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Appena fuori dal Lazio-Itinerari bioregionali

Con la nuova rubrica “Appena fuori da Lazio” confermiamo e anzi rafforziamo l’approccio “bio-regionalistico” del nostro blog. Come sappiamo, i confini amministrativi “separano” spesso aree omogenee dal punto di vista culturale, ambientale e a volte addirittura turistico. E nel Lazio, regione “artificiale”, ciò è ancor più evidente, con territori uniti insieme o separati soltanto da un vincolo burocratico: pensiamo infatti alla Sabina Reatina, fortemente legata sì a Roma ma anche alla contigua Umbria; oppure al caso inverso di Orvieto e del Basso Orvietano, rivolti al Viterbese, o ancora al Sud Pontino, che da Terracina a Scauri costituisce un pezzo di Campania trapiantato nel Lazio; o infine al Cicolano, “terra di mezzo” fra Abruzzo e Reatino.

Uno sguardo sciolto dai confini amministrativi ci consente dunque di tracciare itinerari bio-regionali per zone omogenee, cosa che avviene già nei taccuini dei viaggiatori più colti e consapevoli (soprattutto stranieri) ma che stenta ad attuarsi a livello politico sempre per questioni puramente burocratiche che implicano difficoltà nel creare reti interregionali che possano offrire servizi appunto omogenei nei confronti del turista (ad esempio riguardo alla questione dei trasporti). Lascia ben sperare a tal proposito il recente accordo fra i Comuni di Orvieto, Bolsena e Bagnoregio che a quanto pare hanno deciso di fare squadra con un patto di collaborazione che è stato ribattezzato l’”Alleanza della Bellezza”.

L’obiettivo della nuova rubrica è duplice: da un lato, come già detto, proporre itinerari per aree omogenee valorizzando le zone “di confine” che sono spesso nel Lazio le più belle e a più alto potenziale nell’ambito del turismo di qualità; dall’altro catalizzare il bacino d’utenza di Roma, immenso e non pienamente sfruttato, segnalando itinerari in tutte le direzioni che possano prevedere non già il consueto “mordi e fuggi” dell’uscita domenicale bensì che suggeriscano soggiorni più lunghi.

In questa rubrica troverete insomma articoli o semplici foto che descrivono luoghi che si trovano nelle regioni circostanti il Lazio, comunque a poca distanza dal confine regionale, od itinerari che partendo dal Lazio includono tuttavia queste località.

La speranza è sempre quella di offrire contenuti utili e sempre più ricchi ai nostri lettori. Continuate a seguirci!

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Roma-Crepuscolo dal Gianicolo

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Torniamo spesso a descrivere i panorami dal Gianicolo per la loro straordinaria bellezza e poesia. Roma appare da qui come una favolosa distesa di monumenti, torri, cupole e campanili, formando un complesso di imponente splendore artistico ed urbanistico. Sullo sfondo si innalzano i contrafforti del preappennino laziale e più oltre quelli dell’Appennino Centrale, con molte cime innevate d’inverno.


Paesaggio nel Parco Nazionale del Circeo

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Una romantica veduta in lontananza del Promontorio del Circeo (vedi: “Lazio, i luoghi del mistero e dell’insolito”), dalle spiagge che fronteggiano il Lago di Fogliano, a poca distanza da Latina: uno scenario emblematico del Parco Nazionale del Circeo.


La vecchia Toscanella, “tempio” del vedutismo nel cuore della Maremma Laziale

I verdi pascoli e le distese solitarie, le rovine etrusche, romane e medievali: nonostante le profonde ferite inferte dalla speculazione energetica negli ultimi anni (in primis le enormi pale eoliche di Piansano) che ha spezzato orizzonti rimasti “fino a ieri” vuoti, il paesaggio della Maremma Viterbese rimane in larga parte integro e struggente, soprattutto a sud di Tuscania.

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Questo contesto privilegiato fa da sfondo alla visita di una delle città d’arte più affascinanti del Lazio e di questa parte d’Italia. Celebre per le magnifiche basiliche romaniche di San Pietro e Santa Maria Maggiore, ma anche per un centro storico ben preservato, la “Toscanella” dei viaggiatori del passato ha tuttavia origini molto più antiche, risalenti ad epoche anteriori all’Età del Bronzo. Prima di divenire fiorente colonia romana (III sec. a. C.), Tuscania fu fiera e potente città etrusca, dedita al commercio marittimo (in virtù della vicinanza al porto dell’attuale Marina di Montalto), oltre che insediamento proto-storico, come hanno confermato i rinvenimenti nella zona di Colle San Pietro.

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Testimonianza evidente del periodo etrusco sono le numerose necropoli, che si aprono tutt’intorno all’abitato per alcuni chilometri (Peschiera, Pian di Mola, Castelluccio, Ara del Tufo, Madonna dell’Olivo, Scalette, Carcarello, Sasso Pizzuto, ecc…). Concentrate soprattutto a nord e a sud di Colle San Pietro, esse formano un patrimonio archeologico straordinario anche per la varietà delle tipologie architettoniche, in cui sono peraltro evidenti influssi stilistici dalle vicine Vulci, Tarquinia e Cerveteri.

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Tra questi complessi funerari spicca soprattutto la Necropoli della Madonna dell’Olivo, nei pressi del Fiume Marta, che presenta sepolture di differenti dimensioni, risalenti soprattutto all’età ellenistica (IV-I sec. a. C.): accanto alle tombe dei Curunas, è qui nota soprattutto la cosiddetta “Tomba della Regina” (o “Grotta della Regina”), che riprende, peraltro, una denominazione abbastanza diffusa nelle necropoli della Tuscia (si pensi, ad esempio, all’omonima tomba a dado di San Giuliano, presso Barbarano Romano). Ma a rendere unico questo luogo è il suo misterioso labirinto. Accostata spesso alla mitica Tomba di Porsenna a Chiusi, si tratterebbe del sepolcro della leggendaria e potentissima regina etrusca Hosa e della sua famiglia.

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Una tomba, questa, che probabilmente doveva avere anche la funzione di tempio, in cui venivano celebrati misteriosi riti sacri a noi ignoti, e che proprio le oscure gallerie avrebbero dovuto difendere da eventuali profanatori. Nel periodo romano Tuscania mantenne la propria floridezza essendo situata lungo la Via Clodia – tracciato già etrusco divenuto consolare nel 225 a. C. – che collegava Roma a Saturnia, di cui rimane ben visibile un tratto di lastricato. La ricchezza dell’età antica perdurò nell’Alto Medioevo, quando Tuscania divenne sede diocesale con un’amplissima giurisdizione fra i fiumi Fiora e Mignone ed i laghi di Bolsena e Vico, all’interno della cosiddetta “Tuscia Longobardorum”.

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In epoca comunale la popolazione aumentò e si determinò la necessità di allargare la cinta muraria e venne costruito il Rivellino, di cui oggi ammiriamo i pittoreschi ruderi. Nel XIII secolo la città fu stravolta dalle lotte fra Guelfi e Ghibellini, mentre la nobiltà si scontra anche per il predominio della campagna, punteggiata da numerosi castelli.

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Una maggiore stabilità fu letteralmente imposta a Tuscania nell’anno 1354 quando, dopo una parentesi di sottomissione al Comune di Roma, essa venne ridotta alle strette dipendenze dello Stato Pontificio dal feroce cardinale Egidio Albornoz. Ma già la Peste Nera del 1349 aveva decimato la popolazione: seguì una contrazione della cinta muraria che decretò, come si vede tuttora l’isolamento dell’area del Rivellino e di San Pietro.

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Tuttavia, sempre grazie alla sua posizione strategia, fra la costa e la Valle del Tevere e quindi l’Appennino, nel XVI secolo pian piano Tuscania riuscì a riprendersi: persa l’autonomia politica, mantenne d’altro canto una certa prosperità come importante centro agricolo, il che le permise una cospicua ripresa culturale, come testimoniano i tanti edifici ed ornamenti rinascimentali e barocchi, sfoggio delle famiglie di grandi proprietari terrieri. Il resto della sua storia è quello della classica, tranquilla città di provincia papalina che passò nel 1870 al neonato Regno d’Italia.

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Il 6 febbraio 1971, alle ore 19:09, un terribile terremoto colpì Tuscania, distruggendo in pochi minuti la vita di numerose persone ed una parte del patrimonio artistico della cittadina. Superato il trauma iniziale, fu avviata una mirabile opera di ricostruzione “per anastilosi” (dov’era e com’era), che riportò all’originario splendore i suoi monumenti e ridiede vita e dignità al centro storico, dimostrando un grande senso civico da parte della popolazione locale. Così, di fronte ai recenti eventi tellurici nell’Appennino centrale, la vicenda di Tuscania è presa ad esempio positivo per il futuro delle sfortunate genti delle nostre montagne.

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Oggi la cittadina vede un flusso crescente – anche se non certo invadente… – di turisti che vi giungono da ogni parte del mondo (accanto al folto numero di amatori che ci tornano costantemente) per ammirarne il peculiare connubio fra paesaggio ed urbanistica. Negli ultimi tempi si sono aggiunti altri motivi di attrazione con la nascita di una prestigiosa scuola internazionale di cucina, e con lo sviluppo delle coltivazioni di lavanda, verso Arlena di Castro, che a giugno danno ad alcuni scorci campestri un aspetto quasi “provenzale”. Al di là di tutto però, a Tuscania di fondamentale interesse sono le due celebri basiliche cristiane, erette entrambe nel VIII secolo sulle rovine di templi pagani e rimaneggiate nei secoli. In primo luogo la Chiesa di San Pietro, che rappresenta senza dubbio il monumento più illustre di Tuscania ed uno tra i più alti esempi dello stile romanico: notevoli la facciata con il rosone e le ricchissime decorazioni spesso di gusto fantastico, mentre l’interno a tre navate, suddivise da colonne romane, conserva affreschi bizantini del XII secolo, un pavimento cosmatesco, alcuni sarcofaghi e una cripta sorretta da 28 colonne in marmo, anch’esse di derivazione romana. 

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Inoltre la Chiesa di Santa Maria Maggiore, caratterizzata da una facciata chiusa da una tozza torre in tufo e arricchita da splendidi bassorilievi simbolici: meraviglioso, all’interno, l’affresco trecentesco del “Giudizio Universale”, con raffigurazioni macabre e raccapriccianti. Di notevole importanza sono poi il Museo Nazionale Archeologico, presso l’ex convento di Santa Maria del Riposo (che custodisce numerosi reperti delle necropoli etrusche e romane della zona, tra cui i sarcofaghi e i corredi funerari della famiglia etrusca dei Curunas), il rinascimentale Duomo di San Giacomo, la Chiesa di San Marco (una delle più vetuste della città), la Chiesa di Santa Maria delle Rose e la Chiesa di San Maria del Riposo (al cui interno è una tavola del Pastura).

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Ma, come dicevamo, è l’intera Tuscania – crocevia architettonico in cui sono ravvisabili richiami viterbesi, tarquiniensi ed orvietani – a meritare una visita attenta nel suo complesso, indugiando piacevolmente nelle piazzette e nei vicoli minori, spesso ornati da fontane e bei portali, scoprendo all’improvviso una chiesetta, un’edicola votiva, un profferlo fiorito, una torre medievale o un elegante palazzo del Quattro-Cinquecento.

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Da non perdere è il cosiddetto “Vicolo degli artigiani”, una specie di variopinta galleria medievale-rinascimentale, aperta da botteghe di antichi mestieri, che ricorda i borghi della Romagna.

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Poi c’è Piazza Basile, dove, su un muro di recinzione, alcuni inquietanti sarcofaghi etruschi sorvegliano dall’alto il passante: vi si godono altresì delle bellissime viste sulle case dell’abitato e sulla sognante Valle del Marta che da qui appare come uno sfumato dipinto.

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Non ultimo, il pittoresco slargo che ospita la Fontana delle Sette Cannelle, nelle cui vicinanze è il vecchio lavatoio pubblico. 

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Ma la cosa più irrinunciabile è l’affaccio dal Belvedere della Torre di Lavello, che offre un magnifico panorama sulla valle sottostante, sulle chiese di San Pietro e Santa Maria Maggiore e sulle rovine dell’antico Palazzo Comunale, il Rivellino.

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Ecco: qui si ha la sensazione di essere di fronte a qualcosa di davvero unico. Paesaggio rurale tradizionale e monumenti medievali si fondono alla perfezione creando uno scenario “cristallino” in cui natura e storia dialogano senza pesanti “alterazioni” moderne: una sorta di “tempio del vedutismo” del Lazio, dunque, che onora e perpetua i fasti della regione ai tempi del Grand Tour e che proprio per questo motivo – come accaduto per la non lontana Valdorcia – dovrebbe essere tutelato dall’Unesco come “patrimonio dell’Umanità”.

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La realtà però è ben diversa. Fino allo scorso anno era ancora in ballo l’ennesimo folle progetto (poi – a quanto pare – bloccato) per impiantare fra Tuscania, Tarquinia e Viterbo decine di pale eoliche alte più di cento metri. Senza contare il nuovo enorme depuratore che – pur utile nella sua intrinseca funzione – è stato edificato in piena area protetta, a due passi da Santa Maria Maggiore e ben visibile dal belvedere, senza che si sia provveduto a ricoprire in tufo le strutture di cemento o a creare una schermatura arborea. Questo per ricordare come la salvaguardia dei nostri beni ambientali e culturali sia attualmente allo sbando, e come la preparazione e la sensibilità degli amministratori non sia tuttora adeguata al valore immenso di un territorio che si presenta come una specie di “museo a cielo aperto”.

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La suggestiva campagna tuscanese “nasconde” infatti innumerevoli tesori storico-archeologici seppure manchi totalmente una segnaletica turistica, quasi a volerli celare agli occhi del mondo. In ogni caso, noi consigliamo almeno le seguenti quattro mete. Si consiglia innanzi tutto una passeggiata all’Abbazia cistercense di San Giusto, immersa in una splendida vallata nei pressi della Madonna dell’Olivo e ben restaurata da privati dopo un lungo abbandono, che costituisce un complesso di grande interesse ed è probabilmente legata alla presenza templare nel Lazio.

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Verso Tarquinia, in un paesaggio mozzafiato che anticipa quello toscano, possono invece essere raggiunti gli affascinanti ruderi del Castello dell’Ancarano, a balcone sul Fiume Marta, ed il borgo-fattoria di Montebello, sede della raccolta pittorica del Maestro Cesetti.

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In direzione di Viterbo è poi il misterioso e solitario Castel Cardinale, immerso in un’antica e vasta proprietà nobiliare: fu il cuore della drammatica vicenda storica del Tartaglia, “capitano di ventura” che agli inizi del XV secolo seppe ritagliarsi una signoria personale in Etruria.

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Raggiungibile infine dalla strada per Vetralla, al confine con il Comune di Monte Romano, è la Tenuta di Respampani, area archeologico-naturalistica di eccezionale valenza: qui si è conservato pressoché intatto il paesaggio “romantico” della campagna papalina preunitaria, con gli allevamenti bradi di bovini ed ovini, i manieri isolati, i ruderi di diverse epoche sparsi ovunque in un ambiente a tratti selvaggio di boschi, prati e torrenti.

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Concludendo, Tuscania può essere occasione di un’incantevole vacanza di tipo culturale e paesaggistico. Una vacanza “slow”, ovviamente: escursionismo, gite a cavallo o in bici, fotografia, disegno e pittura en plein air sono solo alcune delle attività più indicate, tenendo conto che la posizione ottimale della cittadina permette una visita completa a tutto il resto della Tuscia umbro-tosco-laziale.

APPUNTI DI VIAGGIO

Periodi consigliati: aprile-maggio, novembre-dicembre per i colori della campagna; anche marzo ed ottobre sono ottimi per le escursioni mentre a giugno si possono ammirare le fioriture della lavanda.

Dove dormire: B&B Terziere di Valle, Agriturismo Abbazia di San Giusto


Auguri di Buon Anno da Bassano in Teverina

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Fino all’Epifania, il piccolo ed incantevole borgo medievale di Bassano in Teverina farà da cornice naturale ad un presepe vivente fra i più suggestivi della Tuscia. Con questa immagine auguriamo ai nostri lettori un felice anno nuovo. 


Scorcio di Tarquinia

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Uno scorcio dal basso di Tarquinia, una delle città d’arte più belle e nobili del Lazio, con in primo piano la romanica Chiesa di Santa Maria di Castello. L’abitato medievale è caratterizzato da numerose, alte torri che ne rendono il profilo inconfondibile sin da lontano. Siamo nel cuore dell’antica Etruria, ove le vestigia dell’Età di Mezzo (ma anche del Rinascimento) si fondono magicamente con quelle etrusche, creando un’atmosfera di incomparabile fascino. 


Presepe Vivente di Corchiano

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Una scena del Presepe Vivente di Corchiano, fra i più spettacolari della Tuscia. In questo periodo verrà riproposto più volte: un appuntamento da non perdere.


Veduta autunnale di Civita di Bagnoregio

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Una veduta autunnale di Civita di Bagnoregio. Novembre, insieme con aprile e maggio, è il periodo più bello per visitare questo magnifico borgo, in procinto di diventare “patrimonio dell’Umanità”. Per sapere delle leggende e dei misteri di Civita di Bagnoregio si faccia riferimento alla nostra guida “Lazio, i luoghi del mistero e dell’insolito”.


Sermoneta: benvenuti nel Medioevo

Attorniata da uliveti secolari, Sermoneta si adagia su una collina dei Monti Lepini, a balcone sull’Agro Pontino. Le origini del sito sono remote ed imprecisate, forse rintracciabili dell’antichissima città volsco-romana di Sulmo. Le fonti storiche sono però scarse ed è piuttosto il Medioevo a conformare tutt’oggi l’aspetto del borgo, uno dei più suggestivi e meglio conservati del Lazio, grazie ad un’attenta e lungimirante gestione urbanistica. A differenza di tanti altri centri storici, difatti, nel Dopoguerra Sermoneta non venne deturpata da espansioni moderne, ed oggi possiamo ammirarla pressoché inalterata rispetto al XVI secolo, apice del suo sviluppo.

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Veduta di Sermoneta

Ma fu proprio il Cinquecento a segnare la fine dell’epoca di splendore di Sermoneta, che rimase a lungo feudo dei Caetani, potente casato della Marittima”, toponimo con cui allora si indicava il territorio pontino. Già signori di Ninfa, i Caetani arricchirono Sermoneta di chiese e palazzi, munendola peraltro di una cinta muraria e di un poderoso castello.

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Il Castello Caetani che sovrasta l’abitato

Il Castello Caetani, che domina solennemente l’abitato, costituisce senz’altro il monumento più celebre di Sermoneta. La visita è davvero irrinunciabile ed emozionante: nelle sue stanze affrescate e ricche di arredi d’epoca, si può rivivere in pieno l’atmosfera magica di un maniero dell’Età di Mezzo tra i più integri in Italia, magari immaginando le gesta di Lucrezia Borgia, che qui venne ospitata.

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Stemma dei Caetani nel Castello di Sermoneta

Castello Caetani, Camera Pinta

Castello Caetani, Camera Pinta

Castello Caetani, colonna con stemma

Castello Caetani, colonna con stemma dei Caetani

Accanto al castello, merita poi un cenno l’austera Cattedrale di Santa Maria Assunta, del XIII secolo, che serba numerose opere d’arte, fra cui un quattrocentesco Giudizio Universale nella controfacciata; splendido anche il campanile, residuo dell’originaria chiesa romanica, ornato da bifore e da scodelle colorate in ceramica.

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Il campanile del Duomo

Scorcio con campanile al tramonto

Scorcio con campanile al tramonto

Passeggiando quindi tra le viuzze e le piazzette del borgo, che si aprono ad impressionanti scorci a valle, si incontrano edifici d’aspetto molto vario, ora nobile ora rustico, talvolta sede di ristoranti, botteghe d’artigianato e negozi di prodotti tipici locali (dall’olio alle olive, dai liquori ai rinomati biscotti).

Insegna di bottega artigianale

Insegna di bottega artigianale

Vicolo con casa-torre

Vicolo con casa-torre sullo sfondo

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Una casa dall’aspetto rustico

Sermoneta-Corso da Porta del Pozzo

Uno scorcio del corso principale

Portale

Portale

Le case appaiono spesso adornate da vasi di ortensie e gerani o da rampicanti di gelsomino, bouganville e glicine, mentre inaspettati si aprono numerosi giardini pensili colmi di agrumeti. Fra i vicoli assolati, pigri gatti sembrano i padroni della scena.

Vicolo

Vicolo presso San Michele Arcangelo

Vicolo

Vicolo nei pressi della Sinagoga

Vicolo

Case medievali fra il Belvedere e San Michele Arcangelo

Vicolo

Vicolo presso la piazza principale

Un gatto in una feritoia

Un gatto in una feritoia

Accade pure di scoprire deliziose chiesette medievali, come ad esempio la piccola Chiesa di San Michele Arcangelo (XI sec.), appartata in un minuscolo slargo ove svetta un’imponente palazzo turrito. Ma in generale quel che colpisce è il fatto che l’intero tessuto urbano (ancora interamente racchiuso nella cinta muraria cinquecentesca, oggi divenuta un innovativo museo “en plein air”) si presenti, dalle case alla stessa pavimentazione, come un vero e proprio “mosaico” di pietra, realizzato rigorosamente con il bianco calcare lepino.

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Vicolo con archetto

Via del Rione Vecchio

Via del Rione Vecchio

Scenario rappresentativo di tale peculiarità è sicuramente la stupenda Via delle Scalette, ripida scalinata che dal castello scende “aerea” al Belvedere, da cui la vista spazia sconfinata fino al mare, offrendo un quadro dettagliato del territorio dal Circeo ai Colli Albani: notevole appare purtroppo l’espansione edilizia dei centri della pianura, seppure meno disordinata che altrove.

Via delle Scalette

Via delle Scalette

Campagna presso Sermoneta

Campagna ai piedi di Sermoneta

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Il Palazzo Comunale, sul Belvedere

Scorcio panoramico dal Belvedere

Scorcio panoramico dal Belvedere al tramonto

Cuore del paese è comunque Piazza del Popolo, luogo prediletto per rilassarsi davanti ad una tazza di caffè, mentre poco più in là si innalzano le pittoresche arcate gotico-rinascimentali della Loggia dei Mercanti (XV sec.), uno dei simboli di Sermoneta. Nelle vicinanze è poi il ghetto ebraico con la sua Sinagoga, bell’edificio tardo-duecentesco che testimonia la presenza di una cospicua comunità giudaica tra il XIII e il XVI secolo e conferma l’importanza di Sermoneta nel Basso Medioevo: è questo uno degli angoli più caratteristici del borgo, in un dedalo di vicoli angusti e a volte strettissimi; a pochi metri dalla Sinagoga è un curioso museo di presepi automatizzati. E sempre in tema di musei, da non perdere quello della ceramica, sul corso principale.

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Loggia dei Mercanti

Scorcio dalla Loggia dei Mercanti

Scorcio dalla Loggia dei Mercanti

Si consiglia di visitare Sermoneta facendo attenzione ai dettagli. Sui gradini, sugli stipiti e sugli architravi delle abitazioni del borgo nonché sui sagrati di molte chiese si scorgono infatti in più punti graffiti che riportano un’iconografia misteriosa e di epoca probabilmente diversificata. Molte di queste incisioni (croci patenti, triplici cinte, ecc…), tuttavia, testimonierebbero una radicata presenza dei Cavalieri Templari nel corso del XIII secolo e del resto in tutta l’area lepina si trovano segni del loro passaggio.

Triplice Cinta presso la Sinagoga

Triplice Cinta presso la Sinagoga

Ma le sorprese di Sermoneta non finiscono qui. Subito fuori dal paese, invece, tra boschi ed uliveti, si nascondono romantiche chiese abbandonate, casali in rovina, torri dimenticate e vecchi monasteri: spicca il Convento di San Francesco, che, solitario su un’altura nei pressi del Cimitero e di un enorme leccio ultracentenario, è raggiunto da una panoramica Via Crucis. Il complesso, fondato secondo la tradizione dai Templari, appartenuto ai Cavalieri di Malta e passato successivamente ai Frati Minori Osservanti custodisce un chiostro con affreschi seicenteschi sulla vita del Poverello d’Assisi.

Convento di S. Francesco, croce di Malta

Convento di San Francesco, croce di Malta

Sulla strada per Bassiano, invece, si trova un altro monumento prestigioso: l’Abbazia di Valvisciolo. Eretta nel Trecento dai monaci cistercensi in uno stile gotico di derivazione francese, conserva un suggestivo chiostro e anch’essa serberebbe segni evidenti della preesistenza dei Templari in questa località: una vecchia leggenda sostiene addirittura che vi si celi il loro fantastico tesoro.

Abbazia di Valvisciolo-Chiesa, facciata

Abbazia di Valvisciolo

Più avanti si può raggiungere anche la magnifica “città fantasma” di Ninfa, col suo giardino all’inglese, altro luogo di straordinaria suggestione che vale di per sé un viaggio. Per approfondimenti sui misteri di Sermoneta e dintorni si faccia riferimento alla nostra guida “Lazio. I luoghi del mistero e dell’insolito”.

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Veduta di Ninfa

Arte, natura, storia e folklore, dunque, in una cittadina che ha saputo non soltanto difendere le proprie radici ma anche e soprattutto valorizzarle in chiave turistica, come dimostra il riconoscimento della “bandiera arancione”, prestigioso “marchio di qualità” per l’entroterra italiano assegnatole del Touring Club Italiano. E ciò anche grazie ad un calendario di eventi ricco ed stimolante: dal Maggio Sermonetano al Palio della Madonna della Vittoria (rievocazione della vittoria nella Battaglia di Lepanto, cui partecipò Onorato IV Caetani) e all’ormai noto Festival Pontino di Musica, che vede intervenire artisti di fama mondiale.

Sermoneta-Porta del Pozzo

Porta del Pozzo

Infine, un’ultima chicca, ossia lo storico gruppo di sbandieratori di Sermoneta, conosciuto ed apprezzato a livello nazionale, ennesimo esempio di come le tradizioni medievali siano qui tutt’oggi straordinariamente fulgide e sentite. Ma è soprattutto l’alta qualità della vita a far di Sermoneta un modello da imitare, a dimostrazione del fatto che oggi, per chi ne abbia la possibilità, sia preferibile abitare in paesi tipo Sermoneta anziché negli anonimi palazzoni di degradate periferie. 


Chiesa dell’Abbazia di Farfa

Abbazia di Farfa-Chiesa, facciata

La semplice facciata della chiesa abbaziale di Farfa, scrigno di tesori storico-artistici nel cuore della Sabina Tiberina. Eretta fra il VI-VII secolo da alcuni monaci, l’abbazia fu cara a Carlo Magno e divenne nell’Alto Medioevo fulcro di un vero e proprio Stato che si estendeva soprattutto a cavallo del Lazio e dell’Umbria attuali, con proprietà anche in Toscana e nelle Marche; circondata da uno splendido borgo, ricco di botteghe artigianali e dotato di strutture ricettive, dal 1921 l’abbazia è gestita dai benedettini che permettono la visita guidata di una porzione del complesso religioso.  Per maggiori informazioni sulla storia e sulle leggende che avvolgono l’Abbazia di Farfa si faccia riferimento al nostro libro “Lazio. I luoghi del mistero e dell’insolito”.


Scorcio delle case del borgo di Bolsena

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Uno scorcio delle case del magnifico borgo medievale di Bolsena, uno dei più integri e suggestivi del Lazio. Bolsena è la città dei miracoli di Santa Cristina, oltre che frequentata località di villeggiatura sulle rive dell’omonimo grande lago vulcanico. Per saperne di più si faccia riferimento al nostro libro “Lazio. I luoghi del mistero e dell’insolito”.


Lago di Posta Fibreno

Lago di Posta Fibreno-Veduta da Posta Fibreno 2 RCRLB

Lo spettacolare panorama sul Lago di Posta Fibreno dall’omonimo paesino, alle porte della Val di Comino. Il bacino, tutelato da una riserva naturale, è famoso per un’isola galleggiante (“la Rota”) formata da torba, rizomi e radici, citata già da Plinio il Vecchio. Per maggiori informazioni si faccia riferimento al nostro libro “Lazio. I luoghi del mistero e dell’insolito”. A chi volesse visitare la zona, si consiglia di contattare l’amico Bernardo Mattiucci dell’Associazione “Outdoor Emotions” (b.mattiucci@outdooremotions.com – 3493215261).


Rovine del Castello Longobardo di Vicalvi

Vicalvi-Castello Longobardo, accesso al nucleo centrale RCRLB

L’accesso al nucleo centrale del Castello Longobardo di Vicalvi, uno dei “manieri perduti” più suggestivi della Ciociaria, le cui vicende ebbero inizio con l’Alto Medioevo e videro il loro drammatico epilogo durante la Seconda Guerra Mondiale. Per maggiori informazioni si rimanda al nostro libro “I castelli perduti del Lazio e i loro segreti”.


Ciliegi in fiore presso Roccalvecce

Teverina-Ciliegi in fiore presso Roccalvecce 3 RCRLB

Ad aprile il paesaggio fra Graffignano, Roccalvecce e Celleno, nel cuore della Teverina Viterbese, è caratterizzato dalla fioritura dei ciliegi, coltivati intensamente in questa zona: uno spettacolo da non perdere.


Veduta di Montecalvello

Montecalvello-Veduta da lontano al tramonto

Una veduta al tramonto del suggestivo borgo-castello di Montecalvello, circondato da un paesaggio mozzafiato. Siamo nel cuore della Teverina Viterbese, al confine con l’Umbria, in uno dei territori più splendidi e romantici del Lazio. Montecalvello fu ultima dimora del pittore francese Balthus e ancor oggi appare come un luogo senza tempo.


Panorama sulla Valle del Tevere da Orte

Orte-Panorama sulla Valle del Tevere

Il bellissimo panorama che si gode da Orte sulla verde Valle del Tevere e sulle prime colline umbre. La cittadina, nota quasi soltanto per essere un trafficato snodo ferroviario e una frequentata uscita autostradale, è in realtà un piccolo scrigno d’arte e storia che merita una visita attenta. Costituisce la porta d’accesso per viene da sud alla splendida sub-regione della Teverina Viterbese.


Castiglione in Teverina, piccola “capitale del vino” del Lazio

Situato al margine della Valle dei Calanchi di Bagnoregio e al confine con l’Orvietano, Castiglione in Teverina è uno dei principali centri vitivinicoli del Lazio. Seppur meno nota di Frascati e Marino, di Piglio e Olevano o della vicina Montefiascone, solo queste località possono contenderle il titolo di “capitale del vino del Lazio”. Un primato letteralmente guadagnato “sul campo”, poiché da qualsiasi parte vi si giunga sono i vigneti –  alternati a coltivi, pascoli, uliveti e boschi – a dominare lo splendido paesaggio agreste, punteggiato da casali in pietra ornati da cipressi. Siamo infatti sulla “Strada del vino della Teverina” e qui a differenza di altre “strade del vino” (a cominciare da quella dei Castelli Romani) le vigne si vedono davvero: periodo perfetto per ammirarle è ovviamente quello successivo alla vendemmia, quando i filari si colorano di giallo oro, arancio e rosso carminio.

Castiglione in Teverina-Vigneto sulla Strada del Vino

Castiglione in Teverina-Campagna sulla Strada del Vino

Erede di una pluri-millenaria tradizione vinicola risalente agli Etruschi, Castiglione, assieme ai Comuni limitrofi (Civitella d’Agliano in primis), contribuisce sensibilmente alla produzione dell’Orvieto doc (da non confondere con l’Orvieto “classico”, che si produce soltanto nei diretti dintorni della rupe), un bianco pregiato di vetuste origini caduto nel dimenticatoio negli ultimi anni ma capace di indiscutibili eccellenze; altra perla è il Grechetto, vino anch’esso di origine umbro-laziale, mentre meritano una menzione il Colli Etruschi Viterbesi (o Tuscia) doc e il Lazio igt; se ci si informa bene prima di partire si possono acquistare delle autentiche chicche enologiche dalle aziende situate sul percorso. Evento sovrano di Castiglione è la “Festa del vino dei colli del Tevere”, che ormai da decenni rallegra alcune serate estive.

Castiglione in Teverina-Strada della Lega, vigneto 1 RCRLB

Castiglione in Teverina-Strada della Lega-Vigneto ai piedi di Sermugnano RCRLB

Appena entrati nel paese colpiscono l’ordine, la pulizia e la dignità dell’abitato moderno, che ospita un interessante Museo del Vino (MUVIS), a quanto pare uno fra i più grandi d’Italia; annesso vi si trova un centro-informazioni turistiche sempre aperto, che conferma lo sforzo delle amministrazioni locali di accogliere i visitatori nel migliore dei modi.

Castiglione in Teverina-Museo del Vino RCRLB

Castiglione in Teverina-Centro visite RCRLB

Poco dopo si apre la piazza principale di Castiglione, in fondo a cui troneggia il turrito Castello dei Monaldeschi, edificato a cavallo fra XIII e XIV secolo: questo dà accesso al piccolo borgo medievale, attualmente un po’ malandato ma che sta favorendo di numerosi lavori di ristrutturazione finalizzati a riportarlo all’antico splendore. Stupendi gli affacci panoramici sulla Valle del Tevere, oltre la quale si innalzano i Monti Amerini, con le macchie bianche dei “paesi cugini” della Teverina umbra.

Castiglione in Teverina-Vicolo 1 RCRLB

Castiglione in Teverina-Vicolo 3 RCRLB

Castiglione in Teverina-Vicolo 4 RCRLB

Visitata Castiglione, ecco però che è ancora la sua campagna a regalarci le sorprese più belle. Procedendo in direzione di Orvieto si giunge ad un punto particolarmente pittoresco della Strada del Vino della Teverina, ove spicca l’elegante chiesetta rurale della Madonna delle Macchie con annesso casolare.

Castiglione in Teverina-Chiesa della Madonna delle Macchie

Proprio di fronte inizia una sterrata in discesa dal fondo ottimamente percorribile (segnalata da un cartello in legno come la “Strada della Lega”) che permette di inoltrarsi inaspettatamente in una sorta valle “segreta”: dinnanzi ai nostri occhi il paesaggio finora dolce e rassicurante muta all’improvviso nel deciso contrasto fra le onnipresenti vigne e i caratteristici ventagli ocra dei calanchi, mentre candide greggi fanno capolino fra i verdi prati. Se percorsa tutta, inoltre, la Strada della Lega conduce con una piacevolissima passeggiata direttamente alla parte antica di Castiglione, che da qui si offre alla vista nella sua perfetta forma di incastellamento. Anche in questo caso occorre ammettere che il Comune di Castiglione ha un altro pregio raro, quello cioè di aver reso fruibile quasi per intero il suo ambiente agricolo e di avergli così dato la giusta importanza.

Castiglione in Teverina-Strada della Lega, cartello RCRLB

Castiglione in Teverina-Strada della Lega, paesaggio 1 RCRLB

Castiglione in Teverina-Strada della Lega, filare di cipressi RCRLB

Dal lato opposto della valle, all’apice di una collina, appare come una visione il minuscolo villaggio di Sermugnano, frazione di Castiglione. Lo si può raggiungere in pochi minuti tramite una strada che attraversa uno dei paesaggi agrari più nobili ed intatti del Lazio, impreziosito da un ricco patrimonio di edilizia rurale. Il piccolo borgo non presenta edifici di pregio architettonico e le case hanno un tono piuttosto dimesso: anche qui però i panorami valgono di per sé la deviazione; nella zona, peraltro, sono rilevanti le tracce del passato etrusco.

Sermugnano-Scorcio fra le vigne RCRLB

Valle dei Calanchi-Paesaggio ai piedi di Sermugnano 2 RCRLB

Valle dei Calanchi-Paesaggio ai piedi di Sermugnano

Sermugnano e Castiglione fanno parte del nostro itinerario “Borghi e paesaggi segreti della Tuscia, parte 2”, che disegna una vera e propria vacanza di più giorni nella Teverina laziale, stupenda plaga ricca di luoghi “fuori dal tempo” nonché di veri e propri tesori archeologici, storici e ambientali: una zona insomma che può rivelarsi come una sorta di “terra delle  meraviglie” per chi ami il viaggio lento e “di scoperta”.


Paesaggio dei Monti Lucretili da Valbona di Orvinio

Orvinio-Santuario della Madonna di Valbona, panoramaL’incantevole paesaggio autunnale dei Monti Lucretili dal Santuario della Madonna di Valbona nei pressi di Orvinio, piccolo centro inserito nel club dei “Borghi più belli d’Italia“.


Castello Cantelmo di Alvito

I castelli perduti del Lazio

Il Castello Cantelmo ad Alvito si erge poderoso su un terrazzo naturale a dominio della Val di Comino. Per maggiori informazioni si rimanda al nostro libro “I castelli perduti del Lazio e i loro segreti” e all’articolo “Borghi e paesaggi segreti della Ciociaria”. A chi volesse invece visitare il luogo, si consiglia di contattare l’amico Bernardo Mattiucci dell’Associazione “Outdoor Emotions” (b.mattiucci@outdooremotions.com – 3493215261).


I castelli perduti del Lazio e i loro segreti (2011)

Leggende popolari, l’arte e la letteratura, e in tempi più recenti il cinema, hanno raccontato i manieri in rovina come luoghi magici e misteriosi, consegnandoli per sempre all’immaginario collettivo. Nel Lazio i ruderi di rocche, castelli e fortezze costituiscono un elemento importante nel patrimonio monumentale: e non potrebbe essere altrimenti in una regione sempre al centro delle vicende umane, che a lungo dovette proteggere la “città eterna” da invasioni d’ogni sorta e che al contempo fu teatro dei feroci scontri fra le casate della nobiltà capitolina. La guida, nel tracciare un itinerario dedicato ai “fortilizi perduti” del Lazio, vuol porre in evidenza la loro straordinaria varietà architettonica e paesaggistica: dalle solitarie e silenziose rocche della Tuscia, con i loro panorami mozzafiato, ai ruvidi e turriti castelli della Sabina e del Cicolano, spesso incastonati in scenari fiabeschi; dalla sognante e malinconica Ninfa, persa in un angolo stupendo dell’Agro Pontino, alle possenti fortezze della Ciociaria, situate alle pendici di maestose montagne. Percorrere questo Lazio spesso “dimenticato” equivale a riscoprire una terra dal fascino incomparabile, che offre una miriade di paesaggi “antichi” in cui le rovine storiche sono un elemento costante. La guida, scritta da due profondi conoscitori del territorio laziale, fornisce indicazioni precise e dettagliate su come raggiungere i luoghi, spesso isolati ed altrimenti difficili da visitare; particolare attenzione è inoltre conferita ai dintorni e alle possibilità escursionistiche dei siti descritti, nonché alle tradizioni artigianali, al folklore e ai prodotti enogastronomici delle diverse zone, al fine di suggerire veri e propri itinerari turistici di uno o più giorni.

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