Archivi tag: natura

Corbezzolo

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Il corbezzolo, uno dei frutti più deliziosi dell’autunno, riscontrabile in grandi quantità sulle colline del Lazio, in particolare nelle zone caratterizzate da querceti e leccete.

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Tramonto romantico da Poggio Nibbio

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Ancora un’immagine da questa altura ancora poco conosciuta, che regala atmosfere, scorci e panorami di straordinaria bellezza. Ecco un romantico tramonto autunnale verso il Lago di Bolsena, alle cui spalle si erge il Monte Amiata e altre elevazioni toscane. Poggio Nibbio e i Monti Cimini: davvero uno scrigno da esplorare con attenzione. 


Terre selvagge della Tolfa

Mte Piantangeli-Panorama verso Rota 1 RCRLB.JPG

Un magnifico panorama verso sud dal Monte Piantangeli, una delle massime elevazioni dei Monti della Tolfa. Sembra incredibile che nel XXI secolo territori così ampiamente intatti si trovino alle porte di una metropoli, nella fattispecie Roma: eppure questo è uno dei tanti elementi che rendono il Lazio una terra straordinaria. Merito della civiltà delle “università agrarie” (istituzioni di origine tardo medievale che oggi alcuni studiosi iniziano finalmente a riscoprire), ha permesso infatti la conservazione di paesaggi rurali di rara bellezza. Sulla cima del monte, a balcone sulla Valle del Mignone, si ergono i malinconici resti di un’abbazia templare, cui sono legate fosche leggende.


Vedute del Monte Autore a metà ottobre

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Il magnifico panorama che si gode dalle Vedute del Monte Autore, nel cuore dei Monti Simbruini, a pochi km dall’area sciistica di Livata-Campo dell’Osso. Appaiono la profonda Valle del Simbrivio, ricoperta da immense foreste di faggio ed acero e le cime principali dei Simbruini, ossia Viglio, Cotento e Tarino. Sopra i 1600-1700 m. il foliage è già quasi tardo-autunnale, con le distese rosseggianti di boschi mentre più in basso, fino a quota 1.000 circa l’autunno è nel suo colmo più spettacolare, con gli aceri accesi di rosso e di giallo a chiazzare come esplosioni di colore le faggete, che sfumano dal verde delle piante più “pigre” all’arancio e al rosso mattone di quelle più avanti nella depigmentazione.


Monti Cimini-Panorama da Poggio Nibbio

Mti Cimini-Poggio Nibbio, paesaggio 1 RCRLB.JPG

L’altura di Poggio Nibbio (896 m. s. l. m.) è uno dei pochi spazi aperti dei Monti Cimini: caratterizzato da castagni e querce secolari e da estesi prati ricchi di fioriture, offre un magnifico panorama sul Vulcano Cimino e i suoi colli avventizi, nonché su un’ampia parte della Tuscia fino ai primi rilievi toscani. 


Grotte di Nerone al tramonto

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Le Grotte di Nerone, ad Anzio, sono uno dei luoghi più amati e fotografati del Litorale Romano. Caratterizzati dal felice connubio fra i ruderi romani della grande Villa di Nerone e una piccola falesia di macco, costituiscono una felice pausa-verde alla forsennata cementificazione della costa di Anzio. Ecco un tramonto su questo angolo magico, nella malinconia di fine agosto, quando ormai l’estate tende al declino.


L’Orso di Pietra del Circeo

Mte Circeo-Scogliera del Faro, scultura naturale RCRLB

La piccola scogliera del Faro offre uno degli angoli più romantici del Circeo, luogo pregno di magia e mistero. E’ costituita da un declivio roccioso molto accidentato, aperto da grotte e caratterizzato da curiose e talvolta sorprendenti formazioni calcaree: si notano infatti in alcuni punti delle vere e proprie “sculture naturali” create dall’erosione del mare e degli agenti atmosferici, come il cosiddetto “Orso di pietra”, nella foto, che sorveglia un minuscolo laghetto.


Il Parco Regionale dei Monti Simbruini: nei paesaggi dello Spirito

Un patrimonio storico-naturalistico straordinario

Situati ai confini con l’Abruzzo, i Monti Simbruini costituiscono una delle aree montane più suggestive ed importanti del Lazio e prendono il nome dal latino sub imbribus (“sotto le piogge”), in virtù dell’elevata piovosità della zona.

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il tipico paesaggio aperto dei Monti Simbruini

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l’Aniene, ancora torrente, nella località Fiumata

Mti Simbruini-Mte Viglio, acero secolare RCRLB

un acero secolare alle pendici del Monte Viglio

Qui, fra vette che superano i 2000 metri, foreste sconfinate e praterie si possono assaporare in molti punti sensazioni di autentica wilderness, accentuate dal fatto che queste montagne sono tuttora poco frequentate e poco conosciute, se non per i rinomati centri sciistici di Livata e Campo Staffi.

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il Monte Tarino visto da Campo Staffi

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il Monte Viglio, la vetta maggiore del gruppo

Tutelati da un vasto parco regionale, istituito nel 1983, i Monti Simbruini custodiscono un patrimonio naturale straordinario, con un ambiente estremamente vario, segnato per un verso dalla presenza dei fiumi Aniene e Simbrivio, che da 2000 forniscono anni acqua a Roma, e per un altro dalla fenomenologia del carsismo, qui particolarmente spiccata: numerose infatti le grotte (sia pur riservate agli speleologi), senza contare la seria infinita di inghiottitoi, doline e campi solcati (da non perdere l’altopiano dei Fondi di Jenne) che rendono quasi ovunque scarsa l’acqua in quota, per poi lasciarla riapparire purissima nelle sorgenti.

Valle dell'Aniene-Fiume Aniene presso Jenne RCRLB

Mti Simbruini-Valle dell'Aniene presso la sorgente RCRLB

due scorci del Fiume Aniene

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le Grotte del Falco, alle pendici del Monte Autore

La flora dal canto suo, oltre al patrimonio boschivo, presenta a seconda dei versanti e degli ambienti fioriture di orchidee, gigli, narcisi, non ti scordar di me, viole, genziane, ecc…

Mti Simbruini-Mte Autore, fioritura di luglio RCRLB.JPG

Mti Simbruini-Mte Autore, fioriture di luglio RCRLB.JPG

fioriture di luglio sulla cresta del Monte Autore

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una bellissima fioritura di Genziana al Campo della Pietra

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una salamandra presso il Laghetto di San Benedetto

Ricchissima infine la fauna, che annovera specie rare come il grifone, l’aquila reale, il lupo e, più sporadicamente, l’orso bruno marsicano, ma anche varie specie di tritoni, salamandre e il gambero di fiume, indicatore della purezza delle acque.

Storia, arte e spiritualità

L’area del parco, selvaggia terra degli antichi Equi, appare segnata profondamente dall’opera dell’uomo. Presso Subiaco, in epoca romana Nerone si fece costruire un’incredibile villa con tanto di tre laghetti ottenuti tramite lo sbarramento dell’Aniene.

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le Gole dell’Aniene

L’Arco di Trevi, che ci appare misteriosamente sperduto fra le foreste, costituì un’antica dogana romana lungo una strada che dovette essere relativamente trafficata. Nell’Alto Medioevo poi, accadde una “rivoluzione” fra queste montagne (e per tutta la cultura occidentale).

Monastero di S. Scolastica-Veduta dal S. Speco 2 RCRLB.jpg

il Monastero di Santa Scolastica e Subiaco visti dal Sacro Speco

Su iniziativa di un giovane San Benedetto da Norcia, che proprio qui iniziò la sua esperienza eremitica, nacquero svariati cenobi: oggi, a dominio dei resti dell’antica residenza imperiale, possiamo ancora ammirare i celebri e spettacolari monasteri di Santa Scolastica e del Sacro Speco, custodi di eccezionali opere d’arte e pregni di un’atmosfera di intensa spiritualità.

Monastero del S. Speco-Veduta 1b RCRLB.jpg

il Sacro Speco

I due monasteri e le sottostanti Gole dell’Aniene (che si allungano solitarie sino all’umile e silente Jenne, dove Fogazzaro ambientò “Il Santo”) formano uno dei paesaggi più romantici d’Italia, amato e decantato ai tempi del Grand Tour.

Monastero del S. Speco-Affresco 1 RCRLB.jpg

affresco nel Sacro Speco

Ancora “paesaggi dello spirito” nella vicina Valle del Simbrivio, ove nell’ennesimo scenario di solenne bellezza si nasconde il vetusto Santuario della Santissima Trinità, scavato ai piedi di un’ardita parete rocciosa.

Santuario della SS Trinità 1 RCRLB.jpg

il Santuario della Santissima Trinità

Valle del Simbrivio-Panorama presso la SS. Trinità 1 RCRLB.JPG

la splendida Valle del Simbrivio con Vallepietra visti dal santuario

Poi una serie di romitori e chiesette rurali, ben simboleggiati dalle rovine dell’Eremo di Santa Chelidonia, sempre nei pressi di Subiaco. Fra i paesi, invece, merita in primis una menzione speciale il pittoresco borgo-presepe di Cervara di Roma, noto per la sua rupe scolpita, che offre panorami mozzafiato sull’incantevole Valle dell’Aniene, nel punto in cui essa si allarga in una placida conca, sempre circondata da boschi e punteggiata da abitati medievali; oppure Trevi nel Lazio, dominato da un severo castello appartenuto ai Caetani, indiscussi signori di queste terre ai tempi di Bonifacio VIII. La cittadina di Subiaco, dal canto suo, che a prima vista potrebbe sembrare quasi del tutto moderna, letteralmente “nasconde” un rustico centro storico sormontato dalla poderosa Rocca Borgia, oggi in via di recupero ed incluso nel club dei “Borghi più belli d’Italia”.

Cervara di Roma-Veduta 1 RCRLB.jpg

Cervara di Roma

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Jenne

Trevi nel Lazio-Scorcio dal Castello RCRLB.JPG

panorama dal Castello Caetani a Trevi nel Lazio

Categoria a parte invece sono da considerarsi i solitari ruderi di Camerata Vecchia, situati a monte di Camerata Nuova e affacciati sulla Piana del Cavaliere, spartiacque fra Lazio ed Abruzzo.

L’incanto delle stagioni

Senza dubbio, una delle cose più splendide dei Simbruini è il mutare delle stagioni. Le maestose foreste di faggio (con rare intrusioni di acero) guardate dall’alto colpiscono per compattezza e vastità (tra i Simbruini e i contigui Ernici si estende la faggeta più grande d’Europa).

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il Monte Viglio d’autunno

Man mano che ci si avvicina ai fondovalle – ove si fa sentire l’influenza dei fiumi e dei torrenti – la vegetazione si fa più mista, con lecci, carpini, querce, ontani, salici e pioppi.

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Mti Simbruini-Campo Staffi, faggeta innevata RCRLB.jpg

Mti Simbruini-Faggeta presso Camposecco RCRLB.JPG

Mti Simbruini-Mte Autore, faggeta innevata 1 RCRLB.jpg

Mti Simbruini-Mte Tarino, faggeta all'imbrunire RCRLB

Mti Simbruini-Fondi di Jenne, faggeta RCRLB

Mti Simbruini-Faggeta presso Fonte della Moscosa 3 RCRLB.JPG

faggete

Ne risulta un paesaggio meraviglioso, ricco di colori continuamente cangianti nel corso dell’anno: dallo struggente e malinconico ottobre, con le sue infinite sfumature, al festoso giugno con il verde vivo delle chiome degli alberi e le fioriture di orchidee sui pascoli, passando per il lungo inverno che ricopre di neve le vette e spesso anche i boschi più alti.

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faggi e praterie sul Campo della Pietra ad ottobre

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una delle tante vallette che compongono il suggestivo Campo della Pietra

Mti Simbruini-Colline carsiche a Prataglia 1 RCRLB

autunno sull’Altopiano di Prataglia, a monte di Cervara

Mti Simbruini-Mte Autore, panorama nevoso RID

le vedute del Monte Autore d’inverno

Mti Simbruini-Fondi di Jenne, faggi in autunno 1 RCRLB.jpg

faggeta autunnale ai Fondi di Jenne

Mti Simbruini-Fondi di Jenne innevati RCRLB

i Fondi di Jenne all’inizio della primavera

Mti Simbruini-M. Tarino RCRLB

il Monte Tarino innevato alla fine dell’inverno

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paesaggio invernale presso Camerata Vecchia

Un paradiso per l’escursionismo

Caratterizzati da un susseguirsi di altopiani circondati da fitte faggete, i Monti Simbruini favoriscono un escursionismo leggero e rilassante.

Mti Simbruini-Fondi di Jenne 6 RCRDC

Mti Simbruini-Campo della Pietra, cavalli RCRLB

Mti Simbruini-Fondi di Jenne, paesaggio 4 RCRLB.JPG

il classico paesaggio bucolico degli altopiani simbruini

Del resto, fatta eccezione per le tre cime principali del gruppo, il Monte Viglio (2156 m.), il Monte Cotento (2015 m.) e il Monte Tarino (1997 m.), i Simbruini offrono ampi spazi privi di montagne di un certo rilievo, e quindi perfetti per chi cerca lunghe passeggiate nella natura senza troppa fatica.

Mti Simbruini-Sulla cresta dei Cantari RCRLB

sentiero del CAI verso il Monte Viglio

Mti Simbruini-Mte Viglio, verso il Mte Gendarme 1 RCRLB.JPG

sulla cresta dei Cantari verso il Gendarme e il Viglio

Mti Simbruini-Mte Viglio, deposito morenico 1 RCRLB.JPG

depositi morenici sulle pendici del Monte Viglio

Mti Simbruini-Vado Ciociaro e Mte Tarino RCRLB

il Vado Ciociaro ai piedi del Tarino

Mti Simbruini-Mte Tarino, panorama dalla vetta 1 RCRLB.jpg

la vetta del Monte Tarino

Allo stesso tempo, però, la scalata del Viglio in inverno con la neve riserva difficoltà alpinistiche, mentre la vetta del Tarino si raggiunge solo dopo una bella sgambata.

Mti Simbruini-Mte Viglio, veduta 4 RCRLB.jpg

ancora il solenne Viglio, la vetta più frequentata dagli escursionisti nel parco

Mti Simbruini-Mte Tarino, panorama 1 RCRLB.JPG

panorama dal Monte Autore con il Camposecco innevato

Un territorio insomma adatto a tutte le esigenze escursionistiche, ed ottimo anche per l’equitazione grazie alle immense praterie, che non a caso furono usate come set per alcuni film western, fra cui il cult “Lo Chiamavano Trinità”, quasi interamente girato sull’Altopiano di Camposecco.

Lungo il Cammino di San Benedetto

Da qualche tempo i Monti Simbruini sono tornati alla ribalta grazie al “Cammino di San Benedetto”.

Monastero del S. Speco di Subiaco-Affresco RCRLB.jpg

affresco del Sacro Speco

Ideato da Simone Frignani, redattore della prima guida, si tratta di un lungo trekking di 300 km fra Umbria e Lazio, da Norcia a Subiaco e a Montecassino, che porta il “pellegrino” o il semplice escursionista alla scoperta dei luoghi più significativi della vita di San Benedetto, patrono d’Europa.

Mti Simbruini-Lago di S. Benedetto RCRLB

il Laghetto di San Benedetto, a breve distanza da Santa Scolastica

Mti Simbruini-Cascata di Trevi RCRDC

la Cascata di Trevi, come il laghetto di San Benedetto, toccata dall’itinerario

Il percorso, che attraversa altre importanti aree montuose del Lazio (Reatini, Carseolani-Sabini, Ernici, Cairo), tocca il tratto medio e alto della Valle dell’Aniene, addentrandosi fin nelle pieghe più nascoste delle montagne simbruine, e ha contribuito a far conoscere ad un pubblico senz’altro più vasto e più attento, rispetto al passato, le meraviglie di un territorio che non smette di stupire.

Mti Simbruini-Valle del Simbrivio, paesaggio presso Vallepietra 1 RCRLB.JPG

la Valle del Simbrivio: sullo sfondo la rupe della Santissima Trinità

Convento del S. Speco-Veduta crepuscolare 1 RCRLB

una romantica visione crepuscolare del Sacro Speco di Subiaco

E così luoghi come il Sacro Speco di Subiaco stanno vivendo una seconda stagione all’insegna non più soltanto del turismo religioso o culturale di nicchia, ma anche di un approccio silenzioso e profondo, legato alla riscoperta del sé e delle radici della cristianità più vera.


Panorama dalla cima del Monte Rufeno

Mte Rufeno-Panorama dalla cima 1 RCRLB

Lo splendido panorama dalla cima del Monte Rufeno (738 m. s. l. m.), all’estremo nord del Lazio, ove la Provincia di Viterbo confina con la Provincia di Siena. Un’area protetta bellissima, per lo più composta da boschi di querce, tutela questa piccola montagna posta a dominio della Valle del Paglia e di tutta la magnifica zona collinare del cosiddetto “Lazio toscano”: spicca in questo paesaggio senza tempo il Monte Amiata con le sue foreste di faggio e castagno. 


Faggio secolare alle pendici del Monte Gennaro

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Un annoso faggio con i suoi rami contorti, quasi a formare una creatura uscita da una fiaba. E’ un’immagine ricorrente nell’ombrosa Valle Cavallera, alle pendici del Monte Gennaro, nel Parco Regionale dei Monti Lucretili: immagini di montagna e d’incanto “a balcone” su Roma e la sua Campagna.


Panorama da Circeii

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Tempo di mare in questo giugno torrido, e quindi ecco un’immagine a tema: lo spettacolare paesaggio del Circeo visto dalla rovine megalitiche di Circeii, luogo pregno di mistero (“Lazio, i luoghi del mistero e dell’insolito”). 


Fiume Tevere fra Baschi e Castiglione in Teverina

Valle del Tevere-Fiume Tevere fra Baschi e Castiglione 1 RCRLB.JPG

Il Fiume Tevere fra Baschi e Castiglione in Teverina, antico confine storico-naturale fra Umbria ed Etruria e nei secoli dell’Alto Medioevo “autostrada d’acqua” di collegamento del “Corridoio Bizantino”, e successivamente cuore dello Stato Pontificio.


Monte di Cambio a giugno

Qui di seguito alcune immagini dal Monte di Cambio, una delle cime maggiori del gruppo dei Monti Reatini, ben noti per la presenza preponderante del Terminillo. Il sentiero più battuto, che si consiglia di percorrere nel mese di giugno, parte dalla località Fontenuova, nei pressi di Leonessa, raggiungibile dalla magnifica strada Vallonina. Il sentiero presenta una prima parte nella faggeta per poi aprirsi completamente in uno splendido paesaggio carsico fino alla vetta della montagna (2081 m. s. l. m.). Notevoli i panorami su tutte le catene montuose dell’Appennino Centrale – con in primo piano ovviamente il Terminillo e le sue dirupate pareti-nord – e sul sottostante Piano di Leonessa, ben coltivato e punteggiato da minuscoli borghi medievali.

Mti Reatini-Mte di Cambio, paesaggio con Rifugio Maiolica 1 RCRLB.JPG

Mte di Cambio-Pascolo 2 RCRLB

Mte di Cambio-Pascolo 1 RCRLB

Mte di Cambio-Paesaggio carsico 3 RCRLB

Mte di Cambio-Paesaggio carsico 1 RCRLB

Mti Reatini-Mte di Cambio, panorama lungo il percorso 4 RCRLB

Mti Reatini-Mte di Cambio, panorama lungo il percorso 3 RCRLB

Mti Reatini-Mte di Cambio, panorama lungo il percorso 2 RCRLB

Mti Reatini-Mte di Cambio, panorama lungo il percorso 1 RCRLB

Mte di Cambio-Fioritura 1 RCRLB

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Mte di Cambio-Fioritura 4 RCRLB

Mte di Cambio-Fioritura 3 RCRLB

Mti Reatini-Mte di Cambio, sentiero 1 RCRLB

Mti Reatini-Mte di Cambio, scorcio lungo il sentiero 3 RCRLB

Mti Reatini-Mte di Cambio, scorcio lungo il sentiero 2 RCRLB

Mti Reatini-Mte di Cambio, scorcio lungo il sentiero 1 RCRLB

Mti Reatini-Mte di Cambio, scorcio lungo il sentiero 4 RCRLB

Mti Reatini-Mte di Cambio, scorcio lungo il sentiero 5 RCRLB

Mti Reatini-Mte di Cambio, panorama lungo il percorso 6 RCRLB

Mti Reatini-Mte di Cambio, panorama lungo il percorso 5 RCRLB

Mti Reatini-Mte di Cambio, campo fiorito lungo il percorso 1 RCRLB

Mti Reatini-Mte di Cambio, campo fiorito lungo il percorso 2 RCRLB

Mti Reatini-Mte di Cambio, segnaletica 1 RCRLB

Mti Reatini-Mte di Cambio, croce sulla vetta 1 RCRLB

Mti Reatini-Mte di Cambio, panorama dalla cima 2 RCRLB

Mti Reatini-Mte di Cambio, panorama dalla cima 1a RCRLB


Monti Simbruini-Cavalli al Campo della Pietra

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Una serena e placida immagine primaverile dall’altopiano carsico di Campo della Pietra, nel Parco Regionale dei Monti Simbruini.


Valle dei Calanchi-Scorcio di primavera

Valle dei Calanchi-Valle Segreta, paesaggio 1 RCRLB

La primavera è il periodo più indicato per visitare la Valle dei Calanchi di Bagnoregio, tenendo conto però che occorre sempre evitare le giornate successive alle piogge. Qui siamo in una valle “segreta” nei pressi del borgo rurale (privato) di Sociano. Numerose vacche maremmane popolano questo suggestivo paesaggio.


Panorama dalla cresta dello Sprone Maraoni

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Il panorama dalla cima dello Sprone Maraoni (1328 m. s. l. m.) sulla stretta cresta che guarda in direzione della Valle del Sacco. Siamo sul versante “ciociaro” dei Monti Lepini, in una zona il cui carattere di spiccata “wilderness” contrasta nettamente con lo scenario industriale della piana di Frosinone.


Rovine di Cencelle-Veduta da lontano

Cencelle-Veduta da lontano RCRLB.JPG

Le suggestive rovine medievali di Cencelle spiccano fra i campi della Valle del Mignone, verdissimi e fioriti fra aprile e la prima metà di maggio, nella magnifica zona conosciuta come le “Terre della Farnesiana”, ai piedi dei Monti della Tolfa, in cui confluiscono i confini dei Comuni di Civitavecchia, Allumiere e Tarquinia. La struttura turrita “a corona” ricorda la toscana Monteriggioni ma in questo caso non si tratta di un borgo turistico e vivo bensì di una cosiddetta “città morta”, una delle tante che costellano l’entroterra del Lazio. Per maggiori informazioni si consiglia la lettura di “Le città perdute del Lazio” dell’amico Emanuele Zampetti.


Pascoli primaverili nella Valle del Mignone

Mti della Tolfa-Valle del Mignone, pascolo 3 RCRLB.JPG

Fra aprile e maggio i Monti della Tolfa danno spettacolo. Fioriture spontanee, spesso rare, chiazzano i campi e i pascoli mentre il verde domina su tutto: se ad aprile il fucsia dei siliquastri e il bianco degli asfodeli sono i protagonisti incontrastati del paesaggio, a maggio il “quadro” si fa più complesso, ospitando le prime trebbiature e l’esplosione dei fiori di trifoglio rosso con il loro color carminio. Nella foto siamo nel cuore della Valle del Mignone, ai piedi del Monte Piantangeli, nella zona forse più incontaminata dell’intera Etruria Laziale: mandrie di bovini maremmani e tolfetani e greggi di pecore donano allo scenario un aspetto senza tempo.


Aprile nella Valle del Farfa

La Valle del Farfa è il lembo più meridionale della Sabina Tiberina, cerniera fra la Sabina Romana e quella Reatina, ed offre un esempio eloquente di “paesaggio-giardino”. Siliquastri e ciliegi competono nel chiazzare rispettivamente di fucsia e bianco le colline, mentre i campi iniziano a punteggiarsi di fioriture spontanee. L’insediamento sparso già di origine mezzadrile tipico della vallata è stato negli ultimi decenni intensificato da uno sviluppo edilizio moderno da parte di italiani e stranieri attratti dalla quiete e dalla bellezza della campagna sabina. Tranne rare eccezioni, per lo più nelle aree periferiche dei paesi, ciò non ha provocato danni enormi al paesaggio e la riconversione “residenziale” degli stessi casali, in molti casi trasformati sostanzialmente in ville, ha promosso una trasformazione tutto sommato interessante di questo paesaggio agrario-culturale, avvenuta tramite la sostituzione dei terreni a pascolo o a seminativo con frutteti ed uliveti o con più o meno vasti giardini privati. Non sono tuttavia scomparsi i prati e i campi di grano, verdissimi ad aprile, che variano ed equilibrano questo scenario per lo più arboreo. Tutt’intorno regnano le vaste leccete dei Monti Sabini, secondo uno schema “classico” nelle aree preappenniniche dell’Italia Centrale. Si consiglia di partire da Poggio Mirteto, toccando piccoli paesi di grande fascino come Bocchignano e Castelnuovo (che ospita un bel Museo dell’olio), oltre ovviamente all’antica e splendida Abbazia di Farfa, affiancata dal suo suggestivo borgo rurale. Altre “chicche” sono i panorami da Castel San Pietro (la cui veduta fu il soggetto dell’unico dipinto paesaggistico del Caravaggio), Montopoli, Mompeo e Salisano, nonché le gole del Farfa fra mulini, ponticelli e pievi, ed infine, in direzione della Salaria, i pittoreschi centri di Toffia e Frasso Sabino. Lungo tutto il tragitto sono numerosi agriturismi, ristoranti e trattorie di campagna. Un ringraziamento all’amico, grande fotografo della Sabina, Filippo Simonetti per avermi fatto da guida attraverso lo splendido paesaggio della Valle del Farfa.

LB

Montopoli in Sabina-Panorama 1b RCRLB

Valle del Farfa-Paesaggio fra Montopoli e Castel S. Pietro 1 RCRLB

Valle del Farfa-Paesaggio fra Montopoli e Castel S. Pietro 3 RCRLB

Valle del Farfa-Paesaggio fra Montopoli e Castel S. Pietro 2 RCRLB

Valle del Farfa-Paesaggio presso Castel S. Pietro 1 RCRLB

Castel S. Pietro-Veduta 1 RCRLB

Castel S. Pietro-Veduta 2 RCRLB

Castel S. Pietro-Scorcio 1 RCRLB

Castel S. Pietro-Palazzo 1 RCRLB

Castel S. Pietro-Panorama 1 RCRLB

Castelnuovo di Farfa-Veduta da lontano 1 RCRLB

Abbazia di Farfa-Veduta da lontano 1 RCRLB

Castel S. Pietro-Panorama 2 RCRLB

Castel S. Pietro-Cappelletta di S. Domenico 1 RCRLB

Valle del Farfa-Paesaggio presso Castel S. Pietro 4 RCRLB

Valle del Farfa-Paesaggio presso Castel S. Pietro 3 RCRLB

Valle del Farfa-Paesaggio presso Castel S. Pietro 2 RCRLB

Valle del Farfa-Paesaggio presso Castel S. Pietro 5 RCRLB

Valle del Farfa-Strada di Granica 2 RCRLB.JPG

Bocchignano-Veduta 1 RCRLB

Bocchignano-Scorcio 1 RCRLB

Valle del Farfa-Campagna con siliquastro 1 RCRLB

Valle del Farfa-Casale con siliquastri 1 RCRLB

Valle del Farfa-Strada di Granica, paesaggio 2 RCRLB

Valle del Farfa-Strada di Granica, paesaggio 3 RCRLB

Valle del Farfa-Strada di Granica, paesaggio 1 RCRLB

Valle del Farfa-Strada presso Farfa 1 RCRLB

Valle del Farfa-Strada di Granica 1 RCRLB

Abbazia di Farfa-Veduta 1 RCRLB

Abbazia di Farfa-Veduta 2 RCRLB


Paesaggio-giardino nella Valle del Farfa

Valle del Farfa-Paesaggio presso Castel S. Pietro 1 RCRLB.JPG

Mai come in questo periodo, quando la primavera esplode in mille colori, la Valle del Farfa offre un esempio eloquente di “paesaggio-giardino”. Siliquastri e ciliegi competono nel chiazzare rispettivamente di fucsia e bianco le colline, mentre i campi iniziano a punteggiarsi di fioriture spontanee: uno spettacolo da non perdere.