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Nel borgo di Vallunga

La magnifica Piana di Leonessa custodisce uno dei paesaggi storici più intatti ed importanti dell’intero Lazio ma ciò che la contraddistingue è la presenza di innumerevoli minuscoli borghi del tutto sconosciuti. Tranne alcune rare eccezioni, si tratta di villaggi in cui purtroppo regna incontrastato l’abbandono, mai fotografati da alcun turista o famoso reporter dunque di fatto rimasti fino ad oggi dimenticati, anzi diremmo quasi “invisibili”. Eppure si tratta di un patrimonio insediativo (ed etno-antropologico) straordinario e nel complesso molto integro (basta guardare la trama di questi nuclei dai monti circostanti, in particolare dal Tilia, dal Cambio e dal Tolentino, con le “macchie” di tetti a coppi) che è quasi un unicum nella regione di Roma. La “colonizzazione” di questa landa sperduta degli Appennini fu frutto di un’operazione politico-urbanistica ben precisa in epoca medievale – che trova riscontro soltanto nella vicina Conca di Amatrice (le cosiddette “ville”, dal francese ville) – legata alla figura del conte parigino Carlo I d’Angiò, divenuto poi re di Sicilia e padrone di tutto il Sud Italia, il quale riuscì ad estendere la sua influenza su una vasta fetta dell’Italia Centrale appenninica. Non si tratta dei classici castrum murati che siamo abituati a vedere sulle nostre montagne bensì di agglomerati di case senza una struttura precisa, con isolati dotati di orti e collegati spesso fra loro da archi, secondo una disposizione che ricorda curiosamente i villaggi di alcuni paesini del Trentino. La foto ritrae il piccolo borgo di Vallunga, che mostra alcune case ristrutturate e che sorprende per un antico forno paesano perfettamente conservato. Desolazione e malinconia ma anche silenzio assoluto e aria purissima (qui, secondo gli esperti c’è l’aria più pulita del Lazio) dominano la scena.


Panorama da Anticoli Corrado

Anticoli Corrado è un borgo delizioso e appartato alle pendici dei Monti Ruffi. Fu amato dai viaggiatori europei del tardo Grand Tour, soprattutto dai pittori per via del paesaggio nonché dei “volti” del luogo, che ritrassero in numerosi dipinti, tant’è che le “muse di Anticoli” divennero talvolta vere e proprie modelle o persino artiste esse stesse. Ricco di scorci pittoreschi e sede di un interessante museo dedicato agli artisti che vi furono attivi, Anticoli ancora oggi ammalia per i suoi panorami dove lo sguardo spazia indisturbato sull’integra Media Valle dell’Aniene, vero “polmone verde” ai margini dell’area metropolitana di Roma. Un paese dunque che sintetizza il “gusto per il bello” a 360° (natura, arte, architettura, corpo, sensualità) che caratterizzava le nostre terre fino a non molto tempo fa, e che andrebbe valorizzato in un’ottica di turismo culturale di alto livello.


Nella “valle magica”…

Eccoci di nuovo in quella che – per primi – abbiamo definito la “valle magica della Teverina Viterbese”, “brand” oggi “saccheggiato” – così come cospicue porzioni di testi dei nostri articoli – a destra e manca da novelli (o improvvisati) reporter e giornalisti, che sembrano aver scoperto di colpo questa meravigliosa zona che noi invece promuovevano da anni… In basso, come una “bomboniera” il borgo medievale di Roccalvecce, dominato dal suo elegante Palazzo-Castello Costaguti. Sullo sfondo il profilo vulcanico dei Monti Cimini. Una zona da assaporare ed esplorare con calma ma anche da tutelare con un parco agricolo, storico e paesaggistico.


Le grotte segrete del Fiora

La Valle del Fiora è una delle valli più uniche e spettacolari del Lazio. Non “paradisiaca” come quella del Mignone, ha tuttavia un aspetto misterioso e a tratti minaccioso che affascina e lascia talvolta irretiti. Una delle sue caratteristiche meno note è la presenza di numerose grotte, alcune delle quali abitate in epoca preistorica. Si aprono spesso nelle bancate di travertino, che creano situazioni ambientali stranianti per la zona, vicine a quelle di montagna e non certo alla Tuscia. Ecco nell’immagine una magnifica grotta – nei pressi di Vulci – al cui interno scorre un ruscello formando una serie di vasche naturali di acqua limpidissima. Fuori di essa, una cascata scroscia con fini rivoli simili a capelli sino al Fiume Fiora, che a sua volta si fa largo fra enormi massi. Uno spettacolo sublime che ci rammenta ancora una volta quanto sia straordinaria l’Etruria e in particolare la Maremma Laziale.


Dentro l’Eremo di San Leonardo

L’Eremo di San Leonardo nei pressi di Roccantica evoca un grande senso di misticismo. Un luogo da visitare in assoluto silenzio e raccoglimento, cercando di cogliere la profonda unione fra spirito e natura.


Il Sasso segreto

A poca distanza dalla foce del Mignone e ai bordi del prezioso Monumento Naturale La Frasca di Civitavecchia – ma già in territorio di Tarquinia – si nasconde una sorta di “baia segreta”, dominata da un piccolo promontorio roccioso rivestito da macchia mediterranea, noto come “il Sasso”. Oltre questo si allarga un modesto golfo, caratterizzato da spiagge solitarie bordate da dune e pinete che si prolunga sino alla località di Sant’Agostino, ben nota per il suo “miracolo” del 1995. Completa il quadro un grumo di villette moderne che nel complesso appare curiosamente armonico, offrendo un’immagine straniante, quasi fosse un romito villaggio di pescatori di una qualche isola del Sud… Se d’estate questa località è assai affollata, nelle altre stagioni risulta godibilissima, particolarmente al tramonto allorquando regala spettacoli mozzafiato. Di certo uno degli angoli più incantevoli del litorale settentrionale del Lazio, da scoprire con grande rispetto per la delicatezza del luogo.


Ingresso dell’Eremo di Poggio Conte

L’ingresso del misterioso Eremo di Poggio Conte: le fonti scritte più antiche risalgono all’XI secolo ma non si può escludere che il romitorio fosse stato realizzato già da tempo. L’aspetto attuale è invece dovuto agli interventi occorsi nel XII-XIII, in cui sono ravvisabili influenze francesi.


Il ponte in ferro di Luni sul Mignone

Il caratteristico ponte in ferro che scavalca il Fiume Mignone visto dall’Altopiano di Luni, luogo di insediamenti protostorici. Faceva parte della ferrovia Capranica-Civitavecchia, dismessa molti decenni fa. Oggi la sede ferroviaria è l’unico accesso possibile (con fuoristrada) a questo magnifico sito archeologico e paesaggistico. Auspichiamo la sua trasformazione almeno parziale in una pista ciclabile, come sta accadendo per altre ex-ferrovie sparse per l’Italia, al fine di valorizzare e rendere fruibile in modo sostenibile una zona ancora incontaminata e di straordinario potenziale turistico, vanto del Lazio e dell’intera Etruria.


La Cascata della Paternale

La Cascata della Paternale è il momento culminante dell’avventurosa risalita dell’omonimo fosso, tributario del Fiora, a poca distanza dall’Eremo di Poggio Conte. E’ formata sostanzialmente da due piccoli salti posti su due piani sovrapposti che creano un effetto molto pittoresco. Per saperne di più degli itinerari possibili in questa magnifica zona: “Lazio. I luoghi del mistero e dell’insolito – vol. 1”.


La Tomba delle Cariatidi presso Luni

Situata a poca distanza dal Fiume Mignone, in una località remota e selvaggia, la Tomba delle Cariatidi è una delle più belle sorprese archeologiche dei Monti della Tolfa. Appare all’improvviso in una suggestiva macchia di querce e grandi massi tufacei che sorveglia dall’alto il limpido Torrente Canino. Datata al IV secolo a. C., è caratterizzata dalla raffinatezza degli ornamenti, per quanto riguarda sia l’esterno, che riporta uno splendido esempio di “Porta dell’Aldilà”, sia l’interno, con cornici, pilastri e un consunto volto femminile (da cui deriva il nome del sepolcro). Nelle immediate vicinanze si notano altre tombe etrusche e insediamenti o manufatti di incerta origine. Per raggiungere questa autentica perla occorre seguire il sentiero CAI dalla Stazione abbandonata di Monte Romano verso Tarquinia, costeggiando il ruscello (sulla nostra sinistra), che andrà guadato un centinaio di metri prima della sua confluenza col Mignone; infine basterà seguire alcuni segnavia rossi presenti nel bosco, salendo sulla sinistra.


Colombario a Monte Casoli

Non ci sono opinioni concordi da parte degli studiosi circa l’origine dei colombari di Monte Casoli di Bomarzo: alcune ipotesi propendono per una funzione funeraria d’epoca etrusca e romana, altre – forse più attendibili – ad un ben più prosaico utilizzo a scopo di allevamento di colombi e piccioni nell’Alto Medioevo, allorquando il sito – la cui origine è probabilmente da datarsi a prima degli Etruschi – venne recuperato e “ristrutturato” con la costruzione di un castello.


La Grotta del Brigante Bracherosce

Situata ai piedi di Castel Cellesi, la Valle delle Ferriere – o meglio la Valle del Rio Chiaro – è uno dei gioielli paesaggistici e naturalistici della Teverina Viterbese e riserva numerose sorprese: una di queste è la cosiddetta “Grotta del Brigante Bracherosce”, inquietante e  minaccioso intrico di cavità…


L’Eremo di San Girolamo

Attraversando la monumentale Faggeta del Monte Fogliano, sui Cimini, ad un certo punto capita di imbattersi in un suggestivo quanto straniante cumulo di massi vulcanici, aperto da una porticina: è l’Eremo di San Girolamo, che fu abitato nel ‘500 dall’omonimo Santo, proveniente da una ricca famiglia senese.


La Cascata del Salabrone

Nel cuore di una delle aree collinari più selvagge ed intatte del Lazio, a ridosso della Selva del Lamone e a poca distanza da Castro e da Farnese, la splendida Cascata del Salabrone è rimasta a lungo un “luogo segreto”. Segnalata ormai da evidenti cartelli turistici, oggi è invece divenuta meta di scampagnate e persino di bagnanti, che nella stagione estiva amano tuffarsi nel suo limpido laghetto. Ciò nonostante meriterebbe una maggiore valorizzazione, visto che è del tutto assente qualsiasi tipo di manutenzione della zona e di servizio ricettivo: di certo costituisce una meravigliosa scoperta per chi visita questo estremo lembo di Tuscia nord-occidentale in un’atmosfera quasi di “wilderness”.


Sulle “colline segrete” fra Celleno e Grotte Santo Stefano

Fra Celleno e Grotte di Santo Stefano, nel cuore della “valle magica della Teverina Viterbese”, si estende una vasta area collinare che custodisce un paesaggio di straordinaria bellezza, che però rimane curiosamente “invisibile” da ogni strada asfaltata così come dai paesi che la circondano. “Colline segrete” che costituiscono una rarità a livello geomorfologico per la Tuscia, presentando le argille al posto del consueto suolo litico di origine ignea senza però giungere agli “eccessi” dei calanchi. Un paesaggio dunque di alture coltivate esteticamente affine a quello dirimpettaio dell’Umbria e tuttavia unico nel suo genere poiché appunto circondato dal tipico scenario rupestre etrusco. Con questo articolo pertanto vogliamo invitare a recarsi sul posto i nostri “esigenti” lettori, di cui conosciamo il desiderio di scoprire sempre nuovi “luoghi segreti”.

Il Convento di San Giovanni Battista a Celleno Vecchio
La salita sul ponte di Celleno Vecchio
L’altopiano che cela l’area collinare fra Celleno e Grotte, con lo sfondo degli Appennini

Il percorso è magnifico in mountain bike (e forse anche per downhill), a piedi (per chi ama camminare per chilometri su sterrate) e a cavallo ma è sconsigliato a fuoristrada e moto da cross poiché ad un certo punto il reticolo viario a nostra disposizione attraversa una tenuta privata che – pur senza evidenti divieti – è regolarmente chiusa durante la giornata da sbarre (rosse) e ciò può costituire un serio rischio. Inutile dire che i fotoamatori paesaggisti trovano qui una specie di loro personale “paradiso perduto”, da cui trarre scatti certamente originali e di assoluto rilievo, senza il rischio di riprodurre la solita “cartolina” di scorci già strafotografati (pensiamo al celeberrimo boschetto di cipressi in Val d’Orcia o al Pian Grande a Castelluccio di Norcia). Ad ogni modo, ci troviamo dinanzi ad un patrimonio paesaggistico e culturale inestimabile, da tutelare, valorizzare e promuovere da parte delle istituzioni, in una zona che vede un crescente flusso turistico.

Un casale in rovina, sul ciglio di un burrone

Il percorso inizia dalla località di Acquaforte, che si raggiunge sia dalla Via Teverina (SP5) sia dalla strada che collega Celleno Nuovo con Celleno Vecchio (indicazioni). Da qui – ove si trovano un vistoso lavatoio/fontanile e una sorgente di acqua ferruginosa – si imbocca una carrareccia, sulla destra, che affianca dei campi. La si percorre in costante salita, costeggiando alla nostra sinistra un burrone, fino a giungere ad un bivio sull’altopiano, in vista di un casale che si staglia sullo sfondo. Si piega a sinistra e si rimane sulla strada principale evitando le deviazioni a destra che conducono ad alcune aziende agricole. Giunti sul crinale il panorama è immediatamente vastissimo con il profilo degli Appennini, innevati d’inverno e nel tardo autunno; a destra appare la vallata verso Grotte, tutta a prati e punteggiata da alberi camporili e rari casali; a sinistra si ammira invece una visione inedita e splendida del borgo di Celleno Vecchio, che sembra nascere dal terreno.

L’incantevole paesaggio di questo lembo di Teverina e di Lazio
Alcuni scorci della stupenda campagna fra Celleno e Grotte Santo Stefano
Celleno Vecchio sembra “sorgere” come una visione dal paesaggio coltivato

Superata una sbarra sempre aperta, si scende poi con un primo ottimo panorama a sinistra sulle sottostanti colline, in direzione delle alture di Sant’Angelo. Si arriva quindi ad un bivio, in prossimità di un antico e pittoresco casale.

Panorama sulle colline verso Sant’Angelo di Roccalvecce
Il casale presso il bivio sul percorso

Da qui ci sono possibilità: la prima è scendere a destra (e poi ancora a destra) inoltrandosi in una vallata ricca di fascino, raggiungendo un vecchio caseggiato rurale in abbandono e “girovagando” senza meta in questa ambientazione suggestiva, dominati dalle rupi del plateaux vulcanico sovrastante.

Il casale del bivio visto dalla valle sottostante
Immagini di un vecchio borgo rurale ormai in totale abbandono, sul fondo della vallata

La seconda opzione è prendere la sterrata di sinistra, che dona subito un panorama mozzafiato: si svela ai nostri occhi un paesaggio perfetto, di somma e struggente poesia, con la tipica campagna laziale che alterna seminativi, pascoli, boschi; un paesaggio semplice quanto indifeso, che soprattutto negli ultimi anni sta purtroppo rapidamente scomparendo a causa della diffusione di insediamenti ed opere di ogni tipo, avallata da scandalose politiche regionali volte escusivamente a favorire la speculazione ai danni dei beni comuni. A completare questo “dipinto vivente” concorrono i Monti Amerini, il Terminillo, la Valle del Tevere, il Soratte e i Monti Cimini mentre al centro della scena spicca una strana, piccola rupe solitaria: è la cosiddetta “Pietra dell’Anello”, luogo misterioso, pregno di leggende per gli abitanti locali, che sarà la meta finale del nostro “viaggio”.

Lo spettacolare panorama verso la Valle del Tevere il Terminillo
La grande bellezza del paesaggio della Teverina Viterbese scendendo verso la strada di Magugnano
La “Pietra dell’Anello” al centro del panorama

Ma non è finita qui: pochi passi sulla nostra sinistra ed ecco un’altra visione quasi irreale, ossia il borgo medievale di Roccalvecce incastonato fra i boschi, un’immagine ferma a tanti secoli fa. Tutto ciò ci catapulta in una dimensione senza tempo, arricchita anche da tanti dettagli, come ad esempio un’edicola religiosa in mattoncini che sorveglia la stradina e che per i contadini della zona era di sicuro un importante punto di riferimento.

Il borgo medievale di Roccalvecce nel paesaggio
Una visione ravvicinata della perfezione urbanistica di Roccalvecce
Un’edicola religiosa lungo la stradina di campagna

Il percorso continua fra bei casali purtroppo in rovina e persino una scuola rurale “fantasma”: una sorta di “mondo agricolo fossile” lasciato a se stesso come d’improvviso e conservatosi magicamente intatto. Interessante anche la veduta di Sant’Angelo, il “paese delle fiabe”. Inutile dire che se questi luoghi fossero resi fruibili e “messi in vista” farebbero la felicità di italiani e stranieri amanti del bello e attirerebbero ingenti investimenti immobiliari “di qualità”. Ma tant’è…

Un rudere di casale con lo sfondo di Sant’Angelo, il “borgo delle fiabe”
Altri casali in rovina
La scuola rurale “fantasma”

Dopo poche centinaia di metri la stradina scende ripida sino ad una sbarra, che si attraversa, sbucando poi sulla provinciale fra Grotte e Roccalvecce.

La campagna lungo la strada provinciale di fondovalle, fra Roccalvecce e Magugnano

Attraversata questa, ci si trova ai piedi della Pietra dell’Anello, all’altezza di un prato che si mostra avvolto da una bassa nebbiolina in certe mattine d’autunno: in questi momenti l’enigmatico torrione di tufo diviene quasi inquietante.

La Pietra dell’Anello dal prato immerso nella nebbia, in un pomeriggio di dicembre
Un’immagine ravvicinata della misteriosa rupe solitaria
La Pietra dell’Anello al crepuscolo

Senza farsi intimidire, si va a sinistra lungo la provinciale e dopo qualche metro si prende a destra un sentierino poco visibile che porta in lieve salita all’enigmatica rupe. Il ritorno può avvenire sulla via dell’andata se si è a piedi; se invece si è in mountain bike si consiglia di andare a Roccalvecce e da qui imboccare il “Sentiero dei castelli e delle fiabe” per Celleno ritornando infine al lavatoio di Acquaforte.


Il Sentiero del Nitracco a Chia

L’imbocco dello sconosciuto Sentiero del Nitracco a Chia, che conserva le tracce di svariate civiltà ed epoche sovrapposte: notevole un muraglione in opera megalitica (o poligonale), probabilmente romano, una tipologia architettonica piuttosto rara nell’Alto Lazio ma che abbiamo ammirato anche nel vicino Fosso del Mandrione, sempre nei pressi di Soriano nel Cimino.


La Chiesa del Santo Sepolcro a Castel Cellesi

La seicentesca chiesa cimiteriale di Castel Cellesi, dedicata al Santo Sepolcro di cui conserva alcune reliquie e una piccola ricostruzione al suo interno, voluta dal conte Francesco Cellesi nel 1703. A lungo questa modesta cappella fece parte di un itinerario di pellegrinaggio cattolico, ormai poco frequentato. Dalla terrazzino della chiesa si gode uno splendido panorama sulla Teverina mentre discendendo dal viale di cipressi si apprezza il profilo del borgo di Castel Cellesi. 


La Cascata del Molinaccio al Rio Chiaro

Via auguriamo Buon Santo Stefano con un’immagine della pittoresca Cascata del Rio Chiaro, perla sconosciuta situata nella selvaggia e misteriosa Valle del Ferriere, nei pressi di Castel Cellesi e a poca distanza dall’agriturismo – nostra “struttura amica” – del Molinaccio al Rio Chiaro.


Le anime del Purgatorio

Stretta fra eleganti palazzi residenziali, nel Rione Prati, la Chiesa del Sacro Cuore del Suffragio colpisce il passante per le sue slanciate e biancheggianti forme neogotiche. Fu costruita nel 1890 dall’architetto (e uomo di fede) Giuseppe Gualandi, ed è detta anche il “Piccolo Duomo di Milano”. In questa immagine la vediamo avvolta da una luce meravigliosa, che, assieme alla particolare architettura, crea uno scorcio tale da far pensare quasi più ad una città dell’Europa centro-orientale che a Roma. Non tutti sanno che trattasi di uno dei luoghi più misteriosi, inquietanti e singolari della “città eterna” e del Lazio. Il tempio cela infatti al suo interno un museo dedicato alle “anime del purgatorio”, nato da un drammatico evento accaduto il 2 luglio 1897, che ebbe risvolti nell’ambito del “paranormale”. Ma stavolta non vi diciamo di più: vi lasciamo invece la curiosità di andare a scoprire di persona questo insolito monumento!


Salita all’Eremo di San Leonardo

La salita all’Eremo di San Leonardo, suggestiva costruzione rupestre dell’VIII-IX secolo ricavata da una grossa cengia dei Monti Sabini, nei pressi di Roccantica: fu quasi sicuramente realizzato da un seguace di Leonardo da Noblac. Un luogo di straordinaria spiritualità sempre più visitato dagli escursionisti e dai fedeli.