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Profili nella campagna viterbese: un requiem?

Soltanto se ci si “perde” in queste vaste campagne si può “carpire” il fascino misterioso della terra etrusca – tutt’oggi, come millenni or sono, fertile e laboriosa – con i suoi profili sfuggenti e struggenti. Purtroppo è questo un paesaggio “in via d’estinzione” poiché – come nei pressi di dove è stata scattata la foto, fra Viterbo e Tuscania – immensi impianti energetici lo stanno incessantemente divorando, riducendone – non già anno dopo anno ma mese dopo mese – il valore e la suggestione, in poche parole uccidendone l’anima.


La magia dell’Etruria

Fra i tanti “paesaggi segreti” del Lazio – tema a noi molto caro, come sapete – spicca senza dubbio l’area intorno a Civitella Cesi e nei pressi del sito archeologico etrusco di San Giovenale. Qui, nella porta settentrionale della Tolfa, si aprono all’improvviso grandi orizzonti rurali e naturali, che nell’animo sensibile incutono stupore e allo stesso tempo mistero, in un mix straordinario di sensazioni e sentimenti. Il cuore magico dell’Etruria si svela così, al contempo dolce e selvaggio, in ultima analisi immensamente poetico.


Montalto di Castro dalle sue campagne

Una deliziosa vista di Montalto di Castro dalle sue fertili campagne, sulla frequentata strada per Vulci, in un’uggiosa giornata di inizio maggio.


Latera e la sua conca: nel cuore della Signoria dei Farnese

Una veduta bellissima di Latera, uno dei gioielli della Signoria dei Farnese nella Tuscia, ai quali si deve l’omonimo palazzo, frutto della ristrutturazione di un preesistente castello voluta da Ranuccio Farnese il Vecchio agli inizi del Quattrocento e completato dal Vignola nel 1550. Il piccolo borgo appare come una “bomboniera” nel verde dei boschi dei colli volsini, mentre sullo sfondo si estende la fertile e verde Conca di Latera, ricca di selvaggina e foriera di luoghi misteriosi tutti da scoprire (chiese rurali, solfatare, vecchie miniere, ecc…): luoghi, questi, in cui arte, storia e natura e persino archeologia industriale si sposano alla perfezione.


San Pietro e il cielo

Le suggestive absidi della romanica Chiesa di San Pietro (XII sec.) a Norchia, viste dal basso.


Come un antico pellegrino…

Il paesaggio che circonda Tuscania è uno dei più intatti del Lazio e della Maremma e non smette mai di stupire. Qui ci troviamo sulle magnifiche colline tra la SP4 e la valle di San Giuliano-Pian di Vico, non lontani dal tracciato dell’antica Via Clodia. Camminare su questi secolari tratturi regala forti emozioni, come un pellegrinaggio in un tempo sospeso e in uno spazio che fa sentire liberi. Sullo sfondo il Monte Canino è il soggetto iconico che rapisce lo sguardo.


Al tramonto, da Montebello di Tuscania

Torniamo sempre volentieri a Montebello, solitaria e panoramica località fra Tuscania e Tarquinia: ci innamoriamo ogni volta della sua eterea campagna (che ricorda molto quella del Basso Senese, seppur assai meno nota e celebrata), dei suoi colori, dei suoi profumi. Qui il “paesaggio etrusco” svela il suo volto più “laborioso”, in una perfetta interazione uomo-ambiente. Peccato che ormai la speculazione energetica senza freni stia letteralmente assediando queste magnifiche colline che purtroppo, per incapacità e ignavia delle istituzioni, non ricevono tuttora un’adeguata tutela.


Rosacrepante

Uno dei luoghi più onirici del Lazio, ossia il cratere lavico di Rosacrepante, caos di pietre vulcaniche che si apre nel cuore della buia e solitaria Selva del Lamone, un tempo rifugio di bande brigantesche.


Orizzonti laziali da Norchia

Orizzonti vuoti, “popolati” soltanto da un vecchio casale in rovina e da cavalli al pascolo brado: qui siamo a Norchia, in uno dei luoghi ove il paesaggio malinconico e romantico del “Lazio etrusco” raggiunge una delle sue espressioni migliori. Con quest’affascinante immagine auguriamo a tutti i nostri lettori una Buona Pasquetta!


Tuscania con il naso all’insù…

La bellezza di Tuscania va apprezzata da ogni prospettiva, guardando spesso “all’insù” per godere degli scorci tipici delle nostre cittadine d’arte comunali in cui le torri svettano fra i palazzi medievali e rinascimentali.


Respampani, come nell’Ottocento

Un’immagine che lascia senza fiato per la perfezione paesaggistica: siamo a Respampani, nel cuore della Maremma Laziale, a metà strada fra Vetralla e Tuscania (ma in territorio di Monte Romano). Qui ancora ammiriamo il “Lazio papalino” del grande latifondo, che tanto entusiasmava i viaggiatori del passato per il suo fascino solitario, selvaggio e a tratti inquietante. Oggi ne apprezziamo istintivamente la bellezza romantica, data dall’integrità di un luogo che fonde natura, storia e architettura. Ringraziamo Matteo Bordini di Vagabondo per averci fatto scoprire questo particolare punto di osservazione. Per maggiori informazioni su questi luoghi e per organizzare itinerari nella zona si consiglia la nostra guida “Lazio. I luoghi del mistero e dell’insolito . vol. 1”.


Fra le rovine della Rocca Vecchia di Respampani

Esplorando i resti di questo borgo fortificato, risalente al X o XI secolo, esso appare molto più vasto rispetto a quanto ci si possa aspettare. Nel susseguirsi di edifici in abbandono, talvolta monumentali, ad un certo punto capita di “perdersi” in quel che appare come un vero e proprio “intrico” di vicoli creato dalle abitazioni in rovina. Lo spazio è però sempre ben delimitato dal ciglio della collina, che scende ripido verso i fossi che chiudono a cuneo l’area dell’antico abitato. Davvero un luogo magico la Rocca Vecchia di Respampani!


La Grotta del Brigante Tiburzi

Lungo il sentiero che attraversa la selvaggia Valle del Timone, nei pressi di Cellere, si trova la cosiddetta “Grotta di Tiburzi” (o “della Mercareccia”), che la leggenda vuole rifugio dell’omonimo famoso bandito di fine Ottocento, attivo in tutta l’Alta Tuscia e sul confine tosco-laziale.


Rocca Farnese a Cellere

La massiccia Rocca Farnese a Cellere, recentemente sottoposta a restauro. Venne edificata nel Rinascimento dalla nobile famiglia laziale a mo’ di palazzo intorno ad una preesistente torre medievale, la quale a sua volta era stata innalzata su un sito protostorico.


Tramonto etrusco nella Valle del Mignone

Un’atmosfera drammatica per questo tramonto tipicamente etrusco: la foto è scattata dalla Rotonda di Monte Romano, cuore della Maremma Laziale e spettacolare belvedere sulla Valle del Mignone.


Cellere-Chiesa di Sant’Egidio

Una vera “chicca” della Maremma Viterbese: la Chiesa di Sant’Egidio a Cellere, suggestiva per la sua raffinata architettura e per la posizione solitaria in una valletta ai piedi del borgo. L’opera fu realizzata nel 1512-1520 su iniziativa del cardinale Alessandro Farnese, che la commissionò a Sangallo il Giovane. L’interno, a croce greca, custodisce pregevoli affreschi cinquecenteschi.


La Sughereta di Pian dell’Arcione

Sulla strada che collega Tuscania a Montalto di Castro (la SP 4), ma nel Comune di Tarquinia, tramite una piccola deviazione fra immensi campi coltivati è raggiungibile una delle sugherete più belle ed intatte dell’intero Alto Lazio: quella di Pian dell’Arcione. Ciò che sorprende e meraviglia non è solo l’integrità delle cortecce – rara – ma anche la monumentalità del paesaggio boschivo e di molte piante, grandi “patriarchi” che levano le proprie braccia al cielo… Un luogo magnifico e sorprendentemente panoramico (strepitosa la vista sull’iconico Monte Canino) che si apre come per magia nella consueta, bucolica solitudine della Maremma Viterbese.


Vicolo a Blera

Blera è un pittoresco centro della Maremma Viterbese. Molto meno curato e “turistico” di quello della vicina Barbarano Romano, offre comunque scorci suggestivi. Il paese è al centro di una zona affascinante e misteriosa a livello storico-archeologico-paesaggistico: per saperne di più si consiglia la nostra guida “Lazio. I luoghi del mistero e dell’insolito”.


La terra “rossa” di Tuscia

Come in un enigmatico quadro di De Chirico, lo spazio vuoto contrasta con elementi che rapiscono lo sguardo: ecco allora il tronco di un albero morto con i suoi rami contorti volgersi nella stessa direzione delle ombre, che si allungano sulle fertili rosse terre di Tuscia. Qui siamo a Pian dell’Arcione (Comune di Tarquinia), nei cui pressi sorge una delle più belle sugherete del Lazio. Tale bellezza potrebbe a breve sparire sotto centinaia di ettari di fotovoltaico, autorizzati da un governo regionale ormai assolutamente disinteressato alla tutela dell’ambiente e del paesaggio e quindi dei beni collettivi…


“Intervallo Rai”…?

Un’immagine senza tempo di Tuscania, di cui emerge in lontananza la mole della romanica basilica di San Pietro con e sue torri. Abbiamo scelto un viraggio in seppia per rafforzare il senso di “antico” di questo “quadro”, che ci ricorda i famosi “intervalli” della Rai di qualche decennio fa, intermezzi fra una trasmissione e l’altra in cui venivano proiettate vedute del paesaggio e dei centri storici italiani, quando ancora l’amore per questo Paese era vivo fra i cittadini. Pensate viceversa che oggi i terreni da dove è stata scattata questa foto rischiano di essere distrutti da un mega impianto eolico, esteso per molti chilometri!