Archivi tag: fortificazioni

Il Castello di San Casto a Sora

Nel cortile del maestoso Castello di San Casto a Sora: per saperne di più “I castelli perduti del Lazio… e i loro segreti”.


La Rocca Colonna a Castel San Pietro Romano

Situata nel cuore del Lazio, a poca distanza dalla Capitale, la Rocca di Castel San Pietro Romano fu edificata nel X secolo, sui resti di un antico arx del periodo repubblicano, dalla famiglia del pontefice Giovanni XIII quale baluardo del feudo prenestino. Il suo utilizzo in particolare come carcere è attestato da alcuni prigionieri illustri come Corradino II di Svevia e Jacopone da Todi. La fortezza subì una notevole ristrutturazione nel Quattrocento ad opera dei Colonna. Proponiamo qui di seguito una galleria di immagini di questo importante monumento laziale, consigliando altresì la lettura della nostra guida “I castelli perduti del Lazio” per una descrizione più dettagliata.


Torre Truglia: affacciata sul Tirreno

Un’immagine emozionante di Torre Truglia a Sperlonga, affacciata sul Mar Tirreno.


Fra le rovine della Rocca Vecchia di Respampani

Esplorando i resti di questo borgo fortificato, risalente al X o XI secolo, esso appare molto più vasto rispetto a quanto ci si possa aspettare. Nel susseguirsi di edifici in abbandono, talvolta monumentali, ad un certo punto capita di “perdersi” in quel che appare come un vero e proprio “intrico” di vicoli creato dalle abitazioni in rovina. Lo spazio è però sempre ben delimitato dal ciglio della collina, che scende ripido verso i fossi che chiudono a cuneo l’area dell’antico abitato. Davvero un luogo magico la Rocca Vecchia di Respampani!


Rocca Farnese a Cellere

La massiccia Rocca Farnese a Cellere, recentemente sottoposta a restauro. Venne edificata nel Rinascimento dalla nobile famiglia laziale a mo’ di palazzo intorno ad una preesistente torre medievale, la quale a sua volta era stata innalzata su un sito protostorico.


Rocchettine a novembre

Uno dei nostri soggetti preferiti, il borgo-castello “perduto” di Rocchettine, in una tipica veste novembrina. Per saperne di più: “I castelli perduti del Lazio… e i loro segreti”.


Bastioni del Castello d’Alviano

Il poderoso Castello dei D’Alviano – d’epoca rinascimentale – nell’omonimo borgo della Teverina Umbra, appena fuori dai confini laziali: da qui si può ammirare uno splendido panorama sulla Teverina Viterbese e i Monti Cimini.


Il Castello di Torre Astura

Torre Astura (Nettuno)-Veduta 2 RCRLB

Sorto nei pressi dei resti di una villa attribuita a Cicerone e memore di innumerevoli vicende storiche, il quattrocentesco Castello di Torre Astura con il suo ponte rappresenta una delle “cartoline” più celebri del litorale laziale.


Serrone-Rocca Colonna

Serrone-Rocca Colonna, scorcio panoramico 1 RCRLB

Simbolo del paese, la Rocca Colonna domina Serrone, all’estremo nord della Ciociaria. Il fortilizio, di cui rimane poco oltre alla torre, si sviluppa alle pendici del Monte Scalambra e offre un bellissimo panorama sull’Alta Valle del Sacco.


Labro, vista sulla Valle del Fuscello

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Labro, vista sulla Valle del Fuscello sotto un cielo drammatico. Siamo sulla Via Romantica della Sabina, che da Labro a Collalto Sabino tocca numerosi castelli e incantevoli borghi, attraversando alcuni fra i più bei paesaggi del Lazio.


Castello di San Vittorino Romano

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Uno scorcio del pittoresco castello di San Vittorino Romano: risalente al X secolo e costruito in blocchi di tufo, sorveglia un malandato borgo da troppo tempo in attesa di un giusto recupero. Siamo nell’estrema propaggine orientale del Comune di Roma, il cui centro dista una trentina di chilometri. Malgrado la vicinanza ad una delle aree più degradate della Capitale – la periferia est -, qui a San Vittorino si ormai in piena campagna, quasi isolati, in un paesaggio rurale che si sviluppa improvviso ed inaspettato appena oltrepassata la borgata di Giardini di Corcolle, procedendo sulla via di Poli. Davvero una chicca non soltanto storica ma anche ambientale e sociologica di Roma, che conferma la complessità e le contraddizioni della realtà romana, i suoi vizi e le sue virtù. San Vittorino fra l’altro è la “porta” del cuore del cosiddetto “Agro Romano Antico”, secondo una bella definizione di Italia Nostra, ed è nota agli escursionisti per la magnifica forra del Fosso di Ponte Terra, che si apre ai bordi del paese, caratterizzata da cascate e una vegetazione addirittura selvaggia.


Mura medievali di Vico nel Lazio

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Uno scorcio delle magnifiche mura medievali che cingono lo splendido borgo di Vico nel Lazio, in Provincia di Frosinone. Ci troviamo nell’Alta Ciociaria, ai piedi dei Monti Ernici: il contrasto fra queste antiche architetture e il paesaggio montano, dalle alte cime e ricco di foreste, crea una situazione assai suggestiva.


Veduta del Castello di Chia

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Una romantica veduta invernale della Torre (o Castello) di Chia, presso l’omonima frazione di Soriano nel Cimino ma a poca distanza da Bomarzo. Il fortilizio appare immerso in uno scenario boscoso, dando forma ad un vero e proprio “paesaggio medievale”.


Scorcio di Proceno

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Uno scorcio di Proceno, borgo dell’Alta Tuscia posto ai confini con la Toscana, nei pressi della Via Francigena. Il paese, d’aspetto rustico e nobile assieme, è dominato dall’elegante mole tufacea del Castello Cecchini, un tempo appartenuto addirittura agli Sforza di Milano, ed oggi sede di un ricercato albergo. 


Rovine di Cencelle-Veduta da lontano

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Le suggestive rovine medievali di Cencelle spiccano fra i campi della Valle del Mignone, verdissimi e fioriti fra aprile e la prima metà di maggio, nella magnifica zona conosciuta come le “Terre della Farnesiana”, ai piedi dei Monti della Tolfa, in cui confluiscono i confini dei Comuni di Civitavecchia, Allumiere e Tarquinia. La struttura turrita “a corona” ricorda la toscana Monteriggioni ma in questo caso non si tratta di un borgo turistico e vivo bensì di una cosiddetta “città morta”, una delle tante che costellano l’entroterra del Lazio. Per maggiori informazioni si consiglia la lettura di “Le città perdute del Lazio” dell’amico Emanuele Zampetti.


Architetture fortificate dell’Abbazia di San Nilo a Grottaferrata

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Le spettacolari architetture fortificate che inglobano l’Abbazia di San Nilo a Grottaferrata e che la fanno assomigliare più ad una fortezza che a un luogo di culto. Siamo sui Castelli Romani, in una zona di grande fascino storico-paesaggistico: a poca distanza sono le suggestive rovine di Tusculum.


Il Castello Orsini-Odescalchi di Bracciano e la Stanza di Isabella

Situato a dominio del vulcanico Lago Sabatino, Bracciano spicca agli occhi del visitatore soprattutto per l’imponente castello, visibile sin da ragguardevoli distanze. Lo splendido maniero si erge maestoso nella deliziosa Piazza Mazzini con i suoi alti e poderosi torrioni circolari, quasi completamente avvolto dalle piante rampicanti, i cui colori mutano in ogni stagione, offrendo uno spettacolo assai romantico. Tutt’attorno si snodano i vicoli dell’antico borgo, uno tra i più pittoreschi della Tuscia Romana, caratterizzato com’è da abitazioni costruite con la locale pietra lavica.

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Edificato nel XV secolo dalla famiglia Orsini sopra i resti di una rocca medievale, appartenuta ai Prefetti di Vico, il Castello Odescalchi, che trae il suo nome dalla famiglia che lo possedette fin dal 1696, conserva all’interno, magnifici affreschi e mobili d’epoca, ed è considerato una tra le dimore signorili fortificate, più eleganti d’Italia. Di notte l’antico maniero assume un aspetto tetro ed oscuro che lo riporta alla mente quale scenario perfetto di quell’epoca estrosa e rivoluzionaria sì, ma anche frivola e violenta che fu il Cinquecento.

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Una delle stanze del castello più interessanti e misteriose è sicuramente la “Camera Rossa” detta anche Stanza di Isabella. Posta al primo piano, essa presenta, oltre alla notevole mobilia antica, un soffitto ligneo dipinto nel XV secolo da Antoniazzo Romano. Isabella de Medici era la controversa moglie di Paolo Giordano Orsini, con il quale si sposò proprio in questo castello. La tradizione vuole che in tale stanza la donna compì innumerevoli misfatti. La giovane sposa, aveva un temperamento alquanto impetuoso e focoso, tant’è si narra che in alcune frivole feste ella giungesse vestita di soli veli, proprio per sottolineare le linee del suo corpo. Ma la sua natura la spingeva ad attirare numerosi amanti con i quali s’intrattenne proprio sul baldacchino ancora presente nella stanza: da qui, dopo un’ardente notte di passione, venivano condotti in un salottino al quale si accedeva da una porta sita in un angolo della camera, con la promessa di raggiungerli non appena si fosse rivestita. In realtà dietro alla piccola porta non vi era nessuna sala, ma solo un tenebroso e angusto corridoio nel quale era un trabocchetto. I suoi ignari amanti non potendo vedere nulla per via del buio cadevano nella botola e precipitavano vorticosamente in un orribile pozzo a rasoio. I loro corpi esanimi e dilaniati precipitavano poi nella calce viva, appositamente collocata per dissolvere ciò che restava di loro.

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Paolo Giordano Orsini, pur essendo a conoscenza della disdicevole condotta della moglie Isabella, un giorno si recò segretamente in chiesa ad ascoltare le confessioni della moglie, ed ottenne così la sue conferme. La sera stessa quindi vendicò le umiliazioni subite strangolando Isabella con un nastro di seta rosa, nei loro appartamenti del Castello di Cerreto Guidi a Firenze. Il trabocchetto, frutto della mente oscura e enigmatica di Isabella, è ancora visibile nella camera, mentre il pozzo è stato murato. La sensazione che si percepisce nell’osservare i luoghi dove vennero compiute tali scelleratezze è talmente forte, che pare aleggi ancora, tra le mura del castello, la presenza della viziosa nobildonna. Ed infatti, la tradizione popolare vuole che una signora in abiti del Cinquecento di tanto in tanto vaghi ancora sulle sponde del bel Lago di Bracciano…

APPUNTI DI VIAGGIO

Periodi consigliati:

Tutte le stagioni con particolare attenzione all’autunno.

Nei dintorni:

Monterano Vecchia, Caldara di Manziana, Lago di Bracciano con Anguillara e Trevignano Romano, Galeria Antica.

Links:
www.odescalchi.it
www.comunedibracciano.it
www.fantasmitalia.it


Mura del Castiglione di Palombara

Palombara Sabina-Castiglione 1 RCRLB

Le mura del Castiglione di Palombara Sabina, luogo di straordinario fascino, sulle pendici dei Monti Lucretili. Ci troviamo nella Sabina Romana, in una zona ricca di ruderi medievali (vedi Stazzano Vecchio). Per saperne di più riguardo al Castiglione: “I castelli perduti del Lazio e i loro segreti”.


Il “borgo perduto” di Stazzano Vecchio

Luogo segreto e dimenticato, il paese “fantasma” di Stazzano Vecchio sorge in una solitaria valletta della Sabina Romana, nelle vicinanze del borgo agricolo di Stazzano, frazione di Palombara. Immersi fra boschi, ulivi e ciliegi a perdita d’occhio che danno forma ad una campagna magnifica, i pittoreschi ruderi rimangono invisibili dalla Via Maremmana Inferiore.

Stazzano Vecchio-Panorama 1 RCRLB

Del resto, tutt’oggi Stazzano Vecchio non è citato né tanto meno descritto su nessuna guida turistica dedicata al Lazio, complice anche la condizione di “proprietà privata”che caratterizza il sito (malgrado l’accesso sia di fatto libero tranne che per il castello) e che non permette una sua fruibilità da parte del pubblico. Difficile peraltro arrivarci a causa della mancanza di indicazioni sulla strada: informazioni dettagliate a riguardo si trovano nel nostro libro “I castelli perduti del Lazio”.

Stazzano Vecchio-Veduta da lontano RCRLB

Scarse anche le fonti storiche sul sito: la sua antropizzazione dovrebbe risalire all’epoca costantiniana mentre le fortificazioni vennero realizzate nell’Alto Medioevo, forse per iniziativa della non lontana Abbazia di Farfa, e successivamente ristrutturate dai Savelli e dagli Orsini. Del castello rimangono l’antico mastio quadrato e quattro torri circolari con un fossato sul lato dell’abitato.

Stazzano Vecchio-Castello Orsini, scorcio fra gli alberi RCRLB

Stazzano Vecchio-Castello Orsini, maschio RCRLB

Stazzano Vecchio-Castello Orsini, torrione circolare RCRLB

Dopo un periodo di declino durato secoli, causato anche da una serie di epidemie malariche, Stazzano venne abbandonato definitivamente per via del terremoto del 24 aprile 1901, calcolato all’VIII grado della Scala Mercalli, l’ultimo di una fitta lista di scosse storicamente documentate dal XVIII al XX secolo.

Stazzano Vecchio-Ruderi 2 RCRLB

Stazzano Vecchio-Ruderi 1 RCRLB

La visita alle rovine di Stazzano Vecchio e al suo maniero risulta estremamente piacevole ed interessante in virtù della bellezza dell’ambiente naturale e della relativa integrità del tessuto urbano originario, in cui si riconoscono bene la zona absidale della diroccata Chiesa di Santa Maria e i due corsi principali, bordati da edifici in vario stato di degrado.

Stazzano Vecchio-Vicolo 2 RCRLB

Stazzano Vecchio-Vicolo 1 RCRLB

Un’escursione al Parco Naturale dei Monti Lucretili può completare degnamente una gita a Stazzano Vecchio, magari puntando proprio sulle emergenze storiche e architettoniche dell’area protetta: a tal proposito imperdibili sono le passeggiate che raggiungono le rovine di Montefalco presso Monteflavio e quelle, spettacolari, del Castiglione di Palombara Sabina, anche al fine di avere una visione d’insieme dell’intensa urbanizzazione che in epoca medievale ebbe questo territorio e di cui rimangono copiose vestigia.

APPUNTI DI VIAGGIO
Periodi consigliati:
aprile (per le fioriture di ciliegio) e maggio; l’autunno inoltrato per i colori della campagna.
Link utili:
Strada dell’olio della Sabina 
Parco dei Monti Lucretili


Labro, scorcio con torretta

Labro-Scorcio con torretta

Una delle “cartoline” più ricorrenti di Labro, magnifico borgo incastonato fra le foreste dei Monti Reatini, noto per il Castello Nobili-Vitelleschi. La torretta, facente parte delle fortificazioni che ancora cingono l’abitato, sorge alla fine di un curato terrazzo da dove lo sguardo spazia sulla profonda e selvaggia Valle del Fuscello e sulle propaggini del Terminillo. Dall’altra parte del terrazzo un altro belvedere permette di ammirare il suggestivo Lago di Piediluco.