Archivi tag: monti sabini

Finestra a Fara in Sabina

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Una bella finestra rinascimentale nel grazioso borgo di Fara in Sabina.

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Eremo di San Salvatore ad Antuni

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Nelle immediate vicinanze del borgo abbandonato di Antuni (Castel di Tora) si trovano i resti del medievale Eremo di San Salvatore, affacciato a balcone sul “paesaggio fantastico” del Lago del Turano.


Tramonto sabino da Mompeo

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Con questo bellissimo tramonto sabino da Mompeo e con l’inconfondibile profilo del Soratte, “Itinerari Laziali” vi ringrazia per l’attenzione dedicata al nostro lavoro e vi augura un felice anno nuovo! Il 2017 è stato l’anno di un grande traguardo raggiunto e superato, i 300000 contatti, ed è un risultato straordinario per un blog come il nostro, libero e indipendente, privo di ogni sostegno economico dalle istituzioni o dai privati. Il nostro obiettivo è quello di promuovere un turismo sano e di qualità sul territorio del Lazio e delle aree limitrofe, avendo come base di partenza l’immenso bacino d’utenza di Roma ma anche puntando sul resto dell’Italia e sui Paese esteri, che sempre più paiono affascinati ed attratti dalla riscoperta delle meraviglie storiche, artistiche e paesaggistiche della nostra magnifica regione. E i numeri che noi registriamo, con visite provenienti da ogni parte del mondo, sembrano confermare questo trend positivo. Continuare a seguirci e buon 2018!


Col buio fra i vicoli di Rocchette

La Sabina è terra di piccoli borghi arroccati sopra aspri colli o adagiati su creste più dolci. Alcuni di essi appaiono come veri e propri “presepi”: piccolissimi, privi o quasi anche di una parte moderna, spesso semi-abbandonati e circondati solo dal silenzio della natura. Fra i più suggestivi è sicuramente Rocchette, sormontata dai resti di un villaggio medievale con tanto di maniero (Rocchettine), nascosta in una strettura della Valle dell’Aia, grosso modo fra Vacone e Montebuono, sebbene il paese sia frazione di Torri in Sabina. Un quadro davvero di bucolica bellezza che può far andare in brodo di giuggiole gli amanti del vedutismo e dei paesaggi antichi. Dopo il crepuscolo girare fra i vicoli di Rocchette può accentuare questa sensazione di luogo “fuori dal tempo e dal mondo”, in un’atmosfera ovattata dove i gatti paiono essere gli unici abitanti. Una situazione esaltata fra l’altro da una buona illuminazione artificiale, che marca i tanti elementi architettonici antichi del borgo, come portali e finestre romanici, archi, archetti, sottopassaggi e voltoni. E in alto un cielo nero e stellato che fa sognare.

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Fianello: vedute d’autunno

A fine novembre il foliage sulle colline della Sabina Tiberina raggiunge il suo massimo. La campagna allora diventa di una bellezza struggente e fa da sfondo sublime a borghi spesso rimasti immutati nel tempo. Uno di questi è Fianello, villaggio ormai semi-spopolato che appare come una sorta di “fossile” del Medioevo. Si nasconde in una valle al confine con la Provincia di Terni e si raggiunge tramite una tranquilla stradina fra Calvi nell’Umbria e Montebuono, di cui è frazione. Al suo interno da alcuni anni sono in corso lavori di restauro: ci limitiamo per stavolta a fotografarlo da fuori, in diverse angolazioni, per sottolineare lo straordinario “dialogo” fra l’edificato storico e il paesaggio agrario e naturale.

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Panorama da Lugnola sulla Sabina umbro-laziale

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Panorama autunnale sullo splendido paesaggio sabino da Lugnola, piccolo borgo al confine con la Sabina Narnense.


Nella Valle Santa, ai piedi di San Pastore

Agro Reatino-Tenuta di S. Pastore, paesaggio RCRLB

Il magnifico paesaggio della Valle Santa reatina presso l’Abbazia di San Pastore, fra Greccio e Contigliano, scenario unico in cui arte, storia, natura e spiritualità si fondono in modo perfetto.


Casette dei pastori sui Prati di Cottanello

Mti Sabini-Prati di Cottanello, Casette 3 RCRLB

Un’immagine senza tempo: il villaggio di pastori abbandonato delle “Casette” sui Prati di Cottanello nel settore nord dei Monti Sabini, a poca distanza dall’omonimo borgo della Sabina Tiberina.


Paesaggio presso Torri in Sabina

Mti Sabini-Panorama presso Torri in Sabina RCRLB

Il bellissimo ed armonioso paesaggio della Sabina Tiberina nei pressi di Torri. Sullo sfondo lo splendido borgo di Casperia. Il verde rigoglioso della vegetazione rende la zona particolarmente accogliente (e fotogenica) anche in un’estate particolarmente calda e siccitosa come questa.


Veduta di Roccantica

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Una veduta dal basso di Roccantica, splendido borgo medievale nel cuore della Sabina Tiberina. Il villaggio, dominato dai ruderi di un castello, si staglia in modo spettacolare fra i boschi di lecci e querce incutendo al visitatore un senso di ammirazione e rispetto. L’ambiente circostante racchiude due tesori, uno storico e l’altro naturalistico: rispettivamente l’Eremo di San Leonardo e la gigantesca dolina nota come il “Revotano”, del diametro di circa 250 metri, cui sono legate leggende popolari (per saperne di più si consiglia la nostra guida “Lazio, i luoghi del mistero e dell’insolito”).


Paesaggio-giardino nella Valle del Farfa

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Mai come in questo periodo, quando la primavera esplode in mille colori, la Valle del Farfa offre un esempio eloquente di “paesaggio-giardino”. Siliquastri e ciliegi competono nel chiazzare rispettivamente di fucsia e bianco le colline, mentre i campi iniziano a punteggiarsi di fioriture spontanee: uno spettacolo da non perdere. 


Colline sabine presso Poggio Mirteto

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Le dolci e variopinte colline della Sabina Tiberina dalla strada che sale dallo scalo di Poggio Mirteto all’omonimo paese. La primavera è ormai esplosa nelle valli sabine, punteggiate da borghi, ville e casali.


Rocca Guidonesca di Rocchettine

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L’imponente Rocca Guidonesca spicca fra le rovine del villaggio di Rocchettine e sorveglia – assieme al sottostante borgo di Rocchette – il corso del Torrente Aia, affluente del Tevere. Siamo in un angolo solitario e segreto della Sabina Tiberina ove eremi, castelli e paesi arroccati si susseguono dando al paesaggio un aspetto romantico.


Panorama da Monteleone Sabino in autunno

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A cavallo fra ottobre e novembre le colline della Sabina interna si rivestono di mille sfumature grazie alla straordinaria varietà vegetazionale della zona. Oltre a ciò, è il periodo più intenso per visitare questo splendido territorio poiché ci si trova nel momento “clou” della raccolta delle olive, che da queste parti – vista l’antichissima tradizione olivicola (testimoniata dalla prima dop italiana) – assume una valenza iconica e quasi mitica. Qui siamo a Monteleone Sabino, luogo di importanti ritrovamenti archeologici come testimoniano le rovine di Trebula Mutuesca. 


Eremo di San Cataldo presso Cottanello

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Il suggestivo Eremo di San Cataldo presso Cottanello, ricavato nel X secolo dai monaci benedettini in una parete rocciosa dei Monti Sabini. Nelle sue vicinanze si apre un magnifico panorama sulla Sabina Tiberina.


Tramonto da Fara Sabina su Monte Acuziano

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La luce del tramonto indora le rovine dell’Abbazia di San Martino sul Monte Acuziano, viste da Fara Sabina; sullo sfondo il mistico Monte Soratte. La zona è colma di tesori archeologici ed artistici (basti pensare all’Abbazia di Farfa) ma anche di luoghi curiosi: per saperne di più cfr. “Lazio, i luoghi del mistero e dell’insolito”.

 


Lago del Turano da Colle di Tora

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Uno scorcio del Lago del Turano con lo sfondo di Castel di Tora. Ottenuto da uno sbarramento a fini idroelettrici del Fiume Turano negli anni ’30, oggi il lago costituisce uno dei “paesaggi fantastici” del Lazio, grazie alla commistione fra i borghi e i ruderi medievali – come il “paese fantasma” di Antuni – e una natura rigogliosa e pressoché intatta, in parte protetta dalla Riserva Naturale dei Monti Cervia-Navegna. Inoltre rappresenta al meglio la possibilità di coniugare lo sviluppo industriale con quello turistico, la produzione di energia rinnovabile, con la tutela-valorizzazione del paesaggio. 


La Rocca Guidonesca di Rocchettine: un “castello fantasma” a guardia della Valle dell’Aia

Le tranquille strade della Sabina Tiberina offrono un ininterrotto susseguirsi di scorci “medievali”, che in alcuni punti rendono il paesaggio simile ad un grande affresco dell’Età di Mezzo. Ma c’è un luogo speciale che porta questa sensazione al culmine. Guidando nei pressi di Torri in Sabina, Vacone o Montebuono – a seconda di dove si provenga – si è attratti da cartelli stradali che riportano un nome insolito e simpatico: “Rocchette”. Seguite le indicazioni, ci si inoltra presto in una zona isolata e dall’aspetto selvaggio, giungendo dunque ai piedi di un grazioso paesino che a prima vista parrebbe completamente disabitato: attorno solo boschi, campi, uliveti ed un silenzio quasi totale, se non fosse per l’ammaliante suono delle limpide acque del Torrente Aia.

Rocchette-Fontanile RCRLB

Antico lavatoio a Rocchette

Di fronte a noi si innalza un colle boscoso su cui si adagiano i resti imponenti di un antico maniero. E’ il borgo-castello di Rocchettine, paese “fratello” di Rocchette, che però – a differenza di quest’ultimo – non risulta da molto tempo ormai nemmeno più riportato sulle cartine stradali. Non solo: se ne ricava poco anche ricercando fra libri e documenti, tant’è che le fonti a proposito sono oltremodo scarse (per saperne di più si faccia riferimento alla nostra guida “I castelli perduti del Lazio… e i loro segreti”). Si può comunque affermare che l’abitato nelle sue forme attuali risalga al XIII secolo, mentre l’antropizzazione del sito sia collocabile nell’Alto Medioevo, epoca di profonda trasformazione per la Sabina, a causa del fenomeno dell’”incastellamento”.

Veduta di Rocchettine RCRLB

L’incastellamento di Rocchettine

Fu in quel tempo lontano che, approfittando di un territorio tanto ricco di alture acclivi e corsi d’acqua (e cioè grazie alla difendibilità dei luoghi e alla fertilità del suolo), nacquero i numerosi villaggi fortificati che tuttora conformano il paesaggio sabino. Rocchettine sorse contemporaneamente a Rocchette, ed assieme costituirono a lungo un importante complesso difensivo su una delle vie che univano i Monti Sabini alla Valle del Tevere, una sorta di alternativa alla Salaria per andare da Rieti a Roma e viceversa. Sappiamo che nel Basso Medioevo Rocchettine era chiamata “Rocca Guidonesca” e la sua dirimpettaia “Rocca Bertalda”.

Rocchettine-Rocca Guidonesca RCRLB

Veduta generale della Rocca Guidonesca

Oggi il divario fra i due borghi è eclatante: da una parte Rocchette sta vivendo una sorta di rinascita con il restauro di buona parte del centro storico. Dall’altra parte, l’intera Rocchettine sta subendo un progressivo degrado dovuto alla mancanza di iniziative volte ad un suo recupero. Se il castello è facilmente visitabile, essendo completamente aperto, le abitazioni sono purtroppo invase dalla vegetazione e soggette a crolli e di conseguenza costituiscono un pericolo per i visitatori.

Rocchettine-Vicolo RCRLB

Casa in rovina a Rocchettine

Ad ogni modo l’effetto scenografico della Rocca Guidonesca è davvero notevole. Si consiglia di raggiungerla a piedi da Rocchette, passando accanto ai resti di un mulino e quindi risalendo il poggio fino alla base della fortezza, che si staglia maestosa di fronte a noi, ergendosi in maniera quasi naturale dalla bianca roccia sottostante.

Rocchettine-Rocca Guidonesca 1b RCRLB

Veduta laterale

A Rocchettine la “voce del passato” è molto forte. Nell’estrema solitudine del luogo sembra di essere tornati indietro non tanto al Medioevo, ovviamente, date le condizioni del castello e del borgo, ma almeno ad un secolo fa. Una situazione non rara nella Sabina, ma qui accentuata dalla quasi totale mancanza di elementi che ricordino la modernità.

Arco della porta del borgo 1 RCRLB

Arco d’accesso al borgo-castello

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Porta del castello

Cortile antistante alla porta del castello RCRLB

Piazzetta antistante alla porta del castello

Pure il silenzio sicuramente gioca un ruolo fondamentale a creare questa atmosfera sospesa, e non ci vuole molta fantasia per immaginare come si potesse svolgere a Rocchette e Rocchettine la vita rurale di un tempo.

Veduta di Rocchette 2 RCRLB

Veduta di Rocchette

Girovagando fra le rovine del “paese fantasma”, affacciandosi dai “fori” più o meno ampi che offendono i muraglioni o dalle mura a volte sbriciolate, si rimane affascinati dalle suggestive vedute sul borgo di Rocchette e sull’amena campagna d’intorno: un “paesaggio romantico” perfettamente conservato, insomma, formato dal felice connubio fra natura e testimonianze del passato.

APPUNTI DI VIAGGIO

Periodi consigliati: tutto l’anno è adatto alla visita ma forse ad aprile-maggio Rocchettine regala le situazioni più belle dal punto di vista ambientale.


Campagna novembrina ai piedi di Monteleone Sabino

Mti Sabini-Campagna ai piedi di Monteleone Sabino

La splendida campagna ai piedi di Monteleone Sabino. In questo periodo le colline e le vallate della Sabina esplodono con mille sfumature di colore che rendono il paesaggio magnifico. Casali in pietra si ornano non solo dei consueti pini e cipressi, ma anche dei colori struggenti degli alberi di cachi, dei melograni, dei noci, e dei ciliegi.


Casperia, la regina della Sabina Tiberina

Risalendo per la prima volta i colli sabini in direzione di Casperia, sia che si provenga da Passo Corese o dall’uscita autostradale Ponzano-Soratte, si può avere una sensazione di stupore nel constatare quanto piacevole sia lo scenario che corre ai lati dei finestrini, fra uliveti, pascoli, campi coltivati, casali, fattorie e agriturismi. Sembra di scoprire una sorta di “piccola Umbria” a due passi, che per negligenza o perché non si è soliti girovagare in zone defilate, non ci si era mai ritagliati il tempo di ammirare.

Ponte Sfondato, paesaggio

Campagna sabina a Ponte Sfondato

Magari ci si limita a visitare la meravigliosa Abbazia di Farfa col suo caratteristico borgo, ancor più a portata di mano dalla Capitale e senz’altro più conosciuta, ma difficilmente si procede oltre, verso nord, là dove si distende invece il grosso della cosiddetta Sabina Tiberina. 

Mti Sabini-Panorama presso Torri in Sabina RCRLB

Lo splendido scenario rurale che introduce a Casperia

Tuttavia chi lo fa ne rimane soddisfatto, soprattutto se, giungendo fin sotto al colle di Casperia, con le sue fitte case, gli ulivi e i tanti cipressi, decide di concedersi una passeggiata in questo paesino arroccato come un presepe. Mentre per chi si era informato prima esso conferma senz’altro le aspettative, agli occhi di chi non ne aveva mai sentito parlare prima rappresenta una gradevolissima sorpresa. L’aspetto rustico e assieme ordinato e curato del borgo fa capire subito che ci si trova in un posto speciale, amato dai residenti ed accogliente per chi viene a visitarlo.

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Veduta di Casperia

Casperia non possiede monumenti di particolare statura o fama, tuttavia offre continuamente scorci di raro pregio ambientale. Da non perdere Via Massari, una delle strade più caratteristiche di Casperia, dove fa bella mostra di sé il Palazzo Forani, inconfondibile per i due orsi scolpiti ai due lati del portale che rivelano l’appartenenza un tempo al nobile casato degli Orsini; poco fuori delle mura, invece, merita una menzione l’elegante Chiesa dell’Annunziata, che custodisce un’Annunciazione del Sassoferrato.

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Chiesa dell’Annunziata

Scorcio di Via Massari

Lo sbocco di Via Massari

Via Massari

Archetto in Via Massari

Palazzo Forani

Palazzo Forani su Via Massari

Le case ed i vicoli ornati da vasi di fiori e da rampicanti – che spesso rivelano il buon gusto dei proprietari – si susseguono in modo labirintico, apparentemente casuale, ma a ben vedere risultano strutturati “a spirale” (o “bulbo di cipolla”). In uno studio degli anni ’60 sui paesi del Lazio si rivelava come quasi ognuno di essi presenti una forma geometrica ben precisa o comunque una struttura-tipo (borghi a piramide, a cascata, di sprone, a spina di pesce, a spirale appunto, ecc…) e quella di Casperia segue una pittoresca strada selciata che risale l’abitato fino al grande leccio secolare che segna il suo skyline sin da lontano assieme al campanile romanico della Chiesa di San Giovanni Battista (all’interno è un gigantesco presepe che riproduce l’intero borgo, ad opera di Giannicola Mariani).

Una delle porte del borgo

Una delle porte del borgo

La serpentina di Via Garibaldi

La serpentina di Via Garibaldi

Scalinata con gatta

Scalinata con gatta

Tale urbanistica deriva probabilmente dallo sviluppo successivo all’incastellamento alto-medievale (forse longobardo), che cercò di adattarsi alla morfologia naturale del colle, a 397 m s. l. m., rafforzando le proprie difese. Nel 1189 Aspra si costituì in libero Comune, restando poi sotto l’influenza della Santa Sede: nel 1461 riuscì a resistere addirittura all’assedio di Federico da Montefeltro. Le origini del primo nucleo sono però sabino-romane come testimoniano i resti di ville rustiche disseminati nel territorio e diverse fonti letterarie. Non a caso il paese cambiò il nome nel 1946, sulla scia di una “moda” che si era imposta ai tempi del Fascismo, per cui si recuperavano toponimi d’epoca classica con l’intento di nobilitare le origini di città e paesi: “Casperia” infatti era il nome di un’antica città sabina citata da Virgilio nel Libro VII dell’Eneide.

Chiesa di S. Giovanni Battista, campanile

Chiesa di S. Giovanni Battista, campanile

Potremmo dire che Casperia, malgrado i suoi appena 1200 abitanti circa, stia diventando un po’ la “regina” della Sabina Tiberina, in quanto è il paese che più è riuscito a svilupparsi a livello turistico oltre al “mordi e fuggi” delle scampagnate domenicali dei Romani: lo testimonia il fatto che per le sue stradine non è raro sentir parlare persone anglofone (e non) le quali hanno creato una vera e propria piccola comunità.

Alcuni particolari nel borgo

Alcuni particolari nel borgo

Casperia-Particolare di un vecchio portone RCRLB

Fiore su una casa

Casperia-Finestra rossa RCRLB

Casperia-Finestrella RCRLB

Casperia-Via dei Massari, scultura di cavallo RCRLB

Casperia-Crocifissione in ceramica RCRLB

Casperia-Vicolo della Scalata, targa RCRLB

Casperia-Targa storica del 1793 RCRLB

Quest’atmosfera inaspettatamente internazionale e sempre più bohemienne contrasta con l’immaginario collettivo che vorrebbe il borgo di provincia come tipico microcosmo chiuso in se stesso. In realtà questi sono i segni di un profondo cambiamento non solo del modo di fare vacanza ma anche della società contemporanea in sé. Molti stranieri, per lo più di elevato livello culturale, preferiscono ad esempio visitare Roma o Firenze soggiornando non in città ma nelle campagne circostanti, per godere del genius loci del territorio che circonda questi grandi patrimoni storico-artistici. Sanno bene che ormai le grandi città d’arte sono diventate dei “divertimentifici” (pensiamo al caso-limite di Venezia) ove la cultura locale, quella genuina ed autentica, sta scomparendo del tutto; si ammirano l’arte, i monumenti, l’architettura certo, ma la gente del posto ha in gran parte perso usanze e tradizioni, per non dire di ristoranti e trattorie dove ormai trovare un italiano a cucinare è un’impresa. A Casperia, viceversa, gli “stringozzi” (una pasta tipica dell’Alto Lazio e dell’Umbria) sono tuttora appannaggio delle massaie del posto.

Scorcio nel borgo

Scorcio nel borgo

Vicolo

Vicolo

Insomma, destinazioni come Casperia, benedette dalla propria posizione strategica, costituiscono il modo per coniugare la fruibilità della vicina e facilmente raggiungibile “città eterna” con il godimento di un paesaggio agrario e naturale splendido e tuttora sconosciuto, di bontà eno-gastronomiche genuine, di un’ospitalità sana che esprime davvero lo spirito delle genti di quella che per gli stranieri è la leggendaria “Campagna di Roma”. Inoltre Casperia, per la vicinanza all’A1 e la presenza della Via Ternana, offre la possibilità di facili gite nella Tuscia e nella Bassa Umbria oltre che ovviamente nel resto della Sabina e del Reatino: con un approccio “bio-regionale” si possono così creare itinerari trasversali fra Lazio ed Umbria lungo l’asse della Valle del Tevere, conoscendo una vasta area dai caratteri omogenei pur nelle preziose diversità locali.

Palazzo Forani

Palazzo Forani

Case in pietra

Tipiche case in pietra

Ma il successo di Casperia è tutto nella felice collocazione geografica? Non solo: una campagna ancora in buono stato (e meritevole di una maggiore valorizzazione tramite sentieri segnati) ed un centro storico intatto, non rovinato da pesanti manomissioni moderne, sono il quid in più, quella bellezza incontaminata che ormai da una decina d’anni affascina soprattutto i visitatori anglosassoni, richiamati da un pugno di iniziali “scopritori” di questo tesoro che giaceva perduto fra le verdi e infinite distese di lecci e querce dei Monti Sabini. Altri borghi della zona possiedono caratteristiche simili, è ovvio, ma in Casperia esse assumono linee più decise e convincenti tanto da farne una sorta di “manuale” del borgo sabino.

Panorami

Panorami sui verdissimi Monti Sabini

Casperia-Panorama 5 RCRLB

Il paesaggio dolce e montuoso allo stesso tempo, i pini e i cipressi, le pievi medievali (Madonna della neve, Montefiolo, Santa Maria di Legarano, ecc…) e le rovine romane sparse nelle campagne, i bei casali oggi in via di recupero, le abitazioni in pietra e cotto del borgo hanno saputo far breccia nei cuori dei viaggiatori romantici del XXI secolo, che sulla scia del mito del “Grand Tour” in Italia cercano disperatamente di ritrovare nel nostro Paese quei “quadri” che ammiravano sui libri, nelle stampe o nei dipinti dei musei.

Le dolci colline di Casperia

Le dolci colline di Casperia

E allora, come non commuoversi di fronte a un tramonto fiammeggiante e multicolore dalle terrazze di Casperia, osservando i profili via via più morbidi delle colline che scendono verso il Tevere, che scorre placidamente a valle in una piana magnifica con le sue anse e i suoi campi coltivati, il tutto coronato dallo sfondo mistico del Soratte, monte sacro ai Falisci immortalato dai versi di Orazio? Letteratura, memorie artistiche, poesia visiva si fondono così in un unicum di raffinato valore culturale e di altissimo impatto emotivo per il visitatore di dotti studi.

Convento di Montefiolo

Convento di Montefiolo

Chiesa della Madonna della neve

Chiesa della Madonna della neve

Ma quali sono i periodi più indicati per andare a Casperia? In teoria ogni momento è adatto, ma forse sono l’autunno inoltrato, la primavera e l’inizio dell’estate le stagioni che regalano più emozioni. Se a fine ottobre inizia la raccolta delle olive e si può quindi osservare da vicino l’antica e radicata tradizione dell’olivicoltura sabina, novembre dal canto suo regala gli odori intensi dei roghi delle potature e i colori struggenti del foliage; ad aprile e maggio sono le esplosioni della ginestra e del siliquastro a chiazzare d’incanto la campagna mentre nel borgo glicini, rose e gerani colorano le grigie pietre calcaree; a giugno poi i campi si punteggiano di margherite, di papaveri e di altre fioriture spontanee. Luglio infine con il grano dorato, i girasole, il canto delle cicale e le serate tiepide incanta i sensi e lo spirito.

APPUNTI DI VIAGGIO

Periodi consigliati: primavera, autunno, inizio estate.

Dove dormire: B&B La Torretta, Casa-vacanze Le pietre di Aspra