesco che testimonia la presenza di una cospicua comunità giudaica tra il XIII e il XVI secolo e conferma l’importanza di Sermoneta nel Basso Medioevo: è questo uno degli angoli più caratteristici del borgo, in un dedalo di vicoli angusti e a volte strettissimi; a pochi metri dalla Sinagoga è un curioso museo di presepi automatizzati. E sempre in tema di musei, da non perdere quello della ceramica, sul corso principale.

Sermoneta-Loggia dei Mercanti

Loggia dei Mercanti

Scorcio dalla Loggia dei Mercanti

Scorcio dalla Loggia dei Mercanti

Si consiglia di visitare Sermoneta facendo attenzione ai dettagli. Sui gradini, sugli stipiti e sugli architravi delle abitazioni del borgo nonché sui sagrati di molte chiese si scorgono infatti in più punti graffiti che riportano un’iconografia misteriosa e di epoca probabilmente diversificata. Molte di queste incisioni (croci patenti, triplici cinte, ecc…), tuttavia, testimonierebbero una radicata presenza dei Cavalieri Templari nel corso del XIII secolo e del resto in tutta l’area lepina si trovano segni del loro passaggio.

Triplice Cinta presso la Sinagoga

Triplice Cinta presso la Sinagoga

Ma le sorprese di Sermoneta non finiscono qui. Subito fuori dal paese, invece, tra boschi ed uliveti, si nascondono romantiche chiese abbandonate, casali in rovina, torri dimenticate e vecchi monasteri: spicca il Convento di San Francesco, che, solitario su un’altura nei pressi del Cimitero e di un enorme leccio ultracentenario, è raggiunto da una panoramica Via Crucis. Il complesso, fondato secondo la tradizione dai Templari, appartenuto ai Cavalieri di Malta e passato successivamente ai Frati Minori Osservanti custodisce un chiostro con affreschi seicenteschi sulla vita del Poverello d’Assisi.

Convento di S. Francesco, croce di Malta

Convento di San Francesco, croce di Malta

Sulla strada per Bassiano, invece, si trova un altro monumento prestigioso: l’Abbazia di Valvisciolo. Eretta nel Trecento dai monaci cistercensi in uno stile gotico di derivazione francese, conserva un suggestivo chiostro e anch’essa serberebbe segni evidenti della preesistenza dei Templari in questa località: una vecchia leggenda sostiene addirittura che vi si celi il loro fantastico tesoro.

Abbazia di Valvisciolo-Chiesa, facciata

Abbazia di Valvisciolo

Più avanti si può raggiungere anche la magnifica “città fantasma” di Ninfa, col suo giardino all’inglese, altro luogo di straordinaria suggestione che vale di per sé un viaggio. Per approfondimenti sui misteri di Sermoneta e dintorni si faccia riferimento alla nostra guida “Lazio. I luoghi del mistero e dell’insolito”.

Ninfa-Veduta

Veduta di Ninfa

Arte, natura, storia e folklore, dunque, in una cittadina che ha saputo non soltanto difendere le proprie radici ma anche e soprattutto valorizzarle in chiave turistica, come dimostra il riconoscimento della “bandiera arancione”, prestigioso “marchio di qualità” per l’entroterra italiano assegnatole del Touring Club Italiano. E ciò anche grazie ad un calendario di eventi ricco ed stimolante: dal Maggio Sermonetano al Palio della Madonna della Vittoria (rievocazione della vittoria nella Battaglia di Lepanto, cui partecipò Onorato IV Caetani) e all’ormai noto Festival Pontino di Musica, che vede intervenire artisti di fama mondiale.

Sermoneta-Porta del Pozzo

Porta del Pozzo

Infine, un’ultima chicca, ossia lo storico gruppo di sbandieratori di Sermoneta, conosciuto ed apprezzato a livello nazionale, ennesimo esempio di come le tradizioni medievali siano qui tutt’oggi straordinariamente fulgide e sentite. Ma è soprattutto l’alta qualità della vita a far di Sermoneta un modello da imitare, a dimostrazione del fatto che oggi, per chi ne abbia la possibilità, sia preferibile abitare in paesi tipo Sermoneta anziché negli anonimi palazzoni di degradate periferie. 


Veduta da lontano di Bassiano

Bassiano-Veduta 1 RCRLB

Veduta da lontano del piccolo borgo di Bassiano, adagiato in una serena vallata dei Monti Lepini. Meno nota della vicina, magnifica Sermoneta, Bassiano offre comunque un centro storico suggestivo e ben tenuto, ancora racchiuso da mura medievali. Nel vicino Santuario del Crocefisso si custodiscono, all’interno di una grotta, tracce della presenza templare e di una piccola comunità eretica: per saperne di più si faccia riferimento al nostro libro “Lazio. I luoghi del mistero e dell’insolito”.


Il Castello Longobardo di Vicalvi fra storia e mistero

Il possente Castello di Vicalvi si erge a circa 600 m. s. l. m. sulla sommità dell’omonimo paese della Bassa Ciociaria, alle cui spalle, come fosse l’ennesimo argine difensivo, si alzano i primi contrafforti degli Appennini.

Vicalvi-Castello, panorama 1 RCRLB

Vicalvi-Casali abbandonati ai piedi del borgo RCRLB

Situato su di un colle tra la Valle del Fibreno e la Val di Comino, prossimo ai confini con l’Abruzzo, rappresenta nel Lazio uno dei maggiori esempi di “incastellamento” nei secoli poi inglobato in un tessuto urbano (il “borgo”).

Vicalvi-Castello, Scorcio dalla prima cinta muraria RCRLB

Il fortilizio è munito di ben tre cinte murarie, intervallate da torri, mentre sul piano superiore si aprono numerose bifore, in parte murate. Venne fondato nell’Alto Medioevo a protezione della Val di Comino e, anche se le informazioni pervenuteci sono frammentarie, si suppone che abbia origini longobarde.

Vicalvi-Castello, scorcio dalla seconda cinta muraria 2 RCRLB

Le prime testimonianze risalgono infatti all’VIII secolo, periodo in cui era all’apice il dominio dei Longobardi nella nostra penisola. Nel secolo successivo, prima di diventare un possedimento del Monastero di Montecassino – che vide via via aumentare le proprie prerogative su quei territori, e quindi ridurli a vere e proprie dipendenze – Vicalvi subì le incursioni ed i saccheggi delle orde saracene prima e degli Ungari dopo.

Vicalvi-Castello, accesso al nucelo centrale 2 RCRLB

Nel Cinquecento, a causa della scoperta e dell’utilizzo della polvere da sparo, il castello fu giudicato troppo vulnerabile, e così si decise di fasciare la parte inferiore della cortina e dei torrioni con una scarpa, mentre una torre circolare fu addossata all’attuale rampa che conduce all’ingresso, probabilmente fungendo da pilone per un ponte levatoio ormai scomparso.

Vicalvi-Castello, arco d'accesso alla piazza d'armi 1 RCRLB

Vicalvi-Castello, bifora 3 RCRLB

Vicalvi-Castello, edificio interno principale 2 RCRLB

Durante il secondo conflitto mondiale, poiché non distante dalla Linea Gustav, le truppe tedesche decisero di trasformare il complesso difensivo in un ospedale da campo. Un triste periodo questo che ha lasciato una testimonianza indelebile sulle sue mura: una grande croce rossa, divenuta ormai il simbolo distintivo del castello.

Vicalvi-Castello, veduta con croce RCRLB

Vicalvi-Castello, affresco della cappella RCRLB

Luogo dal fascino lugubre e decadente, il castello di Vicalvi è avvolto da una leggenda un tempo molto nota agli abitanti locali ma ora destinata a cadere man mano nell’oblio. Si narra di una dama, Aleandra Maddaloni, che sarebbe qui vissuta nel XVIII secolo dedicandosi alla lussuria più spregiudicata: era solita, durante le lunghe assenze dello sposo, sedurre i giovani più belli del paese, facendoli poi uccidere da un suo fidato servo.

Vicalvi-Castello, particolari RCRLB

Scoperta infine dal coniuge, questi, furioso, la avrebbe fatta murare viva in una delle torri. Si dice che il suo fantasma vaghi ancora, al tramonto, fra i ruderi del maniero in cerca di nuovi amanti…

Vicalvi-Tramonto verso Posta Fibreno RCRLB

Si può effettuare una visita libera telefonando preventivamente al Comune di Vicalvi e richiedendo l’apertura del monumento. Per maggiori informazioni sulla storia del castello si faccia riferimento al nostro libro “I castelli perduti del Lazio e i loro segreti”.


Rovine del Castello Longobardo di Vicalvi

Vicalvi-Castello Longobardo, accesso al nucleo centrale RCRLB

L’accesso al nucleo centrale del Castello Longobardo di Vicalvi, uno dei “manieri perduti” più suggestivi della Ciociaria, le cui vicende ebbero inizio con l’Alto Medioevo e videro il loro drammatico epilogo durante la Seconda Guerra Mondiale. Per maggiori informazioni si rimanda al nostro libro “I castelli perduti del Lazio e i loro segreti”.