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Monti Cimini-Panorama da Poggio Nibbio

Mti Cimini-Poggio Nibbio, paesaggio 1 RCRLB.JPG

L’altura di Poggio Nibbio (896 m. s. l. m.) è uno dei pochi spazi aperti dei Monti Cimini: caratterizzato da castagni e querce secolari e da estesi prati ricchi di fioriture, offre un magnifico panorama sul Vulcano Cimino e i suoi colli avventizi, nonché su un’ampia parte della Tuscia fino ai primi rilievi toscani. 

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Bagnaia-Villa Lante

Bagnaia-Villa Lante, paesaggio 1 RCRLB.JPG

Il proverbiale scorcio panoramico di Villa Lante della Rovere, presso Viterbo. Voluta dal cardinale Gambara alla metà del XVI secolo, ed attribuita al Vignola, è una delle più riuscite espressioni di giardino all’italiana e di villa manierista, ricca di fontane e giochi d’acqua, sculture ed architetture che dialogano in modo perfetto con il paesaggio silvestre dei Monti Cimini. Un piccolo capolavoro di armonia e raffinatezza che non smette di stupire.


Roccalvecce, sogno romantico fra Viterbo ed Orvieto

La Teverina Viterbese è un angolo di Tuscia attualmente alla ribalta per la presenza di Civita di Bagnoregio, luogo straordinario che catalizza l’attenzione del turismo internazionale con la sua immagine surreale di “città che muore”. All’improvviso questa terra a lungo sconosciuta ed appartata sta vivendo una sorta di lenta rinascita sotto il segno non tanto del turismo “mordi e fuggi” (che continua a concentrarsi esclusivamente a Civita e a Bomarzo) ma soprattutto di investimenti in terreni e casali come non si era mai visto prima da queste parti. Tutto dun tratto si è “scoperto” che qui si nascondeva uno dei paesaggi più spettacolari d’Italia, la Valle dei Calanchi, oggi meta di un escursionismo avventuroso fra scenari mozzafiato o magnifico “quadro” naturale da gustare comodamente da Civita. Ci si è poi resi conto che la Teverina accanto a queste cose eccezionali (Civita e i Calanchi) offre anche un bel paesaggio agrario, a tratti addirittura “nobile”, florido di vigne, seminativi, frutteti, pascoli ed uliveti e punteggiato da numerosi borghi per lo più intatti a livello urbanistico, seppur spesso malmessi o addirittura abbandonati.

Teverina-Campagna ai piedi di Roccalvecce 2 RCRLB

Teverina-Campagna fra Roccalvecce e Grotte S. Stefano 1 RCRLB.JPG

E quando ai tempi d’oggi il turismo arriva su un territorio “vergine”, man mano esso finisce inevitabilmente con l’essere esplorato: i “temerari” che si spostano dai percorsi “obbligati”, e non si limitano a visitare la sola Civita, si trovano a “scoprire” altri borghi degni d’una attenzione finora mai data loro; la graziosa Civitella d’Agliano, anch’essa affacciata sui calanchi, o più a sud il borgo fantasma di Celleno sono forse quelli più “noti”.

Teverina-Panorama presso Piantorena con S. Angelo 2 RCRLB

Persi poi nelle valli nascoste di questo territorio morfologicamente capriccioso riposano tanti altri piccoli villaggi d’antico aspetto, talvolta nemmeno segnati sulle carte eppure capaci di stupire il visitatore. È il caso di Roccalvecce, solitaria frazione di Viterbo, persa fra le splendide colline della Teverina centrale: siamo a metà strada fra la blasonata Valle dei Calanchi ed il contrastato mondo di forre e altopiani della Bassa Teverina. Roccalvecce si innalza su un piccolo sprone arrotondato con sue casette in tufo sovrastate in modo imperioso dal Palazzo-Castello Costaguti. Intorno uno scenario d’incanto, fra campi coltivati, boschi e balze rocciose.

Roccalvecce-Veduta da lontano da Celleno RCRLB

Roccalvecce-Veduta dal basso 1 RCRLB

Pochissimi gli abitanti stabili di questo microcosmo urbano: fra loro il marchese Giovangiorgio Afan de Rivera, giovane proprietario del castello, che ha ereditato dal padre la passione per questa dimora storica, e, trasferitosi qui da Roma, l’ha trasformata in un elegante b&b dove poter trascorrere soggiorni romantici e all’insegna della quiete e dell’enogastronomia di qualità.

Roccalvecce-Veduta nella nebbia 1 RCRLB

Quasi come un mecenate del XXI secolo, Giovangiorgio ha puntato molto sulle potenzialità paesaggistiche di Roccalvecce, promuovendo al palazzo attività ed eventi di carattere culturale ed artistico di alto livello, impostando l’offerta turistica sul “modello toscano”, con l’unione di cultura, architettura e paesaggio. Insieme ad altri residenti sta inoltre avviando un progetto di ospitalità diffusa alla quale Roccalvecce sembra naturalmente vocato.

Roccalvecce-Castello Costaguti, panorama dalla terrazza 2 RCRLB

Roccalvecce-Castello Costaguti, panorama dalla terrazza 3 RCRLB

Roccalvecce-Castello Costaguti, panorama dalla terrazza 4 RCRLB

Roccalvecce-Castello Costaguti, panorama dalla terrazza RCRLB

Il Palazzo Costaguti sorge sul sito di un castrum romano, sorto a sua volta su un insediamento etrusco. Nel corso del Medioevo venne edificata una rocca (nota come la “Rocca del Veccio”) che prima venne occupata dal potente Comune di Viterbo e poi passò fra le mani di diversi signori, fra cui il condottiero Ponzio, al servizio dei Monaldeschi di Bagnorea (Bagnoregio): terra di “capitani di ventura” la Valle del Tevere fra Basso Medioevo e Rinascimento, come testimonia la vicenda del famoso Bartolomeo d’Alviano. In seguito giunsero i Gatti di Viterbo, successivamente i Colonna di Roma e i Chigi di Siena che se ne divisero il possesso, sino al definitivo acquisto, nel corso del Seicento, da parte dei Costaguti, patrizi genovesi residenti a Roma.

Roccalvecce-Palazzo Costaguti RCRLB

Oggi il Palazzo Costaguti è la sola “impresa” presente a Roccalvecce. Qui non ci sono più attività commerciali. Un ufficio postale aperto in determinati giorni è l’unico servizio. Tuttavia, le potenzialità del posto balzano all’occhio di chi si “intenda” di piccoli borghi.

Roccalvecce-Fontana del Lavatoio RCRLB

Roccalvecce-Fontana 1 RCRLB

Per chi se ne innamori, infatti, Roccalvecce può suggerire qualche affare, comprando cioè immobili a prezzi davvero irrisori se pensiamo al valore al mq di Civita di Bagnoregio. Eppure questo ideale flusso di investimenti qui stenta a delinearsi: e non perché Roccalvecce sia meno bella o meno interessante di Civita (certo non è altrettanto ristrutturata, curata e valorizzata, non c’è dubbio), ma perchéin effetti – non la conosce nessuno. È anche il prestigio a fare il valore immobiliare di un luogo, non soltanto la sua oggettiva bellezza.

Roccalvecce-Case panoramiche RCRLB.JPG

Ad ogni modo ciò fa paradossalmente di Roccalvecce un paese speciale e privilegiato. Non ci sono i vip di Civita o i fricchettoni di Calcata, gli intellettuali di Pienza o gli inglesi e gli americani di San Quirico d’Orcia e San Gimignano. Eppure i suoi panorami sono altrettanto magnifici: a Roccalvecce anche la persona economicamente “normale” può ambire alla bellezza più cristallina. E non è poco.

Roccalvecce-Panorama 3 RCRLB

Inoltre questo borgo è un rifugio: per artisti in cerca di nuove ispirazioni, per anime angosciate, per chi brama solitudine romantica. Nessuno ti verrà a disturbare a Roccalvecce perché nessuno sa che esiste. Certo non è il primo l’ultimo dei paesi in Italia con queste caratteristiche di marginalità e al contempo valenza paesaggistica ma la sua peculiarità è il non essere de facto un luogo isolato: in mezzora scarsa si arriva a Viterbo o all’autostrada; in un’ora e un quarto si è a Roma

Roccalvecce-Scorcio 1 RCRLB

Insomma, è strano che Roccalvecce – malgrado sia in fondo vicina alla Capitale e proprio ad un tiro di schioppo da Orvieto – sia ancora così negletta, e questo ce la dice lunga sul ritardo della Tuscia in fatto di promozione turistica. Ma forse questo può essere un vantaggio. Luoghi come Roccalvecce potrebbero sperimentare un turismo diverso. Eco-compatibile di sicuro ma non solo. Questo piccolo punto sullo stradario, circondato da ogni ben di Dio in fatto di arte, storia, natura, paesaggio ed enogastronomia, potrebbe divenire una comunità ideale di ricercatori di cose autentiche e di radici profonde. Quelle radici che lungi dal voler essere ricoperte da frivoli cliché alla moda (pensiamo alla Calcata resa “indiana” negli anni passati) vorrebbero essere riscoperte da che nel passato vuol ritrovare le ragioni e i modi di un futuro eticamente ed umanamente accettabile.

Roccalvecce-Panorama 6 RCRLB

Roccalvecce-Scorcio panoramico 4 RCRLB

Roccalvecce-Panorama 4 RCRLB

Roccalvecce come regno di un’utopia culturale e sociale? Chissà. Intanto, più concretamente, potrebbe ambire a trasformarsi in piccola “signoria del bello”. Basta ammirarla dal cimitero di Sant’Angelo, uno dei luoghi più evocativi del Lazio, per capire che stiamo parlando di qualcosa di speciale. Roccalvecce si innalza dalla sua collinetta ad ellisse affacciata su un territorio completamente intatto di boschi e coltivi che prosegue indisturbato sino ai Cimini.

Roccalvecce-Veduta 6 RCRLB

Roccalvecce-Veduta 9b RCRLB

In mezzo, forre, valloni e l’enigmatica “Pietra dell’Anello” a dar vita a questo scenario da vedutismo sette-ottocentesco. Prima di scendere in paese, dunque, Roccalvecce va guardata e salutata da qui: fatelo, la visiterete sorridendole di gratitudine. 

APPUNTI DI VIAGGIO

Periodi migliori: marzo, aprile, maggio e giugno; ottobre, novembre e primi di dicembre.

Strutture consigliate: b&b Castello Costaguti


Piazza San Pellegrino a Viterbo

viterbo-piazza-s-pellegrino-2-rcrlb

Uno scorcio che non annoia mai: la magnifica Piazza San Pellegrino, cuore della Viterbo medievale e di uno dei quartieri duecenteschi più vasti e meglio conservati al mondo. Viterbo, come altre città d’arte della regione (si pensi a Tarquinia e Tuscania, sempre nella Tuscia, o a Rieti, Leonessa, Cittaducale, Alatri, Veroli, Anagni, solo per citarne alcune, senza contare gli innumerevoli piccoli borghi), possiede tutti gli elementi tipici della “città comunale medievale” del Centro Italia, ma tale ingente patrimonio del Lazio risulta tuttora poco conosciuto al grande pubblico.


Pictures of Teverina Viterbese

Some images of Teverina Viterbese, along the way from Viterbo to Orvieto.

VITERBO

Viterbo-Piazza S. Pellegrino 2 RCRLB

Viterbo-Palazzo dei Papi 1 RCRLB

Viterbo-Piazza del Gesù, scorcio con fontana RCRLB

Viterbo-Vicolo con torre 1 RCRLB

Viterbo-Scorcio con torri

VITORCHIANO

Vitorchiano-Veduta 2 RCRLB (2)

Vitorchiano-Fontana a fuso

Vitorchiano-Piazza 1 RCRLB

Vitorchiano-Mura medievali 2 RCRLB

Vitorchiano-Casa con profferlo 1 RCRLB

Vitorchiano-Panorama 7 RCRLB

Vitorchiano-Veduta 3 RCRLB

Vitorchiano-Moai 1 RCRLB

Vitorchiano-Centro Moutan 2 RCRLB

Centro Moutan-Peonie 5 RCRLB

Centro Moutan-Pergolato di glicini RCRLB

BOMARZO

Bomarzo-Veduta 6 RCRLB

Bomarzo-Palazzo Orsini, panorama 1 RCRLB

Bomarzo-Casa con loggetta 1 RCRLB

Valle del Fosso Castello-Piramide RCRLB

Bomarzo-Scorcio con rupi RCRLB

Bomarzo-Veduta 6 RCRLB (2)

Valle del Vezza-Paesaggio

Bomarzo-Panorama al tramonto sul Parco dei Mostri RCRLB

Bomarzo-Mte Casoli, insediamento rupestre RCRLB

Castelvecchio di Bomarzo-Veduta 2 RCRLB

Valle del Vezza-Primo Sasso del Predicatore

Teverina-Paesaggio fra Bomarzo e Vitorchiano RCRLB

MUGNANO IN TEVERINA

Mugnano-Veduta con gregge 2 RCRLB

Mugnano-Veduta al tramonto 1 RCRLB

Mugnano in Teverina-Piazzetta RCRLB

CHIA

Castello di Chia 1 RCRLB

Castello di Chia-Scorcio dal basso RCRLB

Chia-Veduta RCRLB

BASSANO IN TEVERINA

Bassano in Teverina-Veduta 1 RCRLB

Bassano in Teverina-Scorcio 1 RCRLB

Bassano in Teverina-Campanili RCRLB

Bassano in Teverina-Chiesa della Madonna della Quercia RCRLB

Bassano in Teverina-Scorcio del borgo 1 RCRLB.JPG

Bassano in Teverina-Scorcio di case RCRLB

Bassano in Teverina-Vicolo 1 RCRLB

Bassano in Teverina-Casa 1 RCRLB

Bassano in Teverina-Torre semicircolare RCRLB

ORTE

Orte-Ponte rinascimentale RCRLB

Orte-Via Garibaldi 2 RCRLB

Orte-Vicolo con bandiere 3 RCRLB

Orte-Vicolo presso S. Biagio b RCRLB

Orte-Corso principale 1 RCRLB

Orte-Chiesa di S. Silvestro, particolare 1 RCRLB

Teverina-Paesaggio fra Orte e Penna 1a RCRLB

Orte-Panorama 5 RCRLB

GROTTE SANTO STEFANO

Teverina-Panorama presso Piantorena con S. Angelo 2 RCRLB

Teverina-Pietra dell'Anello RCRLB

Valle dell'Infernaccio-Cascata 1 RCRLB

Teverina-Campagna fra Roccalvecce e Grotte S. Stefano 1 RCRLB

FERENTO

Ferento-Campagna panorama presso le rovine RCRLB

Ferento-Panorama 3 RCRLB

Ferento-Panorama 1 RCRLB

Ferento-Campagna 1 RCRLB

Ferento-Paesaggio 1 5 RCRLB

Ferento-Rudere 1 RCRLB

Ferento-Scorcio 2 RCRLB

Ferento-Teatro romano 2 RCRLB

Ferento-Teatro romano 3 RCRLB

MONTECALVELLO

Montecalvello-Ingresso al borgo RCRLB

Montecalvello-Veduta da lontano al tramonto

Montecalvello-Veduta da Vallebona RCRLB

ROCCALVECCE

Roccalvecce-Veduta 3 RCRLB

Roccalvecce-Veduta 1 RCRLB

Roccalvecce-Palazzo Costaguti RCRLB

Roccalvecce-Fontana del Lavatoio RCRLB

Roccalvecce-Scorcio 1 RCRLB

Roccalvecce-Panorama 4 RCRLB

Roccalvecce-Veduta da lontano da Celleno RCRLB

CELLENO

Celleno-Convento di S. Giovanni RCRLB

Celleno-Panorama 1 RCRLB

Celleno-Scorcio del borgo RCRLB

Celleno-Salita al borgo 1 RCRLB

Celleno-Paesaggio ai piedi del borgo RCRLB

Teverina-Ciliegi in fiore presso Roccalvecce 3 RCRLB.JPG

CASTEL CELLESI

Teverina-Paesaggio con lo sfondo di Castel Cellesi RCRLB

Teverina-Panorama in loc. La Fossa (Celleno) verso Castel Cellesi RCRLB

Castel Cellesi-Orologio RCRLB.JPG

Castel Cellesi-Scorcio RCRLB

GRAFFIGNANO

Graffignano-Castello Baglioni 3 RCRLB

Graffignano-Veduta RCRLB

Teverina-Campagna presso Graffinano 1 RCRLB

CIVITELLA D’AGLIANO

Civitella d'Agliano-Vigneto 1 RCRLB

Mti Volsini-Vigneto presso Civitella d'Agliano 2 RCRLB

Civitella d'Agliano-Porta del borgo 1 RCRLB

Civitella d'Agliano-Scorcio di case RCRLB

Civitella d'Agliano-Gatto 3b RCRLB.JPG

Civitella d'Agliano-Lampione e campanile 1 RCRLB.JPG

Civitella d'Agliano-Piazza, scorcio RCRLB

Civitella d'Agliano-Veduta 3 RCRLB

Civitella d'Agliano-Panorama 1 RCRLB

Civitella d'Agliano-Campagna ai piedi del borgo RCRLB

Valle del Tevere-Campagna presso Civitella d'Agliano RCRLB

SAN MICHELE IN TEVERINA

S. Michele in Teverina-Scorcio 1 RCRLB

VAIANO

Vaiano-Palazzetto RCRLB

Vaiano-Vigneto 2 RCRLB

Vaiano-Vigneto 1 RCRLB

Vaiano-Chiesa della SS Annunziata ARLB

Vaiano-Veduta da lontano 2 RCRLB

Valle dei Calanchi-Paesaggio con lo sfondo di Civitella RCRLB

CIVITA DI BAGNOREGIO

Civita di Bagnoregio-Veduta 7 RCRLB

Civita di Bagnoregio-Veduta 18 RCRLB

Civita di Bagnoregio-Veduta 10 RCRLB

Civita di Bagnoregio-Porta S. Maria 1 RCRLB

Civita di Bagnoregio-Piazza S. Donato 1 RCRLB

Civita di Bagnoregio-Panorama 6 RCRLB.JPG

VALLEY OF “CALANCHI”

Valle dei Calanchi-Paesaggio 6 RCRLB

Valle dei Calanchi-Castello di Seppie da lontano RCRLB

Valle dei Calanchi-Paesaggio del fondovalle 3 RCRLB

Valle dei Calanchi-Scorcio con Cattedrale 5 RCRLB

Valle dei Calanchi-Pianale, panorama verso Civita 1 RCRLB

Valle dei Calanchi-Pianale, pinnacolo 1 RCRLB

Valle dei Calanchi-Cattedrale da lontano 1 RCRLB

Valle dei Calanchi-Paesaggio 1 RCRLB

Valle dei Calanchi-Paesaggio presso Sociano RCRLB

Valle dei Calanchi-Gregge 1 RCRLB

LUBRIANO

Lubriano-Veduta da Civita 1 RCRLB.JPG

Lubriano-Scorcio sulla Valle dei Calanchi 1 RCRLB

Lubriano-Scorcio 1 RCRLB

Castello di Seppie-Veduta da lontano RCRLB

Castello di Seppie-Veduta 4 RCRLB

Valle dei Calanchi-Castello di S. Caterina, veduta 3 RCRLB

Valle dei Calanchi-Chiesa di S. Caterina RCRLB

Valle dei Calanchi-Campagna con torre del Castello di Seppie RCRLB

SERMUGNANO

Valle dei Calanchi-Paesaggio ai piedi di Sermugnano

Castiglione in Teverina-Strada della Lega, paesaggio 1 RCRLB

Sermugnano-Scorcio fra le vigne RCRLB

Valle dei Calanchi-Paesaggio ai piedi di Sermugnano 2 RCRLB

Castiglione in Teverina-Strada della Lega, vigneto 1 RCRLB

Sermugnano-Campagna ai piedi del borgo 5 RCRLB

Sermugnano-Fontanile RCRLB

Sermugnano-Veduta 1 RCRLB

CASTIGLIONE IN TEVERINA

Valle dei Calanchi-Casale con chiesa presso Case Nuove RCRLB

Castiglione in Teverina-Campagna sulla Strada del Vino

Castiglione in Teverina-Chiesa della Madonna delle Macchie

Castiglione in Teverina-Strada della Lega, cartello RCRLB

Castiglione in Teverina-Strada della Lega, filare di cipressi RCRLB

Castiglione in Teverina-Centro visite RCRLB

Castiglione in Teverina-Museo del Vino RCRLB

Castiglione in Teverina-Vicolo 1 RCRLB

Castiglione in Teverina-Rocca Monaldeschi RCRLB.JPG

Castiglione in Teverina-Vigneto verso Sermugnano 1 RCRLB

Valle dei Calanchi-Paesaggio umbro-laziale da Sermugnano RCRLB

Valle dei Calanchi-Castello presso Sociano 2 RCRLB

TORDIMONTE

Castello di Tordimonte-Torre d'accesso 2 RCRLB

Castello di Tordimonte 6 RCRLB

Castello di Tordimonte-Vivaio 1 RCRLB

ORVIETO

Orvieto-Duomo, facciata RCRLB

Orvieto-Facciate e finestre nel centro storico RCRLB

Orvieto-Torre del Moro RCRLB

Orvieto-Scorcio della rupe 1 RCRLB

Orvieto-Chiesa di S. Domenico, facciata 1 RCRLB

Orvieto-Abbazia dei SS Severo e Martirio RCRLB

Orvieto-Scorcio 1 RCRLB

Orvieto-Veduta 1 RCRLB


Hamlets and landscapes of Tuscia: from Viterbo to Orvieto

This itinerary moves through in the area known as “Teverina” (wetted by river Tiber – click here for the gallery) and it starts from Viterbo. It is the “capital” of Tuscia, the “City of the Popes”, where the word “Conclave” was born: the town is stunning because of its perfectly preserved medieval squares. 

Viterbo-Piazza S. Pellegrino 6 RCRLB

In few minutes, thanks to a comfortable highway, we can reac the little medieval town of Vitorchiano, The centre preserves all the 1200s architectural elements of Viterbo’s S. Pellegrino and Piano Scarano hamlets and gives wonderful sights of the medieval life.

Vitorchiano-Veduta 2 RCRLB (2)

From Vitorchiano on the way to Grotte Santo Stefano (on the Belvedere square) the tourist can find a Moai, the typical statue from the Easter Island.

Vitorchiano-Moai 1 RCRLB

From here we can follow two different paths: the first leads to Grotte Santo Stefano and the other one (shorter but not less intense) takes us to the highway Viterbo-Orte, direction Orte. 

Teverina-Paesaggio fra Bomarzo e Vitorchiano RCRLB

We leave the highway at the exit to Bomarzo which we reach and cross (whose ancient and medieval hamlet appears – inviting and intriguing – on the left).

Bomarzo-Veduta 6 RCRLB

Bomarzo – really worth a short visit – is well known and famous thanks to its Monsters’ Park (worth itself a trip) and many archaeological remains (the sites of Montecasoli and Santa Cecilia and the appreciable “Etruscan Pyramid”). Bomarzo is surrounded by misterious valleys that the tourists love to discover in spring and in late autumn to admire the wonderful colours of the woods and of the countryside.

Bomarzo-Palazzo Orsini, panorama 1 RCRLB

Following the road down a steep hill we reach the Tiber Valley and we cannot help noticing the lovely and fascinating hamlet of Mugnano in Teverina emerging with its tower on the top of a tufa hill and surrounded by green and peaceful lawns.

Mugnano in Teverina-Piazzetta RCRLB

Once visited this graceful hamlet, we go back to Bomarzo and to the highway which we do notenter: at the crossing, we turn to left and drive for a few kilometres until we meet the post “Chia” on the left. It is a very small and ancient burgh – pertaining to the municipality of Soriano nel Cimino – half of which in remains and under restoration. 

Chia-Veduta RCRLB

Chia is famous for being on the banks of Fosso Castello (Castello Stream) where some of the scenes of “Il Vangelo secondo Matteo” have been shot in 1964. “Il Vangelo” is one of the masterpieces of Pier Paolo Pasolini – one of the most famous and discussed italian cinema directors who decided to spend the rest of his life in this small village: he bought the famous “tower”, now known as Pasolini’s tower. Pasolini was found – dead – on Ostia beach, near Rome and his death is still object of arguments and discussions.

Castello di Chia 1 RCRLB

The road to Chia has no exits: we must go back to the main road where we turn left. We reach Bassano in Teverina, a very small and scarcely inhabited village which has been completely restored during the past decades because heavily damaged by an explosion of a train containing ammunitions during the Second World War.

Bassano in Teverina-Vicolo 1 RCRLB

Once visited Bassano, we can visit Orte, an ancient etruscan town, with Renaissance palaces and medieval towers, rich of interest for the underground itinerary (“Orte sotterranea”).

Orte-Vicolo con bandiere 3 RCRLB

Then we go back to Vitorchiano (via the highway to Viterbo) and continue our trip toward Grotte Santo Stefano. This area – known as “Teverina” because it develops on the banks of the Tiber – is dotted with ancient castles, fortresses and extensions of olive trees and vineyards producing excellent wine and oil. 

Castiglione in Teverina-Strada della Lega, paesaggio 1 RCRLB

From Grotte di Santo Stefano, a modern village, many archaeological and naturalistic hiking trails start (Ferento ruins, Infernaccio falls, The Ring Stone, Piantorena, etc.) in a very beautiful, almost wild, countryside. 

Ferento-Scorcio 2 RCRLB

Then the road leads to Montecalvello – a castle-hamlet completely uninhabited but still in perfect conditions, last dwelling of Balthus – and to Graffignano with its Baglioni-Santacroce castle (XIth century).

Montecalvello-Veduta da Vallebona RCRLB

From Graffignano we drive back to the Teverina main road and turn left – aiming to the North – and after some kilometres we find the ancient hamlet of Roccalvecce – under the municipality of Viterbo – with its magnificent Costaguti Palace-Castle.

Roccalvecce-Scorcio 1 RCRLB

The castle, the perfect place for weddings and social occasions, is also a good and appreciated solutions for holidays immersed in a silent and peaceful nature.

Roccalvecce-Veduta da lontano da Celleno RCRLB

In front of Roccalvecce – on the other side of the valley – there is a wonderful sight of Celleno Vecchio, an abandoned and a “ghost” village now being recovered and re-inhabited.

Celleno-Scorcio del borgo RCRLB

The area of Celleno is famous for the cultivation of cherries and houses one of the most interesting Sagre (Festivals) in April when the colorful branches make the village a real explosion of whites and pinks.

Celleno-Paesaggio ai piedi del borgo RCRLB

Castel Cellesi (a sort of colourful village-farm) is within easy reach and really worth a visit thanks to the nice area and the tall bell-tower (similar to those present in the North of Italy).

Castel Cellesi-Scorcio RCRLB

A little further we meet San Michele in Teverina, surrounded by peaceful sights and with the palace connected to the rest of the hamlet via a nice bridge.

S. Michele in Teverina-Scorcio 1 RCRLB

We are not far from Civitella d’Agliano. This is the area of wine and wheat thanks to the immense fields surrounded by woods of oaks, cypresses and pines trees. The landscape remembers the tuscan countryside.

Civitella d'Agliano-Panorama 1 RCRLB

Civitella d’Agliano is not the “usual” hamlet like all the other small villages we have met so far. It is a real Commune with its Mayor in spite of the fact that the inhabitants are no more than 1000 in total. The village is all gathered around a steep tufa block and grants a bird’s eye view on the Tiber Valley, the Calanchi of Bagnoregio and the mountains of Umbria.

Civitella d'Agliano-Veduta 3 RCRLB

Vaiano is a far and away burgh surrounded by “Calanchi” (starting point for most of the adventurous trekking paths) not far from Bagnoregio and its hamlet Civita, worldwide famous as “the dying town”.

Vaiano-Chiesa della SS Annunziata ARLB

“Heart” of the Calanchi Valley, Civita of Bagnoregio is visited by many thousands of tourists from all over the world…

Civita di Bagnoregio-Veduta 7 RCRLB

Once reached Lubriano (with its magnificent view of the Calanchi Valley) we continue to Sermugnano, near the border of the province of Viterbo and Orvieto.

Lubriano-Scorcio 1 RCRLB

Sermugnano is one of the many small villages with very few inhabitants (less than 100) and still in good conditions, immersed in the silence of nature, far from noise and confusion.

Valle dei Calanchi-Paesaggio ai piedi di Sermugnano

The next destination of this itinerary is Castiglione in Teverina, well known for its wines and offering superb sights of agricultural economy and of the Calanchi Valley.

Castiglione in Teverina-Vigneto verso Sermugnano 1 RCRLB

Now we are near Orvieto, with its wonderful monuments, as like as Saint’s Patrick’s Well and the gothic Cathedral, and also with its good wines: so we can finish the itinerary tasting a glass of Orvieto docg wine…

Orvieto-Veduta 1 RCRLB

Translation by Osvaldo Velo (http://flyfishingtuscia.com/) in collaboration with Luca Bellincioni and Arianna Federici.

Recommended accommodations

Roccalvecce (VT)“Castello Costaguti”


Cascata dell’Infernaccio

Valle dell'Infernaccio-Cascata 1 RCRLB

L’Infernaccio è sicuramente una delle cascate più spettacolari della Tuscia e dell’intero Lazio. Si trova più o meno a metà strada fra Celleno e Grotte di Santo Stefano ed è il momento culminante dell’esplorazione di una splendida forra. Quest’ultima, che si presenta incontaminata ed arricchita da pozze e sorgenti, è caratterizzata fortemente dal colore rosso del letto del torrente con le sue acque ferruginose: tutto ciò dona allo scenario qualcosa di fiabesco o addirittura diabolico. L’ennesimo tesoro di un territorio, la Teverina Viterbese, che non smette di stupire. Per raggiungere questo luogo impervio quanto delicato si consiglia di contattare l’associazione “Ecomuseo della Tuscia” (info@ecomuseodellatuscia.it – 3473599554 – 3384220222) che periodicamente organizza escursioni nella zona.


Castel Cardinale, un maniero segreto fra Viterbo e Tuscania

L’immensa pianura ondulata che si estende fra Viterbo, Tuscania e Tarquinia si presenta disseminata di resti di fortilizi, che danno l’idea di come e quanto fosse presidiata militarmente durante tutto il Medioevo. Fra i tanti spicca Castel Cardinale, luogo noto agli agricoltori della zona anche con il nome di “Castello del Marchese”, poiché ricadente in una vecchia tenuta nobiliare, oggi divenuta una grande azienda zootecnica.

Castel Cardinale-Facciata 3 RCRLB

Il castello si eleva a protezione di un piccolo fosso che corre quasi parallelo alla Strada Chirichea, la lunga sterrata che collega la Via Tuscanese e la Via Vetrallese sfiorando le rovine di Castel di Salce. La peculiarità di Castel Cardinale è tuttavia il fatto di non essere stato edificato sull’orlo di una rupe, come la maggior parte degli altri manieri della zona – quali ad esempio il vicino Castel d’Asso o il più distante Castello di San Giovenale -, bensì sulla sommità di una collinetta.

Castel Cardinale-Veduta 7 RCRLB

Misteriose e solitarie, le rovine di Castel Cardinale, in blocchi di tufo bruno su base arenacea, colpiscono immediatamente il visitatore sensibile per la loro bellezza enigmatica, conferitagli sia dalla posizione insolita dell’incastellamento sia dalle pittoresche forme architettoniche e dalla particolare situazione ambientale: il colle ove esse si stagliano, coronato da alti pini, si mostra circondato da verdi prati a loro volta bordati dalla folta vegetazione che avvolge il corso d’acqua.

Castel Cardinale-Veduta da lontano 1 RCRLB

L’assoluto silenzio del luogo, dolcemente spezzato dal gorgogliare del ruscello, aggiunge stupore in chi ammiri il rudere, ponendolo quasi fuori dal tempo. Tali caratteristiche rendono senza dubbio Castel Cardinale uno dei siti più curiosi, affascinanti fra quelli descritti nella nostra guida “I Castelli perduti del Lazio” (ove sono presenti le indicazioni su come arrivarci), la cui “segretezza” è oltre modo avvalorata dalle pressoché inesistenti fonti documentarie, che ci costringono a fare mere supposizioni sulla sua storia.

Castel Cardinale-Scorcio 1 RCRLB

L’altura ove sorge l’edificio, con le sue grotticelle, lascia pensare ad un sito di origine etrusca (o addirittura villanoviana), e del resto in tutta la campagna circostante si vedono cavità più o meno ampie, oggi utilizzate come ripostigli o fienili. Il toponimo “cardinale” potrebbe invece lasciar pensare alla sua appartenenza ad una famiglia con un esponente di rango, oppure a quell’Egidio Albornoz che tanto peso ebbe nelle vicende trecentesche di Tuscania. A parte i dubbi sul nome, quel che è molto probabile è che si tratti di un castrum longobardo di fondazione alto-medievale, rientrante nella rete di fortilizi di cui abbiamo parlato all’inizio.

Castel Cardinale-Mura laterali 2 RCRLB

L’aspetto attuale del castello, a pianta irregolare con porzione semicircolare, sembra tuttavia il risultato di successivi rimaneggiamenti, che dal punto di vista architettonico lo accomunano a certe soluzioni di tipo tuscanese, databili fra il XII e il XIII secolo. All’interno, alti e massicci spezzoni di mura permettono di immaginare che vi fosse un possente e panoramico maschio centrale, mentre nulla rimane degli altri edifici.

Castel Cardinale-Mura laterali 1 RCRLB

Meglio conservate le mura perimetrali, dalle quali spicca lo splendido torrione affianco alla porta d’accesso, che è l’elemento più caratteristico di Castel Cardinale. L’ampiezza dei volumi ricostruibili ipoteticamente osservando gli avanzi dei vani interni fa credere che il castello in un determinato periodo avesse anche una funzione residenziale. In ogni caso, Castel Cardinale fu abbandonato più o meno alla metà del Quattrocento, dopo essere stato legato alle vicende del Conte di Toscanella (l’odierna Tuscania) Angelo Broglio da Lavello, detto “Tartaglia”, spregiudicato condottiero di ventura che seppe ritagliarsi un’estesa signoria fra la Maremma ed il Tevere, giungendo a conquistare anche Tarquinia, Sutri ed Acquapendente: cadde allora sotto lo sguardo malevolo del papa e degli Sforza, da cui fu fatto arrestare e decapitare ad Aversa nell’ottobre del 1421.

Castel Cardinale-Campagna 1 RCRLB

L’impatto visivo straordinario offerto dalla perfetta integrazione fra le antiche rovine ed il paesaggio agreste fa di Castel Cardinale un luogo non soltanto di profonda suggestione ma anche di enormi potenzialità turistiche: allo stato attuale, però, la mancanza totale di indicazioni stradali è il segno di una mancata volontà di valorizzare il monumento in tal senso; anzi, i folli progetti di eolico, fotovoltaico e biomasse che insistono nella zona (malgrado i danni già compiuti qui dalla speculazione energetica) lasciano supporre che una consapevolezza dell’importanza di questo paesaggio e dei siti archeologici ivi contenuti sia purtroppo ancora lontana nelle amministrazioni locali e soprattutto in quella regionale, che da alcuni anni rilascia autorizzazioni con una leggerezza a dir poco inquietante. Speriamo di non dover presto celebrare i vasti ed intatti orizzonti di Castel Cardinale come una cartolina dal passato.


Paesaggio della Teverina nei pressi di Piantorena

Teverina-Panorama presso Piantorena con S. Angelo 2 RCRLB

La magnifica campagna nei pressi del sito archeologico di Piantorena (Grotte Santo Stefano), ove sorgono il Santuario del SS. Salvatore e diversi resti etrusco-romani e medievali. La zona, particolarmente suggestiva per la presenza della misteriosa “Pietra dell’Anello” , fu battuta, prima dell’Unità d’Italia, dai briganti di Luigi Rufoloni, ladro e ricattatore. Oggi è uno dei più bei paesaggi della Teverina Viterbese, in parte percorso da un lungo sentiero-natura.


Ferento: architettura e paesaggio

Ecco una “sintesi” fotografica di Ferento, gioiello archeologico alle porte di Viterbo, immerso in una campagna di straordinaria bellezza: le rovine, risalenti per lo più all’epoca romana, si fondono mirabilmente con il paesaggio circostante dando forma ad uno degli scenari più caratteristici e rappresentativi del Lazio, che ricorda da vicino i dipinti del Grand Tour sette-ottocentesco. Potremmo dilungarci molto sulla descrizione di Ferento, ma in questi casi le immagini valgono più di mille parole.

Ferento-Campagna 1 RCRLB

Ferento-Campagna panorama presso le rovine RCRLB

Ferento-Panorama 1 RCRLB

Ferento-Panorama 3 RCRLB

Ferento-Rudere 1 RCRLB

Ferento-Scorcio 2 RCRLB

Ferento-Teatro romano 2 RCRLB

Ferento-Teatro romano 3 RCRLB

Ferento-Scorcio 4 RCRLB

Link utili:

Video di Mauro Sciambi “Ferento e le sue bellezze”


Veduta di Vitorchiano

Vitorchiano-Veduta 3 RCRLB

Il borgo di Vitorchiano sembra emergere in modo del tutto naturale dalla rupe di peperino su cui poggia. Tale straordinaria armonia fra ambiente naturale ed urbanistica, tipico della Tuscia Viterbese, è frutto di continui adattamenti del blocco roccioso sin da epoca etrusca (per saperne di più: “Lazio, i luoghi del mistero e dell’insolito”).


Castagneto a novembre sui Monti Cimini

Monti Cimini-Castagneto presso Poggio Nibbio

Lo splendore dei castagneti dei Monti Cimini a novembre: nella foto ci troviamo nella località Poggio Nibbio, in una zona che offre panorami mozzafiato. Tutta l’area dei Cimini è caratterizzata da suggestioni romantiche e luoghi misteriosi: per saperne di più si faccia riferimento alla nostra guida “Lazio, i luoghi del mistero e dell’insolito”.


Ode a novembre sui Monti Cimini

Mti Cimini-Castagneto presso Pgio Nibbio RCRLB

Novembre è la metafora della vita: tanto bella quanto fugace; tanto preziosa che non bisogna perder tempo nel coglierne l’essenza. Così a novembre la natura regala spettacoli emozionanti e gratuiti di cui tutti possiamo godere ma le giornate sono cortissime e spesso, per chi come me ama camminare e fotografare, si fa una corsa contro il tempo. Novembre è mese per spiriti forti e puri, impavidi nel volersi emozionare nel profondo. E’ il momento più romantico dell’anno. Non è bucolico, radioso e gioioso come la primavera. E’ una bellezza malinconica, e rapida nel morire. Non tutti possono capirlo o amarlo. I superficiali lo odiano addirittura. Novembre è mese scomodo, è come la verità che si vuol negare: la pura bellezza nell’innocenza strugge soltanto chi sa vederla. Ed inesorabile fugge via. Carpe diem.

LB


Panorama al tramonto sul Lago di Vico

Lago di Vico-Panorama 6 RCRLB

In questi giorni i Monti Cimini regalano un magnifico spettacolo di “foliage”: particolarmente bella è la zona del Lago di Vico, con la sua faggeta depressa e i suoi castagneti. Questo è uno scorcio dallo straordinario ed ormai classico punto panoramico della pedana per parapendio, nei pressi di San Martino al Cimino.


Ciliegi in fiore presso Roccalvecce

Teverina-Ciliegi in fiore presso Roccalvecce 3 RCRLB

Ad aprile il paesaggio fra Graffignano, Roccalvecce e Celleno, nel cuore della Teverina Viterbese, è caratterizzato dalla fioritura dei ciliegi, coltivati intensamente in questa zona: uno spettacolo da non perdere.


Il Centro Moutan: un paradiso di peonie alle porte di Vitorchiano

Ai piedi dei verdi Monti Cimini sorge uno dei giardini più sorprendenti del Lazio. Si tratta del Centro Moutan, situato nell’immediata periferia di Vitorchiano, in località Pallone, un po’ nascosto dall’anonima edilizia moderna. La particolarità del luogo è l’essere la più vasta collezione al mondo di peonie cinesi (15 ettari), qui coltivate con estrema dedizione per il bello. Non un semplice vivaio monotematico, quindi, ma una vera e propria “scenografia floreale” che dialoga in modo raffinato con la natura circostante.

Vitorchiano-Centro Moutan 1 RCRLB

Vitorchiano-Centro Moutan, scorcio con Mti Cimini RCRLB

Centro Moutan-Peona 4 RCRLB

Centro Moutan-Peonia 1 RCRLB

Centro Moutan-Peonia 2 RCRLB

Centro Moutan-Peonia 3 RCRLB

Centro Moutan-Peonia 5 RCRLB

Centro Moutan-Peonia 6 RCRLB

Centro Moutan-Peonia 7 RCRLB

Centro Moutan-Peonia 8 RCRLB

Centro Moutan-Peonia 9 RCRLB

Alle peonie si aggiungono le siepi di iris e i pergolati di glicine, fra cui si snoda il sentiero di visita, estremamente piacevole e curato in ogni dettaglio. Ci si trova così a passeggiare in un ambiente “paradisiaco”, dove profumi inebrianti e colori struggenti si addensano e si compenetrano in modo straordinario per la felicità dei sensi e dell’anima.

Centro Moutan-Pergolato di glicini RCRLB

Centro Moutan-Peonie 1 RCRLB

Centro Moutan-Peonie 2 RCRLB

Centro Moutan-Peonie 4 RCRLB

Centro Moutan-Peonie 5 RCRLB

Centro Moutan-Peonie 6 RCRLB

Alcuni deliziosi casali ricoperti da rampicanti offrono riposo e ristoro: il tutto in quello stile vagamente “british” che unisce eleganza e rusticità e che dopo aver attecchito in Toscana si sta diffondendo anche nella Tuscia.

Vitorchiano-Centro Moutan 2 RCRLB

Centro Moutan-Finestra con rampicante RCRLB

Il Centro Moutan è raggiungibile con dieci minuti d’automobile da Viterbo. Il periodo migliore per godere questo spettacolo è quello a cavallo fra aprile e maggio, quando le fioriture raggiungono la massima intensità. Si può completare ovviamente la gita con una capatina al suggestivo borgo medievale di Vitorchiano, inserito fra l’altro nel nostro itinerario “Borghi e paesaggi segreti della Tuscia, parte 2: da Viterbo a Sermugnano”.

Vitorchiano-Piazza 1 RCRLB

Vitorchiano-Panorama 3 RCRLB

D’altronde la primavera è il momento perfetto per un soggiorno più o meno lungo nella Teverina Viterbese: costituiscono motivi di forte richiamo i colori della campagna, il clima mite, le giornate più lunghe, i numerosi eventi nei paesi e nella vicina Viterbo (in primis “San Pellegrino in fiore”), le escursioni guidate organizzate ogni fine settimana fra siti archeologici e splendori paesaggistici.


Il mondo fantastico di Calcata

Lo scenario offerto dalla Valle del Treja, in particolare nel punto in cui vi si affaccia il borgo di Calcata, è uno dei più splendidi e intatti paesaggi laziali. Siamo nella Bassa Tuscia, a poche decine di chilometri da Roma, per la precisione nell’ancora sconosciuto Agro Falisco, terra di profondi valloni che interrompono una pianura fatta di bucolici pascoli e ordinati noccioleti. Si arriva solitamente a Calcata tramite brevi deviazioni sulle statali Cassia e Flaminia, ma la strada più bella e meno trafficata per raggiungerla è quella che partendo da Campagnano, e passando per Magliano Romano, attraversa una campagna ancora “antica”, situata a cavallo fra due aree protette, il Parco di Vejo e il Parco Regionale della Valle del Treja.

Calcata-Veduta

La vista improvvisa dello sperone su cui si erge il piccolo villaggio, che in primavera e in estate appare come una penisola rossastra in un mare di smeraldo, rapisce lo spettatore e lo proietta in un’epoca indefinita, ove alle suggestioni ispirate dalla natura si aggiungono quelle di un’Età di Mezzo magica e arcana. Sulle vicine rupi poi, celati tra i meandri della vegetazione, sono i resti di insediamenti medievali (come quello di Santa Maria) e falisci (Pizzo Piede, Narce, ecc.), che aggiungono ulteriore interesse alla zona.

Calcata-Panorama

Al borgo vecchio si accede da un’unica porta che si apre tra le fortificazioni e che conduce alla pittoresca piazzetta, sulla quale prospetta il Castello degli Anguillara e dove sono posti tre curiosi troni di tufo. Da qui si snoda un dedalo di strette viuzze, che, talvolta attraversando buie arcate conducono tutte al ciglio del profondo precipizio, il quale rende, a sua volta, Calcata uno dei migliori esempi di paese “fortificato naturalmente”.

Calcata-Porta del borgo

Ricoperte da licheni e costruite in muratura o scavate nel tufo, le case si presentano come modeste e rustiche dimore ove si possono osservare sia antichi portali che resti di profferli. Ad esse si alternano, poi, buie cantine e silenziose grotte, adibite dagli estrosi abitanti a deliziose botteghe o a laboratori artigianali ed artistici. Il borgo è infatti popolato per lo più da artisti e artigiani, alcuni dei quali vennero fin dagli anni ’60 da diverse parti del mondo occupando il paese ormai completamente abbandonato dai Calcatesi, preoccupati, questi ultimi, dalla sua presunta instabilità. Quel che fino ad allora era definito il “paese che muore” (appellativo questo già della più nota Civita di Bagnoregio) ebbe così un’inaspettata quanto repentina “resurrezione”.

Calcata-Piazzetta

Calcata-Portali

Calcata-Casa nel borgo

Il silenzio e la solitudine delle viuzze, i romantici panorami aperti sul vuoto, il suono dolce e costante delle acque del Treja, le irte rupi che chiudono l’orizzonte: sono queste le suggestioni indefinibili che ancor oggi offre questo angolo segreto e nascosto d’Italia, antico punto d’incontro fra Etruschi, Falisci e Romani. Un luogo incantato reso ancor più affascinante dalle leggende che da sempre tracciano la storia di Calcata Vecchia. Una credenza assai diffusa è che il sito ove ora sorge l’abitato di Calcata Vecchia ospitasse un’ara falisca in cui si compivano misteriosi riti magici e propiziatori, forse legati ad arcaici culti astrali. Riti che, pare, vennero ripresi negli anni ’70-’80 del Novecento e che furono reiterati fino a poco tempo fa in qualche grotta nelle forre sottostanti.

Calcata-Vicolo de Il Granarone

Un’altra particolarità di Calcata è legata ad un “reperto” custodito fino a pochi decenni or sono presso la chiesa parrocchiale, e citato anche da documenti risalenti all’Ottocento. Esso consisteva nella più incredibile tra tutte le sacre reliquie: il prepuzio di Gesù. La storia attorno a tale reliquia è alquanto curiosa e animata: per saperne di più si faccia riferimento alla nostra guida “Lazio. I luoghi del mistero e dell’insolito”.

Calcata-Vicolo 2 RCRLB

A dire il vero negli ultimi anni Calcata ha purtroppo perso un po’ della sua vivacità artistica: molti artisti ed intellettuali sono andati via per vari motivi, mentre l’età che avanza per i “pionieri” di quaranta anni fa non è controbilanciata da un “ricambio” generazionale; gli abitanti “stabili”, insomma, sono sempre di meno. Trattorie e attività ricettive abbondano in uno spazio fin troppo esiguo ma l’offerta artistica ed artigianale è divenuta assai minore che in passato. Inoltre non si è riusciti a risolvere l’enorme problema dell’afflusso sbilanciato e disarmonico dei visitatori, che alterna il sovraffollamento di certi week-end al “deserto” durante il resto della settimana.

Calcata-Madonnina 1 RCRLB

Calcata-Particolare con piccione

Forse Calcata sta diventando “fuori moda”? Forse si è definitivamente spenta quell’utopia di un “mondo ideale” che qui tanto venne perseguita in passato e che spinse a viverci? Fatto sta che una vera rinascita del borgo dovrebbe passare dalla riscoperta delle radici più autentiche del territorio, nonché dalla valorizzazione delle sue straordinarie valenze ambientali e archeologiche. E di certo tutto l’Agro Falisco, di cui Calcata è il cuore, se tutelato e reso fruibile nel suo complesso (si pensi al tracciato della Via Amerina), potrebbe non solo offrire spunti per una vera e propria vacanza, superando il misero “mordi e fuggi” delle gite domenicali “da abbuffata” e sviluppando un turismo di livello più alto, ma attrarre anche nuovi residenti alla ricerca di una maggiore qualità della vita, rivitalizzando così i paesi della zona che oggi rischiano di morire davvero.


Viterbo turrita

Viterbo-Scorcio con torri

Un suggestivo scorcio del centro storico di Viterbo, da cui spiccano alcune delle numerose torri medievali. I quartieri duecenteschi del capoluogo della Tuscia rappresentano un unicum per integrità urbanistico-ambientale e da qualche tempo si parla di una loro candidatura all’Unesco come “patrimonio dell’umanità”.


I miracoli di Santa Cristina a Bolsena

Bolsena sorge alle pendici dei Monti Volsini, sul versante nord-orientale dell’omonimo grande lago vulcanico. Si offre ai turisti provenienti da ogni parte del mondo con un borgo medievale-rinascimentale fra i più suggestivi e ricchi d’arte del Lazio, distinguibile sin da lontano per l’aspetto compatto ed il colore bruno delle abitazioni. La storia di Bolsena è remota: già in epoca preistorica lungo il litorale si trovava un insediamento palafitticolo mentre nel periodo tardo-villanoviano si sviluppò una serie di piccoli villaggi, strettamente subordinati alla vicina Velzna – l’odierna Orvieto – una delle città più ricche e potenti della federazione etrusca.

Scorcio con rete da pescatore sul lungolago di Bolsena

In seguito, dopo la sua conquista da parte dei romani di Velzna (III sec. a. C.), l’antico centro fu pressoché abbandonato e la popolazione si trasferì nel sito di quella che sarebbe man mano divenuta la fiorente Volsinii “nuova”, di cui si ammirano cospicui avanzi. Se nel periodo etrusco-romano Bolsena aveva favorito della Via Cassia per lo sviluppo dei suoi commerci, nell’Alto Medioevo fu proprio la consolare a decretarne in un certo senso la rovina, esponendola a varie scorrerie di eserciti barbarici: dopo il dominio longobardo Bolsena finì col ricadere sotto l’orbita della vicina Orvieto, che vi eresse il castello. Successivamente però, con lo sviluppo dei traffici sulla Via Francigena (che percorreva pressappoco il tracciato della vecchia Cassia), la città conobbe una rinascita, divenendo così oggetto di feroce contesa tra la famiglia Monaldeschi della Cervara e la Chiesa, per poi passare definitivamente, a partire dalla seconda metà del Quattrocento, al Patrimonio di San Pietro.

Bolsena-Scorcio del borgo

All’epoca medievale risale la Collegiata di Santa Cristina, eretta nel XI secolo in stile romanico, ma restaurata alla fine del Quattrocento con la costruzione dell’elegante facciata rinascimentale. L’austero interno, a tre navate con colonne in parte di derivazione romana, conserva numerose opere d’arte: varie tele del XVII e del XVIII secolo, alcune terrecotte e ceramiche policrome di scuola robbiana raffiguranti vicende del martirio della Santa Patrona (Cappella di San Michele) e, nella Cappella di Santa Cristina, bellissimi affreschi del XIV e XV secolo, anch’essi incentrati sullo stesso tema. Il tempio rappresenta senza dubbio il monumento più noto di Bolsena poiché vi sono legate le leggende su Santa Cristina ed i miracoli che qui la tradizione vuole si siano verificati. Si racconta che nel 292 d.C. Cristina, la giovane figlia di un prefetto romano accanito persecutore dei cristiani, si convertì alla nuova fede. Il padre, infuriato e deciso a punire la giovinetta, la sottopose ad orribili torture e poi ordinò che ella fosse gettata nelle acque del lago con un masso legato al collo. Tuttavia questo anziché andare a fondo galleggiò, facendo salva così la fanciulla e indicandone a tutti gli astanti l’indiscutibile santità; ma l’atrocità dei supplizi subiti non permise a Cristina di sopravvivere, e pochi giorni dopo finì col morirne.

Bolsena-Rocca Monaldeschi

La pietra miracolosa venne però conservata e divenne presto l’altare che sarebbe stato protagonista, dieci secoli dopo, di un altro fatto straordinario. La Collegiata è infatti nota per il Miracolo del Corpus Domini, avvenuto secondo la tradizione nel 1263, quando un certo Pietro da Praga, un prete boemo che stava recandosi a Roma in pellegrinaggio, decise di sostare a Bolsena e di celebrare la Santa Messa sull’altare di Cristina. Poiché egli in cuore nutriva dubbi sulla transustanziazione, la mano divina (e forse lo spirito della Santa) volle respingerli e durante la cerimonia l’ostia consacrata balzò sull’altare e stillò sangue, con grande commozione dei fedeli presenti.

Bolsena-Basilica di S. Cristina, impronte della Santa

La pietra di Santa Cristina, macchiata dall’ostia sanguinante, è custodita nella barocca Cappella del Miracolo, da cui si accede poi alla Grotta di Santa Cristina, che custodisce una pietra con impresse le orme della Martire (ella l’avrebbe calpestata prima di essere spinta nelle acque del lago) e da cui diparte un esteso ed oscuro complesso di catacombe, risalenti ai secoli II-V d.C., dove si trova il sarcofago con le spoglie della Santa.

Bolsena-Collegiata di S. Cristina

Il ricordo di tali sacri prodigi è rievocato ogni anno da eventi e manifestazioni popolari di eccezionale fascino. In primo luogo la festa del Corpus Domini, originariamente istituita l’11 agosto 1264 da Urbano IV in memoria del miracolo della Collegiata: il 18 giugno una maestosa infiorata trasforma il borgo medievale, che viene attraversato da una colorita processione. La sera del 23 e la mattina del 24 luglio si svolge invece l’emozionante celebrazione dei “Misteri di Santa Cristina”. Di origine medievale, si tratta di una rappresentazione delle vicende e del martirio di Santa Cristina, e ha per molti versi un carattere macabro: le scene dei dieci misteri vengono infatti raffigurate dal vivo, e per ognuna di esse una fanciulla viene fintamente sottoposta alle varie torture subite dalla Santa durante il suo martirio. Per maggiori notizie sui misteri e le curiosità di Bolsena si rimanda alla nostra guida “Lazio. I luoghi del mistero e dell’insolito”.


La nobiltà decadente di Montecalvello, dimora segreta di Balthus

Ci troviamo nel cuore della Teverina Viterbese, in quella parte della Valle del Tevere che segna per qualche decina di chilometri il confine fra Lazio ed Umbria, in un suggestivo paesaggio ora dolce ora segnato da aspri calanchi. Giungere a Montecalvello è molto semplice facendo l’A1. Si esce al casello di Attigliano, si prende per Bomarzo, si attraversa il fiume entrando nel Lazio e si prosegue brevemente sulla SP Valle del Tevere in direzione di Civitella-Castiglione. Ad un certo punto un’indicazione a sinistra per Grotte di Santo Stefano permette di inoltrarsi in una campagna dall’aspetto “antico”, fra terre arate e verdi colline rigate da calanchi argillosi; superata la chiesetta rurale della Madonna dell’Aiuto, si inizia a risalire il colle fino ad arrivare al piccolo borgo, odierna frazione di Viterbo.

Campagna con nebbia

La storia di questo minuscolo insediamento fortificato è tuttora poco chiara. Si pensa che la sua edificazione avvenne tra il 774 ed il 776 su ordine del re longobardo Desiderio, ma le uniche notizie certe si hanno soltanto dalla prima metà del Duecento, quando il castello risulta sotto la potestà della viterbese famiglia ghibellina dei Calvelli, donde deriva l’attuale toponimo. Venne poi la signoria dei Monaldeschi del ramo del Cane, cui succedettero nella prima metà del Seicento i Pamphili con la figura di Donna Olimpia Maidalchini, la potente cognata del papa Innocenzo X, nel 1664 i Raimondi e poi i Doria-Pamphili.

Porta d'accesso

Montecalvello-Veduta da Piantorena bn RCRLB

Passato più recentemente in altre mani, nel 1970 il castello fu infine acquistato dal conte Balthasar Klossowski de Rola, pittore franco-polacco contemporaneo celebre con il nome di Balthus, la cui famiglia ne è tuttora proprietaria. Questo grande artista, dall’animo raffinatissimo, fu definito dall’amico Federico Fellini “un signore del Rinascimento”: e la percezione di arcana bellezza che si ha in molti luoghi del Lazio, dove visse per anni, lo colpiva profondamente.

Montecalvello-Porta interna bn RCRLB

Montecalvello-Arco con chiesetta bn RCRLB

Corridoio ad archi

Del resto, visitare Montecalvello significa, al di là delle frasi fatte, compiere un viaggio a ritroso nel tempo. Il castello, varcata la porta d’accesso, appare un luogo musealizzato in cui gli elementi della “modernità” non hanno mai avuto accesso. Come nella non lontana Civita Bagnoregio, vi si può avere la visione quasi perfetta di un villaggio del XVI secolo pervenutoci praticamente intatto.

Montecalvello-Piazza Castello 1 bn RCRLB

Nessun abitante fisso, o almeno così ci è parso, tranne forse un guardiano e i suoi gatti. Un guardiano per un paese? Strano, si potrebbe pensare. In realtà Montecalvello non è un “normale” paese ma un vero e proprio borgo-castello privato, in cui le poche abitazioni erano e sono esclusivamente a suo servizio: si vedono una chiesetta (dedicata a Santa Maria), alcune costruzioni in cui risiedevano gli operai che lavoravano per i proprietari e il grandioso palazzo signorile, elegante rifacimento quattro-cinquecentesco di un maniero più vetusto, che all’interno custodisce affreschi e mobili preziosi. L’angolo più affascinante è senza dubbio Piazza Castello, una sorta di corte interna ove prospettano la facciata del palazzo e quelle di casette assai più dimesse con i loro rustici portoni.

Montecalvello-Piazza Castello 3 bn RCRLB

Montecalvello-Piazza Castello 2 bn RCRLB

A Montecalvello, insomma, ci si trova immersi in un luogo rimasto fermo all’epoca rinascimentale (di cui si scorgono i dettagli di grottesche all’interno di una loggia affacciata sul vuoto), che emana quella “nobile decadenza” così tipica di certi centri della Tuscia cimina (Bomarzo, Vignanello, Caprarola, Soriano, ecc…). E’ un’attrazione che può essere fatale per lo spirito imbevuto di letture o ascolti romantici, ma che può addirittura respingere coloro i quali siano estranei a quel tipo di formazione culturale e di gusto estetico. Montecalvello è di certo inadatto a chi voglia “divertirsi” nell’accezione più pragmatica del termine: non ci sono negozi, non ci sono ristoranti; nulla, nemmeno un bar.

Montecalvello-Grata bn RCRLB

Montecalvello-Palazzo, finestre rinascimentali bn RCRLB

Loggetta rinascimentale

Montecalvello-Palazzo, stemma bn RCRLB

Anche il paesaggio offre sensazioni romantiche. Affacciandosi dalla piazza, si scopre un intricato bosco misto dai toni vagamente malinconici, la cosiddetta “Macchia di Piantorena”, ove un tempo sorgeva il villaggio etrusco-romano di Torena. Da lato opposto del borghetto, invece, un piccolo giardino su cui svetta una torre permette di godere una vista molto più ampia verso il Tevere, con i querceti che in basso lasciano il posto ad ordinati campi coltivati. Si scorge anche una robusta torretta sul pendio a noi prospiciente, segno che nel Medioevo la zona dovette essere munita e presidiata da una fitta rete di fortilizi.

Ingresso ai sotterranei

Per carpirne l’essenza, bisognerebbe andare a Montecalvello in una di quelle fredde mattine di nebbia autunnale, quando l’atmosfera è irreale e quasi ci si dimentica di essere nel XXI secolo. Alla vista si uniscono l’udito e l’olfatto, in un’osmosi di sensi difficile da provare nel vivere quotidiano: l’odore denso delle antiche pietre di tufo, pregne di umidità, convive con quello di piccoli camini accesi, di muschi e alberi dalle mille sfumature che invadono l’aria; su tutto domina il silenzio. E l’abbandono, la solitudine che ci circondano divengono occasione per pensieri e sensazioni speciali.