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Il lato selvaggio della Valle del Farfa

Il selvaggio panorama della Valle del Farfa dal piccolo borgo di Mompeo, nella Bassa Sabina. Una zona caratterizzata dalle ormai famose Gole del Farfa, che celano l’omonimo, limpidissimo torrente, e ricchissima come poche altre di testimonianze culturali, storiche e archeologiche: casali, mulini e ponti, castelli, torri e rocche medievali, pievi, monasteri e abbazie (celebre quella di Farfa), resti di ville romane. Per saperne di più: “Lazio. I luoghi del mistero e dell’insolito – vol. 1”.


Panorama da Montasola

La Sabina Tiberina, com’è noto, è terra di panorami straordinari, fra i più splendidi del Lazio per l’ampiezza delle viste e per la bellezza di un paesaggio rimasto nel complesso assai integro. Uno dei “belvedere” migliori è Montasola, minuscolo e appartato borgo che è sempre più visitato ed apprezzato per i suoi vicoli in pietra tenuti in modo quasi impeccabile e, appunto, per la vista incantevole sulle colline sabine fino al Soratte (e ben oltre nelle giornate terse).


La Rocca di Radicofani da Trevinano

Nell’estremo lembo settentrionale del Lazio, subito a nord di Acquapendente, il paesaggio assume connotati antichi, sia per la sua integrità sia per i grandi spazi, ora agresti ora selvaggi, che “dialogano” con le contigue colline toscane, formando un quadro fermo al Medioevo anche grazie alla presenza di numerosi borghi arroccati e coronati da castelli: come la Rocca di Radicofani, famosa per le gesta di Ghino di Tacco, “conte-bandito” che visse a cavallo fra XIII e XIV secolo imperversando sulla Via Francigena. Fu citato sia da Boccaccio, nel “Decamerone”, sia da da Dante, nel VI canto del “Purgatorio” («Quiv’era l’Aretin che da le braccia /
fiere di Ghin di Tacco ebbe la morte») parlando del giurista Benincasa da Laterina, giudice senese ucciso proprio da Ghino.


Nella “valle magica”…

Eccoci di nuovo in quella che – per primi – abbiamo definito la “valle magica della Teverina Viterbese”, “brand” oggi “saccheggiato” – così come cospicue porzioni di testi dei nostri articoli – a destra e manca da novelli (o improvvisati) reporter e giornalisti, che sembrano aver scoperto di colpo questa meravigliosa zona che noi invece promuovevano da anni… In basso, come una “bomboniera” il borgo medievale di Roccalvecce, dominato dal suo elegante Palazzo-Castello Costaguti. Sullo sfondo il profilo vulcanico dei Monti Cimini. Una zona da assaporare ed esplorare con calma ma anche da tutelare con un parco agricolo, storico e paesaggistico.


Panorama da Torrita Tiberina

Compresa nell’ormai storica Riserva Naturale Tevere-Farfa, Torrita Tiberina è un piacevole paese alle porte di Roma nord, caratterizzato – come la vicina Nazzano – da una notevole qualità della vita. Oltre ad alcuni preziosi monumenti – per esempio le torri della cinta muraria (risalenti addirittura al VII secolo, nell’ambito del cosiddetto “Corridoio bizantino”) da cui il suo toponimo – questo tranquillo e appartato borgo offre un panorama incantevole in ogni direzione sulla Valle del Tevere, che serpeggia con arditi meandri in una zona magnifica fra la Sabina e la Campagna Romana. L’affaccio più emozionante – e uno dei più peculiari dell’intero Lazio – è quello che si apre nei pressi dello slargo principale dell’abitato, a fianco del monumento ai caduti, laddove la profondità del paesaggio (che giunge sino ai Monti Cornicolani e ai Colli Albani), ricorda, all’alba o al tramonto, le vedute dei pittori vedutisti del Grand Tour: colpiscono il Biondo Fiume, con il suo smagliante azzurro nelle belle giornate, e l’integrità complessiva del territorio che si estende in direzione della Capitale (nonostante gli scempi compiuti negli ultimi anni da una politica cialtrona tra Passo Corese e Fiano Romano). Un punto panoramico davvero straordinario quello di Torrita, che meriterebbe una sistemazione migliore con la potatura delle piante che attualmente tendono a celarlo e con panchine inserite in uno spazio pedonale, insieme a un tabellone che ne evidenzi il valore estetico e culturale.


Le colline della Tuscia da Monte Jugo

Torniamo a Monte Jugo dopo un paio di anni e ci meravigliamo per l’ennesima volta della bellezza del panorama che si ammira dalle pendici di questa modesta elevazione vulcanica, situata fra Montefiascone e Viterbo. Siamo sul tracciato della Via Francigena che collega i due suddetti centri, in una tappa famosa per la presenza di un lungo tratto di basolato romano ben preservato dell’antica Cassia. I pellegrini compiono questo percorso con gli occhi colmi di gioia per lo splendore di queste testimonianze e per la dolcezza della campagna viterbese, rivestita a maggio di magnifiche fioriture. Nel periodo primaverile la struggente “ruralità” della Tuscia si esalta ancor più mentre lo sfondo di Montefiascone con la Rocca dei Papi e la grande cupola di Santa Margherita arricchiscono il paesaggio con importanti dettagli architettonici.


Le colline della Sabina Romana

Uno sguardo suggestivo sulle verdi colline della Sabina Romana, dominate dalla mole del Monte Gennaro, una delle cime maggiori dei Lucretili.


Il “paesaggio epico” del Castello di Vulci

Il Lazio è ricco di luoghi fiabeschi, troppo spesso negletti e dimenticati, quasi mai celebrati come meriterebbero. Non è il caso di Vulci, che ogni anno “abbaglia” con la sua strepitosa bellezza migliaia di visitatori: oltre alle importanti vestigia etrusco-romane, il monumento di maggiore attrazione è senza dubbio il Castello dell’Abbadia, con il suo fossato colmo d’acqua, i suoi panorami incantevoli e lo spettacolare Ponte del Diavolo. Ma per rendersi pienamente conto degli elementi “epici” e “fantastici” di questo paesaggio bisogna ammirare dal basso il complesso della singolare fortezza, ossia dal Fiume Fiora. Scesi qui con un sentiero avventuroso, si rimane letteralmente “a bocca aperta” di fronte a tanta magnificenza: un ringraziamento all’amico Luigi Plos (autore della collana di successo “Luoghi segreti a due passi da Roma”) per averci accompagnato ad ammirarla.


Proceno: fra Medioevo e Rinascimento

Nel borgo di Proceno si mescolano il linguaggio medievale – esemplificato dal Castello, oggi Bisoni Cecchini – e quello rinascimentale – simboleggiato da Palazzo Sforza. Ma anche nelle campagne l’atmosfera austera della Via Francigena si sovrappone a quella emanata dall’ordine e dall’armonia “umanistica” del paesaggio procenese, in un mix fra storia e natura di elevatissimo valore storico, culturale ed estetico. Qui nella foto, una vista suggestiva di Proceno dal magnifico tracciato della “variante” della Francigena, sempre più frequentato ed apprezzato dai pellegrini.


“On the road” nei pressi di Bomarzo

Non siamo in una contea rurale degli USA ma nel cuore dell’Italia, nella fattispecie nella stupenda località di Marcolino a Bomarzo, con lo sfondo inconfondibile dei Monti Cimini: ben visibile da Palazzo Orsini, si tratta di un altopiano che non solo offre uno dei panorami più belli di tutta la Teverina umbro-laziale ma anche l’accesso a numerosi siti archeologici. Un luogo che dovrebbe essere conosciuto e valorizzato a livello sia escursionistico sia meramente turistico tramite l’inserimento in un’auspicabile “strada dei paesaggi” che farebbe la gioia di ciclisti e “bikers”.


Fra terme e leggende, alle porte di Viterbo

Una delle zone più interessanti, misteriose e suggestive dei dintorni di Viterbo è senza dubbio quella “termale”, recentemente vincolata dalla Soprintendenza: qui, non lontano dalla Via Cassia antica e dalla Via Francigena, a due passi dalle Terme dei Papi, fra pozze e vasche di acqua solfurea ipertermale, ruderi romani e medievali, casali storici, stradine la cui origine si perde nella notte dei tempi, ogni angolo racconta una leggenda, un aneddoto, una memoria.


Sulle “colline segrete” fra Celleno e Grotte Santo Stefano

Fra Celleno e Grotte di Santo Stefano, nel cuore della “valle magica della Teverina Viterbese”, si estende una vasta area collinare che custodisce un paesaggio di straordinaria bellezza, che però rimane curiosamente “invisibile” da ogni strada asfaltata così come dai paesi che la circondano. “Colline segrete” che costituiscono una rarità a livello geomorfologico per la Tuscia, presentando le argille al posto del consueto suolo litico di origine ignea senza però giungere agli “eccessi” dei calanchi. Un paesaggio dunque di alture coltivate esteticamente affine a quello dirimpettaio dell’Umbria e tuttavia unico nel suo genere poiché appunto circondato dal tipico scenario rupestre etrusco. Con questo articolo pertanto vogliamo invitare a recarsi sul posto i nostri “esigenti” lettori, di cui conosciamo il desiderio di scoprire sempre nuovi “luoghi segreti”.

Il Convento di San Giovanni Battista a Celleno Vecchio
La salita sul ponte di Celleno Vecchio
L’altopiano che cela l’area collinare fra Celleno e Grotte, con lo sfondo degli Appennini

Il percorso è magnifico in mountain bike (e forse anche per downhill), a piedi (per chi ama camminare per chilometri su sterrate) e a cavallo ma è sconsigliato a fuoristrada e moto da cross poiché ad un certo punto il reticolo viario a nostra disposizione attraversa una tenuta privata che – pur senza evidenti divieti – è regolarmente chiusa durante la giornata da sbarre (rosse) e ciò può costituire un serio rischio. Inutile dire che i fotoamatori paesaggisti trovano qui una specie di loro personale “paradiso perduto”, da cui trarre scatti certamente originali e di assoluto rilievo, senza il rischio di riprodurre la solita “cartolina” di scorci già strafotografati (pensiamo al celeberrimo boschetto di cipressi in Val d’Orcia o al Pian Grande a Castelluccio di Norcia). Ad ogni modo, ci troviamo dinanzi ad un patrimonio paesaggistico e culturale inestimabile, da tutelare, valorizzare e promuovere da parte delle istituzioni, in una zona che vede un crescente flusso turistico.

Un casale in rovina, sul ciglio di un burrone

Il percorso inizia dalla località di Acquaforte, che si raggiunge sia dalla Via Teverina (SP5) sia dalla strada che collega Celleno Nuovo con Celleno Vecchio (indicazioni). Da qui – ove si trovano un vistoso lavatoio/fontanile e una sorgente di acqua ferruginosa – si imbocca una carrareccia, sulla destra, che affianca dei campi. La si percorre in costante salita, costeggiando alla nostra sinistra un burrone, fino a giungere ad un bivio sull’altopiano, in vista di un casale che si staglia sullo sfondo. Si piega a sinistra e si rimane sulla strada principale evitando le deviazioni a destra che conducono ad alcune aziende agricole. Giunti sul crinale il panorama è immediatamente vastissimo con il profilo degli Appennini, innevati d’inverno e nel tardo autunno; a destra appare la vallata verso Grotte, tutta a prati e punteggiata da alberi camporili e rari casali; a sinistra si ammira invece una visione inedita e splendida del borgo di Celleno Vecchio, che sembra nascere dal terreno.

L’incantevole paesaggio di questo lembo di Teverina e di Lazio
Alcuni scorci della stupenda campagna fra Celleno e Grotte Santo Stefano
Celleno Vecchio sembra “sorgere” come una visione dal paesaggio coltivato

Superata una sbarra sempre aperta, si scende poi con un primo ottimo panorama a sinistra sulle sottostanti colline, in direzione delle alture di Sant’Angelo. Si arriva quindi ad un bivio, in prossimità di un antico e pittoresco casale.

Panorama sulle colline verso Sant’Angelo di Roccalvecce
Il casale presso il bivio sul percorso

Da qui ci sono possibilità: la prima è scendere a destra (e poi ancora a destra) inoltrandosi in una vallata ricca di fascino, raggiungendo un vecchio caseggiato rurale in abbandono e “girovagando” senza meta in questa ambientazione suggestiva, dominati dalle rupi del plateaux vulcanico sovrastante.

Il casale del bivio visto dalla valle sottostante
Immagini di un vecchio borgo rurale ormai in totale abbandono, sul fondo della vallata

La seconda opzione è prendere la sterrata di sinistra, che dona subito un panorama mozzafiato: si svela ai nostri occhi un paesaggio perfetto, di somma e struggente poesia, con la tipica campagna laziale che alterna seminativi, pascoli, boschi; un paesaggio semplice quanto indifeso, che soprattutto negli ultimi anni sta purtroppo rapidamente scomparendo a causa della diffusione di insediamenti ed opere di ogni tipo, avallata da scandalose politiche regionali volte escusivamente a favorire la speculazione ai danni dei beni comuni. A completare questo “dipinto vivente” concorrono i Monti Amerini, il Terminillo, la Valle del Tevere, il Soratte e i Monti Cimini mentre al centro della scena spicca una strana, piccola rupe solitaria: è la cosiddetta “Pietra dell’Anello”, luogo misterioso, pregno di leggende per gli abitanti locali, che sarà la meta finale del nostro “viaggio”.

Lo spettacolare panorama verso la Valle del Tevere il Terminillo
La grande bellezza del paesaggio della Teverina Viterbese scendendo verso la strada di Magugnano
La “Pietra dell’Anello” al centro del panorama

Ma non è finita qui: pochi passi sulla nostra sinistra ed ecco un’altra visione quasi irreale, ossia il borgo medievale di Roccalvecce incastonato fra i boschi, un’immagine ferma a tanti secoli fa. Tutto ciò ci catapulta in una dimensione senza tempo, arricchita anche da tanti dettagli, come ad esempio un’edicola religiosa in mattoncini che sorveglia la stradina e che per i contadini della zona era di sicuro un importante punto di riferimento.

Il borgo medievale di Roccalvecce nel paesaggio
Una visione ravvicinata della perfezione urbanistica di Roccalvecce
Un’edicola religiosa lungo la stradina di campagna

Il percorso continua fra bei casali purtroppo in rovina e persino una scuola rurale “fantasma”: una sorta di “mondo agricolo fossile” lasciato a se stesso come d’improvviso e conservatosi magicamente intatto. Interessante anche la veduta di Sant’Angelo, il “paese delle fiabe”. Inutile dire che se questi luoghi fossero resi fruibili e “messi in vista” farebbero la felicità di italiani e stranieri amanti del bello e attirerebbero ingenti investimenti immobiliari “di qualità”. Ma tant’è…

Un rudere di casale con lo sfondo di Sant’Angelo, il “borgo delle fiabe”
Altri casali in rovina
La scuola rurale “fantasma”

Dopo poche centinaia di metri la stradina scende ripida sino ad una sbarra, che si attraversa, sbucando poi sulla provinciale fra Grotte e Roccalvecce.

La campagna lungo la strada provinciale di fondovalle, fra Roccalvecce e Magugnano

Attraversata questa, ci si trova ai piedi della Pietra dell’Anello, all’altezza di un prato che si mostra avvolto da una bassa nebbiolina in certe mattine d’autunno: in questi momenti l’enigmatico torrione di tufo diviene quasi inquietante.

La Pietra dell’Anello dal prato immerso nella nebbia, in un pomeriggio di dicembre
Un’immagine ravvicinata della misteriosa rupe solitaria
La Pietra dell’Anello al crepuscolo

Senza farsi intimidire, si va a sinistra lungo la provinciale e dopo qualche metro si prende a destra un sentierino poco visibile che porta in lieve salita all’enigmatica rupe. Il ritorno può avvenire sulla via dell’andata se si è a piedi; se invece si è in mountain bike si consiglia di andare a Roccalvecce e da qui imboccare il “Sentiero dei castelli e delle fiabe” per Celleno ritornando infine al lavatoio di Acquaforte.


Veduta della Rocca Respampani

Una vista suggestiva in una fredda e nuvolosa giornata di gennaio: la seicentesca Rocca Respampani appare in mezzo alla selvaggia campagna della Maremma Laziale, nel Comune di Monte Romano e nei pressi dell’antica Via Clodia. Una vista senza tempo dal valore incommensurabile.


Buon 2022!

Con questa foto di un luogo magico come Celleno Vecchio, auguriamo ai nostri cari lettori un felice 2022 all’insegna della libertà, della scoperta e dell’avventura!


Scorci di Maremma che scompare

Si chiude un altro anno e la speranza è che si chiuda anche questa lunga e drammatica stagione – che dura da troppo tempo – di aggressione e distruzione, a causa della speculazione energetica, di uno dei territori più belli e affascinanti del Lazio: la Maremma Viterbese. Qui ci troviamo non lontano da Tuscania, in direzione di Montalto, ove alcuni panoramici crinali – in primis quello del Formicone – donano panorami mozzafiato sul paesaggio dell’Etruria interna.


Buon Natale!

In una società ormai malata di tecno-scientismo, parlare di Natale potrebbe sembrare ridicolo. Ci rivolgiamo infatti a chi ancora non si è piegato ai nuovi “dogmi” del meccanicismo e del materialismo esasperato e viceversa conserva la propria “parte spirituale” ovvero le proprie radici culturali. A tutti voi, Buon Natale.


Orizzonti dell’anima

Un paesaggio “pulito”, nitido, vuoto di qualsiasi “infezione”: sempre più una rarità in un’epoca caratterizzata da distruzioni “colorate” di “green”… Non solo. La pulizia di quest’orizzonte – sulle colline della Teverina Viterbese – diviene spunto per “ripulire l’anima”, oggi troppo immersa in visioni ristrette e parziali oppure schiacciata da eventi che sembrano prendere una piega drammatica. Punti di vista. La verità è che la bellezza – ben espressa da questo paesaggio iconico del Lazio, con le linee ondulate ed orizzontali della Tuscia e il Soratte sullo sfondo – può esser percepita solo da chi è puro nello spirito mentre rimane del tutto trasparente a chi sia sospinto per lo più da interpretazioni materialistiche e meccanicistiche dell’esistenza. In questo momento più che mai la lotta fra il Bene e il Male è lotta fra la divinità e la spiritualità della bellezza e della libertà da un lato (l’uomo che è specchio di Dio), e dall’orrore e dalla schiavitù del tecno-scientismo dall’altro (l’abominio del transumano). Scegliamo da che parte stare: tertium non datur.


Le Casette di Cottanello: una cartolina dal passato

Come un borgo da fiaba, il minuscolo villaggio pastorale abbandonato delle Casette di Cottanello si adagia fra i pascoli dei Monti Sabini formando una vera e propria “cartolina dal passato”. Un luogo bellissimo, dichiarato recentemente “paesaggio rurale storico” dalla Regione Lazio.


Paesaggio medievale in Sabina

Quest’immagine eloquente del “paesaggio medievale” dell’incastellamento sabino si apre improvvisamente lungo il sentiero per l’Eremo di San Leonardo, perso nel verde dei fitti boschi di leccio: borghi, castelli e luoghi di profonda spiritualità da un lato, natura selvaggia e colli ameni dall’altro, si intrecciano magicamente in questo territorio, uno dei più emozionanti del Lazio e non solo. Nella fotografia appare l’intatto disegno urbanistico di Roccantica – famosa per la leggenda del Revotano – mentre sullo sfondo si vede l’altrettanto splendido borgo di Casperia, nel cuore della Sabina Tiberina. Per saperne di più: “Lazio. I luoghi del mistero e dell’insolito”.


La Valle Aricina dalla strada per Albano

Malgrado lo “sprawl urbano” che ha colpito questa zona come il resto dei Colli Albani, la Conca di Ariccia (nota come “Valle Aricina” e anticamente occupata da un lago) mantiene una sua particolare suggestione per una miriade di motivi: per la marcata morfologia vulcanica, per la completa visione del borgo di Ariccia – uno dei più pittoreschi fra i “Castelli Romani” – nonché per i miti antichi, i ricordi popolari e non ultime le memorie legate al periodo d’oro del Grand Tour quando questo paesaggio veniva immortalato nelle tele dei più grandi “vedutisti” europei del tempo. La foto è scattata dalla strada che – provenendo da Genzano – percorre il bordo del cratere conducendo ad Albano Laziale: uno scorcio “sfuggente” poiché semi occultato da recinzioni, siepi, arbusti spontanei e costruzioni di ogni tipo e che viceversa meriterebbe uno spazio attrezzato per permettere ai turisti di ammirare il panorama con tranquillità non fosse altro per la sua grande importanza storica.