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La Pietra dell’Anello

Teverina-Pietra dell'Anello, veduta 1 RCRLB

La misteriosa Pietra dell’Anello si impone alla vista dalle brume del fondovalle: siamo nel cuore della Teverina, dove, fra borghi e paesaggi senza tempo, la realtà sembra sfumare nella fantasia. Per saperne di più: “Lazio. I luoghi del mistero e dell’insolito”.


Il Castello delle Rocchette

Nei pressi di Bagnoregio, il Castello delle Rocchette (XV sec.) emerge come una romantica dimora “da fiaba” nel folto dei boschi della Teverina.


Fra le rovine di Chia

Fra le tenebrose rovine di Chia in una fredda serata di fine autunno. Per un itinerario completo sulla zona: “Lazio. i luoghi del mistero e dell’insolito”.


Il miracolo di Sant’Angelo di Roccalvecce, il “paese delle fiabe”

Fino a non molti fa anni andare “da turista” a Sant’Angelo – recondita frazione di Viterbo in direzione del Tevere – poteva considerarsi un evento praticamente impossibile: fuori da ogni itinerario, spesso nemmeno segnato sulle carte stradali né citato da alcuna guida, questo minuscolo centro non sembrava certo avere la benché minima speranza di attirare qualcuno. A dire il vero, in quel tempo niente affatto lontano neanche le vicinissime e splendide Roccalvecce e Celleno Vecchia erano meta di visite, se non da parte di una nicchia di “intenditori”. Ma Sant’Angelo non aveva – e non ha – le valenze monumentali e paesaggistiche di questi due borghi dirimpettai e anzi capitarci per puro sbaglio equivaleva ad “ammirare” uno dei paesi – almeno apparentemente – più anonimi dell’intera Tuscia, non fosse per la graziosa Chiesa di San Michele Arcangelo, d’impianto medievale. Un villaggio trascurato e mezzo abbandonato, senza neppure un bar. Un pianto, insomma.

Veduta di Sant’Angelo, immersa in un incantevole contesto paesaggistico
Uno scorcio delle case del paese
Una vecchia casa
Una delle numerose cantine
Particolare di un’abitazione
Un’Ape, il “classico” veicolo dei nostri paesi assieme alla Panda 4×4…
La Chiesa di San Michele Arcangelo
Roccalvecce vista da Sant’Angelo
Lo splendido panorama da Sant’Angelo

Poi avvenne il miracolo: incredibilmente, nel giro di due-tre anni il “brutto anatroccolo” (tanto per citare uno dei quadri presenti) si era trasformato (quasi) in un cigno. A quello che oggi è famoso come “il paese delle fiabe” ed è meta di turisti da tutta Italia, sembra in effetti che sia venuta a trovarlo una “fata madrina”, tanto è straordinaria la sua metamorfosi. In realtà questo “incantesimo” è stato compiuto da un colpo di genio del presidente dell’Associazione ACAS, Gianluca Chiovelli: recuperare le fatiscenti abitazioni del paese tramite murales che ne abbellissero le facciate, concepiti sul tema delle fiabe tradizionali. In poco tempo questa magnifica intuizione ha portato qui artisti giovani e altri già affermati, che man mano con le loro pitture – e il trend è più vivo che mai – hanno reso Sant’Angelo simpatico, intrigante, unico.

Biancaneve e i Sette Nani
Scaramanzie…

Altri murales e dettagli vari
Work in progress…

Ovvio che i bimbi siano i più affascinati da un luogo simile ma anche per noi adulti passeggiare fra le vie del borgo – seguendo un apposito percorso segnalato – significa fare un tuffo nei ricordi dell’infanzia fra i nostri personaggi del cuore, da Pinocchio al Cappellaio matto, da Don Chisciotte a Peter Pan. Le opere sono oggettivamente di alto livello e nel loro genere alcune possono essere considerate dei capolavori. Come non rimanere stupiti di fronte alla trasformazione di banali case moderne in dimore che sembrano uscite da un racconto dei fratelli Grimm o di Andersen? O alla vista di alcuni murales davvero splendidi come, giusto per citarne qualcuno al volo, quelli che descrivono classici del calibro di “Hansel e Gretel”, “Il brutto anatroccolo”, “La piccola fiammiferaia”, “Alice nel Paese delle meraviglie” e “Il Piccolo Principe”, oppure “L’albero delle matite”, opera dedicata ad una filastrocca del grande Gianni Rodari?

Alice nel Paese delle Meraviglie: particolari
La piccola fiammiferaia
Cenerentola
Il brutto anatroccolo
Don Chisciotte

Hansel e Gretel
Il piccolo principe
La bella addormentata

La Bella e la Bestia

Peter Pan
Pinocchio
Pinocchio e Civita di Bagnoregio

L’Albero delle matite

Ma il miracolo di Sant’Angelo non si ferma qui. Con l’affluire insperato di turisti sono nate diverse attività commerciali, fra cui una bella trattoria (sempre piena – bisogna prenotare), un negozietto di souvenir e addirittura dei b&b! La rapida fama di Sant’Angelo ha poi richiamato investitori che hanno acquistato (a due soldi) gli edifici storici del borgo, ristrutturandoli con gusto e contribuendo così alla rinascita del luogo – oltre a stuzzicare, con un’inaspettata “new entry”, il mercato immobiliare della Teverina. In brevissimo tempo si è creata dal nulla – e dal basso – una microeconomia attualmente in crescita laddove non esistevano speranze occupazionali. Segno, questo, che la “bellezza” (insita nell’arte, nella cultura, nel paesaggio) paga sempre e che la frase che a molti potrà suonare trita e ritrita, cioè che “l’Italia potrebbe vivere di turismo”, non è una chiacchiera da bar: bisognerebbe ricordarlo a quegli amministratori che remano quotidianamente contro alla valorizzazione e alla promozione (non parliamo della tutela, per carità) del territorio… Ma questa è un’altra storia.

La Fabbrica di cioccolata
La Spada nella roccia
Una riflessione
Scalinata con pensieri
Mostra contadina: ricordi
Segnavia del CAI

Fatto sta che la triade Sant’Angelo-Roccalvecce-Celleno è venuta a formare – in uno spazio ristretto – un itinerario artistico, enogastronomico e paesaggistico di notevole qualità che va ad aggiungersi alla ben più blasonata – e poco distante – triade di Orvieto, Bolsena e Bagnoregio. Ed è solo l’inizio. Un’ottima segnaletica escursionistica ha finalmente, dopo un lunghissimo oblio, reso fruibile lo stupendo scenario rurale e naturale che circonda questi tre paesi (a proposito: rimarrete incantati dai panorami che all’improvviso si aprono fra i murales…), caratterizzato dall’alternarsi armonioso di boschi, campi coltivati e frutteti, tra cui spiccano i rinomati ciliegi della zona. Andateci ai primi di aprile e rimarrete senza parole (ma pure a dicembre con i colori dell’autunno inoltrato non si scherza); andateci a giugno e vi leccherete i baffi. In ogni caso non mancherete di divertirvi e… di sognare…

APPUNTI DI VIAGGIO

Periodi migliori: 

marzo, aprile, maggio e giugno; ottobre, novembre e primi di dicembre.

Strutture consigliate: 

b&b Castello Costaguti (Roccalvecce)

Agenzie immobiliari in zona:

Le Case Belle (Celleno)

Link:

https://it-it.facebook.com/acasassociazione2017

https://culturability.org/bandi/bando-culturability-2020/Partecipante?pid=55

https://bussoladiario.com/2020/11/santangelo-di-roccalvecce-paese-delle-favole.html


Celleno Vecchia, al calar delle tenebre…

Dopo il tramonto, al calar dell’oscurità, il fascino sinistro di Celleno Vecchia arriva al suo apice… Per saperne di più: “Lazio. I luoghi del mistero e dell’insolito” – vol. 1.


Corviano-Tombe a sagoma umana

Nel sito archeologico di Corviano, noto per le sue abitazioni rupestri d’epoca villanoviana (e riutilizzate in epoche successive), si trova una piccola necropoli longobarda, con i ruderi di una chiesetta romanica e tombe a sagoma umana (o “antropomorfe”): nell’immagine appare, in modo struggente e tragico, un’intera famiglia. In questo luogo, perso nella natura selvaggia, si respira un’atmosfera pregna di mistero, che rimanda all’oscura epoca del cosiddetto “Corridoio bizantino” (VI-VIII sec.), quando codeste vallate costituivano vere e proprie frontiere fra il dominio greco e quello germanico su un’Italia ormai lontana dallo splendore imperiale.


Roccalvecce: prima dell’oscurità, nell’ora blu

Nel cuore della Teverina, il piccolo borgo di Roccalvecce si illumina al calar delle tenebre in una serata d’inizio novembre. Alle sue spalle si intravede Sant’Angelo, noto come il “paese delle fiabe” per via dei numerosi murales che lo rendono unico nel suo genere. Un’immagine metaforica del momento oscuro, appunto, che sta passando la nostra Italia, schiacciata da una politica che non è più minimamente rappresentativa della sovranità e degli interessi del popolo.


Fra i vigneti della Teverina

Le splendide vigne della Teverina nei pressi di Castiglione in Teverina (in direzione di Lubriano), foriere di ottimi bianchi come il Grechetto e l’Orvieto. Questi sono gli ultimi giorni per fotografare questi magnifici colori prima della completa caduta delle foglie e delle prime potature!


L’Infernaccio: retrospettiva

Voltarsi e guardare indietro l’Infernaccio dalla forra, mentre si avanza… Uno spettacolo di vera wilderness! Questa valle è uno dei nostri luoghi del cuore nonché uno dei siti più segreti e suggestivi della Tuscia, “pozzo senza fine” in tal senso, come ampiamente descritto nella nostra nuova guida. Di certo, con il suo nome, quest’immagine è perfetta per Halloween…


Case nel borgo di Civitella d’Agliano

Uno scorcio delle antiche case del borgo medievale rupestre di Civitella d’Agliano, nella Valle dei Calanchi.


Tempo d’autunno nelle vigne della Teverina

Tempo di foliage nelle vigne della Teverina: qui siamo nei pressi di Vaiano, frazione di Castiglione in Teverina.


Gregge presso Sermugnano

Una delle scene tipiche della campagna di Sermugnano, ai margini della Valle dei Calanchi di Bagnoregio.


Veduta settembrina di Bomarzo dal Piano di Sipicciano

Una veduta insolita di Bomarzo, dalla poco conosciuta Piana di Sipicciano, punto di partenza per avventurose passeggiate nella wilderness della Valle del Vezza. Da qui il borgo appare nella sua forma più elegante, perfettamente inserita in un contesto paesaggistico intatto.


Chia-Casa nel borgo

Chia-Casa nel borgo 1 RCRAO

Una deliziosa, antica casa nel borgo medievale di Chia, “a balcone” sulla Valle del Tevere.


Fioritura nella Teverina Viterbese

Teverina-Loc. Fossa (Celleno), fioritura 1 RCRLB

La seconda metà di maggio è l’apice delle fioriture in collina, dopo di che i colori inizieranno a declinare e i prati verranno completamente sfalciati, dando vita al più monotono paesaggio estivo. Un momento straordinario dunque per la fotografia en plein air: qui siamo sulle bellissime colline della Teverina Viterbese, in loc. La Fossa di Celleno.


Celleno Vecchia, l’altra Civita

A pochi chilometri da Civita di Bagnoregio – la famosa “città che muore”, che per fortuna non è morta più – si trova una località che nel corso dei secoli ha avuto gli stessi problemi di natura idrogeologica (terremoti, frane, smottamenti), ma che a differenza di quella risulta oggi poco sconosciuta al turismo. Immersa in uno dei più suggestivi paesaggi della Tuscia, al confine della Valle dei Calanchi vera e propria, nel cuore della Teverina Viterbese, Celleno Vecchia appare infatti come un borgo del tutto disabitato, almeno nella parte più antica, cioè quella posta al di sopra del ponte che la collega con il resto del paese storico (e quindi con quello moderno): quest’ultimo, situato più in basso, appare come un grazioso agglomerato (di fattura più recente) dalle variopinte facciate, ravvivato da un bar-trattoria (molto apprezzato dai visitatori per i suoi tavolini all’aperto).

Celleno-Salita al borgo 1 RCRLB

Le origini di Celleno sono assai vetuste e potrebbero essere collocabili in un piccolo abitato etrusco del VII secolo a. C .. Per la sua posizione strategica tra le città di Ferento ed Orvieto, fu una florida colonia romana ma con la caduta dell’Impero questa stessa caratteristica ne fece la vittima delle scorribande barbariche. Il paese vide dunque il dominio dei Goti e dei Longobardi mentre più tardi fu conteso dal papa, dai Monaldeschi della Cervara, da Viterbo e da Orvieto per tornare definitivamente allo Stato della Chiesa.

Celleno-Scorcio del borgo RCRLB

Nel 1696, un devastante terremoto debilitò parecchio il paese e nel 1789 un eccidio avvenuto durante l’occupazione francese diminuì ulteriormente la popolazione. Nel 1855 una serie di scosse decretò il declino di Celleno Vecchia che andò sempre più spopolandosi: i suoi abitanti iniziarono ad edificare nuove case al di fuori della rupe, lungo la strada verso l’odierna provinciale Teverina. Infine nel Dopoguerra una scellerata ordinanza portò addirittura alla demolizione di una parte dell’antico borgo, che venne fatto saltare. La sua fine insomma sembrava ormai segnata.

Celleno-Paesaggio ai piedi del borgo RCRLB

Appena oltrepassata la porta del borgo medievale la sensazione di desolazione sembra prevalere sulla gaiezza del panorama goduto dal ponte, ovvero una dolce campagna che ripete gli elementi tipici di quella della vicinissima Umbria.

Celleno-vecchia-Arco-del-borgo-3-rcrlb

Si entra in un ambiente ibrido a livello edilizio però col denominatore comune della mancanza totale di presenza umana: da un lato alcune case ben restaurate seppur vuote, quale timido tentativo di recuperare il centro storico, dall’altro i numerosi ruderi. Tutto ciò ha donato a Celleno il lugubre ma affascinante appellativo di “borgo fantasma”.

Celleno-vecchia-scorcio-nel-borgo-rcrlb
Celleno-vecchia-Campanile-rcrlb
Celleno-vecchia-casa-nel-borgo-rcrlb
Celleno-vecchia-Castello-Orsini-2-rcrlb

Facendosi largo fra vicoli e mura smozzicate si giunge infine ad affacciarsi a sud-est, verso la Valle del Tevere. Qui cambia il panorama: invece delle ondulate colline emerge lo scenario inconfondibile delle forre etrusche rivestite di boschi che tagliano vasti altopiani coltivati. Al confine fra questi due “mondi” si staglia Roccalvecce come un gioiello immerso in un paesaggio di romantica bellezza che sembrerebbe uscito da un dipinto del Turner. 

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Sino a pochi anni fa la passeggiata a Celleno durava pochissimo, se la si effettuava con l’intento di vedere “dei monumenti”. In pratica, dopo uno sguardo fugace al Convento di San Giovanni (che ospita una “comunità” di famiglie) e la salita al borgo medievale non restava che fare due passi per ammirare il paesaggio.

Celleno Vecchia-Scorcio dal Monastero di S. Giovanni RCRLB.JPG
Celleno-convento-di-s-giovanni-battista-veduta-rcrlb

Le cose sono radicalmente cambiate negli ultimi tempi grazie all’impegno congiunto dell’amministrazione comunale e di alcuni volontari. Anche se il Castello Orsini, nella piazza, è privato e purtroppo rimane non visitabile (era sede del laboratorio del pittore Enrico Castellani, recentemente scomparso), tuttavia la Chiesa di San Carlo è divenuta un piccolo museo ed alcune case sono state rese accessibili allestendo scene di vita quotidiana di un tempo e di mestieri perduti.

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Sono segni di una possibile rinascita turistica ed urge un progetto omogeneo e “globale” di valorizzazione di Celleno Vecchia che ne aumenti l’attrattività e l’offerta. Celleno Vecchia dovrebbe ambire non ad imitare Civita (cosa del resto difficile e al contempo poco sensata) ma a costituirne una “sana” alternativa, cercando di attrarre un turismo meno spasmodicamente ansioso di fare “selfie” davanti a qualche icona turistica (la stessa Civita di Bagnoregio appunto, o il Duomo d’Orvieto o il Colosseo…) ma più attento alle peculiarità di un territorio unico nel suo genere, ricco di spunti letterari, pittorici e in generale artistici ancora da esplorare. Andrebbe altresì sfruttato il suo potenziale escursionistico, visto che Celleno si trova immersa in un territorio vario ed intatto: dalla splendida campagna a prati, ulivi e ciliegi alle misteriose gole vulcaniche colme di cascate (come quella magnifica dell’Infernaccio) e siti etruschi da scoprire. Per fortuna qualcosa si sta muovendo in tal senso con la segnatura da parte del CAI di Viterbo di un agevole percorso (sempre più frequentato) che collega Celleno, Roccalvecce e Sant’Angelo (“il paese delle fiabe”).

Valle dell'Infernaccio-Cascata 12 RCRLB.JPG
celleno-vecchia-campagna-ai-piedi-del-borgo-5-rcrlb
teverina-ciliegi-in-fiore-presso-roccalvecce-3-rcrlb

Intanto ecco che indugiando in tali pensieri il sole sta scomparendo alle nostre spalle illuminando il paesaggio con i bagliori del tramonto. Si cerca allora di immaginare la vita che fu tra queste poche pietre così colme di storia.

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L’ultimo tintinnio della bottega ottocentesca di un fabbro prima di chiudere, il grido di un bimbo e il rimprovero della mamma, le risate di qualche anziano all’osteria. Ci ritroviamo avvolti dalla magica luce crepuscolare.

Celleno-Panorama 1 RCRLB

Di blu, azzurro e viola si colorano i monti e i colli umbro-laziali e gli odori dei tufi e delle piante divengono più forti.

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Di fronte a tanta bellezza necessaria e ristoratrice, ci accorgiamo per l’ennesima volta di quanto siano preziosi, forse indispensabili, questi piccoli luoghi dimenticati.

APPUNTI DI VIAGGIO

Periodi migliori:

inizio aprile per la fioritura dei ciliegi e novembre-dicembre per i colori della campagna; ottimi momenti anche maggio, ottobre e dicembre; giugno per l’acquisto delle ciliegie ed eventuali manifestazioni a tema.

Strutture consigliate:

Roccalvecce – Residenza d’epoca Castello Costaguti

Agenzie immobiliari in zona:

Le Case Belle (Celleno)

link:

www.lazionascosto.it

www.cittadelleciliege.it

discoverytuscia.blogspot.it


Scorcio di Montecalvello

Il borgo di Montecalvello si nasconde in una piccola valle formata da un affluente del Tevere e compare discreto e sornione, e ancora cinto da mura, a chi percorra la strada da o verso Grotte di Santo Stefano. Quasi completamente fermo al Cinque-Seicento, questo minuscolo borgo è uno dei più suggestivi della splendida Teverina Viterbese.


Ai piedi delle mura di Vitorchiano

Le affascinanti ed intatte mura di Vitorchiano, bellissimo borgo alle porte di Viterbo, immerso in una natura lussureggiante.


Scorcio onirico nella Valle dei Calanchi

Ancora uno scorcio dalla fantastica Valle dei Calanchi di Bagnoregio, in attesa di divenire “patrimonio dell’Umanità”. Sullo sfondo il profilo sfumato di Civitella d’Agliano, borgo-gioiello assai meno noto e celebrato di Civita ma meritevole di visita per la sua suggestiva urbanistica e soprattutto per i suoi panorami.


Al cospetto della Cattedrale

Ci sono paesaggi nel Lazio che mozzano il fiato. Qui nella magnifica Valle dei Calanchi di Bagnoregio, dove tutto assume le forme dell’incanto e della fantasia, ecco un luogo che può dare addirittura i brividi: è la “Cattedrale”, la regina di questi monumentali calanchi che quando appare improvvisamente di fronte agli occhi dell’escursionista gli può sembrare di toccare con mano i segreti della terra…