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La “via cava” etrusca di Monterano

La via cava etrusca è uno dei luoghi più suggestivi di Monterano Vecchia e merita senz’altro un posto nella “top list” di questo tipo di infrastrutture tipiche dell’Etruria, assieme a quelle di Norchia, Marturanum, Castro, Pitigliano, Sorano, Sovana, ecc… Peccato che il passaggio sia da anni formalmente vietato dalla riserva naturale di Monterano, secondo un’abitudine (secondo noi discutibile poiché sostituibile con altre soluzioni di tipo giuridico) sempre più in voga nei parchi per cui si pongono divieti di accesso ovunque (lo stesso infatti vale per il Convento di San Bonaventura e per il Palazzo Ruspoli) come se tali luoghi non avessero anche in passato un fattore di pericolosità allorquando tuttavia erano aperti al pubblico e non preclusi alla visita e non erano deturpati da squallidi cartelli. Ad ogni modo, per chi voglia “prendersi la responsabilità” di percorrere la via cava resta l’emozione di accedere in un micromondo “altro” nel ventre materno della terra, pregno di fascino e di mistero.


Profili nella campagna viterbese: un requiem?

Soltanto se ci si “perde” in queste vaste campagne si può “carpire” il fascino misterioso della terra etrusca – tutt’oggi, come millenni or sono, fertile e laboriosa – con i suoi profili sfuggenti e struggenti. Purtroppo è questo un paesaggio “in via d’estinzione” poiché – come nei pressi di dove è stata scattata la foto, fra Viterbo e Tuscania – immensi impianti energetici lo stanno incessantemente divorando, riducendone – non già anno dopo anno ma mese dopo mese – il valore e la suggestione, in poche parole uccidendone l’anima.


Nel chiostro de La Quercia

L’atmosfera romantica del chiostro medievale-rinascimentale del Santuario di Santa Maria della Quercia, alle porte di Viterbo.


Castel Cellesi tra i cipressi

Lo slanciato campanile in mattoni e i tetti del piccolo borgo di Castel Cellesi, nella Teverina, si intravedono sullo sfondo di un filare di cipressi: si tratta di un’appartata e graziosa frazione di Bagnoregio, che noi abbiamo definito la “piccola Burano della Tuscia” per via delle sue caratteristiche casette colorate che ricordano quelle del celeberrimo villaggio lagunare veneto. Attorniata da una dolce e solare campagna, e amatissima dai nord-europei, sta vivendo una stagione di riscoperta grazie anche alla vicinanza con la “super-visitata” Civita.


Il profilo medievale di San Pellegrino

Uno splendido scorcio turrito del quartiere medievale di San Pellegrino a Viterbo, visto dalla suggestiva salita a Pianoscarano dal Ponte del Paradosso.


Il gatto nero a Calcata

Un’immagine quasi monocromatica, nel momento in cui la sera è scesa fra i vicoli di Calcata Vecchia. Qui, nel borgo cosiddetto “delle streghe”, i gatti neri sono una curiosa costante e aggiungono un tocco misterioso alle sue consunte abitazioni.


La chiesa di Fastello

Tra i molti “borghi segreti” della Tuscia, di sicuro Fastello è uno dei più sconosciuti. Situato grosso modo fra Montefiascone e Celleno ma rientrante nel (vastissimo) Comune di Viterbo, è un piccolo agglomerato di case moderne sparse che cela un minuscolo centro storico databile al Sei-Settecento. Spicca la Chiesa di Santa Lucia Filippini (di origini probabilmente coeve) che dalle campagne circostanti emerge improvvisamente creando graziosi quadretti. La zona è oltremodo bucolica e perfetta per essere esplorata in bicicletta.


Campi dorati sulla Francigena, alle porte di Proceno

La variante Ponte a Rigo-Proceno è uno dei tratti più emozionanti della Via Francigena nel Lazio. Siamo nella Valle del Paglia e vagare in questi luoghi regala non soltanto “quadri” che paiono spesso fermi alla metà del Novecento – al tempo dei nostri nonni o bisnonni, insomma – ma in generale un senso di libertà, bellezza e armonia in un’atmosfera così “slow” da spezzare completamente i ritmi stressanti o le brutture delle periferie cui molti di noi – volenti o nolenti – sono costretti. Alla fine della primavera, poi, i campi di grano e orzo che accompagnano il percorso “sorridono” al camminatore con il loro “manto d’oro” evocando ricordi, emozioni, radici. La lieve brezza proveniente dalla non lontana Maremma e il frinire delle cicale completano il quadro di un “paesaggio segreto” che va assaporato ogni tanto anche ad occhi chiusi… Senza pensarci, infine, si giunge ai piedi del suggestivo borgo medievale di Proceno, “porta del Lazio”, che dunque appare di fronte ai nostri occhi con la bruna torre merlata del suo castello.


Montefiascone al crepuscolo, da Monte Orsone

Una romantica veduta crepuscolare di Montefiascone dai verdi e incontaminati pascoli di Monte Orsone, affascinante località situata su Via Capobianco, nei pressi della cittadina, ad oltre 500 metri s.l.m..


Una perla di saggezza a Sant’Angelo

Girovagando fra gli ormai affollati murales di Sant’Angelo di Roccalvecce, ci ha colpito questo dettaglio: un pensiero profondo che una mano gentile ha voluto porre su una rosa. Quanta verità in queste parole! E quanto attuali, in un momento in cui la Tuscia rischia di essere travolta e distrutta da una valanga di scandalosi impianti energetici, autorizzati dalla Regione in favore esclusivamente delle lobby industriali e a sfavore dei beni comuni e quindi della collettività, in barba alle leggi e alle norme vigenti sulla tutela del territorio. Tutto all’insaputa della popolazione, ovvio. L’esatto contrario del “buon governo”! Anzi occorrerebbe dire ben di peggio… Ma la verità, oggi più che mai, non è concessa. Confidiamo in chi farà rispettare la Legge.


Intorno alla Francigena, a nord di Proceno

La cosiddetta “variante della Via Francigena” da Ponte a Rigo (in Toscana) a Proceno attraversa l’intero territorio a settentrione di questo piccolo ma bellissimo borgo. Più lungo del percorso ufficiale, che segue in gran parte la trafficata Via Cassia, permette al camminatore di non interrompere il tranquillo pellegrinare in uno dei paesaggi storici più intatti d’Italia nonché uno degli scenari rurali più incantevoli al mondo. Siamo all’estremo Nord del Lazio, e il profumo della natura si intreccia con la suggestione della storia: gli antichi paesi che a corona ci sorvegliano dall’alto, adagiati sulle verdi pendici dell’Amiata, del Penna, del Cetona e del Rufeno, sembrano nel complesso riproporre un dipinto del Rinascimento. Per il fotografo vedutista è ovviamente un “paradiso” e si consiglia (oltre alla stagione primaverile) di deviare ogni tanto dal tracciato della Romea, per trovare angoli panoramici insoliti e diversi. Stesso discorso vale per il pittore en plein air che qui dovrà davvero sforzarsi per scegliere un punto piuttosto che un altro… Un patrimonio unico per la nostra regione, da custodire gelosamente e da far conoscere al turismo internazionale: da tutto ciò può e deve ripartire l’Italia.


Rocca dei Prefetti di Vico a Vetralla

Un’inedita visione della trecentesca Rocca dei Prefetti di Vico a Vetralla.


La magia dell’Etruria

Fra i tanti “paesaggi segreti” del Lazio – tema a noi molto caro, come sapete – spicca senza dubbio l’area intorno a Civitella Cesi e nei pressi del sito archeologico etrusco di San Giovenale. Qui, nella porta settentrionale della Tolfa, si aprono all’improvviso grandi orizzonti rurali e naturali, che nell’animo sensibile incutono stupore e allo stesso tempo mistero, in un mix straordinario di sensazioni e sentimenti. Il cuore magico dell’Etruria si svela così, al contempo dolce e selvaggio, in ultima analisi immensamente poetico.


Il Faggeto di Allumiere

Lo splendido Faggeto di Allumiere (Monti della Tolfa), importante esempio di “faggeta depressa” ossia ubicata a quote inferiori rispetto all’altitudine media di questa specie vegetale. Nel folto di questa selva si trovano diverse antiche miniere abbandonate che rendono assai affascinante la sua esplorazione.


Montalto di Castro dalle sue campagne

Una deliziosa vista di Montalto di Castro dalle sue fertili campagne, sulla frequentata strada per Vulci, in un’uggiosa giornata di inizio maggio.


San Pietro e il cielo

Le suggestive absidi della romanica Chiesa di San Pietro (XII sec.) a Norchia, viste dal basso.


Atmosfere wild sulla Tolfa

Atmosfere di wilderness sui Monti della Tolfa, su uno dei crinali che scendono dal Monte Tolfaccia, in un brumoso giorno di fine aprile.


Come un antico pellegrino…

Il paesaggio che circonda Tuscania è uno dei più intatti del Lazio e della Maremma e non smette mai di stupire. Qui ci troviamo sulle magnifiche colline tra la SP4 e la valle di San Giuliano-Pian di Vico, non lontani dal tracciato dell’antica Via Clodia. Camminare su questi secolari tratturi regala forti emozioni, come un pellegrinaggio in un tempo sospeso e in uno spazio che fa sentire liberi. Sullo sfondo il Monte Canino è il soggetto iconico che rapisce lo sguardo.


L’antico vulcano Cimino

Dalle incontaminate praterie di Marcolino, presso Bomarzo (ai margini della Riserva Naturale di Monte Casoli e del Monumento Naturale di Corviano), si apre una delle più belle viste della Tuscia sui Monti Cimini, che emergono con le loro pronunciate forme vulcaniche. Le ultime luci della giornata marcano i canaloni tra le foreste di faggi e castagni, creando un’atmosfera pittorica che ricorda certi dipinti del Corot nella Campagna Romana.


Rosacrepante

Uno dei luoghi più onirici del Lazio, ossia il cratere lavico di Rosacrepante, caos di pietre vulcaniche che si apre nel cuore della buia e solitaria Selva del Lamone, un tempo rifugio di bande brigantesche.