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Campagna presso Settevene

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La magnifica ed enigmatica campagna in località Settevene, sulla strada fra la Cassia e Trevignano Romano. Appare straordinario che ancora nel 2017 ci siano paesaggi così incontaminati a mezz’ora dal GRA di Roma: eppure questa è la magia del territorio subito a nord della Capitale, un patrimonio immenso da tutelare e far conoscere di più. 

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Esplosione di primavera sull’Appia Antica

Roma-Appia Antica, paesaggio presso S. Callisto 2 RCRLB

L’inverno se n’è andato e la primavera esplode sui campi che costeggiano l’Appia Antica, presso le Catacombe di San Callisto a Roma.


Roma-Crepuscolo dal Gianicolo

Roma-Gianicolo, panorama al crepuscolo 1 RCRLB.JPG

Torniamo spesso a descrivere i panorami dal Gianicolo per la loro straordinaria bellezza e poesia. Roma appare da qui come una favolosa distesa di monumenti, torri, cupole e campanili, formando un complesso di imponente splendore artistico ed urbanistico. Sullo sfondo si innalzano i contrafforti del preappennino laziale e più oltre quelli dell’Appennino Centrale, con molte cime innevate d’inverno.


Roma-Luci mattutine in Via della Reginella

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Le luci di un mattino d’inverno filtrano in Via della Reginella, il vicolo che collega la splendida Piazza Mattei al Ghetto. Siamo in una delle zone più belle e suggestive di Roma, in cui il tempo pare essersi fermato.


La “Giornata del Cammino Possibile” 2016

Domenica scorsa, 9 ottobre, abbiamo partecipato su invito dell’amico Luigi Plos alla manifestazione “Cammino Possibile”, organizzata dalla FederTrek con il patrocinio della Regione Lazio e del Comune di Roma. L’obiettivo di questa splendida iniziativa, che si ripete ogni anno con crescente successo, era quello di avvicinare alla natura il più ampio numero di persone (fra cui anche disabili, anziani e bambini) e allo stesso tempo quello di promuovere la “cultura del camminare”. Camminare è infatti un “gesto” tanto semplice e naturale quanto sempre più raro nelle nostre congestionate città e nella vita contemporanea che spinge sempre più a restare al chiuso (casa, ufficio, automobile, centro commerciale, ecc…).

E’ stato dunque proposto un facile anello nella Valle del Fosso dell’Acquaforte a poca distanza dalla periferia di Castelnuovo di Porto e dalla Flaminia, lungo i confini orientali del Parco Regionale di Veio. Si tratta di uno scenario dagli spazi sorprendentemente vasti e selvaggi, a tratti idilliaco, che preannuncia la Tuscia “classica” e che ricorda i dipinti dei vedutisti sette-ottocenteschi della Campagna Romana: un paesaggio ancora poco conosciuto nonostante l’estrema vicinanza con Roma, di cui, sui punti più panoramici del percorso, guardando verso sud, si intravedono già i primi palazzi all’orizzonte. Luigi Plos, nell’ambito del suo straordinario lavoro di ricerca e di riscoperta del territorio intorno alla Capitale (che ha dato alla luce l’imperdibile e-book “Luoghi segreti a due passi da Roma”), ha dedicato ampio spazio a questa zona in virtù del suo notevole valore archeologico ed ambientale (cascate, grotte, siti storici di epoca etrusca e medievale) e perciò, come membro della FederTrek, ha proposto tale meta per la “Giornata del Camminare 2016”

Riportiamo qui di seguito alcune immagini che da un lato testimoniano la grande partecipazione all’evento nonostante le previsioni meteo incerte, e dall’altro la bellezza dell’itinerario percorso, con l’invito ai nostri lettori ad informarsi delle prossime gite organizzate dalla FederTrek.

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Loggia del Palazzo dei Cavalieri di Rodi a Roma

Roma-Palazzo dei Cavalieri di Rodi, loggia RCRLB

L’elegante loggia quattrocentesca del Palazzo dei Cavalieri di Rodi a Roma, e sullo sfondo la Torre delle Milizie. Suggestive sovrapposizioni medievali e rinascimentali nello scenario unico del Foro di Traiano.


Villa Catena presso Poli

Villa Catena-Veduta 2 RCRLB

Uno scorcio dell’elegante, cinquecentesca Villa Catena, appena emergente dalla fitta vegetazione che ormai sta ricoprendo il sito. Si tratta di una delle ville abbandonate più misteriose del Lazio, risalente al Seicento e soggetto di alcuni dipinti all’epoca del Grand Tour che la resero celebre fra i vedutisti di tutta Europa. Siamo nell’Agro Polense, un territorio ricco di fascino storico, artistico e paesaggistico a pochi chilometri dalla Capitale.


Fontana del Mascherone di Santa Sabina a Roma

Roma-Fontana del Mascherone di S. Sabina RCRLB.jpg

Situata di fronte alla Basilica di Santa Sabina, la pittoresca Fontana del Mascherone venne realizzata intorno al 1593 su progetto di Giacomo della Porta: originariamente si trovava nell’area del Foro Romano, allora denominato “Campo Vaccino” poiché vi pascolavano i bovini. Egli riutilizzò un’antica vasca di granito circolare e fece arricchire la composizione con una maschera scolpita dal noto artigiano Bassi. La fontana venne più volte smembrata e collocata in diversi punti della città fino alla definitiva sistemazione sull’Aventino nel 1936, addossata al muro della Rocca Savella.


Il Lazio, la “terra dei laghi”

Il Lazio non è certo conosciuto come una “terra di laghi”. Ciò rappresenta un vero e proprio paradosso in quanto la grande varietà e quantità di specchi d’acqua presenti in questo territorio le fa tenere un primato nazionale: si spazia dai laghi costieri a quelli vulcanici, dai bacini artificiali ai laghi glaciali, da quelli sorgivi e carsici a quelli palustri e residuali. Ogni lago è circondato da un paesaggio a sé, dalle caratteristiche ben precise che meritano di essere preservate, conosciute ed apprezzate, in quanto, al di là del fattore-acqua in sé, si tratta di ambienti tanto belli quanto delicati, ricchi non solo dal punto di vista della flora e della fauna ma anche sotto l’aspetto storico, culturale, agricolo.

Il Lago Albano, uno dei più famosi del Lazio

Il Lago Albano, uno dei più famosi del Lazio

Nei pressi o direttamente sulle sponde di questi laghi si trovano infatti coltivazioni di tipo tradizionale nonché borghi e siti archeologici, a testimoniare naturalmente che gli insediamenti vicini alle risorse idriche si perdono nella memoria dei tempi. E non può essere un caso se la civiltà di Roma (ma anche quella etrusca) nacque proprio in una terra così colma di riserve d’acqua, sia fluviali che lacustri.

Il Lago di Bolsena con l'Isola Bisentina

Il Lago di Bolsena con l’Isola Bisentina

Anche intorno ai laghi artificiali – che oggi offrono scenari inediti e favolistici -, sorti da quelli che un tempo furono dei fiumi, troviamo i segni di una storia vetusta.

Lago del Turano, panorama da Antuni

Lago del Turano, panorama da Antuni

Iniziamo proprio dai bacini realizzati a scopo idroelettrico. Da ovunque si provenga, i laghi del Salto e del Turano, nel Reatino, offrono delle vedute inconsuete ed inaspettate che si lasciano scoprire man mano che le sinuose strade si fanno largo fra boschi fittissimi e scorci rocciosi. Abitati che ci raccontano degli incastellamenti alto-medievali per poi aprirsi in queste grandi distese d’acqua che con le loro continue ramificazioni rimandano ai fiordi del Nord-Europa, mentre i castelli e le rocche in rovina che ogni tanto fanno la loro comparsa ricordano certi paesaggi scozzesi.

Castel di Tora-Panorama verso Antuni

Castel di Tora, panorama sul Lago del Turano ed Antuni

Lago del Turano-Paesaggio

Il Lago del Turano visto da Colle di Tora

Lago del Salto-Diga della centrale idroelettrica

Lago del Salto, diga della centrale idroelettrica

Lago del Salto-Panorama dalla diga

Lago del Salto, panorama crepuscolare dalla diga

Rocca Vittiana-Panorama sul Lago del Salto

Panorama sul Lago del Salto da Rocca Vittiana

Poggio Poponesco-Panorama sulla Valle del Salto

La Valle del Salto dalla Rocca di Poggio Poponesco

L’ultimo della “famiglia”, fra quelli reatini, lo Scandarello, emerge nella più distesa conca di Amatrice e dona una vista assai suggestiva della catena della Laga. Pochi chilometri a nord di Roma, in una delle prime riserve naturali del Lazio, si allarga il bacino di Nazzano, considerato come un “lago”, ma che è in realtà un’ampia ansa del Tevere sbarrata da una diga. Scendendo poi verso sud, in Ciociaria, nella grande piana del Liri, troviamo il Lago di San Giovanni Incarico, circondato da fertili campi coltivati. Al confine col Molise inoltre il Lago di Cardito si apre fra montagne maestose.

Lago di Scandarello-Veduta dalla Salaria

Veduta del Lago di Scandarello dalla Via Salaria

Lago di Nazzano

Lago di Nazzano

Passando ai laghi carsici, essi si presentano nelle più diverse forme e dimensioni, a seconda dell’altitudine e della morfologia del territorio. Il più esteso è senza dubbio il Lago di Canterno, a poca distanza da Fiuggi, pittoresco per l’effetto dato dai Monti Ernici che, soprattutto al tramonto, vi si specchiano con le loro alte cime rosate e coperte di neve d’inverno.

Lago di Canterno-Scorcio dalla rive

Il Lago di Canterno con la Rotonaria

Il Lago di Canterno è anche noto per il fatto di cambiare sensibilmente forma e grandezza nel corso degli anni, ciò che lo fa definire come un “lago fantasma”.

Lago di Canterno

Lago di Canterno

Lago di Canterno

Lago di Canterno

Lago di Canterno-Scorcio

Pescatore sul Lago di Canterno

Lago di Canterno visto da Trivigliano

Lago di Canterno visto da Trivigliano

Più defilati ma ancor più affascinanti i laghetti che punteggiano i grandi altopiani del Cicolano, a monte del già citato Lago del Salto: ossia i laghi di Rascino, Petrella, Aquilente, Cornino che formano uno dei complessi ambientali più straordinari del Lazio. Non lontano, lo sperduto Lago della Duchessa, amatissimo dagli escursionisti, costituisce un unicum nella regione: forse residuo di un remoto ghiacciaio, sorge in una spettacolare conca rocciosa dall’aspetto ostico e selvaggio dove è facile avvistare grifoni in volo.

Lago di Rascino

Lago di Rascino

Lago di Rascino-Masseria

Antico casale nei pressi del Lago di Rascino

Lago della Duchessa-Grifone in volo

Grifone in volo sul Lago della Duchessa

Ancora nel Reatino troviamo altri tesori naturalistici. La boscosa Val Velina è punteggiata da numerosi bacini di piccole dimensioni: i più importanti sono il Lago di Cotilia, caratterizzato da acque solfuree (c’è una stazione termale), e quello di Paterno, che occupa una dolina ed è impreziosito dai ruderi di una villa romana.

Lago di Paterno

Lago di Paterno

Sorgenti di Cotilia

Sorgenti di Cotilia

Più a nord, al confine con la Provincia di Perugia, fra i Sibillini e la Laga, troviamo infine i Pantani di Accumoli, piccoli specchi d’acqua che impreziosicono immense praterie. Fra i Monti Ausoni e il Mar Tirreno, in Provincia di Latina, solo di sfuggita dalla Via Flacca si nota il Lago di San Puoto, legato ad una leggenda di una città perduta sommersa. In un contesto completamente diverso, nel cuore dei verdi Monti Lucretili, i due graziosi Lagustelli di Percile (Fraturno e Marraone), sono meta di rilassanti gite. Camminando invece sulle cime carsiche dell’anti-Appennino e del pre-Appennino (in particolare sui Monti Lepini) è facile imbattersi nei tanti volubri che nonostante le modeste dimensioni costituiscono degli habitat ricchissimi per rettili, anfibi e insetti rari.

Campo di Segni

Laghetto sul Campo di Segni

Quasi sempre di natura sostanzialmente carsica, i laghi sorgivi sono sicuramente una delle più belle sorprese del Lazio. Molto differenti fra loro, confermano la straordinaria ricchezza d’acqua della regione. Si passa dall’ameno Lago di Giulianello, risorgenza vulcanica ai piedi dei Colli Albani, alle magnifiche sorgenti di Ninfa e Posta Fibreno: sul primo si adagiano le famose rovine di una città medievale, formando un quadro di romantica bellezza; il secondo è celebre fin dall’antichità per un’isola galleggiante citata da Cicerone (la “rota”) ed oggi è particolarmente apprezzato per le acque incredibilmente limpide e per l’atmosfera di grande relax; è navigato da un tipo di semplice imbarcazione detta “naue”. Indimenticabile il panorama dall’omonimo paese di Posta Fibreno.

Lago di Giulianello

Lago di Giulianello

Laghetto di Ninfa con il Castello Caetani

Laghetto di Ninfa con il Castello Caetani

Lago di Posta Fibreno-Veduta da Posta Fibreno

Il Lago di Posta Fibreno visto dall’omonimo paese

Lago di Posta Fibreno-Isola galleggiante

L’Isola galleggiante sul Lago di Posta Fibreno

Lago di Posta Fibreno-Naue al crepuscolo

Lago di Posta Fibreno, una “naue” al crepuscolo

Riflessi al tramonto sul Lago di Posta Fibreno

Riflessi al tramonto sul Lago di Posta Fibreno

Limpidezza delle acque del Fibreno

Limpidezza delle acque del Fibreno

Lago di Posta Fibreno, vegetazione ripariale

Lago di Posta Fibreno, vegetazione ripariale

La Conca di Rieti, oltre ad offrire un paesaggio rurale fra i più intatti della regione, è sempre stata generosa d’acqua in quanto attraversata dal Fiume Velino, rifornito da imponenti sorgenti. Fino a non molti decenni fa la piana era soggetta ad alluvioni finché gli ultimi interventi in epoca fascista non conclusero una lunga serie di opere di bonifica iniziate peraltro con decisione sin dagli antichi Romani, che prosciugarono il Lacus Velinus, dando vita, com’è noto, alla celebre Cascata delle Marmore. Residui di questo antico bacino sono i tre laghi palustri di Ventina, Lungo e Ripasottile, che oggi è possibile visitare facilmente grazie ad una rete di sentieri naturalistici e piste ciclabili.

Lago di Ripasottile

Lago di Ripasottile

Lago di Ventina

Lago di Ventina

Lago di Ventina-Ninfee

Lago di Ventina, ninfee

Laghi Lungo e Ripasottile da Rivodutri

Laghi Lungo e Ripasottile da Rivodutri

Tornando al Basso Lazio, possiamo ammirare una lunga serie di laghi costieri: più a nord troviamo quelli compresi nel Parco Nazionale del Circeo (di Fogliano, dei Monaci, di Caprolace, di Paola) che offrono vedute immagini senza tempo con paludi, bovini al pascolo e scorci mozzafiato sui Monti Lepini, sulle splendide dune e sul promontorio del Circeo. Nel loro entroterra numerosi altri specchi d’acqua potrebbero essere annoverati come i residui delle Paludi Pontine ma finora purtroppo quasi mai sono stati resi noti ed accessibili (Laghetto Granieri, Laghi del Vescovo, laghi di Mazzocchio e San Carlo, ecc…). Spostandoci nel Sud Pontino, il frastagliato Lago di Fondi è il fulcro di una vasta produzione ortofrutticola e da qualche anno è divenuto un’area protetta. Ancora più a mezzogiorno, verso Sperlonga (e dirimpetto al già citato Lago di San Puoto), è il semisconosciuto Lago Lungo da cui si ha una vista insolita e stupenda del Circeo che da qui appare come un’isola.

Lago di Fondi

Lago di Fondi

Il Lago di Paola con lo sfondo del Circeo

Il Lago di Paola con lo sfondo del Circeo

Il Lago di Paola visto dal Circeo

Il Lago di Paola visto dal Circeo

Infine i laghi vulcanici, la vera peculiarità del Lazio, che detiene in questo caso un primato addirittura europeo. Sono quattro i complessi vulcanici nella regione: Laziale, Sabatino, Cimino-Vicano, Volsino, ognuno dei quali ha dato luogo ad un certo numero di laghi.

Lago Albano, veduta da Via dei Laghi

Il Lago Albano dalla Via dei Laghi, scorcio celebre nei dipinti del Grand Tour

Lago Albano-Tramonto

Tramonto sul Lago Albano

Lago di Nemi-Scorcio presso Nemi

Un altro scorcio più volte rappresentato nei dipinti: il Lago di Nemi dalla passeggiata verso Genzano

Lago di Nemi, tramonto su Genzano

Lago di Nemi, tramonto su Genzano

Lago di Nemi, scorcio delle rive da Nemi

Lago di Nemi, scorcio delle rive da Nemi

Lago di Nemi, veduta da Genzano

Lago di Nemi, veduta da Genzano

Mentre i laghi dei Colli Albani, cioè quelli di Castel Gandolfo e Nemi, presentano un paesaggio per lo più boscoso e in alcuni punti aspro, la maggior parte dei laghi dell’Alto Lazio mostrano invece un territorio caratterizzato anche da ampie e dolci colline coltivate o lasciate al pascolo: è il caso dei laghi di Bolsena e Bracciano e dei più piccoli, ma incantevoli, bacini di Martignano, Monterosi, Mezzano. Costituisce una sorta di “via di mezzo” fra le due tipologie citate lo splendido Lago di Vico, nel cuore dei Monti Cimini, protagonista di vaste coltivazioni di nocciole.

Alba sul Lago di Bolsena

Alba sul Lago di Bolsena

Lago di Bolsena, tramonto dal lungolago di Marta

Lago di Bolsena, tramonto dal lungolago di Marta

Lago di Bolsena, tramonto dal lungolago di Bolsena

Lago di Bolsena, tramonto dal lungolago di Bolsena

Lago di Bolsena, crepuscolo presso Marta

Lago di Bolsena, crepuscolo presso Marta

Lago di Bolsena-Scorcio con rete

Rete di pescatori a Bolsena

Lago di Bolsena-Pescatore in partenza RCRLB

Pescatore in partenza

Lago di Bolsena, gabbiano in acqua a Marta

Lago di Bolsena, gabbiano in acqua a Marta

Lago di Bolsena-Tramonto sull'Isola Bisentina

Lago di Bolsena, tramonto verso l’Isola Bisentina

Lago di Bolsena, veduta da Montefiascone

Lago di Bolsena, veduta da Montefiascone

I laghi vulcanici del Lazio sono quelli che più sono stati interessati da un’antica civilizzazione: resti latini, romani ed etruschi ne fanno un patrimonio archeologico immenso. Nel corso del Rinascimento, queste zone videro il proliferare di ville, giardini e residenze nobiliari.

Lago di Vico

Lago di Vico

Lago di Vico

Lago di Vico

Lago di Vico-Veduta

Il Lago di Vico visto dalla pedana per il parapendio nei pressi di San Martino al Cimino

Celebri sono le ville dei Castelli Romani, soprattutto intorno a Frascati; non meno fulgida, ed oggetto di rinnovato interesse, l’epoca delle signorie dei Farnese, degli Orsini e dei Lante-Della Rovere che hanno lasciato eccezionali testimonianze artistiche intorno ai laghi di Bracciano, Vico e Bolsena.

Lago di Bracciano

Lago di Bracciano

Lago di Bracciano, tramonto presso Anguillara

Lago di Bracciano, tramonto presso Anguillara

Lago di Bracciano, scorcio da Trevignano

Lago di Bracciano, scorcio da Trevignano

Un’ultima chicca sono i “laghi di confine”, vera curiosità per gli appassionati di geografia. Parliamo sostanzialmente di due laghi principali: il Lago di Alviano e Lago di San Casciano de’ Bagni, entrambi artificiali, “in condominio” rispettivamente con l’Umbria (Provincia di Terni) e con la Toscana (Provincia di Siena). Si tratta di luoghi meravigliosi per il dolcissimo paesaggio collinare: rientrano nella regione Lazio rispettivamente le loro rive occidentali e meridionali.

Lago di Alviano-Scorcio

Lago di Alviano

Lago di Alviano

Lago di Alviano

Lago di Alviano

Lago di Alviano

Lago di San Casciano de' Bagni

Lago di San Casciano de’ Bagni

Concludiamo così questo viaggio attraverso i laghi del Lazio, con la speranza di aver fatto conoscere meglio quest’infinita ricchezza ambientale e culturale di cui si parla ancora poco. Per approfondimenti sui misteri, le tradizioni, le leggende che avvolgono i laghi del Lazio si rimanda alle nostre guide “Lazio. I luoghi del mistero e dell’insolito” e “I Castelli perduti del Lazio e i loro segreti”.


Veduta di Anguillara Sabazia

Anguillara-Veduta 2 RCRLB

La classica veduta del borgo di Anguillara Sabazia, dal suo bellissimo lungolago. La cittadina vanta antiche origini romane (ma la zona era frequentata già dagli Etruschi) e fu poi feudo conteso nel Medioevo. Nella foto, le sue rustiche case si specchiano sulle limpide acque del Lago di Bracciano in una tiepida serata primaverile.


Torre di Selce sulla Via Appia Antica

Via Appia Antica-Torre di Selce RCRLB

La suggestiva Torre di Selce si erge nel paesaggio della Via Appia Antica a poca distanza dal Sepolcro dei Grifi. La struttura venne edificata nel XII dalla famiglia Astalli per il controllo del territorio circostante e prende il nome dal materiale di cui è composta. Già ritratte da numerosi viaggiatori nel corso dei secoli, ancor oggi le scenografiche rovine offrono spunti straordinari per la pittura e per la fotografia.


Veduta di Montecalvello

Montecalvello-Veduta da lontano al tramonto

Una veduta al tramonto del suggestivo borgo-castello di Montecalvello, circondato da un paesaggio mozzafiato. Siamo nel cuore della Teverina Viterbese, al confine con l’Umbria, in uno dei territori più splendidi e romantici del Lazio. Montecalvello fu ultima dimora del pittore francese Balthus e ancor oggi appare come un luogo senza tempo.


La “città fantasma” di Monterano Vecchia

Situata quasi all’estremo nord della Provincia di Roma, nella Maremma Laziale, la vecchia Monterano è probabilmente la “città morta” più suggestiva d’Italia. Sorta nell’Alto Medioevo su un antichissimo sito etrusco, venne abbandonata fra il 1799 e il 1800 in seguito al saccheggio da parte delle truppe di Napoleone. Le sue malinconiche rovine giacciono immerse in uno scenario solenne e dagli orizzonti sorprendentemente ampi, caratterizzato da selve di querce e da aspri altopiani frequentati da greggi, cavalli e bovini allo stato brado ed incisi da profondi valloni in cui scorrono acque sulfuree dai colori inquietanti, che formano rapide e cascatelle spesso ghiacciate in inverno. Oggi salvaguardato da una riserva naturale amatissima dai romani, è questo uno dei “paesaggi fantastici” più celebrati del Lazio, nonché località privilegiata di innumerevoli set cinematografici.

Monterano-Cascata Diosilla

Lo spettrale itinerario che raggiunge i ruderi di Monterano partendo dalla Cascata di Diosilla offre scorci che rimandano vagamente all’”Inferno” dantesco. In pochi chilometri si alternano ambienti totalmente differenti e talvolta contrastanti, ma tutti caratterizzati da un aspetto insolito e minaccioso. All’inizio il sentiero risale una forra, correndo ai fianchi di un torrente dalle acque rossastre, mosso da laghetti e cascate, e incedendo sinuoso tra enormi blocchi di pietra vulcanica che giacciono nelle posizioni più stravaganti, attorniati da una vegetazione lussureggiante che rimanda più alla jungla che ad un bosco italiano, con una profusione di grandi felci della specie “Osmunda regalis”.

Monterano-Torrente Bicione

D’un tratto, poi, la natura muta completamente ed il percorso sfocia su un’arida spianata in cui gorgogliano numerose sorgenti sulfuree e da cui si vedono i cunicoli di una vecchia miniera: dall’alto domina una rupe che sembra riprodurre un volto umano (chiamato localmente “l’indiano”) che cambia espressione a seconda della luce.

Monterano-Rupe antropomorfa

Monterano-Miniera abbandonata

Monterano-Solfatare

Monterano-Caldara

Poco oltre, il paesaggio cambia ancora: torna il bosco e si attraversa una scura tagliata etrusca che porta il visitatore sorpreso e affascinato sull’altopiano sommitale, da cui iniziano a scorgersi gli imponenti resti della “città fantasma”, affiancati da un maestoso acquedotto, opera del Demonio secondo la leggenda popolare (per questo detto “Ponte del Diavolo”).

Monterano Vecchia-Ponte del Diavolo

Monterano Vecchia-Chiesa e palazzo

La passeggiata tra le case e i monumenti diruti risulta, d’altro canto, non meno singolare e non meno ricca di elementi immaginifici. Stupisce ad un certo punto, giunti sotto le arcate del palazzo baronale degli Altieri, la visione di un grande leone scolpito sul sommo di una fontana che riproduce uno scoglio, opera questa (come altre nel borgo) del genio del Bernini, e che per il suo carattere estroverso è detta la “Fontana Capricciosa”.

Monterano Vecchia-Palazzo Ruspoli, scorcio

Monterano Vecchia-Palazzo Ruspoli, leone

Se lo si trova aperto, un cancello alla base del palazzo dà accesso ad una breve scalinata la quale a sua volta conduce ad uno straordinario terrazzino panoramico da cui si ammira uno dei paesaggi più splendidi ed intatti dell’intero Lazio e non solo. Compare in tutta la sua arcana bellezza la Valle del Mignone con lo sfondo dei selvaggi e verdissimi Monti della Tolfa e la mente del visitatore colto non può non andare spontaneamente a tutta quella tradizione di dipinti del Grand Tour che fra ‘700 e ‘800 ritrasse una campagna dai toni arcaici che qui è rimasta immutata nel tempo: “miracolo” compiuto dalle locali “università agrarie”, istituzioni d’origine tardo-medievale tipiche della Tuscia che salvaguardano da secoli l’utilizzo collettivo dei terreni e che costituiscono un vanto e un simbolo di civiltà per la nostra regione di cui si parla purtroppo ancora poco.

Monterano Vecchia-Palazzo Ruspoli, panorama

A dire il vero la perfezione di questo “paesaggio delle rovine”, data dal magnifico contesto ambientale in cui sono inseriti i resti urbani, meriterebbe il riconoscimento come patrimonio dell’Umanità dall’Unesco in virtù dell’estrema importanza culturale che il ruderismo rivestì nella letteratura e dell’arte europee del passato, soprattutto in epoca romantica.

Monterano-Ruderi nella vegetazione

Monterano-Porta

Sempre berniniano è il seicentesco Convento di San Bonaventura, l’edificio più noto di Monterano, che appare sullo sfondo di un grande pianoro, ed il cui sguardo d’insieme costituisce il momento culminante del percorso. Dinnanzi alla chiesa, al cui interno cresce oramai un albero dalle ampie fronde, forse qualcuno potrà ricordare l’indimenticabile scena de “Il marchese Del Grillo” con Alberto Sordi, girata proprio qui, quando il protagonista, accompagnato da un soldato francese suo amico, si imbatte nei briganti di Fra’ Bastiano, il pittoresco prete pugliese scomunicato dal Papa che poi sarebbe stato decapitato a Roma.

Monterano-Chiesa di S. Bonaventura RCRLB

Oltre San Bonaventura i camminatori più esperti possono scendere alle rive del limpido Torrente Bicione (nei pressi è una capanna di butteri) ed eventualmente proseguire lungo il Mignone in direzione dei Monti della Tolfa: del resto siamo in un territorio ancora così solitario e vasto che potenzialmente è possibile vagare per giorni in assoluta libertà, ricorrendo in ogni caso alla tenda in quanto pressoché assenti sono le strutture ricettive.

Monterano-Capanna del buttero

Monterano-Fiume Mignone RCRLB

A livello escursionistico e fotografico i periodi più indicati a Monterano sono senza dubbio l’autunno inoltrato per i meravigliosi colori che offrono i boschi e la primavera per le svariate fioriture; meno gratificante l’estate a causa del caldo e della monotonia cromatica; eccezionale invece lo spettacolo, che non raramente regala l’inverno, delle rovine ricoperte di neve. Per saperne di più si consigliano il libro “Le città perdute del Lazio” di Emanuele Zampetti e la nostra guida “Lazio. I luoghi del mistero e dell’insolito”. Per chi volesse inserire infine Monterano in un itinerario più lungo, si faccia riferimento al nostro articolo “Borghi e paesaggi segreti della Tuscia (parte 1: da Roma alla Farnesiana)”.


Roma-Tramonto da Ponte Umberto I

Roma-Tramonto da Pte 2 RCRLB

Un tramonto argenteo da Ponte Umberto I verso San Pietro, una delle più note cartoline di Roma. La “città eterna” regala sempre scene uniche.


Scorcio di Nazzano

Scorcio di Nazzano

Uno scorcio del piccolo borgo di Nazzano, gioiello urbanistico della Valle del Tevere, a poche decine di chilometri dalla Capitale: dall’apice del centro storico si gode uno dei panorami più spettacolari e suggestivi del Lazio. Ai suoi piedi si estende la bellissima Riserva Naturale Tevere-Farfa, importante area umida protetta, che permette di ammirare la flora e la fauna tipiche degli ambienti ripariali fluviali.


Colli Albani dal Monte Tuscolo

MonteTuscolo, panorama sui Colli Albani RID

Un panorama sul caratteristico paesaggio vulcanico dei Colli Albani dal Monte Tuscolo, presso Frascati. In questo sito si trovano i suggestivi ruderi della città romana di Tusculum, andata distrutta nel Medioevo, e di numerose antiche ville, fra cui quella di Cicerone. Fu luogo caro ai viaggiatori del Grand Tour sette-ottocentesco e vi si godono tramonti spettacolari su Roma e il Mar Tirreno.


La Sabina Tiberina: ritorno all’Arcadia

Il verde intenso delle leccete e i monti dalle sagome arrotondate, i colori dei campi coltivati, i vigneti, gli uliveti che rivestono i poggi, i borghi arroccati: la “Sabina Tiberina”, quell’area dell’Alto Lazio sabino rivolta alla Valle del Tevere, offre un paesaggio collinare di rara bellezza, fra i più suggestivi e caratteristici del Centro Italia, a poche decine di chilometri dalle meraviglie di Roma.

Ponte Sfondato, paesaggio

Cuore della ben più ampia sub-regione storica sabina, il versante tiberino dei Monti Sabini, con le sue vaste propaggini collinari, ha mantenuto elementi paesaggistici e culturali del tutto propri. Vera peculiarità di tutta Sabina è comunque la coltivazione dell’olivo, che caratterizza fortemente il paesaggio e che ha conservato la tradizionale importanza nell’economia locale, con la produzione di olio extravergine di oliva di altissima qualità e da tempo riconosciuto dal marchio dop: ne è simbolo il famoso “Ulivone di Canneto”, nella campagna di Fara in Sabina, albero ultra-millenario fra i più vetusti in Europa.

Mti Sabini-Valle del Farfa, paesaggio

Altri emblemi della Sabina Tiberina sono senza dubbio il Monte Soratte e, ovviamente, il Tevere. Il Soratte, decantato già da Orazio e descritto da numerosi pittori e letterati del Sette-Ottocento, fa da sfondo onnipresente e rassicurante, mentre il “Biondo Fiume” dimostra la sua magnificenza nelle anse da brivido (celebre il “fiasco”) e negli stupendi ambienti ripariali che attualmente si sta cercando di rivalutare con l’organizzazione di gite in canoa e a cavallo.

Nazzano-Riserva Tevere-Farfa 2b RCRLB

Il Fiasco presso Ponzano Romano

Uno dei migliori belvedere sulla Valle del Tevere è Stimigliano, la “porta” della Sabina per chi proviene dal casello autostradale Ponzano-Soratte; vedute ancor più interessanti si hanno però dall’altra parte della piana tiberina, ossia dai paesi di Ponzano Romano e Filacciano, adagiati sulle bellissime colline che fanno da cerniera fra la Sabina e l’Agro Falisco-Vejentano (e che si allungano a sud fino a Nazzano e Torrita Tiberina); ai loro piedi vigila sul Tevere l’antica Abbazia di Sant’Andrea in Flumine.

Stimigliano-Torre con orologio

Fiume Tevere ai piedi di Stimigliano

Stimigliano-Panorama sulla Valle del Tevere

Irrinunciabile è la salita alla cima del Soratte, da cui si ha una panoramica completa dei Monti Sabini. Si tratta di montagne molto ricche dal punto di vista geologico, ambientale e vegetazionale: numerosi i fenomeni carsici, fra cui spicca l’enorme voragine del Revotano, che si apre a poca distanza dal grazioso paese di Roccantica, mentre boschi di querce, lecci e faggi rivestono a quote diverse i rilievi talvolta lasciando spazio a verdi altopiani.

Mti Sabini-Mte Pizzuto, panorama

Valle Gemini, bosco

Più a sud, in una zona di transizione fra Monti Sabini e Lucretili, alle spalle di Poggio Mirteto, si allarga l’ampia e frastagliata Valle del Farfa, il cui fulcro è da secoli la celebre Abbazia di Farfa, uno dei simboli del monachesimo europeo e baluardo della civiltà cristiana, nonché potente avamposto della Chiesa in Età Feudale: il complesso, di antichissima e leggendaria origine, esistente già all’epoca di Carlo Magno, custodisce opere letterarie ed artistiche di inestimabile valore (per saperne di più: “Lazio. I luoghi del mistero e dell’insolito“).

Abbazia di Farfa-Veduta

Roccabaldesca-Veduta

Valle del Farfa-Campagna con casale presso Mompeo

Notevole, del resto, il patrimonio storico, artistico e religioso della Sabina Tiberina, che cela aree archeologiche sabino-romane (Eretum, Cures, Forum Novum, ecc.), castelli, borghi fantasma, eremi (su tutti San Michele e San Leonardo entrambi presso Roccantica, San Cataldo a Cottanello e Sant’Orsola a Vacone), conventi e abbazie (oltre a Farfa, la venerata Cattedrale di Santa Maria in Vescovio a Torri in Sabina), e tanti piccoli centri storici, forse poveri in quanto a monumenti ma ben integrati nel paesaggio agrario circostante.

Torri in Sabina-Veduta

Fianello-Veduta

Roccantica-Veduta

Casperia-Veduta

Assai piacevole è visitare questi borghi, quasi sempre ben tenuti, per assaporare un’atmosfera d’altri tempi: Casperia (bandiera arancione del TCI), Bocchignano, Catino, Montasola, Tarano, Cottanello, Fianello o la stessa Roccantica sono soltanto alcune delle tappe che formano questo splendido itinerario alla scoperta del Medioevo sabino.

Casperia-Scalinata con gatta

Piazzetta nel borgo di Roccantica

Catino-Murales nel borgo

Casperia-Vicolo

Casperia-Panorama

Le strade della Sabina Tiberina sono tutto un susseguirsi di pittoreschi scorci medievali che in alcuni punti rendono il viaggiare in queste terre simile al vagare in un affresco dell’Età di Mezzo.

Casperia-Veduta

Catino-Veduta

Sensazione che forse raggiunge il proprio culmine quando ci si avvicina al minuscolo, semi-spopolato villaggio di Rocchette (Torri in Sabina), uno degli abitati più caratteristici della zona: di fronte è il colle ove sorge il “paese fantasma” di Rocchettine, sormontato dai ruderi di una poderosa fortezza; attorno solo boschi, campi, uliveti ed un silenzio quasi totale, se non fosse per l’ammaliante suono delle acque di un ruscello.

Rocchettine-Rocca Guidonesca

Rocchette-Fontanile

Scendendo sempre più a valle, il paesaggio, ormai dominato da vicino dalla mole solenne e solitaria del mitico Monte Soratte, si fa decisamente umbro, con i filari di cipressi ad ornare le bianche sterrate che salgono sui poggi, coronati da vecchi casali con i loro pini marittimi: è la zona di Montebuono, Collevecchio e Magliano Sabina, ove, in vista del Tevere, i confini fra Reatino e Ternano, Lazio ed Umbria, divengono sempre più labili.

Collevecchio-Panorama 6b RCRLB

Mti Sabini-Campagna fra Vacone e Cottanello

Collevecchio-Veduta da lontano

Mti Sabini-Paesaggio fra Vacone e Montasola RCRLB

Con il suo clima mite, la Sabina Tiberina può essere visitata tutto l’anno: che sia un soggiorno prolungato o un semplice week end, sarebbe un peccato perdere un’occasione del genere. Poche aree d’Italia come questa sanno offrire paesaggi ameni e sensazioni di assoluta quiete, insomma un’elevatissima qualità ambientale, essendo però praticamente sconosciuti al turismo.

Mti Sabini-Girasoli presso Cantalupo

Mti Sabini-Grano

In Sabina ci si può ancora sentire degli “esploratori”, alla ricerca di un qualche tesoro paesaggistico dimenticato. Come gli altopiani di Cottanello, un mondo bucolico che rimanda ai dipinti dei viaggiatori del Grand Tour che ritraevano la Campagna Romana.

Mti Sabini-Prati di Cottanello, gregge

Mti Sabini-Prati di Cottanello, mucche

Mti Sabini-Prati di Sopra, cavalli al pascolo

Vagando sul web alla ricerca di uno dei numerosi agriturismi e b&b, si noterà che le strutture ricettive della zona reclamizzano la Sabina quale ottimo punto di partenza per visitare l’Umbria, la Toscana e Roma.

Mti Sabini-Paesaggio presso Colle Sala 2 RCRLB.JPG

In realtà, chi viene nella Sabina Tiberina non se ne vorrebbe andare più. Seduti in una delle terrazze dei paesi e dei casolari, di fronte ad un piatto condito con l’olio locale, ad un buon bicchier di vino e magari ad un tramonto mozzafiato sul Soratte, chi avrebbe il coraggio di alzarsi?!

Mti Sabini-Panorama da Montasola verso il tramonto

Valle dell'Imelle, paesaggio

E allora, quando partire? Un’occasione è data dagli eventi in tema medievale o dalle manifestazioni volte alla riscoperta di antiche tradizioni. Certo, le stagioni intermedie, autunno e primavera, rimangono i periodi più indicati, anche per ammirare i meravigliosi colori della campagna sabina o per inoltrarsi in qualche sentiero collinare o montano alla ricerca di aria buona e panorami indimenticabili.

APPUNTI DI VIAGGIO

Periodi migliori:

autunno, primavera ed inizio-estate per i colori della campagna.

Dove dormire:

Montopoli di Sabina – Agriturismo La Casa dell’Abbazia

Casperia – B&B La Torretta

Dove comprare:

Fara in Sabina – Azienda Agricola Mei


Rovine del teatro romano di Tusculum

Tusculum-Teatro romano 2 RCRLB

Le suggestive rovine del teatro romano di Tusculum, cuore di un’importante area archeologica. Si trovano sul Monte Tuscolo, presso Frascati.


Roccabaldesca

Roccabaldesca

Uno scorcio delle rovine medievali di Roccabaldesca. Si tratta di uno degli innumerevoli “borghi fantasma” del Lazio, immerso nella natura lussureggiante della Valle del Farfa, fra Salisano e Montopoli in Sabina. Fondato nel V secolo, probabilmente come insediamento agricolo, dall’antica famiglia romana dei Tebaldi e poi divenuto castello appartenente all’Abbazia di Farfa, il sito di Roccabaldesca venne abbandonato alla fine del ‘500.


Borghi e paesaggi “segreti” della Ciociaria (parte 3: da Roccasecca a Terelle)

Dopo aver assaporato la seconda parte di questo lungo viaggio alla scoperta della Ciociaria, eccoci al terzo appuntamento, che ci condurrà ad esplorare la porzione in assoluto più “segreta” e probabilmente più incontaminata della Provincia di Frosinone. Ci eravamo fermati a Roccasecca, paese noto per le vicende legate a San Tommaso d’Aquino, del quale resta viva memoria negli imponenti ruderi del Castello dei Conti d’Aquino e, tutt’attorno, di un borgo medievale, dove si trova la casa in cui – secondo la tradizione – sarebbe nato il santo.

Roccasecca-Castello dei Conti d'Aquino, veduta 1 RCRLB

La località offre molto da vedere e meriterebbe una trattazione a parte (per maggiori informazioni si faccia riferimento alla nostra guida “I castelli perduti del Lazio”), ma noi, volendoci in questa sede concentrare sui luoghi più sconosciuti, seguiamo le indicazioni per Colle San Magno, con bellissime viste sul Castello dei Conti d’Aquino e sulla ridente Piana del Melfa.

Roccasecca Vecchia-Panorama sulla Piana del Melfa RCRLB

Colle San Magno ha conservato una chiara fisionomia medievale, con resti di torri e mura, e merita sicuramente una passeggiata così come il dirimpettaio borghetto di Cantalupo, sorta di micro mondo rimasto immutato nel tempo (ma ormai disabitato), che offre una stupenda veduta di Colle San Magno e dei monti circostanti.

Colle S. Magno-Veduta 3 RCRLB

Dai due paesini partono inoltre sentieri meravigliosi, sia in direzione del Cairo, fra vecchie miniere, altopiani carsici, remoti villaggi rurali di montagna, sia verso la vetta del sovrastante Monte Asprano, in cui si incontra la mulattiera proveniente dal castello di Roccasecca Vecchia che prosegue al Santuario di Santa Maria Assunta in Cielo (dove avviene l’antichissimo rito del “Bacio della Madonna”) e infine ai ruderi del Castellaccio di Castrocielo (anche qui, per saperne di più, si consiglia la nostra guida “I castelli perduti del Lazio”). 

Valle del Liri-Panorama dal Castellaccio di Castrocielo RCRLB

Torniamo ora a Roccasecca e ci spostiamo di una manciata di chilometri raggiungendo Caprile. Frazione di Roccasecca, è un piccolo, caratteristico borgo affacciato su una bellissima campagna coltivata: dal paese un suggestivo sentierino porta al rupestre Romitorio di Sant’Angelo (o San Michele Arcangelo), documentato fin dal 991, dov’è un curioso affresco della Crocefissione raffigurante Longino con in mano una fune (anziché una lancia) e con ai piedi le cioce, le tipiche calzature in cuoio (di cavallo o d’asino) da cui prende appunto il nome la “Ciociaria”.

Caprile-Veduta dall'alto 1 RCRLB

In zona è un altro importante cenobio rupestre: una mulattiera che parte ai piedi di Roccasecca (nei pressi di un muraglione megalitico d’epoca romana che forma una bella cascata sul Melfa), conduce infatti all’Eremo dello Spirito Santo, che stupisce il visitatore per gli svariati accorgimenti tecnici di chi lo abitò, atti ad assicurarsi acqua e insolazione sufficienti.

Roccasecca-Eremo dello Spirito Santo 2 RCRLB

Quest’ultimo eremo, molto amato dai fedeli ciociari, è sovrastato dall’enorme caverna che rapisce lo sguardo, in alto a sinistra, all’imbocco delle famoso “Tracciolino”, storica strada borbonica di collegamento fra la Valle del Liri e il Cominense (e, a quel tempo, le fonderie di Atina) che ora percorreremo interamente. Si tratta di un percorso automobilistico spettacolare, fra i più emozionanti dell’intero Lazio, che, con curvilinei spesso estremi, percorre interamente le selvagge Gole del Melfa in un susseguirsi di scorci magnifici, fra orride rupi e viste mozzafiato sullo smeraldino torrente.

Valle del Melfa-Gole 1 RCRLB

Non mancano però nemmeno i resti di costruzioni più antiche, che documentano l’utilizzo di questa naturale via di comunicazione anche in epoca romana: lo confermano fra l’altro alcuni testi di Cicerone, originario della vicina Arpino, il quale pare fosse solito attraversare il vallone – secondo altri tracciati ovviamente – a dorso di mulo per andare a trovare l’amico-editore Pomponio Attico. Presto una deviazione piuttosto tortuosa porta allo sperduto paese di Santopadre: molto belli i vicoli del borgo, in parte circondato da mura medievali, che oggi sta favorendo di timidi tentativi di recupero; la passeggiata termina ad uno spiazzo con una torretta cilindrica (purtroppo avvicinata da un brutto serbatoio) ove si gode un panorama straordinario sulla Valle del Melfa e il massiccio del Cairo che vale di per sé la visita.

Santopadre-Panorama sulle Gole del Melfa

Ridiscesi al “Tracciolino”, si prosegue fra scorci impareggiabili che sembrano volerci portare fuori dal mondo. Dopo una decina di chilometri, tuttavia, la stradina, spesso chiusa fra altissime pareti di roccia o ripidi versanti completamente diversi fra loro (verdi di fitte leccete quelli esposti a nord, aridi e cespugliosi quelli a sud), sbuca quasi all’improvviso in una grande e soleggiata pianura: siamo così giunti nella Valle di Comino, che si scopre man mano che ci avviciniamo a Casalvieri.

Casalattico-Panorama 2 RCRLB

Si ha immediatamente la sensazione di trovarsi in una regione “a parte” rispetto al resto della Ciociaria. Molti aspetti paesaggistici infatti già preannunciano il Molise mentre alcuni dettagli architettonici ricordano l’Abruzzo o addirittura l’entroterra campano. La Val di Comino, del resto, è una plaga di notevole interesse culturale, una specie di perno fra Italia centrale e meridionale, e sta vivendo una vera e propria rinascita sotto il segno del turismo di qualità grazie all’interessamento di molti investitori stranieri. Quel che riempie gli occhi è il contrasto struggente fra le dolci e policrome colline coltivate (grano, uliveti, vigneti, frutteti, ecc.) o lasciate al pascolo e le possenti montagne, innevate per molti mesi all’anno, che circondano la vallata.

Alvito-Castello Cantelmo, veduta 2 RCRLB

Inoltre, la placida atmosfera contadina che si respira ovunque rimanda ad un mondo antico, semplice e se vogliamo umile, lontano anni luce dalla Ciociaria moderna e industrializzata dei centri principali del Frusinate e del Cassinate. Purtroppo, però, anche questo “piccolo paradiso” ha subìto negli ultimissimi anni aggressioni sconsiderate, a partire dall’edilizia incontrollata per poi passare al fotovoltaico a terra che anche qui – come in tutto il resto del Lazio (e non solo naturalmente) – ha lasciato il proprio disastroso segno. Di certo si può dire che nelle amministrazioni comunali, provinciali e regionali non sono finora risultati abbastanza chiari né l’importanza culturale-ambientale né il potenziale turistico della Val di Comino, che da sempre appare come un territorio ai margini di tutto e abbandonato a se stesso, non supportato cioè a adeguate politiche di tutela-valorizzazione-promozione.

Alvito-Panorama 1 RCRLB

Ad ogni modo è l’agricoltura a difendere come può il paesaggio e le radici cominensi, dando fra l’altro prodotti preziosi come il Cabernet doc e i fagioli cannellini dop di Atina e in generale olio extravergine d’oliva, formaggi e tartufi di ottima qualità assieme alle tipiche produzioni dolciarie, senza dimenticare le eccellenze dell’artigianato locale (pizzo e merletto, strumenti musicali tradizionali, lavorazione della pietra, ecc…). Gioielli naturalistici come il Lago di Posta Fibreno, infine, arricchiscono una valle che non smette di stupire.

Lago di Posta Fibreno-Veduta da Posta Fibreno 2 RCRLB

Terminata questa riflessione, facciamo una pausa a Casalvieri, che inaspettatamente ci accoglie con un centro storico piccolissimo ma ricco di nobili palazzetti e dettagli artistici che rimandano al Barocco.

Casalvieri-Portali RCRLB

Ma, come vedremo per tutti gli altri borghi dell’itinerario (eccetto Atina), è purtroppo lo spopolamento il vero protagonista della scena: situazione ancor più marcata nella vicina Casalattico, dove fra i pochissimi abitanti merita una menzione il sig. Domenico “il campanaro”, il quale, se siete fortunati, vi condurrà sulla cima del campanile del paese che tuttora vanta un meccanismo ottocentesco per l’attivazione della campana e da cui si spazia su un panorama incantevole.

Casalattico-Chiesa, panorama dal campanile 1 RCRLB

Si può salire anche alla frazione di Montattico proseguendo su una stradina che accompagna nel cuore segreto del massiccio del Cairo offrendo panorami sensazionali sull’intera Val di Comino, immensa scacchiera di coltivi suddivisi da vecchie siepi, per poi terminare sul solitario Campo del Popolo: è un altopiano carsico punteggiato da alcune masserie in pietra dedite all’allevamento bovino e dove sorge anche un rifugio in cui, previo richiesta, è possibile pernottare.

Mti del Cairo-Campo del Popolo RCRLB

La località è un buon punto di partenza per intraprendere escursioni alla scoperta di montagne ricche di fascino e mistero per l’antichissima presenza umana e per una ruralità arcaica che ha lasciato tracce suggestive e enigmatiche (pozzi, cisterne, muraglioni spesso disposti in forma geometrica, ecc…) ma anche per i resti della Seconda Guerra mondiale che qui ebbe episodi importanti e cruenti (il tragico fronte di Cassino sulla Linea Gustav). Da Casalattico conviene poi fare una divagazione verso nord in direzione di Alvito, bella cittadina disposta a terrazze e frazionata in tra parti alle pendici del Monte Albano. All’apice della frazione di Castello, la più alta, sorge la poderosa fortezza dei Cantelmo, ora ridotta a pittoresco rudere, dai cui spalti si gode di uno dei panorami più belli della Ciociaria sulla stupenda valle cominense.

Alvito-Castello Cantelmo 1 RCRLB

Da qui si può anche allungare il tragitto e raggiungere San Donato Val di Comino, “cuore turistico” della valle e borgo fra i più curati della Provincia di Frosinone, non a caso insignito della “Bandiera Arancione del Touring Club d’Italia” ed accolto nel “Club dei Borghi più Belli d’Italia”. Alle spalle del paese si innalzano i Monti della Meta, mondo incontaminato e selvaggio dove vivono il camoscio, il lupo e l’orso bruno marsicano, all’interno del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.

S. Donato V. di Comino-Case con pergolato RCRLB

Il paese è sempre più meta di turisti, anche stranieri, ed oltre ad essere una bellissima meta per le vacanze ha anche una posizione strategica per visitare il resto della Val di Comino con i suoi piccoli borghi dalle splendide viste panoramiche, fra cui merita una menzione speciale Picinisco, paese in cui soggiornò lo scrittore David Herbert Lawrence traendone profonda ispirazione per il romanzo “La ragazza perduta”, mentre pregni d’interesse antropologico e culturale sono anche i minuscoli centri di Settefrati (a monte è il veneratissimo Santuario della Madonna di Canneto), San Biagio Saracinisco, Acquafondata e Cardito con suo lago, questi ultimi proprio al confine col Molise. Più in direzione di Cassino, in una zona verdissima e appartata, sono infine Viticuso e Vallerotonda il cui paesaggio è purtroppo stato rovinato da una scellerata centrale eolica che ha letteralmente massacrato il crinale del Monte Maio.

Picinisco-Panorama sulla Val di Comino RCRLB

Tornati a Casalvieri riprendiamo la strada per Atina, la capitale “politica” del Cominense, il cui centro storico vale sicuramente una pausa per ammirarne i vicoli biancheggianti e fioriti, le piazzette porticate e pregevoli monumenti come il trecentesco Palazzo Ducale e la Cattedrale di Santa Maria Assunta dai due campanili gemelli.

Atina-Portale con vecchia insegna 2 RCRLB

Poi si riparte sulla SP259 verso la tappa successiva del nostro viaggio: Belmonte Castello, piccolo villaggio arroccato e sormontato dai resti di un rocca medievale. Il paesino non ha molto da offrire ma le montagne che si ergono alle sue spalle e la pianura ai suoi piedi offrono un quadro rurale e pastorale d’altri tempi. Da Belmonte una strada d’alta quota porta a Terelle, meta finale del nostro itinerario, che comunque può essere raggiunta – più comodamente – anche proseguendo in direzione di Cassino e deviando, alle porte della città, prima per la frazione Caira e poi per Terelle.

Terelle-Casaletto abbandonato RCRLB

Si tratta dell’ennesimo borgo panoramico ed immerso in una natura intatta. Il centro storico conserva i resti di un castello, ma la maggiore attrazione di Terelle è il magnifico castagneto monumentale, ancor oggi fonte di ricchezza per la popolazione locale: si consiglia di visitarlo in autunno per ammirarne il fantastico foliage.

Terelle-Castagneto monumentale RCRLB

Finisce così la nostra terza parte di questo lungo viaggio dedicato alla Ciociaria, ai suoi borghi meno conosciuti e ai suoi paesaggi da riscoprire. La quarta ed ultima parte partirà da Cassino e andrà ad esplorare l’area anti-appenninica dei Monti Aurunci, Ausoni e Lepini, proprio al confine con la Provincia di Latina, un territorio fra mari e monti dai forti contrasti ambientali e dal deciso sapore mediterraneo che conferma l’incredibile varietà paesistica e culturale della Ciociaria.

APPUNTI DI VIAGGIO

Tempo stimato: 3-4 giorni se ci si limita alla visita dei paesi.
Periodi migliori: ottobre-novembre-dicembre e aprile-maggio-giugno per i colori della campagna; ottobre e maggio-giugno-luglio per le eventuali escursioni in montagna.