Archivi tag: archeologia

Castello di Torre Astura

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Inserito in un vasto poligono militare, all’interno del Comune di Nettuno, il medievale Castello di Torre Astura (XII-XV sec.) con il suo pittoresco ponte forma uno degli angoli più magici del litorale laziale. Lasciato purtroppo da anni nel degrado senza una pur minima politica di tutela e valorizzazione – colpevoli tutti gli enti interessati al territorio, dal Ministero della Difesa al Comune di Nettuno – questo tratto di costa meriterebbe una seria politica di recupero e manutenzione al fine di svilupparvi un turismo ambientale che potrebbe andare ben oltre la stagione estiva, creando sviluppo locale “sano” e posti di lavoro. Il mare ancora piuttosto limpido, il castello sospeso nel mare come un isolotto, l’antistante villa settecentesca, le rovine di una villa romana appartenuta a Cicerone, le dune e la macchia mediterranea, la splendida pineta, il Fiume Astura: sono tutti valori naturalistici, storici, archeologici e paesaggistici che costituiscono un patrimonio straordinario per il Lazio e per l’Italia che non può continuare ad essere sprecato ed umiliato. 


La Valle del Vezza dal megalite

Valle del Vezza-Panorama presso il Secondo Sasso del Predicatore RCRLB

Il profilo della verdissima e selvaggia Valle del Vezza, cuore della Teverina Viterbese, da uno degli innumerevoli megaliti vulcanici lungo il percorso per i “Sassi dei Predicatori”. Qui per la precisione siamo nei pressi del cosiddetto “Secondo Sasso del Predicatore”: angoli di pura magia fra storia, mistero e natura.


Emissario Romano del Lago di Nemi

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L’imbocco dell’Emissario del Lago di Nemi, straordinaria opera idraulica-ingegneristica d’epoca romana (o addirittura anteriore). Il tunnel, che sbuca nella Conca Aricina (o Vallericcia), serviva per regolare il livello delle acque del bacino nemorense. I tre fori in alto costituivano un efficace sistema di filtraggio durante i momenti di piena. Ringraziamo i guardiaparco del Parco Regionale dei Castelli Romani per averci guidato nell’esplorazione di questo luogo suggestivo.


Veduta di Montecasoli di Bomarzo

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Una veduta dello spettacolare insediamento rupestre etrusco-romano di Montecasoli, cuore dell’omonima riserva naturale nei pressi di Bomarzo.


Rovine di Cencelle-Veduta da lontano

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Le suggestive rovine medievali di Cencelle spiccano fra i campi della Valle del Mignone, verdissimi e fioriti fra aprile e la prima metà di maggio, nella magnifica zona conosciuta come le “Terre della Farnesiana”, ai piedi dei Monti della Tolfa, in cui confluiscono i confini dei Comuni di Civitavecchia, Allumiere e Tarquinia. La struttura turrita “a corona” ricorda la toscana Monteriggioni ma in questo caso non si tratta di un borgo turistico e vivo bensì di una cosiddetta “città morta”, una delle tante che costellano l’entroterra del Lazio. Per maggiori informazioni si consiglia la lettura di “Le città perdute del Lazio” dell’amico Emanuele Zampetti.


Veduta di Ninfa

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La classica veduta delle rovine medievali di Ninfa dall’omonimo laghetto sorgivo, da cui emerge la torre “alla ghibellina” del Castello Caetani. I suggestivi ruderi – ribattezzati nell’Ottocento dal Gregorovius “la Pompei del Medioevo” – sono immersi in un meraviglioso giardino “all’inglese” considerato fra i più belli e curati al mondo. 


Panorama dalla Necropoli dell’Ara del Tufo presso Tuscania

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Un panorama dalla Necropoli dell’Ara del Tufo sulla Valle del Marta: sullo sfondo si intravedono le torri di San Pietro a Tuscania. Per approfondimenti sulla zona: “Lazio. I luoghi del mistero e dell’insolito”.


Monte Casoli di Bomarzo

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Una veduta del suggestivo insediamento rupestre preistorico ed etrusco di Monte Casoli di Bomarzo, a poca distanza dal celebre Parco dei Mostri.


Rocca Guidonesca di Rocchettine

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L’imponente Rocca Guidonesca spicca fra le rovine del villaggio di Rocchettine e sorveglia – assieme al sottostante borgo di Rocchette – il corso del Torrente Aia, affluente del Tevere. Siamo in un angolo solitario e segreto della Sabina Tiberina ove eremi, castelli e paesi arroccati si susseguono dando al paesaggio un aspetto romantico.


Il Tempio di Demetra presso Vetralla

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La piccola “cappella” del tempio etrusco-romano dedicato a Vei-Cerere (Demetra per gli antichi Greci), la Dea della terra, nello splendido querceto di Macchia delle Valli alle porte di Vetralla: il santuario si trova all’interno di una spaccatura di un grosso masso di peperino (forse utilizzato come cava in epoche successive) e fu abbandonato nel II secolo d. C. per cause tuttora sconosciute. Il luogo è avvolto da un’atmosfera magica ed arcana.


Cineto Romano e il “Pozzo senza fondo”

Pochi sanno che a Cineto Romano, piccolo borgo in Provincia di Roma, immerso nei boschi e contornato da verdi vallate e monti ameni al confine con l’Abruzzo, si trova un’attrattiva “turistica” del tutto singolare. Si tratta di un pozzo profondo oltre mezzo chilometro (!), e con un diametro di meno di tre metri, occupato solo negli ultimi 6 metri da uno specchio d’acqua freddissima. Affacciandosi all’orlo dell’abisso, si prova la terribile emozione di non vedere il fondo, ma solo una tetra oscurità. Noto come “Pozzo delle Morge” (o “Pozzo senza fondo”), costituisce lo scavo più profondo esistente in Italia: al confronto, il famoso cinquecentesco Pozzo di San Patrizio ad Orvieto, con i suoi 62 metri di profondità, appare assai modesto. Sui motivi e sulle tecniche della sua realizzazione non è mai stata fatta chiarezza. Si pensa che questa terrificante cavità sia stata creata dai Romani per contrastare i terremoti, secondo una credenza diffusa tra gli scienziati antichi (tra cui Plinio il Vecchio), e del resto ci troviamo in una zona altamente sismica degli Appennini. Alcuni studiosi sostengono, invece, che il pozzo fosse usato come pena capitale per delitti di particolare gravità, sebbene non abbiamo prove a riguardo. Ad ogni modo, la straordinaria opera è oggi vista come uno dei più alti esempi della ben note capacità ingegneristiche romane.

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Ma ben più fosca è stata, nel corso dei secoli, la reputazione di questo spaventevole baratro. Nel Medioevo si credeva, ad esempio, che il pozzo giungesse fino al centro della terra e fosse covo di mostruosi animali. Nello stesso tempo però, accanto a tali fantasie popolari, alcuni iniziarono a considerare l’origine del pozzo di Cineto da un punto di vista addirittura esoterico (per saperne di più cfr. “Lazio, i luoghi del mistero e dell’insolito). Di certo il Pozzo di Cineto rimane un sito che meriterebbe approfondimenti maggiori in campo accademico.


Castell’Araldo presso Marta

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Una veduta da lontano del complesso di Castell’Araldo, presso Marta, di cui rimangono pochi ruderi affiancati da una chiesetta. L’insediamento appartenne ai Cavalieri Templari, posto a controllo del traffico sulla strada di collegamento fra il Mar Tirreno e il Lago di Bolsena.


Rocca di San Leonardo a Borghetto

La Rocca di San Leonardo (o Castello di Andosilla), meglio conosciuta come “Castello di Borghetto”, sorge nei diretti pressi dell’omonima frazione del Comune di Civita Castellana. Nata nel Quattrocento come nucleo di attività artigianali, Borghetto, un paio di file di rustiche case a schiera in tufo, è una vecchia stazione di posta della Via Flaminia, a poca distanza dal Fiume Tevere, in una storica zona di transizione fra la Tuscia e la Sabina umbro-laziale, che anticamente segnava il confine fra le popolazioni dei Falisci e dei Sabini.

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A vederlo dalla SS Flaminia, provenendo da Roma, il Castello di Borghetto appare all’improvviso con grande effetto scenografico: dal caldo color bruno tufaceo e dallo stile architettonico difficilmente definibile a causa dei vari crolli, si tratta di un unicum nel panorama dei “castelli perduti” del Lazio. Anche la campagna circostante è ricca di spunti romantici, ed è caratterizzata dalla confluenza della Valle del Treja con la Valle Tiberina, e quindi dal contrasto fra aspetti di natura selvaggia e “capricciosa” e riposanti scenari agresti. Sembrano risuonare le parole di Goethe che nel suo “Viaggio in Italia” descrisse con accenti di meraviglia questi paesaggi così particolari.

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Di certo, i rumori provenienti dalle strade e la relativa vicinanza con l’area industriale di Civita Castellana tolgono parecchio della poesia che questo luogo dovette avere sino a non molti decenni fa: ma, non appena risalita la collina sulla quale si adagiano i resti del poderoso castello, l’atmosfera d’improvviso diviene pregna di magia e sospesa nel tempo. Circondati da rigogliosa vegetazione, e raggiungibili tramite uno scomodo seppur ben visibile sentierino nella macchia, i resti della rocca di San Leonardo si scoprono mano a mano ai nostri occhi.

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Si può giungere ad uno spiazzo che probabilmente era l’antica corte, dove si può ammirare dal basso l’imponenza della struttura principale, rimasta quasi intatta all’esterno: tutt’intorno si ammira una spessa cortina muraria, aperta da un arco a tutto sesto, anch’esso invaso dalle piante, che dà sulle case di Borghetto; si notano anche alcune grotte, di incerta origine. Il sito fu abitato del resto in epoche remotissime, sicuramente dai Falisci, ma non sono ancora stati condotti studi accurati in tal senso e le fonti sono davvero scarse, anche rispetto all’epoca medievale.

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Situato in posizione strategica, il nucleo primitivo del castello (plausibilmente una torre di vedetta) venne edificato nel XII-XIII secolo, quando appare menzionato un Burgus o Burghettus S. Leonardi, ad opera dei monaci cistercensi della non lontana Abbazia di Santa Maria di Falleri. Alla fine del Trecento il fortilizio (assieme all’abbazia) viene ceduto da papa Bonifacio IX all’Ospedale romano di Santo Spirito in Sassia, che lo avrebbe tenuto fino al 1538 quando sarebbe passato alla Camera Apostolica; successivamente, per volontà di papa Paolo III Farnese, entrava di diritto nel “famigliare” Ducato di Castro. Dopo la disfatta dei Farnese ed il ritorno del maniero per molti anni nel patrimonio di San Pietro, nel 1790 esso fu ceduto alla famiglia spagnola degli Andosilla. Poco dopo, tuttavia, nel 1798 esso finì incendiato e distrutto dalle truppe napoleoniche, momento che segnò il suo inesorabile abbandono. In origine svettava sul castello un’altissima torre di 43 metri, purtroppo crollata in una notte del 1950, che permetteva una vista straordinaria a 360°.

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Leggermente staccata e rialzata dal corpo di fabbrica militare vero e proprio, si innalza la modesta mole della Chiesa di San Leonardo (da cui il nome della rocca), frutto plausibilmente della ristrutturazione di un preesistente edificio cistercense: a navata unica, si offre alla vista in condizione ormai di rudere, col tetto crollato e con il semplice campaniletto a vela a far da residua “decorazione” assieme alle misere tracce di affreschi; dal prato al lato della chiesetta si gode una bella vista sulla rocca e sulla vallata, uno scorcio che al tramonto assume toni fantastici, mentre alle sue spalle una recinzione vieta il passaggio verso dei campi vastissimi.

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Tutto il complesso del Castello di Borghetto è infatti inserito in una grande tenuta agricola, la Fattoria Lucciano, ove fra l’altro si possono acquistare prodotti biologici. L’azienda permette di effettuare escursioni nella splendida tenuta e saltuariamente organizza visite al castello, per le quali sta approntando un sentiero turistico. Per il suo aspetto misterioso, il castello ha stimolato nei secoli leggende popolari, che lo vorrebbero custode di inestimabili tesori: si dice che sotto al fortilizio si dipanino lunghe gallerie, i cui accessi d’altro canto sono ancora visibili qua e là, considerate dagli studiosi come cimiteri paleocristiani (per maggiori informazioni: “I castelli perduti del Lazio”).

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Al di tutto, il complesso meriterebbe senza dubbio un’attenzione maggiore da parte delle istituzioni, nonché interventi volti a svilupparne le potenzialità turistiche. Senza dimenticare che la vegetazione ha ormai colonizzato quasi completamente l’edificio, mettendo a serio rischio l’integrità delle mura e rendendo oltre modo difficile la visita.

APPUNTI DI VIAGGIO

Periodi consigliati:
Tutte le stagioni tranne l’estate, allorquando la vegetazione diventa troppo invadente e il caldo può essere eccessivo.

Da visitare nei dintorni:
Calcata, Civita Castellana, Gallese, Via Amerina, Orte, Otricoli ed Ocriculum.

Links:
www.castellidelazio.com
www.comune.civitacastellana.vt.it
www.fattorialucciano.com


“Porta Sanguinaria” a Ferentino

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Aperta sulle poderose mura ciclopiche di Ferentino, nel cuore della Ciociaria, la famosa “Porta Sanguinaria” mostra chiaramente i segni delle sue diverse fasi storiche, dal IV secolo a. C. sino all’epoca medievale. L’origine del nome è tuttora incerta, ma si suppone derivi da alcuni episodi cruenti accaduti ai tempi delle antiche guerre fra la Lega Ernica e Roma, oppure dal fatto che probabilmente da qui transitavano i condannati a morte prima di essere giustiziati. Per sapere di più sulle leggende e i misteri di Ferentino: “Lazio, i luoghi del mistero e dell’insolito”.


Rupi del Pisco Montano a Terracina

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Le scenografiche rupi che sormontano l’abitato di Terracina, con le arcate del Tempio di Giove Anxur. Si innalza verso il cielo lo spettacolare “Pisco Montano”, enorme scoglio che fu tagliato in epoca romana per farvi transitare la Via Flacca. Terracina è città ricca di storia e misteri: per saperne di più, clicca qui.


La “città perduta” di Tuscolo e le sue romantiche vedute

Luogo pregno di storia, le rovine di Tusculum assieme all’ambiente in cui sono inserite formano uno dei paesaggi più “classici” del Lazio, già immortalato da alcune pitture fra XVIII e XIX secolo. I resti della cittá romana e alto-medievale si estendono sulla dorsale del Monte Tuscolo, una delle maggiori elevazioni prodotte dal Vulcano Laziale, posta praticamente a balcone su Roma e prodiga di tramonti spettacolari che giungono fino al mare, mentre verso l’interno si allarga la Valle del Vivaro con i suoi boschi, i suoi pascoli e le sue vigne del Frascati docg.

Colli Albani-Valle del Vivaro, paesaggio ai piedi di Tusculum RCRLB

Mte Tuscolo-Vigne 2 RCRLB

Mte Tuscolo-Vigne 1 RCRLB

L’insediamento urbano, di origini assai vetuste (età del ferro), venne sviluppato dai Latini (secondo la leggenda Tusculum venne fondata dal pronipote di Enea Latino Silvio) e deve il suo nome verosimilmente al Tuscus amnis, corso d’acqua importante per le popolazioni del Latium Vetus le cui sorgenti si trovavano su questa altura. Il termine “tuscus” sarebbe riferibile al fatto che il fiume lambiva due centri che erano caduti sotto l’influenza diretta dei Tarquini (e dunque degli Etruschi), ossia Gabii e Collatia, prima di confluire nell’Aniene; pare invece definitivamente tramontata l’ipotesi – per secoli rimasta in auge – di una fondazione etrusca. Ad ogni modo, Tusculum fece parte della Lega Latina, e con essa fu sconfitta dai Romani nella famosa battaglia del Lago Regillo del 496 a. C.. In epoca repubblicana ed imperiale Tusculum fu prediletta per costruirvi ville con giardini stupendi, ove illustri personaggi amavano vivere o soggiornare soprattutto in estate. Una città florida ed elegante, in cui lo stesso Cicerone fissó la sua dimora, che la tradizione individua in un rudere tuttora visibile.

Tusculum-Mausoleo RCRLB

Tusculum-Colline alle pendici del Mte Tuscolo 1 RCRLB

Tusculum-Campagna sull'altopiano 4 RCRLB

Nell’Alto Medioevo Tusculum, trasformatasi in cittadella fortificata, fu feudo della potente famiglia dei Conti di Tuscolo. Nel 1004 essa donò a San Nilo da Rossano un terreno su cui poi sarebbe sorta l’Abbazia di San Nilo a Grottaferrata. Nel 1167 i tuscolani tuttavia fecero un passo falso: ospitarono sul proprio territorio le truppe dell’imperatore Federico Barbarossa, le quali sconfissero le milizie del Comune di Roma. I romani allora ruppero i rapporti con Tusculum, che nel 1191 assediarono e rasero al suolo. Dell’antica, splendida città, ridotta ad una mera cava di materiali, rimase ben poco e presto la natura iniziò a reimpossessarsi del sito, che si trasformò in una vasta zona di boschi e pascoli (grosso modo il paesaggio “bucolico” che si può ancora osservare sul crinale del Monte Tuscolo). Ceduta da Roma al papa (e da quest’ultimo frazionata in favore di chiese e conventi della zona), su questa immensa tenuta in seguito si sarebbero sviluppati i borghi di Monte Porzio Catone, Monte Compatri, Frascati e Grottaferrata.

Tusculum-Campagna sull'altopiano 2 RCRLB

Tusculum-Campagna sull'altopiano 3 RCRLB

Oggi il fascino romantico di Tusculum consiste nell’aver mantenuto il connubio fra le antiche rovine, dalle quali spiccano un teatro romano e una magnifíca strada a basoli, e la tipica campagna laziale dei prati solcati dalle greggi e punteggiati da querce: il tutto contornato da piccole rupi e spuntoni rocciosi che aggiungono un particolare fascino allo scenario naturale. Il parco archeologico é assai frequentato per le passeggiate e dagli amanti di fotografia, lettura e pittura.

Tusculum-Rudere 1 RCRLB

Tusculum-Rudere 2 RCRLB

Gli scavi hanno messo in luce una porzione importante dell’abitato intorno al teatro e negli ultimi tempi hanno interessato anche il periodo medievale di Tuscolo (tratti di mura ed una chiesa), a lungo sottovalutato. Si auspica tuttavia che si giunga presto ad una sistemazione definitiva del sito rispettosa delle sue peculiarità ambientali, visto che da troppi anni l’area dei rinvenimenti maggiori – quella intorno al teatro – é chiusa da un’orribile recinzione industriale e che tanti altri interventi di dubbia utilità rischiano di rovinare la delicatissima armonia di un paesaggio “chiave” per il vedutismo laziale.

Tusculum-Rudere presso la cima del Mte Tuscolo RCRLB

La visita completa a Tusculum non può escludere la facile salita alla spianata sommitale del Monte Tuscolo (a 670 m. s. l. m., segnalata da una croce), che corrisponde all’antica acropoli. Da qui si scorgono altri ruderi di difficile identificazione (per lo più medioevali) ma é lo straordinario panorama a restare del massimo interesse.

Tusculum-Panorama dalla cima del Mte Tuscolo RCRLB

A nord e ad ovest si scorgono gli Appennini e le catene pre-appenniniche, mentre guardando a sud appaiono in primo piano il sinuoso profilo vulcanico dei Colli Albani (con le fitte foreste che dalle Faete scendono nella bella Valle del Vivaro), e, sullo sfondo, il mare che – assieme alla pianura – al tramonto sembra infiammarsi dando vita a visioni memorabili con in controluce il marcato profilo di colli ornati da pini e cipressi, seppur densamente edificati.

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Dall’altro lato appare non solo il centro storico di Roma sorvegliato dal Cupolone ma anche l’impressionante espansione urbanistica della cittá verso est, con il contrasto netto fra i boschi, le vigne e le ville che digradano sulla pianura letteralmente “macchiata” da fitte borgate di palazzoni, in una lotta purtroppo impari fra la campagna che resiste e la cementificazione senza senno.

Tusculum-Panorama sui Colli Albani RCRLB

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A maggior ragione perciò si impone una tutela rigorosa di questo luogo meraviglioso, che è una grande risorsa non soltanto turistica ma anche in termini di qualità della vita per i residenti, oltre che una finestra aperta sul nostro passato più prestigioso.

APPUNTI DI VIAGGIO

Periodi consigliati:
tutto l’anno, con particolare attenzione al tardo autunno e ai mesi di aprile-maggio per la bellezza della vegetazione.

Link:
http://www.tuscolo.org/Parco-archeologico.aspx


Loggia del Palazzo dei Cavalieri di Rodi a Roma

Roma-Palazzo dei Cavalieri di Rodi, loggia RCRLB

L’elegante loggia quattrocentesca del Palazzo dei Cavalieri di Rodi a Roma, e sullo sfondo la Torre delle Milizie. Suggestive sovrapposizioni medievali e rinascimentali nello scenario unico del Foro di Traiano.


Castel Cardinale, un maniero segreto fra Viterbo e Tuscania

L’immensa pianura ondulata che si estende fra Viterbo, Tuscania e Tarquinia si presenta disseminata di resti di fortilizi, che danno l’idea di come e quanto fosse presidiata militarmente durante tutto il Medioevo. Fra i tanti spicca Castel Cardinale, luogo noto agli agricoltori della zona anche con il nome di “Castello del Marchese”, poiché ricadente in una vecchia tenuta nobiliare, oggi divenuta una grande azienda zootecnica.

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Il castello si eleva a protezione di un piccolo fosso che corre quasi parallelo alla Strada Chirichea, la lunga sterrata che collega la Via Tuscanese e la Via Vetrallese sfiorando le rovine di Castel di Salce. La peculiarità di Castel Cardinale è tuttavia il fatto di non essere stato edificato sull’orlo di una rupe, come la maggior parte degli altri manieri della zona – quali ad esempio il vicino Castel d’Asso o il più distante Castello di San Giovenale -, bensì sulla sommità di una collinetta.

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Misteriose e solitarie, le rovine di Castel Cardinale, in blocchi di tufo bruno su base arenacea, colpiscono immediatamente il visitatore sensibile per la loro bellezza enigmatica, conferitagli sia dalla posizione insolita dell’incastellamento sia dalle pittoresche forme architettoniche e dalla particolare situazione ambientale: il colle ove esse si stagliano, coronato da alti pini, si mostra circondato da verdi prati a loro volta bordati dalla folta vegetazione che avvolge il corso d’acqua.

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L’assoluto silenzio del luogo, dolcemente spezzato dal gorgogliare del ruscello, aggiunge stupore in chi ammiri il rudere, ponendolo quasi fuori dal tempo. Tali caratteristiche rendono senza dubbio Castel Cardinale uno dei siti più curiosi, affascinanti fra quelli descritti nella nostra guida “I Castelli perduti del Lazio” (ove sono presenti le indicazioni su come arrivarci), la cui “segretezza” è oltre modo avvalorata dalle pressoché inesistenti fonti documentarie, che ci costringono a fare mere supposizioni sulla sua storia.

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L’altura ove sorge l’edificio, con le sue grotticelle, lascia pensare ad un sito di origine etrusca (o addirittura villanoviana), e del resto in tutta la campagna circostante si vedono cavità più o meno ampie, oggi utilizzate come ripostigli o fienili. Il toponimo “cardinale” potrebbe invece lasciar pensare alla sua appartenenza ad una famiglia con un esponente di rango, oppure a quell’Egidio Albornoz che tanto peso ebbe nelle vicende trecentesche di Tuscania. A parte i dubbi sul nome, quel che è molto probabile è che si tratti di un castrum longobardo di fondazione alto-medievale, rientrante nella rete di fortilizi di cui abbiamo parlato all’inizio.

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L’aspetto attuale del castello, a pianta irregolare con porzione semicircolare, sembra tuttavia il risultato di successivi rimaneggiamenti, che dal punto di vista architettonico lo accomunano a certe soluzioni di tipo tuscanese, databili fra il XII e il XIII secolo. All’interno, alti e massicci spezzoni di mura permettono di immaginare che vi fosse un possente e panoramico maschio centrale, mentre nulla rimane degli altri edifici.

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Meglio conservate le mura perimetrali, dalle quali spicca lo splendido torrione affianco alla porta d’accesso, che è l’elemento più caratteristico di Castel Cardinale. L’ampiezza dei volumi ricostruibili ipoteticamente osservando gli avanzi dei vani interni fa credere che il castello in un determinato periodo avesse anche una funzione residenziale. In ogni caso, Castel Cardinale fu abbandonato più o meno alla metà del Quattrocento, dopo essere stato legato alle vicende del Conte di Toscanella (l’odierna Tuscania) Angelo Broglio da Lavello, detto “Tartaglia”, spregiudicato condottiero di ventura che seppe ritagliarsi un’estesa signoria fra la Maremma ed il Tevere, giungendo a conquistare anche Tarquinia, Sutri ed Acquapendente: cadde allora sotto lo sguardo malevolo del papa e degli Sforza, da cui fu fatto arrestare e decapitare ad Aversa nell’ottobre del 1421.

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L’impatto visivo straordinario offerto dalla perfetta integrazione fra le antiche rovine ed il paesaggio agreste fa di Castel Cardinale un luogo non soltanto di profonda suggestione ma anche di enormi potenzialità turistiche: allo stato attuale, però, la mancanza totale di indicazioni stradali è il segno di una mancata volontà di valorizzare il monumento in tal senso; anzi, i folli progetti di eolico, fotovoltaico e biomasse che insistono nella zona (malgrado i danni già compiuti qui dalla speculazione energetica) lasciano supporre che una consapevolezza dell’importanza di questo paesaggio e dei siti archeologici ivi contenuti sia purtroppo ancora lontana nelle amministrazioni locali e soprattutto in quella regionale, che da alcuni anni rilascia autorizzazioni con una leggerezza a dir poco inquietante. Speriamo di non dover presto celebrare i vasti ed intatti orizzonti di Castel Cardinale come una cartolina dal passato.


La valle di Ferento in primavera

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Un gruppo di cavalli pascola indisturbato sull’altopiano ove sorgono del rovine di Ferento. In basso, una vallata di stupefacente bellezza: dopo il reportage d’autunno, siamo tornati all’inizio di aprile in questo luogo straordinario, alle porte di Viterbo, in cui si intrecciano in modo magnifico ruderi romani e paesaggio ancora intatto.


Le rovine di Cencelle ad aprile

La “città morta” di Cencelle giace su un solitario altopiano nella Bassa Valle del Mignone, in una delle zone più belle ed intatte dell’intero Lazio. Sorvegliata dai selvaggi Monti della Tolfa, appare al visitatore come un luogo malinconico e desolato, con i suoi mozziconi di torri che a raggiera spuntano dal perimetro dell’abitato, facendola idealmente assomigliare alla toscana Monteriggioni. Come in quest’ultimo caso, infatti, si tratta di un esempio eloquente di “terra murata” i cui ruderi, nelle loro forme architettoniche, sono rimasti immutati dall’inizio del XV secolo, epoca del suo definitivo abbandono in favore della più comoda e fiorente Civitas Vetulas (l’odierna Civitavecchia). Qui di seguito alcune immagini che testimoniano lo splendore paesaggistico del sito, incorniciato dallo struggente scenario della Maremma Laziale che fra aprile e maggio esprime il suo meglio. Ricordiamo che Cencelle fa parte del nostro itinerario “Borghi e paesaggi segreti della Tuscia, parte 1”.

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Valle del Mignone-Campagna ai piedi di Cencelle 1 RCRLB

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Cencelle-Paesaggio verso la Farnesiana RCRLB

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