La Cava dell’Alabastro

La selvaggia e spettacolare Cava dell’Alabastro prende il nome da un sito minerario di epoca etrusco-romana, e costituisce uno degli angoli più solitari di tutte le coste laziali. E’ raggiungibile tramite una bellissima passeggiata lungo i sentieri delle cosiddette “Batterie”, vale a dire una serie di calette rocciose poste sul “Quarto Caldo” del Circeo, dominate dalle rovine di un fortino napoleonico. Nella zona si trovano alcune grotte a picco sul mare, note per essere stati antichissimi “ripari” preistorici. Notevole dal punto di vista naturalistico è, sulla parete della Cava, una colonia di palme nane, specie piuttosto rara nella nostra regione.


Roccalvecce, il sogno romantico…

Come sanno bene i nostri lettori, abbiamo un debole per questo solitario villaggio della Teverina Viterbese. Roccalvecce infatti conserva un’intatta urbanistica medievale, perfettamente integrata con il paesaggio circostante, sul quale offre ampi e indimenticabili panorami. Negli ultimi tempi questo borgo sembra vivere una timida riscoperta, dopo decenni di oblio, anche grazie ai suoi pochi abitanti che si impegnano a renderlo accogliente malgrado attualmente non vi siano attività commerciali o di ristorazione ma esclusivamente la possibilità di pernottare in un sistema di “albergo diffuso” simboleggiato dal bel Castello Costaguti (visitabile su prenotazione). In ogni caso crediamo sia solo questione di tempo poiché, sulla scia del grande successo delle dirimpettaie Sant’Angelo e Celleno, il turismo non tarderà ad innamorarsi di Roccalvecce e della sua atmosfera misteriosa e romantica.


Le “tre porte” di Labro

Il suggestivo accesso alla cosiddetta “Piazzetta delle tre porte” a Labro, crocevia ove convergono le principali vie di questo magnifico borgo, uno dei più pregiati del Lazio.


Bifora a Sermoneta

Uno dei tanti preziosi elementi decorativi, artistici ed architettonici che si incontrano nel centro storico di Sermoneta, una delle “protagoniste” della nostra guida “Lazio. I luoghi del mistero e dell’insolito – vol. 2”.


La Chiesa del Santo Sepolcro a Castel Cellesi

La seicentesca chiesa cimiteriale di Castel Cellesi, dedicata al Santo Sepolcro di cui conserva alcune reliquie e una piccola ricostruzione al suo interno, voluta dal conte Francesco Cellesi nel 1703. A lungo questa modesta cappella fece parte di un itinerario di pellegrinaggio cattolico, ormai poco frequentato. Dalla terrazzino della chiesa si gode uno splendido panorama sulla Teverina mentre discendendo dal viale di cipressi si apprezza il profilo del borgo di Castel Cellesi. 


Buon 2022!

Con questa foto di un luogo magico come Celleno Vecchio, auguriamo ai nostri cari lettori un felice 2022 all’insegna della libertà, della scoperta e dell’avventura!


Scorci di Maremma che scompare

Si chiude un altro anno e la speranza è che si chiuda anche questa lunga e drammatica stagione – che dura da troppo tempo – di aggressione e distruzione, a causa della speculazione energetica, di uno dei territori più belli e affascinanti del Lazio: la Maremma Viterbese. Qui ci troviamo non lontano da Tuscania, in direzione di Montalto, ove alcuni panoramici crinali – in primis quello del Formicone – donano panorami mozzafiato sul paesaggio dell’Etruria interna.


La Cascata di Rio Chiaro

Via auguriamo Buon Santo Stefano con un’immagine della pittoresca Cascata del Rio Chiaro, perla sconosciuta situata nella selvaggia e misteriosa Valle del Ferriere, nei pressi di Castel Cellesi e a poca distanza dall’agriturismo – nostra “struttura amica” – del Molinaccio al Rio Chiaro.


Buon Natale!

In una società ormai malata di tecno-scientismo, parlare di Natale potrebbe sembrare ridicolo. Ci rivolgiamo infatti a chi ancora non si è piegato ai nuovi “dogmi” del meccanicismo e del materialismo esasperato e viceversa conserva la propria “parte spirituale” ovvero le proprie radici culturali. A tutti voi, Buon Natale.


Paesaggi fantastici…

Fra i “paesaggi fantastici” del Lazio la Valle dei Calanchi di Bagnoregio occupa senza dubbio un posto di preminenza. Qui ne ammiriamo uno scorcio da un inedito belvedere situato nelle campagne di Lubriano, con lo sfondo dei Monti Amerini e degli Appennini coperti dalle prime nevi della stagione. Ben visibile è il profilo appuntito della cosiddetta “Cattedrale”. Piccoli borghi e castelli medievali completano il quadro di uno scenario davvero “da fiaba”.


La chiesa del Castelluzzo di Bagnoregio

Situato in località Pietrara, il Castelluzzo è uno degli insediamenti medievali più affascinanti e “segreti” nei dintorni di Bagnoregio. Com’è noto, tutti i visitatori di questa cittadina si limitano alla passeggiata nel magnifico e celeberrimo borgo di Civita di Bagnoregio (così famoso da essere ormai sottoposto persino a problemi di “over tourism”) ma non si spingono mai alla scoperta del territorio circostante. Se ciò infatti non accade per la spettacolare e vistosa Valle dei Calanchi pensiamo a quanto sia tuttora negletto il resto del Comune bagnorese. Eppure si tratta di una delle zone più belle dell’intera regione sia per la campagna in sé – che conserva integri i tratti peculiari del paesaggio agro-pastorale laziale – sia per i numerosi casali storici che punteggiano e arricchiscono il contado. Tornando nello specifico al Castelluzzo – maniero medievale perso fra i boschi al confine con Lubriano, non facilissimo da raggiungere – colpisce la “scoperta” di una chiesa romanica (esterna all’edificio principale) con labili tracce di affreschi, fra cui si intravede (purtroppo in pessime condizioni) l’inconfondibile figura di San Sebastiano: piccoli gioielli che meriterebbero di essere recuperati, conosciuti e fruiti dai turisti.


Le anime del Purgatorio

Stretta fra eleganti palazzi residenziali, nel Rione Prati, la Chiesa del Sacro Cuore del Suffragio colpisce il passante per le sue slanciate e biancheggianti forme neogotiche. Fu costruita nel 1890 dall’architetto (e uomo di fede) Giuseppe Gualandi, ed è detta anche il “Piccolo Duomo di Milano”. In questa immagine la vediamo avvolta da una luce meravigliosa, che, assieme alla particolare architettura, crea uno scorcio tale da far pensare quasi più ad una città dell’Europa centro-orientale che a Roma. Non tutti sanno che trattasi di uno dei luoghi più misteriosi, inquietanti e singolari della “città eterna” e del Lazio. Il tempio cela infatti al suo interno un museo dedicato alle “anime del purgatorio”, nato da un drammatico evento accaduto il 2 luglio 1897, che ebbe risvolti nell’ambito del “paranormale”. Ma stavolta non vi diciamo di più: vi lasciamo invece la curiosità di andare a scoprire di persona questo insolito monumento!


Orizzonti dell’anima

Un paesaggio “pulito”, nitido, vuoto di qualsiasi “infezione”: sempre più una rarità in un’epoca caratterizzata da distruzioni “colorate” di “green”… Non solo. La pulizia di quest’orizzonte – sulle colline della Teverina Viterbese – diviene spunto per “ripulire l’anima”, oggi troppo immersa in visioni ristrette e parziali oppure schiacciata da eventi che sembrano prendere una piega drammatica. Punti di vista. La verità è che la bellezza – ben espressa da questo paesaggio iconico del Lazio, con le linee ondulate ed orizzontali della Tuscia e il Soratte sullo sfondo – può esser percepita solo da chi è puro nello spirito mentre rimane del tutto trasparente a chi sia sospinto per lo più da interpretazioni materialistiche e meccanicistiche dell’esistenza. In questo momento più che mai la lotta fra il Bene e il Male è lotta fra la divinità e la spiritualità della bellezza e della libertà da un lato (l’uomo che è specchio di Dio), e dall’orrore e dalla schiavitù del tecno-scientismo dall’altro (l’abominio del transumano). Scegliamo da che parte stare: tertium non datur.


Il “trono” del Cimino

La faggeta vetusta del Cimino – patrimonio Unesco dal luglio del 2017 – è uno dei boschi più suggestivi e misteriosi del Lazio. Fra i numerosi massi dalle forme più curiose che vi si scorgono, spicca ad un certo punto una grande roccia bucherellata avente la vaga forma di un trono con cinque protuberanze, quasi una sorta di stella o di mano: un luogo, come il resto dei Monti Cimini, da scoprire e assaporare con calma (per saperne di più “Lazio. I luoghi del mistero e dell’insolito – vol. 1”).


La romantica Torre Alfina

L’autunno è il periodo più suggestivo per visitare la romantica Torre Alfina, con il suo castello e i suoi sfuggenti panorami. Per saperne di più: “Lazio. I luoghi del mistero e dell’insolito – vol. 1”.


Le Casette di Cottanello: una cartolina dal passato

Come un borgo da fiaba, il minuscolo villaggio pastorale abbandonato delle Casette di Cottanello si adagia fra i pascoli dei Monti Sabini formando una vera e propria “cartolina dal passato”. Un luogo bellissimo, dichiarato recentemente “paesaggio rurale storico” dalla Regione Lazio.


RomAntica…

Roma, antica e romantica: eccone un saggio celeberrimo, ossia la visione di Ponte Sant’Angelo e del Vaticano da Ponte Umberto I, strafotografata dai turisti di tutto il mondo.


Nelle valli sabine verso il tramonto

Le suadenti linee dei colli della Sabina Tiberina viste da Cottanello, poco prima del tramonto, sottolineano l’atmosfera misteriosa di questa zona ricca di rocche, eremi e monasteri. Sullo sfondo l’enigmatico ed inconfondibile Soratte. Per saperne di più: “Lazio. I luoghi del mistero e dell’insolito – vol. 1”.


Salita all’Eremo di San Leonardo

La salita all’Eremo di San Leonardo, suggestiva costruzione rupestre dell’VIII-IX secolo ricavata da una grossa cengia dei Monti Sabini, nei pressi di Roccantica: fu quasi sicuramente realizzato da un seguace di Leonardo da Noblac. Un luogo di straordinaria spiritualità sempre più visitato dagli escursionisti e dai fedeli.


Camminando sulla storia a Tusculum

Tusculum è uno di quei luoghi magici del Lazio dove è netta la sensazione di “camminare sulla storia”: qui anzi avviene letteralmente, sui basoli cioè dell’antica Via Tuscolana.