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Panorama da Paliano

Paliano-Panorama 1 RCRLB.JPG

Un bellissimo panorama da Paliano, cittadina “cerniera” fra la Campagna Romana e la Ciociaria, ricca di vedute notevoli e sorprendenti ma poco conosciute.

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Acuto, piccolo mondo agreste a due passi da Fiuggi

Acuto è un piccolo paese dell’Alta Ciociaria, situato in una zona piuttosto defilata ma al contempo vicinissima ad un’importante direttrice locale come la Via Anticolana e ad un centro turistico di fama internazionale, ossia Fiuggi. Il borgo antico, con le sue scure case di pietra calcarea, appare anche dalla bella Anagni e si mostra incastonato in uno scenario carsico piuttosto brullo ma pittoresco, alle pendici esterne dei Monti Ernici. Terra di pastorizia “a monte” e di agricoltura “a valle”, secondo uno schema “classico” nel Lazio, Acuto offre un paesaggio rurale vario e soprattutto un panorama stupendo sulla florida campagna dell’estremo nord della Ciociaria.

Acuto-Panorama 1 RCRLB

Ai suoi piedi infatti si distendono vasti uliveti che a quota più bassa lasciano lo spazio ai vigneti del Cesanese docg, un rosso straordinario che spesso abbiamo citato nei nostri articoli dedicati alla Provincia di Frosinone e che ha nella confinante Piglio la sua “capitale”.

Mti Affilani-Panorama dalla pista ciclabile fra Piglio ed Acuto 6 RCRLB

Acuto fa parte di un vero e proprio itinerario enogastronomico oggi valorizzato – sia pur fra alti e bassi – dalla “Strada del vino del Cesanese”, che partendo grosso modo da Paliano si snoda sino alle porte di Fiuggi e di Anagni. Quest’ultima compare con le sue torri e campanili proprio di fronte ad Acuto arricchendo un panorama davvero delizioso, in particolare al tramonto quando le luci marcano i profili dei tanti colli che si susseguono verso l’Alta Valle del Sacco ed i Monti Prenestini.

Mti Affilani-Panorama dalla pista ciclabile fra Piglio ed Acuto 7 RCRLB

Il modo più originale e senz’altro piú ecologico per giungere ad Acuto è quello di utilizzare la pista ciclabile che – ricavata da un’ex ferrovia – unisce tutti i paesi della Strada del Vino.

Acuto-Veduta dalla pista ciclabile 1 RCRLB

Il tracciato si svolge in un profumato ed accogliente ambiente mediterraneo: si parte dalla stazione ristrutturata di Pìglio (ristoro e noleggio di mountain bike) e si percorrono a piedi o in bici circa 8 km fino a sbucare quasi direttamente – dopo una salitaccia – sul corso storico di Acuto (evitando l’incontro con la brutta parte nuova dell’abitato) dove si assapora immediatamente quella “vita di paese” di un tempo che la Ciociaria sa sempre regalare. Da qui si arriva all’ingresso del borgo medievale, sancito da una porta affiancata da un poderoso Palazzo Baronale.

Acuto-Palazzo RCRLB

Oltrepassato il varco, si apprezza la semplice architettura in pietra delle case, talvolta ornate da bei portali e bifore. Poco più avanti è un belvedere che merita una sosta.

Acuto-Vicolo 2 RCRLB

Acuto-Vicolo 1 RCRLB

Acuto-Scorcio 1 RCRLB

Acuto-Corso 3 RCRLB

Acuto-Palazzo 2 RCRLB

Acuto-Chiesa di RCRLB

Acuto-Panorama 3 RCRLB

Ad arricchire le attrattive di Acuto sono poi le numerose chiese sparse sul territorio. Alcune, come quella di San Rocco, serbano misteriosi simboli scolpiti e dipinti che studi recenti considerano tracce del passaggio o della presenza stabile dei Cavalieri Templari. Essi, del resto, com’è noto e come abbiamo ampiamente descritto nella nostra guida “Lazio. I luoghi del mistero e dell’insolito”, furono assai attivi nel Basso Lazio.

Mti Affilani-Chiesetta rurale fra Piglio e Acuto RCRLB

Oltre ai monumenti e alla storia, trattorie, ristoranti e rivendite di prodotti locali (oltre ad olio e vino spiccano le carni bovine e la pasticceria secca) completano il quadro di una località senza dubbio gradevole all’insegna delle tradizioni e delle tipicità. Infine, passeggiate in montagna (come quella ai laghetti carsici che sormontano il paese) e in collina ne fanno una meta per chi voglia scoprire la natura e la quiete di questo tranquillo angolo di Ciociaria.


La Certosa di Trisulti: arte e sapienza tra le foreste dei Monti Ernici

Fra i molti luoghi del Lazio che suscitano emozioni profonde, la solitaria Certosa di Trisulti, nei pressi di Collepardo, nell’Alta Ciociaria, merita di sicuro una menzione speciale. Situato ai piedi del Monte Rotonaria ed immerso in un paesaggio fiabesco, fra irte rupi, querceti secolari e orride gole, il complesso monastico si erge elegantemente su uno sprone roccioso, a dominio di un’ampia e selvaggia vallata dei Monti Ernici: fondato nel XIII secolo e ristrutturato tra Seicento e Settecento, oggi appartiene all’Ordine dei Cistercensi di Casamari.

Certosa di Trisulti-Veduta dal Vado di Porca RCRLB

Veduta dall’alto della Certosa di Trisulti

L’attrazione principale della Certosa è costituita dall’antica farmacia – impreziosita da grottesche trompe-l’oeil in stile pompeiano ad opera di Giacomo Manco – ove sono custodite numerose ampolle e bottigliette d’epoca contenenti erbe medicamentose. La conoscenza di rimedi naturali per curare malattie è una tradizione che si tramanda dal Medioevo fra Cistercensi e tuttora viva: verosimilmente preziosi manoscritti di medicina e di erboristeria sono celati nell’antica biblioteca, che conta circa 36.000 volumi. Leggende di sensazionali guarigioni (e guaritori) sono diffuse da sempre fra le genti locali contribuendo al “mito” popolare di Trisulti come luogo magico e misterioso.

Certosa di Trisulti-Farmacia, scorcio 1 RCRLB

L’elegante salottino della farmacia

Certosa di Trisulti-Farmacia, scorcio 2 RCRLB

Simmetrie

Certosa di Trisulti-Farmacia, particolare 1 RCRLB

Porta dipinta

Certosa di Trisulti-Farmacia, orologio RCRLB

Suggestivo orologio che sembra scrutare il visitatore…

Colpiscono poi i numerosi dipinti presenti nel corridoio della farmacia, eseguiti intorno al 1860 dall’artista, filosofo ed esoterista napoletano Filippo Balbi. Fra tutte le rappresentazioni, di chiaro motivo allegorico, spicca quella del quadrato magico del “Sator”: si tratta del misterioso palindromo formato da cinque parole di cinque lettere, che lette partendo da qualsiasi verso danno sempre la stessa formula, ossia “Rotas Opera Tenet Arepo Sator”. Tutto il ciclo pittorico appare come una sorta di “libro alchemico-sapienziale” dedicato al “raffinare” la vita ed i suoi scopi, prodigo di messaggi “ermetici” riservati a pochi iniziati (per saperne di più si faccia riferimento al nostro libro “Lazio: i luoghi del mistero e dell’insolito”).

Certosa di Trisulti-Farmacia, affresco con Sator RCRLB

Sator del Balbi

Certosa di Trisulti-Farmacia, particolare RCRLB

Invito al silenzio…

Certosa di Trisulti-Farmacia, affresco con messaggio RCRLB

Ricordo della bella accoglienza riservata al Balbi

Certosa di Trisulti-Farmacia, quadro 1 RCRLB

Straordinario quadro nella farmacia

Certosa di Trisulti-Farmacia, quadro 2 RCRLB

Ritratto di un farmacista di Trisulti

Oltre alla farmacia è di assoluto interesse la visita alla chiesa, dedicata a San Bartolomeo. Entrando, la prima cosa che colpisce sono i meravigliosi quanto macabri affreschi che ornano i lati della volta, in parte ancora del Balbi: insieme ad una realistica “Strage degli innocenti”, essi descrivono massacri e martirii ai danni di monaci, evidentemente finalizzati a rendere consapevoli i novizi circa i pericoli legati alla missione evangelizzatrice. Poco più avanti sono conservati i corpi di due cavalieri delle Crociate, mentre nell’aula riservata ai monaci si trova uno splendido coro ligneo impreziosito da singolari sculture che ritraggono personaggi buffi o deformi.

Certosa di Trisulti-Chiesa RCRLB

Chiesa di San Bartolomeo

Certosa di Trisulti-Leone nel piazzale della chiesa RCRLB

Scorcio del piazzale antistante alla chiesa

Usciti dalla certosa, dal parcheggio si snoda un viottolo immerso in un folto bosco di querce, che conduce, in discesa, ai piedi di una parete rocciosa. Qui si apre un ampia cavità ove è ospitato il piccolo Santuario della Madonna delle Cese. Secondo un’antica tradizione popolare, nel VI secolo, un eremita scelse di ritirarsi proprio presso la Grotta delle Cese, dove ebbe un’apparizione della Madonna, la quale lasciò impressa sulla roccia la propria immagine. In questo luogo venne in seguito creata una Cappella della Madonna delle Cese. E’ proprio a questo luogo che è legata la storia dell’edificazione della Certosa di Trisulti. Con il passar del tempo, diversi eremiti e pellegrini giunsero in questi luoghi selvaggi, e nella seconda metà del XII secolo vi si recò anche il Cardinale Lotario Conti di Anagni. Egli era solito intrattenersi con un eremita che allora dimorava qui. Questi raccontò al cardinale anagnino di una sua visione profetica, da cui Lotario rimase assai impressionato, tanto da promettere la costruzione di una certosa nei suoi possedimenti. Salito al soglio pontificio con il nome di Innocenzo III, mantenne l’impegno preso e nei primi anni del 1200 vennero iniziati i lavori. Ancor oggi è possibile visitare, tramite una ripida e stretta scalinata, la buia celletta addossata alla parete rocciosa, ove gli anacoreti, che si avvicendarono presso il Santuario, erano soliti ripararsi.

Certosa di Trisulti-Tramonto RCRLB

Tramonto sul campanile della Certosa

Ma le sorprese a Trisulti non finiscono qui. Procedendo lungo la bellissima strada che dalla Certosa conduce a Veroli, si giunge, dopo poche centinaia di metri, ai piedi del Monte Porca, ove inizia un ripido sentiero che, salendo attraverso la folta vegetazione della montagna, termina innanzi ad un piccolo speco, sopra al quale, di tanto in tanto, si forma una lieve cascatella. Qui il monaco benedettino Domenico da Foligno, assieme al suo fedele monaco Giovanni, rimase per circa tre anni in ascesi. Nel 987 Domenico, ispirato da una visione che ebbe nel sonno, decise di avviare l’edificazione di una chiesa e di un monastero. Una leggenda narra che durante i lavori si staccò un enorme masso dal monte, e Domenico, che ne udì il frastuono, disegnò prontamente nel cielo una croce cosicchè di colpo la roccia arrestò la sua discesa, e si fermò a pochi metri dalla chiesa dedicata a San Bartolomeo Apostolo. Di tale struttura, meglio conosciuta con il nome di San Domenico, ed edificata in un interessante stile tardo romanico, si possono ancora osservare i poderosi resti, romanticamente affacciati sulla sontuosa valle del Torrente Fiume.

Monastero di S. Domenico RCRLB

Rovine del Monastero di San Domenico

Non lontano è il Ponte li Santi, legato alle memorie sacre della zona, nelle cui vicinanze si apre peraltro lo spaventoso Vallone Inferno, una lunga e profonda gola dominata da rupi scoscese e fittamente boscose, e che in più punti presenta cascatelle e rapide. Si dice che nella valle si nascondano dolmen e menhir di origine italica. Essi insisterebbero in tutta la zona di Collepardo e il motivo di tale peculiarità non è chiaro. Ci troviamo in ogni caso in un territorio noto per manifestazioni eccezionali del carsismo: dalla spettrale Grotta dei Bambocci, descritta dal Gregorovius nell’Ottocento, allo spettacolare Pozzo d’Antullo, una delle doline carsiche più grandi d’Europa. Probabilmente questi fenomeni naturali influenzarono le popolazioni più antiche dei Monti Ernici, le quali svilupparono un particolare rapporto con la pietra tanto da creare manufatti dal significato astrologico e “sacrale”: come non citare le “mura megalitiche” (o ciclopiche) che cingono numerosi centri storici della Ciociaria (le cosiddette “città megalitiche” di Alatri, Ferentino, Arpino, Segni, Veroli, ecc.) con funzione non soltanto difensiva ma anche religiosa?

Mti Ernici-Mte Porca, panorama 6 RCRLB

Sguardo verso il Vallone dell’Inferno

Mti Ernici-Torrente Fiume, cascata e arco naturale RCRLB

Arco naturale e cascata lungo il Torrente Fiume

Infinite dunque le suggestioni che offre la Certosa di Trisulti con i suoi diretti dintorni. Una giornata non è sufficiente per visitare tutto con la dovuta calma ma al visitatore sensibile può bastare almeno per coglierne l’atmosfera sospesa ed inafferrabile. Prima di andar via si consiglia vivamente di ammirare lo straordinario panorama dal vicino ex-convento di San Nicola, in località Civita, sempre verso Veroli.

Certosa di Trisulti-Veduta da S. Nicola 3 RCRLB

La Certosa da San Nicola

Da qui la certosa appare come un vero e proprio gioiello architettonico incastonato nel superbo scenario montano: forse ci si può interrogare di come sia possibile che tale magnifico paesaggio non sia ancora conosciuto ai più né adeguatamente decantato (e forse questo rimane il mistero maggiore); di certo si torna a casa con la sensazione di aver “scoperto” qualcosa di prezioso e con la voglia di tornarci presto.