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Le case di Calcata in tramonto estivo

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Le case del pittoresco borgo di Calcata Vecchia – noto come il “paese delle streghe” – in un pallido tramonto estivo… Per saperne di più: “Lazio. I luoghi del mistero e dell’insolito”.


Eremo di San Silvestro sul Soratte

Sulla vetta del Monte Soratte, l’Eremo di San Silvestro (VI sec.) è un incontro sempre emozionante per il camminatore: eccolo qui nella foto avvolto da una leggera nebbia invernale esprimere ancor più la sua potenza mistica.


Panorama da Calcata Vecchia

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Suggestivo panorama da Calcata Vecchia sulla selvaggia Valle del Treja, rivestita di boschi di querce e macchia mediterranea. Al centro la collina di Narce, che, nel folto delle selve, cela un antichissimo insediamento falisco.


Calcata dalla Torre di Santa Maria

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Una spettacolare veduta di Calcata dall’insediamento medievale della Torre di Santa Maria.


Piazza del Comune a Sutri

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La pittoresca Piazza del Comune a Sutri, in una tranquilla mattinata di fine primavera…


Veduta della Basilica di Sant’Elia e del Santuario di Santa Maria ad Rupes

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Il magnifico complesso paesaggistico formato dalla Basilica di Sant’Elia e dal Santuario di Santa Maria ad Rupes, a Castel Sant’Elia, e dallo sfondo della selvaggia Valle Suppentonia.


Viale d’ingresso a Falerii Novi

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Il viale d’ingresso che conduce al sito archeologico di Falerii Novi (III sec. a. C.), presso Fabrica di Roma: situate nel cuore dell’Agro Falisco, sul tracciato dell’antica Via Amerina, le suggestive rovine falische e romane (cui s’affianca l’abbazia cistercense di Santa Maria di Falleri) convivono con la splendida campagna laziale dando forma ad un paesaggio di somma bellezza.


Ponte del Ponte-Galleria falisca

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La suggestiva galleria scavata nel tufo – probabilmente falisca – annessa al complesso dell’acquedotto di Ponte del Ponte, presso Corchiano, in un territorio ricolmo di tesori archeologici da riscoprire.


La Valle del Treja da Calcata Vecchia

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La Valle del Treja in questi giorni inizia a colorarsi dei toni caldi dell’autunno: un meraviglioso gioco cromatico che va ad impreziosire il paesaggio già spettacolare della vallata. Su tutto ciò si staglia come una visione il borgo di Calcata Vecchia, da cui è scattata la foto.


Santuario di Santa Maria ad Rupes a Castel Sant’Elia

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Fondato da alcuni monaci benedettini nel VI secolo, lo spettacolare complesso di Santa Maria ad Rupes, con ai piedi la splendida Basilica di Sant’Elia, domina il paesaggio di Castel Sant’Elia e offre una visione mozzafiato, stagliandosi in modo perfetto nella selvaggia Valle Suppentonia. 


Il Monte Soratte dalle colline dell’Agro Falisco

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Il leggendario Monte Soratte spunta con la sua sagoma tormentata ed inconfondibile dalle dolci ondulazioni dell’Agro Falisco, nei pressi del borgo Faleria, ammantato dalle calde tonalità dell’autunno inoltrato.


Calcata e la Valle del Treja a fine novembre

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Lo scenario fantastico di Calcata  e della Valle del Treja a fine novembre. Il borgo tufaceo si protende come una penisola nella vallata che dà il suo meglio nel foliage autunnale.


Rocca di San Leonardo a Borghetto

La Rocca di San Leonardo (o Castello di Andosilla), meglio conosciuta come “Castello di Borghetto”, sorge nei diretti pressi dell’omonima frazione del Comune di Civita Castellana. Nata nel Quattrocento come nucleo di attività artigianali, Borghetto, un paio di file di rustiche case a schiera in tufo, è una vecchia stazione di posta della Via Flaminia, a poca distanza dal Fiume Tevere, in una storica zona di transizione fra la Tuscia e la Sabina umbro-laziale, che anticamente segnava il confine fra le popolazioni dei Falisci e dei Sabini.

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A vederlo dalla SS Flaminia, provenendo da Roma, il Castello di Borghetto appare all’improvviso con grande effetto scenografico: dal caldo color bruno tufaceo e dallo stile architettonico difficilmente definibile a causa dei vari crolli, si tratta di un unicum nel panorama dei “castelli perduti” del Lazio. Anche la campagna circostante è ricca di spunti romantici, ed è caratterizzata dalla confluenza della Valle del Treja con la Valle Tiberina, e quindi dal contrasto fra aspetti di natura selvaggia e “capricciosa” e riposanti scenari agresti. Sembrano risuonare le parole di Goethe che nel suo “Viaggio in Italia” descrisse con accenti di meraviglia questi paesaggi così particolari.

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Di certo, i rumori provenienti dalle strade e la relativa vicinanza con l’area industriale di Civita Castellana tolgono parecchio della poesia che questo luogo dovette avere sino a non molti decenni fa: ma, non appena risalita la collina sulla quale si adagiano i resti del poderoso castello, l’atmosfera d’improvviso diviene pregna di magia e sospesa nel tempo. Circondati da rigogliosa vegetazione, e raggiungibili tramite uno scomodo seppur ben visibile sentierino nella macchia, i resti della rocca di San Leonardo si scoprono mano a mano ai nostri occhi.

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Si può giungere ad uno spiazzo che probabilmente era l’antica corte, dove si può ammirare dal basso l’imponenza della struttura principale, rimasta quasi intatta all’esterno: tutt’intorno si ammira una spessa cortina muraria, aperta da un arco a tutto sesto, anch’esso invaso dalle piante, che dà sulle case di Borghetto; si notano anche alcune grotte, di incerta origine. Il sito fu abitato del resto in epoche remotissime, sicuramente dai Falisci, ma non sono ancora stati condotti studi accurati in tal senso e le fonti sono davvero scarse, anche rispetto all’epoca medievale.

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Situato in posizione strategica, il nucleo primitivo del castello (plausibilmente una torre di vedetta) venne edificato nel XII-XIII secolo, quando appare menzionato un Burgus o Burghettus S. Leonardi, ad opera dei monaci cistercensi della non lontana Abbazia di Santa Maria di Falleri. Alla fine del Trecento il fortilizio (assieme all’abbazia) viene ceduto da papa Bonifacio IX all’Ospedale romano di Santo Spirito in Sassia, che lo avrebbe tenuto fino al 1538 quando sarebbe passato alla Camera Apostolica; successivamente, per volontà di papa Paolo III Farnese, entrava di diritto nel “famigliare” Ducato di Castro. Dopo la disfatta dei Farnese ed il ritorno del maniero per molti anni nel patrimonio di San Pietro, nel 1790 esso fu ceduto alla famiglia spagnola degli Andosilla. Poco dopo, tuttavia, nel 1798 esso finì incendiato e distrutto dalle truppe napoleoniche, momento che segnò il suo inesorabile abbandono. In origine svettava sul castello un’altissima torre di 43 metri, purtroppo crollata in una notte del 1950, che permetteva una vista straordinaria a 360°.

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Leggermente staccata e rialzata dal corpo di fabbrica militare vero e proprio, si innalza la modesta mole della Chiesa di San Leonardo (da cui il nome della rocca), frutto plausibilmente della ristrutturazione di un preesistente edificio cistercense: a navata unica, si offre alla vista in condizione ormai di rudere, col tetto crollato e con il semplice campaniletto a vela a far da residua “decorazione” assieme alle misere tracce di affreschi; dal prato al lato della chiesetta si gode una bella vista sulla rocca e sulla vallata, uno scorcio che al tramonto assume toni fantastici, mentre alle sue spalle una recinzione vieta il passaggio verso dei campi vastissimi.

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Tutto il complesso del Castello di Borghetto è infatti inserito in una grande tenuta agricola, la Fattoria Lucciano, ove fra l’altro si possono acquistare prodotti biologici. L’azienda permette di effettuare escursioni nella splendida tenuta e saltuariamente organizza visite al castello, per le quali sta approntando un sentiero turistico. Per il suo aspetto misterioso, il castello ha stimolato nei secoli leggende popolari, che lo vorrebbero custode di inestimabili tesori: si dice che sotto al fortilizio si dipanino lunghe gallerie, i cui accessi d’altro canto sono ancora visibili qua e là, considerate dagli studiosi come cimiteri paleocristiani (per maggiori informazioni: “I castelli perduti del Lazio”).

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Al di tutto, il complesso meriterebbe senza dubbio un’attenzione maggiore da parte delle istituzioni, nonché interventi volti a svilupparne le potenzialità turistiche. Senza dimenticare che la vegetazione ha ormai colonizzato quasi completamente l’edificio, mettendo a serio rischio l’integrità delle mura e rendendo oltre modo difficile la visita.

APPUNTI DI VIAGGIO

Periodi consigliati:
Tutte le stagioni tranne l’estate, allorquando la vegetazione diventa troppo invadente e il caldo può essere eccessivo.

Da visitare nei dintorni:
Calcata, Civita Castellana, Gallese, Via Amerina, Orte, Otricoli ed Ocriculum.

Links:
www.castellidelazio.com
www.comune.civitacastellana.vt.it
www.fattorialucciano.com


Attraverso l’Agro di Vejo lungo la “Strada dei Parchi”

Dopo la strada fra Sant’Oreste e Ponzano Romano, torniamo sulle colline immediatamente a nord della Capitale per scoprire un altro itinerario di grande fascino. Tramite la Via Cassia Bis in pochi minuti si giunge a Campagnano Romano, uno dei paesi più sottovalutati della Provincia di Roma benché colmo di interesse architettonico. Da qui ci si inoltra lungo SP 14/a nella porzione più meridionale dell’Agro Falisco, tutelata dal Parco Regionale di Veio: siamo su una delle cosiddette “Strade dei Parchi” e dopo pochi chilometri il nastro d’asfalto inizia a correre solitario e tranquillo in aperta campagna, fra boschi e coltivi ed aperture panoramiche sempre più ampie. Arrivati a un bivio si può proseguire verso Morlupo e la Flaminia attraverso il “cuore” dell’area protetta; noi però continuiamo per Magliano Romano sulla SP 18/b fino a sbucare sulla strada che collega Calcata e Flaminia, ormai in Provincia di Viterbo. In ogni caso si può godere uno dei paesaggi più suggestivi del Lazio, che ha mantenute quasi inalterate le caratteristiche della Campagna Romana decantata dai viaggiatori del Grand Tour: vasti e ininterrotti spazi “orizzontali” la cui apparente “immobilità” è rotta soltanto da greggi di ovini e da bovini dalle grandi corna. Il fotografo o il semplice viaggiatore potrà quindi avvalersi di un ambiente assai poco trafficato in uno scenario “alla Corot”, davvero per intenditori, tanto bello quanto tuttora pressoché sconosciuto nonostante il prestigio artistico di cui godette fra Sette e Ottocento.

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Agro Vejentano-Paesaggio presso Magliano Romano 3 RCRLB

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Archi gotici a Campagnano Romano

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Le eleganti prospettive del neogotico Palazzo Comunale di Campagnano Romano. Questo paese, al margine dell’area metropolitana di Roma e fortemente estesosi negli ultimi decenni, conserva un centro storico di notevole valore. E’ una delle ultime tappe prima di Roma per i pellegrini che percorrono la Via Francigena.


Presepe Vivente di Corchiano

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Una scena del Presepe Vivente di Corchiano, fra i più spettacolari della Tuscia. In questo periodo verrà riproposto più volte: un appuntamento da non perdere.


Rovine della Rocca di San Leonardo presso Civita Castellana

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Le rovine della Rocca di San Leonardo emergono misteriose su un dosso tufaceo che domina il villaggio di Borghetto, frazione di Civita Castellana. Siamo nella Valle del Tevere, in una zona di confine fra la Tuscia falisca e la Sabina tiberina. Per saperne di più: “I castelli perduti del Lazio e i loro segreti”.


Il mondo fantastico di Calcata

Lo scenario offerto dalla Valle del Treja, in particolare nel punto in cui vi si affaccia il borgo di Calcata, è uno dei più splendidi e intatti paesaggi laziali. Siamo nella Bassa Tuscia, a poche decine di chilometri da Roma, per la precisione nell’ancora sconosciuto Agro Falisco, terra di profondi valloni che interrompono una pianura fatta di bucolici pascoli e ordinati noccioleti. Si arriva solitamente a Calcata tramite brevi deviazioni sulle statali Cassia e Flaminia, ma la strada più bella e meno trafficata per raggiungerla è quella che partendo da Campagnano, e passando per Magliano Romano, attraversa una campagna ancora “antica”, situata a cavallo fra due aree protette, il Parco di Vejo e il Parco Regionale della Valle del Treja.

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La vista improvvisa dello sperone su cui si erge il piccolo villaggio, che in primavera e in estate appare come una penisola rossastra in un mare di smeraldo, rapisce lo spettatore e lo proietta in un’epoca indefinita, ove alle suggestioni ispirate dalla natura si aggiungono quelle di un’Età di Mezzo magica e arcana. Sulle vicine rupi poi, celati tra i meandri della vegetazione, sono i resti di insediamenti medievali (come quello di Santa Maria) e falisci (Pizzo Piede, Narce, ecc.), che aggiungono ulteriore interesse alla zona.

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Al borgo vecchio si accede da un’unica porta che si apre tra le fortificazioni e che conduce alla pittoresca piazzetta, sulla quale prospetta il Castello degli Anguillara e dove sono posti tre curiosi troni di tufo. Da qui si snoda un dedalo di strette viuzze, che, talvolta attraversando buie arcate conducono tutte al ciglio del profondo precipizio, il quale rende, a sua volta, Calcata uno dei migliori esempi di paese “fortificato naturalmente”.

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Ricoperte da licheni e costruite in muratura o scavate nel tufo, le case si presentano come modeste e rustiche dimore ove si possono osservare sia antichi portali che resti di profferli. Ad esse si alternano, poi, buie cantine e silenziose grotte, adibite dagli estrosi abitanti a deliziose botteghe o a laboratori artigianali ed artistici. Il borgo è infatti popolato per lo più da artisti e artigiani, alcuni dei quali vennero fin dagli anni ’60 da diverse parti del mondo occupando il paese ormai completamente abbandonato dai Calcatesi, preoccupati, questi ultimi, dalla sua presunta instabilità. Quel che fino ad allora era definito il “paese che muore” (appellativo questo già della più nota Civita di Bagnoregio) ebbe così un’inaspettata quanto repentina “resurrezione”.

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Calcata-Portali

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Il silenzio e la solitudine delle viuzze, i romantici panorami aperti sul vuoto, il suono dolce e costante delle acque del Treja, le irte rupi che chiudono l’orizzonte: sono queste le suggestioni indefinibili che ancor oggi offre questo angolo segreto e nascosto d’Italia, antico punto d’incontro fra Etruschi, Falisci e Romani. Un luogo incantato reso ancor più affascinante dalle leggende che da sempre tracciano la storia di Calcata Vecchia. Una credenza assai diffusa è che il sito ove ora sorge l’abitato di Calcata Vecchia ospitasse un’ara falisca in cui si compivano misteriosi riti magici e propiziatori, forse legati ad arcaici culti astrali. Riti che, pare, vennero ripresi negli anni ’70-’80 del Novecento e che furono reiterati fino a poco tempo fa in qualche grotta nelle forre sottostanti.

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Un’altra particolarità di Calcata è legata ad un “reperto” custodito fino a pochi decenni or sono presso la chiesa parrocchiale, e citato anche da documenti risalenti all’Ottocento. Esso consisteva nella più incredibile tra tutte le sacre reliquie: il prepuzio di Gesù. La storia attorno a tale reliquia è alquanto curiosa e animata: per saperne di più si faccia riferimento alla nostra guida “Lazio. I luoghi del mistero e dell’insolito”.

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A dire il vero negli ultimi anni Calcata ha purtroppo perso un po’ della sua vivacità artistica: molti artisti ed intellettuali sono andati via per vari motivi, mentre l’età che avanza per i “pionieri” di quaranta anni fa non è controbilanciata da un “ricambio” generazionale; gli abitanti “stabili”, insomma, sono sempre di meno. Trattorie e attività ricettive abbondano in uno spazio fin troppo esiguo ma l’offerta artistica ed artigianale è divenuta assai minore che in passato. Inoltre non si è riusciti a risolvere l’enorme problema dell’afflusso sbilanciato e disarmonico dei visitatori, che alterna il sovraffollamento di certi week-end al “deserto” durante il resto della settimana.

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Forse Calcata sta diventando “fuori moda”? Forse si è definitivamente spenta quell’utopia di un “mondo ideale” che qui tanto venne perseguita in passato e che spinse a viverci? Fatto sta che una vera rinascita del borgo dovrebbe passare dalla riscoperta delle radici più autentiche del territorio, nonché dalla valorizzazione delle sue straordinarie valenze ambientali e archeologiche. E di certo tutto l’Agro Falisco, di cui Calcata è il cuore, se tutelato e reso fruibile nel suo complesso (si pensi al tracciato della Via Amerina), potrebbe non solo offrire spunti per una vera e propria vacanza, superando il misero “mordi e fuggi” delle gite domenicali “da abbuffata” e sviluppando un turismo di livello più alto, ma attrarre anche nuovi residenti alla ricerca di una maggiore qualità della vita, rivitalizzando così i paesi della zona che oggi rischiano di morire davvero.


Panorama da Calcata sulla Valle del Treja

Panorama da Calcata

Un panorama mozzafiato dal borgo medievale di Calcata. La Valle del Treja si staglia davanti agli occhi del visitatore ricoperta dai suoi boschi selvaggi e misteriosi che celano tesori archeologici falisci e medievali.


Castello di Borghetto (o di Andosilla)

Veduta del Castello di Borghetto

Una veduta del Castello di Borghetto, situato al confine fra i Comuni di Magliano Sabina e Civita Castellana. Leggende e misteri si sommano in questo luogo enigmatico e di difficile accesso, che con la sua mole possente domina l’omonimo villaggio e la ferrovia Roma-Firenze: per saperne di più si faccia riferimento alla nostra guida “I castelli perduti del Lazio e i loro segreti“.