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“Intervallo Rai”…?

Un’immagine senza tempo di Tuscania, di cui emerge in lontananza la mole della romanica basilica di San Pietro con e sue torri. Abbiamo scelto un viraggio in seppia per rafforzare il senso di “antico” di questo “quadro”, che ci ricorda i famosi “intervalli” della Rai di qualche decennio fa, intermezzi fra una trasmissione e l’altra in cui venivano proiettate vedute del paesaggio e dei centri storici italiani, quando ancora l’amore per questo Paese era vivo fra i cittadini. Pensate viceversa che oggi i terreni da dove è stata scattata questa foto rischiano di essere distrutti da un mega impianto eolico, esteso per molti chilometri!


Paesaggio etrusco nell’Alta Valle del Marta

Una luce quasi fiamminga nell’inconfondibile, misterioso paesaggio etrusco in un crepuscolo di fine settembre. Siamo nell’Alta Valle del Marta, a nord di Tuscania e a pochi passi dall’omonima riserva naturale, in una zona purtroppo sconosciuta e negletta anche agli escursionisti e ai fotografi laziali oltre che ai turisti.


Gli italiani in tempo di…

Valle del Marta-Loc. Carcarella (Tuscania), paesaggio con asini 1 RCRLB

No, tranquilli, scherziamo: sarebbe ingiusto definire animali così nobili come gli italiani attuali… Comunque è stato un incontro interessante questo, mentre con l’amico Adrian Moss ci aggiravamo per le lande solitarie della Tuscia maremmana, in località Carcarella di Tuscania…


Tramonto sulla Carcarella

Valle del Marta-Loc. Carcarella (Tuscania), paesaggio al tramonto 2 RCRLB

La stupenda campagna della Valle del Marta al tramonto, sulla Strada della Carcarella (Tuscania), ai piedi della collina di Montebello.


La piccola Provenza Laziale

Maremma Viterbese-Loc. S. Giuliano (Tuscania), campo di lavanda 1 RCRLB

Fra giugno e luglio alcune località del Comune di Tuscania, in particolare in direzione di Arlena di Castro, si tingono delle inconfondibili fioriture della lavanda. Ormai sono diverse le aziende che hanno puntato su questa coltivazione, rara in Italia, che nella Maremma Viterbese pare aver trovato un ambiente ideale. L’immagine è ripresa dai terreni dell’Azienda agricola biologica La Lavanda della Tuscia (loc. San Giuliano), per cui ringraziamo i suoi proprietari della gentile ed amichevole accoglienza.


Montebello-Come in un dipinto…

Valle del Marta-Loc. Montebello (Tuscania), paesaggio all'alba 5 RCRLB

L’emozione unica di ammirare un’alba infuocata nel cuore dell’Etruria…


Girasole nel fondovalle del Marta

Valle del Marta-Campagna nel fondovalle 1 RCRLB

Il mondo bucolico e appartato della Valle del Marta dona immagini senza tempo, in cui la campagna laziale si esprime ai suoi più alti livelli di ruralità.


Alba etrusca a Montebello

A giugno albeggia davvero presto ma l’alzataccia è come sempre ripagata da spettacoli incredibili. Torniamo a Montebello di Tuscania , stavolta in versione estiva, per immortalare la più classica “alba etrusca”, un momento magico della giornata che forse qui meglio che in ogni altro luogo della Tuscia esprime l’anima di questo misterioso popolo antico. Il grano maturo riflette i raggi del caldo sole maremmano, creando una luce dorata magnifico che tutto avvolge di rosso e arancio, lasciandoci sbalorditi. Ecco qui di seguito una galleria che può solo lontanamente rendere l’idea della bellezza mozzafiato della Maremma Viterbese illuminata dal primo mattino: per capirla bisogna andarci di persona! Un grazie al caro amico Adrian Moss di Esplora la Tuscia per il supporto logistico ma soprattutto per la graditissima compagnia.

Valle del Marta-Loc. Montebello (Tuscania), paesaggio nell'aurora 4 RCRLB

Valle del Marta-Loc.  Montebello (Tuscania), paesaggio 9 RCRLB

Valle del Marta-Loc.  Montebello (Tuscania), paesaggio 7 RCRLB

Valle del Marta-Loc.  Montebello (Tuscania), paesaggio 8 RCRLB

Valle del Marta-Alba dalla loc.  Montebello (Tuscania) 1 RCRLB

Valle del Marta-Alba dalla loc.  Montebello (Tuscania) 2 RCRLB

Valle del Marta-Alba dalla loc.  Montebello (Tuscania) 4 RCRLB

Valle del Marta-Alba dalla loc.  Montebello (Tuscania) 5 RCRLB

Valle del Marta-Alba dalla loc.  Montebello (Tuscania) 6 RCRLB

Valle del Marta-Alba dalla loc.  Montebello (Tuscania) 8 RCRLB

Valle del Marta-Alba dalla loc.  Montebello (Tuscania) 9 RCRLB

Valle del Marta-Alba dalla loc.  Montebello (Tuscania) 17 RCRLB

Valle del Marta-Loc.  Montebello (Tuscania), paesaggio 4 RCRLB

Valle del Marta-Alba dalla loc.  Montebello (Tuscania) 13 RCRLB

Valle del Marta-Alba dalla loc.  Montebello (Tuscania) 14 RCRLB

Valle del Marta-Alba dalla loc.  Montebello (Tuscania) 18 RCRLB

Valle del Marta-Alba dalla loc.  Montebello (Tuscania) 16 RCRLB

Valle del Marta-Alba dalla loc.  Montebello (Tuscania) 15 RCRLB

Valle del Marta-Alba dalla loc.  Montebello (Tuscania) 10 RCRLB

Valle del Marta-Alba dalla loc.  Montebello (Tuscania) 12 RCRLB

Valle del Marta-Alba dalla loc.  Montebello (Tuscania) 11 RCRLB

Valle del Marta-Alba dalla loc.  Montebello (Tuscania) 19 RCRLB

Valle del Marta-Alba dalla loc.  Montebello (Tuscania) 20 RCRLB

Valle del Marta-Alba dalla loc.  Montebello (Tuscania) 21 RCRLB

Valle del Marta-Alba dalla loc.  Montebello (Tuscania) 22 RCRLB

 

 


Orizzonti maremmani a Lascocanale

Valle del Marta-Loc. Lascocanale (Tuscania), paesaggio 1 RCRLB (1)

Gli immensi e solitari orizzonti della Maremma Laziale dalla località Lascocanale di Tuscania. Un paesaggio misterioso, senza tempo, che evoca ricordi lontani ed emozioni sopite, e dove il “respiro” etrusco è sempre nell’aria…


Tuscia: LIBERTA’!

I grandi spazi della Tuscia nella Valle del Marta che infondono libertà.


Sulle colline etrusche della Valle del Marta in primavera, fra Tuscania e Tarquinia

Il Fiume Marta, emissario del Lago di Bolsena, inizia il suo corso nell’omonimo borgo lacustre e, dopo alcune decine di chilometri nel cuore dell’Etruria Laziale, sfocia nel Tirreno. Forma una vallata di straordinaria bellezza che rappresenta uno dei paesaggi rurali storici più importanti della regione nonché una delle zone più caratteristiche della Maremma Viterbese. 

Qui proponiamo una galleria fotografica della porzione centrale e più spettacolare della valle, quella compresa cioè fra Tuscania e Tarquinia e che ha il suo fulcro nel borgo rurale di Montebello (Tuscania): ritratto dal Cesetti e decantato nelle poesie del Cardarelli, si tratta di un paesaggio solenne e spesso antico, soprattutto laddove, verso sud, i grandi campi coltivati a cereali o lasciati al pascolo sfumano negli immensi e tuttora disabitati latifondi storici (oggi ricadenti nel Poligono militare di Monte Romano). Al gioiello “nascosto” dell’Abbazia di San Giusto (Tuscania) e ai ruderi etruschi e medievali si sommano le più recenti testimonianze insediative date dai casali sette-ottocenteschi e da quelli relativi alla bonifica e alla Riforma agraria. La campagna intorno alle località di Montebello, Carcarella e Lascocanale, dolce, solare e coltivata con cura, preannuncia quella della Bassa Toscana.

Le fotografie (d’archivio) che seguono sono state scattate nel periodo di massimo splendore della zona, che va da metà aprile a metà maggio quando il verde domina su tutto e regala sensazioni di grande serenità mentre il clima risulta praticamente perfetto. Più avanti inizierà il “miracolo” della rapida trasformazione del tenero grano verde in quello maturo che inonderà di color oro le ondulate colline della Media Valle del Marta.

Valle del Marta-Paesaggio presso Montebello 5 RCRLB

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Valle del Marta-Castello di Pian Fasciano, veduta 5 RCRAO

Valle del Marta-Acquedotto presso Tarquinia 1 RCRLB
Tarquinia-Veduta dalla Valle del Marta 2 RCRAO

Intorno al solstizio d’inverno sulle colline di Montebello, tra paesaggi solenni e rovine medievali

A sud di Tuscania, più o meno a metà della piacevolissima strada per Tarquinia, sorge il piccolo borgo rurale di Montebello, qualificato da una chiesetta ed un castello padronale ove è ospitata la collezione delle opere di Giuseppe Cesetti, grande pittore della Maremma Laziale. Intorno a questa località si estende la porzione più spettacolare della Valle del Marta, col suo solenne paesaggio rurale, fra i più belli ed intatti del Lazio (che si auspica nel prossimo futuro potrà essere tutelato all’interno di un grande Parco Agricolo ed Archeologico dell’Etruria): casali e fattorie punteggiano una campagna ordinata e ben coltivata che alterna pascoli, seminativi, uliveti, boschi di querce e residui di macchia mediterranea e vegetazione ripariale lungo il fiume ed i suoi affluenti, mentre dal punto di vista morfologico le iniziali aree pianeggianti o lievemente ondulate lasciano spazio ad altre più aspre e collinose, soprattutto in direzione di Tarquinia e Monte Romano, con lo sfondo tormentato ma elegante dei Monti della Tolfa. In questo paesaggio bucolico di rara bellezza si innestano, come sempre accade nella Tuscia, le tracce della storia, in un connubio straordinario fra natura e cultura. Oltre all’antica presenza etrusca, nella zona si fanno notare i resti dei molti castelli medievali che controllavano un territorio per secoli ritenuto strategico: nei pressi della diga sul Marta si innalzano, in un angolo sognante e di profonda solitudine, le rovine del Castello di Pian Fasciano (recentemente sottoposto ad un restauro non ancora concluso) e dal lato opposto del fiume i pochi resti di quello dell’Ancarano; più lontana si innalza un’altra torre a completare un paesaggio che – se non fosse per i tralicci dell’alta tensione – sembrerebbe anche nei dettagli un dipinto del XVI secolo. Proponiamo una perlustrazione fotografica in questo periodo di passaggio fra autunno ed inverno per godere degli ultimi momenti del foliage in una zona non molto praticata in tal senso e normalmente consigliata in primavera (quando in effetti dà il massimo). Tuttavia i colori molto variati della campagna e soprattutto i toni intensi delle querce solitarie, che sfumano dal giallo scuro all’arancio e al rame, non vi deluderanno: qui di seguito una lunga galleria di immagini.

Tuscania-Veduta 4 RCRLB

Valle del Marta-Paesaggio presso Montebello 16 RCRLB

Valle del Marta-Paesaggio presso Montebello 17 RCRLB

Valle del Marta-Paesaggio presso Montebello 14 RCRLB

Valle del Marta-Paesaggio presso Montebello 18 RCRLB

Valle del Marta-Paesaggio presso Montebello 10 RCRLB

Valle del Marta-Paesaggio presso Montebello 21 RCRLB

Valle del Marta-Paesaggio presso Montebello 20 RCRLB

Valle del Marta-Paesaggio presso Montebello 11 RCRLB

Valle del Marta-Paesaggio presso Montebello 19 RCRLB

Valle del Marta-Paesaggio presso Montebello 6 RCRLB (2)

Valle del Marta-Paesaggio presso Montebello 7 RCRLB

Valle del Marta-Paesaggio presso Montebello 6 RCRLB

Valle del Marta-Campagna presso Montebello 1 RCRLB

Valle del Marta-Campagna presso Montebello 8 RCRLB

Valle del Marta-Geometrie della Campagna presso Montebello 1 RCRLB

Valle del Marta-Gregge presso Montebello 1 RCRLB (2)

Valle del Marta-Gregge presso Montebello 3 RCRLB

Valle del Marta-Gregge presso Montebello 2 RCRLB

Valle del Marta-Gregge presso Montebello 5 RCRLB

Valle del Marta-Suini bradi presso Montebello RCRLB

Valle del Marta-Paesaggio presso Montebello 5 RCRLB

Valle del Marta-Paesaggio presso Montebello 4 RCRLB

Valle del Marta-Paesaggio presso Montebello 9 RCRLB

Valle del Marta-Paesaggio presso Montebello 5 RCLRB

Valle del Marta-Quercia presso il Castello d'Ancarano 1 RCRLB

Valle del Marta-Paesaggio presso il Castello di Pian Fasciano 3 RCRLB

Valle del Marta-Sterrata presso il Castello di Pian Fasciano 1 RCRLB

Valle del Marta-Panorama verso il Mte Amiata 1 RCRLB

Valle del Marta-Casale presso il Castello d'Ancarano 1 RCRLB

Valle del Marta-Fiume Marta ai piedi del Castello di Pian Fasciano 1 RCRLB

Valle del Marta-Fiume Marta 2 RCRLB

Valle del Marta-Castello di Pian Fasciano, veduta 1 RCRLB

Valle del Marta-Castello di Pian Fasciano, veduta 2 RCRLB

Valle del Marta-Castello di Pian Fasciano, veduta 3 RCRLB

Valle del Marta-Paesaggio con Pian Fasciano e Ancarano 1 RCRLB

Valle del Marta-Castello di Pian Fasciano al tramonto 1 RCRLB

Valle del Marta-Tramonto verso Tarquinia 1 RCRLB


Castel Cardinale presso Tuscania

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Uno scorcio di Castel Cardinale, fra Tuscania e Viterbo. Situato in un paesaggio altamente suggestivo, si tratta di uno dei “manieri perduti” più segreti e sconosciuti del Lazio, poiché invisibile dalle strade principali e da qualsiasi altura o cittadina circostante. Per saperne di più sulla sua storia e sul come arrivarci, si consiglia la lettura della nostra guida: “I castelli perduti del Lazio”


Paesaggio etrusco nella Valle del Marta

Valle del Marta-Paesaggio presso Montebello 1 RCRLB.JPG

Aprile e maggio sono i mesi migliori per visitare la stupenda Valle del Marta, cuore dell’antica Etruria meridionale. Vastissimi pascoli e campi di grano si estendono fino all’orizzonte fra dolci colline, pianori e selvagge forre. Qua e là case contadine e vecchi casali segnano una presenza umana che finora è rimasta piuttosto limitata. Fra Tuscania e Tarquinia si estende il tratto più spettacolare della valle, in particolare nei dintorni della località Montebello. 


Panorama dalla Necropoli dell’Ara del Tufo presso Tuscania

Tuscania-Necropoli dell'Ara del Tufo, paesaggio 1 RCRLB.JPG

Un panorama dalla Necropoli dell’Ara del Tufo sulla Valle del Marta: sullo sfondo si intravedono le torri di San Pietro a Tuscania. Per approfondimenti sulla zona: “Lazio. I luoghi del mistero e dell’insolito”.


Veduta dell’Abbazia di San Giusto

Abbazia di S. Giusto-Veduta 3 RCRLB.JPG

Lo splendore dell’Abbazia di San Giusto, presso Tuscania. Egregiamente restaurato diversi anni fa da un privato “illuminato” dopo un lungo abbandono , il complesso – di origine cistercense – è stato poi adibito a prestigioso agriturismo. Ringraziamo i proprietari che ci hanno gentilmente concesso di realizzare alcuni scatti all’interno della loro bellissima tenuta: aprile e maggio sono fra l’altro i momenti migliori per visitare Tuscania e i suoi dintorni. Si consiglia vivamente il pernotto in questa magnifica struttura.


Aprile nella Maremma Laziale

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Aprile è forse il mese migliore per godere il paesaggio nelle zone interne della Maremma Laziale. In particolare le valli del Marta e del Mignone, coi loro grandi spazi, in buona parte ancora incontaminati, si prestano a semplici e gratificanti passeggiate o a spettacolari percorsi a cavallo e in mountain bike. Tutto in questo mese è verde: dai boschi ai campi coltivati e ai pascoli, spesso ricoperti da incantevoli fioriture, in un ambiente a tratti paradisiaco. La foto ritrae la magnifica campagna fra Tarquinia e Tuscania, nei pressi di Montebello, una delle aree senz’altro più belle di questo vasto e tuttora poco conosciuto territorio. 


La vecchia Toscanella, “tempio” del vedutismo nel cuore della Maremma Laziale

I verdi pascoli e le distese solitarie, le rovine etrusche, romane e medievali: nonostante le profonde ferite inferte dalla speculazione energetica negli ultimi anni (in primis le enormi pale eoliche di Piansano) che ha spezzato orizzonti rimasti “fino a ieri” vuoti, il paesaggio della Maremma Viterbese rimane in larga parte integro e struggente, soprattutto a sud di Tuscania.

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Questo contesto privilegiato fa da sfondo alla visita di una delle città d’arte più affascinanti del Lazio e di questa parte d’Italia. Celebre per le magnifiche basiliche romaniche di San Pietro e Santa Maria Maggiore, ma anche per un centro storico ben preservato, la “Toscanella” dei viaggiatori del passato ha tuttavia origini molto più antiche, risalenti ad epoche anteriori all’Età del Bronzo. Prima di divenire fiorente colonia romana (III sec. a. C.), Tuscania fu fiera e potente città etrusca, dedita al commercio marittimo (in virtù della vicinanza al porto dell’attuale Marina di Montalto), oltre che insediamento proto-storico, come hanno confermato i rinvenimenti nella zona di Colle San Pietro.

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Testimonianza evidente del periodo etrusco sono le numerose necropoli, che si aprono tutt’intorno all’abitato per alcuni chilometri (Peschiera, Pian di Mola, Castelluccio, Ara del Tufo, Madonna dell’Olivo, Scalette, Carcarello, Sasso Pizzuto, ecc…). Concentrate soprattutto a nord e a sud di Colle San Pietro, esse formano un patrimonio archeologico straordinario anche per la varietà delle tipologie architettoniche, in cui sono peraltro evidenti influssi stilistici dalle vicine Vulci, Tarquinia e Cerveteri.

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Tra questi complessi funerari spicca soprattutto la Necropoli della Madonna dell’Olivo, nei pressi del Fiume Marta, che presenta sepolture di differenti dimensioni, risalenti soprattutto all’età ellenistica (IV-I sec. a. C.): accanto alle tombe dei Curunas, è qui nota soprattutto la cosiddetta “Tomba della Regina” (o “Grotta della Regina”), che riprende, peraltro, una denominazione abbastanza diffusa nelle necropoli della Tuscia (si pensi, ad esempio, all’omonima tomba a dado di San Giuliano, presso Barbarano Romano). Ma a rendere unico questo luogo è il suo misterioso labirinto. Accostata spesso alla mitica Tomba di Porsenna a Chiusi, si tratterebbe del sepolcro della leggendaria e potentissima regina etrusca Hosa e della sua famiglia.

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Una tomba, questa, che probabilmente doveva avere anche la funzione di tempio, in cui venivano celebrati misteriosi riti sacri a noi ignoti, e che proprio le oscure gallerie avrebbero dovuto difendere da eventuali profanatori. Nel periodo romano Tuscania mantenne la propria floridezza essendo situata lungo la Via Clodia – tracciato già etrusco divenuto consolare nel 225 a. C. – che collegava Roma a Saturnia, di cui rimane ben visibile un tratto di lastricato. La ricchezza dell’età antica perdurò nell’Alto Medioevo, quando Tuscania divenne sede diocesale con un’amplissima giurisdizione fra i fiumi Fiora e Mignone ed i laghi di Bolsena e Vico, all’interno della cosiddetta “Tuscia Longobardorum”.

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In epoca comunale la popolazione aumentò e si determinò la necessità di allargare la cinta muraria e venne costruito il Rivellino, di cui oggi ammiriamo i pittoreschi ruderi. Nel XIII secolo la città fu stravolta dalle lotte fra Guelfi e Ghibellini, mentre la nobiltà si scontra anche per il predominio della campagna, punteggiata da numerosi castelli.

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Una maggiore stabilità fu letteralmente imposta a Tuscania nell’anno 1354 quando, dopo una parentesi di sottomissione al Comune di Roma, essa venne ridotta alle strette dipendenze dello Stato Pontificio dal feroce cardinale Egidio Albornoz. Ma già la Peste Nera del 1349 aveva decimato la popolazione: seguì una contrazione della cinta muraria che decretò, come si vede tuttora l’isolamento dell’area del Rivellino e di San Pietro.

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Tuttavia, sempre grazie alla sua posizione strategia, fra la costa e la Valle del Tevere e quindi l’Appennino, nel XVI secolo pian piano Tuscania riuscì a riprendersi: persa l’autonomia politica, mantenne d’altro canto una certa prosperità come importante centro agricolo, il che le permise una cospicua ripresa culturale, come testimoniano i tanti edifici ed ornamenti rinascimentali e barocchi, sfoggio delle famiglie di grandi proprietari terrieri. Il resto della sua storia è quello della classica, tranquilla città di provincia papalina che passò nel 1870 al neonato Regno d’Italia.

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Il 6 febbraio 1971, alle ore 19:09, un terribile terremoto colpì Tuscania, distruggendo in pochi minuti la vita di numerose persone ed una parte del patrimonio artistico della cittadina. Superato il trauma iniziale, fu avviata una mirabile opera di ricostruzione “per anastilosi” (dov’era e com’era), che riportò all’originario splendore i suoi monumenti e ridiede vita e dignità al centro storico, dimostrando un grande senso civico da parte della popolazione locale. Così, di fronte ai recenti eventi tellurici nell’Appennino centrale, la vicenda di Tuscania è presa ad esempio positivo per il futuro delle sfortunate genti delle nostre montagne.

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Oggi la cittadina vede un flusso crescente – anche se non certo invadente… – di turisti che vi giungono da ogni parte del mondo (accanto al folto numero di amatori che ci tornano costantemente) per ammirarne il peculiare connubio fra paesaggio ed urbanistica. Negli ultimi tempi si sono aggiunti altri motivi di attrazione con la nascita di una prestigiosa scuola internazionale di cucina, e con lo sviluppo delle coltivazioni di lavanda, verso Arlena di Castro, che a giugno danno ad alcuni scorci campestri un aspetto quasi “provenzale”. Al di là di tutto però, a Tuscania di fondamentale interesse sono le due celebri basiliche cristiane, erette entrambe nel VIII secolo sulle rovine di templi pagani e rimaneggiate nei secoli. In primo luogo la Chiesa di San Pietro, che rappresenta senza dubbio il monumento più illustre di Tuscania ed uno tra i più alti esempi dello stile romanico: notevoli la facciata con il rosone e le ricchissime decorazioni spesso di gusto fantastico, mentre l’interno a tre navate, suddivise da colonne romane, conserva affreschi bizantini del XII secolo, un pavimento cosmatesco, alcuni sarcofaghi e una cripta sorretta da 28 colonne in marmo, anch’esse di derivazione romana. 

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Inoltre la Chiesa di Santa Maria Maggiore, caratterizzata da una facciata chiusa da una tozza torre in tufo e arricchita da splendidi bassorilievi simbolici: meraviglioso, all’interno, l’affresco trecentesco del “Giudizio Universale”, con raffigurazioni macabre e raccapriccianti. Di notevole importanza sono poi il Museo Nazionale Archeologico, presso l’ex convento di Santa Maria del Riposo (che custodisce numerosi reperti delle necropoli etrusche e romane della zona, tra cui i sarcofaghi e i corredi funerari della famiglia etrusca dei Curunas), il rinascimentale Duomo di San Giacomo, la Chiesa di San Marco (una delle più vetuste della città), la Chiesa di Santa Maria delle Rose e la Chiesa di San Maria del Riposo (al cui interno è una tavola del Pastura).

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Ma, come dicevamo, è l’intera Tuscania – crocevia architettonico in cui sono ravvisabili richiami viterbesi, tarquiniensi ed orvietani – a meritare una visita attenta nel suo complesso, indugiando piacevolmente nelle piazzette e nei vicoli minori, spesso ornati da fontane e bei portali, scoprendo all’improvviso una chiesetta, un’edicola votiva, un profferlo fiorito, una torre medievale o un elegante palazzo del Quattro-Cinquecento.

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Da non perdere è il cosiddetto “Vicolo degli artigiani”, una specie di variopinta galleria medievale-rinascimentale, aperta da botteghe di antichi mestieri, che ricorda i borghi della Romagna.

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Poi c’è Piazza Basile, dove, su un muro di recinzione, alcuni inquietanti sarcofaghi etruschi sorvegliano dall’alto il passante: vi si godono altresì delle bellissime viste sulle case dell’abitato e sulla sognante Valle del Marta che da qui appare come uno sfumato dipinto.

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Non ultimo, il pittoresco slargo che ospita la Fontana delle Sette Cannelle, nelle cui vicinanze è il vecchio lavatoio pubblico. 

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Ma la cosa più irrinunciabile è l’affaccio dal Belvedere della Torre di Lavello, che offre un magnifico panorama sulla valle sottostante, sulle chiese di San Pietro e Santa Maria Maggiore e sulle rovine dell’antico Palazzo Comunale, il Rivellino.

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Ecco: qui si ha la sensazione di essere di fronte a qualcosa di davvero unico. Paesaggio rurale tradizionale e monumenti medievali si fondono alla perfezione creando uno scenario “cristallino” in cui natura e storia dialogano senza pesanti “alterazioni” moderne: una sorta di “tempio del vedutismo” del Lazio, dunque, che onora e perpetua i fasti della regione ai tempi del Grand Tour e che proprio per questo motivo – come accaduto per la non lontana Valdorcia – dovrebbe essere tutelato dall’Unesco come “patrimonio dell’Umanità”.

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La realtà però è ben diversa. Fino allo scorso anno era ancora in ballo l’ennesimo folle progetto (poi – a quanto pare – bloccato) per impiantare fra Tuscania, Tarquinia e Viterbo decine di pale eoliche alte più di cento metri. Senza contare il nuovo enorme depuratore che – pur utile nella sua intrinseca funzione – è stato edificato in piena area protetta, a due passi da Santa Maria Maggiore e ben visibile dal belvedere, senza che si sia provveduto a ricoprire in tufo le strutture di cemento o a creare una schermatura arborea. Questo per ricordare come la salvaguardia dei nostri beni ambientali e culturali sia attualmente allo sbando, e come la preparazione e la sensibilità degli amministratori non sia tuttora adeguata al valore immenso di un territorio che si presenta come una specie di “museo a cielo aperto”.

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La suggestiva campagna tuscanese “nasconde” infatti innumerevoli tesori storico-archeologici seppure manchi totalmente una segnaletica turistica, quasi a volerli celare agli occhi del mondo. In ogni caso, noi consigliamo almeno le seguenti quattro mete. Si consiglia innanzi tutto una passeggiata all’Abbazia cistercense di San Giusto, immersa in una splendida vallata nei pressi della Madonna dell’Olivo e ben restaurata da privati dopo un lungo abbandono, che costituisce un complesso di grande interesse ed è probabilmente legata alla presenza templare nel Lazio.

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Verso Tarquinia, in un paesaggio mozzafiato che anticipa quello toscano, possono invece essere raggiunti gli affascinanti ruderi del Castello dell’Ancarano, a balcone sul Fiume Marta, ed il borgo-fattoria di Montebello, sede della raccolta pittorica del Maestro Cesetti.

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In direzione di Viterbo è poi il misterioso e solitario Castel Cardinale, immerso in un’antica e vasta proprietà nobiliare: fu il cuore della drammatica vicenda storica del Tartaglia, “capitano di ventura” che agli inizi del XV secolo seppe ritagliarsi una signoria personale in Etruria.

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Raggiungibile infine dalla strada per Vetralla, al confine con il Comune di Monte Romano, è la Tenuta di Respampani, area archeologico-naturalistica di eccezionale valenza: qui si è conservato pressoché intatto il paesaggio “romantico” della campagna papalina preunitaria, con gli allevamenti bradi di bovini ed ovini, i manieri isolati, i ruderi di diverse epoche sparsi ovunque in un ambiente a tratti selvaggio di boschi, prati e torrenti.

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Concludendo, Tuscania può essere occasione di un’incantevole vacanza di tipo culturale e paesaggistico. Una vacanza “slow”, ovviamente: escursionismo, gite a cavallo o in bici, fotografia, disegno e pittura en plein air sono solo alcune delle attività più indicate, tenendo conto che la posizione ottimale della cittadina permette una visita completa a tutto il resto della Tuscia umbro-tosco-laziale.

APPUNTI DI VIAGGIO

Periodi consigliati: aprile-maggio, novembre-dicembre per i colori della campagna; anche marzo ed ottobre sono ottimi per le escursioni mentre a giugno si possono ammirare le fioriture della lavanda.

Dove dormire: B&B Terziere di Valle, Agriturismo Abbazia di San Giusto


Castel Cardinale, un maniero segreto fra Viterbo e Tuscania

L’immensa pianura ondulata che si estende fra Viterbo, Tuscania e Tarquinia si presenta disseminata di resti di fortilizi, che danno l’idea di come e quanto fosse presidiata militarmente durante tutto il Medioevo. Fra i tanti spicca Castel Cardinale, luogo noto agli agricoltori della zona anche con il nome di “Castello del Marchese”, poiché ricadente in una vecchia tenuta nobiliare, oggi divenuta una grande azienda zootecnica.

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Il castello si eleva a protezione di un piccolo fosso che corre quasi parallelo alla Strada Chirichea, la lunga sterrata che collega la Via Tuscanese e la Via Vetrallese sfiorando le rovine di Castel di Salce. La peculiarità di Castel Cardinale è tuttavia il fatto di non essere stato edificato sull’orlo di una rupe, come la maggior parte degli altri manieri della zona – quali ad esempio il vicino Castel d’Asso o il più distante Castello di San Giovenale -, bensì sulla sommità di una collinetta.

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Misteriose e solitarie, le rovine di Castel Cardinale, in blocchi di tufo bruno su base arenacea, colpiscono immediatamente il visitatore sensibile per la loro bellezza enigmatica, conferitagli sia dalla posizione insolita dell’incastellamento sia dalle pittoresche forme architettoniche e dalla particolare situazione ambientale: il colle ove esse si stagliano, coronato da alti pini, si mostra circondato da verdi prati a loro volta bordati dalla folta vegetazione che avvolge il corso d’acqua.

Castel Cardinale-Veduta da lontano 1 RCRLB

L’assoluto silenzio del luogo, dolcemente spezzato dal gorgogliare del ruscello, aggiunge stupore in chi ammiri il rudere, ponendolo quasi fuori dal tempo. Tali caratteristiche rendono senza dubbio Castel Cardinale uno dei siti più curiosi, affascinanti fra quelli descritti nella nostra guida “I Castelli perduti del Lazio” (ove sono presenti le indicazioni su come arrivarci), la cui “segretezza” è oltre modo avvalorata dalle pressoché inesistenti fonti documentarie, che ci costringono a fare mere supposizioni sulla sua storia.

Castel Cardinale-Scorcio 1 RCRLB

L’altura ove sorge l’edificio, con le sue grotticelle, lascia pensare ad un sito di origine etrusca (o addirittura villanoviana), e del resto in tutta la campagna circostante si vedono cavità più o meno ampie, oggi utilizzate come ripostigli o fienili. Il toponimo “cardinale” potrebbe invece lasciar pensare alla sua appartenenza ad una famiglia con un esponente di rango, oppure a quell’Egidio Albornoz che tanto peso ebbe nelle vicende trecentesche di Tuscania. A parte i dubbi sul nome, quel che è molto probabile è che si tratti di un castrum longobardo di fondazione alto-medievale, rientrante nella rete di fortilizi di cui abbiamo parlato all’inizio.

Castel Cardinale-Mura laterali 2 RCRLB

L’aspetto attuale del castello, a pianta irregolare con porzione semicircolare, sembra tuttavia il risultato di successivi rimaneggiamenti, che dal punto di vista architettonico lo accomunano a certe soluzioni di tipo tuscanese, databili fra il XII e il XIII secolo. All’interno, alti e massicci spezzoni di mura permettono di immaginare che vi fosse un possente e panoramico maschio centrale, mentre nulla rimane degli altri edifici.

Castel Cardinale-Mura laterali 1 RCRLB

Meglio conservate le mura perimetrali, dalle quali spicca lo splendido torrione affianco alla porta d’accesso, che è l’elemento più caratteristico di Castel Cardinale. L’ampiezza dei volumi ricostruibili ipoteticamente osservando gli avanzi dei vani interni fa credere che il castello in un determinato periodo avesse anche una funzione residenziale. In ogni caso, Castel Cardinale fu abbandonato più o meno alla metà del Quattrocento, dopo essere stato legato alle vicende del Conte di Toscanella (l’odierna Tuscania) Angelo Broglio da Lavello, detto “Tartaglia”, spregiudicato condottiero di ventura che seppe ritagliarsi un’estesa signoria fra la Maremma ed il Tevere, giungendo a conquistare anche Tarquinia, Sutri ed Acquapendente: cadde allora sotto lo sguardo malevolo del papa e degli Sforza, da cui fu fatto arrestare e decapitare ad Aversa nell’ottobre del 1421.

Castel Cardinale-Campagna 1 RCRLB

L’impatto visivo straordinario offerto dalla perfetta integrazione fra le antiche rovine ed il paesaggio agreste fa di Castel Cardinale un luogo non soltanto di profonda suggestione ma anche di enormi potenzialità turistiche: allo stato attuale, però, la mancanza totale di indicazioni stradali è il segno di una mancata volontà di valorizzare il monumento in tal senso; anzi, i folli progetti di eolico, fotovoltaico e biomasse che insistono nella zona (malgrado i danni già compiuti qui dalla speculazione energetica) lasciano supporre che una consapevolezza dell’importanza di questo paesaggio e dei siti archeologici ivi contenuti sia purtroppo ancora lontana nelle amministrazioni locali e soprattutto in quella regionale, che da alcuni anni rilascia autorizzazioni con una leggerezza a dir poco inquietante. Speriamo di non dover presto celebrare i vasti ed intatti orizzonti di Castel Cardinale come una cartolina dal passato.


Tuscania-Panorama dal belvedere di Torre Lavello

Tuscania-Belvedere, panorama 6 RCRDC

Una delle più strepitose “cartoline” del Lazio e d’Etruria. Dal belvedere di Tuscania i monumenti medievali si inseriscono nella cornice stupenda della Valle del Marta, con lo sfondo dei Monti Cimini e della Tolfa. Un paesaggio senza tempo da assaporare con calma in queste calde giornate primaverili. Per saperne di più di Tuscania: “Lazio, i luoghi del mistero e dell’insolito”.