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Col buio fra i vicoli di Rocchette

La Sabina è terra di piccoli borghi arroccati sopra aspri colli o adagiati su creste più dolci. Alcuni di essi appaiono come veri e propri “presepi”: piccolissimi, privi o quasi anche di una parte moderna, spesso semi-abbandonati e circondati solo dal silenzio della natura. Fra i più suggestivi è sicuramente Rocchette, sormontata dai resti di un villaggio medievale con tanto di maniero (Rocchettine), nascosta in una strettura della Valle dell’Aia, grosso modo fra Vacone e Montebuono, sebbene il paese sia frazione di Torri in Sabina. Un quadro davvero di bucolica bellezza che può far andare in brodo di giuggiole gli amanti del vedutismo e dei paesaggi antichi. Dopo il crepuscolo girare fra i vicoli di Rocchette può accentuare questa sensazione di luogo “fuori dal tempo e dal mondo”, in un’atmosfera ovattata dove i gatti paiono essere gli unici abitanti. Una situazione esaltata fra l’altro da una buona illuminazione artificiale, che marca i tanti elementi architettonici antichi del borgo, come portali e finestre romanici, archi, archetti, sottopassaggi e voltoni. E in alto un cielo nero e stellato che fa sognare.

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Bassano in Teverina-Scorcio del borgo

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Uno scenografico scorcio del borgo di Bassano in Teverina, posto a balcone sulla Valle del Tevere, poco a nord di Orte. Il centro storico è stato completamente ristrutturato negli ultimi decenni, dopo che nella Seconda Guerra Mondiale un’esplosione lo aveva gravemente danneggiato. Il suo territorio – che conserva cospicui resti archeologici d’epoca etrusca, romana e medievale – è legato all’antico ricordo della famosa Battaglia del Lago Vadimone (309 a. C.), laddove gli Etruschi furono definitivamente sconfitti dai Romani.


Sermoneta-Scorcio fiorito

Sermoneta-Corso, scorcio fiorito 1 RCRLB.JPG

L’inizio dell’autunno è un momento ideale per ricominciare ad “andar per borghi”, per chi d’estate abbia preferito l’ozio in spiaggia oppure abbia dovuto lavorare… Il clima perfetto e il rigoglio della vegetazione dopo l’arsura estiva rendono piacevolissime le passeggiate nei nostri centri storici. Ecco in quest’immagine un grazioso scorcio “fiorito” lungo il corso di Sermoneta, uno dei borghi più belli del Lazio, noto per il possente Castello Caetani. 


Case di Sperlonga dal basso

Sperlonga-Scorcio dal basso 1 RCRLB

Uno scorcio di Sperlonga, magnifico borgo marinaro della Riviera d’Ulisse, lungo l’antica via Flacca, nella cosiddetta “Campania laziale”. Senz’altro uno dei luoghi di villeggiatura balneare più belli del Lazio, se non il più bello in assoluto, non solo per la suggestione del centro storico ma anche per l’acqua limpida del suo mare.


Veduta di Roccantica

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Una veduta dal basso di Roccantica, splendido borgo medievale nel cuore della Sabina Tiberina. Il villaggio, dominato dai ruderi di un castello, si staglia in modo spettacolare fra i boschi di lecci e querce incutendo al visitatore un senso di ammirazione e rispetto. L’ambiente circostante racchiude due tesori, uno storico e l’altro naturalistico: rispettivamente l’Eremo di San Leonardo e la gigantesca dolina nota come il “Revotano”, del diametro di circa 250 metri, cui sono legate leggende popolari (per saperne di più si consiglia la nostra guida “Lazio, i luoghi del mistero e dell’insolito”).


Case colorate a Castel Cellesi

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Castel Cellesi è uno di quei tanti “borghi segreti” che punteggiano la splendida Teverina Viterbese, la cui “capitale” è ormai indiscutibilmente Bagnoregio. Questo minuscolo villaggio è caratterizzato da una struttura urbanistica unica nel Lazio, con due piazze consecutive rettangolari (divise da una bella porta), e spicca soprattutto per le sue case tutte intonacate di vivaci colori: quasi una “piccola Burano” collinare del Lazio!


Acuto, piccolo mondo agreste a due passi da Fiuggi

Acuto è un piccolo paese dell’Alta Ciociaria, situato in una zona piuttosto defilata ma al contempo vicinissima ad un’importante direttrice locale come la Via Anticolana e ad un centro turistico di fama internazionale, ossia Fiuggi. Il borgo antico, con le sue scure case di pietra calcarea, appare anche dalla bella Anagni e si mostra incastonato in uno scenario carsico piuttosto brullo ma pittoresco, alle pendici esterne dei Monti Ernici. Terra di pastorizia “a monte” e di agricoltura “a valle”, secondo uno schema “classico” nel Lazio, Acuto offre un paesaggio rurale vario e soprattutto un panorama stupendo sulla florida campagna dell’estremo nord della Ciociaria.

Acuto-Panorama 1 RCRLB

Ai suoi piedi infatti si distendono vasti uliveti che a quota più bassa lasciano lo spazio ai vigneti del Cesanese docg, un rosso straordinario che spesso abbiamo citato nei nostri articoli dedicati alla Provincia di Frosinone e che ha nella confinante Piglio la sua “capitale”.

Mti Affilani-Panorama dalla pista ciclabile fra Piglio ed Acuto 6 RCRLB

Acuto fa parte di un vero e proprio itinerario enogastronomico oggi valorizzato – sia pur fra alti e bassi – dalla “Strada del vino del Cesanese”, che partendo grosso modo da Paliano si snoda sino alle porte di Fiuggi e di Anagni. Quest’ultima compare con le sue torri e campanili proprio di fronte ad Acuto arricchendo un panorama davvero delizioso, in particolare al tramonto quando le luci marcano i profili dei tanti colli che si susseguono verso l’Alta Valle del Sacco ed i Monti Prenestini.

Mti Affilani-Panorama dalla pista ciclabile fra Piglio ed Acuto 7 RCRLB

Il modo più originale e senz’altro piú ecologico per giungere ad Acuto è quello di utilizzare la pista ciclabile che – ricavata da un’ex ferrovia – unisce tutti i paesi della Strada del Vino.

Acuto-Veduta dalla pista ciclabile 1 RCRLB

Il tracciato si svolge in un profumato ed accogliente ambiente mediterraneo: si parte dalla stazione ristrutturata di Pìglio (ristoro e noleggio di mountain bike) e si percorrono a piedi o in bici circa 8 km fino a sbucare quasi direttamente – dopo una salitaccia – sul corso storico di Acuto (evitando l’incontro con la brutta parte nuova dell’abitato) dove si assapora immediatamente quella “vita di paese” di un tempo che la Ciociaria sa sempre regalare. Da qui si arriva all’ingresso del borgo medievale, sancito da una porta affiancata da un poderoso Palazzo Baronale.

Acuto-Palazzo RCRLB

Oltrepassato il varco, si apprezza la semplice architettura in pietra delle case, talvolta ornate da bei portali e bifore. Poco più avanti è un belvedere che merita una sosta.

Acuto-Vicolo 2 RCRLB

Acuto-Vicolo 1 RCRLB

Acuto-Scorcio 1 RCRLB

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Acuto-Palazzo 2 RCRLB

Acuto-Chiesa di RCRLB

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Ad arricchire le attrattive di Acuto sono poi le numerose chiese sparse sul territorio. Alcune, come quella di San Rocco, serbano misteriosi simboli scolpiti e dipinti che studi recenti considerano tracce del passaggio o della presenza stabile dei Cavalieri Templari. Essi, del resto, com’è noto e come abbiamo ampiamente descritto nella nostra guida “Lazio. I luoghi del mistero e dell’insolito”, furono assai attivi nel Basso Lazio.

Mti Affilani-Chiesetta rurale fra Piglio e Acuto RCRLB

Oltre ai monumenti e alla storia, trattorie, ristoranti e rivendite di prodotti locali (oltre ad olio e vino spiccano le carni bovine e la pasticceria secca) completano il quadro di una località senza dubbio gradevole all’insegna delle tradizioni e delle tipicità. Infine, passeggiate in montagna (come quella ai laghetti carsici che sormontano il paese) e in collina ne fanno una meta per chi voglia scoprire la natura e la quiete di questo tranquillo angolo di Ciociaria.


Scorcio del borgo di Nemi

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Custode di numerose leggende sin dai tempi più antichi, il Lago di Nemi è dominato dall’omonimo pittoresco borgo collinare, che spicca con le sue case colorate fra i boschi di querce, lecci e castagni dei Colli Albani. 


Supportico a Pofi

Pofi-Scorcio RCRLB

Un pittoresco supportico a Pofi, uno dei borghi più suggestivi della Ciociaria centrale, poco a sud di Frosinone: una zona molto bella da visitare in primavera e all’inizio dell’estate.


Roccalvecce, sogno romantico fra Viterbo ed Orvieto

La Teverina Viterbese è un angolo di Tuscia attualmente alla ribalta per la presenza di Civita di Bagnoregio, luogo straordinario che catalizza l’attenzione del turismo internazionale con la sua immagine surreale di “città che muore”. All’improvviso questa terra a lungo sconosciuta ed appartata sta vivendo una sorta di lenta rinascita sotto il segno non tanto del turismo “mordi e fuggi” (che continua a concentrarsi esclusivamente a Civita e a Bomarzo) ma soprattutto di investimenti in terreni e casali come non si era mai visto prima da queste parti. Tutto dun tratto si è “scoperto” che qui si nascondeva uno dei paesaggi più spettacolari d’Italia, la Valle dei Calanchi, oggi meta di un escursionismo avventuroso fra scenari mozzafiato o magnifico “quadro” naturale da gustare comodamente da Civita. Ci si è poi resi conto che la Teverina accanto a queste cose eccezionali (Civita e i Calanchi) offre anche un bel paesaggio agrario, a tratti addirittura “nobile”, florido di vigne, seminativi, frutteti, pascoli ed uliveti e punteggiato da numerosi borghi per lo più intatti a livello urbanistico, seppur spesso malmessi o addirittura abbandonati.

Teverina-Campagna ai piedi di Roccalvecce 2 RCRLB

Teverina-Campagna fra Roccalvecce e Grotte S. Stefano 1 RCRLB.JPG

E quando ai tempi d’oggi il turismo arriva su un territorio “vergine”, man mano esso finisce inevitabilmente con l’essere esplorato: i “temerari” che si spostano dai percorsi “obbligati”, e non si limitano a visitare la sola Civita, si trovano a “scoprire” altri borghi degni d’una attenzione finora mai data loro; la graziosa Civitella d’Agliano, anch’essa affacciata sui calanchi, o più a sud il borgo fantasma di Celleno sono forse quelli più “noti”.

Teverina-Panorama presso Piantorena con S. Angelo 2 RCRLB

Persi poi nelle valli nascoste di questo territorio morfologicamente capriccioso riposano tanti altri piccoli villaggi d’antico aspetto, talvolta nemmeno segnati sulle carte eppure capaci di stupire il visitatore. È il caso di Roccalvecce, solitaria frazione di Viterbo, persa fra le splendide colline della Teverina centrale: siamo a metà strada fra la blasonata Valle dei Calanchi ed il contrastato mondo di forre e altopiani della Bassa Teverina. Roccalvecce si innalza su un piccolo sprone arrotondato con sue casette in tufo sovrastate in modo imperioso dal Palazzo-Castello Costaguti. Intorno uno scenario d’incanto, fra campi coltivati, boschi e balze rocciose.

Roccalvecce-Veduta da lontano da Celleno RCRLB

Roccalvecce-Veduta dal basso 1 RCRLB

Pochissimi gli abitanti stabili di questo microcosmo urbano: fra loro il marchese Giovangiorgio Afan de Rivera, giovane proprietario del castello, che ha ereditato dal padre la passione per questa dimora storica, e, trasferitosi qui da Roma, l’ha trasformata in un elegante b&b dove poter trascorrere soggiorni romantici e all’insegna della quiete e dell’enogastronomia di qualità.

Roccalvecce-Veduta nella nebbia 1 RCRLB

Quasi come un mecenate del XXI secolo, Giovangiorgio ha puntato molto sulle potenzialità paesaggistiche di Roccalvecce, promuovendo al palazzo attività ed eventi di carattere culturale ed artistico di alto livello, impostando l’offerta turistica sul “modello toscano”, con l’unione di cultura, architettura e paesaggio. Insieme ad altri residenti sta inoltre avviando un progetto di ospitalità diffusa alla quale Roccalvecce sembra naturalmente vocato.

Roccalvecce-Castello Costaguti, panorama dalla terrazza 2 RCRLB

Roccalvecce-Castello Costaguti, panorama dalla terrazza 3 RCRLB

Roccalvecce-Castello Costaguti, panorama dalla terrazza 4 RCRLB

Roccalvecce-Castello Costaguti, panorama dalla terrazza RCRLB

Il Palazzo Costaguti sorge sul sito di un castrum romano, sorto a sua volta su un insediamento etrusco. Nel corso del Medioevo venne edificata una rocca (nota come la “Rocca del Veccio”) che prima venne occupata dal potente Comune di Viterbo e poi passò fra le mani di diversi signori, fra cui il condottiero Ponzio, al servizio dei Monaldeschi di Bagnorea (Bagnoregio): terra di “capitani di ventura” la Valle del Tevere fra Basso Medioevo e Rinascimento, come testimonia la vicenda del famoso Bartolomeo d’Alviano. In seguito giunsero i Gatti di Viterbo, successivamente i Colonna di Roma e i Chigi di Siena che se ne divisero il possesso, sino al definitivo acquisto, nel corso del Seicento, da parte dei Costaguti, patrizi genovesi residenti a Roma.

Roccalvecce-Palazzo Costaguti RCRLB

Oggi il Palazzo Costaguti è la sola “impresa” presente a Roccalvecce. Qui non ci sono più attività commerciali. Un ufficio postale aperto in determinati giorni è l’unico servizio. Tuttavia, le potenzialità del posto balzano all’occhio di chi si “intenda” di piccoli borghi.

Roccalvecce-Fontana del Lavatoio RCRLB

Roccalvecce-Fontana 1 RCRLB

Per chi se ne innamori, infatti, Roccalvecce può suggerire qualche affare, comprando cioè immobili a prezzi davvero irrisori se pensiamo al valore al mq di Civita di Bagnoregio. Eppure questo ideale flusso di investimenti qui stenta a delinearsi: e non perché Roccalvecce sia meno bella o meno interessante di Civita (certo non è altrettanto ristrutturata, curata e valorizzata, non c’è dubbio), ma perchéin effetti – non la conosce nessuno. È anche il prestigio a fare il valore immobiliare di un luogo, non soltanto la sua oggettiva bellezza.

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Ad ogni modo ciò fa paradossalmente di Roccalvecce un paese speciale e privilegiato. Non ci sono i vip di Civita o i fricchettoni di Calcata, gli intellettuali di Pienza o gli inglesi e gli americani di San Quirico d’Orcia e San Gimignano. Eppure i suoi panorami sono altrettanto magnifici: a Roccalvecce anche la persona economicamente “normale” può ambire alla bellezza più cristallina. E non è poco.

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Inoltre questo borgo è un rifugio: per artisti in cerca di nuove ispirazioni, per anime angosciate, per chi brama solitudine romantica. Nessuno ti verrà a disturbare a Roccalvecce perché nessuno sa che esiste. Certo non è il primo l’ultimo dei paesi in Italia con queste caratteristiche di marginalità e al contempo valenza paesaggistica ma la sua peculiarità è il non essere de facto un luogo isolato: in mezzora scarsa si arriva a Viterbo o all’autostrada; in un’ora e un quarto si è a Roma

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Insomma, è strano che Roccalvecce – malgrado sia in fondo vicina alla Capitale e proprio ad un tiro di schioppo da Orvieto – sia ancora così negletta, e questo ce la dice lunga sul ritardo della Tuscia in fatto di promozione turistica. Ma forse questo può essere un vantaggio. Luoghi come Roccalvecce potrebbero sperimentare un turismo diverso. Eco-compatibile di sicuro ma non solo. Questo piccolo punto sullo stradario, circondato da ogni ben di Dio in fatto di arte, storia, natura, paesaggio ed enogastronomia, potrebbe divenire una comunità ideale di ricercatori di cose autentiche e di radici profonde. Quelle radici che lungi dal voler essere ricoperte da frivoli cliché alla moda (pensiamo alla Calcata resa “indiana” negli anni passati) vorrebbero essere riscoperte da che nel passato vuol ritrovare le ragioni e i modi di un futuro eticamente ed umanamente accettabile.

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Roccalvecce-Scorcio panoramico 4 RCRLB

Roccalvecce-Panorama 4 RCRLB

Roccalvecce come regno di un’utopia culturale e sociale? Chissà. Intanto, più concretamente, potrebbe ambire a trasformarsi in piccola “signoria del bello”. Basta ammirarla dal cimitero di Sant’Angelo, uno dei luoghi più evocativi del Lazio, per capire che stiamo parlando di qualcosa di speciale. Roccalvecce si innalza dalla sua collinetta ad ellisse affacciata su un territorio completamente intatto di boschi e coltivi che prosegue indisturbato sino ai Cimini.

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In mezzo, forre, valloni e l’enigmatica “Pietra dell’Anello” a dar vita a questo scenario da vedutismo sette-ottocentesco. Prima di scendere in paese, dunque, Roccalvecce va guardata e salutata da qui: fatelo, la visiterete sorridendole di gratitudine. 

APPUNTI DI VIAGGIO

Periodi migliori: marzo, aprile, maggio e giugno; ottobre, novembre e primi di dicembre.

Strutture consigliate: b&b Castello Costaguti


Torre Truglia a Sperlonga

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Il fascino del mare d’inverno con una suggestiva veduta di Torre Truglia, nello splendido borgo marinaro di Sperlonga, lungo il litorale della Riviera d’Ulisse.


Panorama dalla cima del Monte Calvilli

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Un altro scenario stupendo dall’Anti-Appennino Sud del Lazio: il panorama dalla cima del Monte Calvilli, “tetto” dei Monti Ausoni, sorprende l’escursionista per la wilderness delle montagne intorno, che conservano tutto il fascino del paesaggio pastorale arcaico. Qui la vista è sul borgo di Pastena, nota per le sue suggestive grotte carsiche, che si adagia con la sua caratteristica forma circolare nelle fertili pianure ausoniche: nel centro storico è la casa di famiglia dell’indimenticabile Nino Manfredi.


Il presepe con le balle di fieno di Selci

Nel piccolo borgo sabino di Selci, perso in una valletta e invisibile dalle strade principali, letteralmente “si nasconde” una simpatica curiosità folkloristica. Nel periodo natalizio, nell’ambito della manifestazione “Balle di Natale”, fra le viuzze medievali vengono posizionate numerose rotoballe di fieno che ripropongono i personaggi tipici di un presepe. Se si va in mezzo alla settimana, l’atmosfera spopolata del paese può suscitare un’impressione fantastica, soprattutto nei bambini, poiché queste singolari sculture paiono esserne gli unici abitanti, osservando i visitatori con i loro grandi occhi. Si consiglia di contattare la Pro Loco di Selci per avere conferma dell’allestimento anche quest’anno. Qui di seguito alcune immagini tratte da un’edizione passata, assieme agli scorci del paese.

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Veduta romantica di Rota

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L’autunno inoltrato sulla Tolfa lascia senza fiato. Le infinite sfumature della vegetazione donano al paesaggio un aspetto romantico e vagamente malinconico. La strada fra Civitella Cesi e Rota permette velocemente di inoltrarsi da nord in questo scenario selvaggio ove l’impatto delle opere dell’uomo è rimasto bassissimo. Ad un certo punto la visione del borgo-castello di Rota, con ai suoi piedi il Fiume Mignone, dà l’impressione di ammirare un dipinto del XVIII secolo. 


Scorcio di Torre Alfina

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Un delizioso scorcio di Torre Alfina, magico borgo ai piedi del Monte Rufeno in una zona incantevole al confine con l’Umbria. Frazione di Acquapendente, il paese è dominato dalla mole maestosa e fiabesca del Castello Cahen, rifacimento ottocentesco in forme “romantiche” di un antico maniero medievale. In questo periodo, con il foliage autunnale al massimo del suo splendore, la visita a Torre Alfina assume connotati di somma poesia.


Celleno Vecchia, l’altra Civita

A pochi chilometri da Civita di Bagnoregio – la famosa “città che muore” che per fortuna non è morta più – si nasconde un altro piccolo borgo colpito nel corso dei secoli dagli stessi problemi di natura idrogeologica (terremoti, frane, smottamenti), tuttavia completamente sconosciuto al turismo: se Civita è anzi sostanzialmente ringiovanita, Celleno Vecchia oggi dovrebbe letteralmente resuscitare. Immersa in uno dei piú suggestivi paesaggi della Tuscia, al limitare della Valle dei Calanchi vera e propria, nel cuore della Teverina Viterbese, Celleno Vecchia appare infatti come un borgo del tutto disabitato, almeno nella parte più antica, quella cioè al di sopra del ponte che la collega con resto del paese storico (e quindi con quello moderno).

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La origini di Celleno sono assai vetuste e pare siano collocabili in un piccolo abitato etrusco del VII secolo a. C.. Per la sua posizione strategica fra le importanti città di Ferento ed Orvieto, fu una florida colonia romana ma con la caduta dell’Impero questa stessa caratteristica ne fece la vittima delle scorribande barbare. Il borgo vide dunque il dominio dei Goti e dei Longobardi mentre più tardi fu conteso dal papa, dai Monaldeschi della Cervara, da Viterbo e da Orvieto per tornare definitivamente nell’ambito dello Stato della Chiesa.

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Nel 1696, un devastante terremoto debilitò parecchio il paese e nel 1789 un eccidio avvenuto durante l’occupazione francese diminuì ulteriormente la popolazione. Nel 1855 una serie di scosse telluriche decretò la fine di Celleno Vecchia che andò sempre più spopolandosi ed i suoi abitanti iniziarono ad edificare nuove case al di fuori della rupe, lungo la strada verso l’odierna provinciale Teverina.

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Appena oltrepassata la porta del borgo medioevale la sensazione di desolazione sembra prevalere sulla gaiezza del panorama goduto dal ponte, ossia una dolce campagna che ripete gli elementi tipici di quella della vicinissima Umbria.

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Si entra in un ambiente sostanzialmente ibrido a livello edilizio ma col denominatore comune della mancanza totale di presenza umana: da un lato alcune case ben restaurate seppur vuote quale timido tentativo di recuperare il centro storico; dall’altro abitazioni in rovina o già cadute a pezzi, di cui rimangono o una parete o qualche mozzicone di mura.

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Addirittura cambia anche il panorama: affacciandosi dalla parte opposta del paese esso non è più così rassicurante, poiché invece delle ondulate colline appare l’inconfondibile scenario delle forre etrusche rivestite di boschi che tagliano vasti altopiani coltivati. Al confine fra questi due “mondi” si staglia Roccalvecce come un gioiello immerso in un paesaggio di romantica bellezza che sembrerebbe uscito da un dipinto del Perugino. 

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Al momento la passeggiata a Celleno dura poco, o pochissimo, se lo si visita con l’intento di vedere “dei monumenti”. In pratica, dopo uno sguardo fugace al Convento di San Giacomo (che ospita una “comunità” di famiglie) e la salita al borgo medievale non rimane che fare due passi per ammirare il panorama e nulla più.

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Il Castello Orsini, che domina la piazzetta, è privato e purtroppo non visitabile (è sede del laboratorio del pittore Enrico Castellani), la Chiesa di San Carlo è perennemente chiusa e la vegetazione ha reso inaccessibili molti vicoli.

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Urge palesemente un progetto omogeneo e “globale” di valorizzazione di Celleno Vecchia che ne incrementi l’attrattività e l’offerta turistica. Celleno Vecchia dovrebbe ambire non ad imitare Civita (cosa del resto difficile e al contempo poco sensata) ma a costituirne una “sana” alternativa, cercando di attrarre un turismo meno spasmodicamente ansioso di fare “selfie” davanti a qualche icona turistica (la stessa Civita di Bagnoregio appunto, o il Duomo d’Orvieto o il Colosseo…) ma più attento alle peculiarità di un territorio unico nel suo genere, ricco di spunti letterari, pittorici e in generale artistici ancora da esplorare. Andrebbe altresì sfruttato anche il potenziale escursionistico visto che Celleno si trova immerso in un territorio intatto: dalla splendida campagna a prati, ulivi e ciliegi alle misteriose gole vulcaniche colme di cascate (come quella magnifica dell’Infernaccio) e siti etruschi da scoprire.

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Intanto ecco che indugiando in tali pensieri il sole sta scomparendo alle nostre spalle accecando il paesaggio con i bagliori del tramonto. Si cerca allora di immaginare la vita che fu tra queste misere ma vetuste pietre.

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L’ultimo tintinnio della bottega ottocentesca di un fabbro prima di chiudere, il grido di un bimbo e il rimprovero della mamma, le risate di qualche vecchio all’osteria. Ci ritroviamo avvolti dalla magica luce crepuscolare.

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Di blu, azzurro e viola si colorano i monti e i colli umbro-laziali e gli odori dei tufi e delle piante divengono più forti.

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Di fronte a tanta bellezza necessaria e ristoratrice, ci accorgiamo per l’ennesima volta di quanto siano preziosi, forse indispensabili, questi piccoli luoghi dimenticati.

APPUNTI DI VIAGGIO

Periodi migliori:

aprile per la fioritura dei ciliegi e novembre per i colori della campagna; ottimi momenti anche maggio, ottobre e dicembre.

Strutture consigliate:

Roccalvecce – Residenza d’epoca Castello Costaguti

Links:

www.lazionascosto.it

www.cittadelleciliege.it

discoverytuscia.blogspot.it


Piazzetta nel borgo medievale di Bolsena

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Uno scorcio della piazzetta “alta” del delizioso borgo medievale di Bolsena. La cittadina, distesa fin sulle rive dell’omonimo lago e nota per la figura di Santa Cristina, é un’apprezzata localitá di villeggiatura estiva, frequentata da un turismo internazionale. Bolsena fa parte del nostro itinerario “Borghi e paesaggi segreti della Tuscia, parte 2 “. Per saperne di più sui suoi misteri e leggende: “Lazio, i luoghi del mistero e dell’insolito”.


Ronciglione-Scorcio con il campanile della Provvidenza

Ronciglione-Chiesa di S. Maria della Provvidenza RCRLB

La suggestiva salita a Via Borgo di Sopra con lo slanciato campanile romanico della Chiesa di Santa Maria della Provvidenza a Ronciglione. Si tratta di uno degli scorci più caratteristici di questa pittoresca cittadina dei Monti Cimini, assai composita nella sua forma urbanistica per l’alternarsi di zone medievali e altre rinascimentali o barocche.


Voltone nel borgo di Pofi

Pofi-Scorcio RCRLB

Un suggestivo voltone nel centro storico di Pofi, a pochi chilometri da Frosinone: situato in un territorio interessato nel Pleistocene Medio da un intenso vulcanismo, il borgo sorprende soprattutto per la sua scura pietra lavica, inconsueta rispetto ai paesi ciociari, costruiti di norma col calcare massiccio; bellissimi anche i panorami sulle dolci colline d’intorno. La zona, ancora semi-sconosciuta malgrado sia attraversata dall’A1, offre altri pittoreschi borghi, a cominciare dalla vicina Arnara. 


Panorama da Casalattico

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In una delle zone più remote e misteriose del Lazio, nel versante sud-occidentale della Val di Comino, si trovano numerosi minuscoli borghi dall’aspetto antico ma purtroppo in via di deciso spopolamento. Uno di questi è Casalattico: nella foto si vede il bellissimo territorio che si estende verso il paese di Casalvieri, caratterizzato dal sinuoso corso del limpido Fiume Melfa.