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Veduta di Ninfa

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La classica veduta delle rovine medievali di Ninfa dall’omonimo laghetto sorgivo, da cui emerge la torre “alla ghibellina” del Castello Caetani. I suggestivi ruderi – ribattezzati nell’Ottocento dal Gregorovius “la Pompei del Medioevo” – sono immersi in un meraviglioso giardino “all’inglese” considerato fra i più belli e curati al mondo. 

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Riflessi nel laghetto di Ninfa

Ninfa-Riflessi nel laghetto RCRLB

La primavera è senza dubbio la stagione della vita en plein air. E quindi ville, parchi e giardini storici diventano luoghi speciali da visitare in questo periodo, sperando nella clemenza del meteo. Qui siamo a Ninfa, la “Pompei del Medioevo” come la definì il Gregorovius nell’Ottocento, oggi considerata uno dei giardini “all’inglese” più belli del mondo: le torri merlate alla ghibellina del Castello Caetani si specchiano nel rigoglioso laghetto sorgivo sul quale sorgono le rovine di questa affascinante “città morta”. Si consiglia vivamente la visita di questo straordinario luogo fra aprile e maggio.


Scorcio della rupe di Norba

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Scorcio mozzafiato della rupe sulla quale giace la città morta di Norba, vista dalla strada che sale al contiguo borgo di Norma: luoghi ricchi di leggende  e misteri.


Campagna di Giulianello a settembre

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L’incantevole campagna che circonda il Lago di Giulianello, a poca distanza dall’omonimo paesino, frazione di Cori. Siamo in una zona di transizione fra Monti Lepini, Colli Albani e Pianura Pontina, in cui il paesaggio alterna pascoli e seminativi creando uno scenario dai grandi spazi. 


Profilo di Torre Astura al crepuscolo

Castello di Torre Astura-Veduta 1 RCRLB

Il profilo sullo sfondo di Torre Astura, pittoresco castello sul mare a pochi km da Nettuno. Teatro di tragiche vicende storiche, il maniero e la sua spiaggia con i ruderi di una villa romana formano uno degli angoli più suggestivi del litorale laziale. Purtroppo questo magnifico tratto di costa, ricadente in un vastissimo poligono militare, non é stato finora mai tutelato né valorizzato adeguatamente e la sua fruibilitá rimane legata ad aperture straordinarie.


Veduta di Ninfa

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Definita dal Gregorovius “la Pompei del Medioevo”, la “città morta” di Ninfa giace al bordo di un radioso laghetto ed immersa in un magnifico giardino “all’inglese”. E’ un luogo unico al mondo, tuttora fonte di ispirazione per spiriti romantici. Domina le fiabesche rovine la possente torre quadrangolare del castello edificato dai Caetani, con la sua merlatura alla “ghibellina” (per saperne di più: “I castelli perduti del Lazio e i loro segreti”).


Promontorio del Circeo dalle dune di Caprolace

 Circeo-Veduta dalle dune di Caprolace

Tutelate da uno storico parco nazionale, le dune fra il Lido di Latina e il promontorio del Circeo bordano uno dei tratti più integri e suggestivi del litorale laziale. Offrono magnifiche vedute sui numerosi laghi costieri e soprattutto sul Promontorio del Circeo che si staglia all’orizzonte con la sua mitica silhouette, che riprodurrebbe, secondo la leggenda, il profilo della Maga Circe. Il Circeo è un luogo colmo di fascino e mistero: per saperne di più si faccia riferimento alla nostra guida “Lazio. I luoghi del mistero e dell’insolito”.


Panorama da San Felice Circeo con Villa Auget

Panorama con Villa Auget

Una veduta dell’elegante Villa Poniatowski, poi Auget, appartenuta agli inizi dell’Ottocento al principe Stanislao Poniatowski, nipote del Re di Polonia. La dimora, il cui aspetto è oggi il risultato di successivi ammodernamenti, si staglia in posizione spettacolare alle pendici del Promontorio del Circeo. Alla villa sono legate leggende e superstizioni popolari, quale protagonista di eventi inspiegabili. Per saperne di più: “Lazio, i luoghi del mistero e dell’insolito”.


Sermoneta: benvenuti nel Medioevo

Attorniata da uliveti secolari, Sermoneta si adagia su una collina dei Monti Lepini, a balcone sull’Agro Pontino. Le origini del sito sono remote ed imprecisate, forse rintracciabili dell’antichissima città volsco-romana di Sulmo. Le fonti storiche sono però scarse ed è piuttosto il Medioevo a conformare tutt’oggi l’aspetto del borgo, uno dei più suggestivi e meglio conservati del Lazio, grazie ad un’attenta e lungimirante gestione urbanistica. A differenza di tanti altri centri storici, difatti, nel Dopoguerra Sermoneta non venne deturpata da espansioni moderne, ed oggi possiamo ammirarla pressoché inalterata rispetto al XVI secolo, apice del suo sviluppo.

Sermoneta-Veduta

Veduta di Sermoneta

Ma fu proprio il Cinquecento a segnare la fine dell’epoca di splendore di Sermoneta, che rimase a lungo feudo dei Caetani, potente casato della Marittima”, toponimo con cui allora si indicava il territorio pontino. Già signori di Ninfa, i Caetani arricchirono Sermoneta di chiese e palazzi, munendola peraltro di una cinta muraria e di un poderoso castello.

Sermoneta-Veduta

Il Castello Caetani che sovrasta l’abitato

Il Castello Caetani, che domina solennemente l’abitato, costituisce senz’altro il monumento più celebre di Sermoneta. La visita è davvero irrinunciabile ed emozionante: nelle sue stanze affrescate e ricche di arredi d’epoca, si può rivivere in pieno l’atmosfera magica di un maniero dell’Età di Mezzo tra i più integri in Italia, magari immaginando le gesta di Lucrezia Borgia, che qui venne ospitata.

Sermoneta-Castello, stemma dei Caetani

Stemma dei Caetani nel Castello di Sermoneta

Castello Caetani, Camera Pinta

Castello Caetani, Camera Pinta

Castello Caetani, colonna con stemma

Castello Caetani, colonna con stemma dei Caetani

Accanto al castello, merita poi un cenno l’austera Cattedrale di Santa Maria Assunta, del XIII secolo, che serba numerose opere d’arte, fra cui un quattrocentesco Giudizio Universale nella controfacciata; splendido anche il campanile, residuo dell’originaria chiesa romanica, ornato da bifore e da scodelle colorate in ceramica.

Sermoneta-Duomo, campanile

Il campanile del Duomo

Scorcio con campanile al tramonto

Scorcio con campanile al tramonto

Passeggiando quindi tra le viuzze e le piazzette del borgo, che si aprono ad impressionanti scorci a valle, si incontrano edifici d’aspetto molto vario, ora nobile ora rustico, talvolta sede di ristoranti, botteghe d’artigianato e negozi di prodotti tipici locali (dall’olio alle olive, dai liquori ai rinomati biscotti).

Insegna di bottega artigianale

Insegna di bottega artigianale

Vicolo con casa-torre

Vicolo con casa-torre sullo sfondo

Sermoneta-Casa

Una casa dall’aspetto rustico

Sermoneta-Corso da Porta del Pozzo

Uno scorcio del corso principale

Portale

Portale

Le case appaiono spesso adornate da vasi di ortensie e gerani o da rampicanti di gelsomino, bouganville e glicine, mentre inaspettati si aprono numerosi giardini pensili colmi di agrumeti. Fra i vicoli assolati, pigri gatti sembrano i padroni della scena.

Vicolo

Vicolo presso San Michele Arcangelo

Vicolo

Vicolo nei pressi della Sinagoga

Vicolo

Case medievali fra il Belvedere e San Michele Arcangelo

Vicolo

Vicolo presso la piazza principale

Un gatto in una feritoia

Un gatto in una feritoia

Accade pure di scoprire deliziose chiesette medievali, come ad esempio la piccola Chiesa di San Michele Arcangelo (XI sec.), appartata in un minuscolo slargo ove svetta un’imponente palazzo turrito. Ma in generale quel che colpisce è il fatto che l’intero tessuto urbano (ancora interamente racchiuso nella cinta muraria cinquecentesca, oggi divenuta un innovativo museo “en plein air”) si presenti, dalle case alla stessa pavimentazione, come un vero e proprio “mosaico” di pietra, realizzato rigorosamente con il bianco calcare lepino.

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Vicolo con archetto

Via del Rione Vecchio

Via del Rione Vecchio

Scenario rappresentativo di tale peculiarità è sicuramente la stupenda Via delle Scalette, ripida scalinata che dal castello scende “aerea” al Belvedere, da cui la vista spazia sconfinata fino al mare, offrendo un quadro dettagliato del territorio dal Circeo ai Colli Albani: notevole appare purtroppo l’espansione edilizia dei centri della pianura, seppure meno disordinata che altrove.

Via delle Scalette

Via delle Scalette

Campagna presso Sermoneta

Campagna ai piedi di Sermoneta

Sermoneta-Palazzo Comunale

Il Palazzo Comunale, sul Belvedere

Scorcio panoramico dal Belvedere

Scorcio panoramico dal Belvedere al tramonto

Cuore del paese è comunque Piazza del Popolo, luogo prediletto per rilassarsi davanti ad una tazza di caffè, mentre poco più in là si innalzano le pittoresche arcate gotico-rinascimentali della Loggia dei Mercanti (XV sec.), uno dei simboli di Sermoneta. Nelle vicinanze è poi il ghetto ebraico con la sua Sinagoga, bell’edificio tardo-duecentesco che testimonia la presenza di una cospicua comunità giudaica tra il XIII e il XVI secolo e conferma l’importanza di Sermoneta nel Basso Medioevo: è questo uno degli angoli più caratteristici del borgo, in un dedalo di vicoli angusti e a volte strettissimi; a pochi metri dalla Sinagoga è un curioso museo di presepi automatizzati. E sempre in tema di musei, da non perdere quello della ceramica, sul corso principale.

Sermoneta-Loggia dei Mercanti

Loggia dei Mercanti

Scorcio dalla Loggia dei Mercanti

Scorcio dalla Loggia dei Mercanti

Si consiglia di visitare Sermoneta facendo attenzione ai dettagli. Sui gradini, sugli stipiti e sugli architravi delle abitazioni del borgo nonché sui sagrati di molte chiese si scorgono infatti in più punti graffiti che riportano un’iconografia misteriosa e di epoca probabilmente diversificata. Molte di queste incisioni (croci patenti, triplici cinte, ecc…), tuttavia, testimonierebbero una radicata presenza dei Cavalieri Templari nel corso del XIII secolo e del resto in tutta l’area lepina si trovano segni del loro passaggio.

Triplice Cinta presso la Sinagoga

Triplice Cinta presso la Sinagoga

Ma le sorprese di Sermoneta non finiscono qui. Subito fuori dal paese, invece, tra boschi ed uliveti, si nascondono romantiche chiese abbandonate, casali in rovina, torri dimenticate e vecchi monasteri: spicca il Convento di San Francesco, che, solitario su un’altura nei pressi del Cimitero e di un enorme leccio ultracentenario, è raggiunto da una panoramica Via Crucis. Il complesso, fondato secondo la tradizione dai Templari, appartenuto ai Cavalieri di Malta e passato successivamente ai Frati Minori Osservanti custodisce un chiostro con affreschi seicenteschi sulla vita del Poverello d’Assisi.

Convento di S. Francesco, croce di Malta

Convento di San Francesco, croce di Malta

Sulla strada per Bassiano, invece, si trova un altro monumento prestigioso: l’Abbazia di Valvisciolo. Eretta nel Trecento dai monaci cistercensi in uno stile gotico di derivazione francese, conserva un suggestivo chiostro e anch’essa serberebbe segni evidenti della preesistenza dei Templari in questa località: una vecchia leggenda sostiene addirittura che vi si celi il loro fantastico tesoro.

Abbazia di Valvisciolo-Chiesa, facciata

Abbazia di Valvisciolo

Più avanti si può raggiungere anche la magnifica “città fantasma” di Ninfa, col suo giardino all’inglese, altro luogo di straordinaria suggestione che vale di per sé un viaggio. Per approfondimenti sui misteri di Sermoneta e dintorni si faccia riferimento alla nostra guida “Lazio. I luoghi del mistero e dell’insolito”.

Ninfa-Veduta

Veduta di Ninfa

Arte, natura, storia e folklore, dunque, in una cittadina che ha saputo non soltanto difendere le proprie radici ma anche e soprattutto valorizzarle in chiave turistica, come dimostra il riconoscimento della “bandiera arancione”, prestigioso “marchio di qualità” per l’entroterra italiano assegnatole del Touring Club Italiano. E ciò anche grazie ad un calendario di eventi ricco ed stimolante: dal Maggio Sermonetano al Palio della Madonna della Vittoria (rievocazione della vittoria nella Battaglia di Lepanto, cui partecipò Onorato IV Caetani) e all’ormai noto Festival Pontino di Musica, che vede intervenire artisti di fama mondiale.

Sermoneta-Porta del Pozzo

Porta del Pozzo

Infine, un’ultima chicca, ossia lo storico gruppo di sbandieratori di Sermoneta, conosciuto ed apprezzato a livello nazionale, ennesimo esempio di come le tradizioni medievali siano qui tutt’oggi straordinariamente fulgide e sentite. Ma è soprattutto l’alta qualità della vita a far di Sermoneta un modello da imitare, a dimostrazione del fatto che oggi, per chi ne abbia la possibilità, sia preferibile abitare in paesi tipo Sermoneta anziché negli anonimi palazzoni di degradate periferie. 


Il Lazio, la “terra dei laghi”

Il Lazio non è certo conosciuto come una “terra di laghi”. Ciò rappresenta un vero e proprio paradosso in quanto la grande varietà e quantità di specchi d’acqua presenti in questo territorio le fa tenere un primato nazionale: si spazia dai laghi costieri a quelli vulcanici, dai bacini artificiali ai laghi glaciali, da quelli sorgivi e carsici a quelli palustri e residuali. Ogni lago è circondato da un paesaggio a sé, dalle caratteristiche ben precise che meritano di essere preservate, conosciute ed apprezzate, in quanto, al di là del fattore-acqua in sé, si tratta di ambienti tanto belli quanto delicati, ricchi non solo dal punto di vista della flora e della fauna ma anche sotto l’aspetto storico, culturale, agricolo.

Il Lago Albano, uno dei più famosi del Lazio

Il Lago Albano, uno dei più famosi del Lazio

Nei pressi o direttamente sulle sponde di questi laghi si trovano infatti coltivazioni di tipo tradizionale nonché borghi e siti archeologici, a testimoniare naturalmente che gli insediamenti vicini alle risorse idriche si perdono nella memoria dei tempi. E non può essere un caso se la civiltà di Roma (ma anche quella etrusca) nacque proprio in una terra così colma di riserve d’acqua, sia fluviali che lacustri.

Il Lago di Bolsena con l'Isola Bisentina

Il Lago di Bolsena con l’Isola Bisentina

Anche intorno ai laghi artificiali – che oggi offrono scenari inediti e favolistici -, sorti da quelli che un tempo furono dei fiumi, troviamo i segni di una storia vetusta.

Lago del Turano, panorama da Antuni

Lago del Turano, panorama da Antuni

Iniziamo proprio dai bacini realizzati a scopo idroelettrico. Da ovunque si provenga, i laghi del Salto e del Turano, nel Reatino, offrono delle vedute inconsuete ed inaspettate che si lasciano scoprire man mano che le sinuose strade si fanno largo fra boschi fittissimi e scorci rocciosi. Abitati che ci raccontano degli incastellamenti alto-medievali per poi aprirsi in queste grandi distese d’acqua che con le loro continue ramificazioni rimandano ai fiordi del Nord-Europa, mentre i castelli e le rocche in rovina che ogni tanto fanno la loro comparsa ricordano certi paesaggi scozzesi.

Castel di Tora-Panorama verso Antuni

Castel di Tora, panorama sul Lago del Turano ed Antuni

Lago del Turano-Paesaggio

Il Lago del Turano visto da Colle di Tora

Lago del Salto-Diga della centrale idroelettrica

Lago del Salto, diga della centrale idroelettrica

Lago del Salto-Panorama dalla diga

Lago del Salto, panorama crepuscolare dalla diga

Rocca Vittiana-Panorama sul Lago del Salto

Panorama sul Lago del Salto da Rocca Vittiana

Poggio Poponesco-Panorama sulla Valle del Salto

La Valle del Salto dalla Rocca di Poggio Poponesco

L’ultimo della “famiglia”, fra quelli reatini, lo Scandarello, emerge nella più distesa conca di Amatrice e dona una vista assai suggestiva della catena della Laga. Pochi chilometri a nord di Roma, in una delle prime riserve naturali del Lazio, si allarga il bacino di Nazzano, considerato come un “lago”, ma che è in realtà un’ampia ansa del Tevere sbarrata da una diga. Scendendo poi verso sud, in Ciociaria, nella grande piana del Liri, troviamo il Lago di San Giovanni Incarico, circondato da fertili campi coltivati. Al confine col Molise inoltre il Lago di Cardito si apre fra montagne maestose.

Lago di Scandarello-Veduta dalla Salaria

Veduta del Lago di Scandarello dalla Via Salaria

Lago di Nazzano

Lago di Nazzano

Passando ai laghi carsici, essi si presentano nelle più diverse forme e dimensioni, a seconda dell’altitudine e della morfologia del territorio. Il più esteso è senza dubbio il Lago di Canterno, a poca distanza da Fiuggi, pittoresco per l’effetto dato dai Monti Ernici che, soprattutto al tramonto, vi si specchiano con le loro alte cime rosate e coperte di neve d’inverno.

Lago di Canterno-Scorcio dalla rive

Il Lago di Canterno con la Rotonaria

Il Lago di Canterno è anche noto per il fatto di cambiare sensibilmente forma e grandezza nel corso degli anni, ciò che lo fa definire come un “lago fantasma”.

Lago di Canterno

Lago di Canterno

Lago di Canterno

Lago di Canterno

Lago di Canterno-Scorcio

Pescatore sul Lago di Canterno

Lago di Canterno visto da Trivigliano

Lago di Canterno visto da Trivigliano

Più defilati ma ancor più affascinanti i laghetti che punteggiano i grandi altopiani del Cicolano, a monte del già citato Lago del Salto: ossia i laghi di Rascino, Petrella, Aquilente, Cornino che formano uno dei complessi ambientali più straordinari del Lazio. Non lontano, lo sperduto Lago della Duchessa, amatissimo dagli escursionisti, costituisce un unicum nella regione: forse residuo di un remoto ghiacciaio, sorge in una spettacolare conca rocciosa dall’aspetto ostico e selvaggio dove è facile avvistare grifoni in volo.

Lago di Rascino

Lago di Rascino

Lago di Rascino-Masseria

Antico casale nei pressi del Lago di Rascino

Lago della Duchessa-Grifone in volo

Grifone in volo sul Lago della Duchessa

Ancora nel Reatino troviamo altri tesori naturalistici. La boscosa Val Velina è punteggiata da numerosi bacini di piccole dimensioni: i più importanti sono il Lago di Cotilia, caratterizzato da acque solfuree (c’è una stazione termale), e quello di Paterno, che occupa una dolina ed è impreziosito dai ruderi di una villa romana.

Lago di Paterno

Lago di Paterno

Sorgenti di Cotilia

Sorgenti di Cotilia

Più a nord, al confine con la Provincia di Perugia, fra i Sibillini e la Laga, troviamo infine i Pantani di Accumoli, piccoli specchi d’acqua che impreziosicono immense praterie. Fra i Monti Ausoni e il Mar Tirreno, in Provincia di Latina, solo di sfuggita dalla Via Flacca si nota il Lago di San Puoto, legato ad una leggenda di una città perduta sommersa. In un contesto completamente diverso, nel cuore dei verdi Monti Lucretili, i due graziosi Lagustelli di Percile (Fraturno e Marraone), sono meta di rilassanti gite. Camminando invece sulle cime carsiche dell’anti-Appennino e del pre-Appennino (in particolare sui Monti Lepini) è facile imbattersi nei tanti volubri che nonostante le modeste dimensioni costituiscono degli habitat ricchissimi per rettili, anfibi e insetti rari.

Campo di Segni

Laghetto sul Campo di Segni

Quasi sempre di natura sostanzialmente carsica, i laghi sorgivi sono sicuramente una delle più belle sorprese del Lazio. Molto differenti fra loro, confermano la straordinaria ricchezza d’acqua della regione. Si passa dall’ameno Lago di Giulianello, risorgenza vulcanica ai piedi dei Colli Albani, alle magnifiche sorgenti di Ninfa e Posta Fibreno: sul primo si adagiano le famose rovine di una città medievale, formando un quadro di romantica bellezza; il secondo è celebre fin dall’antichità per un’isola galleggiante citata da Cicerone (la “rota”) ed oggi è particolarmente apprezzato per le acque incredibilmente limpide e per l’atmosfera di grande relax; è navigato da un tipo di semplice imbarcazione detta “naue”. Indimenticabile il panorama dall’omonimo paese di Posta Fibreno.

Lago di Giulianello

Lago di Giulianello

Laghetto di Ninfa con il Castello Caetani

Laghetto di Ninfa con il Castello Caetani

Lago di Posta Fibreno-Veduta da Posta Fibreno

Il Lago di Posta Fibreno visto dall’omonimo paese

Lago di Posta Fibreno-Isola galleggiante

L’Isola galleggiante sul Lago di Posta Fibreno

Lago di Posta Fibreno-Naue al crepuscolo

Lago di Posta Fibreno, una “naue” al crepuscolo

Riflessi al tramonto sul Lago di Posta Fibreno

Riflessi al tramonto sul Lago di Posta Fibreno

Limpidezza delle acque del Fibreno

Limpidezza delle acque del Fibreno

Lago di Posta Fibreno, vegetazione ripariale

Lago di Posta Fibreno, vegetazione ripariale

La Conca di Rieti, oltre ad offrire un paesaggio rurale fra i più intatti della regione, è sempre stata generosa d’acqua in quanto attraversata dal Fiume Velino, rifornito da imponenti sorgenti. Fino a non molti decenni fa la piana era soggetta ad alluvioni finché gli ultimi interventi in epoca fascista non conclusero una lunga serie di opere di bonifica iniziate peraltro con decisione sin dagli antichi Romani, che prosciugarono il Lacus Velinus, dando vita, com’è noto, alla celebre Cascata delle Marmore. Residui di questo antico bacino sono i tre laghi palustri di Ventina, Lungo e Ripasottile, che oggi è possibile visitare facilmente grazie ad una rete di sentieri naturalistici e piste ciclabili.

Lago di Ripasottile

Lago di Ripasottile

Lago di Ventina

Lago di Ventina

Lago di Ventina-Ninfee

Lago di Ventina, ninfee

Laghi Lungo e Ripasottile da Rivodutri

Laghi Lungo e Ripasottile da Rivodutri

Tornando al Basso Lazio, possiamo ammirare una lunga serie di laghi costieri: più a nord troviamo quelli compresi nel Parco Nazionale del Circeo (di Fogliano, dei Monaci, di Caprolace, di Paola) che offrono vedute immagini senza tempo con paludi, bovini al pascolo e scorci mozzafiato sui Monti Lepini, sulle splendide dune e sul promontorio del Circeo. Nel loro entroterra numerosi altri specchi d’acqua potrebbero essere annoverati come i residui delle Paludi Pontine ma finora purtroppo quasi mai sono stati resi noti ed accessibili (Laghetto Granieri, Laghi del Vescovo, laghi di Mazzocchio e San Carlo, ecc…). Spostandoci nel Sud Pontino, il frastagliato Lago di Fondi è il fulcro di una vasta produzione ortofrutticola e da qualche anno è divenuto un’area protetta. Ancora più a mezzogiorno, verso Sperlonga (e dirimpetto al già citato Lago di San Puoto), è il semisconosciuto Lago Lungo da cui si ha una vista insolita e stupenda del Circeo che da qui appare come un’isola.

Lago di Fondi

Lago di Fondi

Il Lago di Paola con lo sfondo del Circeo

Il Lago di Paola con lo sfondo del Circeo

Il Lago di Paola visto dal Circeo

Il Lago di Paola visto dal Circeo

Infine i laghi vulcanici, la vera peculiarità del Lazio, che detiene in questo caso un primato addirittura europeo. Sono quattro i complessi vulcanici nella regione: Laziale, Sabatino, Cimino-Vicano, Volsino, ognuno dei quali ha dato luogo ad un certo numero di laghi.

Lago Albano, veduta da Via dei Laghi

Il Lago Albano dalla Via dei Laghi, scorcio celebre nei dipinti del Grand Tour

Lago Albano-Tramonto

Tramonto sul Lago Albano

Lago di Nemi-Scorcio presso Nemi

Un altro scorcio più volte rappresentato nei dipinti: il Lago di Nemi dalla passeggiata verso Genzano

Lago di Nemi, tramonto su Genzano

Lago di Nemi, tramonto su Genzano

Lago di Nemi, scorcio delle rive da Nemi

Lago di Nemi, scorcio delle rive da Nemi

Lago di Nemi, veduta da Genzano

Lago di Nemi, veduta da Genzano

Mentre i laghi dei Colli Albani, cioè quelli di Castel Gandolfo e Nemi, presentano un paesaggio per lo più boscoso e in alcuni punti aspro, la maggior parte dei laghi dell’Alto Lazio mostrano invece un territorio caratterizzato anche da ampie e dolci colline coltivate o lasciate al pascolo: è il caso dei laghi di Bolsena e Bracciano e dei più piccoli, ma incantevoli, bacini di Martignano, Monterosi, Mezzano. Costituisce una sorta di “via di mezzo” fra le due tipologie citate lo splendido Lago di Vico, nel cuore dei Monti Cimini, protagonista di vaste coltivazioni di nocciole.

Alba sul Lago di Bolsena

Alba sul Lago di Bolsena

Lago di Bolsena, tramonto dal lungolago di Marta

Lago di Bolsena, tramonto dal lungolago di Marta

Lago di Bolsena, tramonto dal lungolago di Bolsena

Lago di Bolsena, tramonto dal lungolago di Bolsena

Lago di Bolsena, crepuscolo presso Marta

Lago di Bolsena, crepuscolo presso Marta

Lago di Bolsena-Scorcio con rete

Rete di pescatori a Bolsena

Lago di Bolsena-Pescatore in partenza RCRLB

Pescatore in partenza

Lago di Bolsena, gabbiano in acqua a Marta

Lago di Bolsena, gabbiano in acqua a Marta

Lago di Bolsena-Tramonto sull'Isola Bisentina

Lago di Bolsena, tramonto verso l’Isola Bisentina

Lago di Bolsena, veduta da Montefiascone

Lago di Bolsena, veduta da Montefiascone

I laghi vulcanici del Lazio sono quelli che più sono stati interessati da un’antica civilizzazione: resti latini, romani ed etruschi ne fanno un patrimonio archeologico immenso. Nel corso del Rinascimento, queste zone videro il proliferare di ville, giardini e residenze nobiliari.

Lago di Vico

Lago di Vico

Lago di Vico

Lago di Vico

Lago di Vico-Veduta

Il Lago di Vico visto dalla pedana per il parapendio nei pressi di San Martino al Cimino

Celebri sono le ville dei Castelli Romani, soprattutto intorno a Frascati; non meno fulgida, ed oggetto di rinnovato interesse, l’epoca delle signorie dei Farnese, degli Orsini e dei Lante-Della Rovere che hanno lasciato eccezionali testimonianze artistiche intorno ai laghi di Bracciano, Vico e Bolsena.

Lago di Bracciano

Lago di Bracciano

Lago di Bracciano, tramonto presso Anguillara

Lago di Bracciano, tramonto presso Anguillara

Lago di Bracciano, scorcio da Trevignano

Lago di Bracciano, scorcio da Trevignano

Un’ultima chicca sono i “laghi di confine”, vera curiosità per gli appassionati di geografia. Parliamo sostanzialmente di due laghi principali: il Lago di Alviano e Lago di San Casciano de’ Bagni, entrambi artificiali, “in condominio” rispettivamente con l’Umbria (Provincia di Terni) e con la Toscana (Provincia di Siena). Si tratta di luoghi meravigliosi per il dolcissimo paesaggio collinare: rientrano nella regione Lazio rispettivamente le loro rive occidentali e meridionali.

Lago di Alviano-Scorcio

Lago di Alviano

Lago di Alviano

Lago di Alviano

Lago di Alviano

Lago di Alviano

Lago di San Casciano de' Bagni

Lago di San Casciano de’ Bagni

Concludiamo così questo viaggio attraverso i laghi del Lazio, con la speranza di aver fatto conoscere meglio quest’infinita ricchezza ambientale e culturale di cui si parla ancora poco. Per approfondimenti sui misteri, le tradizioni, le leggende che avvolgono i laghi del Lazio si rimanda alle nostre guide “Lazio. I luoghi del mistero e dell’insolito” e “I Castelli perduti del Lazio e i loro segreti”.


I Monti Lepini e la riscoperta di un’antica civiltà rurale

I Monti Lepini si innalzano, estesi ed imponenti, dalla Valle del Sacco a nord-est e dall’Agro Pontino a sud-ovest, a cavallo fra le province di Roma, Frosinone e Latina. Fanno parte della catena dell’anti-Appennino laziale, in cui rientrano i più meridionali Ausoni ed Aurunci. Un’area naturale di grande valore, tutelata da SIC e ZPS all’interno della Rete Natura 2000 dell’U. E., fra le più importanti del Lazio intero, malgrado la scarsa notorietà turistica sia a livello nazionale che regionale.

Paesaggio presso Supino

Aree naturali selvagge a monte di Supino

Pascoli carsici

Pascoli carsici a Campo Rosello

Monti Lepini-Paesaggio presso la Fonte S. Martino 1 RCRLB

Paesaggio presso Gorga

Panorama da Bassiano

Panorama da Bassiano

Il massiccio culmina nel Monte Semprevisa, che con i suoi 1536 m. domina l’Agro Pontino: rivestito di foreste e spesso innevato durante l’inverno, a vederlo dal mare offre un affascinante contrasto visivo con l’ambiente del tutto diverso della costa.

Agro Pontino-Campagna presso Doganella

Veduta dei Monti Lepini dall’Agro Pontino, in località Doganella di Ninfa

Nonostante le forme piuttosto arrotondate, ad un primo sguardo queste montagne non presentano quasi mai un paesaggio dolce. Brulle pietraie caratterizzano le creste montuose e la stessa cosa avviene alle quote meno elevate in tutto il versante pontino. Le pendici dei rilievi presentano una campagna coltivata per lo più ad uliveti e frutteti su spettacolari e interminabili terrazzamenti, che cede poco alle arature e ai seminativi.

Panorama da Rocca Massima

Panorama da Rocca Massima

Sermoneta-Uliveto

Uliveti terrazzati a Sermoneta

Villa rurale ai piedi di Cori

Villa rurale ai piedi di Cori

Panorama presso Piano di Montelanico

Una zona interna fra Montelanico e Carpineto

Pietraia presso Campo Rosello

Pietraia presso Campo Rosello

Fanno eccezione, nel “recinto pedemontano”, le colline interne fra Artena e Colleferro e quelle, splendide, di Giulianello (che fanno da corona all’omonimo lago), i prati della Val Suso presso Sezze, oppure alcune aree agricole del versante ciociaro (Gavignano, Sgurgola, Morolo) e della Valle dell’Amaseno (al confine con i Monti Ausoni) che ripropongono il classico scenario rurale del Lazio dei campi di grano e foraggio intervallati a pascoli punteggiati di greggi e querce solitarie.

Campagna intorno al Lago di Giulianello

Campagna intorno al Lago di Giulianello

Valle di Artena, campagna

Paesaggio collinare in una valle interna fra Artena, Rocca Massima e Colleferro

Campagna di Giulianello

Le dolci colline di Giulianello

Ma salendo sui monti prevalgono nettamente la pastorizia e l’arcaico paesaggio di pietraie e foreste che lasciano inaspettatamente il posto ad ampie ed assolate pianure carsiche.

Cavalli al pascolo presso Campo Rosello

Cavalli al pascolo presso Campo Rosello

Pascolo e pietraie presso Campo Rosello

Pascolo e pietraie presso Campo Rosello

Campo Rosello, trasporto legname con muli

Trasporto del legname con i muli a Campo Rosello

Violette gialle

Violette gialle

Queste ultime sono un po’ la specificità dei Lepini e li accomunano ad un altro importante massiccio laziale, quello dei Simbruini, che corre quasi parallelo a nord-est e che nelle giornate limpide si lascia ammirare – insieme ai contigui Ernici – con le sue vette innevate per molti mesi all’anno.

Pian della Faggeta

Il Pian della Faggeta visto dal sentiero per il Monte Erdigheta

Altopiano del Lontro

Antichi stazzi sui Piani del Lontro

Campo Rosello

Campo Rosello

Campo di Montelanico

Campo di Montelanico

Campo di Segni, mucche e laghetto

Campo di Segni, mucche e laghetto

Altopiani carsici come il Campo di Segni, il Campo di Montelanico, il Pian della Croce presso Supino, il Pian della Faggeta presso Carpineto, i Piani del Lontro presso Gorga, Campo Rosello presso Bassiano, ecc… offrono veri e propri “quadri” bucolici con un paesaggio pastorale d’altri tempi che negli ultimi anni si sta cercando di recuperare e valorizzare nei suoi aspetti insediativi tradizionali (fienili, “lestre”, muretti a secco, ecc…).

Pian della Croce

Pian della Croce

Campo di Segni, fienile

Campo di Segni, fienile

Campo di Segni, paesaggio

Campo di Segni, paesaggio

Pian della Faggeta, lestra

Lestra su Pian della Faggeta

Altopiano del Lontro

Altopiano del Lontro

Le verdi praterie permettono l’incontro con bovini, equini e suini tenuti per lo più allo stato brado, sfruttando così l’immensa ricchezza vegetale dei terreni, ciò che incide positivamente sull’altissima qualità delle carni e dei formaggi qui prodotti. Più timida la fauna selvatica, decimata dalla caccia, che comunque include una notevole varietà di rapaci e mammiferi: si parla anche dello sporadico passaggio del lupo appenninico.

Campo di Segni

Laghetto sul Campo di Segni

Campo di Segni, mucche e laghetto

Bovini al pascolo sul Campo di Segni

Pian della Croce

Cavalli sul Pian della Croce

Suini allo stato brado

Suini allo stato brado presso il Campo di Montelanico

Su questi magri alpeggi l’acqua è pressoché assente, se non nei piccoli volubri e nelle rare risorgenze, fatto causato dalla natura carsica dei terreni. Del resto i pianori dei Lepini, oltre ad essere di notevole valore paesaggistico, costituiscono uno straordinario patrimonio geologico, offrendo tutti gli aspetti del carsismo “maturo”: inghiottitoi, campi solcati, pinnacoli rocciosi, grotte, ecc.. Un complesso, questo, ancora da esplorare e tutto da valorizzare.

Piano dell'Erdigheta, cavalli nella nebbia

Cavalli nella nebbia sul Piano dell’Erdigheta

Un’altra peculiarità dei Lepini sono senza dubbio i boschi. Vasti, fitti, selvaggi, comprendono tutti gli strati della macchia mediterranea fino alle più elevate faggete. Fioriture di orchidee e stupendi esemplari secolari di faggio, acero, cerro e tasso riempiono gli occhi dei camminatori che sempre più numerosi frequentano nel fine-settimana queste montagne.

Campagna presso il Campo di Segni

Campagna presso il Campo di Segni

La morfologia complicata dei rilievi rende però le selve ambienti in cui non è difficile smarrire il sentiero e perdersi: le cupe faggete, ad esempio, quando le luci del tramonto iniziano ad abbandonarle, diventano luoghi in cui orientarsi può essere complicato se non si conoscono bene i percorsi, anche perché quasi totale è l’assenza di presenza umana e di riferimenti antropici.

Colori tardo-autunnali

Colori tardo-autunnali

Leccio presso Campo Rosello

Leccio presso Campo Rosello

Faggeta a Campo Rosello

Faggeta a Campo Rosello

Un faggio sui Piani di Gorga

Un faggio sui Piani di Gorga

Di quota modesta e quasi prive di pareti imponenti e torrioni rocciosi, le cime dei Lepini sono state snobbate per molti anni dall’escursionismo romano, rimasto a lungo orientato verso le grandi montagne abruzzesi. La situazione è oggi radicalmente cambiata e queste piccole “vette” sono molto apprezzate per la vastità dei panorami e per l’integrità degli ambienti naturali che si attraversano per raggiungerle: fra le principali si segnalano, oltre al già citato Monte Semprevisa (che dal versante di Pian della Faggeta riserva una delle escursioni più interessanti e complete del massiccio), i monti Malaina (1480 m.), Gemma (1457 m.), Croce Capreo (1421 m.), Lupone (1378 m.) ed Erdigheta (1336 m.), mentre minore come altitudine ma assai pittoresco è il Monte Cacume (1095 m.), dal nome buffo e dall’inconfondibile forma piramidale.

Panorama dal Monte Semprevisa

Panorama dal Monte Semprevisa verso la Ciociaria

Monte Cacume dal Piano dell'Erdigheta

Il Monte Cacume dal Piano dell’Erdigheta

Mte Lupone, panorama

Panorama dal Monte Lupone verso l’interno

Sempre più siti internet e associazioni escursionistiche includono i Lepini come meta di gite e trekking: segno, questo, di una “maturazione” avvenuta nel mondo dell’escursionismo negli ultimi tempi, di cui è prova il vero e proprio “boom” dei percorsi a bassa quota e dei “cammini” (fra l’altro nei Lepini passa il tracciato della cosiddetta “Via Francigena del Sud”, così chiamata poiché va a congiungere Roma con Brindisi, ove nel Medioevo i pellegrini si imbarcavano per la Terra Santa).

Paesaggio presso Sezze

Paesaggio setino sulla Via Francigena

Evidentemente la mentalità dell’escursionismo contemporaneo sta cambiando: molti stanno abbandonando l’ideologia “alpinistica”, per cui solo montagne di una certa forza evocativa e di una certa altitudine sarebbero “degne” di essere percorse, e stanno iniziando a giudicare l’interesse degli itinerari dalla ricchezza naturalistica, ambientale, culturale, antropica dei luoghi, al di là della “quota”.

Bosco presso Pian della Faggeta

Sul sentiero per il Piano dell’Erdigheta

Infine i paesi. Sono molti e quasi sempre di remota origine. Sembra infatti che le civiltà più antiche avessero già prescelto questi luoghi come perfetti per abitarvi. I Volsci, popolazione italica di incerta provenienza (forse umbra), edificarono città dalle mura possenti ed invalicabili, dette dagli studiosi di archeologia “megalitiche” (o “poligonali”) per l’essere costituite appunto di giganteschi poligoni litici lavorati ed incastrati alla perfezione “a secco”, cioè senza l’uso di malta, secondo una tecnica ingegneristica ancor oggi sconosciuta. Nel corso già dell’epoca romana queste architetture furono oggetto di mitizzazione (ma anche di pragmatico riutilizzo), essendo ritenute opera di “giganti”: i cosiddetti “ciclopi” di omerica tradizione, giunti qui da chissà dove. Alcuni conferiscono la loro origine (o la loro dedica) al Dio Saturno, secondo una leggenda complicata quanto affascinante di posizionamento non casuale di queste città, corrispondente cioè alla forma di determinate costellazioni.

Norba-Torrione della Porta Maggiore

Norba, torrione della Porta Maggiore

Molto si potrebbe scrivere – e molto abbiamo già scritto e continueremo a dire a tal proposito – su queste costruzioni straordinarie che si estendono per tutta la Ciociaria – celebri le “mura poligonali” di Alatri, Ferentino, Veroli e Arpino – con testimonianze importanti anche nelle zone e nelle regioni limitrofe, in particolare nell’area pontina, in Sabina e nell’Umbria meridionale (a Spoleto e ad Amelia). Qui sui Lepini si conservano alcuni degli esempi più notevoli di “mura ciclopiche” in Italia: a Cori (dove è ben visibile tutto lo sviluppo storico dei vari periodi delle mura megalitiche, da quelle più arcaiche a quelle d’epoca romana), a Norba (abbandonata in epoca sillana dopo un tragico suicidio di massa) e a Segni (spettacolare la cosiddetta “Porta Saracena”).

Segni-Porta Saracena

Segni, Porta Saracena

Cori-Mura megalitiche

Un tratto delle mura megalitiche di Cori

Terminata l’epoca romana, questi vetusti siti, che in parte non furono mai abbandonati, tornarono molto utili contro le scorribande barbariche e più in là contro la minaccia araba. La loro posizione arroccata, spesso a strapiombo di rupi altissime, gli permise di rafforzarsi in epoca medievale sia come baluardi dello Stato della Chiesa, a cui sempre appartennero, sia come feudi dell’aristocrazia romana.

Agro Pontino-Panorama da Norma

Panorama da Norma sull’Agro Pontino

Nel Basso Medioevo si costituirono talvolta dei liberi Comuni, di cui rimane traccia nei palii, nei cortei in costume e nelle tradizioni civiche che ancor oggi segnano la storia e la vita culturale di queste comunità. Interessanti anche le manifestazioni di carattere religioso, fra cui spicca la Passione Vivente di Sezze.

Duomo di S. Maria durante la Passione vivente

Sezze, Duomo di S. Maria durante la Passione vivente

Sezze, Passione vivente

Sezze, Passione vivente

Sezze, Passione vivente

Sezze, Passione vivente

E’ una religiosità molto sentita quella delle popolazioni lepine. E forse non è un caso se qui si installarono diverse comunità monastiche, di cui i simboli sono senz’altro le abbazie cistercensi di Valvisciolo e Fossanova. Quest’ultima, vero capolavoro d’arte gotico-cistercense, dichiarata “attrattore culturale” dalla Regione Lazio, sorge un po’ defilata, in pianura, verso Priverno: vi morì San Tommaso d’Aquino e la sua creazione costituì forse il primo tentativo in assoluto di bonifica delle paludi pontine nel Medioevo. Entrambe le abbazie serbano leggende e tracce esoteriche, per cui rimandiamo al nostro libro “Lazio. I luoghi del mistero e dell’insolito”.

Abbazia di Valvisciolo-Chiesa, facciata

Abbazia di Valvisciolo

Abbazia di Fossanova

Abbazia di Fossanova

Tornando ai paesi, dal punto di vista artistico e ambientale primeggia nettamente la magnifica Sermoneta, uno dei borghi più suggestivi ed integri del Lazio, ancora circondato da mura medievali e rinascimentali: da non perdere il poderoso Castello Caetani, importante monumento dell’architettura militare italiana. Similmente a Valvisciolo e Fossanova, il centro storico custodisce svariati segni e simboli di natura occulta e forse templare, la cui interpretazione è stata affrontata sempre nella nostra guida.

Sermoneta-Duomo, campanile

Il campanile romanico del Duomo di Sermoneta

Sermoneta-Vicolo

Un vicolo di Sermoneta

Sermoneta-Castello, stemma dei Caetani

Stemma dei Caetani nel Castello di Sermoneta

Sermoneta-Palazzo Comunale

Sermoneta, Palazzo Comunale

Sermoneta-Scorcio dal Belvedere

Uno scorcio del borgo di Sermoneta dal Belvedere

Le case di Sermoneta viste dal Castello Caetani

Le case di Sermoneta viste dal Castello Caetani

La campagna pontina vista da Sermoneta

La campagna pontina vista da Sermoneta

A Sermoneta contenderebbe lo scettro di bellezza la romantica Ninfa, se non rientrasse in un’altra categoria, quella cioè delle “città morte” (al pari della già citata, e più antica, Norba). Adagiata i piedi dei Monti Lepini, nell’angolo più bello della Pianura Pontina, Ninfa con suo giardino “all’inglese” e il suo laghetto sorgivo è assolutamente una delle meraviglie d’Italia e di per sé merita un viaggio. Anch’essa fu feudo dei Caetani (il cui castello domina le rovine), di cui rimase sempre proprietà privata fino all’estinzione della casata: in tempi recenti, una fondazione si occupa della sua manutenzione e delle visite.

Ninfa col Castello Caetani

Ninfa col Castello Caetani

Ninfa-Veduta

Le rovine di Ninfa in estate

Riflessi nel laghetto di Ninfa

Riflessi nel laghetto di Ninfa

Altri gioielli sono senza dubbio Bassiano, ancora cinta di mura medievali, patria dell’umanista Aldo Manuzio, Prossedi, dominata da un elegante palazzo-castello, e i “paesi-presepio” di Patrica, Artena e Sgurgola. Affascinante anche il centro medievale di Carpineto Romano, ingentilito da raffinate abitazioni e oggi in via di ristrutturazione, ma purtroppo, come altri borghi lepini, affiancato da una brutta espansione anni ’70-’80: problema che affligge anche la vicina Segni, ricca di monumenti e archeologia, il suggestivi borghi di Maenza e Roccagorga e soprattutto Sezze, il cui abitato storico, peraltro di notevole interesse, appare ormai come inghiottito dalle costruzioni degli ultimi decenni.

Artena-Veduta

Artena

Veduta di Bassiano

Bassiano da lontano

Bassiano, passeggiata delle mura

Bassiano, scorcio nel borgo

Il territorio intorno ai Monti Lepini, del resto, ebbe a soffrire nel Dopoguerra uno sviluppo industriale disordinato e speculatorio che ebbe ripercussioni sociali ed urbanistiche anche sugli antichi villaggi d’altura, rimasti da un lato fedeli ad una civiltà arcaica e dall’altro attratti da una “modernità” abbagliante quanto cieca, basata cioè su un concetto di “comodità”, di sviluppo “rapido” e meramente quantitativo che si è poi protratto sino ad oggi.

Mte Lupone, panorama

Uno scorcio della Valle del Sacco dal Monte Lupone prima dell’avvento del fotovoltaico a terra

Queste contraddizioni sono visibili quando ci si affaccia sulle piane, in più punti martoriate da capannoni, cave, impianti fotovoltaici, ecc… che di colpo cedono il passo alle pendici intatte dei monti; eppure in basso resistono, a tratti, zone agricole di assoluta bellezza, ma ancora prive di una reale salvaguardia: “terreni” non “territori”! Si auspica a riguardo l’istituzione, quanto prima, di una serie di parchi agricoli a loro tutela e promozione.

Cori-Veduta

Cori

Gavignano Romano-Veduta

Gavignano Romano

Segni-Particolare del centro storico

Segni

Veduta di Gorga

Gorga

Oggi tuttavia la crisi economica in atto a livello nazionale (ed oltre) sta risvegliando nuovi modi di pensare l’avvenire, e molti di questi paesi si stanno riappropriando di tradizioni e mestieri fino a pochi anni fa dati per spacciati: in questo senso proprio la pastorizia appare con tutta la sua forza trainante, in particolare verso i giovani. Come altri territori, anche i Lepini insegnano che non potrà esservi futuro se non nel solco di una rinnovata tradizione, che è lì, solida, pronta all’uso, e attende soltanto di essere riscoperta.

Sermoneta-Vicolo con archetto

Vicolo con archetto a Sermoneta

Inoltre, una maggiore consapevolezza delle risorse paesaggistiche, enogastronomiche e culturali del territorio si sta facendo largo nella popolazione: non a caso stanno aumentando i b&b e gli agriturismi, fino a poco tempo fa rari da queste parti. Il pane e il vino di Cori, il prosciutto crudo di Bassiano, le olive da tavola di Rocca Massima, un olio extravergine di oliva dovunque di altissima qualità e tanto altro ancora sono alcune delle eccellenze già riconosciute a livello nazionale su cui può far leva lo sviluppo agricolo lepino e quindi il rilancio dell’economia locale.

Cori, Chiesa di Sant'Oliva

Cori, Chiesa di Sant’Oliva

Si auspica insomma una rinascita di questa sorta di “isola” di autenticità e civiltà vera – seppur sopita – all’interno di un mare di “modernità”, quella delle pianure industrializzate e urbanizzate, falsa e ormai declinante, e in ultima analisi già vecchia.


I castelli perduti del Lazio e i loro segreti (2011)

Leggende popolari, l’arte e la letteratura, e in tempi più recenti il cinema, hanno raccontato i manieri in rovina come luoghi magici e misteriosi, consegnandoli per sempre all’immaginario collettivo. Nel Lazio i ruderi di rocche, castelli e fortezze costituiscono un elemento importante nel patrimonio monumentale: e non potrebbe essere altrimenti in una regione sempre al centro delle vicende umane, che a lungo dovette proteggere la “città eterna” da invasioni d’ogni sorta e che al contempo fu teatro dei feroci scontri fra le casate della nobiltà capitolina. La guida, nel tracciare un itinerario dedicato ai “fortilizi perduti” del Lazio, vuol porre in evidenza la loro straordinaria varietà architettonica e paesaggistica: dalle solitarie e silenziose rocche della Tuscia, con i loro panorami mozzafiato, ai ruvidi e turriti castelli della Sabina e del Cicolano, spesso incastonati in scenari fiabeschi; dalla sognante e malinconica Ninfa, persa in un angolo stupendo dell’Agro Pontino, alle possenti fortezze della Ciociaria, situate alle pendici di maestose montagne. Percorrere questo Lazio spesso “dimenticato” equivale a riscoprire una terra dal fascino incomparabile, che offre una miriade di paesaggi “antichi” in cui le rovine storiche sono un elemento costante. La guida, scritta da due profondi conoscitori del territorio laziale, fornisce indicazioni precise e dettagliate su come raggiungere i luoghi, spesso isolati ed altrimenti difficili da visitare; particolare attenzione è inoltre conferita ai dintorni e alle possibilità escursionistiche dei siti descritti, nonché alle tradizioni artigianali, al folklore e ai prodotti enogastronomici delle diverse zone, al fine di suggerire veri e propri itinerari turistici di uno o più giorni.

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Lazio. I luoghi del Mistero e dell’Insolito (2006)

Il Lazio è la regione dei mille paesaggi e dei mutamenti improvvisi, delle civiltà arcaiche e dell’antichissima presenza umana. E’ una terra dalle emozioni forti e sottili allo stesso tempo, estremamente eterogenea e in larga parte ancora sconosciuta ai più; per questo lontana, nel complesso, dalle facili etichette e dai banali stereotipi del turismo moderno. Esiste poi un Lazio diverso, affascinante e inesplorato, spesso ignorato dalle guide e che tuttavia non mancherà di sorprendere il viaggiatore curioso e avventuroso. Isole galleggianti, laghi che scompaiono e riappaiono periodicamente, impronte di santi, demoni e miscredenti, simboli e chiese templari. Poi ancora, presenze spettrali, città morte e castelli infestati, acropoli ciclopiche, voragini impressionanti e grotte arcane, percorsi iniziatici scolpiti nella roccia, avvistamenti ufo. Sono, queste, soltanto alcune delle suggestioni del Lazio segreto, che in questo libro ci proponiamo di svelare al lettore. La guida descrive in maniera approfondita ben 50 località, suddivise in 5 itinerari corrispondenti ad altrettante aree storico-geografiche della regione, con indicazione dettagliate su come arrivare sul posto e su come elaborare itinerari di più giorni. E’ presente inoltre un’appendice che elenca altri numerosi siti “misteriosi” ed “insoliti” che è possibile abbinare alla visita di quelli principali, per un totale di quasi 100 siti citati. I testi sono redatti in un linguaggio assieme diretto e colto che non mancherà di affascinare il lettore, introducendolo in modo perfetto alla scoperta di luoghi magici e arcani.

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