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Nella Val di Canneto ad ottobre

Mti della Meta-Val di Canneto, paesaggio 1 RCRLB.JPG

Compresa nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, e nota per un venerato santuario di origini antichissime, la Val di Canneto, nel Comune di Settefrati, offre un paesaggio alpestre ed è stata recentemente sottoposta ad un riuscito intervento di valorizzazione ambientale. Assai frequentato è il sentiero che sale alla magnifica località di Tre Confini, ove in questo periodo si può ascoltare il bramito dei cervi in ​​amore ed avvistare interni branchi di questi animali selvatici. Altro motivo di interesse è il foliage delle faggete che sta per raggiungere il suo massimo.

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Settefrati: un “paese-presepe”

Settefrati-Veduta 1 RCRLB.JPG

Una sorpresa sulle montagne della Val di Comino: è il borgo di Settefrati, che appare tra prati e boschi come un vero “paese-presepe” …


Mulino sul Lago di Posta Fibreno

Lago di Posta Fibreno-Mulino 1 RCRLB

Un romantico mulino ad acqua si specchia nelle limpide acque turchesi del Lago di Posta Fibreno in uno scorcio senza tempo …


Panorama da Picinisco sulla Val di Comino

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Una visione incantevole da Picinisco, uno dei centri più importanti della Val di Comino, appartata quanto bellissima terra di confine della Bassa Ciociaria. Forse il paesaggio non è tanto dissimile da quello che dovette ammirare David Herbert Lawrence, il quale vi soggiornò traendone ispirazione per la sua opera “La ragazza perduta”. 


Vicalvi in lontananza

Vicalvi-Veduta da lontano 1 RCRLB.JPG

Vicalvi in lontananza, visto dalla Piana del Fibreno. E’ dominato dall’imperiosa mole del Castello detto “Longobardo” (cfr. “I castelli perduti del Lazio… e i loro segreti”), su cui aleggiano fosche leggende, come quella della cortigiana Aleandra Maddaloni – vissuta nel Settecento – il cui spettro si aggirerebbe nel maniero…


Il campanile di Casalattico

Il piccolissimo borgo ciociaro di Casalattico, nel cuore della splendida Val di Comino – in parte toccata dal nostro itinerario “Alla scoperta dei borghi e dei paesaggi segreti della Ciociaria” -, vanta una piccola perla. Il campanile della chiesetta principale custodisce un vecchio orologio a carica manuale, perfettamente funzionante, che ancor oggi permette alle campane di azionarsi. Dal campanile si gode fra l’altro di un panorama indimenticabile sulla vallata. Un ringraziamento al sig. Domenico per averci fatto scoprire questo tesoro nascosto.

Casalattico-Chiesa, orologio del campanile 1 RCRLB

Casalattico-Chiesa, campanaro 1 RCRLB

Casalattico-Chiesa, panorama dal campanile 2 RCRLB

Casalattico-Chiesa, panorama dal campanile 1 RCRLB

Casalattico-Panorama 1 RCRLB.JPG


Castello di Vicalvi, scorcio interno

Vicalvi-Castello Longobardo, accesso al nucleo centrale RCRLB.JPG

Le tetre rovine del misterioso Castello di Vicalvi sorvegliano il Lago di Posta Fibreno e l’accesso alla Val di Comino, stupenda plaga che in primavera si veste di mille colori. Di origini longobarde, il poderoso maniero è visitabile purtroppo solo sporadicamente ma per chi abbia la fortuna di entrarvi resta un ricorso indelebile. Per maggiori informazioni: “I castelli perduti del Lazio… e i loro segreti”


Panorama nei pressi di Campo del Popolo

Mti del Cairo-Campo del Popolo, panorama 2 RCRLB.jpg

Campo del Popolo è uno dei più belli fra i molti altopiani che si aprono nel cuore del massiccio del Monte Cairo: da qui partono numerosi sentieri, in parte ricalcanti antichi tratturi, che offrono panorami selvaggi e amplissimi sui rilievi della Bassa Ciociaria e delle regioni confinanti. Il gruppo montuoso del Cairo, di notevole interesse storico-archeologico oltre che ambientale, è rimasto per anni nell’anonimato nel mondo dell’escursionismo ma recentemente grazie al Cammino di San Benedetto, che lo attraversa quasi per intero, sta vivendo una stagione di riscoperta.


Panorama da Casalattico

Casalattico-Panorama 1 RCRLB

In una delle zone più remote e misteriose del Lazio, nel versante sud-occidentale della Val di Comino, si trovano numerosi minuscoli borghi dall’aspetto antico ma purtroppo in via di deciso spopolamento. Uno di questi è Casalattico: nella foto si vede il bellissimo territorio che si estende verso il paese di Casalvieri, caratterizzato dal sinuoso corso del limpido Fiume Melfa. 


Castello Cantelmo di Alvito

Alvito-Castello Cantelmo 1 RCRLB.JPG

Uno scorcio dell’imponente Castello Cantelmo ad Alvito, affacciato sulla splendida Val di Comino. Si tratta di una delle più importanti architetture militari del Lazio, di cui oggi rimangono romantiche rovine (per saperne di più: “I castelli perduti del Lazio e i loro segreti”).


Veduta di Alvito

Alvito-Veduta RCRVLB

Una veduta della bellissima cittadina di Alvito, ai margini settentrionali della splendida Val di Comino. Il centro storico emerge dai campi disposto a terrazze, sino all’apice della collina ove spicca il poderoso castello (per saperne di più: “I castelli perduti del Lazio”), che offre panorami spettacolari. Alvito fa parte del nostro itinerario “Borghi e paesaggi segreti della Ciociaria, parte: 3”. A chi volesse visitare la zona, si consiglia di contattare l’amico Bernardo Mattiucci dell’Associazione “Outdoor Emotions” (b.mattiucci@outdooremotions.com – 3493215261).


Il Castello Longobardo di Vicalvi fra storia e mistero

Il possente Castello di Vicalvi si erge a circa 600 m. s. l. m. sulla sommità dell’omonimo paese della Bassa Ciociaria, alle cui spalle, come fosse l’ennesimo argine difensivo, si alzano i primi contrafforti degli Appennini.

Vicalvi-Castello, panorama 1 RCRLB

Vicalvi-Casali abbandonati ai piedi del borgo RCRLB

Situato su di un colle tra la Valle del Fibreno e la Val di Comino, prossimo ai confini con l’Abruzzo, rappresenta nel Lazio uno dei maggiori esempi di “incastellamento” nei secoli poi inglobato in un tessuto urbano (il “borgo”).

Vicalvi-Castello, Scorcio dalla prima cinta muraria RCRLB

Il fortilizio è munito di ben tre cinte murarie, intervallate da torri, mentre sul piano superiore si aprono numerose bifore, in parte murate. Venne fondato nell’Alto Medioevo a protezione della Val di Comino e, anche se le informazioni pervenuteci sono frammentarie, si suppone che abbia origini longobarde.

Vicalvi-Castello, scorcio dalla seconda cinta muraria 2 RCRLB

Le prime testimonianze risalgono infatti all’VIII secolo, periodo in cui era all’apice il dominio dei Longobardi nella nostra penisola. Nel secolo successivo, prima di diventare un possedimento del Monastero di Montecassino – che vide via via aumentare le proprie prerogative su quei territori, e quindi ridurli a vere e proprie dipendenze – Vicalvi subì le incursioni ed i saccheggi delle orde saracene prima e degli Ungari dopo.

Vicalvi-Castello, accesso al nucelo centrale 2 RCRLB

Nel Cinquecento, a causa della scoperta e dell’utilizzo della polvere da sparo, il castello fu giudicato troppo vulnerabile, e così si decise di fasciare la parte inferiore della cortina e dei torrioni con una scarpa, mentre una torre circolare fu addossata all’attuale rampa che conduce all’ingresso, probabilmente fungendo da pilone per un ponte levatoio ormai scomparso.

Vicalvi-Castello, arco d'accesso alla piazza d'armi 1 RCRLB

Vicalvi-Castello, bifora 3 RCRLB

Vicalvi-Castello, edificio interno principale 2 RCRLB

Durante il secondo conflitto mondiale, poiché non distante dalla Linea Gustav, le truppe tedesche decisero di trasformare il complesso difensivo in un ospedale da campo. Un triste periodo questo che ha lasciato una testimonianza indelebile sulle sue mura: una grande croce rossa, divenuta ormai il simbolo distintivo del castello.

Vicalvi-Castello, veduta con croce RCRLB

Vicalvi-Castello, affresco della cappella RCRLB

Luogo dal fascino lugubre e decadente, il castello di Vicalvi è avvolto da una leggenda un tempo molto nota agli abitanti locali ma ora destinata a cadere man mano nell’oblio. Si narra di una dama, Aleandra Maddaloni, che sarebbe qui vissuta nel XVIII secolo dedicandosi alla lussuria più spregiudicata: era solita, durante le lunghe assenze dello sposo, sedurre i giovani più belli del paese, facendoli poi uccidere da un suo fidato servo.

Vicalvi-Castello, particolari RCRLB

Scoperta infine dal coniuge, questi, furioso, la avrebbe fatta murare viva in una delle torri. Si dice che il suo fantasma vaghi ancora, al tramonto, fra i ruderi del maniero in cerca di nuovi amanti…

Vicalvi-Tramonto verso Posta Fibreno RCRLB

Si può effettuare una visita libera telefonando preventivamente al Comune di Vicalvi e richiedendo l’apertura del monumento. Per maggiori informazioni sulla storia del castello si faccia riferimento al nostro libro “I castelli perduti del Lazio e i loro segreti”.


Lago di Posta Fibreno

Lago di Posta Fibreno-Veduta da Posta Fibreno 2 RCRLB

Lo spettacolare panorama sul Lago di Posta Fibreno dall’omonimo paesino, alle porte della Val di Comino. Il bacino, tutelato da una riserva naturale, è famoso per un’isola galleggiante (“la Rota”) formata da torba, rizomi e radici, citata già da Plinio il Vecchio. Per maggiori informazioni si faccia riferimento al nostro libro “Lazio. I luoghi del mistero e dell’insolito”. A chi volesse visitare la zona, si consiglia di contattare l’amico Bernardo Mattiucci dell’Associazione “Outdoor Emotions” (b.mattiucci@outdooremotions.com – 3493215261).


Rovine del Castello Longobardo di Vicalvi

Vicalvi-Castello Longobardo, accesso al nucleo centrale RCRLB

L’accesso al nucleo centrale del Castello Longobardo di Vicalvi, uno dei “manieri perduti” più suggestivi della Ciociaria, le cui vicende ebbero inizio con l’Alto Medioevo e videro il loro drammatico epilogo durante la Seconda Guerra Mondiale. Per maggiori informazioni si rimanda al nostro libro “I castelli perduti del Lazio e i loro segreti”.


Borghi e paesaggi “segreti” della Ciociaria (parte 3: da Roccasecca a Terelle)

Dopo aver assaporato la seconda parte di questo lungo viaggio alla scoperta della Ciociaria, eccoci al terzo appuntamento, che ci condurrà ad esplorare la porzione in assoluto più “segreta” e probabilmente più incontaminata della Provincia di Frosinone. Ci siamo fermati a Roccasecca, paese noto per le vicende legate a San Tommaso d’Aquino, del quale resta viva memoria negli imponenti ruderi del Castello dei Conti d’Aquino e, tutt’attorno, di un borgo medievale, dove si trova la casa in cui – secondo la tradizione – sarebbe nato il Santo.

Roccasecca-Castello dei Conti d'Aquino, veduta 1 RCRLB

La località Offre molto da vedere e Meriterebbe Una trattazione a parte (per Maggiori informazioni si Faccia Riferimento alla nostra guida “I Castelli perduti del Lazio” ), ma noi, volendoci in this sede concentrerai sui Luoghi Meno sconosciuti, seguiamo le predette predette predette Indicazioni per Colle San Magno, con bellissime viste sul Castello dei Conti d’Aquino e sulla ridente Piana del Melfa.

Roccasecca Vecchia-Panorama sulla Piana del Melfa RCRLB

Colle San Magno ha conservato una chiara fisionomia medievale, con resti di torri e mura, e merita sicuramente una passeggiata così come il dirimpettaio borghetto di Cantalupo , sorta di micromondo immutato nel tempo (ma ormai disabitato), che offre una stupenda veduta di Colle San Magno e dei monti circostanti.

Colle S. Magno-Veduta 3 RCRLB

Dai due paesini partono sentieri meravigliosi, sia in direzione del Cairo, fra vecchie miniere, altopiani carsici, remoti villaggi rurali, sia verso la vetta del sovrastante Monte Asprano, in cui si incontra la mulattiera proveniente dal castello di Roccasecca Vecchia che prosegue al Santuario di Santa Maria Assunta in Cielo (dove avviene l’antichissimo rito del “Bacio della Madonna”) e infine ai ruderi del Castellaccio di Castrocielo (anche qui, per saperne di più, si consiglia la nostra guida “I castelli perduti del Lazio” ). 

Valle del Liri-Panorama dal Castellaccio di Castrocielo RCRLB

Torniamo ora a Roccasecca e ci spostiamo di una manciata di chilometri raggiungendo Caprile. Frazione di Roccasecca, è un piccolo, caratteristico borgo affacciato su una bellissima campagna coltivata: dal paese un suggestivo sentierino porta al rupestre Romitorio di Sant’Angelo (o San Michele Arcangelo), documentato fin dal 991, dov’è un curioso affresco della Crocefissione raffigurante Longino con in mano una fune (meno una lancia) e con ai piedi le tipiche calzature in pelle (di cavallo o d’argento), le “cioce”, da cui prende appunto il nome la “Ciociaria”.

Caprile-Veduta dall'alto 1 RCRLB

In zona è un altro importante cenobio rupestre: una mulattiera che parte ai piedi di Roccasecca (nei pressi di un muraglione megalitico d’epoca romana che si forma una bella cascata sul Melfa), conduce infatti all’Eremo dello Spirito Santo, che stupisce il ospite per gli svariati accorgimenti tecnici di chi lo abitò, atti ad assicurare acqua e insolazione.

Roccasecca-Eremo dello Spirito Santo 2 RCRLB

Quest’ultimo, molto amato dai fedeli ciociari, è sovrastato dall’enorme caverna che rapisce lo sguardo, in alto a sinistra, all’imbocco del famoso “Tracciolino”, storica strada borbonica di collegamento fra la Valle del Liri e il Cominense (e , un tempo, le fonderie di Atina) che ora percorreremo interamente. Si tratta di un percorso automobilistico spettacolare, fra i più emozionanti dell’intero Lazio, che, con curvilinei spesso estremi, percorre completamente le selvagge Gole del Melfa in un susseguirsi di scorci magnifici, fra orride rupi e viste mozzafiato sullo smeraldino torrente.

Valle del Melfa-Gole 1 RCRLB

Non mancano però nemmeno i resti di costruzioni più antiche, che documentano l’utilizzo di questa naturale via di comunicazione anche in epoca romana: lo confermano fra l’altro alcuni testi di Cicerone, originario della vicina Arpino, il quale pare fosse solito attraversare il vallone – secondo altri tracciati ovviamente – un dorso di mulo per andare a trovare l’amico-editore Pomponio Attico. Presto una deviazione piuttosto tortuosa porta allo sperduto paese di Santopadre: molto belli i vicoli del borgo, in parte munito da mura medievali, che sta favorendo di timidi tentativi di recupero; la passeggiata termina ad uno spiazzo con una torre cilindrica, dove si gode un panorama straordinario sulla Valle del Melfa e il massiccio del Cairo che da solo vale la visita.

Santopadre-Panorama sulle Gole del Melfa

Ridiscesi al “Tracciolino”, si prosegue fra scorci impareggiabili che sembrano volerci portare fuori dal mondo. Dopo una decina di chilometri, tuttavia, la stradina, spesso chiusa tra altissime pareti di roccia o ripidi versanti completamente diversi fra loro, sbuca quasi all’improvviso in una grande e soleggiata pianura: siamo così giunti nella Valle di Comino, che si scopre man mano che ci avviciniamo a Casalvieri.

Casalattico-Panorama 2 RCRLB

Si ha subito la sensazione di trovarsi in una regione “a parte” rispetto al resto della Ciociaria. Molti aspetti paesaggistici infatti già preannunciano il Molise mentre alcuni dettagli architettonici ricordano l’Abruzzo o addirittura l’entroterra campano. La Val di Comino, del resto, è una plaga di notevole interesse, che sta vivendo una vera e propria rinascita sotto il segno del turismo di qualità, grazie all’interessamento di molti investitori endogeni ed esogeni. Quel che riempie gli occhi è il felice contrasto tra le dolci e policromatiche colline coltivate (grano, uliveti, vigneti, frutteti, ecc.) e le alte vette delle montagne, innevate per molti mesi all’anno, che circondano la vallata.

Alvito-Castello Cantelmo, veduta 2 RCRLB

Inoltre, la placida atmosfera contadina che si respira ovunque rimanda ad un mondo antico, semplice e moderno, lontano anni luce dalla Ciociaria moderna e industriale dei centri principali del Frusinate e del Cassinate. Purtroppo, però, anche questo “piccolo paradiso” ha subito negli anni recenti aggressioni sconsiderate, a partire dall’edilizia incontrollata per poi passare al fotovoltaico una terra che anche qui – vieni in tutto il resto del Lazio (e non solo naturalmente) – ha lasciato il proprio segno segno disastroso segno. Di certo si può dire che nelle amministrazioni pubbliche, provinciali e regionali non sono avanti abbastanza chiari né l’importanza culturale-ambientale né il potenziale turistico della Val di Comino, che da sempre sembra un territorio ai limiti di tutto.

Alvito-Panorama 1 RCRLB

Occorre valorizzare il paesaggio e le radici culturali della valle nonché prodotti preziosi come il Cabernet doc, i fagioli cannellini dop di Atina, l’olio extravergine d’oliva, i  formaggi e tartufi di ottima qualità insieme alle imprese produzioni dolciarie, senza dimenticare le eccellenze dell’artigianato locale (pizzo e merletto, strumenti musicali tradizionali, lavorazione della pietra, ecc …). Gioielli naturalistici come il Lago di Posta Fibreno, infine, arricchiscono una valle che non smette di stupire.

Lago di Posta Fibreno-Veduta da Posta Fibreno 2 RCRLB

Terminata questa riflessione, facciamo una pausa a Casalvieri , che inaspettatamente ci si trova con un centro storico piccolissimo ma ricco di nobili palazzetti e dettagli artistici che rimandano al Barocco.

Casalvieri-Portali RCRLB

Ma, come vedremo per tutti gli altri borghi dell’itinerario (eccetto Atina), è purtroppo lo spopolamento il vero protagonista della scena: situazione ancor più marcata nella vicina Casalattico, dove tra i pochissimi abitanti merita una menzione il signor Domenico “il campanaro”, il quale, se siete fortunati a trovarlo, vi condurrà sulla cima del campanile del paese che tuttora vanta un meccanismo ottocentesco per l’attivazione della campana e da cui si spazia su un panorama incantevole.

Casalattico-Chiesa, panorama dal campanile 1 RCRLB

Si può salire poi alla frazione di Montattico proseguendo per una stradina che accompagna nel cuore segreto del Massiccio del Cairo offrendo panorami sensazionali sull’intera Val di Comino, immensa scacchiera di coltivi suddivisi da vecchie siepi, per poi terminare sul solitario Campo del Popolo: è un altopiano carsico punteggiato da alcune masserie in pietra dedita all’allevamento bovino e dove sorge anche un rifugio in cui, previo richiesta, è possibile pernottare.

Mti del Cairo-Campo del Popolo RCRLB

La zona è un buon punto di partenza per intraprendere escursioni alla scoperta di montagne ricche di fascino e mistero per l’antichissima presenza umana e per una ruralità arcaica che ha lasciato tracce suggestive e enigmatiche (pozzi, cisterne, muraglioni spesso disposti in forma geometrica, ecc …) ma anche per i resti della Seconda Guerra Mondiale che qui ha avuto episodi importanti e cruenti (il tragico fronte di Cassino sulla Linea Gustav). Da Casalattico conviene poi fare una divagazione verso nord in direzione di Alvito, bella cittadina disposta a terrazze e frazionata in tra le pendici del Monte Albano. All’apice della frazione di Castello, la più alta, sorge la poderosa fortezza dei Cantelli, ora ridotta a pittoresco rudere, dai cui spalti si gode di uno dei panorami più belli della Ciociaria sulla stupenda valle cominense.

Alvito-Castello Cantelmo 1 RCRLB

Da qui si può inoltre allungare il tragitto e raggiungere San Donato Val di Comino, “cuore turistico” della valle e borgo fra i più curati della Provincia di Frosinone, non a caso insignito della “Bandiera Arancione del Touring Club d’Italia” e accolto nel “Club dei Borghi più Belli d’Italia”. Alle spalle del paese si innalzano i Monti della Meta, mondo incontaminato e selvaggio dove vivono il camoscio, il ceril lupo e l’orso bruno marsicano, all’interno del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.

S. Donato V. di Comino-Case con pergolato RCRLB

Il paese è sempre più meta di turisti, anche stranieri, e oltre ad essere una bellissima meta per le vacanze è anche una posizione strategica per visitare il resto della Val di Comino con i suoi piccoli borghi dalle splendide viste panoramiche, tra cui merita una menzione speciale Picinisco, in cui soggiornò lo scrittore David Herbert Lawrence traendone profonda ispirazione per il romanzo “La ragazza perduta”, mentre pregni d’interesse antropologico e culturale sono anche i minuscoli centri di Settefrati (a monte è il veneratissimo Santuario della Madonna di Canneto), San Biagio Saracinisco, Acquafondata e Cardito con il suo lago, questi ultimi propri al confine col Molise.

Settefrati-Veduta 1 RCRLB

Più in direzione di Cassino, in una zona verdissima e appartata, sono infine Viticuso e Vallerotonda il che paesaggio è purtroppo stato rovinato da una scellerata centrale eolica che ha letteralmente massacrato il crinale del Monte Maio.

Picinisco-Panorama sulla Val di Comino RCRLB

Tornati a Casalvieri riprendiamo la strada per Atina, la capitale “politica” del Cominense, il cui centro storico merita sicuramente una pausa per ammirarne i vicoli biancheggianti e fioriti, le piazzette porticate e pregevoli monumenti come il trecentesco Palazzo Ducale e la Cattedrale di Santa Maria Assunta dai due campanili gemelli: l’architettura di Atina vi sembrerà un simpatico miscuglio di Abruzzo, Ciociaria ed Umbria.

Atina-Portale con vecchia insegna 2 RCRLB

Si riparte sulla SP259 verso la tappa successiva del nostro viaggio: Belmonte Castello, piccolo villaggio arroccato e sormontato dai resti di un rocca medievale. Il paesino non ha molto da offrire come monumenti ma le montagne che si ergono alle sue spalle e la pianura ai suoi piedi offrono un quadro rurale e pastorale d’altri tempi. Da Belmonte una strada d’alta quota porta a Terelle, meta finale del nostro itinerario, che comunque può essere raggiunta – più comodamente – anche proseguendo in direzione di Cassino e deviando, alle porte della città, prima per la frazione Caira e poi per Terelle.

Terelle-Casaletto abbandonato RCRLB

Si tratta di un panoramico borgo immerso in una natura intatta. Il centro storico conserva i resti di un castello ma la grande attrazione di Terelle è il magnifico castagneto monumentale, ancora oggi fonte di ricchezza per la gente locale: si consiglia di visitarlo in autunno per ammirare il fantastico foliage.

Terelle-Castagneto monumentale RCRLB

Finisce così la terza parte di questo lungo viaggio dedicato alla Ciociaria, ai suoi borghi meno conosciuti e ai suoi paesaggi da riscoprire. La quarta ed ultima parte inizierà da Cassino e andrà ad esplorare l’area anti-appenninica dei Monti Aurunci, Ausoni e Lepini, proprio al confine con la Provincia di Latina, un territorio fra mari e monti dai forti contrasti ambientali e dal deciso sapore mediterraneo che conferma l’incredibile varietà paesistica e culturale della Ciociaria.

APPUNTI DI VIAGGIO

Tempo stimato: 3-4  giorni se ci si limita alla visita dei paesi.
Incontro Periodi:  ottobre-novembre-dicembre e aprile-maggio-giugno per i colori della campagna; ottobre e maggio-giugno-luglio per le escursioni in montagna.