Architetture fortificate dell’Abbazia di San Nilo a Grottaferrata

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Le spettacolari architetture fortificate che inglobano l’Abbazia di San Nilo a Grottaferrata e che la fanno assomigliare più ad una fortezza che a un luogo di culto. Siamo sui Castelli Romani, in una zona di grande fascino storico-paesaggistico: a poca distanza sono le suggestive rovine di Tusculum.


Porta Santa Maria a Civita di Bagnoregio

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Uno scorcio ormai famosissimo: la rinascimentale Porta Santa Maria, accesso alla straordinaria Civita di Bagnoregio (cfr. “Lazio, i luoghi del mistero e dell’insolito”). Conosciuto come la “città che muore”, questo piccolo borgo della Teverina Viterbese è meta di turisti di tutto il mondo e in pochi anni è divenuto uno dei luoghi più visitati d’Italia. Merito sì della sua bellezza indiscutibile ma anche del contesto ambientale unico in cui si inserisce, costituito dalla magnifica Valle dei Calanchi. A breve dovrebbe giungere il riconoscimento dall’Unesco come “patrimonio dell’Umanità”.


Il Castello Orsini-Odescalchi di Bracciano e la Stanza di Isabella

Situato a dominio del vulcanico Lago Sabatino, Bracciano spicca agli occhi del visitatore soprattutto per l’imponente castello, visibile sin da ragguardevoli distanze. Lo splendido maniero si erge maestoso nella deliziosa Piazza Mazzini con i suoi alti e poderosi torrioni circolari, quasi completamente avvolto dalle piante rampicanti, i cui colori mutano in ogni stagione, offrendo uno spettacolo assai romantico. Tutt’attorno si snodano i vicoli dell’antico borgo, uno tra i più pittoreschi della Tuscia Romana, caratterizzato com’è da abitazioni costruite con la locale pietra lavica.

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Edificato nel XV secolo dalla famiglia Orsini sopra i resti di una rocca medievale, appartenuta ai Prefetti di Vico, il Castello Odescalchi, che trae il suo nome dalla famiglia che lo possedette fin dal 1696, conserva all’interno, magnifici affreschi e mobili d’epoca, ed è considerato una tra le dimore signorili fortificate, più eleganti d’Italia. Di notte l’antico maniero assume un aspetto tetro ed oscuro che lo riporta alla mente quale scenario perfetto di quell’epoca estrosa e rivoluzionaria sì, ma anche frivola e violenta che fu il Cinquecento.

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Una delle stanze del castello più interessanti e misteriose è sicuramente la “Camera Rossa” detta anche Stanza di Isabella. Posta al primo piano, essa presenta, oltre alla notevole mobilia antica, un soffitto ligneo dipinto nel XV secolo da Antoniazzo Romano. Isabella de Medici era la controversa moglie di Paolo Giordano Orsini, con il quale si sposò proprio in questo castello. La tradizione vuole che in tale stanza la donna compì innumerevoli misfatti. La giovane sposa, aveva un temperamento alquanto impetuoso e focoso, tant’è si narra che in alcune frivole feste ella giungesse vestita di soli veli, proprio per sottolineare le linee del suo corpo. Ma la sua natura la spingeva ad attirare numerosi amanti con i quali s’intrattenne proprio sul baldacchino ancora presente nella stanza: da qui, dopo un’ardente notte di passione, venivano condotti in un salottino al quale si accedeva da una porta sita in un angolo della camera, con la promessa di raggiungerli non appena si fosse rivestita. In realtà dietro alla piccola porta non vi era nessuna sala, ma solo un tenebroso e angusto corridoio nel quale era un trabocchetto. I suoi ignari amanti non potendo vedere nulla per via del buio cadevano nella botola e precipitavano vorticosamente in un orribile pozzo a rasoio. I loro corpi esanimi e dilaniati precipitavano poi nella calce viva, appositamente collocata per dissolvere ciò che restava di loro.

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Paolo Giordano Orsini, pur essendo a conoscenza della disdicevole condotta della moglie Isabella, un giorno si recò segretamente in chiesa ad ascoltare le confessioni della moglie, ed ottenne così la sue conferme. La sera stessa quindi vendicò le umiliazioni subite strangolando Isabella con un nastro di seta rosa, nei loro appartamenti del Castello di Cerreto Guidi a Firenze. Il trabocchetto, frutto della mente oscura e enigmatica di Isabella, è ancora visibile nella camera, mentre il pozzo è stato murato. La sensazione che si percepisce nell’osservare i luoghi dove vennero compiute tali scelleratezze è talmente forte, che pare aleggi ancora, tra le mura del castello, la presenza della viziosa nobildonna. Ed infatti, la tradizione popolare vuole che una signora in abiti del Cinquecento di tanto in tanto vaghi ancora sulle sponde del bel Lago di Bracciano…

APPUNTI DI VIAGGIO

Periodi consigliati:

Tutte le stagioni con particolare attenzione all’autunno.

Nei dintorni:

Monterano Vecchia, Caldara di Manziana, Lago di Bracciano con Anguillara e Trevignano Romano, Galeria Antica.

Links:
www.odescalchi.com
www.comunedibracciano.it
www.fantasmitalia.it


Cineto Romano e il “Pozzo senza fondo”

Pochi sanno che a Cineto Romano, piccolo borgo in Provincia di Roma, immerso nei boschi e contornato da verdi vallate e monti ameni al confine con l’Abruzzo, si trova un’attrattiva “turistica” del tutto singolare. Si tratta di un pozzo profondo oltre mezzo chilometro (!), e con un diametro di meno di tre metri, occupato solo negli ultimi 6 metri da uno specchio d’acqua freddissima. Affacciandosi all’orlo dell’abisso, si prova la terribile emozione di non vedere il fondo, ma solo una tetra oscurità. Noto come “Pozzo delle Morge” (o “Pozzo senza fondo”), costituisce lo scavo più profondo esistente in Italia: al confronto, il famoso cinquecentesco Pozzo di San Patrizio ad Orvieto, con i suoi 62 metri di profondità, appare assai modesto. Sui motivi e sulle tecniche della sua realizzazione non è mai stata fatta chiarezza. Si pensa che questa terrificante cavità sia stata creata dai Romani per contrastare i terremoti, secondo una credenza diffusa tra gli scienziati antichi (tra cui Plinio il Vecchio), e del resto ci troviamo in una zona altamente sismica degli Appennini. Alcuni studiosi sostengono, invece, che il pozzo fosse usato come pena capitale per delitti di particolare gravità, sebbene non abbiamo prove a riguardo. Ad ogni modo, la straordinaria opera è oggi vista come uno dei più alti esempi della ben note capacità ingegneristiche romane.

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Ma ben più fosca è stata, nel corso dei secoli, la reputazione di questo spaventevole baratro. Nel Medioevo si credeva, ad esempio, che il pozzo giungesse fino al centro della terra e fosse covo di mostruosi animali. Nello stesso tempo però, accanto a tali fantasie popolari, alcuni iniziarono a considerare l’origine del pozzo di Cineto da un punto di vista addirittura esoterico (per saperne di più cfr. “Lazio, i luoghi del mistero e dell’insolito). Di certo il Pozzo di Cineto rimane un sito che meriterebbe approfondimenti maggiori in campo accademico.


Castell’Araldo presso Marta

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Una veduta da lontano del complesso di Castell’Araldo, presso Marta, di cui rimangono pochi ruderi affiancati da una chiesetta. L’insediamento appartenne ai Cavalieri Templari, posto a controllo del traffico sulla strada di collegamento fra il Mar Tirreno e il Lago di Bolsena.


Piazza San Pellegrino a Viterbo

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Uno scorcio che non annoia mai: la magnifica Piazza San Pellegrino, cuore della Viterbo medievale e di uno dei quartieri duecenteschi più vasti e meglio conservati al mondo. Viterbo, come altre città d’arte della regione (si pensi a Tarquinia e Tuscania, sempre nella Tuscia, o a Rieti, Leonessa, Cittaducale, Alatri, Veroli, Anagni, solo per citarne alcune, senza contare gli innumerevoli piccoli borghi), possiede tutti gli elementi tipici della “città comunale medievale” del Centro Italia, ma tale ingente patrimonio del Lazio risulta tuttora poco conosciuto al grande pubblico.


Panorama nei pressi di Campo del Popolo

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Campo del Popolo è uno dei più belli fra i molti altopiani che si aprono nel cuore del massiccio del Monte Cairo: da qui partono numerosi sentieri, in parte ricalcanti antichi tratturi, che offrono panorami selvaggi e amplissimi sui rilievi della Bassa Ciociaria e delle regioni confinanti. Il gruppo montuoso del Cairo, di notevole interesse storico-archeologico oltre che ambientale, è rimasto per anni nell’anonimato nel mondo dell’escursionismo ma recentemente grazie al Cammino di San Benedetto, che lo attraversa quasi per intero, sta vivendo una stagione di riscoperta.


Rocca di San Leonardo a Borghetto

La Rocca di San Leonardo (o Castello di Andosilla), meglio conosciuta come “Castello di Borghetto”, sorge nei diretti pressi dell’omonima frazione del Comune di Civita Castellana. Nata nel Quattrocento come nucleo di attività artigianali, Borghetto, un paio di file di rustiche case a schiera in tufo, è una vecchia stazione di posta della Via Flaminia, a poca distanza dal Fiume Tevere, in una storica zona di transizione fra la Tuscia e la Sabina umbro-laziale, che anticamente segnava il confine fra le popolazioni dei Falisci e dei Sabini.

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A vederlo dalla SS Flaminia, provenendo da Roma, il Castello di Borghetto appare all’improvviso con grande effetto scenografico: dal caldo color bruno tufaceo e dallo stile architettonico difficilmente definibile a causa dei vari crolli, si tratta di un unicum nel panorama dei “castelli perduti” del Lazio. Anche la campagna circostante è ricca di spunti romantici, ed è caratterizzata dalla confluenza della Valle del Treja con la Valle Tiberina, e quindi dal contrasto fra aspetti di natura selvaggia e “capricciosa” e riposanti scenari agresti. Sembrano risuonare le parole di Goethe che nel suo “Viaggio in Italia” descrisse con accenti di meraviglia questi paesaggi così particolari.

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Di certo, i rumori provenienti dalle strade e la relativa vicinanza con l’area industriale di Civita Castellana tolgono parecchio della poesia che questo luogo dovette avere sino a non molti decenni fa: ma, non appena risalita la collina sulla quale si adagiano i resti del poderoso castello, l’atmosfera d’improvviso diviene pregna di magia e sospesa nel tempo. Circondati da rigogliosa vegetazione, e raggiungibili tramite uno scomodo seppur ben visibile sentierino nella macchia, i resti della rocca di San Leonardo si scoprono mano a mano ai nostri occhi.

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Si può giungere ad uno spiazzo che probabilmente era l’antica corte, dove si può ammirare dal basso l’imponenza della struttura principale, rimasta quasi intatta all’esterno: tutt’intorno si ammira una spessa cortina muraria, aperta da un arco a tutto sesto, anch’esso invaso dalle piante, che dà sulle case di Borghetto; si notano anche alcune grotte, di incerta origine. Il sito fu abitato del resto in epoche remotissime, sicuramente dai Falisci, ma non sono ancora stati condotti studi accurati in tal senso e le fonti sono davvero scarse, anche rispetto all’epoca medievale.

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Situato in posizione strategica, il nucleo primitivo del castello (plausibilmente una torre di vedetta) venne edificato nel XII-XIII secolo, quando appare menzionato un Burgus o Burghettus S. Leonardi, ad opera dei monaci cistercensi della non lontana Abbazia di Santa Maria di Falleri. Alla fine del Trecento il fortilizio (assieme all’abbazia) viene ceduto da papa Bonifacio IX all’Ospedale romano di Santo Spirito in Sassia, che lo avrebbe tenuto fino al 1538 quando sarebbe passato alla Camera Apostolica; successivamente, per volontà di papa Paolo III Farnese, entrava di diritto nel “famigliare” Ducato di Castro. Dopo la disfatta dei Farnese ed il ritorno del maniero per molti anni nel patrimonio di San Pietro, nel 1790 esso fu ceduto alla famiglia spagnola degli Andosilla. Poco dopo, tuttavia, nel 1798 esso finì incendiato e distrutto dalle truppe napoleoniche, momento che segnò il suo inesorabile abbandono. In origine svettava sul castello un’altissima torre di 43 metri, purtroppo crollata in una notte del 1950, che permetteva una vista straordinaria a 360°.

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Leggermente staccata e rialzata dal corpo di fabbrica militare vero e proprio, si innalza la modesta mole della Chiesa di San Leonardo (da cui il nome della rocca), frutto plausibilmente della ristrutturazione di un preesistente edificio cistercense: a navata unica, si offre alla vista in condizione ormai di rudere, col tetto crollato e con il semplice campaniletto a vela a far da residua “decorazione” assieme alle misere tracce di affreschi; dal prato al lato della chiesetta si gode una bella vista sulla rocca e sulla vallata, uno scorcio che al tramonto assume toni fantastici, mentre alle sue spalle una recinzione vieta il passaggio verso dei campi vastissimi.

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Tutto il complesso del Castello di Borghetto è infatti inserito in una grande tenuta agricola, la Fattoria Lucciano, ove fra l’altro si possono acquistare prodotti biologici. L’azienda permette di effettuare escursioni nella splendida tenuta e saltuariamente organizza visite al castello, per le quali sta approntando un sentiero turistico. Per il suo aspetto misterioso, il castello ha stimolato nei secoli leggende popolari, che lo vorrebbero custode di inestimabili tesori: si dice che sotto al fortilizio si dipanino lunghe gallerie, i cui accessi d’altro canto sono ancora visibili qua e là, considerate dagli studiosi come cimiteri paleocristiani (per maggiori informazioni: “I castelli perduti del Lazio”).

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Al di tutto, il complesso meriterebbe senza dubbio un’attenzione maggiore da parte delle istituzioni, nonché interventi volti a svilupparne le potenzialità turistiche. Senza dimenticare che la vegetazione ha ormai colonizzato quasi completamente l’edificio, mettendo a serio rischio l’integrità delle mura e rendendo oltre modo difficile la visita.

APPUNTI DI VIAGGIO

Periodi consigliati:
Tutte le stagioni tranne l’estate, allorquando la vegetazione diventa troppo invadente e il caldo può essere eccessivo.

Da visitare nei dintorni:
Calcata, Civita Castellana, Gallese, Via Amerina, Orte, Otricoli ed Ocriculum.

Links:
www.castellidelazio.com
www.comune.civitacastellana.vt.it
www.fattorialucciano.com


Campagna di Giulianello a settembre

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L’incantevole campagna che circonda il Lago di Giulianello, a poca distanza dall’omonimo paesino, frazione di Cori. Siamo in una zona di transizione fra Monti Lepini, Colli Albani e Pianura Pontina, in cui il paesaggio alterna pascoli e seminativi creando uno scenario dai grandi spazi. 


“Porta Sanguinaria” a Ferentino

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Aperta sulle poderose mura ciclopiche di Ferentino, nel cuore della Ciociaria, la famosa “Porta Sanguinaria” mostra chiaramente i segni delle sue diverse fasi storiche, dal IV secolo a. C. sino all’epoca medievale. L’origine del nome è tuttora incerta, ma si suppone derivi da alcuni episodi cruenti accaduti ai tempi delle antiche guerre fra la Lega Ernica e Roma, oppure dal fatto che probabilmente da qui transitavano i condannati a morte prima di essere giustiziati. Per sapere di più sulle leggende e i misteri di Ferentino: “Lazio, i luoghi del mistero e dell’insolito”.


Rupi del Pisco Montano a Terracina

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Le scenografiche rupi che sormontano l’abitato di Terracina, con le arcate del Tempio di Giove Anxur. Si innalza verso il cielo lo spettacolare “Pisco Montano”, enorme scoglio che fu tagliato in epoca romana per farvi transitare la Via Flacca. Terracina è città ricca di storia e misteri: per saperne di più, clicca qui.


La “città perduta” di Tuscolo e le sue romantiche vedute

Luogo pregno di storia, le rovine di Tusculum assieme all’ambiente in cui sono inserite formano uno dei paesaggi più “classici” del Lazio, già immortalato da alcune pitture fra XVIII e XIX secolo. I resti della cittá romana e alto-medievale si estendono sulla dorsale del Monte Tuscolo, una delle maggiori elevazioni prodotte dal Vulcano Laziale, posta praticamente a balcone su Roma e prodiga di tramonti spettacolari che giungono fino al mare, mentre verso l’interno si allarga la Valle del Vivaro con i suoi boschi, i suoi pascoli e le sue vigne del Frascati docg.

Colli Albani-Valle del Vivaro, paesaggio ai piedi di Tusculum RCRLB

Mte Tuscolo-Vigne 2 RCRLB

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L’insediamento urbano, di origini assai vetuste (età del ferro), venne sviluppato dai Latini (secondo la leggenda Tusculum venne fondata dal pronipote di Enea Latino Silvio) e deve il suo nome verosimilmente al Tuscus amnis, corso d’acqua importante per le popolazioni del Latium Vetus le cui sorgenti si trovavano su questa altura. Il termine “tuscus” sarebbe riferibile al fatto che il fiume lambiva due centri che erano caduti sotto l’influenza diretta dei Tarquini (e dunque degli Etruschi), ossia Gabii e Collatia, prima di confluire nell’Aniene; pare invece definitivamente tramontata l’ipotesi – per secoli rimasta in auge – di una fondazione etrusca. Ad ogni modo, Tusculum fece parte della Lega Latina, e con essa fu sconfitta dai Romani nella famosa battaglia del Lago Regillo del 496 a. C.. In epoca repubblicana ed imperiale Tusculum fu prediletta per costruirvi ville con giardini stupendi, ove illustri personaggi amavano vivere o soggiornare soprattutto in estate. Una città florida ed elegante, in cui lo stesso Cicerone fissó la sua dimora, che la tradizione individua in un rudere tuttora visibile.

Tusculum-Mausoleo RCRLB

Tusculum-Colline alle pendici del Mte Tuscolo 1 RCRLB

Tusculum-Campagna sull'altopiano 4 RCRLB

Nell’Alto Medioevo Tusculum, trasformatasi in cittadella fortificata, fu feudo della potente famiglia dei Conti di Tuscolo. Nel 1004 essa donò a San Nilo da Rossano un terreno su cui poi sarebbe sorta l’Abbazia di San Nilo a Grottaferrata. Nel 1167 i tuscolani tuttavia fecero un passo falso: ospitarono sul proprio territorio le truppe dell’imperatore Federico Barbarossa, le quali sconfissero le milizie del Comune di Roma. I romani allora ruppero i rapporti con Tusculum, che nel 1191 assediarono e rasero al suolo. Dell’antica, splendida città, ridotta ad una mera cava di materiali, rimase ben poco e presto la natura iniziò a reimpossessarsi del sito, che si trasformò in una vasta zona di boschi e pascoli (grosso modo il paesaggio “bucolico” che si può ancora osservare sul crinale del Monte Tuscolo). Ceduta da Roma al papa (e da quest’ultimo frazionata in favore di chiese e conventi della zona), su questa immensa tenuta in seguito si sarebbero sviluppati i borghi di Monte Porzio Catone, Monte Compatri, Frascati e Grottaferrata.

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Oggi il fascino romantico di Tusculum consiste nell’aver mantenuto il connubio fra le antiche rovine, dalle quali spiccano un teatro romano e una magnifíca strada a basoli, e la tipica campagna laziale dei prati solcati dalle greggi e punteggiati da querce: il tutto contornato da piccole rupi e spuntoni rocciosi che aggiungono un particolare fascino allo scenario naturale. Il parco archeologico é assai frequentato per le passeggiate e dagli amanti di fotografia, lettura e pittura.

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Gli scavi hanno messo in luce una porzione importante dell’abitato intorno al teatro e negli ultimi tempi hanno interessato anche il periodo medievale di Tuscolo (tratti di mura ed una chiesa), a lungo sottovalutato. Si auspica tuttavia che si giunga presto ad una sistemazione definitiva del sito rispettosa delle sue peculiarità ambientali, visto che da troppi anni l’area dei rinvenimenti maggiori – quella intorno al teatro – é chiusa da un’orribile recinzione industriale e che tanti altri interventi di dubbia utilità rischiano di rovinare la delicatissima armonia di un paesaggio “chiave” per il vedutismo laziale.

Tusculum-Rudere presso la cima del Mte Tuscolo RCRLB

La visita completa a Tusculum non può escludere la facile salita alla spianata sommitale del Monte Tuscolo (a 670 m. s. l. m., segnalata da una croce), che corrisponde all’antica acropoli. Da qui si scorgono altri ruderi di difficile identificazione (per lo più medioevali) ma é lo straordinario panorama a restare del massimo interesse.

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A nord e ad ovest si scorgono gli Appennini e le catene pre-appenniniche, mentre guardando a sud appaiono in primo piano il sinuoso profilo vulcanico dei Colli Albani (con le fitte foreste che dalle Faete scendono nella bella Valle del Vivaro), e, sullo sfondo, il mare che – assieme alla pianura – al tramonto sembra infiammarsi dando vita a visioni memorabili con in controluce il marcato profilo di colli ornati da pini e cipressi, seppur densamente edificati.

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Dall’altro lato appare non solo il centro storico di Roma sorvegliato dal Cupolone ma anche l’impressionante espansione urbanistica della cittá verso est, con il contrasto netto fra i boschi, le vigne e le ville che digradano sulla pianura letteralmente “macchiata” da fitte borgate di palazzoni, in una lotta purtroppo impari fra la campagna che resiste e la cementificazione senza senno.

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A maggior ragione perciò si impone una tutela rigorosa di questo luogo meraviglioso, che è una grande risorsa non soltanto turistica ma anche in termini di qualità della vita per i residenti, oltre che una finestra aperta sul nostro passato più prestigioso.

APPUNTI DI VIAGGIO

Periodi consigliati:
tutto l’anno, con particolare attenzione al tardo autunno e ai mesi di aprile-maggio per la bellezza della vegetazione.

Link:
http://www.tuscolo.org/Parco-archeologico.aspx


Pensiero per Amatrice

Conca di Amatrice-Veduta dalla Laga RCRLB

Guardando la Conca di Amatrice ho sempre pensato: che bella valle, intatta, verde, ordinata, dove i campi, i boschi e i paesi si alternano così armoniosamente, dove nulla disturba lo sguardo. In effetti qui né la speculazione edilizia né quella energetica hanno messo mai piede: se un paesaggio sa essere lo specchio del carattere della gente che lo abita, allora guardando la vallata di Amatrice vengono in mente valori come umiltà, laboriosità, attaccamento alla terra e alle tradizioni, senso civico e serietà. Ecco, proprio da questi preziosi valori potranno ripartire Amatrice, Accumoli, Arquata e gli altri borghi colpiti da questo tremendo sisma. Ma non dimentichiamoci di loro fra un mese o poco più. Solo con la solidarietà di tutti si superano tragedie di questo tipo. LB


Cordoglio e solidarietà per le vittime del terremoto di Accumoli-Amatrice-Arquata

Esprimiamo cordoglio e solidarietà per le vittime del disastroso terremoto nell’Amatriciano-Piceno. Auspichiamo che il Governo rimanga vicino a chi ha perso tutto nel giro di pochi minuti, assicurando gli aiuti necessari sia ora nel momento dell’emergenza che nei prossimi tempi. Siamo sicuri che i paesi della Conca di Amatrice e della Valle del Tronto, ossia di uno dei territori più belli degli Appennini, se non lasciati soli, sapranno risollevarsi grazie alla civiltá, serietà e laboriositá che li contraddistingue da sempre.

Luca Bellincioni e Daniela Cortiglia


“Croce Patente” a Sermoneta

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Uno dei tanti simboli esoterici scolpiti – in epoche probabilmente diverse – nelle pietre del borgo di Sermoneta: alcuni sarebbero riconducibili ai Templari come quello della foto, che ritrae la cosiddetta “Croce Patente”. Pochi sanno che oltre alla bellezza dei suoi vicoli e dei suoi monumenti, Sermoneta offre un vero manuale di “iconologia magica”; i motivi di tale particolarità sono tutt’oggi dibattuti. Per saperne di più: “Lazio. I luoghi del mistero e dell’insolito”.


Loggia del Palazzo dei Cavalieri di Rodi a Roma

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L’elegante loggia quattrocentesca del Palazzo dei Cavalieri di Rodi a Roma, e sullo sfondo la Torre delle Milizie. Suggestive sovrapposizioni medievali e rinascimentali nello scenario unico del Foro di Traiano.


Spiaggia di Capoportiere presso Latina

Litorale Pontino-Spiaggia di Capoportiere RCRLB

La bella spiaggia di Capoportiere, a poca distanza da Latina e dal Lago di Fogliano. Sullo sfondo la sagoma inconfondibile del Circeo. Con questa immagine così solare salutiamo i nostri lettori augurandogli un buon Ferragosto. Anche il nostro blog va “in vacanza”: ci rivediamo a fine mese!


Scorci di Orte fra agosto e settembre, aspettando l’Ottava Medievale

Affacciata sul Fiume Tevere, al confine con l’Umbria, Orte è una delle cittadine d’arte più importanti dell’Alto Lazio. Dopo decenni di abbandono, negli ultimi anni il centro storico ha favorito di numerosi restauri (tuttora in corso) che hanno “rispolverato” l’aspetto nobile di molti edifici e vie, valorizzando le architetture medievali e rinascimentali. Allo stesso tempo, però, l’anima elegante ed “aristocratica” di palazzi e case-torri convive con quella calda e “popolaresca” dei vicoli con i panni stesi popolati da gatti sornioni, degli intonaci sbrecciati con le edicole mariane e delle abitazioni in tufo ornate da gerani e surfinie. Tale commistione ne fa un luogo particolarmente pittoresco ed interessante per la fotografia, anche per la presenza di tanti dettagli come stemmi di antichi casati e portali di pregio; la limitazione o la chiusura al traffico di alcune strade inoltre permette finalmente al visitatore di passeggiare con sufficiente tranquillità “perdendosi” spesso in un ambiente suggestivo e apparentemente “fuori dal tempo”. Eppure, nonostante un tesoro come “Orte Underground” e l’oggettiva bellezza del centro storico (la cui qualità dell’ornato urbano è nel complesso assai elevata rispetto a certi paesi ben più celebrati del Viterbese – a cominciare da Caprarola, Sutri, Vignanello o Soriano…), Orte è snobbata dai più ed anzi sa risultare addirittura antipatica: sarà che è sempre stata considerata un posto di passaggio, sarà la vicinanza con l’Autostrada (che comunque incide sul paesaggio sicuramente di meno rispetto ai capannoni, ai viadotti, ai nuovi condomini nella piana sottostante e alla zona moderna), sarà che molti sentono poco “trendy” questa città così “a portata di mano”, sta di fatto che Orte non è apprezzata come merita. Con le foto che seguono vogliamo quindi farla conoscere meglio al pubblico italiano, tenendo conto che gli stranieri la stanno già riscoprendo da tempo… Si consiglia di andare a fare qualche scatto a fine agosto e a settembre, quando il centro storico viene addobbato dalle bandiere delle varie contrade per l’Ottava Medievale, uno degli eventi principali dell’anno. 

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Orte-Vicolo di S. Biagio RCRLB

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Orte-Scorcio con panni stesi RCRLB

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Orte-Palazzo con torre RCRLB

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Orte-Chiesa di S. Silvestro, particolare 1 RCRLB

Orte-Chiesa di S. Biagio, particolare 2 RCRLB

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Orte-Palazzo Mattei di Via Garibaldi 2, scala vignolesca RCRLB

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Orte-Palazzo Alberti, stemma sul portale RCRLB

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Veduta notturna del Piglio

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Una veduta notturna del caratteristico borgo ciociaro di Piglio, “capitale” del territorio vitivinicolo del Cesanese docg. Il Piglio rientra nel nostro itinerario: “Borghi e paesaggi segreti della Ciociaria, parte 1”.


Lago del Turano da Colle di Tora

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Uno scorcio del Lago del Turano con lo sfondo di Castel di Tora. Ottenuto da uno sbarramento a fini idroelettrici del Fiume Turano negli anni ’30, oggi il lago costituisce uno dei “paesaggi fantastici” del Lazio, grazie alla commistione fra i borghi e i ruderi medievali – come il “paese fantasma” di Antuni – e una natura rigogliosa e pressoché intatta, in parte protetta dalla Riserva Naturale dei Monti Cervia-Navegna. Inoltre rappresenta al meglio la possibilità di coniugare lo sviluppo industriale con quello turistico, la produzione di energia rinnovabile, con la tutela-valorizzazione del paesaggio.