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Tramonto romantico da Poggio Nibbio

Mti Cimini-Tramonto verso il Lago di Bolsena 1 RCRLB.JPG

Ancora un’immagine da questa altura ancora poco conosciuta, che regala atmosfere, scorci e panorami di straordinaria bellezza. Ecco un romantico tramonto autunnale verso il Lago di Bolsena, alle cui spalle si erge il Monte Amiata e altre elevazioni toscane. Poggio Nibbio e i Monti Cimini: davvero uno scrigno da esplorare con attenzione. 

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Monti Cimini-Panorama da Poggio Nibbio

Mti Cimini-Poggio Nibbio, paesaggio 1 RCRLB.JPG

L’altura di Poggio Nibbio (896 m. s. l. m.) è uno dei pochi spazi aperti dei Monti Cimini: caratterizzato da castagni e querce secolari e da estesi prati ricchi di fioriture, offre un magnifico panorama sul Vulcano Cimino e i suoi colli avventizi, nonché su un’ampia parte della Tuscia fino ai primi rilievi toscani. 


Bagnaia-Villa Lante

Bagnaia-Villa Lante, paesaggio 1 RCRLB.JPG

Il proverbiale scorcio panoramico di Villa Lante della Rovere, presso Viterbo. Voluta dal cardinale Gambara alla metà del XVI secolo, ed attribuita al Vignola, è una delle più riuscite espressioni di giardino all’italiana e di villa manierista, ricca di fontane e giochi d’acqua, sculture ed architetture che dialogano in modo perfetto con il paesaggio silvestre dei Monti Cimini. Un piccolo capolavoro di armonia e raffinatezza che non smette di stupire.


Ronciglione-Campanile romanico di Sant’Andrea

Ronciglione-Chiesa di S. Andrea, campanile 1 RCRLB.JPG

Il suggestivo campanile romanico della Chiesa di Sant’Andrea (XII sec.) a Ronciglione, bella cittadina alle pendici dei Monti Cimini.


La Valle del Vezza dal megalite

Valle del Vezza-Panorama presso il Secondo Sasso del Predicatore RCRLB

Il profilo della verdissima e selvaggia Valle del Vezza, cuore della Teverina Viterbese, da uno degli innumerevoli megaliti vulcanici lungo il percorso per i “Sassi dei Predicatori”. Qui per la precisione siamo nei pressi del cosiddetto “Secondo Sasso del Predicatore”: angoli di pura magia fra storia, mistero e natura.


Nella Selva Cimina a novembre

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Torniamo anche quest’anno, a novembre, nell’incantevole faggeta del Monte Cimino, presso Soriano, per godere il foliage in uno dei boschi più belli d’Italia, apice dell’antica Selva Cimina che tanto incuteva timore ai legionari romani. Anche se i colori non sono quelli del 2015, lo spettacolo e soprattutto l’atmosfera misteriosa rimangono notevoli.


Masso erratico nella faggeta del Cimino

Mti Cimini-Mte Cimino, masso erratico 1 RCRLB

Uno degli innumerevoli massi erratici che punteggiano la magnifica faggeta secolare del Monte Cimino: si tratta di enormi pietre laviche, dalle forme più strane e bizzarre, che spesso raggiungono altezze e dimensioni considerevoli come nella foto. Si formarono a seguito delle terribili eruzioni del Vulcano Cimino, ormai estinto da millenni: curiosità e leggende di questo luogo straordinario sono descritte nella nostra guida “Lazio: i luoghi del mistero e dell’insolito”.


Ronciglione-Scorcio con il campanile della Provvidenza

Ronciglione-Chiesa di S. Maria della Provvidenza RCRLB

La suggestiva salita a Via Borgo di Sopra con lo slanciato campanile romanico della Chiesa di Santa Maria della Provvidenza a Ronciglione. Si tratta di uno degli scorci più caratteristici di questa pittoresca cittadina dei Monti Cimini, assai composita nella sua forma urbanistica per l’alternarsi di zone medievali e altre rinascimentali o barocche.


Veduta dell’antico Vulcano Cimino

Mti Cimini-Veduta presso Corviano 3 RCRLB

Il bel profilo vulcanico dei Monti Cimini visto dalla campagna nei pressi dell’area archeologica di Corviano, in questo romantico periodo di transizione fra l’inverno e la primavera.


Ferento: architettura e paesaggio

Ecco una “sintesi” fotografica di Ferento, gioiello archeologico alle porte di Viterbo, immerso in una campagna di straordinaria bellezza: le rovine, risalenti per lo più all’epoca romana, si fondono mirabilmente con il paesaggio circostante dando forma ad uno degli scenari più caratteristici e rappresentativi del Lazio, che ricorda da vicino i dipinti del Grand Tour sette-ottocentesco. Potremmo dilungarci molto sulla descrizione di Ferento, ma in questi casi le immagini valgono più di mille parole.

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Ferento-Campagna panorama presso le rovine RCRLB

Ferento-Panorama 1 RCRLB

Ferento-Panorama 3 RCRLB

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Ferento-Scorcio 2 RCRLB

Ferento-Teatro romano 2 RCRLB

Ferento-Teatro romano 3 RCRLB

Ferento-Scorcio 4 RCRLB

Link utili:

Video di Mauro Sciambi “Ferento e le sue bellezze”


Castagneto a novembre sui Monti Cimini

Monti Cimini-Castagneto presso Poggio Nibbio

Lo splendore dei castagneti dei Monti Cimini a novembre: nella foto ci troviamo nella località Poggio Nibbio, in una zona che offre panorami mozzafiato. Tutta l’area dei Cimini è caratterizzata da suggestioni romantiche e luoghi misteriosi: per saperne di più si faccia riferimento alla nostra guida “Lazio, i luoghi del mistero e dell’insolito”.


Ode a novembre sui Monti Cimini

Mti Cimini-Castagneto presso Pgio Nibbio RCRLB

Novembre è la metafora della vita: tanto bella quanto fugace; tanto preziosa che non bisogna perder tempo nel coglierne l’essenza. Così a novembre la natura regala spettacoli emozionanti e gratuiti di cui tutti possiamo godere ma le giornate sono cortissime e spesso, per chi come me ama camminare e fotografare, si fa una corsa contro il tempo. Novembre è mese per spiriti forti e puri, impavidi nel volersi emozionare nel profondo. E’ il momento più romantico dell’anno. Non è bucolico, radioso e gioioso come la primavera. E’ una bellezza malinconica, e rapida nel morire. Non tutti possono capirlo o amarlo. I superficiali lo odiano addirittura. Novembre è mese scomodo, è come la verità che si vuol negare: la pura bellezza nell’innocenza strugge soltanto chi sa vederla. Ed inesorabile fugge via. Carpe diem.

LB


Panorama al tramonto sul Lago di Vico

Lago di Vico-Panorama 6 RCRLB

In questi giorni i Monti Cimini regalano un magnifico spettacolo di “foliage”: particolarmente bella è la zona del Lago di Vico, con la sua faggeta depressa e i suoi castagneti. Questo è uno scorcio dallo straordinario ed ormai classico punto panoramico della pedana per parapendio, nei pressi di San Martino al Cimino.


Autunno nei boschi del Monte Cimino

Qui di seguito alcune immagini di come si presenta fra ottobre e novembre la Faggeta del Monte Cimino (che ospita per la verità anche altre specie arboree, in primis castagni): uno spettacolo magnifico da non perdere assolutamente.

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Mti Cimini-Mte Cimino 11 RCRLB

Mti Cimini-Mte Cimino, massi vuclanici 1 RCRLB

Mti Cimini-Mte Cimino, panchina 1 RCRLB

Mti Cimini-Mte Cimino, foglie di castagno 1 RCRLB

Mti Cimini-Mte Cimino, foglie miste 1 RCRLB

Mti Cimini-Mte Cimino, torre della cima 1 RCRLB

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Mti Cimini-Mte Cimino 18 RCRLB


Faggeta simbruina presso Fonte Moscosa

Faggeta presso Fonte Moscosa

Le faggete dei Monti Simbruini, nell’Alta Valle dell’Aniene, possiedono un grande fascino. Fitte e maestose, costituiscono, assieme a quelle dei contigui Ernici, una delle aree di faggio più estese d’Europa. In autunno si può ammirare il magnifico foliage delle foreste dei Simbruini, arricchito anche dalla presenza di aceri e carpini.


Il Lazio, la “terra dei laghi”

Il Lazio non è certo conosciuto come una “terra di laghi”. Ciò rappresenta un vero e proprio paradosso in quanto la grande varietà e quantità di specchi d’acqua presenti in questo territorio le fa tenere un primato nazionale: si spazia dai laghi costieri a quelli vulcanici, dai bacini artificiali ai laghi glaciali, da quelli sorgivi e carsici a quelli palustri e residuali. Ogni lago è circondato da un paesaggio a sé, dalle caratteristiche ben precise che meritano di essere preservate, conosciute ed apprezzate, in quanto, al di là del fattore-acqua in sé, si tratta di ambienti tanto belli quanto delicati, ricchi non solo dal punto di vista della flora e della fauna ma anche sotto l’aspetto storico, culturale, agricolo.

Il Lago Albano, uno dei più famosi del Lazio

Il Lago Albano, uno dei più famosi del Lazio

Nei pressi o direttamente sulle sponde di questi laghi si trovano infatti coltivazioni di tipo tradizionale nonché borghi e siti archeologici, a testimoniare naturalmente che gli insediamenti vicini alle risorse idriche si perdono nella memoria dei tempi. E non può essere un caso se la civiltà di Roma (ma anche quella etrusca) nacque proprio in una terra così colma di riserve d’acqua, sia fluviali che lacustri.

Il Lago di Bolsena con l'Isola Bisentina

Il Lago di Bolsena con l’Isola Bisentina

Anche intorno ai laghi artificiali – che oggi offrono scenari inediti e favolistici -, sorti da quelli che un tempo furono dei fiumi, troviamo i segni di una storia vetusta.

Lago del Turano, panorama da Antuni

Lago del Turano, panorama da Antuni

Iniziamo proprio dai bacini realizzati a scopo idroelettrico. Da ovunque si provenga, i laghi del Salto e del Turano, nel Reatino, offrono delle vedute inconsuete ed inaspettate che si lasciano scoprire man mano che le sinuose strade si fanno largo fra boschi fittissimi e scorci rocciosi. Abitati che ci raccontano degli incastellamenti alto-medievali per poi aprirsi in queste grandi distese d’acqua che con le loro continue ramificazioni rimandano ai fiordi del Nord-Europa, mentre i castelli e le rocche in rovina che ogni tanto fanno la loro comparsa ricordano certi paesaggi scozzesi.

Castel di Tora-Panorama verso Antuni

Castel di Tora, panorama sul Lago del Turano ed Antuni

Lago del Turano-Paesaggio

Il Lago del Turano visto da Colle di Tora

Lago del Salto-Diga della centrale idroelettrica

Lago del Salto, diga della centrale idroelettrica

Lago del Salto-Panorama dalla diga

Lago del Salto, panorama crepuscolare dalla diga

Rocca Vittiana-Panorama sul Lago del Salto

Panorama sul Lago del Salto da Rocca Vittiana

Poggio Poponesco-Panorama sulla Valle del Salto

La Valle del Salto dalla Rocca di Poggio Poponesco

L’ultimo della “famiglia”, fra quelli reatini, lo Scandarello, emerge nella più distesa conca di Amatrice e dona una vista assai suggestiva della catena della Laga. Pochi chilometri a nord di Roma, in una delle prime riserve naturali del Lazio, si allarga il bacino di Nazzano, considerato come un “lago”, ma che è in realtà un’ampia ansa del Tevere sbarrata da una diga. Scendendo poi verso sud, in Ciociaria, nella grande piana del Liri, troviamo il Lago di San Giovanni Incarico, circondato da fertili campi coltivati. Al confine col Molise inoltre il Lago di Cardito si apre fra montagne maestose.

Lago di Scandarello-Veduta dalla Salaria

Veduta del Lago di Scandarello dalla Via Salaria

Lago di Nazzano

Lago di Nazzano

Passando ai laghi carsici, essi si presentano nelle più diverse forme e dimensioni, a seconda dell’altitudine e della morfologia del territorio. Il più esteso è senza dubbio il Lago di Canterno, a poca distanza da Fiuggi, pittoresco per l’effetto dato dai Monti Ernici che, soprattutto al tramonto, vi si specchiano con le loro alte cime rosate e coperte di neve d’inverno.

Lago di Canterno-Scorcio dalla rive

Il Lago di Canterno con la Rotonaria

Il Lago di Canterno è anche noto per il fatto di cambiare sensibilmente forma e grandezza nel corso degli anni, ciò che lo fa definire come un “lago fantasma”.

Lago di Canterno

Lago di Canterno

Lago di Canterno

Lago di Canterno

Lago di Canterno-Scorcio

Pescatore sul Lago di Canterno

Lago di Canterno visto da Trivigliano

Lago di Canterno visto da Trivigliano

Più defilati ma ancor più affascinanti i laghetti che punteggiano i grandi altopiani del Cicolano, a monte del già citato Lago del Salto: ossia i laghi di Rascino, Petrella, Aquilente, Cornino che formano uno dei complessi ambientali più straordinari del Lazio. Non lontano, lo sperduto Lago della Duchessa, amatissimo dagli escursionisti, costituisce un unicum nella regione: forse residuo di un remoto ghiacciaio, sorge in una spettacolare conca rocciosa dall’aspetto ostico e selvaggio dove è facile avvistare grifoni in volo.

Lago di Rascino

Lago di Rascino

Lago di Rascino-Masseria

Antico casale nei pressi del Lago di Rascino

Lago della Duchessa-Grifone in volo

Grifone in volo sul Lago della Duchessa

Ancora nel Reatino troviamo altri tesori naturalistici. La boscosa Val Velina è punteggiata da numerosi bacini di piccole dimensioni: i più importanti sono il Lago di Cotilia, caratterizzato da acque solfuree (c’è una stazione termale), e quello di Paterno, che occupa una dolina ed è impreziosito dai ruderi di una villa romana.

Lago di Paterno

Lago di Paterno

Sorgenti di Cotilia

Sorgenti di Cotilia

Più a nord, al confine con la Provincia di Perugia, fra i Sibillini e la Laga, troviamo infine i Pantani di Accumoli, piccoli specchi d’acqua che impreziosicono immense praterie. Fra i Monti Ausoni e il Mar Tirreno, in Provincia di Latina, solo di sfuggita dalla Via Flacca si nota il Lago di San Puoto, legato ad una leggenda di una città perduta sommersa. In un contesto completamente diverso, nel cuore dei verdi Monti Lucretili, i due graziosi Lagustelli di Percile (Fraturno e Marraone), sono meta di rilassanti gite. Camminando invece sulle cime carsiche dell’anti-Appennino e del pre-Appennino (in particolare sui Monti Lepini) è facile imbattersi nei tanti volubri che nonostante le modeste dimensioni costituiscono degli habitat ricchissimi per rettili, anfibi e insetti rari.

Campo di Segni

Laghetto sul Campo di Segni

Quasi sempre di natura sostanzialmente carsica, i laghi sorgivi sono sicuramente una delle più belle sorprese del Lazio. Molto differenti fra loro, confermano la straordinaria ricchezza d’acqua della regione. Si passa dall’ameno Lago di Giulianello, risorgenza vulcanica ai piedi dei Colli Albani, alle magnifiche sorgenti di Ninfa e Posta Fibreno: sul primo si adagiano le famose rovine di una città medievale, formando un quadro di romantica bellezza; il secondo è celebre fin dall’antichità per un’isola galleggiante citata da Cicerone (la “rota”) ed oggi è particolarmente apprezzato per le acque incredibilmente limpide e per l’atmosfera di grande relax; è navigato da un tipo di semplice imbarcazione detta “naue”. Indimenticabile il panorama dall’omonimo paese di Posta Fibreno.

Lago di Giulianello

Lago di Giulianello

Laghetto di Ninfa con il Castello Caetani

Laghetto di Ninfa con il Castello Caetani

Lago di Posta Fibreno-Veduta da Posta Fibreno

Il Lago di Posta Fibreno visto dall’omonimo paese

Lago di Posta Fibreno-Isola galleggiante

L’Isola galleggiante sul Lago di Posta Fibreno

Lago di Posta Fibreno-Naue al crepuscolo

Lago di Posta Fibreno, una “naue” al crepuscolo

Riflessi al tramonto sul Lago di Posta Fibreno

Riflessi al tramonto sul Lago di Posta Fibreno

Limpidezza delle acque del Fibreno

Limpidezza delle acque del Fibreno

Lago di Posta Fibreno, vegetazione ripariale

Lago di Posta Fibreno, vegetazione ripariale

La Conca di Rieti, oltre ad offrire un paesaggio rurale fra i più intatti della regione, è sempre stata generosa d’acqua in quanto attraversata dal Fiume Velino, rifornito da imponenti sorgenti. Fino a non molti decenni fa la piana era soggetta ad alluvioni finché gli ultimi interventi in epoca fascista non conclusero una lunga serie di opere di bonifica iniziate peraltro con decisione sin dagli antichi Romani, che prosciugarono il Lacus Velinus, dando vita, com’è noto, alla celebre Cascata delle Marmore. Residui di questo antico bacino sono i tre laghi palustri di Ventina, Lungo e Ripasottile, che oggi è possibile visitare facilmente grazie ad una rete di sentieri naturalistici e piste ciclabili.

Lago di Ripasottile

Lago di Ripasottile

Lago di Ventina

Lago di Ventina

Lago di Ventina-Ninfee

Lago di Ventina, ninfee

Laghi Lungo e Ripasottile da Rivodutri

Laghi Lungo e Ripasottile da Rivodutri

Tornando al Basso Lazio, possiamo ammirare una lunga serie di laghi costieri: più a nord troviamo quelli compresi nel Parco Nazionale del Circeo (di Fogliano, dei Monaci, di Caprolace, di Paola) che offrono vedute immagini senza tempo con paludi, bovini al pascolo e scorci mozzafiato sui Monti Lepini, sulle splendide dune e sul promontorio del Circeo. Nel loro entroterra numerosi altri specchi d’acqua potrebbero essere annoverati come i residui delle Paludi Pontine ma finora purtroppo quasi mai sono stati resi noti ed accessibili (Laghetto Granieri, Laghi del Vescovo, laghi di Mazzocchio e San Carlo, ecc…). Spostandoci nel Sud Pontino, il frastagliato Lago di Fondi è il fulcro di una vasta produzione ortofrutticola e da qualche anno è divenuto un’area protetta. Ancora più a mezzogiorno, verso Sperlonga (e dirimpetto al già citato Lago di San Puoto), è il semisconosciuto Lago Lungo da cui si ha una vista insolita e stupenda del Circeo che da qui appare come un’isola.

Lago di Fondi

Lago di Fondi

Il Lago di Paola con lo sfondo del Circeo

Il Lago di Paola con lo sfondo del Circeo

Il Lago di Paola visto dal Circeo

Il Lago di Paola visto dal Circeo

Infine i laghi vulcanici, la vera peculiarità del Lazio, che detiene in questo caso un primato addirittura europeo. Sono quattro i complessi vulcanici nella regione: Laziale, Sabatino, Cimino-Vicano, Volsino, ognuno dei quali ha dato luogo ad un certo numero di laghi.

Lago Albano, veduta da Via dei Laghi

Il Lago Albano dalla Via dei Laghi, scorcio celebre nei dipinti del Grand Tour

Lago Albano-Tramonto

Tramonto sul Lago Albano

Lago di Nemi-Scorcio presso Nemi

Un altro scorcio più volte rappresentato nei dipinti: il Lago di Nemi dalla passeggiata verso Genzano

Lago di Nemi, tramonto su Genzano

Lago di Nemi, tramonto su Genzano

Lago di Nemi, scorcio delle rive da Nemi

Lago di Nemi, scorcio delle rive da Nemi

Lago di Nemi, veduta da Genzano

Lago di Nemi, veduta da Genzano

Mentre i laghi dei Colli Albani, cioè quelli di Castel Gandolfo e Nemi, presentano un paesaggio per lo più boscoso e in alcuni punti aspro, la maggior parte dei laghi dell’Alto Lazio mostrano invece un territorio caratterizzato anche da ampie e dolci colline coltivate o lasciate al pascolo: è il caso dei laghi di Bolsena e Bracciano e dei più piccoli, ma incantevoli, bacini di Martignano, Monterosi, Mezzano. Costituisce una sorta di “via di mezzo” fra le due tipologie citate lo splendido Lago di Vico, nel cuore dei Monti Cimini, protagonista di vaste coltivazioni di nocciole.

Alba sul Lago di Bolsena

Alba sul Lago di Bolsena

Lago di Bolsena, tramonto dal lungolago di Marta

Lago di Bolsena, tramonto dal lungolago di Marta

Lago di Bolsena, tramonto dal lungolago di Bolsena

Lago di Bolsena, tramonto dal lungolago di Bolsena

Lago di Bolsena, crepuscolo presso Marta

Lago di Bolsena, crepuscolo presso Marta

Lago di Bolsena-Scorcio con rete

Rete di pescatori a Bolsena

Lago di Bolsena-Pescatore in partenza RCRLB

Pescatore in partenza

Lago di Bolsena, gabbiano in acqua a Marta

Lago di Bolsena, gabbiano in acqua a Marta

Lago di Bolsena-Tramonto sull'Isola Bisentina

Lago di Bolsena, tramonto verso l’Isola Bisentina

Lago di Bolsena, veduta da Montefiascone

Lago di Bolsena, veduta da Montefiascone

I laghi vulcanici del Lazio sono quelli che più sono stati interessati da un’antica civilizzazione: resti latini, romani ed etruschi ne fanno un patrimonio archeologico immenso. Nel corso del Rinascimento, queste zone videro il proliferare di ville, giardini e residenze nobiliari.

Lago di Vico

Lago di Vico

Lago di Vico

Lago di Vico

Lago di Vico-Veduta

Il Lago di Vico visto dalla pedana per il parapendio nei pressi di San Martino al Cimino

Celebri sono le ville dei Castelli Romani, soprattutto intorno a Frascati; non meno fulgida, ed oggetto di rinnovato interesse, l’epoca delle signorie dei Farnese, degli Orsini e dei Lante-Della Rovere che hanno lasciato eccezionali testimonianze artistiche intorno ai laghi di Bracciano, Vico e Bolsena.

Lago di Bracciano

Lago di Bracciano

Lago di Bracciano, tramonto presso Anguillara

Lago di Bracciano, tramonto presso Anguillara

Lago di Bracciano, scorcio da Trevignano

Lago di Bracciano, scorcio da Trevignano

Un’ultima chicca sono i “laghi di confine”, vera curiosità per gli appassionati di geografia. Parliamo sostanzialmente di due laghi principali: il Lago di Alviano e Lago di San Casciano de’ Bagni, entrambi artificiali, “in condominio” rispettivamente con l’Umbria (Provincia di Terni) e con la Toscana (Provincia di Siena). Si tratta di luoghi meravigliosi per il dolcissimo paesaggio collinare: rientrano nella regione Lazio rispettivamente le loro rive occidentali e meridionali.

Lago di Alviano-Scorcio

Lago di Alviano

Lago di Alviano

Lago di Alviano

Lago di Alviano

Lago di Alviano

Lago di San Casciano de' Bagni

Lago di San Casciano de’ Bagni

Concludiamo così questo viaggio attraverso i laghi del Lazio, con la speranza di aver fatto conoscere meglio quest’infinita ricchezza ambientale e culturale di cui si parla ancora poco. Per approfondimenti sui misteri, le tradizioni, le leggende che avvolgono i laghi del Lazio si rimanda alle nostre guide “Lazio. I luoghi del mistero e dell’insolito” e “I Castelli perduti del Lazio e i loro segreti”.


Il Centro Moutan: un paradiso di peonie alle porte di Vitorchiano

Ai piedi dei verdi Monti Cimini sorge uno dei giardini più sorprendenti del Lazio. Si tratta del Centro Moutan, situato nell’immediata periferia di Vitorchiano, in località Pallone, un po’ nascosto dall’anonima edilizia moderna. La particolarità del luogo è l’essere la più vasta collezione al mondo di peonie cinesi (15 ettari), qui coltivate con estrema dedizione per il bello. Non un semplice vivaio monotematico, quindi, ma una vera e propria “scenografia floreale” che dialoga in modo raffinato con la natura circostante.

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Vitorchiano-Centro Moutan, scorcio con Mti Cimini RCRLB

Centro Moutan-Peona 4 RCRLB

Centro Moutan-Peonia 1 RCRLB

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Centro Moutan-Peonia 9 RCRLB

Alle peonie si aggiungono le siepi di iris e i pergolati di glicine, fra cui si snoda il sentiero di visita, estremamente piacevole e curato in ogni dettaglio. Ci si trova così a passeggiare in un ambiente “paradisiaco”, dove profumi inebrianti e colori struggenti si addensano e si compenetrano in modo straordinario per la felicità dei sensi e dell’anima.

Centro Moutan-Pergolato di glicini RCRLB

Centro Moutan-Peonie 1 RCRLB

Centro Moutan-Peonie 2 RCRLB

Centro Moutan-Peonie 4 RCRLB

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Centro Moutan-Peonie 6 RCRLB

Alcuni deliziosi casali ricoperti da rampicanti offrono riposo e ristoro: il tutto in quello stile vagamente “british” che unisce eleganza e rusticità e che dopo aver attecchito in Toscana si sta diffondendo anche nella Tuscia.

Vitorchiano-Centro Moutan 2 RCRLB

Centro Moutan-Finestra con rampicante RCRLB

Il Centro Moutan è raggiungibile con dieci minuti d’automobile da Viterbo. Il periodo migliore per godere questo spettacolo è quello a cavallo fra aprile e maggio, quando le fioriture raggiungono la massima intensità. Si può completare ovviamente la gita con una capatina al suggestivo borgo medievale di Vitorchiano, inserito fra l’altro nel nostro itinerario “Borghi e paesaggi segreti della Tuscia, parte 2: da Viterbo a Sermugnano”.

Vitorchiano-Piazza 1 RCRLB

Vitorchiano-Panorama 3 RCRLB

D’altronde la primavera è il momento perfetto per un soggiorno più o meno lungo nella Teverina Viterbese: costituiscono motivi di forte richiamo i colori della campagna, il clima mite, le giornate più lunghe, i numerosi eventi nei paesi e nella vicina Viterbo (in primis “San Pellegrino in fiore”), le escursioni guidate organizzate ogni fine settimana fra siti archeologici e splendori paesaggistici.


Sasso del Predicatore

Valle del Vezza-Primo Sasso del Predicatore

Uno dei “Sassi del Predicatore” che giacciono solitari nella misteriosa Valle del Vezza, ribattezzata la “valle dei megaliti”. Siamo fra Bomarzo e Vitorchiano, ove in un territorio ancora intatto si mescolano in modo straordinario natura selvaggia e testimonianze archeologiche d’epoca antica e medievale. Rilevante la presenza di sepolcreti romani con iscrizioni latine nonché di are etrusche probabilmente adibite all’osservazione degli astri, come quella ritratta nella foto. Una zona unica nel suo genere (collegata idealmente sia alla Piramide di Bomarzo sia al Sacro Bosco) che meriterebbe di essere conosciuta e valorizzata di più.


Borghi e paesaggi “segreti” della Tuscia (parte 2: da Viterbo a Sermugnano)

Siamo giunti alla seconda parte del nostro viaggio alla scoperta dei borghi più sconosciuti dell’Etruria laziale (come sempre, per distinguerli da quelli già “turistici”, li evidenzieremo in grassetto). Dopo l’esplorazione della Maremma tolfetana e della Valle del Mignone (vedi “Parte 1: da Roma alla Farnesiana”) eravamo arrivati al capoluogo della Tuscia, Viterbo. Il nostro itinerario si svolgerà stavolta nella sub-regione denominata “Teverina”: prima di partire, però, un passo indietro nelle foreste dei Monti Cimini ci consente di visitare un’autentica perla: San Martino al Cimino, borgo d’impianto prettamente cinquecentesco, con caratteristiche case a schiera, dominato da un’imponente abbazia gotico-cistercense: fu feudo di Donna Olimpia Maidalchini, controverso personaggio di spicco della Roma papalina del XVII secolo.

Abbazia di S. Martino al Cimino

Ridiscesi a Viterbo ci dirigiamo in direzione di Vitorchiano, nel cui centro storico medievale possono essere rintracciati, seppure in scala minore, tutti gli elementi propri del severo stile architettonico dei duecenteschi quartieri viterbesi di San Pellegrino e Piano Scarano. Segnaliamo Vitorchiano fra i nostri “borghi segreti” sebbene negli ultimi anni stia accrescendo il numero di visitatori, anche grazie al vicino Centro Moutan, con il suo famoso giardino di peonie.

Vitorchiano-Palazzo rinascimentale 14 MINLB

A Vitorchiano sorprende inoltre la presenza di un Moai in peperino (situato sullo slargo-belvedere in direzione di Grotte di Santo Stefano, dove peraltro è splendido il colpo d’occhio sulla cittadina), l’unica di queste mitiche sculture al di fuori dell’Isola di Pasqua (per saperne di più, si faccia riferimento alla nostra guida “Lazio. I luoghi del mistero e dell’insolito”).

Vitorchiano-Veduta

Da qui l’itinerario si suddivide in due percorsi divergenti: uno prosegue a nord per Grotte di Santo Stefano ed è quello che seguiremo dopo; ora invece percorriamo l’altro, breve ma intenso, che ci svelerà diverse sorprese. Da Vitorchiano, imbocchiamo la superstrada Viterbo-Orte in direzione di quest’ultima: il paesaggio è contrassegnato dalla tormentata silhouette dei Monti Cimini, di cui si scorgono perfettamente le forme vulcaniche, che troneggiano su praterie lievemente ondulate.

Teverina-Campagna fra Bomarzo e Vitorchiano MINLB

Si esce a Bomarzo e, dopo un querceto, si attraversa in tutta la sua lunghezza l’abitato, la cui suggestiva parte antica (il medievale “borgo di dentro”) sovrasta la strada col suo aspetto pittoresco.

Bomarzo-Querceto 1 MINLB

Bomarzo-Veduta 8 MINLB

Il nome del paese è noto per lo straordinario Parco dei Mostri, o “Sacro Bosco”, che merita da solo il viaggio, ma anche le testimonianze archeologiche nei diretti dintorni (il sito rupestre di Montecasoli e i “sassi dei predicatori”, l’incredibile “piramide etrusca” e i ruderi di Santa Cecilia, ecc..) sono di grande rilievo e ricche di fascino e mistero.

Bomarzo-Sacro Bosco, Tempietto 1 MINLB

Si scende poi nella Valle del Tevere, ove sulla destra compare il grazioso paese di Mugnano, disteso su una rupe tufacea e circondato da fertili campi, e che ospita il bel Palazzo Orsini. Di fronte è Attigliano che fa da porta d’ingresso all’Umbria.

Mugnano-Scorcio al tramonto MINLB

Mugnano in Teverina-Veduta

Tornati sulla superstrada, si continua per Orte uscendo presto a Chia, minuscolo borgo semidiruto e in via di restauro, affacciato sulla selvaggia Valle del Fosso Castello con lo sfondo del Tevere e dei variopinti colli umbri.

Chia-Veduta RIDLB

A metà strada con Bomarzo si erge l’alta torre in peperino del solitario Castello di Pasolini (o di Colle Casale), che il celebre regista comprò negli ultimi tempi della sua vita per rifugiarsi in quello ch’egli definì “il paesaggio più bello del mondo” e dove nel 1964 girò alcune scene del film “Il Vangelo secondo Matteo”.

Castello di Colle Casale 1 MINLB

Infine, proseguendo sulla superstrada, si esce a Bassano in Teverina, ultima meta della deviazione intrapresa da Vitorchiano: si tratta di un borgo completamente ristrutturato nei decenni passati dopo che una terrificante esplosione di un convoglio di munizioni, durante la Seconda Guerra Mondiale, lo aveva gravemente danneggiato.

Bassano in Teverina-Archetto

I lavori di recupero di Bassano sono stati intrapresi in modo molto accurato: forse fin troppo, tant’è che nella sua artefatta “perfezione” il paese ha acquisito un’atmosfera un po’ “fredda”, anche perché gli abitanti sono pochissimi; purtroppo, nonostante il pregio architettonico e ambientale del complesso urbano e l’installazione dei servizi essenziali, il paese stenta a ripopolarsi per la mancanza di un reale progetto di valorizzazione e promozione da parte delle istituzioni preposte.

Bassano in Teverina-Vicolo

Bassano in Teverina-Torre con orologio

Torniamo ora a Vitorchiano per poi proseguire verso Grotte Santo Stefano: siamo già in piena Teverina, un territorio in cui il forte frazionamento di radice già medievale ha plasmato uno dei “paesaggi dell’incastellamento” più interessanti della regione, sul quale si sovrappone la posteriore strutturazione mezzadrile, coi numerosi casali, spesso di fattura pregiata, che punteggiano il contado. 

Roccalvecce-Castello Costaguti, panorama dalla terrazza 5 MINLB

Numerosi borghi, oggi in via di deciso spopolamento, si alternano in uno scenario eminentemente rurale, ove le tipiche macchie di caducifogli del Lazio etrusco lasciano spesso spazio a pascoli, seminativi, frutteti, oliveti e, nell’area più settentrionale del comprensorio, a pregiati vigneti (prevale la produzione della doc “Orvieto”).

Mti Volsini-Vigneto presso Civitella d'Agliano 2 MINLB

Peculiare è il contrasto fra la dolcezza e la solarità della tipica campagna del Centro-Italia e le improvvise asperità morfologiche create da balze e falesie improvvise e, più avanti, da veri e propri calanchi: il tutto coronato da una miriade di piccoli centri che per lo più conservano intatta la fisionomia urbanistica medievale. Natura e storia qui convivono in un rapporto stretto ed indissolubile: ricordiamo che, provenendo da Viterbo, uno degli “accessi” più solenni alla Teverina dalla SP5 è uno straordinario gioiello archeologico-paesaggistico, ossia le rovine di Ferento, con lo scenografico teatro romano (mentre a poca distanza sono i resti dell’abitato etrusco di Acquarossa).

Ferento-Teatro romano 1 MINLB

Una zona insomma di grande potenziale turistico, ma rimasta incredibilmente negletta al turismo odierno e che tuttavia si spera potrà, quanto prima, beneficiare di adeguate politiche di tutela-valorizzazione-promozione (magari tramite l’istituzione di un Parco Agricolo, Archeologico e Paesaggistico della Teverina Viterbese) prima che aggressioni indiscriminate come quella del fotovoltaico a terra e l’abbandono definitivo di molti paesi possano far “decadere” un patrimonio culturale e ambientale inestimabile per il Lazio.

Valle dei Calanchi-Paesaggio presso Bagnoregio MINLB

Ad ogni modo, da Grotte di Santo Stefano l’itinerario prosegue con una deviazione (sulla SP18) che permette di raggiungere Montecalvello, sorta di borgo-castello perfettamente conservatosi nel tempo ma quasi del tutto disabitato, situato a strapiombo sulla Forra di Piantorena: al di sopra di quest’ultima è il Parco archeologico del Santissimo Salvatore (con l’omonima chiesetta e grotte etrusche), da cui si ha un ottimo colpo d’occhio su Montecalvello, che fu dimora del pittore Balthus.

Montecalvello-Accesso 1 MINLB

Montecalvello-Panorama MINLB

Da Montecalvello si risale a Grotte Santo Stefano e si torna sulla SP5 Teverina, proseguendo verso nord (Bagnoregio) in una campagna sempre più bella. Dopo alcuni chilometri si svolta a destra per Celleno, superando la lunga parte moderna e raggiungendo Celleno Vecchio, “paese fantasma” attualmente in via di recupero, che vale senza dubbio una passeggiata.

Mti Volsini-Paesaggio lungo la SP Teverina MINLB

Celleno-Salita al borgo 1 MINLB

Celleno Vecchio-Scorcio

Il territorio è noto per la produzione di ciliegie, i cui alberi, al momento della fioritura nei primi giorni di aprile, rendono incantevoli gli scenari agresti.

Celleno-Campagna ai piedi del borgo 2 MINLB

Teverina-Ciliegi in fiore presso Roccalvecce 1 MINLB

Si torna poi sulla SP5, che dopo qualche centinaio di metri devia in discesa a destra. Se si prosegue sulla SP6 si può invece raggiungere Castel Cellesi, una specie di borgo-fattoria dalle case coloratissime e da qualche anno adibito ad “albergo diffuso”. Frazione di Bagnoregio, è riconoscibile per l’alto campanile cuspidato in cotto molto simile curiosamente a quelli dell’Italia del Nord.  

Castel Cellesi-Scorcio MINLB

Continuiamo quindi sulla SP5 che si fa improvvisamente sinuosa e panoramica: notevole il colpo d’occhio sul borgo di Celleno Vecchio e sull’Appennino. Più avanti, sulla sinistra in alto, si intravede Castel Cellesi.

Celleno-Veduta 1 MINLB

Incontriamo quindi la svolta per Roccalvecce, solitaria frazione di Viterbo, che offre vedute da cartolina sulla romantica campagna dell’Alto Lazio, e – se lo si trova aperto – uno sguardo al possente Palazzo-Castello Costaguti (adibito a raffinato b&b). Da Roccalvecce è ben visibile, dirimpetto, Celleno Vecchio, su una verde collina. Un punto di osservazione eccezionale del paesino e delle vallate circostanti è dal piazzale del Cimitero di Sant’Angelo.

Roccalvecce-Scorcio della piazzetta

Celleno Vecchia da Roccalvecce

Paesaggio della Teverina da Roccalvecce

Roccalvecce-Veduta

Da Roccalvecce si prende per Castiglione in Teverina-Civitella d’Agliano: siamo sulla “Strada dei vini della Teverina” e la campagna si fa sempre più splendida, con le vigne e i campi di grano che si alternano ai boschi di querce laddove cipressi e pini ornano poggi e stradine bianche, mentre inaspettati burroni danno un aspetto fantastico al territorio. In breve si arriva alla svolta (a destra) per Graffignano, borgo un po’ malmesso che ospita il Castello Baglioni-Santacroce (chiuso per un interminabile restauro): nei dintorni sono il Santuario della Madonna del Castellonchio, in amena posizione, e il borgo di Sipicciano con l’interessante Cappella Baglioni (affreschi del XIII secolo).

Graffignano-Castello Baglioni 3 MINLB

Oltre il bivio per Graffignano, la SP5 scende in una valletta (si nota purtroppo una collina ricoperta di pannelli fotovoltaici): a sinistra si scorge, disteso su un crinale, San Michele in Teverina, piccolo mondo a sé stante; insolita la situazione urbanistica, con il palazzo nobiliare collegato al resto del borgo da un bel ponte.

S. Michele in Teverina-Scorcio 1 MINLB

Si giunge finalmente a Civitella d’Agliano, non una frazione come quasi tutti i paesi finora visitati, bensì Comune vero e proprio, sebbene la popolazione superi di poco i 1000 abitanti appena. Il borgo, tutto arroccato su uno sprone di tufo, conserva il fascino d’un tempo e colpisce per il panorama mozzafiato verso i calanchi di Bagnoregio, la Valle del Tevere e le montagne umbre.

Civitella d'Agliano-Veduta 3 MINLB

Domina il tutto un castello in rovina con un poderoso mastio, in tempi recenti sottoposto a lavori di restauro e fruibilità (anche se difficile da trovare aperto). Il paese è stato interessato negli anni scorsi dall’arrivo di artisti e artigiani attratti dall’indiscutibile bellezza del luogo, ma pare che il trend si sia fermato e attualmente in esso prevalgono le seconde case (la popolazione originaria si è spostata nella piccola parte moderna) che, ben ristrutturate, affiancano le ancora troppe abitazioni rimaste abbandonate.

Civitella d'Agliano-Scorcio della piazza

Auspichiamo che un tale tesoro urbanistico e paesaggistico non vada perduto e che Provincia e Regione sappiano quanto prima attivarsi per creare le condizioni di un effettivo recupero di questo stupendo centro storico. Intanto ci godiamo uno dei più suggestivi paesaggi d’Italia, la Valle dei Calanchi: una strada spettacolare, talvolta disagevole, attraversa per intero questo magnifico nonché inquietante scenario naturale, in incessante e rapidissimo mutamento a causa della particolare conformazione geo-morfologica dei terreni, che – per la sovrapposizione di strati rocciosi ignei (più pesanti) a strati argillosi (instabili) su cui agiscono numerosi corsi d’acqua a carattere torrentizio – sono soggetti a continui crolli.

Valle dei Calanchi-Scorcio con Cattedrale 5 MINLB

Valle dei Calanchi-Paesaggio presso Bagnoregio 3 MINLB

Civitella d'Agliano-Campagna ai piedi del borgo

Valle dei Calanchi-Scorcio da Civita 1 MINLB

Si tocca la romita località di Vaiano, circondata dai calanchi (da qui partono alcuni fra i percorsi più avventurosi della zona), e quindi si risale a Bagnoregio, dove la celeberrima Civita, conosciuta in tutto il mondo come “la città che muore”, non ha bisogno certo di presentazioni (per saperne di più, si faccia riferimento alla nostra guida Lazio. I luoghi del mistero e dell’insolito).

Vaiano-Chiesa della SS Annunziata MINLB

Vaiano-Vigneto 1 MINLB

Si prosegue verso Lubriano (stupenda vista sulla Valle dei Calanchi) e poi si raggiunge, attraverso una solitaria campagna, Sermugnano, piccolo borgo situato al confine fra il Viterbese e l’Orvietano.

Castiglione in Teverina-Strada della Lega, paesaggio 6 MINLB

Valle dei Calanchi-Vigneto presso Sermugnano 1 MINLB

Valle dei Calanchi-Castello di S. Caterina, veduta 3 MINLB

Conteso prima fra diversi feudatari, quindi sottomesso alla città d’Orvieto e infine appartenuto all’Ospedale romano del Santo Spirito in Sassia (il cui stemma è posto sulla porta d’ingresso), Sermugnano è l’ennesimo paesino di poche anime (una novantina) rimasto intatto nei secoli ed oggi avvolto da una quiete assoluta: notevoli i panorami sulle bucoliche e radiose colline d’intorno, che spiccano per l’integrità del paesaggio agrario sia a livello colturale che edilizio, con diverse antiche case coloniche in pietra vulcanica.

Sermugnano-Stemma del S. Spirito

A questo punto si può continuare il percorso con Castiglione in Teverina, paese rinomato per i suoi pregiati vini (“Orvieto” in primis) e sede di un interessante Museo del Vino (il Muvis): tutt’intorno diverse stradine di campagna (fra cui la Strada del vino della Teverina Viterbese e la deviazione sulla “Strada della Lega”) conducono il turista alla scoperta di paesaggi agricoli e naturali di raro splendore. Non dimentichiamoci infine che Orvieto con i suoi monumenti è ormai ad un passo.

Castiglione in Teverina-Rocca Monaldeschi 1 MINLB

Da Castiglione per una strada incantevole si torna a Sermugnano, dove finisce la seconda parte ed inizierà la terza del nostro tour nella Tuscia più segreta (parte 3: da Bolsena a Respampani). Per vedere altre immagini del territorio compreso fra Viterbo ed Orvieto clicca qui.

APPUNTI DI VIAGGIO

Tempo stimato:

4-5 giorni, se ci si limita ai borghi e non si visitano le aree archeologiche e naturalistiche (altrimenti circa 10 giorni)

Periodo migliore:

ottobre-novembre-dicembre e aprile-maggio per i colori della campagna

Strutture consigliate:

Roccalvecce – Residenza d’epoca “Castello Costaguti”


La Piramide di Bomarzo

A nord della Capitale, nella quiete della Valle del Tevere, il borgo medievale di Bomarzo si staglia severo sopra uno sperone di pietra vulcanica. Nota per il suo meraviglioso ed unico “Parco dei Mostri”, l’antica Polimartium cela nel suo ubertoso ed incantevole territorio non pochi siti archeologici di grande rilievo. Fra i Comuni di Bomarzo, Vitorchiano e Soriano nel Cimino, i fitti boschi che rivestono forre ed altopiani rivelano all’escursionista curioso vere e proprie sorprese, come ad esempio gli insediamenti rupestri di Monte Casoli e Corviano, e le rovine di Santa Cecilia e di San Nicolao.

Veduta di Bomarzo

Ma ciò di cui vogliamo parlare in questa sede è il percorso che culmina nella visita della cosiddetta “Piramide di Bomarzo”. Ebbene sì, nel Lazio e più precisamente nel cuore della Tuscia è stata recentemente ritrovata una vera e propria piramide dalla forma tronca le cui origini sono tuttora enigmatiche. Situato a poca distanza dal centro storico, il singolare monumento si adagia su un piccolo terrazzo a strapiombo sulla Valle del Fosso Castello dominata da alte falesie di prismi di peperino. Il sentiero più bello per raggiungerlo (segnato bianco-rosso) diparte dal campo di calcio appena fuori dall’abitato nuovo, sulla strada per Viterbo: il tracciato, in discesa, offre quasi immediatamente un eccezionale colpo d’occhio sulla vallata, sul borghetto di Chia e, con una piccola deviazione, sul solitario castello che fu preso a dimora da Pier Paolo Pasolini, il quale tanto amava codesti luoghi che definì “il paesaggio più bello del mondo”.

La magnifica Valle del Fosso Castello

Si passa poi per Santa Cecilia e le sue tombe a sagoma umana, si toccano grossi massi in parte scolpiti ed infine, con camminata a tratti esposta, si arriva ad un bivio da cui – prendendo a sinistra – si sale brevemente al pianoro della piramide. Una vetusta quercia trova sostegno nell’enorme pietra, alta circa 16 metri, sulla quale sapienti scalpellini realizzarono diverse gradinate che culminano in un altare sacrificale sommitale. La piramide è conosciuta anche come “Masso del Predicatore”, nome in verità ricorrente anche per altri macigni simili che si affastellano in particolare nella zona di San Nicolao.

Scalette scolpite nella pietra lungo il sentiero

Alcuni studiosi fanno risalire l’opera al VII secolo a. C., e quindi al periodo etrusco, ma la capacità di scolpire massi era già propria di una civiltà preistorica che, si pensa, abitasse queste zone fin dal 4000 a. C., quella cioè dei Rinaldoniani: citata anche nel Vecchio Testamento, questa leggendaria popolazione – dalla straordinaria statura – ricavava le proprie abitazioni e i propri sepolcri nella nuda roccia delle rupi che sovrastano i corsi d’acqua di cui la Teverina Viterbese è ricchissima.

La Piramide di Bomarzo

La finalità di quest’arte rupestre era anche un’altra: quella di creare marcatori territoriali e punti d’osservazione astrale, come luoghi cioè sacri ed astrali. Non molto tempo fa il reperto era sommerso dalla terra e dalla vegetazione ma negli ultimi anni, grazie all’impegno benemerito di alcuni volontari e in particolare di Salvatore Fosci, esso ha recuperato tutta la sua suggestione, benché lo scavo in realtà non sia ancora completo e si possa ipotizzare una sua prosecuzione sotto il basamento attuale. La funzione sacrificale della “piramide” è deducibile dalla presenza di canali di scolo e vasche di raccoglimento di liquidi.

Vista su Mugnano nei pressi della Piramide

L’aspetto odierno del monumento è però il risultato di modifiche effettuate nel corso dei secoli, soprattutto nel Medioevo, al quale fra l’altro risalgono numerosi siti della zona come la già citata Santa Cecilia con i resti dell’omonima chiesa e il suo cimitero. Ciò è deducibile dalla differenza delle tecniche di lavorazione visibili sulla piramide, ognuna relativa appunto ad una determinata epoca (preistorica, etrusca, medievale), il che fa pensare ad un continuo riutilizzo dell’ara (intorno a cui sono peraltro visibili delle croci), secondo una sorta di sincretismo religioso fra le varie popolazioni succedutesi nel territorio.

Le rovine di Santa Cecilia

In quest’ottica ritorna alla mente il vicinissimo “Parco dei Mostri” (chiamato anche, non a caso, “Sacro Bosco”) che appare come un recupero della spiritualità pagana filtrata attraverso la cultura ermetica del Cinquecento, in una sorta di “manierismo primitivista” ben consapevole della lezione dell’arte rupestre che caratterizza queste splendide e misteriose vallate (per un approfondimento sul parco rimandiamo alla nostra guida Lazio, i luoghi del mistero e dell’insolito).