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Fiume Tevere fra Baschi e Castiglione in Teverina

Valle del Tevere-Fiume Tevere fra Baschi e Castiglione 1 RCRLB.JPG

Il Fiume Tevere fra Baschi e Castiglione in Teverina, antico confine storico-naturale fra Umbria ed Etruria e nei secoli dell’Alto Medioevo “autostrada d’acqua” di collegamento del “Corridoio Bizantino”, e successivamente cuore dello Stato Pontificio.


Veduta del Castello dei Conti d’Aquino e di Roccasecca Vecchia

Roccasecca-Castello dei Conti d'Aquino, veduta 1 RCRLB

Una suggestiva veduta del Castello dei Conti d’Aquino e di Roccasecca Vecchia dalla strada per Colle San Magno. Qui siamo davvero in uno dei “paesaggi segreti” del Lazio, ancora pressoché sconosciuto “al grande pubblico” malgrado la vicinanza con l’A1. Situati nei pressi dell’antico confine fra Stato della Chiesa e Regno di Napoli, questi affascinanti ruderi dominano la bassa Valle del Melfa e quella del Liri e sono legati alla figura di San Tommaso d’Aquino che qui, secondo una leggenda, ebbe i natali. Per approfondimenti: “I Castelli perduti del Lazio e i loro segreti”.


Appena fuori dal Lazio-Itinerari bioregionali

Con la nuova rubrica “Appena fuori da Lazio” confermiamo e anzi rafforziamo l’approccio “bio-regionalistico” del nostro blog. Come sappiamo, i confini amministrativi “separano” spesso aree omogenee dal punto di vista culturale, ambientale e a volte addirittura turistico. E nel Lazio, regione “artificiale”, ciò è ancor più evidente, con territori uniti insieme o separati soltanto da un vincolo burocratico: pensiamo infatti alla Sabina Reatina, fortemente legata sì a Roma ma anche alla contigua Umbria; oppure al caso inverso di Orvieto e del Basso Orvietano, rivolti al Viterbese, o ancora al Sud Pontino, che da Terracina a Scauri costituisce un pezzo di Campania trapiantato nel Lazio; o infine al Cicolano, “terra di mezzo” fra Abruzzo e Reatino.

Uno sguardo sciolto dai confini amministrativi ci consente dunque di tracciare itinerari bio-regionali per zone omogenee, cosa che avviene già nei taccuini dei viaggiatori più colti e consapevoli (soprattutto stranieri) ma che stenta ad attuarsi a livello politico sempre per questioni puramente burocratiche che implicano difficoltà nel creare reti interregionali che possano offrire servizi appunto omogenei nei confronti del turista (ad esempio riguardo alla questione dei trasporti). Lascia ben sperare a tal proposito il recente accordo fra i Comuni di Orvieto, Bolsena e Bagnoregio che a quanto pare hanno deciso di fare squadra con un patto di collaborazione che è stato ribattezzato l’”Alleanza della Bellezza”.

L’obiettivo della nuova rubrica è duplice: da un lato, come già detto, proporre itinerari per aree omogenee valorizzando le zone “di confine” che sono spesso nel Lazio le più belle e a più alto potenziale nell’ambito del turismo di qualità; dall’altro catalizzare il bacino d’utenza di Roma, immenso e non pienamente sfruttato, segnalando itinerari in tutte le direzioni che possano prevedere non già il consueto “mordi e fuggi” dell’uscita domenicale bensì che suggeriscano soggiorni più lunghi.

In questa rubrica troverete insomma articoli o semplici foto che descrivono luoghi che si trovano nelle regioni circostanti il Lazio, comunque a poca distanza dal confine regionale, od itinerari che partendo dal Lazio includono tuttavia queste località.

La speranza è sempre quella di offrire contenuti utili e sempre più ricchi ai nostri lettori. Continuate a seguirci!


Solidarietà agli sfollati del sisma di ottobre 2016

Dopo la tragedia che ha colpito Amatrice e la Valle del Tronto ad agosto, torniamo a manifestare tutta la nostra solidarietà alle vittime di questa nuova catastrofe che ha colpito altri luoghi splendidi come Norcia, Castelluccio, Visso ed Ussita, oltre alle innumerevoli loro frazioni e agli altri centri. L’auspicio è che si ricostruisca dov’era e com’era e in tempi non troppo lontani, sperando innanzi tutto che l’incubo delle scosse finisca quanto prima.


Masso erratico nella faggeta del Cimino

Mti Cimini-Mte Cimino, masso erratico 1 RCRLB

Uno degli innumerevoli massi erratici che punteggiano la magnifica faggeta secolare del Monte Cimino: si tratta di enormi pietre laviche, dalle forme più strane e bizzarre, che spesso raggiungono altezze e dimensioni considerevoli come nella foto. Si formarono a seguito delle terribili eruzioni del Vulcano Cimino, ormai estinto da millenni: curiosità e leggende di questo luogo straordinario sono descritte nella nostra guida “Lazio: i luoghi del mistero e dell’insolito”.


Ronciglione-Scorcio con il campanile della Provvidenza

Ronciglione-Chiesa di S. Maria della Provvidenza RCRLB

La suggestiva salita a Via Borgo di Sopra con lo slanciato campanile romanico della Chiesa di Santa Maria della Provvidenza a Ronciglione. Si tratta di uno degli scorci più caratteristici di questa pittoresca cittadina dei Monti Cimini, assai composita nella sua forma urbanistica per l’alternarsi di zone medievali e altre rinascimentali o barocche.


Campanile di San Silvestro a Orte

Orte-Chiesa di S. Silvestro, particolare 1 RCRLB

Un particolare dello splendido campanile romanico di San Silvestro ad Orte, che ha la peculiarità di essere inclinato. La chiesa, risalente al XII secolo e situata in una pittoresca piazzetta, ospita il Museo Diocesano d’arte sacra. 


The lost castles of Tuscia

The way starts from Rome and it leads to Tolfa, following a solitary road crossing a breath-taking landscape through the savage Tolfa Mountains filled with medieval and Etruscan remains concealed and submerged by bushes and trees, forgotten by everybody. Here, time seems suspended  and the landscape is crossed by strong horses and long bowed horns cows, browsing the meadows disseminated by numberless stones thus giving movement to and almost immobile scene. While visiting Tolfa, don’t forget to reach the Rocca Frangipane, probably of Longobardian origins, from where you have a wonderful view of the surrounding landscape.

Tolfa-Rocca Frangipane 1 RCRLB

Tolfa-Scorcio sui tetti 1 RCRLB

From Tolfa, two are the possible deviations, both leading to Tuscania, which we’ll meet on the way. The first road takes the tourists to the sea driving along a wonderful landscape through Allumiere, the rural hamlet of Farnesiana and the remains of Cencelle, fortress-town abandoned in the middle of a wide plain and identified by ruined towers, easily visible from far.

Cencelle-Rovine 10 RCRLB

The road enters the Via Aurelia which leads to Tarquinia, rich in medieval monuments and with a Unesco patronage Etruscan necropolis. After a careful visit to this interesting area – a real must  – the tour continues along the Via Tarquiniense, direction Tuscania, crossing green meadows and wheat spaces and reaches the ancient farm of Montebello (on the right), the castles of Ancarano and Pian Fasciano (one in front of the other) dominating river Marta flowing through a savage and sometimes concealed valley. As an alternative, from Tuscania it is possible to reach the Roccaccia di Respampani driving along Via Cassia. The Roccaccia di Respampani is worth a short stop for its interesting structure and landscape (flyfishing addicts may have a try in the attactive –and not so easy – water of Biedano River, flowing deep in the valley, in the “middle of nowhere”…). The alternative trip from Tolfa leads to Canale Monterano and to the deviation to Manziana, on Via Claudia-Braccianese. Very suggestive is the Ghost town of Monterano Vecchia, with the ruins of Ruspoli Palace, that reminds of the pictures of Grand Tour.

Monterano Vecchia-Palazzo Ruspoli, scorcio RCRLB

Monterano Vecchia-Palazzo Ruspoli, panorama 1 RCRLB

Once crossed Oriolo Romano (“ideal hamlet” of XVII century) with its beautiful Altieri Palace the tourist enters the province of Viterbo and reaches Blera after some chilometers. Blera is of Etruscan origins and is rich in remains of Villanova, Etruscan, Roman and Medieval eras. The Regional Marturanum Park is one of the best examples of cohabitation of nature and remains of the ancient times. It belongs to the municipality of Barbarano (another wonderful fortified hamlet really worth a visit). The park offers the nature lovers all the best they desire to spend peaceful days in full contact with the environment. From Blera, the tourist will follow the way to the small village of Civitella Cesi and, short before reaching it, the San Giovenale Castle and its archeological area, delimited by a steep overhanging the Valley of river Vesca.

S. Giovenale-Castello, scorcio 2 RCRLB

From Blera, the Via Cassia takes to Viterbo crossing the interesting area of Castel d’Asso, a medieval hamlet built on an Etruscan previous village with tombs and inscriptions of this ancient people.

Castel d'Asso-Porta e Torre del Rivellino 1 RID

Castel d'Asso-Torre del rivellino 3 RID

From Viterbo, the Via Tuscanese takes to Tuscania but before reaching this town there is small road on the left driving to a red farm. After the farm, there is Castel Cardinale, of private property. This is one of the most interesting stops of this trip. The castle, with many curious local histories, is on the top of a small hill on the bottom of a tufa valley not far from a stream.

Castel Cardinale-Veduta della collina 2 RID

Castel Cardinale-Veduta 2 RID

Tuscania is worth a longer visit with its fortified Rivellino Palace, the wonderful Romanesque churches of Santa Maria Maggiore and San Pietro, the lovely Marta Valley, the Belvedere of Torre di Lavello and much much more.

Tuscania-Panorama dal Belvedere 1 RCRLB

Tuscania-Rivellino, rovine 1 RCRLB

From Tuscania the road takes to Marta and Lake Bolsena. A short distance before Marta, there is Castell’Araldo (built by the Templars) and not far from here, the Castle of Monte Leano, with its broken tower known as Forchetta del Diavolo (Devil’s Fork).

Mti Volsini-Torre di Monte Leano RCRLB

Following the Via Verentana and the road leading to Montalto, it is possible to move toward the sea and visit two other interesting areas, Castellardo – near Canino – and Castelvecchio, not far from Arlena di Castro. It must be noted that these two spots are really very hard to be found and such a trip is only for those who like adventure. Much easier is the way to Lake Volsino (another name by which Lake Bolsena is known). The road runs along the lake and reaches Montefiascone, famous for its wine “Est! Est! Est!”, and dominated by the remains of the Rocca dei Papi, worth a visit not only for its archeological presence but also for the relaxing sight it offers on the whole lake. Once left Montefiascone the trip continues to Bolsena, still running around the lake. Bolsena, famous for the Miracles of Santa Cristina, has a wonderful medieval hamlet – for sure, one of the most beautiful of Latium – and the Rocca dei Monaldeschi (Monaldeschis’ Fortress) now hosting an interesting museum.

Bolsena-Rocca Monaldeschi 2 RCRLB

Bolsena-Scorcio 4 RCRLB

Once visited Bolsena, it is time to go back to Montefiascone (don’t miss the small but very nice Church of San Flaviano) and take the road leading to Celleno and Bagnoregio. At the end of this road, a sign indicates the way to reach Ferento, with its open air theatre (worth a visit). Civita di Bagnoregio – known as “The Dying Town” due to the erosion which is destroying the hamlet – almost suspended on a unique valley – known as “Valle dei Calanchi” which no equal in the world. After the visit to Civita di Bagnoregio – it takes a few hours but should not be missed – the tourist goes back to Lake Bolsena and again to Montefiascone, to Viterbo and to Orte via SP Ortana (SP 151). A few chilometers before the deviation (to the right) for Soriano nel Cimino, there is a road sign indicating Castello di Corviano, with a lovely archeological site, worth a visit (leave the car in the nearby and go by foot). Another road sign (Chia) on the left suggests a visit to the Tower of Chia, the manor where Pier Paolo Pasolini spent his last years.

Castello di Chia 1 RCRLB

From Chia, the visitor should go back toward Soriano and take the highway to Orte, another small town worth a visit. From Orte, the next stops will be Gallese and Civita Castellana (from Orte, look for Orte Scalo – that’s Orte Railways Station). The road enter a major road (Via Flaminia) and a few chilometers from Civita Castellana the remains of Rocca di San Leonardo appear on the right. This almost destroyed Rocca rests in the area called “Borghetto”. Following the direction to Rome (turn to right) the road passes on the back of this castle (also known as “Andosilla Castle”) and takes us to Civita Castellana with its interesting Duomo and Forte Sangallo (both worth a visit). Not far from Civita Castellana, the shape of Monte Soratte (Soratte Mountain) carves the sky on the way to Rome. We are in the area known as Agro Falisco, whose landscape gave Goethe and other famous travellers of the past the clue for their masterpieces. Following the road to Rome, on the right we find the sign to Faleria, with its Castello di Paterno (Paterno Castle) unfortunately almost distinguishable from the brambles covering the structure. Once crossed Faleria, a small sign on the right shows the way to Castello di Foiano (Foiano Castle) where you make take a rest and appreciate the area. Calcata is not far and lays on the top of a rock hill, destroyed by an earthquake in the ancient years and now restored and inhabited – since the ‘70s – by families of artists offering their masterpieces to the thousands of tourists coming from all over the world.

Borghetto-Rocca di S. Leonardo RCRLB

From Calcata, a path crossing river Treja leads to the abandoned Castle of Santa Maria (Santa Maria Castle) of which only a short tower reminds the visitors the existence of some sort of civilisation. The whole Agro Falisco is dotted with remains of towers and castles, very often difficult to be located and found due to the thick vegetation . The most interesting spots are near Nepi and Castel Sant’Elia (Torre di Isola Conversina, Porciano Castle, Castel d’Ischia, Castel Filissano…). From Nepi, reaching the Via Cassia near Settevene is a matter of minutes, thus closing this long itinerary.

Translation by Osvaldo Velo (http://flyfishingtuscia.com/)
Recommended accommodations: 
Tolfa (RM)“Fontana del Papa”
Roccalvecce (VT) “Castello Costaguti”

Villa Catena presso Poli

Villa Catena-Veduta 2 RCRLB

Uno scorcio dell’elegante, cinquecentesca Villa Catena, appena emergente dalla fitta vegetazione che ormai sta ricoprendo il sito. Si tratta di una delle ville abbandonate più misteriose del Lazio, risalente al Seicento e soggetto di alcuni dipinti all’epoca del Grand Tour che la resero celebre fra i vedutisti di tutta Europa. Siamo nell’Agro Polense, un territorio ricco di fascino storico, artistico e paesaggistico a pochi chilometri dalla Capitale.


Navigazione rapida

La lista è strutturata in ordine cronologico: in alto il post più recente, in basso quello più vecchio. Clicca sull’articolo che vuoi leggere!

ITINERARI LAZIALI:

Il Parco Regionale dei Monti Simbruini: nei paesaggi dello Spirito

Acuto, piccolo mondo agreste a due passi da Fiuggi

Roccalvecce, borgo segreto fra Viterbo ed Orvieto

La vecchia Toscanella, “tempio del vedutismo” nel cuore della Maremma Laziale

Dai vicoli medievali di Veroli all’Abbazia di Casamari sulle tracce di simboli magici

Celleno, l’altra Civita

Civita di Bagnoregio, “la città che non muore più”

Il Castello Orsini-Odescalchi di Bracciano e la Stanza di Isabella

Cineto Romano e il “Pozzo senza fondo”

Rocca di San Leonardo a Borghetto

La “città perduta” di Tusculum e le sue romantiche vedute

Castel Cardinale, un maniero segreto fra Viterbo e Tuscania

– Nella Valle dei Calanchi ad aprile, sulla “Via delle Creste”

– Attraverso l’Agro di Vejo lungo la “Strada dei Parchi”

– La Certosa di Trisulti: arte e sapienza tra le foreste dei Monti Ernici

Rocca Guidonesca di Rocchettine

– Fra Sant’Oreste e Ponzano: paesaggi bucolici e sorprendenti a mezzora da Roma

– Torre Alfina: dove il Lazio diventa fantasia

Casperia, la regina della Sabina Tiberina

Sermoneta: benvenuti nel Medioevo

Il Lazio, la “terra dei laghi”

I Monti Lepini e la riscoperta di un’antica civiltà rurale

Il Castello Longobardo di Vicalvi fra storia e mistero

Il Centro Moutan: un paradiso di peonie alle porte di Vitorchiano

Il mondo fantastico di Calcata

La “città fantasma” di Monterano Vecchia

Castiglione in Teverina, piccola “capitale del vino” del Lazio

Anagni, la città dello “Schiaffo”

La Sabina Tiberina: ritorno all’Arcadia

I miracoli di Santa Cristina a Bolsena

La nobiltà decadente di Montecalvello, dimora segreta di Balthus

Il “Sacro Bosco” di Bomarzo

Lungo il Cammino di Francesco, da Rieti ad Assisi

Rieti Sotterranea, la magia di una scoperta

Le Terre della Farnesiana

Borghi e paesaggi “segreti” della Ciociaria (parte 3: da Roccasecca a Terelle)

Il fascino della Viterbo medievale

Alatri: la “città dei Ciclopi” e dei simboli templari

Borghi e paesaggi “segreti” della Ciociaria (parte 2: da Frosinone ad Aquino)

Borghi e paesaggi “segreti” della Ciociaria (parte 1: da Serrone a Fumone)

Borghi e paesaggi “segreti” della Tuscia (parte 3: da Bolsena a Centeno, con ritorno in Maremma)

Campo Soriano e la Rava di San Domenico

Borghi e paesaggi “segreti” della Tuscia (parte 2: da Viterbo a Sermugnano)

Borghi e paesaggi “segreti” della Tuscia (parte 1: da Roma alla Farnesiana)

Il Castello di Fumone e la tragica storia del “Marchesino”

La Caldara di Manziana

La Piramide di Bomarzo

Le rovine dell’Abbazia di Piantangeli

Luni sul Mignone, cuore segreto d’Etruria

Il Revòtano di Roccantica

I castelli perduti della Tuscia

I castelli perduti della Ciociaria

I castelli perduti della Sabina

Alla scoperta delle città megalitiche del Lazio

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ALBUM FOTOGRAFICI TEMATICI:

Il campanile di Casalattico

Aprile nella Valle del Farfa

Sulla Strada dei Vini e dei Sapori della Teverina Viterbese all’inizio della primavera

Lungo la Santa Severa-Tolfa, nel selvaggio “West” del Lazio

– Paesaggio sabino a Colle Sala

Il presepe con le balle di fieno di Selci

Scorci di Orte, aspettando l’Ottava Medievale

I panorami dai Cappuccini di Albano

Le rovine di Cencelle ad aprile

– Nella Valle dei Calanchi ad aprile, sulla “Via delle Creste”

– Attraverso l’Agro di Vejo lungo la “Strada dei Parchi”

– Monte Piantangeli ad aprile

– Ferento: architettura e paesaggio

– Fra Sant’Oreste e Ponzano: paesaggi bucolici e sorprendenti a mezzora da Roma

– Autunno nei boschi del Monte Cimino


Il Lazio, la “terra dei laghi”

Il Lazio non è certo conosciuto come una “terra di laghi”. Ciò rappresenta un vero e proprio paradosso in quanto la grande varietà e quantità di specchi d’acqua presenti in questo territorio le fa tenere un primato nazionale: si spazia dai laghi costieri a quelli vulcanici, dai bacini artificiali ai laghi glaciali, da quelli sorgivi e carsici a quelli palustri e residuali. Ogni lago è circondato da un paesaggio a sé, dalle caratteristiche ben precise che meritano di essere preservate, conosciute ed apprezzate, in quanto, al di là del fattore-acqua in sé, si tratta di ambienti tanto belli quanto delicati, ricchi non solo dal punto di vista della flora e della fauna ma anche sotto l’aspetto storico, culturale, agricolo.

Il Lago Albano, uno dei più famosi del Lazio

Il Lago Albano, uno dei più famosi del Lazio

Nei pressi o direttamente sulle sponde di questi laghi si trovano infatti coltivazioni di tipo tradizionale nonché borghi e siti archeologici, a testimoniare naturalmente che gli insediamenti vicini alle risorse idriche si perdono nella memoria dei tempi. E non può essere un caso se la civiltà di Roma (ma anche quella etrusca) nacque proprio in una terra così colma di riserve d’acqua, sia fluviali che lacustri.

Il Lago di Bolsena con l'Isola Bisentina

Il Lago di Bolsena con l’Isola Bisentina

Anche intorno ai laghi artificiali – che oggi offrono scenari inediti e favolistici -, sorti da quelli che un tempo furono dei fiumi, troviamo i segni di una storia vetusta.

Lago del Turano, panorama da Antuni

Lago del Turano, panorama da Antuni

Iniziamo proprio dai bacini realizzati a scopo idroelettrico. Da ovunque si provenga, i laghi del Salto e del Turano, nel Reatino, offrono delle vedute inconsuete ed inaspettate che si lasciano scoprire man mano che le sinuose strade si fanno largo fra boschi fittissimi e scorci rocciosi. Abitati che ci raccontano degli incastellamenti alto-medievali per poi aprirsi in queste grandi distese d’acqua che con le loro continue ramificazioni rimandano ai fiordi del Nord-Europa, mentre i castelli e le rocche in rovina che ogni tanto fanno la loro comparsa ricordano certi paesaggi scozzesi.

Castel di Tora-Panorama verso Antuni

Castel di Tora, panorama sul Lago del Turano ed Antuni

Lago del Turano-Paesaggio

Il Lago del Turano visto da Colle di Tora

Lago del Salto-Diga della centrale idroelettrica

Lago del Salto, diga della centrale idroelettrica

Lago del Salto-Panorama dalla diga

Lago del Salto, panorama crepuscolare dalla diga

Rocca Vittiana-Panorama sul Lago del Salto

Panorama sul Lago del Salto da Rocca Vittiana

Poggio Poponesco-Panorama sulla Valle del Salto

La Valle del Salto dalla Rocca di Poggio Poponesco

L’ultimo della “famiglia”, fra quelli reatini, lo Scandarello, emerge nella più distesa conca di Amatrice e dona una vista assai suggestiva della catena della Laga. Pochi chilometri a nord di Roma, in una delle prime riserve naturali del Lazio, si allarga il bacino di Nazzano, considerato come un “lago”, ma che è in realtà un’ampia ansa del Tevere sbarrata da una diga. Scendendo poi verso sud, in Ciociaria, nella grande piana del Liri, troviamo il Lago di San Giovanni Incarico, circondato da fertili campi coltivati. Al confine col Molise inoltre il Lago di Cardito si apre fra montagne maestose.

Lago di Scandarello-Veduta dalla Salaria

Veduta del Lago di Scandarello dalla Via Salaria

Lago di Nazzano

Lago di Nazzano

Passando ai laghi carsici, essi si presentano nelle più diverse forme e dimensioni, a seconda dell’altitudine e della morfologia del territorio. Il più esteso è senza dubbio il Lago di Canterno, a poca distanza da Fiuggi, pittoresco per l’effetto dato dai Monti Ernici che, soprattutto al tramonto, vi si specchiano con le loro alte cime rosate e coperte di neve d’inverno.

Lago di Canterno-Scorcio dalla rive

Il Lago di Canterno con la Rotonaria

Il Lago di Canterno è anche noto per il fatto di cambiare sensibilmente forma e grandezza nel corso degli anni, ciò che lo fa definire come un “lago fantasma”.

Lago di Canterno

Lago di Canterno

Lago di Canterno

Lago di Canterno

Lago di Canterno-Scorcio

Pescatore sul Lago di Canterno

Lago di Canterno visto da Trivigliano

Lago di Canterno visto da Trivigliano

Più defilati ma ancor più affascinanti i laghetti che punteggiano i grandi altopiani del Cicolano, a monte del già citato Lago del Salto: ossia i laghi di Rascino, Petrella, Aquilente, Cornino che formano uno dei complessi ambientali più straordinari del Lazio. Non lontano, lo sperduto Lago della Duchessa, amatissimo dagli escursionisti, costituisce un unicum nella regione: forse residuo di un remoto ghiacciaio, sorge in una spettacolare conca rocciosa dall’aspetto ostico e selvaggio dove è facile avvistare grifoni in volo.

Lago di Rascino

Lago di Rascino

Lago di Rascino-Masseria

Antico casale nei pressi del Lago di Rascino

Lago della Duchessa-Grifone in volo

Grifone in volo sul Lago della Duchessa

Ancora nel Reatino troviamo altri tesori naturalistici. La boscosa Val Velina è punteggiata da numerosi bacini di piccole dimensioni: i più importanti sono il Lago di Cotilia, caratterizzato da acque solfuree (c’è una stazione termale), e quello di Paterno, che occupa una dolina ed è impreziosito dai ruderi di una villa romana.

Lago di Paterno

Lago di Paterno

Sorgenti di Cotilia

Sorgenti di Cotilia

Più a nord, al confine con la Provincia di Perugia, fra i Sibillini e la Laga, troviamo infine i Pantani di Accumoli, piccoli specchi d’acqua che impreziosicono immense praterie. Fra i Monti Ausoni e il Mar Tirreno, in Provincia di Latina, solo di sfuggita dalla Via Flacca si nota il Lago di San Puoto, legato ad una leggenda di una città perduta sommersa. In un contesto completamente diverso, nel cuore dei verdi Monti Lucretili, i due graziosi Lagustelli di Percile (Fraturno e Marraone), sono meta di rilassanti gite. Camminando invece sulle cime carsiche dell’anti-Appennino e del pre-Appennino (in particolare sui Monti Lepini) è facile imbattersi nei tanti volubri che nonostante le modeste dimensioni costituiscono degli habitat ricchissimi per rettili, anfibi e insetti rari.

Campo di Segni

Laghetto sul Campo di Segni

Quasi sempre di natura sostanzialmente carsica, i laghi sorgivi sono sicuramente una delle più belle sorprese del Lazio. Molto differenti fra loro, confermano la straordinaria ricchezza d’acqua della regione. Si passa dall’ameno Lago di Giulianello, risorgenza vulcanica ai piedi dei Colli Albani, alle magnifiche sorgenti di Ninfa e Posta Fibreno: sul primo si adagiano le famose rovine di una città medievale, formando un quadro di romantica bellezza; il secondo è celebre fin dall’antichità per un’isola galleggiante citata da Cicerone (la “rota”) ed oggi è particolarmente apprezzato per le acque incredibilmente limpide e per l’atmosfera di grande relax; è navigato da un tipo di semplice imbarcazione detta “naue”. Indimenticabile il panorama dall’omonimo paese di Posta Fibreno.

Lago di Giulianello

Lago di Giulianello

Laghetto di Ninfa con il Castello Caetani

Laghetto di Ninfa con il Castello Caetani

Lago di Posta Fibreno-Veduta da Posta Fibreno

Il Lago di Posta Fibreno visto dall’omonimo paese

Lago di Posta Fibreno-Isola galleggiante

L’Isola galleggiante sul Lago di Posta Fibreno

Lago di Posta Fibreno-Naue al crepuscolo

Lago di Posta Fibreno, una “naue” al crepuscolo

Riflessi al tramonto sul Lago di Posta Fibreno

Riflessi al tramonto sul Lago di Posta Fibreno

Limpidezza delle acque del Fibreno

Limpidezza delle acque del Fibreno

Lago di Posta Fibreno, vegetazione ripariale

Lago di Posta Fibreno, vegetazione ripariale

La Conca di Rieti, oltre ad offrire un paesaggio rurale fra i più intatti della regione, è sempre stata generosa d’acqua in quanto attraversata dal Fiume Velino, rifornito da imponenti sorgenti. Fino a non molti decenni fa la piana era soggetta ad alluvioni finché gli ultimi interventi in epoca fascista non conclusero una lunga serie di opere di bonifica iniziate peraltro con decisione sin dagli antichi Romani, che prosciugarono il Lacus Velinus, dando vita, com’è noto, alla celebre Cascata delle Marmore. Residui di questo antico bacino sono i tre laghi palustri di Ventina, Lungo e Ripasottile, che oggi è possibile visitare facilmente grazie ad una rete di sentieri naturalistici e piste ciclabili.

Lago di Ripasottile

Lago di Ripasottile

Lago di Ventina

Lago di Ventina

Lago di Ventina-Ninfee

Lago di Ventina, ninfee

Laghi Lungo e Ripasottile da Rivodutri

Laghi Lungo e Ripasottile da Rivodutri

Tornando al Basso Lazio, possiamo ammirare una lunga serie di laghi costieri: più a nord troviamo quelli compresi nel Parco Nazionale del Circeo (di Fogliano, dei Monaci, di Caprolace, di Paola) che offrono vedute immagini senza tempo con paludi, bovini al pascolo e scorci mozzafiato sui Monti Lepini, sulle splendide dune e sul promontorio del Circeo. Nel loro entroterra numerosi altri specchi d’acqua potrebbero essere annoverati come i residui delle Paludi Pontine ma finora purtroppo quasi mai sono stati resi noti ed accessibili (Laghetto Granieri, Laghi del Vescovo, laghi di Mazzocchio e San Carlo, ecc…). Spostandoci nel Sud Pontino, il frastagliato Lago di Fondi è il fulcro di una vasta produzione ortofrutticola e da qualche anno è divenuto un’area protetta. Ancora più a mezzogiorno, verso Sperlonga (e dirimpetto al già citato Lago di San Puoto), è il semisconosciuto Lago Lungo da cui si ha una vista insolita e stupenda del Circeo che da qui appare come un’isola.

Lago di Fondi

Lago di Fondi

Il Lago di Paola con lo sfondo del Circeo

Il Lago di Paola con lo sfondo del Circeo

Il Lago di Paola visto dal Circeo

Il Lago di Paola visto dal Circeo

Infine i laghi vulcanici, la vera peculiarità del Lazio, che detiene in questo caso un primato addirittura europeo. Sono quattro i complessi vulcanici nella regione: Laziale, Sabatino, Cimino-Vicano, Volsino, ognuno dei quali ha dato luogo ad un certo numero di laghi.

Lago Albano, veduta da Via dei Laghi

Il Lago Albano dalla Via dei Laghi, scorcio celebre nei dipinti del Grand Tour

Lago Albano-Tramonto

Tramonto sul Lago Albano

Lago di Nemi-Scorcio presso Nemi

Un altro scorcio più volte rappresentato nei dipinti: il Lago di Nemi dalla passeggiata verso Genzano

Lago di Nemi, tramonto su Genzano

Lago di Nemi, tramonto su Genzano

Lago di Nemi, scorcio delle rive da Nemi

Lago di Nemi, scorcio delle rive da Nemi

Lago di Nemi, veduta da Genzano

Lago di Nemi, veduta da Genzano

Mentre i laghi dei Colli Albani, cioè quelli di Castel Gandolfo e Nemi, presentano un paesaggio per lo più boscoso e in alcuni punti aspro, la maggior parte dei laghi dell’Alto Lazio mostrano invece un territorio caratterizzato anche da ampie e dolci colline coltivate o lasciate al pascolo: è il caso dei laghi di Bolsena e Bracciano e dei più piccoli, ma incantevoli, bacini di Martignano, Monterosi, Mezzano. Costituisce una sorta di “via di mezzo” fra le due tipologie citate lo splendido Lago di Vico, nel cuore dei Monti Cimini, protagonista di vaste coltivazioni di nocciole.

Alba sul Lago di Bolsena

Alba sul Lago di Bolsena

Lago di Bolsena, tramonto dal lungolago di Marta

Lago di Bolsena, tramonto dal lungolago di Marta

Lago di Bolsena, tramonto dal lungolago di Bolsena

Lago di Bolsena, tramonto dal lungolago di Bolsena

Lago di Bolsena, crepuscolo presso Marta

Lago di Bolsena, crepuscolo presso Marta

Lago di Bolsena-Scorcio con rete

Rete di pescatori a Bolsena

Lago di Bolsena-Pescatore in partenza RCRLB

Pescatore in partenza

Lago di Bolsena, gabbiano in acqua a Marta

Lago di Bolsena, gabbiano in acqua a Marta

Lago di Bolsena-Tramonto sull'Isola Bisentina

Lago di Bolsena, tramonto verso l’Isola Bisentina

Lago di Bolsena, veduta da Montefiascone

Lago di Bolsena, veduta da Montefiascone

I laghi vulcanici del Lazio sono quelli che più sono stati interessati da un’antica civilizzazione: resti latini, romani ed etruschi ne fanno un patrimonio archeologico immenso. Nel corso del Rinascimento, queste zone videro il proliferare di ville, giardini e residenze nobiliari.

Lago di Vico

Lago di Vico

Lago di Vico

Lago di Vico

Lago di Vico-Veduta

Il Lago di Vico visto dalla pedana per il parapendio nei pressi di San Martino al Cimino

Celebri sono le ville dei Castelli Romani, soprattutto intorno a Frascati; non meno fulgida, ed oggetto di rinnovato interesse, l’epoca delle signorie dei Farnese, degli Orsini e dei Lante-Della Rovere che hanno lasciato eccezionali testimonianze artistiche intorno ai laghi di Bracciano, Vico e Bolsena.

Lago di Bracciano

Lago di Bracciano

Lago di Bracciano, tramonto presso Anguillara

Lago di Bracciano, tramonto presso Anguillara

Lago di Bracciano, scorcio da Trevignano

Lago di Bracciano, scorcio da Trevignano

Un’ultima chicca sono i “laghi di confine”, vera curiosità per gli appassionati di geografia. Parliamo sostanzialmente di due laghi principali: il Lago di Alviano e Lago di San Casciano de’ Bagni, entrambi artificiali, “in condominio” rispettivamente con l’Umbria (Provincia di Terni) e con la Toscana (Provincia di Siena). Si tratta di luoghi meravigliosi per il dolcissimo paesaggio collinare: rientrano nella regione Lazio rispettivamente le loro rive occidentali e meridionali.

Lago di Alviano-Scorcio

Lago di Alviano

Lago di Alviano

Lago di Alviano

Lago di Alviano

Lago di Alviano

Lago di San Casciano de' Bagni

Lago di San Casciano de’ Bagni

Concludiamo così questo viaggio attraverso i laghi del Lazio, con la speranza di aver fatto conoscere meglio quest’infinita ricchezza ambientale e culturale di cui si parla ancora poco. Per approfondimenti sui misteri, le tradizioni, le leggende che avvolgono i laghi del Lazio si rimanda alle nostre guide “Lazio. I luoghi del mistero e dell’insolito” e “I Castelli perduti del Lazio e i loro segreti”.


Il Castello Longobardo di Vicalvi fra storia e mistero

Il possente Castello di Vicalvi si erge a circa 600 m. s. l. m. sulla sommità dell’omonimo paese della Bassa Ciociaria, alle cui spalle, come fosse l’ennesimo argine difensivo, si alzano i primi contrafforti degli Appennini.

Vicalvi-Castello, panorama 1 RCRLB

Vicalvi-Casali abbandonati ai piedi del borgo RCRLB

Situato su di un colle tra la Valle del Fibreno e la Val di Comino, prossimo ai confini con l’Abruzzo, rappresenta nel Lazio uno dei maggiori esempi di “incastellamento” nei secoli poi inglobato in un tessuto urbano (il “borgo”).

Vicalvi-Castello, Scorcio dalla prima cinta muraria RCRLB

Il fortilizio è munito di ben tre cinte murarie, intervallate da torri, mentre sul piano superiore si aprono numerose bifore, in parte murate. Venne fondato nell’Alto Medioevo a protezione della Val di Comino e, anche se le informazioni pervenuteci sono frammentarie, si suppone che abbia origini longobarde.

Vicalvi-Castello, scorcio dalla seconda cinta muraria 2 RCRLB

Le prime testimonianze risalgono infatti all’VIII secolo, periodo in cui era all’apice il dominio dei Longobardi nella nostra penisola. Nel secolo successivo, prima di diventare un possedimento del Monastero di Montecassino – che vide via via aumentare le proprie prerogative su quei territori, e quindi ridurli a vere e proprie dipendenze – Vicalvi subì le incursioni ed i saccheggi delle orde saracene prima e degli Ungari dopo.

Vicalvi-Castello, accesso al nucelo centrale 2 RCRLB

Nel Cinquecento, a causa della scoperta e dell’utilizzo della polvere da sparo, il castello fu giudicato troppo vulnerabile, e così si decise di fasciare la parte inferiore della cortina e dei torrioni con una scarpa, mentre una torre circolare fu addossata all’attuale rampa che conduce all’ingresso, probabilmente fungendo da pilone per un ponte levatoio ormai scomparso.

Vicalvi-Castello, arco d'accesso alla piazza d'armi 1 RCRLB

Vicalvi-Castello, bifora 3 RCRLB

Vicalvi-Castello, edificio interno principale 2 RCRLB

Durante il secondo conflitto mondiale, poiché non distante dalla Linea Gustav, le truppe tedesche decisero di trasformare il complesso difensivo in un ospedale da campo. Un triste periodo questo che ha lasciato una testimonianza indelebile sulle sue mura: una grande croce rossa, divenuta ormai il simbolo distintivo del castello.

Vicalvi-Castello, veduta con croce RCRLB

Vicalvi-Castello, affresco della cappella RCRLB

Luogo dal fascino lugubre e decadente, il castello di Vicalvi è avvolto da una leggenda un tempo molto nota agli abitanti locali ma ora destinata a cadere man mano nell’oblio. Si narra di una dama, Aleandra Maddaloni, che sarebbe qui vissuta nel XVIII secolo dedicandosi alla lussuria più spregiudicata: era solita, durante le lunghe assenze dello sposo, sedurre i giovani più belli del paese, facendoli poi uccidere da un suo fidato servo.

Vicalvi-Castello, particolari RCRLB

Scoperta infine dal coniuge, questi, furioso, la avrebbe fatta murare viva in una delle torri. Si dice che il suo fantasma vaghi ancora, al tramonto, fra i ruderi del maniero in cerca di nuovi amanti…

Vicalvi-Tramonto verso Posta Fibreno RCRLB

Si può effettuare una visita libera telefonando preventivamente al Comune di Vicalvi e richiedendo l’apertura del monumento. Per maggiori informazioni sulla storia del castello si faccia riferimento al nostro libro “I castelli perduti del Lazio e i loro segreti”.


La “Cattedrale” nella Valle dei Calanchi

Valle dei Calanchi-Cattedrale da lontano 1 RCRLB

Le ardite guglie d’argilla della “Cattedrale” (o “Duomo di Milano”) svettano fra i bianchi calanchi di Bagnoregio: uno dei paesaggi più straordinari d’Italia, oggi candidato a “patrimonio dell’Umanità”. Maggio è il periodo perfetto per visitare la vallata, che – col suo ambiente estremo – non è percorribile per molti mesi dell’anno (in autunno-inverno a causa delle piogge e in estate per via del caldo torrido).  Numerose associazioni locali organizzano escursioni nella zona: fra le tante, consigliamo Ecomuseo della Tuscia (ecomuseotuscia@gmail.it – info@ecomuseodellatuscia.it). Per maggiori informazioni sulla Valle dei Calanchi e su Civita di Bagnoregio si faccia riferimento al nostro libro “Lazio. I luoghi del mistero e dell’insolito”.


Torre di Selce sulla Via Appia Antica

Via Appia Antica-Torre di Selce RCRLB

La suggestiva Torre di Selce si erge nel paesaggio della Via Appia Antica a poca distanza dal Sepolcro dei Grifi. La struttura venne edificata nel XII dalla famiglia Astalli per il controllo del territorio circostante e prende il nome dal materiale di cui è composta. Già ritratte da numerosi viaggiatori nel corso dei secoli, ancor oggi le scenografiche rovine offrono spunti straordinari per la pittura e per la fotografia.


Lago di Posta Fibreno

Lago di Posta Fibreno-Veduta da Posta Fibreno 2 RCRLB

Lo spettacolare panorama sul Lago di Posta Fibreno dall’omonimo paesino, alle porte della Val di Comino. Il bacino, tutelato da una riserva naturale, è famoso per un’isola galleggiante (“la Rota”) formata da torba, rizomi e radici, citata già da Plinio il Vecchio. Per maggiori informazioni si faccia riferimento al nostro libro “Lazio. I luoghi del mistero e dell’insolito”. A chi volesse visitare la zona, si consiglia di contattare l’amico Bernardo Mattiucci dell’Associazione “Outdoor Emotions” (b.mattiucci@outdooremotions.com – 3493215261).


Rovine del Castello Longobardo di Vicalvi

Vicalvi-Castello Longobardo, accesso al nucleo centrale RCRLB

L’accesso al nucleo centrale del Castello Longobardo di Vicalvi, uno dei “manieri perduti” più suggestivi della Ciociaria, le cui vicende ebbero inizio con l’Alto Medioevo e videro il loro drammatico epilogo durante la Seconda Guerra Mondiale. Per maggiori informazioni si rimanda al nostro libro “I castelli perduti del Lazio e i loro segreti”.


Campagna ai piedi di Celleno Vecchio

Celleno-Paesaggio ai piedi del borgo 1 RCRLB

La splendida campagna ai piedi del borgo medievale “fantasma” di Celleno Vecchio, nel cuore della Teverina Viterbese. L’alternanza fra vigneti, uliveti e seminativi, già tipica del paesaggio tradizionale dell’Italia Centrale, è qui arricchita da pascoli solcati da bianche greggi che donano poesia e serenità.


Ciliegi in fiore presso Roccalvecce

Teverina-Ciliegi in fiore presso Roccalvecce 3 RCRLB

Ad aprile il paesaggio fra Graffignano, Roccalvecce e Celleno, nel cuore della Teverina Viterbese, è caratterizzato dalla fioritura dei ciliegi, coltivati intensamente in questa zona: uno spettacolo da non perdere.


Il Centro Moutan: un paradiso di peonie alle porte di Vitorchiano

Ai piedi dei verdi Monti Cimini sorge uno dei giardini più sorprendenti del Lazio. Si tratta del Centro Moutan, situato nell’immediata periferia di Vitorchiano, in località Pallone, un po’ nascosto dall’anonima edilizia moderna. La particolarità del luogo è l’essere la più vasta collezione al mondo di peonie cinesi (15 ettari), qui coltivate con estrema dedizione per il bello. Non un semplice vivaio monotematico, quindi, ma una vera e propria “scenografia floreale” che dialoga in modo raffinato con la natura circostante.

Vitorchiano-Centro Moutan 1 RCRLB

Vitorchiano-Centro Moutan, scorcio con Mti Cimini RCRLB

Centro Moutan-Peona 4 RCRLB

Centro Moutan-Peonia 1 RCRLB

Centro Moutan-Peonia 2 RCRLB

Centro Moutan-Peonia 3 RCRLB

Centro Moutan-Peonia 5 RCRLB

Centro Moutan-Peonia 6 RCRLB

Centro Moutan-Peonia 7 RCRLB

Centro Moutan-Peonia 8 RCRLB

Centro Moutan-Peonia 9 RCRLB

Alle peonie si aggiungono le siepi di iris e i pergolati di glicine, fra cui si snoda il sentiero di visita, estremamente piacevole e curato in ogni dettaglio. Ci si trova così a passeggiare in un ambiente “paradisiaco”, dove profumi inebrianti e colori struggenti si addensano e si compenetrano in modo straordinario per la felicità dei sensi e dell’anima.

Centro Moutan-Pergolato di glicini RCRLB

Centro Moutan-Peonie 1 RCRLB

Centro Moutan-Peonie 2 RCRLB

Centro Moutan-Peonie 4 RCRLB

Centro Moutan-Peonie 5 RCRLB

Centro Moutan-Peonie 6 RCRLB

Alcuni deliziosi casali ricoperti da rampicanti offrono riposo e ristoro: il tutto in quello stile vagamente “british” che unisce eleganza e rusticità e che dopo aver attecchito in Toscana si sta diffondendo anche nella Tuscia.

Vitorchiano-Centro Moutan 2 RCRLB

Centro Moutan-Finestra con rampicante RCRLB

Il Centro Moutan è raggiungibile con dieci minuti d’automobile da Viterbo. Il periodo migliore per godere questo spettacolo è quello a cavallo fra aprile e maggio, quando le fioriture raggiungono la massima intensità. Si può completare ovviamente la gita con una capatina al suggestivo borgo medievale di Vitorchiano, inserito fra l’altro nel nostro itinerario “Borghi e paesaggi segreti della Tuscia, parte 2: da Viterbo a Sermugnano”.

Vitorchiano-Piazza 1 RCRLB

Vitorchiano-Panorama 3 RCRLB

D’altronde la primavera è il momento perfetto per un soggiorno più o meno lungo nella Teverina Viterbese: costituiscono motivi di forte richiamo i colori della campagna, il clima mite, le giornate più lunghe, i numerosi eventi nei paesi e nella vicina Viterbo (in primis “San Pellegrino in fiore”), le escursioni guidate organizzate ogni fine settimana fra siti archeologici e splendori paesaggistici.


Il mondo fantastico di Calcata

Lo scenario offerto dalla Valle del Treja, in particolare nel punto in cui vi si affaccia il borgo di Calcata, è uno dei più splendidi e intatti paesaggi laziali. Siamo nella Bassa Tuscia, a poche decine di chilometri da Roma, per la precisione nell’ancora sconosciuto Agro Falisco, terra di profondi valloni che interrompono una pianura fatta di bucolici pascoli e ordinati noccioleti. Si arriva solitamente a Calcata tramite brevi deviazioni sulle statali Cassia e Flaminia, ma la strada più bella e meno trafficata per raggiungerla è quella che partendo da Campagnano, e passando per Magliano Romano, attraversa una campagna ancora “antica”, situata a cavallo fra due aree protette, il Parco di Vejo e il Parco Regionale della Valle del Treja.

Calcata-Veduta

La vista improvvisa dello sperone su cui si erge il piccolo villaggio, che in primavera e in estate appare come una penisola rossastra in un mare di smeraldo, rapisce lo spettatore e lo proietta in un’epoca indefinita, ove alle suggestioni ispirate dalla natura si aggiungono quelle di un’Età di Mezzo magica e arcana. Sulle vicine rupi poi, celati tra i meandri della vegetazione, sono i resti di insediamenti medievali (come quello di Santa Maria) e falisci (Pizzo Piede, Narce, ecc.), che aggiungono ulteriore interesse alla zona.

Calcata-Panorama

Al borgo vecchio si accede da un’unica porta che si apre tra le fortificazioni e che conduce alla pittoresca piazzetta, sulla quale prospetta il Castello degli Anguillara e dove sono posti tre curiosi troni di tufo. Da qui si snoda un dedalo di strette viuzze, che, talvolta attraversando buie arcate conducono tutte al ciglio del profondo precipizio, il quale rende, a sua volta, Calcata uno dei migliori esempi di paese “fortificato naturalmente”.

Calcata-Porta del borgo

Ricoperte da licheni e costruite in muratura o scavate nel tufo, le case si presentano come modeste e rustiche dimore ove si possono osservare sia antichi portali che resti di profferli. Ad esse si alternano, poi, buie cantine e silenziose grotte, adibite dagli estrosi abitanti a deliziose botteghe o a laboratori artigianali ed artistici. Il borgo è infatti popolato per lo più da artisti e artigiani, alcuni dei quali vennero fin dagli anni ’60 da diverse parti del mondo occupando il paese ormai completamente abbandonato dai Calcatesi, preoccupati, questi ultimi, dalla sua presunta instabilità. Quel che fino ad allora era definito il “paese che muore” (appellativo questo già della più nota Civita di Bagnoregio) ebbe così un’inaspettata quanto repentina “resurrezione”.

Calcata-Piazzetta

Calcata-Portali

Calcata-Casa nel borgo

Il silenzio e la solitudine delle viuzze, i romantici panorami aperti sul vuoto, il suono dolce e costante delle acque del Treja, le irte rupi che chiudono l’orizzonte: sono queste le suggestioni indefinibili che ancor oggi offre questo angolo segreto e nascosto d’Italia, antico punto d’incontro fra Etruschi, Falisci e Romani. Un luogo incantato reso ancor più affascinante dalle leggende che da sempre tracciano la storia di Calcata Vecchia. Una credenza assai diffusa è che il sito ove ora sorge l’abitato di Calcata Vecchia ospitasse un’ara falisca in cui si compivano misteriosi riti magici e propiziatori, forse legati ad arcaici culti astrali. Riti che, pare, vennero ripresi negli anni ’70-’80 del Novecento e che furono reiterati fino a poco tempo fa in qualche grotta nelle forre sottostanti.

Calcata-Vicolo de Il Granarone

Un’altra particolarità di Calcata è legata ad un “reperto” custodito fino a pochi decenni or sono presso la chiesa parrocchiale, e citato anche da documenti risalenti all’Ottocento. Esso consisteva nella più incredibile tra tutte le sacre reliquie: il prepuzio di Gesù. La storia attorno a tale reliquia è alquanto curiosa e animata: per saperne di più si faccia riferimento alla nostra guida “Lazio. I luoghi del mistero e dell’insolito”.

Calcata-Vicolo 2 RCRLB

A dire il vero negli ultimi anni Calcata ha purtroppo perso un po’ della sua vivacità artistica: molti artisti ed intellettuali sono andati via per vari motivi, mentre l’età che avanza per i “pionieri” di quaranta anni fa non è controbilanciata da un “ricambio” generazionale; gli abitanti “stabili”, insomma, sono sempre di meno. Trattorie e attività ricettive abbondano in uno spazio fin troppo esiguo ma l’offerta artistica ed artigianale è divenuta assai minore che in passato. Inoltre non si è riusciti a risolvere l’enorme problema dell’afflusso sbilanciato e disarmonico dei visitatori, che alterna il sovraffollamento di certi week-end al “deserto” durante il resto della settimana.

Calcata-Madonnina 1 RCRLB

Calcata-Particolare con piccione

Forse Calcata sta diventando “fuori moda”? Forse si è definitivamente spenta quell’utopia di un “mondo ideale” che qui tanto venne perseguita in passato e che spinse a viverci? Fatto sta che una vera rinascita del borgo dovrebbe passare dalla riscoperta delle radici più autentiche del territorio, nonché dalla valorizzazione delle sue straordinarie valenze ambientali e archeologiche. E di certo tutto l’Agro Falisco, di cui Calcata è il cuore, se tutelato e reso fruibile nel suo complesso (si pensi al tracciato della Via Amerina), potrebbe non solo offrire spunti per una vera e propria vacanza, superando il misero “mordi e fuggi” delle gite domenicali “da abbuffata” e sviluppando un turismo di livello più alto, ma attrarre anche nuovi residenti alla ricerca di una maggiore qualità della vita, rivitalizzando così i paesi della zona che oggi rischiano di morire davvero.