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Valle del Sacco-Tenuta de La Polledrara

Valle del Sacco-Tenuta de La Polledrara 1 RCRLB.JPG

L’Alta Valle del Sacco intorno a Paliano, al confine fra Ciociaria e Campagna Romana, conserva per buona parte un paesaggio agrario “dai grandi spazi”, grazie alla sopravvivenza di estese tenute nobiliari, secondo una strutturazione del territorio che per secoli caratterizzò l’intero territorio intorno a Roma. Fra queste la Tenuta de La Polledrara merita una menzione speciale per la particolare integrità e per la cura che ne hanno i proprietari attuali, eredi dei Colonna. Nella zona sono numerosi ruderi antichi e medievali, come la pittoresca Torre dei Piscoli, già ben visibile dall’ottimo agriturismo che costituisce il cuore della tenuta.

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Bifora ad Anagni

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Una delle molte, eleganti bifore che caratterizzano le costruzioni medievali che si affacciano sulla magnifica Piazza Innocenzo III ad Anagni


Ferentino-Chiesa di Santa Maria Maggiore, particolare scultoreo

Ferentino-Chiesa di S. Maria Maggiore, particolare 1 RCRDC.jpg

Le città d’arte della Ciociaria sono un serbatoio infinito per lo studioso o il semplice appassionato di architettura. Spesso inoltre appaiono dettagli o veri e propri simboli, volti a formare un complesso percorso di “iconografia magica” che più volte abbiamo affrontato sia nella guida “Lazio, i luoghi del mistero e dell’insolito” sia nel nostro blog. Molti dei monumenti di questa terra appaiono infatti collegati dal recupero e della conservazione di un’antica sapienza: si è parlato spesso di Pelasgi e di Ciclopi nonché di Templari, ma non mancano rimandi a figure “mitiche” del Medioevo italiano ed europeo come Federico II di Svevia. Ferentino è sicuramente uno dei centri più sorprendenti della Ciociaria: la piccola scultura della foto è presa dalla facciata della splendida Chiesa di Santa Maria Maggiore, del XIII secolo, in stile gotico cistercense.


Panorama da Paliano

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Un bellissimo panorama da Paliano, cittadina “cerniera” fra la Campagna Romana e la Ciociaria, ricca di vedute notevoli e sorprendenti ma poco conosciute.


Acuto, piccolo mondo agreste a due passi da Fiuggi

Acuto è un piccolo paese dell’Alta Ciociaria, situato in una zona piuttosto defilata ma al contempo vicinissima ad un’importante direttrice locale come la Via Anticolana e ad un centro turistico di fama internazionale, ossia Fiuggi. Il borgo antico, con le sue scure case di pietra calcarea, appare anche dalla bella Anagni e si mostra incastonato in uno scenario carsico piuttosto brullo ma pittoresco, alle pendici esterne dei Monti Ernici. Terra di pastorizia “a monte” e di agricoltura “a valle”, secondo uno schema “classico” nel Lazio, Acuto offre un paesaggio rurale vario e soprattutto un panorama stupendo sulla florida campagna dell’estremo nord della Ciociaria.

Acuto-Panorama 1 RCRLB

Ai suoi piedi infatti si distendono vasti uliveti che a quota più bassa lasciano lo spazio ai vigneti del Cesanese docg, un rosso straordinario che spesso abbiamo citato nei nostri articoli dedicati alla Provincia di Frosinone e che ha nella confinante Piglio la sua “capitale”.

Mti Affilani-Panorama dalla pista ciclabile fra Piglio ed Acuto 6 RCRLB

Acuto fa parte di un vero e proprio itinerario enogastronomico oggi valorizzato – sia pur fra alti e bassi – dalla “Strada del vino del Cesanese”, che partendo grosso modo da Paliano si snoda sino alle porte di Fiuggi e di Anagni. Quest’ultima compare con le sue torri e campanili proprio di fronte ad Acuto arricchendo un panorama davvero delizioso, in particolare al tramonto quando le luci marcano i profili dei tanti colli che si susseguono verso l’Alta Valle del Sacco ed i Monti Prenestini.

Mti Affilani-Panorama dalla pista ciclabile fra Piglio ed Acuto 7 RCRLB

Il modo più originale e senz’altro piú ecologico per giungere ad Acuto è quello di utilizzare la pista ciclabile che – ricavata da un’ex ferrovia – unisce tutti i paesi della Strada del Vino.

Acuto-Veduta dalla pista ciclabile 1 RCRLB

Il tracciato si svolge in un profumato ed accogliente ambiente mediterraneo: si parte dalla stazione ristrutturata di Pìglio (ristoro e noleggio di mountain bike) e si percorrono a piedi o in bici circa 8 km fino a sbucare quasi direttamente – dopo una salitaccia – sul corso storico di Acuto (evitando l’incontro con la brutta parte nuova dell’abitato) dove si assapora immediatamente quella “vita di paese” di un tempo che la Ciociaria sa sempre regalare. Da qui si arriva all’ingresso del borgo medievale, sancito da una porta affiancata da un poderoso Palazzo Baronale.

Acuto-Palazzo RCRLB

Oltrepassato il varco, si apprezza la semplice architettura in pietra delle case, talvolta ornate da bei portali e bifore. Poco più avanti è un belvedere che merita una sosta.

Acuto-Vicolo 2 RCRLB

Acuto-Vicolo 1 RCRLB

Acuto-Scorcio 1 RCRLB

Acuto-Corso 3 RCRLB

Acuto-Palazzo 2 RCRLB

Acuto-Chiesa di RCRLB

Acuto-Panorama 3 RCRLB

Ad arricchire le attrattive di Acuto sono poi le numerose chiese sparse sul territorio. Alcune, come quella di San Rocco, serbano misteriosi simboli scolpiti e dipinti che studi recenti considerano tracce del passaggio o della presenza stabile dei Cavalieri Templari. Essi, del resto, com’è noto e come abbiamo ampiamente descritto nella nostra guida “Lazio. I luoghi del mistero e dell’insolito”, furono assai attivi nel Basso Lazio.

Mti Affilani-Chiesetta rurale fra Piglio e Acuto RCRLB

Oltre ai monumenti e alla storia, trattorie, ristoranti e rivendite di prodotti locali (oltre ad olio e vino spiccano le carni bovine e la pasticceria secca) completano il quadro di una località senza dubbio gradevole all’insegna delle tradizioni e delle tipicità. Infine, passeggiate in montagna (come quella ai laghetti carsici che sormontano il paese) e in collina ne fanno una meta per chi voglia scoprire la natura e la quiete di questo tranquillo angolo di Ciociaria.


Panorama da Olevano Romano

Olevano Romano-Panorama dalla rocca RCRLB

Noto per il vino rosso “Cesanese”, un’eccellente doc che in questi ultimi anni sta vivendo una riscoperta, Olevano Romano fu una delle mete predilette del Grand Tour nei dintorni di Roma, come testimonia il Bosco della Serpentara, da duecento anni ritrovo di artisti ed intellettuali europei. Ancora oggi il borgo, pur ingranditosi in modo eccessivo, offre panorami splendidi su un territorio – l’Alta Valle del Sacco – rimasto piuttosto integro e, come detto, dedito all’agricoltura, soprattutto vitivinicola. Il paese è sfiorato dall’itinerario “Borghi e paesaggi segreti della Ciociaria: parte 1”.


Voltone nel borgo di Pofi

Pofi-Scorcio RCRLB

Un suggestivo voltone nel centro storico di Pofi, a pochi chilometri da Frosinone: situato in un territorio interessato nel Pleistocene Medio da un intenso vulcanismo, il borgo sorprende soprattutto per la sua scura pietra lavica, inconsueta rispetto ai paesi ciociari, costruiti di norma col calcare massiccio; bellissimi anche i panorami sulle dolci colline d’intorno. La zona, ancora semi-sconosciuta malgrado sia attraversata dall’A1, offre altri pittoreschi borghi, a cominciare dalla vicina Arnara. 


Sulla cresta del Pizzo Deta

Mti Ernici-Cresta del Pizzo Deta RCRLB

Sulla selvaggia cresta del Pizzo Deta (2041 m.), la seconda cima più elevata dei Monti Ernici, spartiacque fra Abruzzo e Ciociaria, Val Roveto e Valle del Sacco. Pochi sanno che il Lazio è terra di grandi montagne, con numerose vette che superano i 2000 metri.


Scorcio di Genazzano

Genazzano-Scorcio

Dominato dal possente Castello Colonna, Genazzano si adagia su un lungo costone tufaceo nel bacino dell’Alta Valle del Sacco. Il borgo ha carattere rustico ma è impreziosito da svariati palazzi nobiliari: questa commistione ne fa uno dei centri storici più interessanti nei diretti dintorni di Roma. Ai piedi del paese è un  ninfeo attribuito al Bramante, elegante costruzione cinquecentesca.


I Monti Lepini e la riscoperta di un’antica civiltà rurale

I Monti Lepini si innalzano, estesi ed imponenti, dalla Valle del Sacco a nord-est e dall’Agro Pontino a sud-ovest, a cavallo fra le province di Roma, Frosinone e Latina. Fanno parte della catena dell’anti-Appennino laziale, in cui rientrano i più meridionali Ausoni ed Aurunci. Un’area naturale di grande valore, tutelata da SIC e ZPS all’interno della Rete Natura 2000 dell’U. E., fra le più importanti del Lazio intero, malgrado la scarsa notorietà turistica sia a livello nazionale che regionale.

Paesaggio presso Supino

Aree naturali selvagge a monte di Supino

Pascoli carsici

Pascoli carsici a Campo Rosello

Monti Lepini-Paesaggio presso la Fonte S. Martino 1 RCRLB

Paesaggio presso Gorga

Panorama da Bassiano

Panorama da Bassiano

Il massiccio culmina nel Monte Semprevisa, che con i suoi 1536 m. domina l’Agro Pontino: rivestito di foreste e spesso innevato durante l’inverno, a vederlo dal mare offre un affascinante contrasto visivo con l’ambiente del tutto diverso della costa.

Agro Pontino-Campagna presso Doganella

Veduta dei Monti Lepini dall’Agro Pontino, in località Doganella di Ninfa

Nonostante le forme piuttosto arrotondate, ad un primo sguardo queste montagne non presentano quasi mai un paesaggio dolce. Brulle pietraie caratterizzano le creste montuose e la stessa cosa avviene alle quote meno elevate in tutto il versante pontino. Le pendici dei rilievi presentano una campagna coltivata per lo più ad uliveti e frutteti su spettacolari e interminabili terrazzamenti, che cede poco alle arature e ai seminativi.

Panorama da Rocca Massima

Panorama da Rocca Massima

Sermoneta-Uliveto

Uliveti terrazzati a Sermoneta

Villa rurale ai piedi di Cori

Villa rurale ai piedi di Cori

Panorama presso Piano di Montelanico

Una zona interna fra Montelanico e Carpineto

Pietraia presso Campo Rosello

Pietraia presso Campo Rosello

Fanno eccezione, nel “recinto pedemontano”, le colline interne fra Artena e Colleferro e quelle, splendide, di Giulianello (che fanno da corona all’omonimo lago), i prati della Val Suso presso Sezze, oppure alcune aree agricole del versante ciociaro (Gavignano, Sgurgola, Morolo) e della Valle dell’Amaseno (al confine con i Monti Ausoni) che ripropongono il classico scenario rurale del Lazio dei campi di grano e foraggio intervallati a pascoli punteggiati di greggi e querce solitarie.

Campagna intorno al Lago di Giulianello

Campagna intorno al Lago di Giulianello

Valle di Artena, campagna

Paesaggio collinare in una valle interna fra Artena, Rocca Massima e Colleferro

Campagna di Giulianello

Le dolci colline di Giulianello

Ma salendo sui monti prevalgono nettamente la pastorizia e l’arcaico paesaggio di pietraie e foreste che lasciano inaspettatamente il posto ad ampie ed assolate pianure carsiche.

Cavalli al pascolo presso Campo Rosello

Cavalli al pascolo presso Campo Rosello

Pascolo e pietraie presso Campo Rosello

Pascolo e pietraie presso Campo Rosello

Campo Rosello, trasporto legname con muli

Trasporto del legname con i muli a Campo Rosello

Violette gialle

Violette gialle

Queste ultime sono un po’ la specificità dei Lepini e li accomunano ad un altro importante massiccio laziale, quello dei Simbruini, che corre quasi parallelo a nord-est e che nelle giornate limpide si lascia ammirare – insieme ai contigui Ernici – con le sue vette innevate per molti mesi all’anno.

Pian della Faggeta

Il Pian della Faggeta visto dal sentiero per il Monte Erdigheta

Altopiano del Lontro

Antichi stazzi sui Piani del Lontro

Campo Rosello

Campo Rosello

Campo di Montelanico

Campo di Montelanico

Campo di Segni, mucche e laghetto

Campo di Segni, mucche e laghetto

Altopiani carsici come il Campo di Segni, il Campo di Montelanico, il Pian della Croce presso Supino, il Pian della Faggeta presso Carpineto, i Piani del Lontro presso Gorga, Campo Rosello presso Bassiano, ecc… offrono veri e propri “quadri” bucolici con un paesaggio pastorale d’altri tempi che negli ultimi anni si sta cercando di recuperare e valorizzare nei suoi aspetti insediativi tradizionali (fienili, “lestre”, muretti a secco, ecc…).

Pian della Croce

Pian della Croce

Campo di Segni, fienile

Campo di Segni, fienile

Campo di Segni, paesaggio

Campo di Segni, paesaggio

Pian della Faggeta, lestra

Lestra su Pian della Faggeta

Altopiano del Lontro

Altopiano del Lontro

Le verdi praterie permettono l’incontro con bovini, equini e suini tenuti per lo più allo stato brado, sfruttando così l’immensa ricchezza vegetale dei terreni, ciò che incide positivamente sull’altissima qualità delle carni e dei formaggi qui prodotti. Più timida la fauna selvatica, decimata dalla caccia, che comunque include una notevole varietà di rapaci e mammiferi: si parla anche dello sporadico passaggio del lupo appenninico.

Campo di Segni

Laghetto sul Campo di Segni

Campo di Segni, mucche e laghetto

Bovini al pascolo sul Campo di Segni

Pian della Croce

Cavalli sul Pian della Croce

Suini allo stato brado

Suini allo stato brado presso il Campo di Montelanico

Su questi magri alpeggi l’acqua è pressoché assente, se non nei piccoli volubri e nelle rare risorgenze, fatto causato dalla natura carsica dei terreni. Del resto i pianori dei Lepini, oltre ad essere di notevole valore paesaggistico, costituiscono uno straordinario patrimonio geologico, offrendo tutti gli aspetti del carsismo “maturo”: inghiottitoi, campi solcati, pinnacoli rocciosi, grotte, ecc.. Un complesso, questo, ancora da esplorare e tutto da valorizzare.

Piano dell'Erdigheta, cavalli nella nebbia

Cavalli nella nebbia sul Piano dell’Erdigheta

Un’altra peculiarità dei Lepini sono senza dubbio i boschi. Vasti, fitti, selvaggi, comprendono tutti gli strati della macchia mediterranea fino alle più elevate faggete. Fioriture di orchidee e stupendi esemplari secolari di faggio, acero, cerro e tasso riempiono gli occhi dei camminatori che sempre più numerosi frequentano nel fine-settimana queste montagne.

Campagna presso il Campo di Segni

Campagna presso il Campo di Segni

La morfologia complicata dei rilievi rende però le selve ambienti in cui non è difficile smarrire il sentiero e perdersi: le cupe faggete, ad esempio, quando le luci del tramonto iniziano ad abbandonarle, diventano luoghi in cui orientarsi può essere complicato se non si conoscono bene i percorsi, anche perché quasi totale è l’assenza di presenza umana e di riferimenti antropici.

Colori tardo-autunnali

Colori tardo-autunnali

Leccio presso Campo Rosello

Leccio presso Campo Rosello

Faggeta a Campo Rosello

Faggeta a Campo Rosello

Un faggio sui Piani di Gorga

Un faggio sui Piani di Gorga

Di quota modesta e quasi prive di pareti imponenti e torrioni rocciosi, le cime dei Lepini sono state snobbate per molti anni dall’escursionismo romano, rimasto a lungo orientato verso le grandi montagne abruzzesi. La situazione è oggi radicalmente cambiata e queste piccole “vette” sono molto apprezzate per la vastità dei panorami e per l’integrità degli ambienti naturali che si attraversano per raggiungerle: fra le principali si segnalano, oltre al già citato Monte Semprevisa (che dal versante di Pian della Faggeta riserva una delle escursioni più interessanti e complete del massiccio), i monti Malaina (1480 m.), Gemma (1457 m.), Croce Capreo (1421 m.), Lupone (1378 m.) ed Erdigheta (1336 m.), mentre minore come altitudine ma assai pittoresco è il Monte Cacume (1095 m.), dal nome buffo e dall’inconfondibile forma piramidale.

Panorama dal Monte Semprevisa

Panorama dal Monte Semprevisa verso la Ciociaria

Monte Cacume dal Piano dell'Erdigheta

Il Monte Cacume dal Piano dell’Erdigheta

Mte Lupone, panorama

Panorama dal Monte Lupone verso l’interno

Sempre più siti internet e associazioni escursionistiche includono i Lepini come meta di gite e trekking: segno, questo, di una “maturazione” avvenuta nel mondo dell’escursionismo negli ultimi tempi, di cui è prova il vero e proprio “boom” dei percorsi a bassa quota e dei “cammini” (fra l’altro nei Lepini passa il tracciato della cosiddetta “Via Francigena del Sud”, così chiamata poiché va a congiungere Roma con Brindisi, ove nel Medioevo i pellegrini si imbarcavano per la Terra Santa).

Paesaggio presso Sezze

Paesaggio setino sulla Via Francigena

Evidentemente la mentalità dell’escursionismo contemporaneo sta cambiando: molti stanno abbandonando l’ideologia “alpinistica”, per cui solo montagne di una certa forza evocativa e di una certa altitudine sarebbero “degne” di essere percorse, e stanno iniziando a giudicare l’interesse degli itinerari dalla ricchezza naturalistica, ambientale, culturale, antropica dei luoghi, al di là della “quota”.

Bosco presso Pian della Faggeta

Sul sentiero per il Piano dell’Erdigheta

Infine i paesi. Sono molti e quasi sempre di remota origine. Sembra infatti che le civiltà più antiche avessero già prescelto questi luoghi come perfetti per abitarvi. I Volsci, popolazione italica di incerta provenienza (forse umbra), edificarono città dalle mura possenti ed invalicabili, dette dagli studiosi di archeologia “megalitiche” (o “poligonali”) per l’essere costituite appunto di giganteschi poligoni litici lavorati ed incastrati alla perfezione “a secco”, cioè senza l’uso di malta, secondo una tecnica ingegneristica ancor oggi sconosciuta. Nel corso già dell’epoca romana queste architetture furono oggetto di mitizzazione (ma anche di pragmatico riutilizzo), essendo ritenute opera di “giganti”: i cosiddetti “ciclopi” di omerica tradizione, giunti qui da chissà dove. Alcuni conferiscono la loro origine (o la loro dedica) al Dio Saturno, secondo una leggenda complicata quanto affascinante di posizionamento non casuale di queste città, corrispondente cioè alla forma di determinate costellazioni.

Norba-Torrione della Porta Maggiore

Norba, torrione della Porta Maggiore

Molto si potrebbe scrivere – e molto abbiamo già scritto e continueremo a dire a tal proposito – su queste costruzioni straordinarie che si estendono per tutta la Ciociaria – celebri le “mura poligonali” di Alatri, Ferentino, Veroli e Arpino – con testimonianze importanti anche nelle zone e nelle regioni limitrofe, in particolare nell’area pontina, in Sabina e nell’Umbria meridionale (a Spoleto e ad Amelia). Qui sui Lepini si conservano alcuni degli esempi più notevoli di “mura ciclopiche” in Italia: a Cori (dove è ben visibile tutto lo sviluppo storico dei vari periodi delle mura megalitiche, da quelle più arcaiche a quelle d’epoca romana), a Norba (abbandonata in epoca sillana dopo un tragico suicidio di massa) e a Segni (spettacolare la cosiddetta “Porta Saracena”).

Segni-Porta Saracena

Segni, Porta Saracena

Cori-Mura megalitiche

Un tratto delle mura megalitiche di Cori

Terminata l’epoca romana, questi vetusti siti, che in parte non furono mai abbandonati, tornarono molto utili contro le scorribande barbariche e più in là contro la minaccia araba. La loro posizione arroccata, spesso a strapiombo di rupi altissime, gli permise di rafforzarsi in epoca medievale sia come baluardi dello Stato della Chiesa, a cui sempre appartennero, sia come feudi dell’aristocrazia romana.

Agro Pontino-Panorama da Norma

Panorama da Norma sull’Agro Pontino

Nel Basso Medioevo si costituirono talvolta dei liberi Comuni, di cui rimane traccia nei palii, nei cortei in costume e nelle tradizioni civiche che ancor oggi segnano la storia e la vita culturale di queste comunità. Interessanti anche le manifestazioni di carattere religioso, fra cui spicca la Passione Vivente di Sezze.

Duomo di S. Maria durante la Passione vivente

Sezze, Duomo di S. Maria durante la Passione vivente

Sezze, Passione vivente

Sezze, Passione vivente

Sezze, Passione vivente

Sezze, Passione vivente

E’ una religiosità molto sentita quella delle popolazioni lepine. E forse non è un caso se qui si installarono diverse comunità monastiche, di cui i simboli sono senz’altro le abbazie cistercensi di Valvisciolo e Fossanova. Quest’ultima, vero capolavoro d’arte gotico-cistercense, dichiarata “attrattore culturale” dalla Regione Lazio, sorge un po’ defilata, in pianura, verso Priverno: vi morì San Tommaso d’Aquino e la sua creazione costituì forse il primo tentativo in assoluto di bonifica delle paludi pontine nel Medioevo. Entrambe le abbazie serbano leggende e tracce esoteriche, per cui rimandiamo al nostro libro “Lazio. I luoghi del mistero e dell’insolito”.

Abbazia di Valvisciolo-Chiesa, facciata

Abbazia di Valvisciolo

Abbazia di Fossanova

Abbazia di Fossanova

Tornando ai paesi, dal punto di vista artistico e ambientale primeggia nettamente la magnifica Sermoneta, uno dei borghi più suggestivi ed integri del Lazio, ancora circondato da mura medievali e rinascimentali: da non perdere il poderoso Castello Caetani, importante monumento dell’architettura militare italiana. Similmente a Valvisciolo e Fossanova, il centro storico custodisce svariati segni e simboli di natura occulta e forse templare, la cui interpretazione è stata affrontata sempre nella nostra guida.

Sermoneta-Duomo, campanile

Il campanile romanico del Duomo di Sermoneta

Sermoneta-Vicolo

Un vicolo di Sermoneta

Sermoneta-Castello, stemma dei Caetani

Stemma dei Caetani nel Castello di Sermoneta

Sermoneta-Palazzo Comunale

Sermoneta, Palazzo Comunale

Sermoneta-Scorcio dal Belvedere

Uno scorcio del borgo di Sermoneta dal Belvedere

Le case di Sermoneta viste dal Castello Caetani

Le case di Sermoneta viste dal Castello Caetani

La campagna pontina vista da Sermoneta

La campagna pontina vista da Sermoneta

A Sermoneta contenderebbe lo scettro di bellezza la romantica Ninfa, se non rientrasse in un’altra categoria, quella cioè delle “città morte” (al pari della già citata, e più antica, Norba). Adagiata i piedi dei Monti Lepini, nell’angolo più bello della Pianura Pontina, Ninfa con suo giardino “all’inglese” e il suo laghetto sorgivo è assolutamente una delle meraviglie d’Italia e di per sé merita un viaggio. Anch’essa fu feudo dei Caetani (il cui castello domina le rovine), di cui rimase sempre proprietà privata fino all’estinzione della casata: in tempi recenti, una fondazione si occupa della sua manutenzione e delle visite.

Ninfa col Castello Caetani

Ninfa col Castello Caetani

Ninfa-Veduta

Le rovine di Ninfa in estate

Riflessi nel laghetto di Ninfa

Riflessi nel laghetto di Ninfa

Altri gioielli sono senza dubbio Bassiano, ancora cinta di mura medievali, patria dell’umanista Aldo Manuzio, Prossedi, dominata da un elegante palazzo-castello, e i “paesi-presepio” di Patrica, Artena e Sgurgola. Affascinante anche il centro medievale di Carpineto Romano, ingentilito da raffinate abitazioni e oggi in via di ristrutturazione, ma purtroppo, come altri borghi lepini, affiancato da una brutta espansione anni ’70-’80: problema che affligge anche la vicina Segni, ricca di monumenti e archeologia, il suggestivi borghi di Maenza e Roccagorga e soprattutto Sezze, il cui abitato storico, peraltro di notevole interesse, appare ormai come inghiottito dalle costruzioni degli ultimi decenni.

Artena-Veduta

Artena

Veduta di Bassiano

Bassiano da lontano

Bassiano, passeggiata delle mura

Bassiano, scorcio nel borgo

Il territorio intorno ai Monti Lepini, del resto, ebbe a soffrire nel Dopoguerra uno sviluppo industriale disordinato e speculatorio che ebbe ripercussioni sociali ed urbanistiche anche sugli antichi villaggi d’altura, rimasti da un lato fedeli ad una civiltà arcaica e dall’altro attratti da una “modernità” abbagliante quanto cieca, basata cioè su un concetto di “comodità”, di sviluppo “rapido” e meramente quantitativo che si è poi protratto sino ad oggi.

Mte Lupone, panorama

Uno scorcio della Valle del Sacco dal Monte Lupone prima dell’avvento del fotovoltaico a terra

Queste contraddizioni sono visibili quando ci si affaccia sulle piane, in più punti martoriate da capannoni, cave, impianti fotovoltaici, ecc… che di colpo cedono il passo alle pendici intatte dei monti; eppure in basso resistono, a tratti, zone agricole di assoluta bellezza, ma ancora prive di una reale salvaguardia: “terreni” non “territori”! Si auspica a riguardo l’istituzione, quanto prima, di una serie di parchi agricoli a loro tutela e promozione.

Cori-Veduta

Cori

Gavignano Romano-Veduta

Gavignano Romano

Segni-Particolare del centro storico

Segni

Veduta di Gorga

Gorga

Oggi tuttavia la crisi economica in atto a livello nazionale (ed oltre) sta risvegliando nuovi modi di pensare l’avvenire, e molti di questi paesi si stanno riappropriando di tradizioni e mestieri fino a pochi anni fa dati per spacciati: in questo senso proprio la pastorizia appare con tutta la sua forza trainante, in particolare verso i giovani. Come altri territori, anche i Lepini insegnano che non potrà esservi futuro se non nel solco di una rinnovata tradizione, che è lì, solida, pronta all’uso, e attende soltanto di essere riscoperta.

Sermoneta-Vicolo con archetto

Vicolo con archetto a Sermoneta

Inoltre, una maggiore consapevolezza delle risorse paesaggistiche, enogastronomiche e culturali del territorio si sta facendo largo nella popolazione: non a caso stanno aumentando i b&b e gli agriturismi, fino a poco tempo fa rari da queste parti. Il pane e il vino di Cori, il prosciutto crudo di Bassiano, le olive da tavola di Rocca Massima, un olio extravergine di oliva dovunque di altissima qualità e tanto altro ancora sono alcune delle eccellenze già riconosciute a livello nazionale su cui può far leva lo sviluppo agricolo lepino e quindi il rilancio dell’economia locale.

Cori, Chiesa di Sant'Oliva

Cori, Chiesa di Sant’Oliva

Si auspica insomma una rinascita di questa sorta di “isola” di autenticità e civiltà vera – seppur sopita – all’interno di un mare di “modernità”, quella delle pianure industrializzate e urbanizzate, falsa e ormai declinante, e in ultima analisi già vecchia.


Panorama da Boville Ernica

Valle del Liri-Panorama presso Boville Ernica

Situato a pochi chilometri da Frosinone sopra uno sperone isolato, il ridente centro di Boville Ernica è immerso in uno dei paesaggi rurali più caratteristici della Ciociaria. Il borgo, ancora circondato da torri e mura medievali, domina un vastissimo panorama che spazia dalle valli del Sacco e del Liri e dall’Anti-Appennino Laziale ai Monti Ernici e al Parco Nazionale d’Abruzzo. Momento privilegiato per fotografare qui è l’estate, quando i tanti e diversi colori della campagna (uliveti, boschi, vigneti, campi, pascoli, ecc…) regalano un piacevolissimo effetto di contrasto con la corona dei monti circostanti.


Veduta di Artena

Veduta di Artena

Una veduta di Artena, la vecchia “Montefortino”, arroccata su uno sperone dei Monti Lepini, celebre per secoli come “il paese dei briganti”.


Anagni, la città dello “Schiaffo”

Anagni, situata in Provincia di Frosinone, è una delle più importanti e pittoresche città d’arte della Ciociaria, di cui appare come una sorta di “porta settentrionale”. Adagiata sopra un dolce colle, a 470 mt s. l. m., l’abitato è ancora circondato a tratti da un dolce paesaggio rurale, segnato dal corso del fiume Sacco, cui fanno da sfondo i Monti Lepini e le prime propaggini dei Monti Ernici.

Anagni-Lampione e campagna

L’antica Anagnia fu capitale “sacra” degli Ernici, popolazione che in epoca pre-romana abitava i monti omonimi e la Valle del Sacco. Più tardi aderì alla Lega Latina, seguendone le drammatiche sorti: sconfitta nel 306 a.C. dai Romani, Anagni perse la propria indipendenza e divenne Municipio dell’Urbe. Più tardi, forse per la dolcezza del suo clima, fu scelta come residenza estiva da alcuni imperatori, quali Marco Aurelio, Commodo e Caracalla. Testimonianza del periodo romano sono le grandi volte degli “Arcazzi” e notevoli resti della cinta muraria, in opera quadrata (opus quadratum) di tipo serviano, oltre che alcune epigrafi ed iscrizioni. Dopo essere passata ai Bizantini di Ravenna, nell’VIII secolo la città entrò a far parte dei domini della Chiesa: il Papato, da allora, avrebbe intessuto rapporti privilegiati con Anagni, dove si sarebbe rifugiato durante le lotte contro il Comune romano, prima, e contro l’Impero, poi. Sotto l’egida pontificia, la comunità ernica godette dunque di una certa rinascita economica, in particolare attorno all’XI secolo, grazie all’opera del Vescovo Pietro di Salerno.

Anagni-Panorama

Ma furono i secoli XII, XIII e XIV a segnare indelebilmente la storia della città. Molti, infatti, furono in questo periodo i pontefici nativi di Anagni: accanto a Innocenzo III, Gregorio IX e Alessandro IV, è del resto indispensabile menzionare Bonifacio VIII, il papa nepotista contro cui inveì nella “Commedia” lo stesso Dante Alighieri, divenuto, nella storiografia tradizionale, un simbolo di malcostume e di malgoverno.

Anagni-Piazza Innocenzo III, bifora RCRLB

Nel 1303, dopo aver scomunicato l’intraprendente Re di Francia in una Bolla con cui egli ribadiva la supremazia papale (la Bolla “Unam Sanctam”), Bonifacio subì l’affronto di essere arrestato (e, secondo la leggenda, percosso) nella sua stessa patria dai francesi guidati da Guglielmo di Nogaret (rappresentante di Filippo il Bello) e dal rivale e nemico di famiglia Sciarra Colonna, desideroso di porre fine allo strapotere dei Caetani nelle lande a sud di Roma: un episodio, questo, che divenne celebre e fu ricordato come lo “Schiaffo di Anagni”. E proprio alla vicenda dello “Schiaffo” si ricollega il monumento più celebre di Anagni, ossia l’essenziale ma elegante Palazzo dei Papi (o Palazzo di Bonifacio VIII), sorto in forme gotiche nei primi decenni del XIII sec. (quale residenza baronale della famiglia Conti): proprio qui, nella “Sala delle Scacchiere”, avvenne lo “Schiaffo”. O quello che storicamente viene meglio definito l’”Oltraggio”. Le sale del Palazzo, visitabili, offrono una discreta documentazione del passato di cui esso fu protagonista (occorre peraltro ricordare che nel 1230 papa Gregorio IX vi ospitò Federico II di Svevia), con un sobrio allestimento degli interni che valorizza in primo luogo gli affreschi (sempre duecenteschi) rimasti sopravvissuti, tra cui spicca quello, bellissimo, che dà il nome alla “Sala delle Oche”. In seguito alla morte di Bonifacio VIII, e poi al declino del Papato in Italia nel periodo avignonese, Anagni visse una profonda crisi: venendo meno la tutela politica della Curia ed i commerci legati alla sua stessa presenza, la città subì un forte spopolamento e cadde nell’ambito di feroci contese tra le famiglie feudali laziali.

Anagni-Scorcio

Ad ogni modo, i due secoli precedenti avevano già indelebilmente conformato il tessuto urbano e le emergenze monumentali. Ai secoli XII e XIII, infatti, risale quello che può essere senza dubbio definito il “vanto artistico” di Anagni, vale a dire la Cattedrale di Santa Maria, sorta nell’area dell’antica acropoli ernica e sui resti di un tempio dedicato alla dea Cerere, e la cui abside, situata nella suggestiva Piazza Innocenzo III (dove si possono ammirare altri edifici di epoca basso-medievale), rappresenta un capolavoro d’architettura romanica.

Anagni-Piazza Innocenzo III, scorcio

Non è pertanto un caso se la bellezza della struttura esterna della Chiesa (arricchita dalla caratteristica “Loggia di Bonifacio Benedicente”, aggiunta nel Trecento) è utilizzata in estate quale nobile scenografia di un evento artistico di grande successo, quale il prestigioso “Festival del Teatro Medievale e Rinascimentale”. Anche l’alto campanile, ornato di bifore e trifore, costituisce un simbolo della cittadina. Esso si erge staccato in posizione frontale a pochi metri dall’austera facciata della cattedrale, contraddistinta da uno stile romanico-campano tipico del Basso Lazio, sebbene qui eccezionalmente movimentato da influssi lombardi.

Anagni-Duomo,  campanile dal basso

Non minore il valore dell’interno della chiesa, il quale, benché più volte rimaneggiato, rievoca l’antico abito grazie alle volte gotiche, alle colonne (che separano le tre navate longitudinali), al ciborio romanico, al pavimento cosmatesco e, soprattutto, alla  stupenda cripta. La Cripta di San Magno, infatti, è da annoverare come l’ennesimo capolavoro del medioevo anagnino, tant’è che essa, magnificamente coperta di affreschi di impronta ermetica raffiguranti vari argomenti biblici (tra cui la Genesi e il Giudizio Universale), è stata a ragione definita la “Cappella Sistina del Duecento”: il fascino del luogo e la bellezza degli affreschi (risalenti al XIII sec. e di autore ignoto) non sono facilmente descrivibili al Lettore, ma basti pensare che si tratta del maggiore esempio di questo tipo di architettura sacra nel Lazio, e probabilmente non solo. Annesso al complesso di Santa Maria è poi l’interessante Museo del Tesoro, che conserva, tra l’altro, un “Reliquiario” di S. Tommaso.

Anagni-Duomo di S. Maria, scorcio laterale

Occorre infine ricordare che la Cattedrale fu teatro di eventi storici di grande rilevanza: dal suo altare, il 24 marzo 1160, Alessandro III scomunicò l’imperatore Federico Barbarossa e sempre qui più tardi, sotto il pontificato di Alessandro IV, fu ricomposta la annosa disputa tra i Regolari e i Secolari.

Anagni-Piazza Innocenzo III, scorcio

In Anagni, sempre relativamente all’epoca medievale, considerevole valenza architettonica va tuttavia conferita pure allo splendido Palazzo Comunale, costruito nel 1159-60 su progetto di Jacopo da Iseo (ma più tardi rinnovato in forme goticheggianti), che presenta una pittoresca serie di arcate sorreggenti l’ampia “Sala della Ragione”, in cui si riunivano i rappresentanti della città.

Anagni-Palazzo Comunale

Tale specie di porticato premetteva peraltro l’accesso alla retrostante Piazza Comunale, ove aveva luogo il mercato e l’amministrazione della Giustizia. Da notare l’elegante “Loggetta del Banditore”, aggiunta nel XV sec., e la presenza di alcuni stemmi nobiliari e comunali anagnini che abbelliscono quella che è la facciata del Palazzo. Fra gli altri monumenti medievali sono peraltro da ricordare la cosiddetta “Casa pendente”, singolare casa-torre nei pressi del Comune, le due chiese duecentesche (ma successivamente rimaneggiate) di Santa Balbina e di Sant’Agostino, la chiesa di San Pietro in Vineis (posta poco fuori dell’abitato e con affreschi all’interno) e non ultima la chiesa di Sant’Andrea, che, sottoposta ad un rifacimento tardo-barocco, conserva il campanile romanico, l’importante “Trittico del Santo Salvatore” del XIII secolo e la cripta.

Anagni-Duomo, sottopassaggio

Merita poi particolare attenzione la Casa Barnekow, edificio considerato a lungo duecentesco ma molto più probabilmente rinascimentale: la casa, che rappresenta un importante esempio dell’architettura civile anagnina, prende il nome da quello del nobile svedese Alberto Barnekov, il quale l’acquistò nel corso dell’Ottocento, arricchendola personalmente con singolari epigrafi ed affreschi di argomento esoterico e mistico (per saperne di più: “Lazio, i luoghi del mistero e dell’insolito“). Infine, occorre menzionare alcune porte, rimaneggiate a più riprese, che aprono il circuito delle mura cittadine (queste a tratti ancora ben conservate, con cospicue tracce romane): la Porta di S. Maria, la Porta di Tufoli e la Porta Cerere.

Anagni-Vicolo

Oggi Anagni è sempre più meta di un turismo culturale ed ambientale che vi giunge per ammirare gli splendidi e famosi monumenti medievali, spesso attratto anche da eventi periodici di alta qualità, come la “Sfilata delle contrade” in costume medioevale in onore di San Magno, ed il già citato “Festival del Teatro Medievale e Rinascimentale”.


Borghi e paesaggi “segreti” della Ciociaria (parte 2: da Frosinone ad Aquino)

Dopo la prima parte dedicata alla porzione settentrionale della Provincia di Frosinone, andremo ora ad attraversare il cuore del sistema collinare ciociaro, un territorio per lo più sconosciuto al resto della regione e – fatte poche eccezioni – ancora totalmente estraneo a qualsiasi flusso turistico, anche di nicchia, e ciò nonostante la presenza di piccoli gioielli storico-artistici ed urbanistici. Lo stesso paesaggio agrario, pur aggredito da una proliferazione edilizia spesso disordinata e di infimo livello, conserva nel complesso un’atmosfera amena e piacevole: gli uliveti, le piccole vigne, i pascoli e i campi di grano, i muretti a secco, le stradine bianche e le siepi, la miriade di case e villaggi sparsi sui crinali, sono tutti elementi che formano la più rappresentativa immagine del paesaggio ciociaro attuale.

Colline ciociare da Arnara

I tanti borghi, arroccati come presepi sulle cime di scoscesi colli, si presentano colmi di interesse e, seppure talvolta in via di forte spopolamento, mantengono la semplicità della “vita di paese” di un tempo. Anche i prodotti agricoli della zona meriterebbero una reale valorizzazione, ma da questo punto di vista c’è ancora molto da fare: vale la pena comunque curiosare nelle piccole alimentari, alla ricerca di insaccati e carni (in particolare mortadella e porchetta), olio, vini, formaggi e pane locali di ottima qualità.

Arnara-Panorama verso Pofi

Da Frosinone ci si dirige verso Arnara con la Via Variante Casilina, che presto scorre fra i campi lasciandosi alle spalle il trafficato capoluogo. Man mano che ci avviciniamo spicca sempre più il caratteristico profilo merlato della torre-serbatoio (costruita in stile “medievaleggiante”) che affianca la rocca, la cui struttura originaria, appartenuta ai Conti di Ceccano e ai Colonna, è ormai quasi del tutto in rovina.

Arnara-Rocca

Arrivati, ecco una sorpresa: il tufo rossastro di alcune case e dello stesso maniero tradisce la presenza di un antichissimo apparato vulcanico e rende questo borgo curiosamente simile a quelli della Tuscia. Camminando per il borgo si nota purtroppo come esso sia ormai molto disabitato: peccato, perché meriterebbe una maggiore considerazione, ricco com’è di vicoli suggestivi e di ampie vedute su un dolce paesaggio fra i più intatti della provincia.

Vicolo di Arnara

Da Arnara si va a Pofi per una tranquilla stradina campestre. Il paese, noto per la produzione di fiori e per il ritrovamento nei suoi paraggi dei resti ben conservati di un uomo preistorico (battezzato “uomo di Pofi” o “uomo di Ceprano”, il più antico uomo fossile italiano), appare disteso elegantemente su un colle e dominato da un possente palazzo-castello appartenuto ai Colonna.

Pofi-Castello Colonna

Come ad Arnara, la pietra degli edifici di Pofi è d’origine ignea (seppure qui di colore scuro), ciò che distingue entrambi i paesi dagli altri centri storici ciociari, in cui prevale largamente il calcare. Anche qui troviamo pochi abitanti e poche attività commerciali e ricettive, ma possiamo godere scorci architettonici interessanti e bei panorami sulla campagna circostante. A pochi passi dal paese è inoltre la pittoresca Chiesa di Sant’Antonino, in stile romanico.

Pofi-Arco e orologio

Dopo Pofi ci si sposta nettamente verso Est in vista degli Appennini, lungo una strada che, oltrepassata Ripi, si snoda tra assolati uliveti ed verdi colline.

Pofi-Panorama

Si raggiunge così Boville Ernica, che svetta circondata di mura medievali in cima ad un aspro ed irto monticello, dal quale la vista spazia a 360° su buona parte della Ciociaria.

Boville Ernica-Porta turrita

Si parcheggia nei pressi di un vecchio fontanile e ci si avvicina al belvedere: davvero stupendo lo sguardo sulla grande vallata che si allarga ad Ovest con lo sfondo dell’anti-appennino laziale, con il suo “mare” di colli coltivati e punteggiati da case e piccoli villaggi contadini.

Boville Ernica-Panorama

Varcata una delle porte fortificate del borgo, uno dei più graziosi della Ciociaria, si entra in un ambiente urbano variegato come stili e ristrutturazioni, che recentemente sta usufruendo di un generale recupero, anche grazie al suo inserimento nel club dei “Borghi più belli d’Italia”: riconoscimento, quest’ultimo, di cui ha beneficiato pure la vicina Monte San Giovanni Campano, prossima tappa del nostro itinerario.

Panorama da Monte San Giovanni Campano

Il paese è legato alle memorie di San Tommaso d’Aquino che ivi venne rinchiuso nel castello dai suoi stessi genitori, i quali – com’è noto – non accettavano la sua vocazione sacerdotale.

Monte San Giovanni Campano-Castello

Si tratta di un centro storico di elevato pregio architettonico, con molte case ben restaurate: splendidi gli scorci panoramici, simili a quelli di Boville, sulle vallette d’intorno.  Da Monte San Giovanni Campano (è possibile anche passare per Isola Liri con la sua celebre cascata) si continua per Arpino, bella cittadina d’arte insignita della “bandiera arancione” del Touring Club Italiano, che fu patria di svariati personaggi storici fra cui Marco Tullio Cicerone.

Panorama da Arpino

La nostra meta è però la piccola frazione della Civita Vecchia, uno dei borghi più spettacolari del Lazio a livello urbanistico per il fatto di essere cinto per intero da mura poligonali d’epoca pre-romana assai ben conservate, il tutto immerso in un dolce paesaggio rurale che dà risalto alla poderosa cortina “megalitica”, su cui si innalza la cosiddetta “Torre di Cicerone”.

Scorcio della Civita Vecchia

Dalle mura si apre uno straordinario arco “a sesto acuto”, che per la sua perfezione architettonica e formale rappresenta uno dei più importanti monumenti della nostra regione e non solo.

Civita Vecchia, mura poligonali, porta

La passeggiata nel borgo, piuttosto curato e in via di recupero, è forse l’”apice emozionale” di tutto il nostro itinerario: al viaggiatore sensibile non sfugge il senso “sacrale” di questo luogo, che fu l’antichissimo nucleo originario, fondato dai Volsci, della romana Arpinum.

Civita Vecchia, vicolo

Magnifici ed amplissimi sono i panorami sulle colline e le montagne ciociare, con tramonti che regalano immagini indimenticabili e con una veduta a volo d’uccello della stessa Arpino con la sua uniforme amalgama di tetti in coppi, una delle più eccezionali “cartoline” della Ciociaria. Unica nota stonata lo sviluppo edilizio deturpante ai piedi della città, che rischia di compromettere la delicata armonia fra edificato e ambiente naturale.

Arpino-Veduta dalla Civita Vecchia

Visitata la Civita Vecchia, che da sola vale il viaggio, si continua verso sud attraverso una strada interna piena di curve che tocca numerose minuscole frazioni rurali spesso nemmeno segnate sulle cartine. Si passa poi ai piedi di Fontana Liri Superiore, Arce (da vedere la Chiesa di San Pietro e Paolo) e Rocca d’Arce (eccezionale punto panoramico). Infine si sbuca nella Piana del Melfa ove, oltrepassata l’autostrada, si raggiunge Aquino, la romana Aquinum, che, malgrado l’iniziale impatto anonimo della parte moderna, regala inaspettatamente un delizioso borgo medievale dominato da una torre duecentesca, oggi risistemata e aperta al pubblico.

Aquino-Scorcio del borgo

In una piazzetta si eleva il bel palazzetto in cui probabilmente visse il giovane San Tommaso (detta appunto “Casa di San Tommaso”). Di grande interesse sono inoltre l’area archeologica ai piedi del paese, purtroppo disturbata dal viadotto autostradale, e la poco discosta Chiesa della Madonna della Libera, di forme romaniche ed ornata da cipressi, che incanta il visitatore dall’alto di una scalinata; sul suo sagrato e sulle sue sue pareti si vedono numerosi simboli riconducibili ai Templari.

Aquino-Chiesa della Madonna della Libera

Ad Aquino ha termine la seconda parte del nostro percorso turistico-automobilistico alla scoperta della “Ciociaria segreta”, la cui terza parte prenderà le mosse dalla vicina Roccasecca, dall’altra parte dell’A1.

APPUNTI DI VIAGGIO

Tempo stimato:

2-3 giorni

Periodo migliore:

ottobre-novembre-dicembre e aprile-maggio-giugno per i colori della campagna


Borghi e paesaggi “segreti” della Ciociaria (parte 1: da Serrone a Fumone)

L’itinerario, interamente in Provincia di Frosinone, parte da Serrone, raggiungibile dalla Capitale tramite la Via Prenestina, attraverso un paesaggio che nonostante l’urbanizzazione conserva lembi di grande fascino, e, nell’ultimo tratto, aspetti di spiccata rusticità.

Paliano-Panorama 1 MINLB

Siamo proprio al confine con la Provincia di Roma, in un territorio, ai piedi dei Monti Prenestini, da sempre vocato all’agricoltura: qui crescono le uve del Cesanese, antico vino rosso apprezzato da papi e imperatori di ogni epoca.

Serrone-Piazza Plebisicito

Il Cesanese – dopo una fase di declino durata qualche decennio (almeno fino ai primi anni ’90 del secolo scorso) coincisa con un più generale (e mai compreso) ridimensionamento d’immagine della produzione agricola laziale – negli ultimi tempi, grazie soprattutto ai produttori dell’areale fra Piglio, Paliano, Anagni e Serrone, ha riacquistato un notevole prestigio, ottenendo il riconoscimento docg (d’origine controllata e garantita) e posizionandosi così nel “gotha” dell’enologia italiana; e trovandoci nel Lazio, non potevano mancare i bianchi, fra i quali spadroneggia un vino assai apprezzato dai locali e dal nome curioso e ammiccante, la “Passerina” igt.

Vigneti del Cesanese docg

Circondato da numerosi altri borghi posti sulle alture (i Prenestini costituiscono un interessante esempio di “paesaggio dell’incastellamento”), Serrone appare al viaggiatore tutto arroccato sulle brulle pendici del Monte Scalambra: assolutamente piacevole una passeggiata fra i vicoli del borgo medievale, che nel periodo natalizio ospita un caratteristico presepe con statue a grandezza naturale vestite con i panni tradizionali; da visitare la Chiesa di San Pietro Apostolo (con affreschi cinquecenteschi di scuola umbra) e, poco fuori dal paese, l’Eremo di San Michele Arcangelo, ricavato da una rupe e affacciato su un panorama ampio e bellissimo.

Eremo di San Michele

Subito dopo Serrone ci accoglie Piglio, centro ormai ben noto per essere la “capitale” del pregiato Cesanese docg e dove sono degni d’attenzione i due castelli (“alto” e “basso”) e il Palazzo Massimi sede di una delle più importanti aziende di produzione viticola della zona.

Piglio-Veduta

Da Piglio (o meglio “dal Piglio”, secondo l’usanza dei suoi abitanti di premettere l’articolo “il” di fronte al nome del paese) si prosegue per Acuto prima per una stradina fra vigne e ulivi e poi lungo la Via Anticolana: più in alto corrono, parallele, la panoramica provinciale fra Piglio ed Acuto e l’ex-ferrovia per Fiuggi da qualche anno riadattata a pista ciclabile, servizio che sta riscuotendo successo fra locali e turisti.

Paesaggio fra Piglio e Acuto

La nostra strada invece si snoda un po’ incassata ma basta fermarsi ad uno dei vari slarghi per godere uno dei paesaggi agrari più belli della Ciociaria, formato dall’armonico alternarsi fra oliveti (ottimo il locale olio Rosciola) e vigneti con lo sfondo degli ampi pascoli della Valle del Sacco e dei verdi Monti Lepini. Acuto, paesino dall’aspetto povero ma dignitoso dove fa tappa la suddetta pista ciclabile, offre uno dei più completi panorami sulla zona e tramonti infiammati e indimenticabili.

Acuto-Case nel borgo

Acuto-Casa medievale

Da qui, passando per Fiuggi, celebre città termale, si prosegue per la SR 155-Anticolana ai piedi dei piccoli borghi di Trivigliano e Torre Cajetani dai quali si ammirano i Monti Ernici e la stupenda piana coltivata del Lago di Canterno, bacino dalla forma continuamente variabile (per saperne di più si veda la nostra guida “Lazio. I luoghi del mistero e dell’insolito”).

Torre Cajetani-Veduta al tramonto

Si raggiunge poi un incrocio circondato da case, riconoscibile per un piccolo impianto fotovoltaico a terra. Una breve deviazione sulla sinistra conduce a Guarcino, paesino in parte medievale posto in un angolo appartato, tra foreste di querce e faggi: deliziosi i dolcetti locali come ad esempio i “brutti ma buoni” o gli “amaretti” qui ritrovabili ancora in produzione artigianale. Poco a monte dell’abitato è il Convento di San Luca, restaurato grazie al contributo del filosofo-inventore Marcello Creti.

Guarcino-Scorcio

Guarcino è molto frequentata d’inverno per le sovrastanti piste da sci di Campo Catino, vasto altopiano appenninico che costituisce un ottimo punto di partenza per escursioni alle quote più alte del massiccio ernico. Si torna al suddetto crocicchio e si prende per Vico nel Lazio che si raggiunge tramite una strada che sale fra ulivi terrazzati. Il paese è una splendida sorpresa per il viaggiatore alla ricerca di luoghi sconosciuti ma allo stesso tempo bellissimi. Si tratta infatti di uno dei borghi più integri e caratteristici della Ciociaria e non solo, rimasto interamente circondato da mura medievali, dalle quali si innalzano numerose torri quadrangolari merlate alla guelfa. Le case in pietra, i vicoli e le piazzette culminano nel duecentesco Palazzo del Governatore con le sue bifore.

Vico nel Lazio-Mura e torri medievali

Si prosegue ora per Collepardo, su una strada di grande suggestione paesaggistica su cui incombono sempre più vicine ed imponenti le cime della Monna e della Rotonaria. Si tocca l’ingresso sulla sinistra del Pozzo d’Antullo, straordinaria voragine carsica fra le più grandi e profonde d’Europa, e si giunge poi a Collepardo, uno degli abitati più solitari dei Monti Ernici, splendido luogo di villeggiatura fresco e solatio al tempo stesso per via della particolare posizione. Il borgo è di quelli classici della Ciociaria in cui si respira un’atmosfera di vita antica, di tradizioni umili, di modestia e semplicità. Purtroppo tutto ciò è sempre più un ricordo del passato visto che lo spopolamento sta svuotando questi paesi, anche perché le istituzioni non sono riuscite a valorizzare e i mestieri e le produzioni locali né a sviluppare un flusso turistico non episodico in una zona viceversa ricca di potenzialità e motivi d’attrazione: in primis l’ambiente naturale intatto e selvaggio che racchiude gioielli paesistici unici nel proprio genere come, oltre al già citato Pozzo d’Antullo, la Grotta dei Bambocci (descritta nell’Ottocento anche dal Gregorovius nel suo “Passeggiate romane“), i limpidi torrenti che scendono dalle severe valli appenniniche, e, non ultime, le vestigia storiche ed archeologiche di cui recenti ricerche hanno rivelato la particolarità, tant’è che si parla di dolmen e menhir di origine enigmatica (forse ernica) sperduti nelle foreste.

Monti Ernici presso Collepardo

Celebre, dal canto suo, è la vicina Certosa di Trisulti, luogo pregno di spiritualità, misticismo e mistero (molti i simboli templari e addirittura riconducibili alla Massoneria), circondata da monasteri abbandonati ed eremi scavati nella roccia (“Lazio. I luoghi del mistero e dell’insolito”): la si raggiunge tramite una magnifica strada che risale boschi di conifere, cerri e faggi e che continua sino allo splendido altopiano carsico del Prato di Campoli (o a Veroli) donando alcuni dei paesaggi montani e dei panorami più belli dell’intero Lazio; incomparabile la veduta della certosa dal diruto Convento di San Nicola, vera e propria “cartolina” della Ciociaria.

Certosa di Trisulti-Veduta da San Nicola

Tornati a Collepardo però il nostro itinerario ridiscende a valle. Ci si riconnette alla SS155 all’altezza di Alatri, cittadina d’arte nota per la sua superba cinta muraria in opera “poligonale” (o “megalitica”), vero capolavoro di architettura pre-romana (“Lazio. I luoghi del mistero e dell’insolito”), simbolo dell’antichissimo popolo ernico.

Alatri-Porta Maggiore

Si prende ora per Fumone, altra tappa che merita una sosta non fugace (“Lazio. I luoghi del mistero e dell’insolito”). E’ un borgo medievale rimasto come fermo nel tempo, con case interamente in pietra abbellite da bifore, giardini pensili e pergolati, e colmo di belle vedute panoramiche. E’ senza dubbio uno dei centri storici più curati della Provincia di Frosinone, eppure è assurdamente deturpato da una grande antenna posta proprio affianco alle mura, con grave danno non solo per il paesaggio ma anche per la salute dei suoi abitanti.

La Monna e Rotonaria visti da Fumone

Ciò nonostante la visita al paese è d’obbligo e negli ultimi anni esso sta ricevendo un’attenzione sempre maggiore da parte dei turisti soprattutto per via della presenza del Castello Longhi-De Paolis, lugubre maniero a lungo assurto alla funzione di prigione pontificia, che custodisce memorie, segreti e leggende, dalla morte del papa Celestino V alla tragica e macabra storia del Marchesino.

Fumone-Veduta

Ma è in generale l’atmosfera “sospesa” dei vicoli e delle piazzette ad affascinare il visitatore, così come il silenzio che pare avvolgere tutto. Siamo ora giunti alla fine di questo nostro coinvolgente itinerario. Da Fumone si può giungere facilmente a Frosinone, dove inizia la seconda parte del nostro viaggio alla scoperta della Ciociara più sconosciuta.

APPUNTI DI VIAGGIO

Tempo stimato:

3-4 giorni

Periodo migliore:

ottobre-novembre-dicembre e aprile-maggio-giugno per i colori della campagna