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Intorno al solstizio d’inverno sulle colline di Montebello, tra paesaggi solenni e rovine medievali

A sud di Tuscania, più o meno a metà della piacevolissima strada per Tarquinia, sorge il piccolo borgo rurale di Montebello, qualificato da una chiesetta ed un castello padronale ove è ospitata la collezione delle opere di Giuseppe Cesetti, grande pittore della Maremma Laziale. Intorno a questa località si estende la porzione più spettacolare della Valle del Marta, col suo solenne paesaggio rurale, fra i più belli ed intatti del Lazio (che si auspica nel prossimo futuro potrà essere tutelato all’interno di un grande Parco Agricolo ed Archeologico dell’Etruria): casali e fattorie punteggiano una campagna ordinata e ben coltivata che alterna pascoli, seminativi, uliveti, boschi di querce e residui di macchia mediterranea e vegetazione ripariale lungo il fiume ed i suoi affluenti, mentre dal punto di vista morfologico le iniziali aree pianeggianti o lievemente ondulate lasciano spazio ad altre più aspre e collinose, soprattutto in direzione di Tarquinia e Monte Romano, con lo sfondo tormentato ma elegante dei Monti della Tolfa. In questo paesaggio bucolico di rara bellezza si innestano, come sempre accade nella Tuscia, le tracce della storia, in un connubio straordinario fra natura e cultura. Oltre all’antica presenza etrusca, nella zona si fanno notare i resti dei molti castelli medievali che controllavano un territorio per secoli ritenuto strategico: nei pressi della diga sul Marta si innalzano, in un angolo sognante e di profonda solitudine, le rovine del Castello di Pian Fasciano (recentemente sottoposto ad un restauro non ancora concluso) e dal lato opposto del fiume i pochi resti di quello dell’Ancarano; più lontana si innalza un’altra torre a completare un paesaggio che – se non fosse per i tralicci dell’alta tensione – sembrerebbe anche nei dettagli un dipinto del XVI secolo. Proponiamo una perlustrazione fotografica in questo periodo di passaggio fra autunno ed inverno per godere degli ultimi momenti del foliage in una zona non molto praticata in tal senso e normalmente consigliata in primavera (quando in effetti dà il massimo). Tuttavia i colori molto variati della campagna e soprattutto i toni intensi delle querce solitarie, che sfumano dal giallo scuro all’arancio e al rame, non vi deluderanno: qui di seguito una lunga galleria di immagini.

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Valle del Marta-Paesaggio presso Montebello 16 RCRLB

Valle del Marta-Paesaggio presso Montebello 17 RCRLB

Valle del Marta-Paesaggio presso Montebello 14 RCRLB

Valle del Marta-Paesaggio presso Montebello 18 RCRLB

Valle del Marta-Paesaggio presso Montebello 10 RCRLB

Valle del Marta-Paesaggio presso Montebello 21 RCRLB

Valle del Marta-Paesaggio presso Montebello 20 RCRLB

Valle del Marta-Paesaggio presso Montebello 11 RCRLB

Valle del Marta-Paesaggio presso Montebello 19 RCRLB

Valle del Marta-Paesaggio presso Montebello 6 RCRLB (2)

Valle del Marta-Paesaggio presso Montebello 7 RCRLB

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Valle del Marta-Campagna presso Montebello 1 RCRLB

Valle del Marta-Campagna presso Montebello 8 RCRLB

Valle del Marta-Geometrie della Campagna presso Montebello 1 RCRLB

Valle del Marta-Gregge presso Montebello 1 RCRLB (2)

Valle del Marta-Gregge presso Montebello 3 RCRLB

Valle del Marta-Gregge presso Montebello 2 RCRLB

Valle del Marta-Gregge presso Montebello 5 RCRLB

Valle del Marta-Suini bradi presso Montebello RCRLB

Valle del Marta-Paesaggio presso Montebello 5 RCRLB

Valle del Marta-Paesaggio presso Montebello 4 RCRLB

Valle del Marta-Paesaggio presso Montebello 9 RCRLB

Valle del Marta-Paesaggio presso Montebello 5 RCLRB

Valle del Marta-Quercia presso il Castello d'Ancarano 1 RCRLB

Valle del Marta-Paesaggio presso il Castello di Pian Fasciano 3 RCRLB

Valle del Marta-Sterrata presso il Castello di Pian Fasciano 1 RCRLB

Valle del Marta-Panorama verso il Mte Amiata 1 RCRLB

Valle del Marta-Casale presso il Castello d'Ancarano 1 RCRLB

Valle del Marta-Fiume Marta ai piedi del Castello di Pian Fasciano 1 RCRLB

Valle del Marta-Fiume Marta 2 RCRLB

Valle del Marta-Castello di Pian Fasciano, veduta 1 RCRLB

Valle del Marta-Castello di Pian Fasciano, veduta 2 RCRLB

Valle del Marta-Castello di Pian Fasciano, veduta 3 RCRLB

Valle del Marta-Paesaggio con Pian Fasciano e Ancarano 1 RCRLB

Valle del Marta-Castello di Pian Fasciano al tramonto 1 RCRLB

Valle del Marta-Tramonto verso Tarquinia 1 RCRLB

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Norchia-Rovine della Chiesa di San Pietro

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Una visione inedita e quasi “pittorica” delle suggestive rovine della Chiesa di San Pietro a Norchia, area archeologica di straordinario valore situata nei pressi di Vetralla. 


Castel Cardinale presso Tuscania

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Uno scorcio di Castel Cardinale, fra Tuscania e Viterbo. Situato in un paesaggio altamente suggestivo, si tratta di uno dei “manieri perduti” più segreti e sconosciuti del Lazio, poiché invisibile dalle strade principali e da qualsiasi altura o cittadina circostante. Per saperne di più sulla sua storia e sul come arrivarci, si consiglia la lettura della nostra guida: “I castelli perduti del Lazio”


Castello di Poggio Poponesco

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Il Cicolano, “terra di mezzo” fra Sabina ed Abruzzo, possiede uno dei “paesaggi medievali” più suggestivi e meglio conservati del Lazio. Innumerevoli piccoli borghi arroccati come presepi punteggiano le fitte foreste di querce, faggi e castagni, donando spesso panorami superbi sul Lago del Salto. Molti anche i castelli, quasi sempre in rovina, come quello di Poggio Poponesco, dall’aspetto epico, posto a dominio della Valle del Salto e del paese di Fiamignano: per saperne di più si faccia riferimento alla nostra guida “I castelli perduti del Lazio e i loro segreti”.


Rovine di Cencelle-Veduta da lontano

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Le suggestive rovine medievali di Cencelle spiccano fra i campi della Valle del Mignone, verdissimi e fioriti fra aprile e la prima metà di maggio, nella magnifica zona conosciuta come le “Terre della Farnesiana”, ai piedi dei Monti della Tolfa, in cui confluiscono i confini dei Comuni di Civitavecchia, Allumiere e Tarquinia. La struttura turrita “a corona” ricorda la toscana Monteriggioni ma in questo caso non si tratta di un borgo turistico e vivo bensì di una cosiddetta “città morta”, una delle tante che costellano l’entroterra del Lazio. Per maggiori informazioni si consiglia la lettura di “Le città perdute del Lazio” dell’amico Emanuele Zampetti.


Veduta di Ninfa

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La classica veduta delle rovine medievali di Ninfa dall’omonimo laghetto sorgivo, da cui emerge la torre “alla ghibellina” del Castello Caetani. I suggestivi ruderi – ribattezzati nell’Ottocento dal Gregorovius “la Pompei del Medioevo” – sono immersi in un meraviglioso giardino “all’inglese” considerato fra i più belli e curati al mondo. 


Castello di Vicalvi, scorcio interno

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Le tetre rovine del misterioso Castello di Vicalvi sorvegliano il Lago di Posta Fibreno e l’accesso alla Val di Comino, stupenda plaga che in primavera si veste di mille colori. Di origini longobarde, il poderoso maniero è visitabile purtroppo solo sporadicamente ma per chi abbia la fortuna di entrarvi resta un ricorso indelebile. Per maggiori informazioni: “I castelli perduti del Lazio… e i loro segreti”


Veduta del Castello dei Conti d’Aquino e di Roccasecca Vecchia

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Una suggestiva veduta del Castello dei Conti d’Aquino e di Roccasecca Vecchia dalla strada per Colle San Magno. Qui siamo davvero in uno dei “paesaggi segreti” del Lazio, ancora pressoché sconosciuto “al grande pubblico” malgrado la vicinanza con l’A1. Situati nei pressi dell’antico confine fra Stato della Chiesa e Regno di Napoli, questi affascinanti ruderi dominano la bassa Valle del Melfa e quella del Liri e sono legati alla figura di San Tommaso d’Aquino che qui, secondo una leggenda, ebbe i natali. Per approfondimenti: “I Castelli perduti del Lazio e i loro segreti”.


Rocca Guidonesca di Rocchettine

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L’imponente Rocca Guidonesca spicca fra le rovine del villaggio di Rocchettine e sorveglia – assieme al sottostante borgo di Rocchette – il corso del Torrente Aia, affluente del Tevere. Siamo in un angolo solitario e segreto della Sabina Tiberina ove eremi, castelli e paesi arroccati si susseguono dando al paesaggio un aspetto romantico.


Tramonto da Fara Sabina su Monte Acuziano

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La luce del tramonto indora le rovine dell’Abbazia di San Martino sul Monte Acuziano, viste da Fara Sabina; sullo sfondo il mistico Monte Soratte. La zona è colma di tesori archeologici ed artistici (basti pensare all’Abbazia di Farfa) ma anche di luoghi curiosi: per saperne di più cfr. “Lazio, i luoghi del mistero e dell’insolito”.

 


Castell’Araldo presso Marta

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Una veduta da lontano del complesso di Castell’Araldo, presso Marta, di cui rimangono pochi ruderi affiancati da una chiesetta. L’insediamento appartenne ai Cavalieri Templari, posto a controllo del traffico sulla strada di collegamento fra il Mar Tirreno e il Lago di Bolsena.


Rocca di San Leonardo a Borghetto

La Rocca di San Leonardo (o Castello di Andosilla), meglio conosciuta come “Castello di Borghetto”, sorge nei diretti pressi dell’omonima frazione del Comune di Civita Castellana. Nata nel Quattrocento come nucleo di attività artigianali, Borghetto, un paio di file di rustiche case a schiera in tufo, è una vecchia stazione di posta della Via Flaminia, a poca distanza dal Fiume Tevere, in una storica zona di transizione fra la Tuscia e la Sabina umbro-laziale, che anticamente segnava il confine fra le popolazioni dei Falisci e dei Sabini.

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A vederlo dalla SS Flaminia, provenendo da Roma, il Castello di Borghetto appare all’improvviso con grande effetto scenografico: dal caldo color bruno tufaceo e dallo stile architettonico difficilmente definibile a causa dei vari crolli, si tratta di un unicum nel panorama dei “castelli perduti” del Lazio. Anche la campagna circostante è ricca di spunti romantici, ed è caratterizzata dalla confluenza della Valle del Treja con la Valle Tiberina, e quindi dal contrasto fra aspetti di natura selvaggia e “capricciosa” e riposanti scenari agresti. Sembrano risuonare le parole di Goethe che nel suo “Viaggio in Italia” descrisse con accenti di meraviglia questi paesaggi così particolari.

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Di certo, i rumori provenienti dalle strade e la relativa vicinanza con l’area industriale di Civita Castellana tolgono parecchio della poesia che questo luogo dovette avere sino a non molti decenni fa: ma, non appena risalita la collina sulla quale si adagiano i resti del poderoso castello, l’atmosfera d’improvviso diviene pregna di magia e sospesa nel tempo. Circondati da rigogliosa vegetazione, e raggiungibili tramite uno scomodo seppur ben visibile sentierino nella macchia, i resti della rocca di San Leonardo si scoprono mano a mano ai nostri occhi.

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Si può giungere ad uno spiazzo che probabilmente era l’antica corte, dove si può ammirare dal basso l’imponenza della struttura principale, rimasta quasi intatta all’esterno: tutt’intorno si ammira una spessa cortina muraria, aperta da un arco a tutto sesto, anch’esso invaso dalle piante, che dà sulle case di Borghetto; si notano anche alcune grotte, di incerta origine. Il sito fu abitato del resto in epoche remotissime, sicuramente dai Falisci, ma non sono ancora stati condotti studi accurati in tal senso e le fonti sono davvero scarse, anche rispetto all’epoca medievale.

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Situato in posizione strategica, il nucleo primitivo del castello (plausibilmente una torre di vedetta) venne edificato nel XII-XIII secolo, quando appare menzionato un Burgus o Burghettus S. Leonardi, ad opera dei monaci cistercensi della non lontana Abbazia di Santa Maria di Falleri. Alla fine del Trecento il fortilizio (assieme all’abbazia) viene ceduto da papa Bonifacio IX all’Ospedale romano di Santo Spirito in Sassia, che lo avrebbe tenuto fino al 1538 quando sarebbe passato alla Camera Apostolica; successivamente, per volontà di papa Paolo III Farnese, entrava di diritto nel “famigliare” Ducato di Castro. Dopo la disfatta dei Farnese ed il ritorno del maniero per molti anni nel patrimonio di San Pietro, nel 1790 esso fu ceduto alla famiglia spagnola degli Andosilla. Poco dopo, tuttavia, nel 1798 esso finì incendiato e distrutto dalle truppe napoleoniche, momento che segnò il suo inesorabile abbandono. In origine svettava sul castello un’altissima torre di 43 metri, purtroppo crollata in una notte del 1950, che permetteva una vista straordinaria a 360°.

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Leggermente staccata e rialzata dal corpo di fabbrica militare vero e proprio, si innalza la modesta mole della Chiesa di San Leonardo (da cui il nome della rocca), frutto plausibilmente della ristrutturazione di un preesistente edificio cistercense: a navata unica, si offre alla vista in condizione ormai di rudere, col tetto crollato e con il semplice campaniletto a vela a far da residua “decorazione” assieme alle misere tracce di affreschi; dal prato al lato della chiesetta si gode una bella vista sulla rocca e sulla vallata, uno scorcio che al tramonto assume toni fantastici, mentre alle sue spalle una recinzione vieta il passaggio verso dei campi vastissimi.

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Tutto il complesso del Castello di Borghetto è infatti inserito in una grande tenuta agricola, la Fattoria Lucciano, ove fra l’altro si possono acquistare prodotti biologici. L’azienda permette di effettuare escursioni nella splendida tenuta e saltuariamente organizza visite al castello, per le quali sta approntando un sentiero turistico. Per il suo aspetto misterioso, il castello ha stimolato nei secoli leggende popolari, che lo vorrebbero custode di inestimabili tesori: si dice che sotto al fortilizio si dipanino lunghe gallerie, i cui accessi d’altro canto sono ancora visibili qua e là, considerate dagli studiosi come cimiteri paleocristiani (per maggiori informazioni: “I castelli perduti del Lazio”).

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Al di tutto, il complesso meriterebbe senza dubbio un’attenzione maggiore da parte delle istituzioni, nonché interventi volti a svilupparne le potenzialità turistiche. Senza dimenticare che la vegetazione ha ormai colonizzato quasi completamente l’edificio, mettendo a serio rischio l’integrità delle mura e rendendo oltre modo difficile la visita.

APPUNTI DI VIAGGIO

Periodi consigliati:
Tutte le stagioni tranne l’estate, allorquando la vegetazione diventa troppo invadente e il caldo può essere eccessivo.

Da visitare nei dintorni:
Calcata, Civita Castellana, Gallese, Via Amerina, Orte, Otricoli ed Ocriculum.

Links:
www.castellidelazio.com
www.comune.civitacastellana.vt.it
www.fattorialucciano.com


La Torre delle Frattocchie

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Semi nascosta dal disordine edilizio dell’omonimo sobborgo, sul tratto meno curato e visitato dell’Appia Antica, la Torre di Frattocchie costituisce uno dei tanti gioielli archeologici che si incontrano lungo questo magnifico percorso storico-paesaggistico. Ristrutturata nell’Ottocento come punto geodetico, la torre si innalza sui resti di un sepolcreto romano a dominio di un breve tratto di basolato, regalando un quadretto bellissimo ed inaspettato in una zona piuttosto degradata. Una curiosità: nei pressi del monumento, di fronte ad un punto informazioni del parco, si trova una fontanella, celebre e amatissima fra i locali, da cui sgorga un’ottima acqua minerale.


Roccasecca-Veduta del Castello dei Conti d’Aquino

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Una veduta del profilo del Castello dei Conti d’Aquino e del “borgo fantasma” che si distende ai suoi piedi, dalla strada per Colle San Magno. Siamo a Roccasecca, punto di partenza del nostro itinerario “Borghi e paesaggi segreti della Ciociaria: parte 3” e tappa importante del percorso “I castelli perduti della Ciociaria”. Custode delle memorie di San Tommaso d’Aquino (che qui secondo la tradizione nacque e, più tardi, venne rinchiuso dai suoi stessi genitori contrari alla sua vocazione religiosa), il solenne fortilizio domina la sottostante Piana del Melfa. Per saperne di più: “I castelli perduti del Lazio”.


Castel Cardinale, un maniero segreto fra Viterbo e Tuscania

L’immensa pianura ondulata che si estende fra Viterbo, Tuscania e Tarquinia si presenta disseminata di resti di fortilizi, che danno l’idea di come e quanto fosse presidiata militarmente durante tutto il Medioevo. Fra i tanti spicca Castel Cardinale, luogo noto agli agricoltori della zona anche con il nome di “Castello del Marchese”, poiché ricadente in una vecchia tenuta nobiliare, oggi divenuta una grande azienda zootecnica.

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Il castello si eleva a protezione di un piccolo fosso che corre quasi parallelo alla Strada Chirichea, la lunga sterrata che collega la Via Tuscanese e la Via Vetrallese sfiorando le rovine di Castel di Salce. La peculiarità di Castel Cardinale è tuttavia il fatto di non essere stato edificato sull’orlo di una rupe, come la maggior parte degli altri manieri della zona – quali ad esempio il vicino Castel d’Asso o il più distante Castello di San Giovenale -, bensì sulla sommità di una collinetta.

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Misteriose e solitarie, le rovine di Castel Cardinale, in blocchi di tufo bruno su base arenacea, colpiscono immediatamente il visitatore sensibile per la loro bellezza enigmatica, conferitagli sia dalla posizione insolita dell’incastellamento sia dalle pittoresche forme architettoniche e dalla particolare situazione ambientale: il colle ove esse si stagliano, coronato da alti pini, si mostra circondato da verdi prati a loro volta bordati dalla folta vegetazione che avvolge il corso d’acqua.

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L’assoluto silenzio del luogo, dolcemente spezzato dal gorgogliare del ruscello, aggiunge stupore in chi ammiri il rudere, ponendolo quasi fuori dal tempo. Tali caratteristiche rendono senza dubbio Castel Cardinale uno dei siti più curiosi, affascinanti fra quelli descritti nella nostra guida “I Castelli perduti del Lazio” (ove sono presenti le indicazioni su come arrivarci), la cui “segretezza” è oltre modo avvalorata dalle pressoché inesistenti fonti documentarie, che ci costringono a fare mere supposizioni sulla sua storia.

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L’altura ove sorge l’edificio, con le sue grotticelle, lascia pensare ad un sito di origine etrusca (o addirittura villanoviana), e del resto in tutta la campagna circostante si vedono cavità più o meno ampie, oggi utilizzate come ripostigli o fienili. Il toponimo “cardinale” potrebbe invece lasciar pensare alla sua appartenenza ad una famiglia con un esponente di rango, oppure a quell’Egidio Albornoz che tanto peso ebbe nelle vicende trecentesche di Tuscania. A parte i dubbi sul nome, quel che è molto probabile è che si tratti di un castrum longobardo di fondazione alto-medievale, rientrante nella rete di fortilizi di cui abbiamo parlato all’inizio.

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L’aspetto attuale del castello, a pianta irregolare con porzione semicircolare, sembra tuttavia il risultato di successivi rimaneggiamenti, che dal punto di vista architettonico lo accomunano a certe soluzioni di tipo tuscanese, databili fra il XII e il XIII secolo. All’interno, alti e massicci spezzoni di mura permettono di immaginare che vi fosse un possente e panoramico maschio centrale, mentre nulla rimane degli altri edifici.

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Meglio conservate le mura perimetrali, dalle quali spicca lo splendido torrione affianco alla porta d’accesso, che è l’elemento più caratteristico di Castel Cardinale. L’ampiezza dei volumi ricostruibili ipoteticamente osservando gli avanzi dei vani interni fa credere che il castello in un determinato periodo avesse anche una funzione residenziale. In ogni caso, Castel Cardinale fu abbandonato più o meno alla metà del Quattrocento, dopo essere stato legato alle vicende del Conte di Toscanella (l’odierna Tuscania) Angelo Broglio da Lavello, detto “Tartaglia”, spregiudicato condottiero di ventura che seppe ritagliarsi un’estesa signoria fra la Maremma ed il Tevere, giungendo a conquistare anche Tarquinia, Sutri ed Acquapendente: cadde allora sotto lo sguardo malevolo del papa e degli Sforza, da cui fu fatto arrestare e decapitare ad Aversa nell’ottobre del 1421.

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L’impatto visivo straordinario offerto dalla perfetta integrazione fra le antiche rovine ed il paesaggio agreste fa di Castel Cardinale un luogo non soltanto di profonda suggestione ma anche di enormi potenzialità turistiche: allo stato attuale, però, la mancanza totale di indicazioni stradali è il segno di una mancata volontà di valorizzare il monumento in tal senso; anzi, i folli progetti di eolico, fotovoltaico e biomasse che insistono nella zona (malgrado i danni già compiuti qui dalla speculazione energetica) lasciano supporre che una consapevolezza dell’importanza di questo paesaggio e dei siti archeologici ivi contenuti sia purtroppo ancora lontana nelle amministrazioni locali e soprattutto in quella regionale, che da alcuni anni rilascia autorizzazioni con una leggerezza a dir poco inquietante. Speriamo di non dover presto celebrare i vasti ed intatti orizzonti di Castel Cardinale come una cartolina dal passato.


Le rovine di Cencelle ad aprile

La “città morta” di Cencelle giace su un solitario altopiano nella Bassa Valle del Mignone, in una delle zone più belle ed intatte dell’intero Lazio. Sorvegliata dai selvaggi Monti della Tolfa, appare al visitatore come un luogo malinconico e desolato, con i suoi mozziconi di torri che a raggiera spuntano dal perimetro dell’abitato, facendola idealmente assomigliare alla toscana Monteriggioni. Come in quest’ultimo caso, infatti, si tratta di un esempio eloquente di “terra murata” i cui ruderi, nelle loro forme architettoniche, sono rimasti immutati dall’inizio del XV secolo, epoca del suo definitivo abbandono in favore della più comoda e fiorente Civitas Vetulas (l’odierna Civitavecchia). Qui di seguito alcune immagini che testimoniano lo splendore paesaggistico del sito, incorniciato dallo struggente scenario della Maremma Laziale che fra aprile e maggio esprime il suo meglio. Ricordiamo che Cencelle fa parte del nostro itinerario “Borghi e paesaggi segreti della Tuscia, parte 1”.

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Valle del Mignone-Campagna ai piedi di Cencelle 1 RCRLB

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Veduta della Rocca Frangipane di Tolfa

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La Rocca Frangipane, già descritta nel nostro libro “I castelli perduti del Lazio”, è uno dei siti più romantici del Lazio in virtù di diversi elementi: le drammatiche vicende storiche; l’aspra posizione su un pietroso colle di trachite già abitato dagli Etruschi; gli immensi panorami, che spaziano dalla Toscana alla Ciociaria; e non ultimo il magnifico paesaggio dei Monti della Tolfa, estremo lembo meridionale della Maremma. Nei pressi sono i ruderi dell’Abbazia di Piantangeli, sulla cima dell’omonima altura.


Monte Piantangeli ad aprile

Le mezze stagioni sono le migliori per apprezzare la straordinaria bellezza dei Monti della Tolfa ma forse é nel periodo di passaggio fra aprile e maggio che queste colline al contempo dolci e aspre raggiungono il loro massimo splendore per le innumerevoli fioriture che “accendono” i campi e le macchie: margherite e papaveri, anemoni e ranuncoli, asfodeli, erba sulla, orchidee e siliquastri esplodono esuberanti in un paesaggio completamente verde e per larghi tratti integro, formando un “quadro” che dona pace e serenitá. Il Monte Piantangeli é uno dei luoghi piú godibili e rappresentativi della zona e si raggiunge tramite un sentiero che parte nei pressi di Tolfa. Dalla cima, ove sorgono i resti di un’abbazia templare, lo sguardo spazia su uno dei panorami piú incantevoli del Lazio, con la magnifica Valle del Mignone a farla da protagonista.

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Mti della Tolfa-Mte Piantangeli, panorama 9 RCRLB

Mti della Tolfa-Mte Piantangeli, panorama 2 RCRLB

Mti della Tolfa-Mte Piantangeli, panchina RCRLB

Mti della Tolfa-Paesaggio nella Valle del Mignone 11 RCRLB

Mti della Tolfa-Paesaggio nella Valle del Mignone 6 RCRLB

Mti della Tolfa-Paesaggio nella Valle del Mignone 5 RCRLB

Mti della Tolfa-Paesaggio nella Valle del Mignone 7 RCRLB

Mti della Tolfa-Paesaggio nella Valle del Mignone 3 RCRLB

Mti della Tolfa-Paesaggio nella Valle del Mignone 8 RCRLB

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Mti della Tolfa-Mte Piantangeli, altopiano 1 RCRLB

Mti della Tolfa-Mte Piantangeli, altopiano 2 RCRLB

Mti della Tolfa-Mte Piantangeli, altopiano 3 RCRLB

Mti della Tolfa-Piantangeli, cavalli al pascolo RCRLB

Mti della Tolfa-Mte Piantangeli, rovine dell'abbazia 1 RCRLB

Mti della Tolfa-Mte Piantangeli, rovine dell'abbazia 2 RCRLB

Mti della Tolfa-Mte Piantangeli, rovine dell'abbazia 5 RCRLB

Mti della Tolfa-Mte Piantangeli, rovine dell'abbazia 4 RCRLB

Mti della Tolfa-Mte Piantangeli, rovine dell'abbazia 3 RCRLB

Mti della Tolfa-Mte Piantangeli, masso 1 RCRLB

Mti della Tolfa-Paesaggio nella Valle del Mignone 13 RCRLB

Mti della Tolfa-Valle del Mignone, erba sulla 1 RCRLB

Mti della Tolfa-Fioritura di margherite RCRLB


Castello Cantelmo di Alvito

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Uno scorcio dell’imponente Castello Cantelmo ad Alvito, affacciato sulla splendida Val di Comino. Si tratta di una delle più importanti architetture militari del Lazio, di cui oggi rimangono romantiche rovine (per saperne di più: “I castelli perduti del Lazio e i loro segreti”).


Rovine al tramonto nella “città perduta” di Norba

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Alcuni resti della “città perduta” di Norba, sul versante pontino dei Monti Lepini. L’abitato, di fondazione volsca, fu abbandonato in epoca repubblicana in seguito ad un episodio fra i più tragici della storia antica, nel contesto della Guerra Civile fra Mario e Silla (per una descrizione completa: “Lazio. I luoghi del Mistero e dell’Insolito”). Le rovine si caratterizzano per l’imponente opera megalitica (o poligonale), con giganteschi blocchi di pietra perfettamente incastrati a secco. La visita offre sensazioni molto particolari, soprattutto al tramonto.