Archivi tag: alto lazio

Nelle valli sabine verso il tramonto

Le suadenti linee dei colli della Sabina Tiberina viste da Cottanello, poco prima del tramonto, sottolineano l’atmosfera misteriosa di questa zona ricca di rocche, eremi e monasteri. Sullo sfondo l’enigmatico ed inconfondibile Soratte. Per saperne di più: “Lazio. I luoghi del mistero e dell’insolito – vol. 1”.


Salita all’Eremo di San Leonardo

La salita all’Eremo di San Leonardo, suggestiva costruzione rupestre dell’VIII-IX secolo ricavata da una grossa cengia dei Monti Sabini, nei pressi di Roccantica: fu quasi sicuramente realizzato da un seguace di Leonardo da Noblac. Un luogo di straordinaria spiritualità sempre più visitato dagli escursionisti e dai fedeli.


Tramonto romantico da Casperia

Com’è noto ai fotografi laziali, le colline della Sabina Tiberina regalano tramonti indimenticabili. Del resto si tratta di una delle aree più “luminose” della nostra regione, grazie alla sua perfetta esposizione sud-ovest. Qui siamo in uno dei più amati “belvedere” della Sabina, ossia a Casperia, dove tra le belle abitazioni d’epoca si aprono magnifici “quadretti”, in particolare al tramonto, come già detto, allorquando vengono marcati i profili dei crinali, punteggiati da ville e casali e ornati da pini e cipressi. Sullo sfondo lontano di questa immagine, i monticelli della Tuscia Romana chiudono sfumatamente l’orizzonte.


Paesaggio medievale in Sabina

Quest’immagine eloquente del “paesaggio medievale” dell’incastellamento sabino si apre improvvisamente lungo il sentiero per l’Eremo di San Leonardo, perso nel verde dei fitti boschi di leccio: borghi, castelli e luoghi di profonda spiritualità da un lato, natura selvaggia e colli ameni dall’altro, si intrecciano magicamente in questo territorio, uno dei più emozionanti del Lazio e non solo. Nella fotografia appare l’intatto disegno urbanistico di Roccantica – famosa per la leggenda del Revotano – mentre sullo sfondo si vede l’altrettanto splendido borgo di Casperia, nel cuore della Sabina Tiberina. Per saperne di più: “Lazio. I luoghi del mistero e dell’insolito”.


La “via cava” etrusca di Monterano

La via cava etrusca è uno dei luoghi più suggestivi di Monterano Vecchia e merita senz’altro un posto nella “top list” di questo tipo di infrastrutture tipiche dell’Etruria, assieme a quelle di Norchia, Marturanum, Castro, Pitigliano, Sorano, Sovana, ecc… Peccato che il passaggio sia da anni formalmente vietato dalla riserva naturale di Monterano, secondo un’abitudine (secondo noi discutibile poiché sostituibile con altre soluzioni di tipo giuridico) sempre più in voga nei parchi per cui si pongono divieti di accesso ovunque (lo stesso infatti vale per il Convento di San Bonaventura e per il Palazzo Ruspoli) come se tali luoghi non avessero anche in passato un fattore di pericolosità allorquando tuttavia erano aperti al pubblico e non preclusi alla visita e non erano deturpati da squallidi cartelli. Ad ogni modo, per chi voglia “prendersi la responsabilità” di percorrere la via cava resta l’emozione di accedere in un micromondo “altro” nel ventre materno della terra, pregno di fascino e di mistero.


Profili nella campagna viterbese: un requiem?

Soltanto se ci si “perde” in queste vaste campagne si può “carpire” il fascino misterioso della terra etrusca – tutt’oggi, come millenni or sono, fertile e laboriosa – con i suoi profili sfuggenti e struggenti. Purtroppo è questo un paesaggio “in via d’estinzione” poiché – come nei pressi di dove è stata scattata la foto, fra Viterbo e Tuscania – immensi impianti energetici lo stanno incessantemente divorando, riducendone – non già anno dopo anno ma mese dopo mese – il valore e la suggestione, in poche parole uccidendone l’anima.


Nel chiostro de La Quercia

L’atmosfera romantica del chiostro medievale-rinascimentale del Santuario di Santa Maria della Quercia, alle porte di Viterbo.


Castel Cellesi tra i cipressi

Lo slanciato campanile in mattoni e i tetti del piccolo borgo di Castel Cellesi, nella Teverina, si intravedono sullo sfondo di un filare di cipressi: si tratta di un’appartata e graziosa frazione di Bagnoregio, che noi abbiamo definito la “piccola Burano della Tuscia” per via delle sue caratteristiche casette colorate che ricordano quelle del celeberrimo villaggio lagunare veneto. Attorniata da una dolce e solare campagna, e amatissima dai nord-europei, sta vivendo una stagione di riscoperta grazie anche alla vicinanza con la “super-visitata” Civita.


Le case di Castel di Tora

Il pittoresco borgo di Castel di Tora, uno dei più belli del Lazio e senza dubbio il più visitato della Valle del Turano. Domina l’abitato una rocca dell’XI secolo, di origine longobarda e appartenuta all’Abbazia di Farfa.


Antichi terrazzamenti nella Valle del Farfa

Un convento sorge a dominio di antichi terrazzamenti, sulle aspre colline che chiudono le Gole del Farfa, tra Mompeo e Salisano. Qui, nel cuore della Bassa Sabina, le testimonianze storiche si accavallano senza soluzione di continuità creando “quadri” di estremo fascino.


Il profilo medievale di San Pellegrino

Uno splendido scorcio turrito del quartiere medievale di San Pellegrino a Viterbo, visto dalla suggestiva salita a Pianoscarano dal Ponte del Paradosso.


Casa dipinta a Petrella Salto

Nel Cicolano – terra appenninica sottratta amministrativamente all’Abruzzo nel 1927 – sono diffuse tipologie architettoniche altrove rare nel Lazio. Una di esse è costituita da edifici con facciata dipinta, sia chiese che abitazioni private: qui siamo a Petrella Salto ove un antico palazzetto mostra i segni consunti di questa particolarità e che andrebbe decisamente restaurato per il suo valore artistico.


Dalla balaustra di Mompeo, verso il Soratte

Posto nel cuore della Valle del Farfa e affacciato sulle sue affascinanti gole, Mompeo offre anche un bel panorama verso la Valle del Tevere e il Soratte. Sulla balaustra in primo piano spiccano le caratteristiche mezze lune dello stemma della famiglia Naro che nel corso del Seicento possedette e ristrutturò il borgo.


Veduta di Salisano

Uno scorcio del piccolo borgo di Salisano immerso nel suo aspro paesaggio, a balcone sulla Valle del Farfa.


Il gatto nero a Calcata

Un’immagine quasi monocromatica, nel momento in cui la sera è scesa fra i vicoli di Calcata Vecchia. Qui, nel borgo cosiddetto “delle streghe”, i gatti neri sono una curiosa costante e aggiungono un tocco misterioso alle sue consunte abitazioni.


La chiesa di Fastello

Tra i molti “borghi segreti” della Tuscia, di sicuro Fastello è uno dei più sconosciuti. Situato grosso modo fra Montefiascone e Celleno ma rientrante nel (vastissimo) Comune di Viterbo, è un piccolo agglomerato di case moderne sparse che cela un minuscolo centro storico databile al Sei-Settecento. Spicca la Chiesa di Santa Lucia Filippini (di origini probabilmente coeve) che dalle campagne circostanti emerge improvvisamente creando graziosi quadretti. La zona è oltremodo bucolica e perfetta per essere esplorata in bicicletta.


Il “paesaggio medievale” del Cicolano

Un’immagine eloquente del “paesaggio medievale” del Cicolano, fatto di borghi arroccati sulle alture, tra fitti boschi e piccoli coltivi. Esplorare questa isolata ed estrema plaga del Lazio permette di imbattersi in innumerevoli sorprese, come castelli, pievi, eremi e minuscoli centri storici spesso nemmeno segnati sugli stradari, purtroppo quasi sempre spopolati – anche se ristrutturati – oppure del tutto abbandonati, a guisa di “villaggi fantasma”. Nell’immagine appaiono due fra i più suggestivi di questi paesini, vale a dire Mareri con i resti della sua fortezza e, più in basso, il grazioso borgo di Pagliara, entrambi frazioni di Petrella Salto. Assai interessante l’architettura della zona, che fonde elementi abruzzesi, umbri e sabini.


Le rovine di Poggio Poponesco

Poste nel cuore del misterioso e solitario Cicolano, a poca distanza da Fiamignano, le rovine del Castello di Poggio Poponesco si affacciano, con fascino epico, sul verde intenso della Valle del Salto: per saperne di più “I castelli perduti del Lazio… e i loro segreti”.


Campi dorati sulla Francigena, alle porte di Proceno

La variante Ponte a Rigo-Proceno è uno dei tratti più emozionanti della Via Francigena nel Lazio. Siamo nella Valle del Paglia e vagare in questi luoghi regala non soltanto “quadri” che paiono spesso fermi alla metà del Novecento – al tempo dei nostri nonni o bisnonni, insomma – ma in generale un senso di libertà, bellezza e armonia in un’atmosfera così “slow” da spezzare completamente i ritmi stressanti o le brutture delle periferie cui molti di noi – volenti o nolenti – sono costretti. Alla fine della primavera, poi, i campi di grano e orzo che accompagnano il percorso “sorridono” al camminatore con il loro “manto d’oro” evocando ricordi, emozioni, radici. La lieve brezza proveniente dalla non lontana Maremma e il frinire delle cicale completano il quadro di un “paesaggio segreto” che va assaporato ogni tanto anche ad occhi chiusi… Senza pensarci, infine, si giunge ai piedi del suggestivo borgo medievale di Proceno, “porta del Lazio”, che dunque appare di fronte ai nostri occhi con la bruna torre merlata del suo castello.


Montefiascone al crepuscolo, da Monte Orsone

Una romantica veduta crepuscolare di Montefiascone dai verdi e incontaminati pascoli di Monte Orsone, affascinante località situata su Via Capobianco, nei pressi della cittadina, ad oltre 500 metri s.l.m..