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Tivoli-Tempio della Sibilla

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Tivoli è uno dei luoghi “mitici” del Lazio. Nel periodo del Grand Tour, fra Settecento ed Ottocento, la cittadina ospitò alcuni fra i più grandi artisti, scrittori ed intellettuali del mondo, affascinati dall’incomparabile paesaggio tiburtino: Tivoli divenne addirittura una delle icone del vedutismo e uno dei soggetti più ritratti in assoluto. Oggi purtroppo le cose sono molto cambiate da allora: Tivoli continua ad attrarre per le sue magnifiche ville (Adriana, d’Este e Gregoriana) ma il suo paesaggio e lo stesso abitato storico hanno subito più che altrove le ingiurie della speculazione edilizia feroce e spietata della seconda metà del Novecento. Si conservano tuttavia scorci di somma bellezza, che tutt’oggi incantano il visitatore, come quello nella foto in cui i ruderi della classicità convivono armoniosamente con le case medievali e rinascimentali e con una natura aspra e selvaggia.


Castello di Torre Astura

Torre Astura-Veduta 1 RCRLB

Inserito in un vasto poligono militare, all’interno del Comune di Nettuno, il medievale Castello di Torre Astura (XII-XV sec.) con il suo pittoresco ponte forma uno degli angoli più magici del litorale laziale. Lasciato purtroppo da anni nel degrado senza una pur minima politica di tutela e valorizzazione – colpevoli tutti gli enti interessati al territorio, dal Ministero della Difesa al Comune di Nettuno – questo tratto di costa meriterebbe una seria politica di recupero e manutenzione al fine di svilupparvi un turismo ambientale che potrebbe andare ben oltre la stagione estiva, creando sviluppo locale “sano” e posti di lavoro. Il mare ancora piuttosto limpido, il castello sospeso nel mare come un isolotto, l’antistante villa settecentesca, le rovine di una villa romana appartenuta a Cicerone, le dune e la macchia mediterranea, la splendida pineta, il Fiume Astura: sono tutti valori naturalistici, storici, archeologici e paesaggistici che costituiscono un patrimonio straordinario per il Lazio e per l’Italia che non può continuare ad essere sprecato ed umiliato. 


Castello di Poggio Poponesco

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Il Cicolano, “terra di mezzo” fra Sabina ed Abruzzo, possiede uno dei “paesaggi medievali” più suggestivi e meglio conservati del Lazio. Innumerevoli piccoli borghi arroccati come presepi punteggiano le fitte foreste di querce, faggi e castagni, donando spesso panorami superbi sul Lago del Salto. Molti anche i castelli, quasi sempre in rovina, come quello di Poggio Poponesco, dall’aspetto epico, posto a dominio della Valle del Salto e del paese di Fiamignano: per saperne di più si faccia riferimento alla nostra guida “I castelli perduti del Lazio e i loro segreti”.


Bolsena-Chiesa di San Francesco

Bolsena-Chiesa di S. Francesco 1 RCRLB

La bella Chiesa di San Francesco a Bolsena, d’origine medievale, oggi utilizzata come teatro e per altri eventi culturali. La cittadina, situata lungo le rive dell’omonimo lago, conserva un centro storico fra i più belli e curati della regione (“bandiera arancione” del TCI) ed è noto dal punto di vista storico-religioso per la straordinaria figura di Santa Cristina cui a fine luglio è dedicata una spettacolare rappresentazione teatralizzata per le vie del paese.


Veroli-Casa Reali

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La bella Casa Reali a Veroli, interessante esempio di abitazione tardo-medievale. Il luogo è noto per la presenza dei cosiddetti “Fasti Verulani”, una targa d’epoca romana, affissa ad un muro del cortile, che indicava i giorni favorevoli e quelli sfavorevoli del calendario romano: per sapere di più di Veroli e delle sue straordinarie valenze storiche ed artistiche si rimanda alla nostra guida “Lazio: i luoghi del mistero e dell’insolito”


La Valle del Vezza dal megalite

Valle del Vezza-Panorama presso il Secondo Sasso del Predicatore RCRLB

Il profilo della verdissima e selvaggia Valle del Vezza, cuore della Teverina Viterbese, da uno degli innumerevoli megaliti vulcanici lungo il percorso per i “Sassi dei Predicatori”. Qui per la precisione siamo nei pressi del cosiddetto “Secondo Sasso del Predicatore”: angoli di pura magia fra storia, mistero e natura.


Veduta di Montecasoli di Bomarzo

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Una veduta dello spettacolare insediamento rupestre etrusco-romano di Montecasoli, cuore dell’omonima riserva naturale nei pressi di Bomarzo.


Villa Falconieri a Frascati

Frascati-Villa Falconieri, facciata 1 RCRLB.JPG

Villa Falconieri è una delle più belle residenze aristocratiche di Frascati. Di origine cinquecentesca, al suo progetto lavorarono diversi architetti fra cui Antonio da Sangallo il Giovane e successivamente Francesco Borromini. La villa, situata su una collina a poca distanza dal centro abitato, offre una straordinaria vista su Roma e sul territorio circostante e custodisce magnifiche sale affrescate. Fu cara a numerosi viaggiatori illustri del Grand Tour ed è oggi sede dell’Accademia Vivarium Novum a cui va il nostro ringraziamento per averci offerto una splendida visita guidata.


Rovine di Cencelle-Veduta da lontano

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Le suggestive rovine medievali di Cencelle spiccano fra i campi della Valle del Mignone, verdissimi e fioriti fra aprile e la prima metà di maggio, nella magnifica zona conosciuta come le “Terre della Farnesiana”, ai piedi dei Monti della Tolfa, in cui confluiscono i confini dei Comuni di Civitavecchia, Allumiere e Tarquinia. La struttura turrita “a corona” ricorda la toscana Monteriggioni ma in questo caso non si tratta di un borgo turistico e vivo bensì di una cosiddetta “città morta”, una delle tante che costellano l’entroterra del Lazio. Per maggiori informazioni si consiglia la lettura di “Le città perdute del Lazio” dell’amico Emanuele Zampetti.


Veduta dell’Abbazia di San Giusto

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Lo splendore dell’Abbazia di San Giusto, presso Tuscania. Egregiamente restaurato diversi anni fa da un privato “illuminato” dopo un lungo abbandono , il complesso – di origine cistercense – è stato poi adibito a prestigioso agriturismo. Ringraziamo i proprietari che ci hanno gentilmente concesso di realizzare alcuni scatti all’interno della loro bellissima tenuta: aprile e maggio sono fra l’altro i momenti migliori per visitare Tuscania e i suoi dintorni. Si consiglia vivamente il pernotto in questa magnifica struttura.


Riflessi nel laghetto di Ninfa

Ninfa-Riflessi nel laghetto RCRLB

La primavera è senza dubbio la stagione della vita en plein air. E quindi ville, parchi e giardini storici diventano luoghi speciali da visitare in questo periodo, sperando nella clemenza del meteo. Qui siamo a Ninfa, la “Pompei del Medioevo” come la definì il Gregorovius nell’Ottocento, oggi considerata uno dei giardini “all’inglese” più belli del mondo: le torri merlate alla ghibellina del Castello Caetani si specchiano nel rigoglioso laghetto sorgivo sul quale sorgono le rovine di questa affascinante “città morta”. Si consiglia vivamente la visita di questo straordinario luogo fra aprile e maggio.


Bassano in Teverina-Chiesa di Santa Maria dei Lumi

Bassano in Teverina-Chiesa di S. Maria dei Lumi 2 RCRLB

La romanica Chiesa di Santa Maria dei Lumi si trova nello splendido borgo medievale di Bassano in Teverina ed è caratterizzata da una peculiarità straordinaria. Nelle vicinanze si eleva infatti un’alta e massiccia torre civica, edificata nella seconda metà del Cinquecento, che ingloba l’antico campanile a bifore e trifore dell’XI-XIV secolo. Il “campanile segreto”, riscoperto soltanto in tempi recenti, è visitabile normalmente la domenica oppure in occasione del Presepe Vivente, uno dei più suggestivi della Tuscia. 


Roccalvecce, sogno romantico fra Viterbo ed Orvieto

La Teverina Viterbese è un angolo di Tuscia attualmente alla ribalta per la presenza di Civita di Bagnoregio, luogo straordinario che catalizza l’attenzione del turismo internazionale con la sua immagine surreale di “città che muore”. All’improvviso questa terra a lungo sconosciuta ed appartata sta vivendo una sorta di lenta rinascita sotto il segno non tanto del turismo “mordi e fuggi” (che continua a concentrarsi esclusivamente a Civita e a Bomarzo) ma soprattutto di investimenti in terreni e casali come non si era mai visto prima da queste parti. Tutto dun tratto si è “scoperto” che qui si nascondeva uno dei paesaggi più spettacolari d’Italia, la Valle dei Calanchi, oggi meta di un escursionismo avventuroso fra scenari mozzafiato o magnifico “quadro” naturale da gustare comodamente da Civita. Ci si è poi resi conto che la Teverina accanto a queste cose eccezionali (Civita e i Calanchi) offre anche un bel paesaggio agrario, a tratti addirittura “nobile”, florido di vigne, seminativi, frutteti, pascoli ed uliveti e punteggiato da numerosi borghi per lo più intatti a livello urbanistico, seppur spesso malmessi o addirittura abbandonati.

Teverina-Campagna ai piedi di Roccalvecce 2 RCRLB

Teverina-Campagna fra Roccalvecce e Grotte S. Stefano 1 RCRLB.JPG

E quando ai tempi d’oggi il turismo arriva su un territorio “vergine”, man mano esso finisce inevitabilmente con l’essere esplorato: i “temerari” che si spostano dai percorsi “obbligati”, e non si limitano a visitare la sola Civita, si trovano a “scoprire” altri borghi degni d’una attenzione finora mai data loro; la graziosa Civitella d’Agliano, anch’essa affacciata sui calanchi, o più a sud il borgo fantasma di Celleno sono forse quelli più “noti”.

Teverina-Panorama presso Piantorena con S. Angelo 2 RCRLB

Persi poi nelle valli nascoste di questo territorio morfologicamente capriccioso riposano tanti altri piccoli villaggi d’antico aspetto, talvolta nemmeno segnati sulle carte eppure capaci di stupire il visitatore. È il caso di Roccalvecce, solitaria frazione di Viterbo, persa fra le splendide colline della Teverina centrale: siamo a metà strada fra la blasonata Valle dei Calanchi ed il contrastato mondo di forre e altopiani della Bassa Teverina. Roccalvecce si innalza su un piccolo sprone arrotondato con sue casette in tufo sovrastate in modo imperioso dal Palazzo-Castello Costaguti. Intorno uno scenario d’incanto, fra campi coltivati, boschi e balze rocciose.

Roccalvecce-Veduta da lontano da Celleno RCRLB

Roccalvecce-Veduta dal basso 1 RCRLB

Pochissimi gli abitanti stabili di questo microcosmo urbano: fra loro il marchese Giovangiorgio Afan de Rivera, giovane proprietario del castello, che ha ereditato dal padre la passione per questa dimora storica, e, trasferitosi qui da Roma, l’ha trasformata in un elegante b&b dove poter trascorrere soggiorni romantici e all’insegna della quiete e dell’enogastronomia di qualità.

Roccalvecce-Veduta nella nebbia 1 RCRLB

Quasi come un mecenate del XXI secolo, Giovangiorgio ha puntato molto sulle potenzialità paesaggistiche di Roccalvecce, promuovendo al palazzo attività ed eventi di carattere culturale ed artistico di alto livello, impostando l’offerta turistica sul “modello toscano”, con l’unione di cultura, architettura e paesaggio. Insieme ad altri residenti sta inoltre avviando un progetto di ospitalità diffusa alla quale Roccalvecce sembra naturalmente vocato.

Roccalvecce-Castello Costaguti, panorama dalla terrazza 2 RCRLB

Roccalvecce-Castello Costaguti, panorama dalla terrazza 3 RCRLB

Roccalvecce-Castello Costaguti, panorama dalla terrazza 4 RCRLB

Roccalvecce-Castello Costaguti, panorama dalla terrazza RCRLB

Il Palazzo Costaguti sorge sul sito di un castrum romano, sorto a sua volta su un insediamento etrusco. Nel corso del Medioevo venne edificata una rocca (nota come la “Rocca del Veccio”) che prima venne occupata dal potente Comune di Viterbo e poi passò fra le mani di diversi signori, fra cui il condottiero Ponzio, al servizio dei Monaldeschi di Bagnorea (Bagnoregio): terra di “capitani di ventura” la Valle del Tevere fra Basso Medioevo e Rinascimento, come testimonia la vicenda del famoso Bartolomeo d’Alviano. In seguito giunsero i Gatti di Viterbo, successivamente i Colonna di Roma e i Chigi di Siena che se ne divisero il possesso, sino al definitivo acquisto, nel corso del Seicento, da parte dei Costaguti, patrizi genovesi residenti a Roma.

Roccalvecce-Palazzo Costaguti RCRLB

Oggi il Palazzo Costaguti è la sola “impresa” presente a Roccalvecce. Qui non ci sono più attività commerciali. Un ufficio postale aperto in determinati giorni è l’unico servizio. Tuttavia, le potenzialità del posto balzano all’occhio di chi si “intenda” di piccoli borghi.

Roccalvecce-Fontana del Lavatoio RCRLB

Roccalvecce-Fontana 1 RCRLB

Per chi se ne innamori, infatti, Roccalvecce può suggerire qualche affare, comprando cioè immobili a prezzi davvero irrisori se pensiamo al valore al mq di Civita di Bagnoregio. Eppure questo ideale flusso di investimenti qui stenta a delinearsi: e non perché Roccalvecce sia meno bella o meno interessante di Civita (certo non è altrettanto ristrutturata, curata e valorizzata, non c’è dubbio), ma perchéin effetti – non la conosce nessuno. È anche il prestigio a fare il valore immobiliare di un luogo, non soltanto la sua oggettiva bellezza.

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Ad ogni modo ciò fa paradossalmente di Roccalvecce un paese speciale e privilegiato. Non ci sono i vip di Civita o i fricchettoni di Calcata, gli intellettuali di Pienza o gli inglesi e gli americani di San Quirico d’Orcia e San Gimignano. Eppure i suoi panorami sono altrettanto magnifici: a Roccalvecce anche la persona economicamente “normale” può ambire alla bellezza più cristallina. E non è poco.

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Inoltre questo borgo è un rifugio: per artisti in cerca di nuove ispirazioni, per anime angosciate, per chi brama solitudine romantica. Nessuno ti verrà a disturbare a Roccalvecce perché nessuno sa che esiste. Certo non è il primo l’ultimo dei paesi in Italia con queste caratteristiche di marginalità e al contempo valenza paesaggistica ma la sua peculiarità è il non essere de facto un luogo isolato: in mezzora scarsa si arriva a Viterbo o all’autostrada; in un’ora e un quarto si è a Roma

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Insomma, è strano che Roccalvecce – malgrado sia in fondo vicina alla Capitale e proprio ad un tiro di schioppo da Orvieto – sia ancora così negletta, e questo ce la dice lunga sul ritardo della Tuscia in fatto di promozione turistica. Ma forse questo può essere un vantaggio. Luoghi come Roccalvecce potrebbero sperimentare un turismo diverso. Eco-compatibile di sicuro ma non solo. Questo piccolo punto sullo stradario, circondato da ogni ben di Dio in fatto di arte, storia, natura, paesaggio ed enogastronomia, potrebbe divenire una comunità ideale di ricercatori di cose autentiche e di radici profonde. Quelle radici che lungi dal voler essere ricoperte da frivoli cliché alla moda (pensiamo alla Calcata resa “indiana” negli anni passati) vorrebbero essere riscoperte da che nel passato vuol ritrovare le ragioni e i modi di un futuro eticamente ed umanamente accettabile.

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Roccalvecce-Scorcio panoramico 4 RCRLB

Roccalvecce-Panorama 4 RCRLB

Roccalvecce come regno di un’utopia culturale e sociale? Chissà. Intanto, più concretamente, potrebbe ambire a trasformarsi in piccola “signoria del bello”. Basta ammirarla dal cimitero di Sant’Angelo, uno dei luoghi più evocativi del Lazio, per capire che stiamo parlando di qualcosa di speciale. Roccalvecce si innalza dalla sua collinetta ad ellisse affacciata su un territorio completamente intatto di boschi e coltivi che prosegue indisturbato sino ai Cimini.

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In mezzo, forre, valloni e l’enigmatica “Pietra dell’Anello” a dar vita a questo scenario da vedutismo sette-ottocentesco. Prima di scendere in paese, dunque, Roccalvecce va guardata e salutata da qui: fatelo, la visiterete sorridendole di gratitudine. 

APPUNTI DI VIAGGIO

Periodi migliori: marzo, aprile, maggio e giugno; ottobre, novembre e primi di dicembre.

Strutture consigliate: b&b Castello Costaguti


Alatri-Scorcio con Palazzo Conti

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Uno scorcio della piazza centrale di Alatri con l’elegante Fontana Pia (1870) e il quattrocentesco Palazzo Conti. Per approfondimenti sugli itinerari archeologici e misterici della cittadina vedi “Lazio. I luoghi del mistero e del’insolito”.


Roma-Luci mattutine in Via della Reginella

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Le luci di un mattino d’inverno filtrano in Via della Reginella, il vicolo che collega la splendida Piazza Mattei al Ghetto. Siamo in una delle zone più belle e suggestive di Roma, in cui il tempo pare essersi fermato.


Panorama da Luni sul Mignone

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Un favoloso panorama dal sito neolitico di Luni sul Mignone, con le calde luci d’inizio-inverno. Al confine fra le province di Roma e Viterbo, ed immerso nello scenario selvaggio ed incontaminato dei Monti della Tolfa, Luni sa regalare come pochi altri luoghi sensazioni fuori dal tempo.


Monte Casoli di Bomarzo

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Una veduta del suggestivo insediamento rupestre preistorico ed etrusco di Monte Casoli di Bomarzo, a poca distanza dal celebre Parco dei Mostri.


Il Tempio di Demetra presso Vetralla

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La piccola “cappella” del tempio etrusco-romano dedicato a Vei-Cerere (Demetra per gli antichi Greci), la Dea della terra, nello splendido querceto di Macchia delle Valli alle porte di Vetralla: il santuario si trova all’interno di una spaccatura di un grosso masso di peperino (forse utilizzato come cava in epoche successive) e fu abbandonato nel II secolo d. C. per cause tuttora sconosciute. Il luogo è avvolto da un’atmosfera magica ed arcana.


Scorcio “agro-urbano” di Rieti

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Uno splendido scorcio autunnale di Rieti dai campi che costeggiano il Fiume Velino e che in parte tutt’oggi bordano il suo centro storico. Sottovalutata per decenni, Rieti sta vivendo negli ultimi tempi una “rinascita” all’insegna della qualità della vita e del turismo “lento”. Piste ciclabili e passeggiate urbane ed extraurbane disegnano il quadro di una città “a misura d’uomo” dove l’edificato e gli spazi agricoli e naturali convivono in un rapporto armonioso seppur assai delicato.


Celleno Vecchia, l’altra Civita

A pochi chilometri da Civita di Bagnoregio – la famosa “città che muore” che per fortuna non è morta più – si nasconde un altro piccolo borgo colpito nel corso dei secoli dagli stessi problemi di natura idrogeologica (terremoti, frane, smottamenti), tuttavia completamente sconosciuto al turismo: se Civita è anzi sostanzialmente ringiovanita, Celleno Vecchia oggi dovrebbe letteralmente resuscitare. Immersa in uno dei piú suggestivi paesaggi della Tuscia, al limitare della Valle dei Calanchi vera e propria, nel cuore della Teverina Viterbese, Celleno Vecchia appare infatti come un borgo del tutto disabitato, almeno nella parte più antica, quella cioè al di sopra del ponte che la collega con resto del paese storico (e quindi con quello moderno).

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La origini di Celleno sono assai vetuste e pare siano collocabili in un piccolo abitato etrusco del VII secolo a. C.. Per la sua posizione strategica fra le importanti città di Ferento ed Orvieto, fu una florida colonia romana ma con la caduta dell’Impero questa stessa caratteristica ne fece la vittima delle scorribande barbare. Il borgo vide dunque il dominio dei Goti e dei Longobardi mentre più tardi fu conteso dal papa, dai Monaldeschi della Cervara, da Viterbo e da Orvieto per tornare definitivamente nell’ambito dello Stato della Chiesa.

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Nel 1696, un devastante terremoto debilitò parecchio il paese e nel 1789 un eccidio avvenuto durante l’occupazione francese diminuì ulteriormente la popolazione. Nel 1855 una serie di scosse telluriche decretò la fine di Celleno Vecchia che andò sempre più spopolandosi ed i suoi abitanti iniziarono ad edificare nuove case al di fuori della rupe, lungo la strada verso l’odierna provinciale Teverina.

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Appena oltrepassata la porta del borgo medioevale la sensazione di desolazione sembra prevalere sulla gaiezza del panorama goduto dal ponte, ossia una dolce campagna che ripete gli elementi tipici di quella della vicinissima Umbria.

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Si entra in un ambiente sostanzialmente ibrido a livello edilizio ma col denominatore comune della mancanza totale di presenza umana: da un lato alcune case ben restaurate seppur vuote quale timido tentativo di recuperare il centro storico; dall’altro abitazioni in rovina o già cadute a pezzi, di cui rimangono o una parete o qualche mozzicone di mura.

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Addirittura cambia anche il panorama: affacciandosi dalla parte opposta del paese esso non è più così rassicurante, poiché invece delle ondulate colline appare l’inconfondibile scenario delle forre etrusche rivestite di boschi che tagliano vasti altopiani coltivati. Al confine fra questi due “mondi” si staglia Roccalvecce come un gioiello immerso in un paesaggio di romantica bellezza che sembrerebbe uscito da un dipinto del Perugino. 

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Al momento la passeggiata a Celleno dura poco, o pochissimo, se lo si visita con l’intento di vedere “dei monumenti”. In pratica, dopo uno sguardo fugace al Convento di San Giacomo (che ospita una “comunità” di famiglie) e la salita al borgo medievale non rimane che fare due passi per ammirare il panorama e nulla più.

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Il Castello Orsini, che domina la piazzetta, è privato e purtroppo non visitabile (è sede del laboratorio del pittore Enrico Castellani), la Chiesa di San Carlo è perennemente chiusa e la vegetazione ha reso inaccessibili molti vicoli.

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Urge palesemente un progetto omogeneo e “globale” di valorizzazione di Celleno Vecchia che ne incrementi l’attrattività e l’offerta turistica. Celleno Vecchia dovrebbe ambire non ad imitare Civita (cosa del resto difficile e al contempo poco sensata) ma a costituirne una “sana” alternativa, cercando di attrarre un turismo meno spasmodicamente ansioso di fare “selfie” davanti a qualche icona turistica (la stessa Civita di Bagnoregio appunto, o il Duomo d’Orvieto o il Colosseo…) ma più attento alle peculiarità di un territorio unico nel suo genere, ricco di spunti letterari, pittorici e in generale artistici ancora da esplorare. Andrebbe altresì sfruttato anche il potenziale escursionistico visto che Celleno si trova immerso in un territorio intatto: dalla splendida campagna a prati, ulivi e ciliegi alle misteriose gole vulcaniche colme di cascate (come quella magnifica dell’Infernaccio) e siti etruschi da scoprire.

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Intanto ecco che indugiando in tali pensieri il sole sta scomparendo alle nostre spalle accecando il paesaggio con i bagliori del tramonto. Si cerca allora di immaginare la vita che fu tra queste misere ma vetuste pietre.

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L’ultimo tintinnio della bottega ottocentesca di un fabbro prima di chiudere, il grido di un bimbo e il rimprovero della mamma, le risate di qualche vecchio all’osteria. Ci ritroviamo avvolti dalla magica luce crepuscolare.

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Di blu, azzurro e viola si colorano i monti e i colli umbro-laziali e gli odori dei tufi e delle piante divengono più forti.

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Di fronte a tanta bellezza necessaria e ristoratrice, ci accorgiamo per l’ennesima volta di quanto siano preziosi, forse indispensabili, questi piccoli luoghi dimenticati.

APPUNTI DI VIAGGIO

Periodi migliori:

aprile per la fioritura dei ciliegi e novembre per i colori della campagna; ottimi momenti anche maggio, ottobre e dicembre.

Strutture consigliate:

Roccalvecce – Residenza d’epoca Castello Costaguti

Links:

www.lazionascosto.it

www.cittadelleciliege.it

discoverytuscia.blogspot.it