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Il Parco Regionale dei Monti Simbruini: nei paesaggi dello Spirito

Un patrimonio storico-naturalistico straordinario

Situati ai confini con l’Abruzzo, i Monti Simbruini costituiscono una delle aree montane più suggestive ed importanti del Lazio e prendono il nome dal latino sub imbribus (“sotto le piogge”), in virtù dell’elevata piovosità della zona.

Mti Simbruini-Mte Viglio, acero secolare RCRLB

un acero secolare alle pendici del Monte Viglio

Qui, fra vette che superano i 2000 metri, foreste sconfinate e praterie si possono assaporare in molti punti sensazioni di autentica wilderness, accentuate dal fatto che queste montagne sono tuttora poco frequentate e poco conosciute, se non per i rinomati centri sciistici di Livata e Campo Staffi.

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il Monte Tarino visto da Campo Staffi

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il Monte Viglio, la vetta maggiore del gruppo

Tutelati da un vasto parco regionale, istituito nel 1983, i Monti Simbruini custodiscono un patrimonio naturale straordinario, con un ambiente estremamente vario, segnato per un verso dalla presenza dei fiumi Aniene e Simbrivio, che da 2000 forniscono anni acqua a Roma, e per un altro dalla fenomenologia del carsismo, qui particolarmente spiccata: numerose infatti le grotte (sia pur riservate agli speleologi), senza contare la seria infinita di inghiottitoi, doline e campi solcati (da non perdere l’altopiano dei Fondi di Jenne) che rendono quasi ovunque scarsa l’acqua in quota, per poi lasciarla riapparire purissima nelle sorgenti.

Valle dell'Aniene-Fiume Aniene presso Jenne RCRLB

Mti Simbruini-Valle dell'Aniene presso la sorgente RCRLB

due scorci del Fiume Aniene

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le Grotte del Falco, alle pendici del Monte Autore

La flora dal canto suo, oltre al patrimonio boschivo, presenta a seconda dei versanti e degli ambienti fioriture di orchidee, gigli, narcisi, non ti scordar di me, viole, genziane, ecc…

Mti Simbruini-Mte Autore, fioritura di luglio RCRLB.JPG

Mti Simbruini-Mte Autore, fioriture di luglio RCRLB.JPG

fioriture di luglio sulla cresta del Monte Autore

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una salamandra presso il Laghetto di San Benedetto

Ricchissima infine la fauna, che annovera specie rare come il grifone, l’aquila reale, il lupo e, più sporadicamente, l’orso bruno marsicano, ma anche varie specie di tritoni, salamandre e il gambero di fiume, indicatore della purezza delle acque.

Storia, arte e spiritualità

L’area del parco, selvaggia terra degli antichi Equi, appare segnata profondamente dall’opera dell’uomo. Presso Subiaco, in epoca romana Nerone si fece costruire un’incredibile villa con tanto di tre laghetti ottenuti tramite lo sbarramento dell’Aniene.

Mti Simbruini-Gole dell'Aniene da Jenne RCRLB.JPG

le Gole dell’Aniene

L’Arco di Trevi, che ci appare misteriosamente sperduto fra le foreste, costituì un’antica dogana romana lungo una strada che dovette essere relativamente trafficata. Nell’Alto Medioevo poi, accadde una “rivoluzione” fra queste montagne (e per tutta la cultura occidentale).

Monastero di S. Scolastica-Veduta dal S. Speco 2 RCRLB.jpg

il Monastero di Santa Scolastica e Subiaco visti dal Sacro Speco

Su iniziativa di un giovane San Benedetto da Norcia, che proprio qui iniziò la sua esperienza eremitica, nacquero svariati cenobi: oggi, a dominio dei resti dell’antica residenza imperiale, possiamo ancora ammirare i celebri e spettacolari monasteri di Santa Scolastica e del Sacro Speco, custodi di eccezionali opere d’arte e pregni di un’atmosfera di intensa spiritualità.

Monastero del S. Speco-Veduta 1b RCRLB.jpg

il Sacro Speco

I due monasteri e le sottostanti Gole dell’Aniene (che si allungano solitarie sino all’umile e silente Jenne, dove Fogazzaro ambientò “Il Santo”) formano uno dei paesaggi più romantici d’Italia, amato e decantato ai tempi del Grand Tour.

Monastero del S. Speco-Affresco 1 RCRLB.jpg

affresco nel Sacro Speco

Ancora “paesaggi dello spirito” nella vicina Valle del Simbrivio, ove nell’ennesimo scenario di solenne bellezza si nasconde il vetusto Santuario della Santissima Trinità, scavato ai piedi di un’ardita parete rocciosa.

Santuario della SS Trinità 1 RCRLB.jpg

il Santuario della Santissima Trinità

Valle del Simbrivio-Panorama presso la SS. Trinità 1 RCRLB.JPG

la Valle del Simbrivio con Vallepietra visti dal santuario

Poi una serie di piccoli spechi, romitori e chiesette rurali, ben simboleggiati dalle rovine dell’Eremo di Santa Chelidonia, sempre nei pressi di Subiaco. Fra i paesi, invece, merita in primis una menzione speciale il pittoresco borgo-presepe di Cervara di Roma, noto per la sua rupe scolpita, che offre panorami mozzafiato sull’incantevole Valle dell’Aniene, nel punto in cui essa si allarga in una placida conca, sempre circondata da boschi e punteggiata da abitati medievali; oppure Trevi nel Lazio, dominato da un severo castello appartenuto ai Caetani, indiscussi signori di queste terre ai tempi di Bonifacio VIII. La cittadina di Subiaco, dal canto suo, che a prima vista potrebbe sembrare quasi del tutto moderna, letteralmente “nasconde” un rustico centro storico sormontato dalla poderosa Rocca Borgia, oggi in via di recupero ed incluso nel club dei “Borghi più belli d’Italia”.

Cervara di Roma-Veduta 1 RCRLB.jpg

Cervara di Roma

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Jenne

Trevi nel Lazio-Scorcio dal Castello RCRLB.JPG

panorama dal Castello Caetani a Trevi nel Lazio

Categoria a parte invece sono da considerarsi i solitari ruderi di Camerata Vecchia, situati a monte di Camerata Nuova e affacciati sulla Piana del Cavaliere, spartiacque fra Lazio ed Abruzzo.

L’incanto delle stagioni

Senza dubbio, una delle cose più splendide dei Simbruini è il mutare delle stagioni. Le maestose foreste di faggio (con rare intrusioni di acero) guardate dall’alto colpiscono per compattezza e vastità (tra i Simbruini e i contigui Ernici si estende la faggeta più grande d’Europa).

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il Monte Viglio d’autunno

Man mano che ci si avvicina ai fondovalle – ove si fa sentire l’influenza dei fiumi e dei torrenti – la vegetazione si fa più mista, con lecci, carpini, querce, ontani, salici e pioppi.

Mti Simbruini-Faggeta presso Fonte Moscosa 2 RCRLB.jpg

Mti Simbruini-Campo Staffi, faggeta innevata RCRLB.jpg

Mti Simbruini-Faggeta presso Camposecco RCRLB.JPG

Mti Simbruini-Mte Autore, faggeta innevata 1 RCRLB.jpg

Mti Simbruini-Mte Tarino, faggeta all'imbrunire RCRLB

Mti Simbruini-Fondi di Jenne, faggeta RCRLB

Mti Simbruini-Faggeta presso Fonte della Moscosa 3 RCRLB.JPG

faggete

Ne risulta un paesaggio meraviglioso, ricco di colori continuamente cangianti nel corso dell’anno: dallo struggente e malinconico ottobre, con le sue infinite sfumature, al festoso giugno con il verde vivo delle chiome degli alberi e le fioriture di orchidee sui pascoli, passando per il lungo inverno che ricopre di neve le vette e spesso anche i boschi più alti.

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faggi e praterie sul Campo della Pietra ad ottobre

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una delle tante vallette che compongono il suggestivo Campo della Pietra

Mti Simbruini-Colline carsiche a Prataglia 1 RCRLB

autunno sull’Altopiano di Prataglia, a monte di Cervara

Mti Simbruini-Mte Autore, panorama nevoso RID

le vedute del Monte Autore d’inverno

Mti Simbruini-Fondi di Jenne innevati RCRLB

i Fondi di Jenne all’inizio della primavera

Mti Simbruini-M. Tarino RCRLB

il Monte Tarino innevato alla fine dell’inverno

Un paradiso per l’escursionismo

Caratterizzati da un susseguirsi di altopiani circondati da fitte faggete, i Monti Simbruini favoriscono un escursionismo leggero e rilassante.

Mti Simbruini-Fondi di Jenne 6 RCRDC

Mti Simbruini-Campo della Pietra, cavalli RCRLB

il classico paesaggio bucolico degli altopiani simbruini

Del resto, fatta eccezione per le tre cime principali del gruppo, il Monte Viglio (2156 m.), il Monte Cotento (2015 m.) e il Monte Tarino (1997 m.), i Simbruini offrono ampi spazi privi di montagne di un certo rilievo, e quindi perfetti per chi cerca lunghe passeggiate nella natura senza troppa fatica.

Mti Simbruini-Sulla cresta dei Cantari RCRLB

sentiero del CAI verso il Monte Viglio

Mti Simbruini-Vado Ciociaro e Mte Tarino RCRLB

il Vado Ciociaro ai piedi del Tarino

Allo stesso tempo, però, la scalata del Viglio in inverno con la neve riserva difficoltà alpinistiche, mentre la vetta del Tarino si raggiunge solo dopo una bella sgambata.

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ancora il solenne Viglio, la vetta più frequentata dagli escursionisti nel parco

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panorama dal Monte Autore con il Camposecco innevato

Un territorio insomma adatto a tutte le esigenze escursionistiche, ed ottimo anche per l’equitazione grazie alle immense praterie, che non a caso furono usate come set per alcuni film western, fra cui il cult “Lo Chiamavano Trinità”, quasi interamente girato sull’Altopiano di Camposecco.

Lungo il Cammino di San Benedetto

Da qualche tempo i Monti Simbruini sono tornati alla ribalta grazie al Cammino di San Benedetto.

Monastero del S. Speco di Subiaco-Affresco RCRLB.jpg

affresco del Sacro Speco

Ideato da Simone Frignani, redattore della prima guida, si tratta di un lungo trekking di 300 km fra Umbria e Lazio, da Norcia a Subiaco e a Montecassino, che porta il “pellegrino” o il semplice escursionista alla scoperta dei luoghi più significativi della vita di San Benedetto, patrono d’Europa.

Mti Simbruini-Lago di S. Benedetto RCRLB

il Laghetto di San Benedetto, a breve distanza da Santa Scolastica

Mti Simbruini-Cascata di Trevi RCRDC

la Cascata di Trevi, come il laghetto di San Benedetto, toccata dall’itinerario

Il percorso, che attraversa altre importanti aree montuose del Lazio (Reatini, Carseolani-Sabini, Ernici, Cairo), tocca il tratto medio e alto della Valle dell’Aniene, addentrandosi fin nelle pieghe più nascoste delle montagne simbruine, e ha contribuito a far conoscere ad un pubblico senz’altro più vasto e più attento, rispetto al passato, le meraviglie di un territorio che non smette di stupire.

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paesaggio carsico nei pressi di Cervara

E così luoghi come il Sacro Speco di Subiaco stanno vivendo una seconda stagione all’insegna non più soltanto del turismo religioso o culturale di nicchia, ma anche di un approccio silenzioso e profondo, legato alla riscoperta del sé e delle radici della cristianità più vera.


Panorama dalla cima del Monte Rufeno

Mte Rufeno-Panorama dalla cima 1 RCRLB

Lo splendido panorama dalla cima del Monte Rufeno (738 m. s. l. m.), all’estremo nord del Lazio, ove la Provincia di Viterbo confina con la Provincia di Siena. Un’area protetta bellissima, per lo più composta da boschi di querce, tutela questa piccola montagna posta a dominio della Valle del Paglia e di tutta la magnifica zona collinare del cosiddetto “Lazio toscano”: spicca in questo paesaggio senza tempo il Monte Amiata con le sue foreste di faggio e castagno. 


Faggio secolare alle pendici del Monte Gennaro

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Un annoso faggio con i suoi rami contorti, quasi a formare una creatura uscita da una fiaba. E’ un’immagine ricorrente nell’ombrosa Valle Cavallera, alle pendici del Monte Gennaro, nel Parco Regionale dei Monti Lucretili: immagini di montagna e d’incanto “a balcone” su Roma e la sua Campagna.


Panorama da Circeii

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Tempo di mare in questo giugno torrido, e quindi ecco un’immagine a tema: lo spettacolare paesaggio del Circeo visto dalla rovine megalitiche di Circeii, luogo pregno di mistero (“Lazio, i luoghi del mistero e dell’insolito”). 


Emissario Romano del Lago di Nemi

Lago di Nemi-Emissario Romano 2 RCRLB

L’imbocco dell’Emissario del Lago di Nemi, straordinaria opera idraulica-ingegneristica d’epoca romana (o addirittura anteriore). Il tunnel, che sbuca nella Conca Aricina (o Vallericcia), serviva per regolare il livello delle acque del bacino nemorense. I tre fori in alto costituivano un efficace sistema di filtraggio durante i momenti di piena. Ringraziamo i guardiaparco del Parco Regionale dei Castelli Romani per averci guidato nell’esplorazione di questo luogo suggestivo.


Monti Simbruini-Cavalli al Campo della Pietra

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Una serena e placida immagine primaverile dall’altopiano carsico di Campo della Pietra, nel Parco Regionale dei Monti Simbruini.


Veduta di Montecasoli di Bomarzo

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Una veduta dello spettacolare insediamento rupestre etrusco-romano di Montecasoli, cuore dell’omonima riserva naturale nei pressi di Bomarzo.


Villa Falconieri a Frascati

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Villa Falconieri è una delle più belle residenze aristocratiche di Frascati. Di origine cinquecentesca, al suo progetto lavorarono diversi architetti fra cui Antonio da Sangallo il Giovane e successivamente Francesco Borromini. La villa, situata su una collina a poca distanza dal centro abitato, offre una straordinaria vista su Roma e sul territorio circostante e custodisce magnifiche sale affrescate. Fu cara a numerosi viaggiatori illustri del Grand Tour ed è oggi sede dell’Accademia Vivarium Novum a cui va il nostro ringraziamento per averci offerto una splendida visita guidata.


Panorama dalla cresta dello Sprone Maraoni

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Il panorama dalla cima dello Sprone Maraoni (1328 m. s. l. m.) sulla stretta cresta che guarda in direzione della Valle del Sacco. Siamo sul versante “ciociaro” dei Monti Lepini, in una zona il cui carattere di spiccata “wilderness” contrasta nettamente con lo scenario industriale della piana di Frosinone.


Campagna presso Settevene

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La magnifica ed enigmatica campagna in località Settevene, sulla strada fra la Cassia e Trevignano Romano. Appare straordinario che ancora nel 2017 ci siano paesaggi così incontaminati a mezz’ora dal GRA di Roma: eppure questa è la magia del territorio subito a nord della Capitale, un patrimonio immenso da tutelare e far conoscere di più. 


Pascoli primaverili nella Valle del Mignone

Mti della Tolfa-Valle del Mignone, pascolo 3 RCRLB.JPG

Fra aprile e maggio i Monti della Tolfa danno spettacolo. Fioriture spontanee, spesso rare, chiazzano i campi e i pascoli mentre il verde domina su tutto: se ad aprile il fucsia dei siliquastri e il bianco degli asfodeli sono i protagonisti incontrastati del paesaggio, a maggio il “quadro” si fa più complesso, ospitando le prime trebbiature e l’esplosione dei fiori di trifoglio rosso con il loro color carminio. Nella foto siamo nel cuore della Valle del Mignone, ai piedi del Monte Piantangeli, nella zona forse più incontaminata dell’intera Etruria Laziale: mandrie di bovini maremmani e tolfetani e greggi di pecore donano allo scenario un aspetto senza tempo.


Scorcio del borgo di Nemi

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Custode di numerose leggende sin dai tempi più antichi, il Lago di Nemi è dominato dall’omonimo pittoresco borgo collinare, che spicca con le sue case colorate fra i boschi di querce, lecci e castagni dei Colli Albani. 


Lungo la Santa Severa- Tolfa, attraverso il “selvaggio West” del Lazio.

Una delle strade in assoluto più suggestive del Lazio é la SP Santa Severa-Tolfa: celebre tra gli amanti delle due ruote (sia moto che bici) ed utilizzata anche per riprese cinematografiche, essa si snoda per una ventina di km nel magnifico scenario maremmano dei Monti della Tolfa, con i suoi grandi spazi e, alle spalle, lo sfondo azzurro del Tirreno.

Siamo nel settore nord-ovest dell’ex Provincia di Roma, in quella che oggi è chiamata la “Città metropolitana di Roma”, ma giunti piú o meno a metà strada, senza una casa a 360°, tale forzata espressione burocratica (che sembra nata dai sogni dei palazzinari più estremisti o da “tecnici”, burocrati appunto, che forse non sono mai usciti dai propri uffici) si impone in tutta la sua miserabile stupidità. Altro che metropoli! Ci si sente infatti come persi in questo scenario selvaggio e bucolico allo stesso tempo, apparentemente lontanissimi da una grande e popolosa città, dove gli unici abitanti sono i bovini locali dalle lunghe corna ed i rustici cavalli della Maremma. Data la totale libertà e la mancanza di privatizzazioni (la gran parte dei terreni è demaniale o in concessione), lungo la strada ci si può fermare praticamente ovunque e magari scendere nelle vallette che si incontrano di tanto in tanto per ammirare limpidi torrenti e i profumi della macchia mediterranea. Di certo Roma è, per sua (e nostra) fortuna, una “metropoli” assai atipica e questa zona così ben preservata costituisce l’ennesima conferma di come la nostra Capitale sia un patrimonio unico non solo per i suoi monumenti ma anche per il territorio che la circonda e che abbia ben altre vocazioni rispetto a mega-impianti sportivi con annessi grattacieli, grandi opere ed altri inutili ed avvilenti progetti.

Ma torniamo a noi: aprile è un periodo particolarmente indicato per percorrere la Santa Severa-Tolfa (proseguendo verso la Farnesiana o verso Canale Monterano) e per fotografare l’incantevole paesaggio agro-pastorale che la circonda, grazie alle stupende fioriture spontanee sui pascoli e all’esplosione dei siliquastri che chiazzano di fucsia la vegetazione verdeggiante: uno spettacolo da non perdere! Si segnala inoltre la cura dell’arteria in sé, caratterizzata da un buon asfalto e da una complessiva pulizia mentre costituiscono delle vere chicche i muretti a secco e le tradizionali recinzioni in legno dei pascoli, nonché i tipici fontanili bianchi della Tolfa. Tutto ciò concorre a creare un quadro paesistico che esprime al meglio la civiltà rurale del Lazio. L’arrivo finale a Tolfa e l’affaccio mozzafiato dalla Rocca Frangipane sono la degna conclusione dell’itinerario.

Mti della Tolfa-Strada S.Severa-Tolfa 2 RCRLB

Mti della Tolfa-Strada S.Severa-Tolfa 3 RCRLB

Mti della Tolfa-Albero di Giuda RCRLB

Mti della Tolfa-Fioritura di Alabero di Giuda RCRLB

Mti della Tolfa-Vegetazione ad aprile 1 RCRLB

Mti della Tolfa-Fioritura di siliquastro RCRLB

Mti della Tolfa-Torrente, particolare 1 RCRLB

Mti della Tolfa-Orchidea 1 RCRLB

Mti della Tolfa-Strada S.Severa-Tolfa 1 RCRLB

Mti della Tolfa-Pascolo con muretto a secco RCRLB

Mti della Tolfa-Pascolo con bovini 3 RCRLB

Mti della Tolfa-Pascolo con bovini 2 RCRLB

Mti della Tolfa-Pascolo con bovini 1 RCRLB

Mti della Tolfa-Fioritura di margherite RCRLB

Mti della Tolfa-Muretto a secco RCRLB

Tolfa-Rocca Frangipane 5 RCRLB

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Riflessi nel laghetto di Ninfa

Ninfa-Riflessi nel laghetto RCRLB

La primavera è senza dubbio la stagione della vita en plein air. E quindi ville, parchi e giardini storici diventano luoghi speciali da visitare in questo periodo, sperando nella clemenza del meteo. Qui siamo a Ninfa, la “Pompei del Medioevo” come la definì il Gregorovius nell’Ottocento, oggi considerata uno dei giardini “all’inglese” più belli del mondo: le torri merlate alla ghibellina del Castello Caetani si specchiano nel rigoglioso laghetto sorgivo sul quale sorgono le rovine di questa affascinante “città morta”. Si consiglia vivamente la visita di questo straordinario luogo fra aprile e maggio.


Torre Truglia a Sperlonga

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Il fascino del mare d’inverno con una suggestiva veduta di Torre Truglia, nello splendido borgo marinaro di Sperlonga, lungo il litorale della Riviera d’Ulisse.


In volo sulla Valle del Vesca

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Uno stormo in volo punteggia la magnifica Valle del Vesca nel Parco Regionale di Marturanum, fotografata dall’antica Via Clodia, nei pressi di Barbarano. Sullo sfondo, le pendici dei selvaggi Monti della Tolfa che nascondono suggestivi insediamenti protostorici, etruschi e medievali, come Luni sul Mignone.


Paesaggio nel Parco Nazionale del Circeo

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Una romantica veduta in lontananza del Promontorio del Circeo (vedi: “Lazio, i luoghi del mistero e dell’insolito”), dalle spiagge che fronteggiano il Lago di Fogliano, a poca distanza da Latina: uno scenario emblematico del Parco Nazionale del Circeo.


Monte Viglio con le prime nevi invernali

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Il Monte Viglio con le prime nevi della stagione. Amato e assai frequentato dagli escursionisti romani, il Viglio è, con i suoi 2156 m. s.l.m, la vetta principale dei Monti Simbruini, nel cuore della faggeta più grande d’Europa.


Monte Casoli di Bomarzo

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Una veduta del suggestivo insediamento rupestre preistorico ed etrusco di Monte Casoli di Bomarzo, a poca distanza dal celebre Parco dei Mostri.


Calcata e la Valle del Treja a fine novembre

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Lo scenario fantastico di Calcata  e della Valle del Treja a fine novembre. Il borgo tufaceo si protende come una penisola nella vallata che dà il suo meglio nel foliage autunnale.